Uomo 45 d.b

Viscontessa, 14 marzo 2010

- Buonasera mi dica.
- Sono qui per l’iscrizione.
- Quanti anni ha?
- 19.
- E’ un po’ grande…..
- Si, lo so…..
- Sarebbe stato meglio se avesse cominciato prima. Come mai non lo ha fatto? Non aveva ricevuto il bonus?
- Si, si lo avevo ricevuto ma io avevo già la ragazza e non mi andava di tradirla.
- Ma lo sa che è per il suo bene…….. farlo la prima volta con una seria professionista del settore, è importantissimo per lo sviluppo psico fisico del maschio italico. E’ pieno di ottime professioniste adatte a tutti i gusti e tutte le fantasie, donne che hanno studiato per questo e sanno esattamente come fare. Ma lo sa che se il primo approccio è traumatico lei rischia di avere problemi con le donne per tutta la vita?
- Io veramente avevo fatto la domanda per fare l’obbiettore di coscienza….
- Però voi obbiettori di coscienza dovete spiegarmi perché non volete servire il vostro paese come tutti i maschi italici.
- No, non è quello è che io vorrei fare l’amore solo con la mia ragazza e quando ne abbiamo voglia tutti e due. Non mi va molto l’idea di mantenere sempre il coso duro…..
- Non mi dirai che ti vergogni? Non hai visto che adesso anche Armani Sedicesimo ha presentato la collezione maschile con pantaloni che mettano ben in evidenza il pennone sempre alzato.
- No, no, non mi vergogno, anche io lo porto sempre alzato e per questo fino ad adesso non ero ancora venuto.
- Va bene dai, fammi vedere un po’. Passa il polso sotto al micro chip.
- Ecco.
- Ottime misure, complimenti ragazzo, quando sei entrato non avevo guardato. Vedo che il bonus, comunque, ti era arrivato nel Bertolaso del 40. E vedo che non lo hai usato ma qui ci sono ricevute per prestazioni già nel 39. Bravo, un ragazzino precoce però il bonus statale è importante perché ti garantisce la qualità del servizio. Comunque, io adesso ti inserisco nel programma Viagra. Sai come funziona? La prima volta che ti capita di svegliarti senza l’alza bandiera, prendi una pasticchina. Stai tranquillo, queste sono di ultiimissima generazione e non hanno alcuna contro indicazione. Nessuno se ne accorgerà, sarà tutto esattamente come prima ma è molto importante che tu cominci a prenderla fin dalla prima volta. Guarda che non c’è niente di cui vergognarsi se una mattina ti alzi e ce l’hai moscio, succede a tutti, solo che grazie a questa pasticchina si può evitare quel brutto giorno e allora perché non prenderla?
- E fino a quando dovrò prenderla?
- E chi può dirlo, pensa che l’altro giorno è venuto un tizio di 120 anni che aveva provato a smettere ma gli sembrava che gli mancasse qualcosa e ha chiesto di essere iscritto al programma della quarta età.
- No vabbè, non è quello che mi preoccupa è che io con una che non è la mia ragazza non mi ci vedo e sono un po’ preoccupato da quello che potrebbe succedere quando lei non c’è. E’ vero che ho iniziato presto ma poi quando ho conosciuto lei mi sono fermato.
- L’anno prossimo devi partire per il servizio civile, vedrai che lì ti insegneranno ad essere un vero maschio, non devi preoccuparti, imparerai a come gestirti il pennone in tutta serenità. Ma lo sai che dall’anno prossimo farete anche sei ore settimanali di pratica in più? Non vorrei sbagliarmi ma mi pare che aumentino le ore di corteggiamento, petting e sesso televisivo.
- Si lo so ma sono le ore di autostima, cameratismo e gara a chi piscia più lontano che mi preoccupano ….. e poi, ecco, a me di fare l’amore con una che non è la mia ragazza……
- Ma dai! Vai lì per imparare no? Vedrai che dopo una settimana che sei lì non ti ricordi neanche come si chiama la tua ragazza. Lei non fa volontariato?
- Veramente non le andrebbe molto…..
- E come mai? Non le piace mostrare le sue qualità? Non dirmi che è timida come te! Proprio per questo le farebbe bene frequentare per almeno una settimana lo stage di seduzione. Ormai ci sono degli ottimi stage completamente gratuiti, finanziati dalla regione o in alcuni casi anche dai comuni. Le farebbe bene stare un po’ con le ragazze della sua età, mettersi in gioco facendosi televotare dagli spettatori maschi, le servirebbe per formasi il carattere, acquisire sicurezza e individuare con un certo anticipo, i pezzi forti e quelli deboli del suo fisico. Io, ti giuro, ho visto ragazze di ventanni devastate dalla cellulite perché non si sono rese conto fin da subito il rischio che correvano. Si fossero spogliate prima, avrebbero potuto evitare simili abomini! E poi nessuno vi obbliga a fare niente, noi vi forniamo solo gli strumenti adatti per affrontare serenamente la vostra vita sessuale. Dai, adesso spogliati che andiamo di là a controllare i tempi di reazione così calcoliamo esattamente il dosaggio. Sai come funziona? Ti mostriamo delle immagini e controlliamo quanto tempo ci metti per avere un’erezione completa.

8 marzo

Viscontessa, 8 marzo 2010

Otto marzo. Festa della donna. Che bello. Chissà come festeggeremo quest’anno questa ricorrenza volubile come una collezione da passerella dedicata ad una donna sempre più donna e sempre meno persona. Siamo fatte così – o almeno questo è ciò che dicono gli altri – “ dolcemente complicate”, come cantava Fiorella Mannoia, e i nostri capi sono dolcemente complicati come noi e come la nostra festa che cambia significato ogni anno e si adegua alle esigenze del momento, agli allarmi sociali del momento, al ruolo che altri decidono per noi in quel momento.
Siamo vittime – e su questo siamo tutti d’accordo (compreso i carnefici che nel migliore dei casi non si rendono neanche conto di essere tali) – ma come uscirne nessuno lo ha ancora capito e allora dopo le maniere forti del femminismo e il rito emulativo dello streep maschile, adesso siamo nella fase accusatoria che nel diventare spietata nei confronti di determinati modelli maschili, si fa più indulgente nei confronti dei fenomeni sociali che l’hanno generata. Adesso che è stata indebolita l’immagine pubblica della donna conferendo valore essenzialmente alla sua fisicità, c’è stupore e indignazione nel constatare che taluni, i più gretti d’animo, i più ignoranti, i più ricettivi ai messaggi subliminali, hanno recepito il messaggio sbagliato.
Siamo vittime, vittime di chi non ha capito che bisogna guardare e non toccare, vittime di chi ci discrimina, vittime di chi ci ama troppo e male. Ma lo siamo anche di una nuova forma di autolesionismo che si chiama chirurgia estetica e di una mentalità, che nel rivendicare come propria necessità il sentirsi più sexy e attraenti, suggerisce il desiderio inconscio di far pace con il mondo maschile sempre più spaventato. Alle proprie paure, alle proprie insicurezze, alle delusioni della vita si dà il nome di una parte del corpo e con un colpo di bisturi la si cancella. Gli uomini sfuggono e le donne si fanno a pezzi per loro cercando di riacquistare quella femminilità perduta negli anni di una emancipazione da conquistare.
Vittime, tutte vittime, siamo vittime degli stupratori, del datore di lavoro, del marito ma lo siamo anche di una mentalità che ci costringe a parlare delle donne soltanto bene, esaltando tutte le loro qualità di genere e uniformandole in unico modello sia estetico che culturale. Una donna che pare vittima soprattutto del malinteso per cui scegliere liberamente di ingrandirsi il seno equivale alla prova di una raggiunta emancipazione.
Il Firenze

Comunicazione ai tempi di facebook

Viscontessa, 6 marzo 2010

La Banca ha taggato il bancomat di Vis.
Vis ha inviato una richiesta di amicizia alla sua Banca.
La richiesta di amicizia alla sua Banca non è ancora stata confermata.
Anzi no.
La richiesta di amicizia alla sua Banca è stata appena rifiutata.
Vis ha taggato l’agendina e si è accorta che il mese era già finito.
Vis ha scritto sulla sua bacheca “ricordarsi che 30 dì conta novembre con aprile giugno e settembre, di 28 ce n’è uno tutti gli altri fan 31”.
Vis ha fatto il test “indovina chi ne ha 28?”
Se vuoi sapere come ha risposto Vis clicca qui
Scemo ci sei cascato!
Febbraio.
Vis ha appena consultato la sua agenda. Perché non lo fai anche tu?
Vis pensa che non è affatto giusto che milioni di cittadini non possano godere del diritto di un febbraio lungo come tutti gli altri mesi.
Vis pensa che non è giusto che alcuni mesi abbiano 31 giorni e febbraio solo 28.
Vis ora è fan del gruppo “sostieni Febbraio” e pensa che potresti diventarlo anche tu.
Vis il 28 di febbraio era andata a mangiarsi ostriche e champagne perché pensava che giorno più giorno meno fosse la stessa cosa..
Vis era andata in banca ma poi c’era la fila e Vis è andata a mangiarsi ostriche e champagne.
La Banca però ora ha taggato il bancomat di Vis.
Vis pensa che non sa che fare, perché non dai un consiglio a Vis?
Vis invia un messaggio privato alla sua Banca.
La sua banca risponde al messaggio privato Vis.
Vis fonda il “Gruppo per la raccolta firme per chiedere un ddl d’urgenza per dire basta alla burocratizzazione dei mesi. E mi servirebbe anche retroattivo almeno da inizio febbraio di quest’anno”.
Iscriviti anche tu al “Gruppo per la raccolta firme per chiedere un ddl d’urgenza per dire basta alla burocratizzazione dei mesi. E mi servirebbe anche retroattivo almeno da inizio febbraio di quest’anno” .
Vis is now listening to a funny song.

ora vi spiego perchè Sanremo ha avuto un grande successo

Viscontessa, 3 marzo 2010

Qualche anno fa non lo avrei fatto. L’ho sempre fatto pochissimo, magari lo facevo quando ero più giovane e quando vinse Vasco Rossi ma poi ho smesso per un lungo periodo perchè ascoltavo un altro tipo di musica, una musica più giovane.
Ho ricominciato solo dopo il primo matrimonio ma il mio primo marito lavorava nel campo della musica, era un ingegnere informatico che si occupava di musica, così lo si faceva tecnicamente anche se dopo si spettegolava un po’.

Poi ho proprio smesso, ho smesso del tutto e non mi ricordavo neanche cosa fosse. Prima c’è stata mia figlia e, appena ho potuto, c’è stato internet che non me l’aspettavo proprio. All’inizio ero un po’ diffidente nei confronti internet ma poi ho capito che non si finisce mai di imparare.
All’inizio internet era bello così. Si parlava di tutto ma soprattutto si parlava di noi. Ci si raccontava per post, per chat, per aspirazioni e frustrazioni ma le cose non andavano poi così male ed era solo una questione di età. Ognuno aveva la sua e si portava dietro paturnie legate alla propria ma c’erano speranze e aspettative. Il fatto è che nessuno sapeva di preciso cosa doveva aspettarsi e alla fine siamo tornati sulla terra. Una terra i cui cambiamenti erano già nell’aria ma non puzzavano ancora come adesso.

Ho cominciato a riavvicinarmi alla televisione quando ho letto una che scriveva “io la televisione non la guardo mai, anzi non ce l’ho neanche, io la sera preferisco leggere un bel libro o ascoltare buona musica”.
Ho avuto paura, giuro ho avuto paura di diventare così. Ho avuto paura di diventare una di quelle zitellone, un incrocio tra le emancipate protagoniste di Sex and City e un modello di donna che non va più di moda e per il quale non riesco a trovare una similitudine cinematografica adeguata. La donna meschina, perchè a forza di sentirsi Sante finisce che ti convinci di essere davvero meglio degli uomini – che te lo lasciano credere e vanno a diritto per la loro strada – e finisce che ti dimentichi della donne meschina.
Eppure ce ne sono tante, sono quelle che mendicano un uomo e che riconosci subito da come parlano con disprezzo degli uomini. Anche le altre donne lo fanno, tutte lo facciamo, single e accoppiate, ma solo le meschine lo fanno senza inflessione nel tono della voce. Sul web le riconosci perchè sono inflessibili e petulanti.
Così mi son vista a casa da sola con il mio stracazzo di libro e la mia stracazzo di musica, io nella mia bolla cultural chic a civettare con petulante inflessibilità sulle pagine del web e non appena ho pronunciato “cultural chic” ho capito che non volevo correre alcun rischio di diventare qualcosa, men che mai una roba che mi si attorciglia lingua e tastiera solo a pronunciarlo.
Cinque. Ho messo in casa cinque televisori e mi son detta “hey baby, vediamo di trovare il modo per uscire da questo pasticcio del cultural chic e torniamo a non essere proprio un bel niente”. A noi, io e il mio alter ego, ci piace lavorare così, da liberi tiratori, da liberi professionisti, da free lancer. Noi non vogliamo padroni ne gruppi di appartenenza, non vogliamo appartenere ad un bel niente, ci bastiamo tra noi e spesso ci avanziamo anche. Come una vecchia coppia che passa la vita ad augurare la morte all’altro e poi quando l’altro muore, non regge al dolore e la gente si domanda se a volte la gente non sia pazza. Se io morissi, ne morirei. Questo è certo.
Però, come al solito, mi sono accorta che come al solito questa idea non doveva essere venuta solo a me e mi son resa conto che anche per distinguersi sempre, ci vuol un bell’impegno e a volte è troppo faticoso.
Ed è così che ricominci. Ricominci piano piano pensando “smetto quando voglio” ma quando smetti e premi su off quel dannato telecomando, prendi il picci – che ormai è diventato così piccolo che lo puoi usare anche se sei acciambellato in posizione yoga perchè tanto a te lo yoga non ti è mai piaciuto ma quelli che buttano via la televisione fanno così – e ti colleghi in rete per leggere le news delle quali non te ne frega niente perchè le news le hai già lette trenta secondi fa e anche se scopri che nell’ultimo minuto hanno pubblicato la reazione di Schifani alle parole della Bonino che aveva commentato le affermazioni di Bondi, non ti viene niente da scriverci né da commentare né che possa indurre alla riflessione e poi scopri che anche altri hanno trovato infinitamente più interessante la reazione di Carmela alle parole del principe Filiberto che aveva commentato la trasmissione di Jerry Scotti del sabato sera.
E ti trovi invischiato fino al collo in certe abitudini e ti senti che sia diventato quasi un dovere civico testimoniare il grado di degrado morale nel quale è sprofondato il nostro Paese perchè prima o poi qualcuno dovrà pur salvarlo. Ovviamente non noi che siamo solo studiosi e osservatori del fenomeno. Osservatori che osserviamo e registriamo testimonianze che altri osservatori osservano mentre qualcuno osserva noi e alla fine è tutto un osservarsi vicendevolmente che un giorno o l’altro a qualcuno verrà pure in mente di dire “ma perchè stiamo qui a guardarci negli occhi ?!” perchè tutta questa sovrapposizione di vita reale, vita virtuale, vita televisiva, vita che devi comportarti in tivvu come se fossi a casa tua, e a casa tua come se fossi nella pubblicità di una banca, e nella pubblicità di una banca come se fossi una sfigata senza un soldo che campa con un lavoro precario da maestra ma alla quale la banca offre un finanziamento vantaggiosissimo a condizioni eccezionali perchè crede in lei (nella sfigata n.d.r) e nei suoi sogni di bambina, nella forza dell’amicizia (Banca Intesa), non porta a niente di buono.

Così io scrivo questo lunghissimo post per raccontare a chiunque passi di qui per caso magari tramite un motore di ricerca in cerca di qualche porcheria da impiegato frustrato tipo “come infierire con una spillatrice sulla propria capa”, di sapere gli affari miei che non sono quelli di torbide storie sado-maso con la mia capa, ma la sincera esternazione di una donna adulta e consapevole.
Esso, chiunque esso sia, rimarrà deluso nelle sue aspettative di vendetta, ma verrà a sapere che io quest’anno mi son vista le cose principali di Sanremo e poi non mi sono persa un dibattito. So tutti i pettegolezzi di Sanremo perchè l’unico modo per sapere la “verità” è quello di osservare – in un paese nel quale non si distingue più tra vita reale, vita televisiva e vita virtuale – i dibattiti su Sanremo che possono tranquillamente essere letti in chiave politica come la politica può essere interpretata come innovazione culturale e la cultura come inestetismo femminile e gli inestetismi femminili come patologie da curare e le patologie da curare come eventi sociali per raccogliere fondi e la raccolta dei fondi come business e il business come welfare, il welfare come un’occasione televisiva e un’occasione televisiva come la vincita ad un concorso al Ministero, e un concorso al Ministero come un’occasione per raccomandati, e un’occasione per raccomandati come un legittimo diritto di chiunque abbia la possibilità di farsi raccomandare, e chiunque abbia la possibilità di raccomandare come un paladino dei diritti delle donne, e un paladino dei diritti delle donne come un uomo che grazie alla sua simpatia è diventato ricchissimo.

Qualche anno fa non lo avrei fatto, qualche anno fa Sanremo era anacronistico come i suoi presentatori, obsoleto come la parola obsoleto, era vecchio, rugginoso, democristiano. Fino a qualche anno fa Sanremo era Sanremo come il circolo per la terza età, il concorso canoro indetto dalla parrocchia, il concerto di Natale a scuola, l’autoradio estraibile, le vallette una bionda e una bruna, i perfetti sconosciuti e i big che tanto erano solo canzonette destinate ad un pubblico il cui conformismo non rappresentava più un modello sociale.
Qualche anno fa non lo avrei guardato perchè le canzoni di Sanremo erano solo canzonette che sono ancora solo canzonette ma adesso le cantano ragazzi che abbiamo visto crescere in televisione, ragazzi reali cresciuti in un contesto televisivo proprio come noi, come me che vado a chiedere giustizia in tv, me che da grande voglio fare la tivvu, me che voglio mettermi in gioco ma in tivvu, me che studio e mi do da fare per raggiungere i miei obbiettivi in tivvu, me che per aiutare gli altri vado in tivvu a raccontare la mia esperienza, me che vado a chiedere aiuto in tivvu, me che sono molto malata e ho bisogno di aiuto dalla tivvu.
Me che posso osservare il mondo dalla tivvu molto meglio di quanto potrei farlo leggendo un buon libro o ascoltando buona musica.
Spegni tutto e esci, la fuori c’è un mondo che ti aspetta.
Si però è un gran bel mondo di merda.

Donna nel ’45 d.b (Dopo Berlusconi)

Viscontessa, 28 febbraio 2010

- Buonasera mi dica
- devo fare il cambio
- di quando sono?
- del ’40
- ha avuto disturbi, dolori, indurimenti delle protesi, allergie?
- No
- problemi di rigetto?
- No
- quante volte le ha rifatte?
- Sei volte
- Lo sa vero che queste, d’ora in avanti ,saranno più piccole? Lei ha superato i 65 anni.
- Si, si lo sapevo mi avevano avvisato l’ultima volta che mi sono sottoposta all’intervento. Ma quando dovrei cambiarle definitivamente?
- Eh signora! Chi può dirlo…. pensi che ieri è venuta una signora di 135 anni, l’ultimo intervento lo aveva subito a 90. Erano 45 anni che non si faceva operare e ieri ci ha confessato che anche se dopo gli 90 non è più obbligatorio, non ne poteva più di vedersi con quelle tette di una “ragazzina” novantenne.
- Ho capito l’antifona. Io sono prevista per 140 anni, sarà il caso che torni a rifarmi le tette anche dopo i novanta.
- Ora vediamo cosa dice il suo micro chip, per favore passi il polso sotto al lettore.
- Ecco.
- Ahi! Vedo da qui che questo mese lei non ha ancora terminato il suo programma sportivo, come mai?
- Lo so, è che io detesto fare attività fisica e così rimando sempre fino all’ultimo momento. Ma se guarda anche nei mesi precedenti, vedrà che mi riduco sempre all’ultimo ma poi faccio tutto.
- E come mai detesta l’attività fisica? Lo sa che le fa bene e che se lei sta bene può conservarsi il bonus sanitario fino a quando potrebbe averne veramente bisogno?
- Si, si lo so, e infatti termino ogni mese il mio programma benessere, solo che lo faccio all’ultimo momento.
- Si vedo, il suo bonus sanitario effettivamente è quasi intatto. Ma lo sa quante donne anche della sua età, arrivano qui per rifarsi le tette e hanno già terminato tutto il bonus di una vita? Si qui lei è prevista per i 140 con check up completo gratuito ai 130 e 135. Ma lo sa che 140 sono proprio tanti e che tra i 130 e i 135 sono tanti anni nei quali lei, per qualsiasi evenienza, può contare solo sul bonus sanitario? Guardi che le fratture del femore perché non si è in forma come si dovrebbe o il colesterolo alto perché si è mangiato prodotti freschi, non sono eventualità previste dal suo bonus. E poi vedo che lei non partecipa quasi mai ai televoti, non ha mai partecipato ad un concorso di bellezza, va raramente alle riunioni delle Estetiste Amiche e non ama partecipare ai balli cittadini settimanali. Come mai non si cura anche della sua anima? Guardi che è importante quanto quella che dedica al suo corpo altrimenti fa come quelli che vengono qui e hanno finito il bonus.
- Magari qualcuno avrà o avuto seri problemi di salute.
- No, perché per le patologie serie con complicazioni imprevedibili, paga ancora tutto il vecchio INPS. Sa qual’è la verità? La maggior parte della gente si sputtana tutto per rifarsi tutto.
- Ma scusi, gli interventi di “Piacevolezza” non sono già previsti nel nostro bonus?
- Certo, ma non tutti si accontentato di quello che hanno e così si rifanno anche cinque o sei volte tra un intervento di Piacevolezza e l’altro.
- Comunque ci saranno anche quelli che hanno problemi seri. Mica tutti quelli che si finiscono il bonus passano il loro tempo in cliniche estetiche.
- Pochi. A dire il vero da quando è entrata in funzione la grande banca dati genetica, quasi tutte le patologie più comuni, possono essere diagnosticate entro l’adolescenza e di conseguenza inserite nell’apposito piano di prevenzione personale con conseguente copertura finanziaria. Ecco vede, per esempio per sua nipote è già previsto che per quanto riguarda il seno, al primo intervento di rimodellamento, debba sottoporsi intorno ai 10 anni.
- Accidenti, così presto?
- Si, il suo chip mi dice che sua nipote probabilmente a dieci anni non avrà ancora il seno o almeno ne avrà pochissimo e che pertanto, per evitargli il turbamento di un confronto impari con le compagne, è consigliabile sottoporre la ragazzina all’intervento prima degli undici anni e comunque non oltre i dodici.
- Mah, sarò vecchia ma io mi ricordo che ai miei tempi, si imparava a crescere e a farsi le ossa proprio a scuola dove ti dovevi confrontare ogni giorno con i tuoi compagni che erano tutti uguali e tutti diversi da te.
- Signora, quello adesso si chiama “bullismo” e per fortuna non esiste più da diversi decenni come non esiste più la cultura violenta e pessimista che lo aveva generato.
- Ma di che parla?
- Dei comunisti quelli che pensavano che gli esseri umani fossero tutti uguali e adesso che siamo davvero tutti uguali non son contenti lo stesso.

Atta a casa

Viscontessa, 25 febbraio 2010

Mi sono lavata e vestita.
Mi sono truccata.
Un velo di crema, un velo di trucco e un velo nello slip.
Meglio nello slip che in volto anche se non sono convinta che rifarsi le tette sia meglio che indossare il velo.
Ho messo anche un po’ di lacca nei capelli. Tanto per. E adesso stanno incollati in una coda perfetta..
Ho indossato una giacca e ho messo un filo di rossetto chiaro che fa fine e non impegna.
Ho telefonato a mia madre bloccata a casa con il suo piede rotto che ormai non è più rotto ma ci vuole tempo.
Ho telefonato a mia sorella bloccata a casa con la sua gamba gonfia che è sempre più gonfia e forse bisogna incidere.
Mi sono lavata e vestita e ora devo portare fuori il cane, poi devo andare in banca, devo accompagnare mia sorella in ospedale per un esame, devo passare a trovare mia mamma, devo recuperare mia figlia e poi devo tornare a casa.
C’è da dipingere la ringhiera della scala e da attaccare una tenda poi ci saranno le mie nipoti a dormire e domani c’è da portarle a scuola, da andare a trovare mio padre in casa di cura e poi ad accompagnare nuovamente mia sorella in ospedale.
C’è anche da pagare le bollette, da risolvere la situazione a scuola di mia figlia, vittima (in parte colpevole) di una banda di bullette della scuola, ragazzine di tredici anni che intasano facebook con fotografie tutte uguali. Occhi truccatissimi, ciuffo sulla fronte e lingua di fuori. Hanno sempre la lingua di fuori e anche questa dev’essere emancipazione come dev’esserlo baciarsi tra ragazze.
Poi c’è sempre da cucinare, da rifare i letti, da ascoltare chi sta a casa con la gamba per aria e chi torna da fuori e ti racconta la sua giornata.
C’è sempre qualcosa da fare ma alla fine ti pare di non aver fatto niente.
Soprattutto quando ti chiama la tua banca e ti chiede come mai non è arrivato il bonifico dello stipendio.
Mica ti pagano quando fai la mamma-moglie-figlia-sorella-zia in una parola la “casalinga”!
Dicevamo sull’emancipazione?

Amo’ scendi il cane che lo piscio!!

Viscontessa, 19 febbraio 2010

Ora che abbiamo quasi sdoganato anche la corruzione (in fondo che male c’è a pagare qualcuno per ottenere qualcosa?) è quasi commovente ascoltare la canzone di questo ragazzo che si presenta alle selezioni di San Remo un po’ per caso senza avere neanche una casa discografica alle spalle.
Dopo la quindicenne in differita che ha cantato davanti a Giovanni Paolo II, la storia edificante di questo ragazzo, quasi mi appassiona o almeno mi appassiona tanto quanto quella della quindicenne che – prima di aver saputo che aveva cantato per il Papa – mi domandavo chi accidenti fosse. Più che a Sanremo mi pareva di essere a Lo Zecchino d’Oro.
Due storie diverse che corrono parallele sullo stesso binario Rai. Sul primo la fatina stagionata – un po’ mamma, un po’ porca – che ci presenta questa serie di canzoni che a me sembrano un po’ tutte uguali. Sul due Santoro – un po’ buono, un po’ cattivo – che ci fa ascoltare questa serie di intercettazioni che a me paiono un po’ tutte uguali.
Ci meritiamo Emanuele Filiberto e Pupo.
Quella che non è uguale, sono io. O almeno così pensavo mentre cercavo di trovare dentro di me un briciolo di emozione per la canzone del ragazzo venuto dal nulla. Non mi aveva emozionato la Mannoia e neanche quella vocina esile di Elisa, alle prese con uno storico pezzo di Mia Martini (cazzo, mi son detta mentre l’ascoltavo, allora non era la canzone che mi piaceva, era la voce di Mia Martini!) e così ho cercato di rifugiarmi nella solita canzoncina d’amore. Perchè se tutto intorno a me è uguale a dieci anni fa, ma anche a venti o trenta, perché io sono cambiata?
Allora mi concentro, cerco di tornare indietro nel tempo e di accomodarmi su quel letto evocato dalla canzone. Sono giovane, sono innamorata, sono seduta sul suo letto e lui mi dice quelle cose lì della canzone. Anzi no, non me le dice, le scrive e io le leggo mentre va di sottofondo una musica che è la musica della canzone. Leggo le sue parole e….. niente, non provo niente, anzi, mi emoziona quasi di più pensare al muro delle scale che ho dipinto di bordeaux. Adesso la casa sembra un bordello degli anni ’20.
Niente. Poi all’improvviso capisco. Quelle canzoni lì non mi piacevano neanche quando avevo vent’anni, ero innamorata e me ne stavo seduta sul letto che mio innamorato del quale leggevo le parole che mi aveva dedicato mentre sottofondo c’era il suono stridulo della radiosveglia.
E’ che io anche allora leggevo solo roba tipo “Complimenti amore! Stamattina ho rinvenuto in un angolo remoto del frigorifero, un pezzo di formaggio di età paleolitica probabilmente risalente all’era del tardo Natale del ’54. Ti detesto. PS e stasera non provarti a fare il risotto ai 4 formaggi”.
Ho un vuoto emotivo.

L’elettrodepilazione del pelo nell’uovo

Viscontessa, 11 febbraio 2010

Dopo aver dimostrato di averle, dopo essermele stracciate, rotte e caramellate, da qualche giorno mi dedico a tirarle. Si tratta di tante palle colorate che vanno ad infrangersi in un muro di altre palle colorate che si disintegrano scoppiettando.

Palle colorate che volano sul monitor mentre scopro l’universo femminile delle italiane medie alle prese con una vita che non è poi tanto malaccio se stai al tuo posto di donna.
I modelli femminili che vengono proposti sono adatti alla fascia televisiva oraria del pomeriggio come le madri di famiglia che lavorano ma part time per potersi occupare dei figli e della casa.
Donne che si tengono mediamente in forma e superficialmente informate di politica ma molto interessate all’attualità. Donne di mezzo sufficientemente emancipate da non seguire le ricette in tivvu e non comprare batterie di pentole che ti regalano anche un bellissimo servizio di piatti per fare bella figura alle cene con i parenti, ma non abbastanza da rendersi conto che essere “sexy” non è tutto nella vita.
Per questo, probabilmente, adesso vanno di moda le cinquantenni o giù di lì. Donne sparite dal mondo dello spettacolo da vent’anni che adesso tornano in formato “sexy” perché essere “sexy” è diventato un valore. E così torna la Cuccarini (della quale francamente non sentivamo la mancanza) ma torna anche Eleonora Giorgi (ultimamente ospite di tutte le trasmissioni tivvu) e un clone venuto male di Ornella Muti e adesso persino la Heather Parisi incinta di due gemelli.

Palle colorate sul monitor e mentre sono qui a parlar male delle mie colleghe mi arriva una mail di notifica per un commento a un mio vecchisimo post pubblicato su Sorelle d’Italia.
Poco importa il contenuto del post (un pezzo ironico con un titolo facilmente “preda” dei motori di ricerca) quel che importa è che il commento – che non ha niente a che vedere con il contenuto del post – che si conclude così “Non è un atto di egoismo ma è la possibilità di dare del bene assoluto ad un bambino sfortunato e bisognoso di amore, cure e attenzioni continue.” e si riferisce alla possibilità di dare in adozione un bambino ad una donna single.
Ma perché sono così maligna da ritenere che le empie di un amore – cotanto grande da impedirgli di tracotare in contesti assolutamente inappropriati – siano tutto sommato un po’ egoiste?
Prima di offrire attenzioni continue bisognerebbe aver imparato a fare almeno un po’ di attenzione.

Ma quando faccio copia incolla, quello che ho copiato mi sta tutto dentro al mouse?

Viscontessa, 7 febbraio 2010

Quella fottuta macchinetta si è mangiata il mio bancomat.
E pioveva, pioveva, pioveva. Pioveva così tanto che il motorino mi andava via e ieri si è fermato e il meccanico è dovuto venire a prenderselo. Ma questo succedeva ieri perché oggi, zac! La macchinetta si è mangiata il mio bancomat e io l’ho fatto.
L’ho fatto senza pensarci, non mi ricordavo di aver detto che lo avrei fatto poi ho aperto il mio blog e l’ho trovato scritto lì nero su bianco. Su fondo verde.
Oggi, ho comprato un biglietto Win for Life. E non ho vinto.

Non riesco a trovare una cornice che mi piaccia. Ma se non è che per questo, non riesco a trovare neanche un’angoliera che mi piaccia, un pavimento che mi piaccia, una tendina che mi piaccia.
Tutto sommato questa mi pare una nuova bella ossessione: è poco pericolosa, è legale e mi pare più gratificante di tante altre. Poi, nei giorni che non va, fai un’altra cosa e un cosa cattiva e ti metti a scrostare le vie di fuga delle mattonelle del giardino. Tanto per. Tanto per sfogarsi anche fisicamente. Per adesso ancora non funziona bene perché stanotte ho sognato che l’ex sindaco della città faceva qualcosa tipo il presidente della giuria del Canta Giro della ex Casa del Popolo di Cercina. Però prima o poi funzionerà e io sognerò di volare come una farfalla con ali in organza di seta con ramages floreali e allegorie di frutta con putti svolazzanti che giuocano con l’acqua che esce da una fontana in marmo bianco di Carrara raffigurante Nettuno che sta leggendo il XXIII canto dell’inferno della Divina Commedia quello nel quale incontra il Conte Ugolino.

La bocca sollevai dal fiero pasto e la prossima volta che mi viene in mente di passare un momentino dalla fiera del cioccolato, reciterò il rosario per penitenza. In arabo. Quello che ti frega sono i diminutivi. Se pensi di passare ma un “momentino” vuol dire che ti senti già in colpa per quello che farai e lo fari fino in fondo. In fondo ti sei già scusata ancora prima di aver peccato perché hai usato quel moment-”ino”, per assolverti anticipatamente.
Sono come i “soldini”. Non sopporto quelli che dicono “soldini” invece di soldi come se i soldi fossero qualcosa per la quale bisogna portare rispetto. Sarebbe come se uno per evitare una bestemmia, chiamasse la Madonna “madonnina”. Un tenero artifizio per ridimensionare.

Non trovo una soluzione per le scarpe. Hanno fatto bene a buttare fuori Morgan dal Festival di Sanremo. Ma perché? Morgan doveva davvero partecipare a Sanremo? Adesso che qualcuno mi dica che parteciperà anche il futuro re d’italia e poi siamo a posto! E io che da bambina pensavo che da grande- ma grande grande più o meno come sono adesso – ci saremmo spostati con i dischi volanti. I dischetti volanti tipo quello dei cartoni animati dei Proniponti. E invece siamo ancora qui con il Festival di Sanremo, Pupo e Ornella Muti. O almeno oggi ho visto una donna-transformer che ha dichiarato di essere Ornella Muti. Io poi mi aspettavo che la sconosciuta si levasse la maschera di gomma come quella di Schwartzenegger in Total Recall e invece niente. La sconosciuta che ha detto di chiamarsi Ornella Muti è rimasta lì come quella di Total Recall la Sharon Stone che a distana di vent’anni dal film, è ancora uguale uguale ad allora.
E’ incredibile l’evoluzione sociale alla quale stiamo assistendo: più diventiamo nostalgici e andiamo a ripescare nella pattumiera qualsiasi porcheria – sia essa cosa, trasmissione televisiva, indumento, volto noto – purché “vecchia”, più vogliamo ringiovanire. Tutti giovani in un mondo vecchio. E secondo me si starebbe meglio tutti vecchi in un mondo giovane.
Cosa c’entra Morgan con la scarpiera non lo so. Forse, siccome non sapevo come risolvere il problema della scarpiera, ho pensato di passare l’acido muriatico sul pavimento. E devo essere andata un po’ in acido. Oh, io mi curo il mal di denti con gli acidi. Mbè? Mica devo andare a Sanremo io!

Lavoratrice vintage, fottutamente fashion, offresi

Viscontessa, 2 febbraio 2010

Avevo iniziato un post sul nuovo anno.
Ne avevo iniziato un altro sul nuovo quartiere.
Poi ce ne era uno sulla nuova casa.
E un altro ancora sul nuovo non lavoro.
Avevo iniziato un post sui nuovi non amici, e uno sulla nuova vita, sul nuovo mal di schiena, sui nuovi social network che si stanno mangiando il vecchio e su tutto questo nuovo che è già vecchio.
Avevo iniziato una nuova vita con il mio vecchio cane, con il mio gelsomino e con un nuovo entusiasmo, avevo iniziato questa nuova vita con tanti buoni propositi e tante belle cose che in questa nuova casa stentano a trovare una collocazione adeguata proprio come me che non riconosco neanche il mio letto e la notte me ne resto sveglia a fissare il muro bianco, dalla finestra bianca, accanto all’armadio bianco.
Avevo iniziato un post su questa nuova vita senza il mio vecchio cane, senza la vecchia casa, il vecchio lavoro, il vecchio quartiere, le vecchie abitudini e la mia vecchia mamma, quella che conoscevo bene e che invece adesso è tappata in casa con un piede rotto.
Avevo finito il vecchio anno con le vecchie ansie e ne ho iniziato uno nuovo con ansie nuove come quella di rotolare giù dalle scale e rimanere per terra per ore senza che nessuno se ne accorga. O magari giorni. Stesa per terra su un pavimento che non mi appartiene con una banda di gatti annoiati che mi saltano sopra e poi si acciambellano sulla mia schiena e si addormentano lì al calduccio mentre io continuo a fissare una macchia di sporco sotto alla cassapanca. Sporco di chissà chi, forse dei vecchi inquilini peruviani o magari di quelli cinesi.
Oggi ho aperto i loro estratti conto bancari. Non sapevo che fare.
Il postino continua ad infilarmi la loro posta della cassetta delle lettere e a me non arriva più neanche la pubblicità. Eppure ne aspettavo un bel po’ come mi aspettavo un bel po’ di richieste di adesione a questa o quella associazione di volontariato/partito politico/centro estetico e/o sportivo. Niente. Per me non arriva mai niente e oggi non sapevo cosa fare.
Chissà se il peruviano e il cinese vivevano insieme. Il gatto si muove sulla mia schiena e io sento una fitta di dolore che mi attraversa il costato. “Domani” mi dico “devo ricordarmi di indossare il cappotto giallo” quello che aveva ispirato l’unico racconto che abbia mai pubblicato.
Era un racconto sul giorno della mia morte che indossavo il cappotto giallo e alla fine cadevo dalle scale del mio dentista e lo sgualcivo tutto.
Ma c’è la macchia. E’ su quella che devo concentrarmi se voglio vedere il cinese e il peruviano che vivevano in questa casa. Chissà se il padrone di casa li aveva scelti perché erano abbastanza bassi da non doversi genuflettere per lavarsi i denti nel lavandino del bagno. O magari è l’opposto. Il peruviano e il cinese sono arrivati qui e si sono comprati dei sanitari adatti alla loro altezza. E’ nato prima l’uovo o la gallina? Quella macchia di sporco lì sarà peruviana o cinese?
E poi c’è questa storia del cane. L’unico cane che mi è rimasto e che caga solo in Via Squarcialupi di fronte al numero 1 che è anche l’unico numero dispari prima della traversa e ha un aria fatiscente come i ricoveri ferroviari del periodo fascista.
Ho anche pensato che la casa fosse stregata. Voglio dire, appeni entri in questa casa, tua mamma si azzoppa, tu non concretizzi una proposta di lavoro, aggrediscono tua figlia, muore il tuo cane e anche il gelsomino non credo che passerà l’inverno. Poi si rompe il tubo dell’acqua, casca un pezzo di muro, si intasa un tubo dell’acqua, si rompe la lavastoviglie, il ferro da stiro fa saltare la luce mentre la luce all’improvviso si rifiuta di spegnersi. E poi c’è la storia del trillo. Tutte le sere- fino al giorno nel quale abbiamo cominciato a chiederci seriamente cosa cazzo fosse – all’una di notte si sentiva come il trillo del campanello. Una volta pensi che ti abbiano fatto uno scherzo, la notte dopo che sia il campanello del vicino, poi che se nessuno dice niente evidentemente lo senti solo tu, e alla fine quando scorgi lo sguardo interrogativo anche sulla faccia dei tuoi familiari, ti rendi conto che “il trillo c’è”. Poi basta. Non suona più e adesso sono caduta dalle scale e non so neanche quale favolosa offerta commerciale per un fine settimana in una SPA, mi sono persa.
Adesso nella cassetta della posta mi infilano solo gli estratti conto di un peruviano e di un cinese. Non è colpa mia se li ho aperti.
La casa stregata. Abbiamo messo piede qua dentro e tocca girare con i cornetti appesi al collo. Ogni minimo rumore è nel nostro immaginario un tubo esploso nel bagno o la canna del gas che improvvisamente eroga elio. Camminiamo come fringuelli sul ramo e invece di parlare sussurriamo. E sussurra oggi, sussurra domani, nessuno mi ha più sentito e io adesso sono qui stesa per terra da sola. Se potessi almeno sapere che ore sono. E invece niente perché qui non batte mai il sole per cui è sempre buio, e non c’è traffico e l’unico rumore che proviene da fuori è quello del fischietto dell’arbitro del vicino campo di calcio. Prima o poi sodomizzo l’arbitro con il fischietto o mi spoglio e faccio un giro di campo nuda mentre si giocano le partite. Così. Tanto per. – casalinga impazzita si spoglia e fa un metro di corsa intorno ad un campo di calcio mentre si giocava una partita. Poi inciampa per via di una vecchia frattura alla gamba,casca, va in tachicardia, non ossigena, 10 milligrammi di Resuscitil in vena, la stiamo perdendo, e poi dichiara “mi sono spogliata per protestare per il rincaro del mio detersivo preferito”.

Avevo lasciato una vita di paure per il cambiamento, e ne ho iniziata un’altra dove “vedi?!?! te lo avevo detto io che è sempre meglio aver paura che buscarne”. Dio quanto mi odio quando faccio la “saccentina”!
Vabbè, dai, è che avevo già creduto a tutto e non sapevo più in cosa credere. Devi pur credere in qualcosa per andare avanti e dopo aver visto Brosio in tivvu che credeva alla Madonna di Mdjugore, ho deciso di credere all’oroscopo. Giuro, è andata proprio così. Ho sentito in tivvu che il 2010 sarebbe stato l’anno dello Scorpione e io ci ho creduto. E’ che mi manca il personaggio. La Viscontessa è andata, ed è solo l’ennesimo personaggio che mi saluta e se ne va. Sedotta e abbandonata da me stessa. Avevo solo due scelte: la giocatrice accanita di “gratta e vinci” o la telespettatrice accanita di programmi pomeridiani. Che poi sono la stessa persona che dopo aver visto in tivvu Sposini che intrattiene le vincitrici “Tardone allo sbaraglio”, si gratifica con un gratta e vinci nella speranza di vincere una somma sufficiente a consentire anche a lei di farsi qualche “ritocchino”.
L’alternativa era me stessa ma ancora non so dove sono. Mi cerco da anni senza risultato. E quindi niente, prima di scegliermi un nuovo nick che mi rappresenti per gettarmi nella mischia dei nuovi social network, ho fatto l’operaio per distrarmi e la casalinga priva di stimoli per abbrutirmi. Non ho ancora giocato al “gratta e vinci” solo perché l’oroscopo m’ha fregato prima. Ma Santiddio – dico- va bene mandarmi la sfiga per punire la mia ingenuità, ma non la si potrebbe dilazionare nei soliti dodici mesi? Ora anche la sfiga è diventata come il mutuo che prima paghi gli interessi e poi, solo molto poi, cominci ad intaccare il capitale? Ormai è mutuabile anche il buco di culo di un gatto. Non scherzo! Provate a chiedere un finanziamento ad una delle tante finanziarie che ultimamente spuntano come funghi, e chiedetelo per fare un intervento per ridurre il prolasso anale del vostro gatto. Ma la cosa bella è che per darvi quel fottuto finanziamento sono persino disposti a mettervi una signorina gentile e premurosa al telefono che potrà alleviare quel senso di solitudine opprimente che vi tormenta ultimamente. Potrete parlare con lei del vostro gatto e dello strazio di dover vedere un animale soffrire per un prolasso anale. Tutto ciò ovviamente, se avrete acconsentito al finanziamento altrimenti faranno leva sul vostro senso materno e vi chiederanno se magari non avete un figlio o un nipote che volete aiutare. E’ così che vanno le cose e quella vecchia aspetterà a morire di aver finito di pagare le rate per un finanziamento richiesto, che non aveva avuto il coraggio di confessare ai suoi parenti. E morirà a cuor leggero nonostante il gatto sia morto due giorni dopo l’intervento e per farlo operare abbia venduto di nascosto l’anello che le aveva regalato suo marito il giorno del loro fidanzamento. Morirà a cuor leggero senza sapere che la finanziaria che le aveva concesso il finanziamento, glielo aveva fatto pagare molto più di quanto avrebbe fatto se fosse stata molto più giovane. Fa parte delle tabelle, sicuramente ci sono delle tabelle nelle quali metti in conto che se concedi un finanziamento di quindici anni ad una persona di novantanni, le porbabilità che il debitore finisca di pagare il suo debito sono molto basse. Le statistiche dicono che i finanziamenti concessi agli ultra ottantenni, sono quelli con il più alto tasso di recupero ma le probabilità basate esclusivamente sulla relazione tra l’età del debitore e la durata del finanziamento, dicono l’opposto e anche questa vecchia la ripuliamo che noi siamo la generazione sfigata, siamo i vostri figli incazzati, delusi, amareggiati, venuti su con la testa infarcita di promesse che voi ci avevate fatto. Ci avevate dato delle speranze e ci avevate affidato le vostre. Ci avete lasciato in eredità la casa perché noi non saremmo mai stato in grado di comprarcela, e ci guardate con aria di commiserazione. Ma la cosa peggiore è che siete duri a morire. Non morite mai e tanto invecchiate e rompete i coglioni e se la casa la mare la eredito a sessant’anni, mi dici cosa cazzo me ne faccio? Ma voi vecchiacci ve ne state attaccati alla vita come cozze mentre il mondo va a rotoli e voi non avete idea di cosa non si debba fare al giorno d’oggi per sopravvivere. “Poverino sai, mio nipote è un ingegnere e vedessi che pezzo di ingegnere! Ma non ha trovato niente e lavora in uno di quei posti dove si risponde al telefono. Io quando posso gli do qualcosa. Il suo babbo ci teneva tanto che studiasse ma con i tempi che corrono…….”. E chi ce li ha lasciati i tempi che corrono? Ce li avete lasciati voi con le vostre promesse di un mondo nel quale la gente avrebbe girato con l’astronave e i bambini avrebbero sperato nella pace tra Angelina Jolie e Brad PPitt invece che in quella nel mondo.
Ma quando ci dicevate di non lasciare la roba nel piatto perché i bambini del Biafra morivano di fame, lo sapevate che il Biafra non esiste più e che a morire di fame erano anche quei disperati che adesso volete risbattere nei barconi e rimandarli da dove son venuti perché la televisione vi ha detto che vi ruberanno anche l’anello di fidanzamento del vostro povero marito? Ma loro lo faranno senza permesso di soggiorno mentre quelli che lo fanno per farvi operare il gatto, sono persino iscritti ad uno speciale albo che vi garantisce serietà, professionalità e soprattutto tanta, tanta umanità.
E allora l’ingegnere che lavora in uno di quei posti dove si risponde al telefono, è incazzato nero e amareggiato e deluso e vi telefona, vi offre un finanziamento, si fotografa l’uccello mentre voi in lacrime gli raccontate dello scagotto del vostro gatto, e poi quando voi dite “si” che volete il finanziamento, lui ha un orgasmo e documenta il tutto con un filmato che pubblicherà anonimamente su YouTube.
Avete capito che bel mondo ci avete lasciato? E io ho creduto a quel fottutissimo oroscopo e adesso sono qui per terra a pormi un sacco di domande inutili su una macchia extra comunitaria che non avevo neanche visto.
Questa casa mi sa tanto di “fascio” e mi passa rapidamente per la testa un scena di “Novecento”. Lei ha i capelli bagnati ed è bellissima. Io quando ho i capelli bagnati sembro Belfagor che a me faceva una paura terribile e questi vampiri di oggi mi sembrano una boiata incredibile. Sto in una casa stile “fascio” che poi è perfettamente intonata con il periodo storico del nostro Paese. Stile modesto, lavoratrice occasionale, consumatrice televisiva, donna mediocre, cittadina spaventata. Ci sono proprio tutti gli ingredienti, mi sento quasi vintage. Vintage in senso allargato, nel senso ignorantone e un po’ cafone con il quale certe signore di provincia e ragazzotte di città, intendono tutto ciò che è vecchio purché costi caro.
Mi sento Vintage con quello sguardo da signora di provincia o ragazzotta di città, che si gira verso l’amica e gli chiede “ma che vuol dire esattamente vintage?” E lei, la Viscontessa, in un rigurgito esistenziale le sussurra “Tesoro, tu non sei vintage, tutt’al più sei un po’ agée”. Agiata? Fa la signorotta di provincia che non ha capito niente.
E cominciano a discutere tra loro mentre io mi ritiro fino a quando non avrò trovato lavoro. O un nuovo personaggio.
A pag. 140 de “Il saper vivere di Donna Letizia” si raccomanda:
“Quando, dopo pranzo, la famiglia assiste alla televisione, la donna di servizio non pretende di assistervi anche lei. Potrà darsi, in casi eccezionali, che venga autorizzata a seguire una trasmissione: si terrà, in tal caso, in disparte. Se i padroni di casa escono, potranno permetterle di assistere a qualche trasmissione particolarmente allettante, tanto più che anche senza permesso è assai probabile che essa correrebbe in salotto a girare l’interruttore della televisione.
Chi ha una sola donna di servizio, farà cosa saggia sistemando un piccolo apparecchio radio nella sua camera o in guardaroba. Otterrà così che si trattenga più volentieri in casa e che abbia qualche giusta distrazione, come tutti”.

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