E Arsenio Lupin?

Viscontessa, 17 Aprile 2008

Mara Carfagna è davvero molto carina. Ha un faccino pulito e sorridente del genere che farebbe vendere pannolini per bambini o assicurazioni sulla vita perchè con quel faccino lì puoi vendere qualsiasi cosa.
Certo non è stato sempre così. Nelle immagini che la ritraggono quando faceva la show girl, il suo faccino era appesantito dal trucco e l’unica cosa che con quel faccino lì poteva vendere, era un po’ di piacere onanistico per brufolosi adolescenti in fregola.
Tuttavia se il buon dio ci ha dato le tette e agli uomini piacciono le tette, non c’è niente di male a farle vedere soprattutto se non si pensa a cosa ne farà delle nostre tette l’adolescente brufoloso in fregola o, ma non mi pare questo il caso, se si devolgono le nostre tette ad una missione umanitaria.
Ciò naturalmente non significa che dietro alle tette non ci sia qualcosa di più tipo una gran bella testolina pensante ma se il pensiero non si spinge oltre il “che male c’è?” qualche dubbio sulle capacità intellettive del soggetto mi pare doveroso porselo. Non che la Carfagna abbia mai detto niente del genere, o almeno non mi risulta, tuttavia se da certi pregressi non si prende subito le distanze o li si ribadiscono con vigore, ciò che resta è appunto un “che male c’è?”.
Niente, ribadisco, soprattutto se non ci sfiora il dubbio che l’enorme apprezzamento maschile per le nostre tette, rischi di rendere vano il nostro sforzo per farci apprezzare per qualcos’altro, sforzo, va chiarito, che dobbiamo fare per raggiungere posizioni di comando anche se questa parola, così volgare e così cafona, alle donne non piace.
Eppure, ci sarebbe da obbiettare, se la Carfagna diventerà ministro di questo paese dei balocchi, forse per arrivare in posizioni di comando conviene proprio cominciare con le tette ed è proprio a questo che mi riferivo quando dicevo che certi pregressi andrebbero ribaditi con vigore perchè una donna che avesse il coraggio di ammettere che si è venduta perchè nel nostro paese è ancora l’unico mezzo a disposizione di una donna per far carriera, avrebbe tutta la mia ammirazione.
Ciò detto in questi anni abbiamo affidato i nostri Ministeri a personaggi come Calderoli, Sirchia, Letizia Moratti, Buttiglione, Mastella e persino quello per le stesse pari opportunità alla Prestigiacomo che in fatto di faccino, carisma, spessore politico e autorevolezza, non ha niente da invidiare alla Carfagna, ciò nonostante mi pare che fino al paradosso di una ex valletta alle pari opportunità, non ci fossimo mai arrivati.
Voglio dire, ma se non c’è niente di male a far la valletta che è un lavoro pulito che rende bene e offre possibilità di carriera ma è per tradizione destinato solo alle donne, tu che sei a capo di un ministero che dovrebbe adoperarsi affinchè a uomini e donne siano garantiti gli stessi diritti, cosa fai? Proponi le quote azzurre per i valletti?
Francamente ora non mi meraviglierei se si affidasse il Ministero del Tesoro ad Arsenio Lupin.

Incentivo alla rottamazione femminile per incrementare il mercato della Velina

Viscontessa, 16 Aprile 2008

E così da oggi non servo più a nessuno.
Non che sia mai servita a molto ma fino ad oggi mi ero illusa di servire almeno a rappresentare in piccola parte, almeno nel mio piccolo, quell’ideale, quel concetto di bene che pensavo fosse universalmente riconosciuto anche se non da tutti condiviso.
Non è vero che il bene o il male assoluto non esistono, siamo noi esseri umani che non riusciamo quasi mai a perseguirli fino in fondo tanto da renderli due concetti così sbiaditi e talvolta intercambiabili, ma il bene, se ci sforziamo di non umanizzarlo, esiste eccome e ognuno di noi in cuor suo, sa sempre esattamente dove sta.
Per questo fino ad oggi mi sentivo dalla parte del giusto, dalla parte di coloro che lottano per far emergere quel bene sotterrato da coltri di ipocrisia, di egoismo e di paura e non perchè io sia immune dalle umane debolezze ma perchè il riconoscerle come tali è l’unico modo per superarle.
Il bene esiste, o almeno esisteva fino ad oggi, e non aveva bisogno di essere rappresentato da una falce e martello, da un’ideologia politica e neanche da una fede religiosa per quanto proprio grazie al fondatore del cristianesimo lo si poteva definire con due semplici concetti come ama il tuo prossimo come te stesso e non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te, tuttavia la sinistra, in qualsiasi contesto sociale e politico si sia sviluppata, aveva sempre rappresentato quell’ideale di giustizia sociale che è appunto il bene. Che poi la storia ci abbia insegnato che le modalità con le quali si è cercato di raggiungerlo siano state spaventose come quelle di chi ha sempre rinnegato l’eguaglianza tra gli uomini, è un altro discorso e riguarda semmai la difficoltà degli esseri umani di superare le proprie debolezze, ma il bene non poteva e non doveva essere un concetto da mettere in discussione.
Non lo abbiamo messo in discussione nonostante per secoli la Chiesa Cattolica che ne aveva monopolizzato il concetto, si fosse macchiata delle peggiori nefandezze e non dovevamo permettere che fosse messo in discussione adesso perchè era l’unico valore che ci restava da condividere.
Abbiamo lasciato in questi mesi che personaggi come Ferrara lo strumentalizzassero per soddisfare il proprio ego costringendoci, in un gioco al massacro del più debole, a difendere la nostra libertà di abortire per difenderci a nostra volta dagli uomini. Lo abbiamo sacrificato votando per chi ci aveva promesso soltanto di riconoscerlo ancora come tale senza tuttavia impegnarsi a fare niente per raggiungerlo, abbiamo tentato di rappresentarlo mettendoci in vetrina come icone di quelle ingiustizie sociali che non riconoscono alle donne alcun potere e lo abbiamo smussato, aggiustato, ridimensionato, rivisitato e rimodellato nella speranza che una versione edulcorata del bene potesse ancora salvarsi dalla deriva nel quale è finito.
E forse è questo che abbiamo sbagliato, mentre noi cercavamo di smascherare l’avversario per dimostrare che non fa il nostro bene ma soltanto il suo, l’avversario ha ribaltato il concetto di bene che non si trasmette più agli individui tramite il contesto nel quale vivono ma si trasmette al contesto nel quale vivono tramite il proprio personalissimo ed egoistico bene. Per chi ce la fa, per gli altri pace.
Fammi godere baby che dopo ti faccio un regalino.

E così da oggi non servo più a nessuno.
In un paese dove tutto si può comprare, persino il concetto di bene, come contribuente non valgo niente. E per quella cultura della velina che evidentemente invece piace tanto anche alle donne non servo a niente nè come donna da piacere onanistico né come femmina da riproduzione.
E infine, ora che la sinistra non ha più bisogno neanche del mio voto, non servo più né per difendere le sue idee e neanche per diffondere le mie.
Sono due giorni che sento e vedo parlare solo uomini, solo politici, solo giornalisti, solo opinionisti e volendo solo blogger. Pensate, per esempio, che a qualcuno interessi leggere questo post?
Non oggi, non adesso, non in questo momento che ci sono cose più importanti di cui parlare.

Piove governo ladro

Viscontessa, 15 Aprile 2008

Stamattina hanno allargato la voragine davanti al portone di casa e hanno rotto un tubo dell’acqua. Fortunatamente diluvia per cui non corriamo il rischio di rimanere all’asciutto.
Io invece ho rotto un piatto e da ieri sera mi sono mangiata tutto quello che potevo mangiare tanto che adesso i pantaloni umidi per la pioggia mi stringono in vita mentre in motorino ci metto tre quarti d’ora di tempo anziché i soliti dieci minuti, per tornare a casa dal lavoro. Se non ci fossero state le elezioni riuscirei a trovare qualche notizia sul traffico ma Berlsconi mi saluta da ogni sito che tento di aprire e io non ce la faccio neanche a guardarlo.
In ufficio clima da funerale, c’è chi pensa alla lotta armata, chi vuol trasferirsi in un paese civile come la Cina, chi aspetta, come me, che Tremonti si venda la Sardegna per trasferirsi all’estero.
Il clima è glaciale come i nostri cuori - dice qualcuno -. ma si è solo rotto il riscaldamento e chi non è andato a votare viene messo a fare ora il bue ora l’asinello.
Io porto Max a fare colazione, mi parla dell’Argentina e di di far fruttare la sua laurea di botanica. Io potrei allevare cavalli, odio gli animali e io odio te brutto stronzo ma è colpa di Belrusconi e vaffanculo torniamo in ufficio.
Gandhi, che è cane cinese nudo, è piuttosto preoccupato, se ne sta qui rannicchiato al mio fianco e vuol sapere se anche lui può essere considerato immigrato clandestino. Gli mostro il pedigree ma non si sente comunque per niente tranquillo. Mamma ma dov’è la carta igienica? Nel mobiletto in fondo a destra. Perchè l’hai spostata? Perchè la sinistra non esiste più, d’ora in avanti si mette tutto a destra. E in fondo a sinistra che ci mettiamo? Niente, lasciamo un vuoto.
Non c’è proprio niente da dire e questa è la cosa peggiore.

La voragine (non quella dove finiremo a scrutinio avvenuto)

Viscontessa, 14 Aprile 2008

Lamentarsi per le buche del manto stradale è un po’ come lamentarsi per il traffico o per l’inciviltà dei padroni dei cani che non raccolgono gli escrementi dei loro animali. Fra i nuovi problemi di un paese che pare retrocedere come un gambero, queste piccole cose, tanto irritanti quanto irrisolvibili, rappresentano tutto sommato una sicurezza del malessere, un ever green dell’indignazione, un argomento facile facile per manifestare il disagio di una popolazione intera.
Tuttavia ci sono alcune buche che meritano un po’ di attenzione soprattutto perchè, causate dagli operai addetti dal comune, non si riesce a comprenderne il senso.
Fino ad oggi, per esempio, mi ero guardata bene dal parlare della voragine che una notte di oltre un mese fa, si era spalancata di fronte al mio portone di casa. Assolutamente decisa a non farmi travolgere dalla deriva demagogica con la quale mi sarei potuta indignare subito per l’accaduto, mi ero insomma guardata bene dal lamentarmi per quell’intervento che, a causa dell’ora, avevo pesato fosse dovuto a motivi di urgenza. Diciamo infatti che essere svegliati in piena notte da una squadra di operai che con un escavatore scende fino alle viscere della terra, è quel tipo di avvenimento che trasmette urgenza, pericolo, necessità impellente e diciamo anche che il fatto che nessuno fosse stato informato di ciò che sarebbe accaduto, non poteva che rappresentare la conferma di questa ipotesi.
Tuttavia terminata sia la buca che la transennatura di sicurezza, non si è visto più nessuno. Per i primi giorni mi sono quindi sforzata di immaginare che ciò dipendesse da una scarsa efficienza organizzativa del lavoro. Evidentemente, ho pensato, la squadra di operai addetta a aprire voragini e quella invece addetta a farci qualcosa dentro, non sono in grado di intervenire simultaneamente ma ieri, ebbene si, anche io e dopo oltre un mese dall’accaduto mi sono dovuta arrendere alla mia indignazione.
E non tanto perchè nel frattempo la buca è diventata una specie di cassonetto piena di rifiuti, e neanche perchè le transenne sono cadute al suolo insieme alle segnalazioni luminose, ma perchè sul già desolante spettacolo della voragine, ieri è caduta una pioggia torrenziale che l’ha riempita di acqua melmosa.
A voler essere indefessamente ottimista, ora ci sarebbe da chiedersi quando ci metteranno i pesci rossi ma non credo di riuscire ad arrivare a tanto.

su il firenze di oggi

Un nome una garanzia

Viscontessa, 11 Aprile 2008

Fa piacere sapere che la maggior parte dei siti non rappresentano una testata giornalistica.
Fa piacere soprattutto in tempo di elezioni politiche quando anche la maggior parte dei partiti non rappresenta una proposta di governo ma tutt’al più un’idea e spesso molto confusa anche quella.Tuttavia il fascino della comunicazione è irresistibile e se da una parte c’è chi per attirare l’attenzione si spoglia per un calendario sexymaperbeneficienza, dall’altra c’è chi apre siti che non sono testate giornalistiche ma offrono un servizio di informazione per gli utenti.
Fatto sta che ieri avevo notato che un paio di accessi sul mio blog provenivano da un sito dal nome davvero singolare così, attratta dal nome e soprattutto dalla prospettiva di ritrovarmi in un sito ironico, sono andata a vedere di che si trattava.
Ebeteinfiore.it è invece un sito “serio” che fa informazione con tanto di redazione e soprattutto con tanto di lunghissimo articolo in “copertina” dal titolo “vademecum per elezioni politiche 2008”.
Si vede che per scrivere l’articolo ci hanno messo dell’impegno infatti ci sono tanti bei paragrafi, ci sono dei begli schemini, i disegnini, tutti i simboli dei partiti politici e tanto tanto altro compresa la lista dei siti dei partiti che si presenteranno alle elezioni politiche.
E lasciamo fare che non tutti gli indirizzi sono cliccabili e almeno uno è persino incomprensibile, ma al posto del sito della lista Pro-Life di Ferrara hanno messo quello di un mio post che conteneva una parodia del programma della medesima lista.
Speriamo che Ferrara non se ne accorga, io comunque i suoi voti non glieli rendo ma soprattutto non gliela do.
Pubblicato anche su Macchianera

Voi fate i piccioni che io faccio la fava

Viscontessa, 10 Aprile 2008

In realtà questa settimana sono successe diverse cose mi si incastravano malissimo con il blog.
Caro diario oggi mi si è rotto un piatto e poi qualche ora dopo succedeva il terremoto che non si incastrava con il piatto del blog ma meritava comunque di essere raccontato.
Così per non mettere troppo disordine tra i miei oggetti virtuali, ho seminato qualcosa a giro e qualcosa me lo volevo riservare per affrontare con calma un argomento che poi mi si è freddato e so già che riscaldato nel microonde non mi piace più.
Allora stasera, da brava massaia che massaie si diventa e non si nasce, metto qui i fatti della settimana anche perchè così dopo cena posso svoltare pagina e ricominciare da capo.
Prima di tutto è successo che è morto un amico di cui, come al solito a modo mio, racconto qui.
Poi, mentre cercavo lo spirito giusto per affrontare la puntata di Costanzo di ieri, mi hanno chiesto se potevo scrivere due righe di opinione su un articolo che parla degli accompagnatori ed effettivamente, sarà perchè lo spazio era poco e le cose che avrei voluto dire tantissime, ecco che mi ero messa da parte l’argomento per affrontarlo poi in tutta calma.
Tuttavia siccome non troverò mai il tempo per farlo, ecco che qui di seguito riporto le poche righe a corredo dell’articolo dal quale direi che comunque le mia opinione si capisce più che bene.
Infine, sulla giornata di ieri, ho scritto qualcosa che però sarà pubblicato solo domani sul blog di Grazia per cui non metto link ma chi volesse saperne di più domani dovrebbe trovare tutto.
Infine le previsioni del tempo giusto perchè su questo post non manchi proprio niente e siccome noi qui non si frigge con l’acqua, ecco che le previsioni le affido ad un proverbio così vi ho mollato anche il proverbio del giorno.
Insomma, due o più piccioni con una fava.
I piccioni metteteli voi che io come al solito faccio la fava.

Terzo aprilante quaranta dì durante.

Una volta si chiamavano Giovani Marmotte e aiutavano le nonnine ad attraversare la strada.
Ora si fanno chiamare “accompagnatori” aprono un sito internet e offrono i loro servizi a pagamento ma solo perchè le strade da attraversare durano una serata intera.
La sostanza non cambia, questi novelli cicisbei internauti rappresentano ancora il tipico esemplare di maschio che nessuna donna vorrebbe trovarsi nel proprio letto per non correre il rischio di dover chiedere indietro i soldi spesi per la serata.
Eppure questi patinati cavalier serventi che vendono galanteria un tanto al chilo, nutrono ancora l’illusione di essere loro a decidere l’esito della serata come se le loro dame non fossero in grado di comprendere l’atavico terrore di ogni uomo per un’eventuale cilecca.
A leggere le loro offerte fanno quasi tenerezza, offrono attenzioni, compagnia, cavalleria e ascolto giurando a se stessi e al mondo intero che questo è ciò che le donne vogliono.
E noi facciamo finta di crederci, una fetta di torta con un bicchiere di latte non lo si nega a nessuno.
Per le ostriche e lo champagne ci organizziamo da sole.

Una Svamp acqua e sapone

Viscontessa, 10 Aprile 2008

Risponde la blogger segretaria della Viscontessa.
La vostra Svamp de noarti non è al momento raggiungibile perchè ieri sera è stramazzata sul divano subito dopo cena ma siccome si era dimenticata di struccarsi, gli sono venuti due occhi rossi come un rospo e adesso vaga a tentoni per l’ufficio.
Se comunque volete lasciare un messaggio, la vostra Svip vi leggerà non appena riuscirà a riprendere l’uso della vista e forse in giornata, ma non faccio promesse, potrebbe anche rilasciare qualche autografo.
Tuttavia la Vis, una svamp nota alle cronache mondane soprattutto per la sua modestia e la sua infinita umanità, ci teneva a darvi qualche anticipazione sulla giornata che ieri l’ha vista indiscussa protagonista di un talksciò che dopo il suo passaggio non sarà più lo stesso ma il destino cinico e baro, sempre così avaro di soddisfazioni per la nostra svip, la costringe momentaneamente ad occuparsi di faccende molto più umili come quella di preparare velocemente un paio di fatture da inviare per l’anticipo in banca.
Se la banca mi rilascia a buon prezzo, poi torno, tanto per chi volesse un assaggio mi trova qui.

p.s brevi suggerimenti di stile:
le casalinghe sono out
i cammellieri afgani sono in
le quarantenni sono out
i gatti birmani sono in

Stella stellina la notte si avvicina

Viscontessa, 8 Aprile 2008

Sempre io.
Domani mercoledì 9 dalle 11,00 alle 13.00 su Sky Vivo da Costanzo la Stella sarò nuovamente io.
(vabbè si fa per dire)

Tutta la vita davanti

Viscontessa, 7 Aprile 2008

Michela Murgia ha la capacità di soffiarmi tutte le idee che ancora non ho neanche formulato e di formularle con le parole che io avevo dimenticato che esistessero. Parole semplici ma incastrate talmente bene tra loro che quando ho finito di leggere i suoi articoli mi sento in ordine, ben messa, a posto come quando esco dal parrucchiere.
Michela però non la conosco anche se oltre ad ammirarla, condividerla e stimarla, la percepisco come si percepisce la sensazione di un ricordo atavico od onirico, come le proprie radici che affiorano in superficie e si lasciano annusare per poi scomparire nuovamente sotto il terreno caldo e umido delle proprie origini.

La sua terra, la Sardegna, è un po’ anche la mia. Per quanto la mia somiglianza con mia madre sia estremamente limitata, c’è qualcosa che va ben oltre i luoghi comuni sulla Sardegna e i suoi abitanti e che mi porta ad amare quella terra e i suoi abitanti con lo stesso orgoglio, signorilità e durezza con la quale tutti gli isolani restano attaccati alle loro origini,. Qualcosa che riaffiora ogni volta che metto piede in Sardegna, una muffa dell’anima che è vita e speranza, e qualcosa che mi inorgoglisce e mi intimidisce ogni volta che ho a che fare con i suoi abitanti.
Si nasce con una dignità che si è costretti a portarsi dietro anche nei momenti più difficili come si nasce viscontesse anche se è solo un nick che ognuno interpreta come preferisce.

Per questo non esistono luoghi, situazioni o lavori che possono intaccare quella dignità e per questo pare del tutto normale, quasi ovvio, che un lavoro come operatrice di un call center si trasformi per una come Michela prima in un libro e poi in un film firmato da quel regista che rimarrà per molti soprattutto “Ovo Sodo” , Paolo Virzì.

Il libro di Michela nonostante tutto non l’ho ancora letto in preda, come mi capita di tanto in tanto, a quella sindrome del dì di festa che mi porta ad indugiare sul sabato del villaggio per godermi l’attesa della domenica. Tuttavia ieri pomeriggio ho affrontato la versione cinematografica del suo libro spinta, lo ammetto, non solo dalla curiosità per l’accoppiata Michela-Virzì, ma da quella della vita in diretta degli operatori del call center dell’azienda dove lavoro anche io.

Un film che come mi hanno raccontato molti ragazzi con le cuffiette, ha lasciato l’amaro in bocca più per le speranze infrante da neo laureti che non per la desolazione umana, eccessiva ed esasperata, con la quale Virzì racconta la storia dei precari addetti ai call center.
Certo, per offrire anche solo un assaggio di ciò di cui stiamo parlando, era necessario calcare la mano su tutti gli aspetti più avvilenti di una professione che forse è purtroppo nella realtà, la vera esasperazione di una cultura dell’immagine e della comunicazione, ma nel complesso questa esasperazione viene poi concentrata sulle caratteristiche di ogni personaggio tanto che l’auspicata riflessione su che cazzo di mondo che abbiamo contribuito a costruire, risulta alla fine impossibile da affrontare.
Nessuno, uscendo dal cinema, può riconoscersi nei personaggi di un film che, come i precedenti film di Virzì, ha il merito di restituirci il lato più genuino e più tenero della gioventù, perchè anche la stessa Marta, la protagonista, è genuinamente tenera in un contesto nel quale chiunque avrebbe perduto la verginità dell’anima o la capacità di ragionare con la sua testa.

E ora non mi resta che il libro.

Political Minds

Viscontessa, 6 Aprile 2008

Fortunatamente tra una settimana si vota. Da martedì prossimo spero di tornare ad essere una semplice cittadina italiana con tutti i miei problemi e tutti i miei telefilm preferiti.
Nell’attesa, mentre faccio zapping con il telecomando per scoprire dove sono finiti i serial killers di Criminal Minds, mi domando cosa mi offriranno domani, come donna, i politici seriali del nostro paese.
L’ultima novità, solo in ordine di tempo, è quella dell’assicurazione per le casalinghe proposta da Veltroni che confronto al milionario da sposare suggerito da Berlusconi e la maternità ad oltranza predicata da Ferrara, mi pare anche la proposta più sensata; sarà perché, attestata la difficoltà delle donne di fare carriera e quella ancor più gravosa di conciliare la maternità con le difficoltà di carriera, temo che tornare ad occuparsi di macchie difficili e pavimenti da igienizzare, potrebbe rappresentare un sollievo per milioni di donne.
Certo una trentina di anni fa non avrei mai immaginato che a tutt’oggi le casalinghe potessero ancora rappresentare una vera e propria categoria femminile da difendere e tutelare, diciamo che sull’onda delle rivoluzioni sociali degli anni 70, mi aspettavo che quegli uomini che per la prima volta allora si avvicinavano ad una pila di piatti da lavare, avrebbero poi fatto progressi sufficienti a garantirci che i lavori domestici non sarebbero più stati una prerogativa di genere, tuttavia visto che tutto il loro contributo si è alla fine concretizzato con l’acquisto della lavastoviglie, ben venga un’assicurazione per l’uso, per esempio, del ferro da stiro che quello, non si sa com’è, è tuttora un’arma che sanno usare solo le donne.
Devo però ammettere che nonostante la rassegnazione con la quale ho trovato la proposta meritevole di attenzione, non ho potuto fare a meno di chiedermi quali potrebbero essere i criteri adottati per stabilire l’appartenenza alla categorie delle casalinghe. La maggior parte delle donne infatti, è comunque casalinga anche se ha un lavoro fuori casa e spesso c’è anche una suocera, una mamma o una zia che in qualche modo contribuiscono alla gestione casalinga della famiglia. Tutte donne , insomma, che potrebbero infortunarsi a casa nostra magari proprio nostra suocera che potrebbe bruciarsi con il ferro mentre sta stirando la camicia di suo figlio.
Tanto già mi immagino le disastrose conseguenze di una simile iniziativa. “caro, tagli tu il pane?” “Scherzi! Se mi taglio io non sono assicurato”.

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