suggerimenti per il titolo?

Viscontessa, 6 maggio 2010

Oscar rincasò giusto in tempo per sentire l’ultimo squillo del telefono.
Maria riattaccò il telefono giusto in tempo per sentire il timer del forno che le comunicava che la torta era pronta.
Giulio spense il timer giusto in tempo per sentire che suonavano alla porta.
Ettore rispose al citofono giusto in tempo per accorgersi che la vicina di casa stava uscendo.
La vicina di casa salì sull’auto del suo amico giusto in tempo per sentire che nel fine settimana sarebbe piovuto.
L’amico della vicina di casa di Giulio salì sulla sua auto giusto in tempo per evitare che un piccione gli cacasse in testa e il piccione cacò giusto in tempo per beccare la bicicletta di Oscar che per quel contrattempo rincasò giusto in tempo per sentire l’ultimo squillo del telefono ma non fece in tempo a rispondere perché Maria riattaccò giusto in tempo per sentire il timer del forno che tuttavia spense Giulio giusto in tempo per sentire la porta che suonava e uscire con la vicina di casa di Ettore che rispose al citofono giusto in tempo per accorgersi che la vicina di casa stava uscendo.
E nel fine settimana sarebbe piovuto. Cazzo.

La donna si buttò sul letto con gli abiti ancora in dosso. Era stremata dalla fatica e si addormentò così, con gli abiti in dosso e la bocca aperta.
Willy il ragnetto, personaggio mitologico metà ragno e metà filastrocca per bambini, che se se stava come al solito appollaiato nelle fantasie infantili, non si accorse subito di lei.
Dopo essere passato per le mani di migliaia di bambini di tutto il Paese, Willy si era appisolato convinto che a quell’ora nessuna mamma premurosa o insegnante solerte lo avrebbe costretto ad arrampicarsi e poi precipitare giù da chissà quale altezza. Purtroppo però non aveva fatto i conti con i suoi incubi e mentre come al solito precipitava dalle mani grassoccelle e unte di un bambino che lo lasciava cadere nel vuoto per ficcarsi quelle sue dita grasse e unte dentro il naso, si era svegliato di soprassalto e aveva visto la donna profondamente addormentata sul letto.
La cosa che lo colpì subito fu la totale assenza di trucco sul volto della donna. Era un volto pulito, senza tracce di trucco o residui di materiale sintetico da demaquillage. La pelle era liscia e pulita e anche i suoi occhi chiusi sembravano intonsi come quelle cose intonse che mettono sempre un po’ di soggezione. Se non fosse stato per gli abiti che indossava, Willy il ragnetto avrebbe detto che si trattava di una visione celestiale come quella volta che precipitando dalle mani di una maestra che stava in piedi sulla cattedra, le apparve una donna vestita di azzurro che lo salvò con una paletta per raccogliere il sudicio. Una bidella, disse qualcuno, ma per lui quella restò sempre la donna del mistero, la salvatrice dei ragnetti, la Willa che ogni Willy avrebbe voluto incontrare sul suo cammino. Spiritualità purissima che adesso ritrovava nei tratti distesi della donna addormenta sul letto e che lo colpì al cuore con la violenza di chi sa che il suo destino non si compirà mai e che sarà sempre identico a se stesso. Se almeno fosse diventato un film come era successo per altri suoi illustri colleghi….. ma questo era un altro discorso e adesso doveva concentrarsi su quella donna e su ciò che lei gli aveva trasmesso con la sua semplice presenza.
Forse fu per questo che non si accorse subito della bocca aperta della donna e non si accorse neanche di quel sottile filo di bava che le colava lungo la guancia e che solo molto tempo dopo avrebbe capito essere il segnale divino che aspettava da una vita.
Un fragilissimo filo di bava come quella che lui era costretto a produrre ogni giorno per avere il diritto di frequentare ancora le favolette per bambini. A volte si sentiva Sisifo costretto a portare una pietra su un pendio dal quale sarebbe inesorabilmente scivolata giù, altre, quando era più ottimista, si diceva che ogni ragno passava la sua vita a tessere ragnatele e che il fatto che lui fosse immortale mentre i ragni veri hanno una durata spazio temporale limitata, in fondo era una gran fortuna. Sisifo non era certo nato per portare pietre mentre lui, Willy, era nato proprio per tessere ragnatele.
Quella sera, comunque, non pensò a niente di tutto ciò ma si limitò a guardare al donna senza trucco stesa sul letto. Poi si ricordò che come ogni mattina, anche la mattina successiva si sarebbe dovuto svegliare prestissimo per prestare assistenza a qualche mamma insonnolita che prima di entrare in fabbrica doveva anche portare il pargoletto all’asilo nido. In particolare ce n’era una ultimamente che ogni mattina lo buttava giù dal letto non più tardi delle cinque. Con tutte le filastrocche che ci sono al mondo il suo bambino si era affezionato proprio a lui e lei ogni mattina lo svegliava cantando la filastrocca di Willy il ragnetto. Il bimbetto non era neanche male, lasciava fare la tela alla mamma e poi andava a cercare un orrido dinosauro di plastica che gli aveva regalato il papà, ma restava quella questione dell’orario ancora in sospeso e prima o poi sapeva che avrebbe dovuto affrontare l’argomento.
Fu dietro a questi pensieri che si girò di lato appoggiando una delle sue otto zampe sotto alla testa e fu così che si addormentò poco dopo quando i pidocchi che aveva contato erano si e no un centinaio. Una volta aveva sentito dire che gli umani invece dei pidocchi, contavano le pecore ma lui a questa cosa qui non ci aveva mai creduto.

La cornice è poco più spessa di un paio di centimetri. E’ una cornice di colore rosso accesso, lucida e liscia come la schiena di una trota. E infatti dentro alla cornice ci sta proprio una trota o almeno quella che nelle intenzioni dell’artista doveva essere tale. Che dovesse essere una trota si evince dalla figura disegnata dall’artista, una palla ovoidale con estremità crescenti e grosse orecchie ricoperte di pelo che scendono fino alle pinne per poi perdersi tra le fluttuanti onde dell’oceano. Gli occhi, di color verde paglierino, sono affaticati e vacui come quelli di un vecchio mendicante della Parigi degli anni venti mentre i denti, di dimensioni importanti, sporgono vistosamente da un labbro appena accennato come quello di alcune Madonne Senesi raffigurate dal Caravaggio nel suo periodo toscano.
Nel complesso si tratta di un’opera di un certo valore nella quale lo strabiliante realismo con il quale viene raffigurata la parte divina della trota, conferisce da un lato autorevolezza all’artista e dall’altro una sorta di mistica folgorazione in colui che si trovi a contemplarlo. Tuttavia, il color grigio della bestia, stride con il rosso della cornice Ikea dal nome impronunciabile che, inevitabilmente, costringe anche le sensibilità più raffinate a chiedersi se si possa veramente parlare di post fancazzismo o di iconografia classica della trota, di fronte ad un opera del genere.
Io ci abbinerei un vino rosso leggermente fruttato a temperatura ambiente e un foulard di canapa naturale color nocciola.

Quando si sparse la voce i più ne erano già al corrente anche se nessuno aveva mai detto niente. Era successo, di tanto in tanto, che qualcuno avesse cercato di affrontare l’argomento ma poi ci son cose sulle quali non c’è niente da dire e i lunghi dibattiti sulla scoperta dell’acqua calda, erano andati deserti come deserti erano i luoghi dell’anima nei quali taluni cercavano conforto.
Quelli che sapevano li potevi riconoscere proprio dal loro silenzio, profondo, viscerale, surrenale, gli altri invece, quelli che facevano, erano facilmente riconoscibili da tutto lo schiamazzo che avevano provocato non appena appresa la notizia. Taluni, sorpresi dal boato dei fattivi, si suicidarono affogandosi nel sidro importato illegalmente da un tizio chiamato Tizio, impazzirono per il dolore e furono rinchiusi in una vecchia stalla di legno che qualche anno dopo prese misteriosamente fuoco la notte che la città fu spazzata via da un ciclone di nome Manola.
Anche in quell’occasione alcuni affrontarono nuovamente la vecchia questione dell’acqua calda ma quando qualcuno propose di buttare dell’acqua fredda sulla vecchia stalla in fiamme, si crearono nuove spaccature tra le comunità e l’argomento fu accantonato per sempre.
Il giorno che tuttavia si sparse la voce, nessuno sapeva ancora che Johan, un marinaio rumeno sbarcato in paese molti anni prima, aveva contratto una brutta malattia che un paio di mesi dopo lo portò alla morte. Anche se lo avessero saputo, le cose sarebbero andate come poi sono andate perché ad un certo punto si fa un’ora che ti pare pure decoroso andare a letto e se domani qualcuno di chiede a che ora sei andata a letto, tu non devi mentire spudoratamente solo per difendere la tua dignità. Tu potrai essere sincera: la differenza tra una disoccupata e una casalinga, sta tutta lì. Se sei una casalinga vai a letto presto.

E’ venuta a trovarmi un’amica

Viscontessa, 4 maggio 2010

Avere di là Michela che non so che cazzo fa, mi fa piacere.
Fuori piove, piove parecchio e preferirei che mia figlia fosse in camera sua a pulire i vetri o a leggere Guerra e Pace…. Esagero. Ma non è affatto semplice avere a che fare con un’adolescente che va a spasso come se ce l’avesse solo lei e poi si secca perché individuo sempre i personaggi del commissariato di Fabrizio Frizzi.
Comunque se fosse a casa sarei più contenta.
Piove, piove e si sentono le rondini e la musica di sotto fondo di un tipo che non mi ricordo come si chiama ma Michela lo conosce anche se le ho detto che me lo ha regalato la mia amica danese che lo ascolta quando cucina.
Tengo la finestra aperta sul giardino e mi aspetto di veder spuntare un vietcong da dietro un’aralia da un momento all’altro. Le piante sono troppo grandi per questo sputo di giardino da dove arrivano alternandosi, ora puzza di merda ora profumo di pane. E’ per via del tombino del giardino e del forno sotto casa. Se becchi la zaffata giusta ti si scioglie il cuore ma se è il quarto d’ora di puzza di merda, ti manca proprio l’aria.
I gatti più meno sono tutti qua e dopo aver cercato per una settimana la gattina tricolore, sono proprio contenta che adesso siano tutti a casa. Marta è sulla poltrona dello studio del piano di sopra mentre Olga è sul cuscino del mio letto e Micione sul divano del salotto.
Michela ride e dice che i miei gatti sono proprio dei paraculi – anche se lei non dice proprio paraculi ma una cosa molto più bella – perché si scelgono tutti i posti migliori della casa. Non ci avevo mai pensato però adesso mi spiego perché nessuno va mai sulla poltrona dello studio o sul divano del salotto: per non disturbare i gatti.
Marta comunque è tornata sabato mattina alle quattro. Ha fatto un debole “miao” che tanto lei è l’aristocratica del gruppo e a noi umani ci tratta come servi.
Ci siamo svegliati immediatamente tutti e due. Mio marito fa “ho sentito miagolare”. Io rispondo “anche io. Vado in bagno e scendo a controllare”. Lui pensa “come può andare in bagno prima di controllare se è tornata a casa la nostra bambina?”.
Non volevo illudermi. Ho pensato a quando lo avevo fatto e poi mi ero ritrovata davanti ad una versione sbiadita della Marta.
Avevo tappezzato il quartiere di cartelli e mi hanno telefonato quasi subito. Ma non era lei. Ad un certo punto ho persino tentato di spolverarla perché mi son detta “magari è lei che si è rotolata nella farina del forno”. Un’idiozia. Era ovvio che non fosse la Marta. Certo se Marta non fosse tornata avrei potuto adottare la sua versione sbiadita. Ci avrei pensato….
E invece sabato mattina era proprio lei. E’ entrata in casa senza un miao e come al solito mi ha guardato come se la fosse la prima volta che mi vedeva. E’ rimasta basita per un attimo fermandosi con una zampetta per aria e piantando quei suoi grandi occhi verdi nei miei, poi ha finto di tollerami e si è diretta verso la ciotola del cibo. Ha assaggiato appena due crocchini e senza un miao è salita al piano di sopra e si è diretta verso il letto vuoto di mia figlia. Punto, fine della storia.
Michela è di là che scrive o telefona o legge o magari dorme. Fa un sacco di cose e non si stanca mai. Ha sempre l’espressione da “che culo!” perché lei è così, è come se avesse imparato come vedere il lato bello delle cose. Dico imparato perché hai la sensazione che non sia sempre stato così.
Chiusa parentesi.
Questo mese ho guadagnato 19 euro ed è tutto ciò che ho guadagnato nel 2010. Che poi li ho solo guadagnati ma non li ho ancora incassati. E probabilmente non lo farò mai.
Se mi succedesse qualcosa oggi il mio valore di risarcimento sarebbe praticamente nullo. In un mondo nel quale qualsiasi cosa ha un prezzo, la mia vita non varrebbe praticamente niente. Anzi no, in quando bianca ed europea, qualcosina varrebbe, sicuramente più di quella di un bambino ugandese o di una bambina cinese ma probabilmente meno di quella di una bambina thailandese possibilmente vergine e meno di quella di un giovanotto brasiliano con tutti i suoi begli organi giovani e pulsanti. Vuoi mettere un rene suo con uno mio?
E quanto vale il gatto Romeo er miglior gatto der Colosseo? Chiedere a Scajola prego.

Tutto è politica

Viscontessa, 23 aprile 2010

Cazzo, hanno aggredito Claudia Pandolfi ed è stato un paparazzo.
Per adesso sappiamo solo che al paparazzo è stato convalidato il fermo di polizia ed è rinchiuso a Regina Coelia, mentre Claudia è stata operata per due costole rotte che rischiavano di perforarle un polmone. Almeno credo.
Comunque ci teniamo aggiornati. Tanto la D’eusanio, ospite di Sposini che ha stravolto all’ultimo momento il palinsesto della sua trasmissione, pensa che l’aggressione non sia mai scusabile ma altri autorevoli ospiti, hanno concordato nell’affermare che:
1)è giusto che i paparazzi facciano il loro mestiere ma con rispetto
2)molti vip devono il loro successo proprio ai paparazzi e di questo bisogna ricordarsene
3)che tuttavia, ovvietà a parte, ci dev’essere rispetto da entrambe le parti. Da parte dei vip perché i paparazzi fanno il loro mestiere, e da parte dei paparazzi perché i vip sono vip e se tu non sei vip, bello mio, so’ cazzi tuoi.
Ottimo direi, certi incidenti capitano sempre nel fine settimana quando c’è da riempire non solo i talk show di tutta la settimana, ma pure quelli del fine settimana che non sanno più di che cazzo parlare e con chi.
Ottimo, pensano anche i direttori dei vari tg, la diamo tutt’al più come seconda notizia e ci appiccichiamo subito un lungo servizio con interviste ai colleghi illustri del paparazzo, e ci mettiamo pure qualche opinione della gggente comune. Boh, poi quando il capo finisce con Ornella, ci farà sapere lui.
“Cazzo è un cretino, è sempre stato un cretino, glie l’avevo detto di lasciar perdere la Pandolfi”. I colleghi lo difenderanno in pubblico e lo rinnegheranno in privato. Il parlamento sentirà forte il bisogno di legiferare in materia e dopo un durissimo scontro tra destra e sinistra anche se nessuno ha capito più dove finisce l’una e dove comincia l’altra, la legge sarà approvata dal Parlamento e morirà di inedia in Senato. Così avremo fatto tutti contenti. I paparazzi che potranno fare indisturbati il loro mestiere, i paparazzati che se levi quelli che ci tengono alla privacy non resta più nessuno e la gente comune che troverà ancor più del torbido in ogni foto spiata.
In uno speciale di Matrix parleranno Barillari del quale ricorderemo, tramite i suoi ricordi, la sua lunga carriera dagli anni della dolce vita per poi stabilire, infine, com’è cambiata la figura professionale del paparazzo negli anni. Forse ritireremo dentro anche Corona e poi ci vorrebbe qualche vittima illustre o… un Michele Placido come lo vedi? Ma perché è stato aggredito da un paparazzo? Non lo so ma è il tipo giusto, un attore di grande fama e con un caratterino niente male.
Tanto anche Vespa sta preparando la sua puntata, il suo salottino buono di babbioni che fanno conversazione con lo stile del tè delle cinque a casa di mia nonna. Il veleno che scorre a fiumi tra le formalità di una “certa” educazione.
Alba la voglio, dirà il nostro Vespa nazionale, ma poi se invito lei non posso invitare quell’altra che pare abbia le gambe più belle delle sue e lei non vuole e poi…. devo chiamare Gianni perché bisogna che mi dica lui chi posso invitare tra i politici. Basta che non mi mandi la Mara che altrimenti diventa un gallinaio!
Santoro ride sotto ai baffi. E se per tirargliela in culo facessimo tutta una trasmissione per parlare dei paparazzi? Quello si aspetta che parliamo di lui e invece noi non ce lo filiamo neanche. Pensa come si rode! Ormai se di lui non ne parliamo noi non ne parla più nessuno e allora giovedì prossimo si parla di paparazzi!
Mi scusi Maestro – sussurra qualcuno dal fondo dell’enorme tavolo della redazione – ma cosa c’entrano i paparazzi con i temi sociali che trattiamo abitualmente?
Giusto! – urla il maestro dal suo posto a capo tavola – Bravo! Mi piacciono quelli che collaborano, che si fanno sentire, che manifestano anche i loro dubbi. Bravo! E allora adesso dacci un’idea per fare questo collegamento tra paparazzi e problemi sociali.
Il titolo della puntata sarà “Privacy, ma quanto ci tocca?” e partendo dal recente caso di cronaca della Pandolfi, si giungerà a sostenere che comunque sia Berlusconi è uno stronzo.

Della nube di Fantozzi e di altre piccole disgrazie

Viscontessa, 21 aprile 2010

Che peccato però, ora che anche la nuvola islandese se n’è andata non c’è più niente di interessante di cui parlare. E soprattutto non c’è più niente contro cui prendersela quando non sai che cazzo dire.
Ti cadeva un bicchiere e dicevi “sarà colpa della nube islandese”. Finivi la benzina e dicevi “cazzo, è colpa della nube”. E’ comodo avere una nube sulla testa. Se il bucato è annerito è colpa della nube che tanto a quella non puoi farci niente mentre se è colpa dell’inquinamento dovresti andare a piedi e sticazzi, ti fa fatica, meglio usare la nube.. E poi la nube è inquietante, chissà cosa contiene la suo interno, di sicuro niente come non contenevano niente quella di Chernobyl o quella di Seveso.
Con la nube però non c’entriamo proprio niente. Questa volta non è colpa nostra, questa volta non c’è surriscaldamento della crosta terrestre, non c’è deforestazione, edilizia selvaggia, inquinamento. Questa volta è davvero una calamità naturale e chissà quante ce ne capiterà ancora di vedere nella nostra vita. E’ un po’ come l’eclissi totale di sole. Se la vedi una volta sei già fortunato il resto è tutto colpa nostra.
Per questo è un peccato che la nube se ne sia già andata perché ciascuno di noi, come da tradizione, ha visto in lei un po’ quello che gli è parso, chi una curiosità, chi un intoppo, chi un segno del destino, chi una scusa.
Che poi dici, quanto possono economicamente sopportare una situazione del genere le compagnie aeree? Il danno economico per la caduta di un aereo potrebbe davvero essere superiore a quello di uno stop a tempo indeterminato? Cosa dicono i Lloyd di Londra?
Non lo so, ecco, è che col tempo diventi diffidente, ti aspetti le pandemie e non arriva neanche l’influenza, ti dicono che l’inquinamento nelle nostre città è troppo alto e facciamo il solito servizio di due ore sulla nomina di Elkann a Presidente dell’unica industria nazionale che vende auto, ti rintontiscono con i cuccioli in tivvu e poi allungano il calendario venatorio.
No va bene, io questa cosa qui non l’ho seguita un granché ma è tutto il giorno che mi giungono voci e notizie sulla decisione di prorogare il permesso di caccia di soli dieci giorni in più.
Una roba che maggioranza e opposizione hanno espresso il loro parere, una specie di questione etica che il Paese chiedeva impellentemente di risolvere. Roba che mi son detta: ma ci saranno dei sordidi risvolti che non comprendo. Io la caccia la abolirei del tutto e abolirei del tutto anche i cacciatori. Proprio fisicamente, dico. Ma.
La caccia? Cioè l’attività parlamentare è impegnata in questioni di questa importanza? Il voto sulla caccia è stato l’episodio clou della vita politica dei nostri parlamentari di questi ultimi giorni?
E tanto crolla Ventotene.

Diversamente opposto: cinque regole d’oro

Viscontessa, 17 aprile 2010

Prima di tutto mi è spuntato un brufolo di primavera. Sta lì come niente fosse e non c’è verso di spiegargli che la sua presenza non è affatto gradita. Ho provato a coprirlo con un cerotto ma quello, privato della luce del sole, ha cominciato a lamentarsi e ho dovuto liberarlo. Allora ho tentato di coprirlo con del correttore ma l’effetto è stato a dir poco inquietante e infatti stanotte ho sognato che avevo un grosso brufolo a forma di cazzo tra le tette e ad un certo punto il grosso brufolo a forma di cazzo che avevo tra le tette, ha cominciato ad eruttare pus e sangue e siero e piano piano si è ammosciato e io me ne andavo a spasso tenendo in mano questo uccello smencio che ad un certo punto era diventato bozzoloso come il pisello del mio cane quando vede una cagnetta in calore. O comunque una cagnetta qualsiasi perché lui è di bocca buona e gli basterebbe infilarlo da qualche parte. Almeno una volta.
Mi sono svegliata che non mi sentivo troppo bene. Sono rimasta seduta sul letto per circa dieci minuti a fissarmi le tette e solo quando sono stata sicura che lì nel mezzo non fosse spuntato proprio niente di nuovo, mi sono alzata e mi sono accasciata sul divano di fronte alla tivvu.
La seconda cosa è che la tessera Mediaset Premium con abbonamento gratuito di tre mesi che ho ricevuto in omaggio con la macchina da caffè che ho ricevuto in omaggio con l’aspirapolvere che ho pagato fior di quattrini, è una stronzata, è una cagata pazzesca. Però il caffè è buono.
Ho acceso la tivvu e c’era lo stesso dott. House di ieri sera che diagnosticava la solita lebbra atipica alla solita paziente che poi non so per quale motivo, voleva una crema per il viso. Vedo sempre la fine del solito episodio.
Verso le dieci avevo le idee parecchio confuse e mi sentivo peggio di prima.
La terza cosa che ho fatto è stata quella di accendere il computer perché da qualche parte bisogna pur cominciare e prima o poi riuscirò anche io a linkare una notizia di Repubblica prima che lo abbiano già fatto milioni di internauti su tutti i social network. Per chi ancora non lo sapesse, i social network sono quei luoghi virtuali dove si linkano cose scritte da altri e volendo le si commentano brevemente con tono ora rassegnato, ora indignato, ora sarcastico.
Purtroppo però alle dieci di mattina le notizie migliori sono già state tutte linkate e non mi rimaneva che scegliere tra il sondaggio per sapere se sei una sposa perfetta o la moda di farsi il pedicure con i pesciolini.
Ho scelto il test della sposa perfetta ma non me la sono sentita di linkarlo. Il matrimonio non fa per me. L’ho già detto.
La quarta cosa è stata quella di leggere la posta. Come eventuale sposa faccio schifo ma non sto cercando un marito bensì un lavoro. Quello che però ho trovato non è un lavoro ma una serie di inviti a corsi a pagamento per ritrovare la propria autostima. Che sarebbe come dire “se non lavori la colpa è tua, pagami e ti spiego perché”. Deficienti. Metaforicamente palindromo.
Alle undici ero già inesorabilmente in ritardo e non avevo ancora niente da fare. Così ho cambiato le lenzuola del letto e le ho messe in lavatrice ma poi mi sono ricordata che ho firmato il contratto con l’Enel diversamente Enel. Se ho capito bene dal tizio che mi ha fatto firmare il contratto una mattina presto verso le nove, questa Enel è un Enel che fa concorrenza a se stessa. Una roba da dissociati mentali e ho chiesto al tizio se ad una delle due Enel interessava un corso per ritrovare se stessi. Nella mia casella di posta ci devono essere anche inviti per corsi a pagamento per capire da dove veniamo, dove andiamo ma soprattutto chi stracazzo siamo. Il tizio mi ha detto che chiederà al suo nick name e mi farà sapere. Comunque adesso la lavatrice conviene farla partire dopo le sette di sera e io di solito mi dimentico così la metto prima di andare a letto e mi addormento con il rumore della centrifuga. Dalle sette fino a quando vado a letto, sono la viscontessa e non posso pensare alla lavatrice.
A mezzogiorno sono uscita. Ho parlato di carciofi con un pensionato al mercato, di cani cinesi nudi con una prostituta della mattina e di Emergency con una massaia in fila alle poste. Era proprio una massaia perché me lo ha detto lei io gli detto che ero una disoccupata. Dipende da come vedi il bicchiere.
All’ora di pranzo sono tornata a casa e ho pensato che avere un grosso brufolo a forma di cazzo tra le tette, non è poi una stranezza più strana di altre.
Quinta ed ultima cosa. Vado a letto. C’ho il brufolo stanco. Gli si chiudono gli occhi e domani ho promesso di portarlo ai giardinetti. E non mi sono ancora decisa a trovargli un nome.

Cerco lavoro

Viscontessa, 14 aprile 2010

Giovane donna matura di straordinaria bellezza interiore, cerca qualsiasi tipo di lavoro purchè ben retribuito.
Offresi vivacità di linguaggio, originalità di pensiero, disponibilità immediata, flessibilità verbale e ottime capacità di adattamento.
Sono realizzata con materiali biodegradabili al 100% e sono completamente rivestita in pelle.
Alimentata con fonti energetiche alternative, consumo pochissimo: fino a trecento metri con un Martini e un paio di olive. Ho un’autonomia di circa dodici ore e posso essere ricaricata in qualsiasi momento.
Leggera, silenziosa, versatile sono dotata delle tecnologie più all’avanguardia e mi vendo con un pratico mezzo di trasporto che mi può portare ovunque.
Inquino pochissimo e godo degli eco incentivi per la rottamazione.
Usata pochissimo, mi vendo a prezzi ragionevoli fino ad esaurimento nervoso.
Spedizione gratuita e pagamenti rateali completano il profilo della mia candidatura.
Leggere attentamente le istruzioni prima dell’uso, non somministrare a bambini inferiori ai 12 anni, alle donne in gravidanza e ai cardiopatici. Posso causare effetti indesiderati anche gravi. .
Autorizzo il trattamento dei miei dati personali in conformità al D. Lgs. 196/2003

Ricetta per la domenica

Viscontessa, 11 aprile 2010

Ingredienti per 8 ore:

due grossi coglioni maturi
un marito italiano medio
una donna in pigiama
quattro fettine sottilissime di culo
una partita di calcio di serie A
un divano almeno da quattro posti
un ventre molle d’occidente
un letto
pigrizia qb
un pizzico di depressione.

Prendete il marito italiano medio e mettetelo a marinare per almeno quattro ore sul divano con un una partita di calcio di serie A.
Tanto prendete la donna in pigiama e insaporitela con un pizzico di depressione. A parte lavate e mondate due grossi coglioni maturi, quindi tagliateli a cubetti poi fatene delle striscioline, decorateli a piccolo punto, passateci una mano di smalto, impreziositeli con quattro fettine di culo in pasta di sale e poi metteteli in una terrina e sbatteteli vigorosamente a mano con la frusta fino a quando non vi sembreranno abbastanza gonfi.
A questo punto prendete la donna in pigiama che a adesso dovrebbe essere abbastanza depressa da rimanere in pigiama tutto il giorno e foratela con una forchetta appuntita perchè non scoppi prima del tempo. Stendete la donna in pigiama, flaccida e sforacchiata sopra ad un letto di pigrizia stagionata, cospargetela con la soffice crema che avrete ottenuto dal vigoroso sbattimento dei grossi coglioni maturi e lasciatela lì per almeno un paio di ore o almeno fino a quando la donna in pigiama, flaccida, sforacchiata e cosparsa di soffice crema di coglioni maturi, non comincerà a grattarsi il ventre molle d’occidente. A questo punto toglietela dal letto e lasciatela riposare per almeno mezz’ora. Servite a temperatura fredda e umida.
Il marito lasciatelo pure dov’è, basterà che domattina lo solleviate dal divano e lo spediate a lavoro. Ricordate solo di ostendere il suo sudario.

La Televisione

Viscontessa, 4 aprile 2010

Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare.
Ho visto dei buchi di culo in primo piano e ho capito che il Darwin di Bonolis è un programma di approfondimento, e ho visto la Perego premiare un disgraziato di diciassette anni che pesa cinque chili e ho pensato che la meschinità aveva tutti i diritti di diventare l’ottavo peccato capitale.
Ho visto giovanotti in mutande agguantare uno di quei culi in primo piano e sbatterselo sulla patta e ho visto un tipo che saltava toccando un vetro ed era una cosa importante, una cosa che meritava un premio. Ho visto il cartone animato di un paraplegico che fa il poliziotto e vuole arrestare la sua vicina di casa che è una cleptomane e finisce in galera ma evade e tramite le fogne arriva in un posto di cinesi e insieme alla sua famiglia fa la vita da cinesi. E ho visto il servizio del TG5 per salutare la Toffanin che a fine aprile ci sgrava un altro Berlusconi.
Ho visto morti squartati, affogati, bruciati e decomposti che sul tavolo per le autopsie di quelli di CSI appaiono freschi come rose. E ho visto la foto della sconosciuta ritrovata nel lago di Como.
La morte vera non è mai bella.
Beh speriamo almeno che sia stata la Canalis perché era gelosa del suo George. Cosa non tocca fare delle volte per convincere gli altri del proprio amore!
Ho visto i soliti mostri televisivi, quelli che non esistono, ologrammi di se stessi e ho visto i soliti bambini cantare. Ma Erode che fine a fatto?
Ho visto la D’Urso, la Panicucci, la De Filippi, la Perego, la Clerici, la Gruber, la Parodi, la Merlino, la Toffanin, l’Annunziata, la Landi, la Dalla Chiesa, la Busi., la Carlucci…ma dove cazzo son finiti gli uomini? Ho visto la Passione di Cristo e i fanciulli venite a me che passione! Ho visto che il pil va giù e la disoccupazione va su ma l’indice YHABG studiato dal Ministro Brunetta, indica una netta ripresa del 65% . Il calcolo basato sull’indice EMA approvato dell’Istituo Superiore delle Nazioni Unite e adeguato al Pil delle Nazioni della CEE che abbiano rispettato i paramentri di Maastricht per il biennio 2002 2003 purché i centimetri cubici di acqua piovuta nel mese di aprile siano stati certificati dalla FAO, viene suddiviso per i millesimi di appartamenti posseduti nel 2007 quando c’erano al governo quegli sporchi comunisti.
Ho visto calciatori e Arisa e non ho visto la differenza. Ho visto bambini che cantano come adulti e forse l’antidoping bisognerebbe cominciare a farlo a questi piccoli mostri. E ho visto dei mostri che stanno su un’isola a patir la fame perché ormai le uniche emozioni che alcuni riescono a provare sono quelle stimolate da un telecomando. Da qualsiasi parte dello schermo stai.
Ho visto milioni di italiani che vanno in vacanza per Pasqua. Famiglie felici che non sapendo decidersi tra la Tunisia e l’ennesima settimana bianca, dichiarano di fronte alla telecamera che hanno deciso di fare una settimana qui e una lì. Ma la crisi? Chiede una sorridente e bellissima giornalista alla famiglia felice. Perdonatemi, – pare sottintendere con quel sorriso che possiamo solo immaginare – ma son domande che purtroppo dobbiamo fare. Allora la madre arretra di un passo e stringe i suoi pargoli a se, il padre fa un passo in avanti, si fa serio e mentre la telecamera stringe sul primo piano di un padre di famiglia giustamente preoccupato ma ottimista, lui dice “eh si la crisi c’è stata ma ora le cose piano piano si stanno rimettendo in moto e anche noi, dopo un periodo così difficile, abbiamo pensato di meritarci una vacanza”.
E non ho visto milioni di italiani che sono senza lavoro o che il lavoro rischiano di perderlo. Ma non ne ho visti neanche uno. Cioè non li ho proprio visti e forse è colpa loro che se stanno sempre tappati in casa invece di andare a Taormina o a Cortina. E non ho visto niente sull’articolo 18 ma ho visto Napolitano tutto contento del clima politico che si sta instaurando. Ora facciamo le riforme. Praticamente siamo in un riformatorio.
Ho visto un sacco di morti, morti veri ma lontani, gente morta che viene commemorata con le trasmissioni in tarda notte, quelle curate dagli intellettuali del gruppo che gli piace tanto occuparsi d’arte e allora occupati di arte così non rompi i coglioni. Ho visto gente che in televisione ci è cresciuta, e invecchiata, qualcuno è morto, altri lo sono quasi ma all’improvviso la televisione ha fame di personaggi e allora il tuo agente ti chiama e ti dice se ti interessa partecipare come ospite ad una trasmissione sulla Rai. Cazzo! Io mi metto nei panni di quelli che da vent’anni non li chiamava più nessuno e all’improvviso ti chiamano e ti offrono addirittura una prima serata. E allora te li ritrovi lì sullo schermo tutti incartapecoriti e c’è sempre qualcuno che dice “ah, ma lui è ancora vivo? Pensavo che fosse morto. Ma quanti anni avrà ormai?”. E tu sei lì sotto ai riflettori dopo tanto tempo e non ti hanno invitato per raccontare tutta la tua meravigliosa vita artistica perché anche tu hai un sacco di aneddoti che se solo….. no, sei lì perché pensano che tu sia stato il più caro amico di quell’altro che è morto – mai troppo presto, pezzo di merda – e al quale hanno dedicato la trasmissione nella quale ti trovi adesso.
Ho visto la Dandini ma…… sbaglio o si è data una tiratina? Sere, se passi di qui lascia almeno il nome della crema miracolosa. E ho visto un gioco talmente scemo che ho dovuto vederlo varie sere di seguito per capire quanto fosse scemo. C’è uno che deve indovinare cosa fanno gli altri. Praticamente ci presentiamo in dieci e tu devi indovinare che sono io quella che si fa ciucciare le dita dei piedi. Per aiutarti, se proprio lo vuoi perché gli aiuti costano, posso dirti che una volta mi sono fatta una maschera per i capelli a base di frutti rossi. E cazzo c’entra? E che ne so, ve l’ho detto che questo gioco non l’ho capito…..a meno che non si debba ricavare dall’indizio sulla maschera per capelli ai frutti rossi il bandolo della matassa. Pensateci, chi si fa leccare le dita dei piedi deve sempre avere i piedi in ordine il che significa anche smalto per le unghie e quale colore di smalto per le unghie può preferire una che si leccare le dita dei piedi? Di certo non il rosa, probabilmente il rosso come i frutti rossi di quella famosa maschera che, guarda caso, riguardano l’estremità superiore del corpo così come le unghie dei piedi quella inferiore. Va bene, devo smetterla di guardare i telefilm americani con i medium, i sensitivi, gli scrittori, gli psicopatici…..
Ho visto il Papa vittima di una giustizia ad orologeria che scoppia, guarda caso, alla vigilia della resurrezione, una delle ricorrenze più importanti per la Chiesa Cattolica. Una roba di un tizio che non solo muore e risorge per noi, ma che gli tocca morire e risorgere ogni anno perché noi si possa prendersi qualche giorno di riposo per abbuffasi con gli amici. Continuiamo così, facciamoci del male.

e siccome è facile incontrarsi anche in una grande città

Viscontessa, 24 marzo 2010

- mamma, ma oggi ti sei lavata?
- Non ancora, dammi cinque minuti e vado a farmi la doccia
- A quest’ora? Ma ormai sono le cinque e mezzo.
- Lo so, ma non ho fatto ancora in tempo
- Ma se sei tutto il giorno a casa senza far niente
- Veramente mi sono alzata alle otto e mezzo perché tu mi hai telefonato per chiedermi di portarti a scuola la macchina fotografica perché oggi venivano i danesi quindi ho pensato “mi lavo dopo” e sono uscita. Quando sono tornata a casa ho trovato il cane che ululava e prima che cagasse in salotto l’ho portato fuori e ho pensato “mi lavo dopo”. Quando sono tornata a casa con il cane mi son detta che era il momento buono per lavarlo e tosarlo e che sarebbe stato meglio che io mi fossi lavata dopo. Quando ho finito con il cane e tutto suo pelo tagliato era disseminato per il pavimento, ho detto passo l’aspirapolvere, pulisco il bagno e poi mi faccio la doccia. Poi ho preso l’aspirapolvere e quella si è bruciata. All’improvviso ha cominciato rapidamente a perdere potenza, è andata in apnea un paio di volte e prima che io potessi rendermi conto di cosa stava succedendo, ho sentito nell’aria puzza di bruciato e dopo una brevissima scintilla ha smesso del tutto di funzionare. Ho capito subito che questa volta si trattava di una cosa grave perché non aveva mai fatto così anche se io e la Mary (la filippina che parla solo inglese e viene a casa nostra una volta alla settimana) avevamo già notato che da quando siamo arrivati in questa casa non stava più bene come una volta. Aspirava poco, dava precocemente segni di essere piena, talvolta tossiva quasi come le si fosse incastrato qualcosa nel tubo. Vabbè comunque le ho staccato subito il serbatoio e la pompa in modo da farla respirare meglio, poi ho provato un paio di volte con la corrente ma dopo i primi due debolissimi battiti, non ha più risposto a nessuna sollecitazione. Allora sono corsa giù a prendere la cassetta degli attrezzi per vedere se ero ancora in tempo per l’espianto degli organi sani ma mentre ero seduta per terra piena di peli di cane e di polvere che usciva fuori dal cadavere ancora caldo dell’aspirapolvere, sono arrivate la nonna e la zia che mi dicono che si fermano a pranzo ma prima vogliono che andiamo a comprare il regalo per tua cugina. E siccome mancava mezz’ora alla chiusura dei negozi, mi hanno fatto indossare una giacca lunga sopra, un paio di occhiali da sole e mi hanno trascinato a comprare il regalo. Poi siamo tornate a casa e abbiamo mangiato ma mentre siamo a tavola mi accorgo che la gabbia dei pappagallini è venuta giù. Micione aveva buttato giù la gabbia e il pappagallino maschio era scappato. Allora io e la zia ci siamo messe a fare in giardino il verso dei pappagalli e poi abbiamo messo fuori l’altro pappagallo e ci siamo appostate con un cencio in mano per cercare di acchiappare l’uccellino. Poi non lo abbiamo sentito più e si erano già fatte le tre e dovevo venire a prenderti, per questo ho fatto tardi. Poi ti ho accompagnato a tennis e sono tornata a casa dove ho trovato la casa esattamente come l’avevo lasciata con in più un tavolo da sparecchiare e un quintale di sassolini caduti per terra con la gabbietta. Così mi son detta che se i sassolini non li raccoglievo subito, al buio sarebbe stato più difficile, quindi mi son detta che se lasciavo gli avanzi sul tavolo, i gatti avrebbero ripulito i piatti prima di me e non potevo neanche ignorare lo stronzo di cane sul tappeto del salotto dovuto probabilmente al non gradito bagnetto-tosatura e non potevo neanche lasciare la pappagallina femmina in evidente stato di choc, nella gabbia devastata da Micione e quando ho finito di sistemare tutte queste cose e sono salita su per farmi la doccia, ho ritrovato l’aspirapolvere sventrato e i peli di cane e pezzi di polvere ovunque. E allora con la scopa ho cercato di pulire il meglio possibile ma quando sono andata in camera mia per aprire un po’ le finestre e far circolare un po’ d’aria dopo il polverone, mi sono accorta che le tende che avevo montato ieri, erano montate male e non si poteva aprire la finestra. Allora sono tornata giù e rimesso a posto gli attrezzi da lavoro e sono risalita portandomi dietro lo scaleo per staccare le tende, poi sono scesa giù con lo scaleo e sono risalita con il necessario per spolverare, poi sono scesa giù con i resti dell’aspirapolvere e sono salita su con il cencio da dare per terra, poi sono scesa giù col secchio e su con la roba da mettere a lavare e ancora giù perché suona il campanello e sei arrivata tu.
- Si vabbè, ma potevi almeno lavarti.

prendimi così, non possiamo farne un dramma

Viscontessa, 23 marzo 2010

Ore 6. Un fastidioso rumore di sottofondo mi conduce ad un livello di coscienza leggermente superiore a quello del coma.
Ore 6.10 “ma cazzo! Ma vi pare l’ora di svuotare i pozzi neri?” la voce di mio marito che dalla finestra del bagno si rivolge agli svuotatori di fogne alle prese con i pozzetti dei vicini, mi risveglia completamente dal coma e mi metto a ballare il tip tap sulle sue palle per la gioa.
Ore 6.11 “e loro?” mi informo sulla risposta sicuramente garbata dei vuotatori di fogne che alle sei della mattina sono già molto più nella merda di quanto potremmo esserlo noi nel corso di tutta la giornata.
Ore 6.12 “si” e si sono rimessi a rimestare nella merda del vicino.
Ore 6.20 cerco il cane dentro al letto e lo rimetto sul cuscino così posso accarezzarlo. Mi dico che sono una gran figa perché la maggior parte della gente passa l’infanzia a dormire con un cucciolo di peluches, poi lo butta via e comincia a crescere. Io invece i peluches non li ho mai sopportati e da grande mi sono presa un cane vero da portare a letto. Sarà l’unico momento della giornata nella quale mi sentirò una gran fica.
Ore 6.30 Sogno che Luca Sofri si dimentica di portarsi via il topo che poco prima avevo visto nella gabbietta a prendere il sole a pancia all’aria. E avrei giurato che persino rideva ma non vorrei esagerare. Mi sveglio in preda alla convulsioni ma tengo a mente per lungo l’espressione felice del topo.
Ore 7.00 Non sono riuscita a riaddormentarmi. Questa tenda non va. Lascia filtrare la luce e non mi ripara dal muro bianco. Lascio il cane dentro al letto e mi alzo. Il caffè è finito. Mi metto a guardare i cartoni animati in tv.
Ore 8.30 telefona mia mamma, parliamo di tendine e malattie. Comincio piano piano ad assomigliare a lei. Non so che giorno sia il 26 né cosa farò oggi ma sicuramente ho qualcosa da fare.
Ore 8.45. Rifaccio i letti mentre parlo al telefono con mia madre e alla fine le confesso la mia frustrazioni per la tenda di camera che non copre.
Ore 8.50 Le dico preparati che passo a prenderti e lei mi dice si che ci mette un attimo. Penso allo zerbino che ho comprato ieri. C’è scritto “worning! desperate house wife”. Mio marito ci è passato sopra due volte senza neanche accorgersene. Mia figlia ha chiesto “che vuol dire?” sono otto anni, dico otto anni, che studia inglese.
Ore 9.00 Ho rifatto i letti, areato le camere, ammirato la mia lavatrice nuova, innaffiato le mie piante, spostato qualche cornice con le foto, parlato con i pappagalli, fatto uscire e entrare i gatti almeno dieci volte e mi sono anche lavata e vestita.
Ore 9.01 telefona mia mamma. Non può venire perché le fa male il piede e non se la sente di farsi in su e in giù tutto il centro commerciale in cerca delle tendine.
Ore 9.05 mi telefona un’amica che non sento da almeno tre mesi. Mi dice mi son licenziata e io le dico anche io. Mi dice che in fondo ci meritiamo un po’ di riposo e io le dico che non sono tanto sicura. Mi dice ci vediamo, le dico ci vediamo. Mi dice vengo venerdì mattina da te e ti porto le paste più buone che tu abbia mai mangiato. Ti porto anche il giornale? Mi dico che è danese. Beata lei.
Ore 9.15 Metto il guinzaglio al cane ed esco. Mi fermo sulla soglia e non so da che parte andare. Il cane nell’attesa piscia sull’angolo di casa e di striscio anche sulle mie scarpe. Mi dirigo verso la macchina, vado subito al centro commerciale e poi vado a fare la spesa e dopo pranzo vado in banca e poi alle poste. Passa una carrozzella trainata da un cavallo. Cazzo, oggi è martedì e c’è il mercato. Cazzo, adesso non so proprio cosa fare. Cazzo, ritelefona mia mamma e mi dice che le hanno telefonato per dirle che il cuscino che avevo ordinato è pronto.
Ore 9.20 Faccio scendere il cane dalla macchina, riprendo la borsa e chiudo l’auto.
Ore 9.21 Mi avvio in direzione opposta trainandomi il cane che sta cercando di cagare e che mi guarda come per supplicarmi di decidere cosa dobbiamo fare che altrimenti non sa mai quando è il momento buono per cagare. Lui ha i suoi punti di riferimento e secondo la direzione che prendiamo, caga sempre nello stesso posto. Però bisogna essere precisi perché traccheggi un pochino sulla porta perché non hai deciso la direzione, a quello gli si sballa tutto l’intestino ed è capace che per sicurezza torna a cagare a casa sul tappeto dello studio.
Ore 9.25 Mi sento leggera come una farfalla. Ho deciso che vado a piedi in banca così passo anche a ritirare il cuscino e faccio fare al cane una passeggiata abbastanza lunga. Magari prima faccio una piccola deviazione verso quel bar che ho scoperto ieri e che fa delle sfoglio con miele e pinoli che sono la fine del mondo. Se mi fermo a fare colazione, poi vado a ritirare il cuscino e poi vado in banca, dovrei fare abbondantemente in tempo anche a tornare a casa, lasciare il cane e andare a fare la spesa….. o andare al mercato? Ci penserò poi.
Ore 10.00 Tutto come previsto, ho ritirato il cuscino, il cane ha cagato e in banca c’era un po’ di fila ma ho lasciato tutto al cassiere e così ho fatto presto. Dieci minuti a passo svelto e siamo a casa.
Ore 10.01 Se però vado di qua, passo anche di fronte all’ufficio postale così mando via queste raccomandate e mi levo anche questa.
Ore 10.15 Cazzo però, l’ufficio postale me lo ricordavo più vicino sarà che ci sono stata in motorino. Certo che per tornare a casa adesso mi ci vuole un sacco di tempo. E poi chissà quanta gente ci sarà.
Ore 10.25 Lo vedo da lontano e mi impongo il training autogeno. L’importante è non guardare le vetrine e tirare dritto. Quante vetrine saranno mai? Se ricordo bene sono almeno sette o otto e ciascuna mostra tappezzerie diverse secondo lo stile. Passo la prima, la seconda, la terza.
Ore 10.30 Tanto devo fare solo una domanda e poi non mi serve niente.
Ore 11.30 Se all’ufficio postale non c’è tanta gente e cammino a passo svelto, forse faccio ancora in tempo ad andare al mercato. O a fare la spesa. Magari al supermercato e poi nel pomeriggio vado dall’ortolano e al centro commerciale. Il cane alza gli occhi al cielo.
Ore 11.45 C’era solo una persona davanti a me. Finalmente tocca a me. Ho il cane al guinzaglio, la borsa, il sacco con il cuscino, la borsetta porta documenti, le raccomandate in mano insieme ai soldi e al numerino. Squilla il cellulare. Non so in che tasca l’ho messo.
Ore 11.46 Il cellulare viene rinvenuto in una tasca interna della giacca che non ricordavo neanche di avere ma della quale, evidentemente a livello inconscio, conoscevo perfettamente l’ubicazione. Mi torna il mente il topo e mi compare un cerchio alla testa. Soprattutto perché il nome che appare sul display del cellulare mi mette di pessimo umore: è la mia ex padrona di casa praticamente un herpes, periodicamente ributta.
Ore 11.50 Esco dall’ufficio postale e valuto che per tornare a casa a piedi mi ci vorranno almeno venti minuti. E poi la mia ex padrona di casa il cui nome è rimasto sul registro delle telefonate perse, mi ha messo di pessimo umore e allora al mercato non ci vado e non vado da nessuna parte, anzi torno a casa di corsa e mi rinchiudo lì ad odiarla. Contenta?
Ore 12.30 Vado a piedi, mi ci vorranno dieci minuti e poi al mercato non si trova parcheggio.
Ore 12.35 Torno indietro perché sono stanca di camminare e allora prendo il motorino.
Ore 12.40 Sono al mercato e faccio ancora in tempo a vedere se trovo le tende. Comincio a camminare tra le fila dei banchini e il caldo diventa insopportabile. Mi allento la sciarpa, mi slaccio il giubbotto, mi cade la sciarpa, raccolgo la sciarpa, mi cade la borsa, raccolgo la borsa, sudo come d’agosto.
Ore 13.00 Trovo le tendine che cercavo anche se non sono proprio così ma sono molto simili a quelle altre che ho comprato che non erano proprio come le volevo e erano abbastanza uguali a come le volevo se non fosse stato che mancava mezzo metro di tenda. Mi faccio comunque tutto il mercato e torno a casa giusto in tempo per ricordarmi che mia figlia torna a pranzo con un’amica e io non ho fatto la spesa. Passo in rassegna qualsiasi soluzione alternativa ma non ce ne sono.
Ore 13.15 Entro nel forno un attimo prima che tiri giù il bandone e compro pizza per tutti. Questo però fa tanto mamma yeah e non casalinga disperata vero?
Ore 13.20 Torno a casa, prendo lo scaleo, e mi arrampico sul tendone della tenda per fare delle prove.
Ore 13.21 Mi telefona un’amica per confermarmi l’invito per sabato e mi racconta dell’ultimo cucciolo bruttissimo che è nato nell’ultima cucciolata. Mi dice che è dolcissimo e che non può venderlo ma che non può neanche tenerlo. Le dico “sabato porta anche lui” e poi mi mangio le mani anche solo per essermi fatta venire in mente una certa idea.
Ore 13.25 Mi dice che è tanto tempo che non ci vediamo per la sua contabilità e io le dico “tranquilla è tutto sotto controllo”. Mi dice “se lo dici tu”. Mi dico che devo smetterla di rinviare di settimana in settimana. Poi torno alle tende. Però fa tanto donna lavoratrice e non casalinga disperata.
Ore 14.00 mi telefona mia mamma e mi dice che mia sorella è ancora in ospedale per un controllo e che ci avrebbe chiesto se possiamo andare noi a prendere sua figlia a scuola e poi dal pediatra.
Porca puttana! Oggi pomeriggio dovevo fare la spesa!
Mia mamma non dice niente. Aspetta. Poi mi fa, ma cosa hai fatto poi stamattina? Va bene mi organizzo.
Ore 14.20 mi ritelefona mia mamma per il solito contrordine. Mia sorella ha ritelefonato che allora fa in tempo a fare tutto.
Ore 14.30 Mi arriva la mail di un settimanale femminile per chiedermi se in giornata posso rilasciare una piccola intervista sui blog al femminile. Rispondo di si e mi pare che le quattro siano una buona ora. Alle quattro e mezzo sono fuori alle sei e mezzo ho finito di fare la spesa alle sette ho già sistemato tutto e faccio anche in tempo a riguardare quella cosa che dovevo correggere. Mi sento tanto donna impegnata e non casalinga disperata.
Ho iniziato a scrivere questo post alle quattro e venti perché mi pareva che fosse ancora presto per uscire. Finisco ora e sono già in ritardo un’altra volta.
Magari vado solo al supermercato e, dall’ortolano vado domani che tanto devo anche andare al centro commerciale e devo attaccare le tende che sono tutte buttate sul letto e poi c’era quella cosa lì e quell’altra là. Autoindulgo.

« Post precedenti   Post successivi »