L’ambizione di dare all’androne del mio appartamento un’aria signorile è stata di breve durata.
Dopo il terzo mese in cui la coppia che veniva a pulire le scale doveva ancora incassare il primo, i due se ne sono andati e ci hanno lasciato con queste scale dove una patatina fritta è rimasta su uno scalino per mesi fino a lasciarne la sua untuosa impronta a testimonianza della sua lunga permanenza. Una specie di sacra sindone dell’alimentazione scorretta, un monito per i nostri fegati, una schifezza per i visitatori.
Anche per le biciclette non c’è stato niente da fare, ormai ce ne sono a grappoli infilate un po’ ovunque, e tra queste spuntano mazzi di volantini pubblicitari che nessuno si prende la briga di togliere dalle proprie cassette delle lettere e che dopo un po’, finiscono quindi inevitabilmente al suolo decorando il medesimo di offerte della Coop.
La luce delle scale segue le fasi lunari, funziona per tutte le scale quando c’è la luna piena, solo al pianterreno con la luna crescente, e solo nei piani alti con quella decrescente. Nei giorni nuvolosi quando la luna non è abbastanza visibile, la luce delle scale si sente perduta e senza un tocco rassicurante al fusibile del contatore, se ne resta spenta.
Il portone è senza molla, se lo apri resta aperto, se lo chiudi resta chiuso. Inflessibile come un generale tedesco, quello non si muove senza che una mano accompagni i suoi movimenti.
Da queste parti si vive così, o meglio, forse dovrei dire da queste parti si viveva cosi, perché dall’allegra compagnia del piano di sopra dei punkabestia e dei loro cani, alla vecchia signora della famosa pisciatina, fino alle studentesse americane che si alternano all’ultimo piano, nessuno si è mai preoccupato né occupato, di dare a questo spazio comune una sua dignità.
D’altra parte il concetto di dignità è un concetto molto soggettivo e se l’anarchia una volta tanto funziona, è davvero un peccato comprometterla con un’asfittica pianta di ficus che nel rendere più gradevole l’androne delle scale, non può esimersi da seminare il malumore tra chi avrebbe preferito un beniamino e chi un filodendro.
Dicevo poc’anzi "dovrei" perché si dice, anche se non ne ho mai avuto una prova visiva se non quella dei tacchini che per giorni hanno animato le scale, che all’ultimo piano sia arriva una famigliola di cui non so neanche il numero dei componenti e la cui esistenza, in questo caso, è stata provata non già da una pizzetta spiaccicata sul muro come si conviene ad un condominio rispettabile come il nostro, ma dall’inevitabile cartello sul portone.
Ora, prima che io prosegua, bisognerebbe che qualcuno mi spiegasse qual è la sindrome che colpisce almeno un condomino in ogni stabile, a scrivere e ad apporre cartelli sul portone delle scale. Se ne trovano ovunque, metti insieme tre appartamenti e sul portone delle scale apparirà un cartello con su scritte indicazioni che ambirebbero ad educare gli altri condomini ma che proprio per la presunzione con cui qualcuno si erge a tutore dell’educazione altrui, risultano immediatamente talmente ostili che ti verrebbe voglia di buttare una buccia di banana per le scale per poi sostenere candidamente che siccome niente era stato scritto al riguardo, pensavi che si potesse fare.
Il cartello in questione è quindi apparso dopo una sola settimana dall’arrivo di questi nuovi inquilini: "per favore non sbattere il portone", una robetta fatta a mano con un pennarello, la reazione stizzita dell’educatore di turno, che forse meravigliato dalla mancanza di una simile figura istituzionale condominiale, ha scritto la prima cosa che gli è venuta in mente.
Dico questo perché lui sta all’ultimo piano mentre io sono a pianterreno e non mi è mai capitato di essere disturbata dal portone che sbatte.
Il giorno successivo quindi, forte evidentemente del fatto che nessuno lo avesse ridotto in briciole, il nuovo condomino educatore, ne ha scritto un altro identico e lo ha messo sull’altro lato del portone.
Questa volta lo ha scritto con un normografo e poi ha colorato le letterine.
Cioè un normografo e poi ha colorato le letterine.
Dopo due giorni è sparita la prima versione ed è rimasta solo quella scritta col normografo e le letterine colorate.
Nessuna reazione condominiale.
Dopo un’altra settimana sotto al cartello scritto col normografo e le letterine colorate, è apparsa un’altra scritta nuovamente a pennarello dove senza tanti per favore e con una calligrafia grande che si concludeva con un punto esclamativo, si poteva leggere "però chiudete!" , il cui tono, inutile negarlo, espresso da quel punto esclamativo e dalla scrittura grande e prepotente, ha questa volta urtato la suscettibilità dei condomini anarchici che se della meschina presunzione di alcuni di educare il prossimo se infischiano bellamente, soffrono, come è naturale, di una intolleranza verso ogni forma di potere anche se questa si manifesta sotto forma di punto esclamativo.
Ne è così conseguita, come era prevedibile, la reazione di un condomino anarchico che a penna ha quindi aggiunto nel medesimo cartello "ok purchè si smetta di rompere i coglioni!" scritta che poco dopo è stata ripassata a pennarello e accanto alla quale, qualcun altro e nel giro di brevissimo tempo, ha aggiunto un "sottoscrivo".
Gli ulteriori prevedibili sviluppi mi appassionano.