La catena di San Katiusha

Viscontessa, 21 Giugno 2005
Mi scrive lei e mi chiede preoccupata chi è Katiusha.

Lui, su un post  di lei, le dice di andare a leggere su quest’altro blog e lei legge prima che l’altra spieghi chi è
Katiusha.

Perché Katiusha sta di là dove prima c’era anche il padrone di casa che però se ne è andato.

Che se ne è andato lo ha detto lui e poi loro hanno confermato.

Lui invece parla di me senza sapere niente di Katiusha e chi dovesse arrivare qui da li e dovesse leggere i commenti qui e poi da qui andare lì e da lì qui, scoprirebbe chi è Katiusha solo al termine di una lunghissima passeggiata virtuale.

Tutti dicono qualcosa di altri, si chiamano segnalazioni ed è un po’ come andare ad Bar Sport per muoversi poi tutti insieme per recuperare un gruppo di amici che si trovano di fronte al cinema Cristallo i quali hanno la segnalazione di una festa che si tiene in collina ma per essere sicuri della quale, bisogna prima andare in centro dove c’è Gino che è in contatto con Anna che è a cena da Fabio che ha telefonato a Luigi che passa da Veronica che sta da Marta che ha mandato un messaggio a Vittorio che ha incontrato Stefano che passa da Franco che è ospite da Giulia che conosce Gino che ha una relazione con Katiusha.

Voi potete anche non crederci ma a Maria che una volta si è addormentata prima di telefonare ad Anselmo che era con Antonio che doveva chiedere a Gianni se sapeva il cellulare di Livia per chiamare Sandro che era ad un festa in collina, il giorno dopo la banca ha aumentato il tasso di interesse passivo, la padrona di casa le ha disdetto il contratto e lei è scivolata sulla cacca del  cane di Ottavio, collega di Laura che sta nell’appartamento di fronte al suo dove prima stava Roberto che era il figlio dell’ortolano che ha sposato la cugina del nipote del cognato della suocera di Katiusha.

E Andrea, che una volta ha sbagliato mailng list e ha invitato tutti i soci del Consorzio Carni Bovine ad una manifestazione Vegana, il giorno dopo è stato licenziato dal sindacato, ha inciampato in una cassa di cetrioli rompendosi il polso destro ed è stato denunciato per molestie sessuali dalla segretaria di direzione che aveva avuto una relazione sentimentale con il capo contabile che era sposato con l’addetta al terminale dell’ufficio contenzioso dove lavorava anche la Sandra che era amica di Francesco che prendeva le telefonate di Marzia che era innamorata della segretaria di direzione che però era stata rifiutata da Andrea che era innamorato di Katiusha.

Testimoni di Geova e il dubbio sull’herpes

Viscontessa, 3 Maggio 2005
Luca suona alla porta e lo riconosci immediatamente.
Le camice bianche a maniche corte le fanno solo per loro e poi secondo me quando fanno le selezioni per i volti più rassicuranti da mandare in giro, li scelgono tutti con molti capelli in maniera tale che la discriminatura tra le chiome sia perfetta e trasmetta un senso di ordine e pulizia in chi se li ritrova davanti.
Io a volte ci perdo anche un po’ di tempo, succede per esempio quando mi si è appena rotta la pompa per annaffiare il giardino e non ho il giardiniere sotto mano.
L’ultima volta il tipo non si chiamava Luca e sorridendomi con quella sussiegosità che ti si incolla addossa come l’afa estiva, mi voleva convincere della loro religione partendo dal presupposto che la nostra società è insensibile al valore della vita umana.
Forse avevo la lavastoviglie fuori uso e qualche pila di piatti incancreniti che sostava nel lavandino, fatto stà che io con molta calma e con un’apparente disponibilità gli ho fatto notare che mi pareva che la nostra società fosse anche troppo attenta al valore della vita umana e che semmai i problemi erano altri.
"Ma come? Le persone anziane muoiono da sole in casa senza che nessuno se ne accorga! Mai come adesso il valore della vita è messo in discussione".
Che si tratti di solitudine e non di scarso valore per la vita umana? Fu il suggerimento che scatenò quello che poi avrebbe reso il mio rientro in cucina tra i piatti incancreniti un sollievo per l’animo mio.
Luca invece ieri, mi ha mollato dalla fessura della porta due riviste nuove.
La Torre di Guardia deve aver fatto il suo tempo e adesso, senza neanche dire che sono testimoni di geova come se uno non se ne accorgesse, usano un approccio più easy frutto evidentemente dei tempi moderni che richiedono del marketing anche dietro alla vendita di un Dio.
"Svegliatevi!" è il titolo della rivista che il buon Luca, mi ha spiegato essere un vademecum contro le truffe ai cittadini, di cui tutti possiamo cadere vittime.
Certo se non avessi avuto Otto che ringhiava da dietro alla porta avrei esclamato un "ah! finalmente una rivista su Berlusconi e il suo governo!" (lo stendino per il bucato aveva appena esalato il suo ultimo respiro accasciandosi al suolo con tutto il suo carico di calzini nella pozzanghera che si era appena formata al suolo da un sottovaso dell’ortensia) ma le circostanze non erano favorevoli e così ho preso le riviste e ho chiuso la porta.
Le prime dodici pagine sono dedicate a come difendersi dalle truffe: fate affari solo con chi ha una buona reputazione.
A pagina tredici, collegandosi a quanto sopra esposto, si suggerisce che se tutti amassero il prossimo come se stesso, così come riportato nella Bibbia, certe cose non succederebbero.
Da pagina 14 in poi si spiega perché non bisogna fare sesso prima del matrimonio con tanto di testimonianze di vita vissuta di chi si è lasciato tentare e se ne è pentito per tutta la vita.
"Le ragazze sono particolarmente soggette a una serie di problemi legati ai rapporti sessuali prima del matrimonio. In effetti il rischio di malattie trasmesse per via sessuale, nonché di contrarre l’HIV, è più elevato nelle donne che negli uomini – quando ho scoperto di avere l’herpes volevo scappare – dice Lydia che aggiunge con rammarico – è una malattia molto dolorosa che non andrà più via – "
Io ho un herpes dentro al naso da quasi due mesi, non si vede ma è un tormento. Premesso che non ho mai fatto sesso nasale, che la colpa sia del fatto che però ho fatto sesso prima del matrimonio?
Quando Luca torna glielo chiedo!

Una forma d’arte

Viscontessa, 13 Aprile 2005


Ecco a cosa conduce la legge contro al fumo.

Ad un’ordinata adunata di aspiranti artisti che depongono la loro opera in questo luogo arricchendolo, di giorno in giorno, di particolari sempre più preziosi che lasciano infine all’osservatore, la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di veramente unico.

Un museo a cielo aperto, la dolorosa e composta consapevolezza dei fumatori che privati della loro possibilità di esprimersi in pubblico, si rifugiano nell’angolo a loro destinato lasciando indelebile testimonianza della loro sofferenza.

Un ordine spontaneo di partecipazione che dovrebbe indurre molti a riflettere sulla vera anima di coloro che, insensibili ai richiami pubblicitari di questa nostra fumosa società, riescono a riconoscersi e a manifestarsi, pur attraverso l’opera, la solidarietà del loro dissenso.

Un momento di riflessione per chiunque, un gesto che non dovrebbe esaurirsi nella semplice descrizione di questo blog, ma bensì trovare spazio ove la sigaretta è considerata solo un mero vizio, anziché una forma di espressione e di arte a cui un giorno verrà riconosciuto il suo giusto valore.

è stato bello averti tra noi

Viscontessa, 10 Aprile 2005

Se ne è andato così come è arrivato.

In una piovosa domenica di aprile dove anche il cielo sembra partecipare al dolore per la sua dipartita, il cartello sul portone non è più tra noi.

Se caso mai nei giorni scorsi non siete riusciti a soffrire come tutto il mondo si aspettava da voi, se vi siete sentiti orfani di quel dolore lacerante che non vi ha colpiti, se la vostra voce nonostante tutto non è riuscita ad assumere un tono contrito e se non siete neanche riusciti a procurarvi un’immagine inviata con il telefonino che vi consentisse almeno di testimoniare ai vostri nipotini un "io c’ero", beh, questa è l’occasione giusta per ammantarvi di sofferenza e affrontare il mondo fuori dalla vostra porta, con l’espressione adatta alle circostanze.

Le esequie hanno avuto luogo nel cassonetto della carta qui accanto al portone, per chi volesse manifestare la sua partecipazione al dolore condominiale che ci ha privato di un cartello dalla personalità così spiccata, può lasciare un suo messaggio di cordoglio qui sotto.

Caso mai non fiori ma bonifici bancari.

profonde riflessioni anarchiche secondo Maria. Seconda puntata

Viscontessa, 9 Aprile 2005


 

Oggi è tornata la Maria.

La Maria, prima di essere uno scricciolo di donna, è una sensazione che percepisci non appena apri la porta delle scale.

Quando la Maria torna dai suoi frequenti pellegrinaggi in giro per l’Europa, succede qualcosa in tutto il condominio che non ha una sua manifestazione tangibile e concreta ma che si manifesta nella sua voce roca e possente che le nasce da una vitalità fuori dal comune e trova conferma nel continuo divenire e mutare delle nostre scale che si animano della sua suggestiva presenza.

Lei nella vita ha scelto di illudersi, la si potrebbe definire una punckabestia per quella cascata di piercing che le affliggono il piccolo corpo o per quella manciata di capelli rasta tinti di biondo platino che le stanno appollaiati sul cranio, ma forse se non avesse quel grosso cane nero che la segue come un’ombra, nessuno si sognerebbe di definirla tale anche se in molti si scanserebbero ugualmente al suo passaggio.

Quando la incontro di ritorno dai suoi viaggi, la saluto sempre con un lungo e affettuoso abbraccio e per quanto il mio carattere si trovi spesso in grosse difficoltà quando è costretto ad affrontare contatti fisici troppo ravvicinati, con lei non riesco a resistere all’impulso di questo gesto quasi paternalistico che normalmente riservo solo al mio gattaccio quando dopo un’assenza troppo prolungata, lo sento miagolare alla porta finestra della mia camera da letto.

Il randagismo mi commuove, una commozione sincera che nasce da quel senso di precarietà che lo caratterizza rendendolo ai miei occhi la manifestazione più concreta di quella libertà di cui noi piccoli soldatini di una libera società, abbiamo perduto il significato originale.

La Maria dipinge, dipinge incubi astratti nei toni del nero e del grigio e ogni tanto vende uno dei suoi lavori, ricavandone quel tanto che le basta per sopravvivere nella sua dimensione parallela dove anche il concetto di sopravvivenza, ha un valore molto inferiore al nostro che nel cesto dei beni essenziali siamo costretti ad infilarci la bolletta del telefono o l’assicurazione della macchina tutte cose che a lei, ça va sans dire, non interessano.

La Maria quindi, rientra oggi da Barcellona o Parigi o chissà dove e trova il famoso cartello condominiale con la cronistoria degli ultimi giorni.

Si ferma, lo legge e incontrando casualmente mio marito di rientro a casa, si gira e tradendo forza da quelle lontane origini siciliane che l’hanno vista nascere in un paesino in provincia di Caltanisetta esclama "Minchia! Torno e trovo questo cartello del cazzo, si stava così bene in questo condominio, ma che cazzo vogliono ‘sti rompicoglioni?!?!"

Attendo colorite o colorate osservazioni di mariana concezione di cui sarà mia premura rendervi partecipi

Profonde riflessioni anarchiche

Viscontessa, 8 Aprile 2005

L’ambizione di dare all’androne del mio appartamento un’aria signorile è stata di breve durata.

Dopo il terzo mese in cui la coppia che veniva a pulire le scale doveva ancora incassare il primo, i due se ne sono andati e ci hanno lasciato con queste scale dove una patatina fritta è rimasta su uno scalino per mesi fino a lasciarne la sua untuosa impronta a testimonianza della sua lunga permanenza. Una specie di sacra sindone dell’alimentazione scorretta, un monito per i nostri fegati, una schifezza per i visitatori.

Anche per le biciclette non c’è stato niente da fare, ormai ce ne sono a grappoli infilate un po’ ovunque, e tra queste spuntano mazzi di volantini pubblicitari che nessuno si prende la briga di togliere dalle proprie cassette delle lettere e che dopo un po’, finiscono quindi inevitabilmente al suolo decorando il medesimo di offerte della Coop.

La luce delle scale segue le fasi lunari, funziona per tutte le scale quando c’è la luna piena, solo al pianterreno con la luna crescente, e solo nei piani alti con quella decrescente. Nei giorni nuvolosi quando la luna non è abbastanza visibile, la luce delle scale si sente perduta e senza un tocco rassicurante al fusibile del contatore, se ne resta spenta.

Il portone è senza molla, se lo apri resta aperto, se lo chiudi resta chiuso. Inflessibile come un generale tedesco, quello non si muove senza che una mano accompagni i suoi movimenti.

Da queste parti si vive così, o meglio, forse dovrei dire da queste parti si viveva cosi, perché dall’allegra compagnia del piano di sopra dei punkabestia e dei loro cani, alla vecchia signora della famosa pisciatina, fino alle studentesse americane che si alternano all’ultimo piano, nessuno si è mai preoccupato né occupato, di dare a questo spazio comune una sua dignità.

D’altra parte il concetto di dignità è un concetto molto soggettivo e se l’anarchia una volta tanto funziona, è davvero un peccato comprometterla con un’asfittica pianta di ficus che nel rendere più gradevole l’androne delle scale, non può esimersi da seminare il malumore tra chi avrebbe preferito un beniamino e chi un filodendro.

Dicevo poc’anzi "dovrei" perché si dice, anche se non ne ho mai avuto una prova visiva se non quella dei tacchini che per giorni hanno animato le scale, che all’ultimo piano sia arriva una famigliola di cui non so neanche il numero dei componenti e la cui esistenza, in questo caso, è stata provata non già da una pizzetta spiaccicata sul muro come si conviene ad un condominio rispettabile come il nostro, ma dall’inevitabile cartello sul portone.

Ora, prima che io prosegua, bisognerebbe che qualcuno mi spiegasse qual è la sindrome che colpisce almeno un condomino in ogni stabile, a scrivere e ad apporre cartelli sul portone delle scale. Se ne trovano ovunque, metti insieme tre appartamenti e sul portone delle scale apparirà un cartello con su scritte indicazioni che ambirebbero ad educare gli altri condomini ma che proprio per la presunzione con cui qualcuno si erge a tutore dell’educazione altrui, risultano immediatamente talmente ostili che ti verrebbe voglia di buttare una buccia di banana per le scale per poi sostenere candidamente che siccome niente era stato scritto al riguardo, pensavi che si potesse fare.

Il cartello in questione è quindi apparso dopo una sola settimana dall’arrivo di questi nuovi inquilini: "per favore non sbattere il portone", una robetta fatta a mano con un pennarello, la reazione stizzita dell’educatore di turno, che forse meravigliato dalla mancanza di una simile figura istituzionale condominiale, ha scritto la prima cosa che gli è venuta in mente.

Dico questo perché lui sta all’ultimo piano mentre io sono a pianterreno e non mi è mai capitato di essere disturbata dal portone che sbatte.

Il giorno successivo quindi, forte evidentemente del fatto che nessuno lo avesse ridotto in briciole, il nuovo condomino educatore, ne ha scritto un altro identico e lo ha messo sull’altro lato del portone.

Questa volta lo ha scritto con un normografo e poi ha colorato le letterine.

Cioè un normografo e poi ha colorato le letterine.

Dopo due giorni è sparita la prima versione ed è rimasta solo quella scritta col normografo e le letterine colorate.

Nessuna reazione condominiale.

Dopo un’altra settimana sotto al cartello scritto col normografo e le letterine colorate, è apparsa un’altra scritta nuovamente a pennarello dove senza tanti per favore e con una calligrafia grande che si concludeva con un punto esclamativo, si poteva leggere "però chiudete!" , il cui tono, inutile negarlo, espresso da quel punto esclamativo e dalla scrittura grande e prepotente, ha questa volta urtato la suscettibilità dei condomini anarchici che se della meschina presunzione di alcuni di educare il prossimo se infischiano bellamente, soffrono, come è naturale, di una intolleranza verso ogni forma di potere anche se questa si manifesta sotto forma di punto esclamativo.

Ne è così conseguita, come era prevedibile, la reazione di un condomino anarchico che a penna ha quindi aggiunto nel medesimo cartello "ok purchè si smetta di rompere i coglioni!" scritta che poco dopo è stata ripassata a pennarello e accanto alla quale, qualcun altro e nel giro di brevissimo tempo, ha aggiunto un "sottoscrivo".

Gli ulteriori prevedibili sviluppi mi appassionano.