Tutto qui/7
Viscontessa, 12 febbraio 2009Alla fine è caduta davvero.
Non si è rotta il femore ma è inciampata sul tappetino del bagno ed è finita per terra.
Mia mamma l’ha trovata così con un taglio sulla fronte e in stato confusionale.
“Cercavo lo stura lavandini, l’hai preso tu?” questo le dice la nonna non appena la vede e adesso mia madre se ne va in giro ripetendo a tutti quella frase come se il problema fosse davvero lo stura lavandini perduto.
Al pronto soccorso le mettono un paio di punti sulla ferita e poi la ricoverano in corsia per tenerla in osservazione. Non le fanno la tac perchè dicono che non c’è bisogno nonostante la storia dello stura lavandini
“Signora sua mamma è una donna molto anziana, sicuramente lo shock della caduta è stato forte ma per fortuna non si è fatta niente di grave. Il taglio è molto superficiale, le abbiamo messo un paio di punti solo perchè non resti la cicatrice “.
“la cicatrice?” gli fa mia madre “ ma cosa vuole che le interessi ad una donna di quell’età di una cicatrice? Con tutte le rughe che ha la cicatrice non la si sarebbe neanche notata”
“Lo so” dice l’infermiera “ ma noi dobbiamo lo stesso seguire una proceduta e i punti dovevamo metterli.”
“E una tac o una lastra invece non sono previsti per una donna di quell’età che batte le testa? E poi quel discorso sullo stura lavandini….”
“Una tac o anche una lastra per una persona di quell’età possono essere molto stressanti. Comunque non si preoccupi, ora la ricoveriamo un paio di giorni e la teniamo in osservazione.”
Quando vado a prendere mia madre in ospedale sono le sette di sera. E’ l’ora del passo così salgo anche io in reparto per salutare mia nonna che in quel letto bianco sembra piccolissima come se si fosse rattrappita tutta.
Ha un odore sgradevole, un misto di disinfettanti, di urina e di vecchio. Ma mi chino ugualmente su di lei e le bacio una guancia.
“come sta?” faccio a mia madre
“mah, ora si è addormentata”
“e che dicono i dottori?”
“niente, dicono che non è niente di grave, solo un piccolo taglio sulla fronte. La tengono un paio di giorni in osservazione e poi la rimandano a casa”
“allora non c’è niente di che preoccuparsi?”
“non lo so, loro dicono di no ma che vuoi, alla sua età qualsiasi cosa può essere fatale”
“Dai mamma! come sei pessimista! Se i dottori hanno detto che non c’è di che preoccuparsi stai tranquilla”
Poi torniamo a casa in silenzio, lei è pensierosa, prepara la cena e ci sediamo a tavola. Sono le otto e mezzo quando usciamo di nuovo per tornare in ospedale. La lascio all’entrata, ci sentiamo domattina. Saluta la nonna e mi raccomando cerca di dormire un po’ magari senti l’infermiera se ti danno una brandina per riposare.
Torno a casa e me ne vado a letto.
Il secondo giorno la nonna sembrava stare meglio, aveva mangiato pochissimo per colazione e continuava a ripetere che voleva andare via ma sembrava perfettamente lucida. Mia mamma dopo aver parlato con i medici, era tornata a casa per riposarsi un po’ e prima di tornare in ospedale era passata da casa della nonna a prendere una camicia da notte pulita.
A mezzogiorno l’aveva aiutata a mangiare il suo semolino. La nonna voleva il pollo lesso ma era senza dentiera. L’infermiera dice che per motivi di sicurezza non possono rendergliela finchè è ricoverata. Un’ora dopo mia nonna aveva chiesto di essere accompagnata in bagno ma l’infermiera dice le porto la padella che non può alzarsi. Due ore dopo aveva chiesto i suoi occhiali ma nessuno sapeva dove fossero finiti, forse sono rimasti a casa o sull’ambulanza. Verso le cinque aveva chiesto di accendere la televisione ma l’infermiera dice che deve stare buona a letto e deve smettere di chiamare ogni cinque minuti che l’ospedale è pieno di gente che soffre. Poi si rivolge a mia madre e la invita a tenere buona la nonna. Verso le sei le medicano la ferita, la spogliano per metterle la camicia da notte pulita e le mettono il catetere.
Alle sei e mezzo quando arriva il carrello con la cena, mia mamma si era addormentata e mio nonna se n’era andata.
In ospedale succede il finimondo. L’infermiera sveglia mia madre e le chiede allarmata che fine abbia fatto la 22.
“la 22?” dice mia madre sorpresa dal brusco risveglio. Poi vede il letto n. 22 vuoto e sviene..
Cosa succede dopo non lo so, so che quando finisco gli allenamenti in palestra trovo cinque chiamate dall’ospedale e mi precipito lì dove trovo mia nonna addormentata nel suo letto e mia madre nella sala infermieri con una una tazza di caffè in mano.
“le infermiere sono state gentilissime, mi hanno offerto anche il caffè”
“ma la nonna come sta? Dove era andata?”
“l’hanno ritrovata nella hall, aveva preso l’ascensore da sola e voleva andarsene a casa”
“e ora?”
“ora dorme, le hanno dato un sonnifero e hanno detto che dormirà fino a domattina, ma tu sapessi che spavento che mi sono presa”
“e tu come stai?”
“ora meglio ma quando ho visto che tua nonna era sparita mi è preso un colpo”.
Poi, prima di riportare mia madre a casa, andiamo a salutare la nonna che dorme beata nel suo letto numero 22 al quale hanno applicato dei cancelletti laterali perchè non provi nuovamente a scappare.
Una volta a casa provo a chiamare Lucrezia ma è occupata. Ho bisogno comunque di distrarmi saluto mia mamma e vado a farmi un giro.
C’è una strada nella periferia della mia città nella quale è ancora possibile trovare delle prostitute decenti. Fino a qualche anno fa, oltre a qualche tossica che si vendeva per una dose e qualche travestito di solito brasiliano, le ragazze per strada erano poche ma ti potevi fidare di loro e poi sapevano il fatto loro. Adesso è pieno di prostitute ovunque, ce n’è di tutte le razze e per tutti i gusti ma la maggior parte di loro è scortese e frettolosa e soprattutto non sai mai da che paese vengono e che malattie si portino dietro. Delle nigeriane per esempio non mi fido, una volta sono stata con una di loro ma mi sono fatto fare solo un pompino perchè avevo paura che a chiavarmela mi sarei potuto prendere qualche brutta malattia. Aveva un culo enorme e per un attimo ho pensato di prendere quelle grosse chiappe tra le mani e infilarglielo dentro poi mi è venuta in mente mia madre e mi son chiesto cosa avrei potuto raccontargli se mi fossi beccato una malattia venerea. Non ne ho fatto di niente. Di solito, quando vado in cerca di compagnia per strada, preferisco comunque le puttane che danno meno nell’occhio. Con il tempo infatti mi sono accorto che quelle appena arrivate sono le più timide e le migliori perchè anche se non ci sanno fare come le loro colleghe con maggior esperienza, sono più gentili e qualche volta ti permettono di fare anche qualcosa fuori programma. Però basta davvero poco, un paio di settimane di marciapiede e anche loro diventano come tutte le altre.
Quando arrivo nella strada di periferia con le prostitute decenti, ci sono si e no una decina di ragazze. Sono quasi tutte giovanissime e provengono dai paesi dell’est Europa anche se non saprei dire esattamente da dove perchè alcune nazioni non sapevo neanche esistessero. Prima di scegliere, mi guardo in giro per un po’ e se non trovo nessuna che mi piaccia, aspetto che qualche cliente ne riporti indietro qualcuna ma stasera sono fortunato. Dietro ad un gruppo di ragazze con i capelli ossigenati e jeans attillatissimi, c’è una morettina che non ho mai visto. Ad occhio sembra molto giovane ma quando le chiedo l’età, mi dice che ha diciannove anni e io la faccio salire in macchina.
“da quanto sei in Italia?” le chiedo ma lei non parla molto bene la nostra lingua e sembra spaventata. “non devi avere paura” le dico allora “non ti faccio mica male, stai tranquilla e vedrai che ti diverti anche tu”. Lei sorride mostrandomi un dente d’oro e io la chiavo da dietro per non vederlo più.




