prendimi così, non possiamo farne un dramma
Viscontessa, 23 marzo 2010Ore 6. Un fastidioso rumore di sottofondo mi conduce ad un livello di coscienza leggermente superiore a quello del coma.
Ore 6.10 “ma cazzo! Ma vi pare l’ora di svuotare i pozzi neri?” la voce di mio marito che dalla finestra del bagno si rivolge agli svuotatori di fogne alle prese con i pozzetti dei vicini, mi risveglia completamente dal coma e mi metto a ballare il tip tap sulle sue palle per la gioa.
Ore 6.11 “e loro?” mi informo sulla risposta sicuramente garbata dei vuotatori di fogne che alle sei della mattina sono già molto più nella merda di quanto potremmo esserlo noi nel corso di tutta la giornata.
Ore 6.12 “si” e si sono rimessi a rimestare nella merda del vicino.
Ore 6.20 cerco il cane dentro al letto e lo rimetto sul cuscino così posso accarezzarlo. Mi dico che sono una gran figa perché la maggior parte della gente passa l’infanzia a dormire con un cucciolo di peluches, poi lo butta via e comincia a crescere. Io invece i peluches non li ho mai sopportati e da grande mi sono presa un cane vero da portare a letto. Sarà l’unico momento della giornata nella quale mi sentirò una gran fica.
Ore 6.30 Sogno che Luca Sofri si dimentica di portarsi via il topo che poco prima avevo visto nella gabbietta a prendere il sole a pancia all’aria. E avrei giurato che persino rideva ma non vorrei esagerare. Mi sveglio in preda alla convulsioni ma tengo a mente per lungo l’espressione felice del topo.
Ore 7.00 Non sono riuscita a riaddormentarmi. Questa tenda non va. Lascia filtrare la luce e non mi ripara dal muro bianco. Lascio il cane dentro al letto e mi alzo. Il caffè è finito. Mi metto a guardare i cartoni animati in tv.
Ore 8.30 telefona mia mamma, parliamo di tendine e malattie. Comincio piano piano ad assomigliare a lei. Non so che giorno sia il 26 né cosa farò oggi ma sicuramente ho qualcosa da fare.
Ore 8.45. Rifaccio i letti mentre parlo al telefono con mia madre e alla fine le confesso la mia frustrazioni per la tenda di camera che non copre.
Ore 8.50 Le dico preparati che passo a prenderti e lei mi dice si che ci mette un attimo. Penso allo zerbino che ho comprato ieri. C’è scritto “worning! desperate house wife”. Mio marito ci è passato sopra due volte senza neanche accorgersene. Mia figlia ha chiesto “che vuol dire?” sono otto anni, dico otto anni, che studia inglese.
Ore 9.00 Ho rifatto i letti, areato le camere, ammirato la mia lavatrice nuova, innaffiato le mie piante, spostato qualche cornice con le foto, parlato con i pappagalli, fatto uscire e entrare i gatti almeno dieci volte e mi sono anche lavata e vestita.
Ore 9.01 telefona mia mamma. Non può venire perché le fa male il piede e non se la sente di farsi in su e in giù tutto il centro commerciale in cerca delle tendine.
Ore 9.05 mi telefona un’amica che non sento da almeno tre mesi. Mi dice mi son licenziata e io le dico anche io. Mi dice che in fondo ci meritiamo un po’ di riposo e io le dico che non sono tanto sicura. Mi dice ci vediamo, le dico ci vediamo. Mi dice vengo venerdì mattina da te e ti porto le paste più buone che tu abbia mai mangiato. Ti porto anche il giornale? Mi dico che è danese. Beata lei.
Ore 9.15 Metto il guinzaglio al cane ed esco. Mi fermo sulla soglia e non so da che parte andare. Il cane nell’attesa piscia sull’angolo di casa e di striscio anche sulle mie scarpe. Mi dirigo verso la macchina, vado subito al centro commerciale e poi vado a fare la spesa e dopo pranzo vado in banca e poi alle poste. Passa una carrozzella trainata da un cavallo. Cazzo, oggi è martedì e c’è il mercato. Cazzo, adesso non so proprio cosa fare. Cazzo, ritelefona mia mamma e mi dice che le hanno telefonato per dirle che il cuscino che avevo ordinato è pronto.
Ore 9.20 Faccio scendere il cane dalla macchina, riprendo la borsa e chiudo l’auto.
Ore 9.21 Mi avvio in direzione opposta trainandomi il cane che sta cercando di cagare e che mi guarda come per supplicarmi di decidere cosa dobbiamo fare che altrimenti non sa mai quando è il momento buono per cagare. Lui ha i suoi punti di riferimento e secondo la direzione che prendiamo, caga sempre nello stesso posto. Però bisogna essere precisi perché traccheggi un pochino sulla porta perché non hai deciso la direzione, a quello gli si sballa tutto l’intestino ed è capace che per sicurezza torna a cagare a casa sul tappeto dello studio.
Ore 9.25 Mi sento leggera come una farfalla. Ho deciso che vado a piedi in banca così passo anche a ritirare il cuscino e faccio fare al cane una passeggiata abbastanza lunga. Magari prima faccio una piccola deviazione verso quel bar che ho scoperto ieri e che fa delle sfoglio con miele e pinoli che sono la fine del mondo. Se mi fermo a fare colazione, poi vado a ritirare il cuscino e poi vado in banca, dovrei fare abbondantemente in tempo anche a tornare a casa, lasciare il cane e andare a fare la spesa….. o andare al mercato? Ci penserò poi.
Ore 10.00 Tutto come previsto, ho ritirato il cuscino, il cane ha cagato e in banca c’era un po’ di fila ma ho lasciato tutto al cassiere e così ho fatto presto. Dieci minuti a passo svelto e siamo a casa.
Ore 10.01 Se però vado di qua, passo anche di fronte all’ufficio postale così mando via queste raccomandate e mi levo anche questa.
Ore 10.15 Cazzo però, l’ufficio postale me lo ricordavo più vicino sarà che ci sono stata in motorino. Certo che per tornare a casa adesso mi ci vuole un sacco di tempo. E poi chissà quanta gente ci sarà.
Ore 10.25 Lo vedo da lontano e mi impongo il training autogeno. L’importante è non guardare le vetrine e tirare dritto. Quante vetrine saranno mai? Se ricordo bene sono almeno sette o otto e ciascuna mostra tappezzerie diverse secondo lo stile. Passo la prima, la seconda, la terza.
Ore 10.30 Tanto devo fare solo una domanda e poi non mi serve niente.
Ore 11.30 Se all’ufficio postale non c’è tanta gente e cammino a passo svelto, forse faccio ancora in tempo ad andare al mercato. O a fare la spesa. Magari al supermercato e poi nel pomeriggio vado dall’ortolano e al centro commerciale. Il cane alza gli occhi al cielo.
Ore 11.45 C’era solo una persona davanti a me. Finalmente tocca a me. Ho il cane al guinzaglio, la borsa, il sacco con il cuscino, la borsetta porta documenti, le raccomandate in mano insieme ai soldi e al numerino. Squilla il cellulare. Non so in che tasca l’ho messo.
Ore 11.46 Il cellulare viene rinvenuto in una tasca interna della giacca che non ricordavo neanche di avere ma della quale, evidentemente a livello inconscio, conoscevo perfettamente l’ubicazione. Mi torna il mente il topo e mi compare un cerchio alla testa. Soprattutto perché il nome che appare sul display del cellulare mi mette di pessimo umore: è la mia ex padrona di casa praticamente un herpes, periodicamente ributta.
Ore 11.50 Esco dall’ufficio postale e valuto che per tornare a casa a piedi mi ci vorranno almeno venti minuti. E poi la mia ex padrona di casa il cui nome è rimasto sul registro delle telefonate perse, mi ha messo di pessimo umore e allora al mercato non ci vado e non vado da nessuna parte, anzi torno a casa di corsa e mi rinchiudo lì ad odiarla. Contenta?
Ore 12.30 Vado a piedi, mi ci vorranno dieci minuti e poi al mercato non si trova parcheggio.
Ore 12.35 Torno indietro perché sono stanca di camminare e allora prendo il motorino.
Ore 12.40 Sono al mercato e faccio ancora in tempo a vedere se trovo le tende. Comincio a camminare tra le fila dei banchini e il caldo diventa insopportabile. Mi allento la sciarpa, mi slaccio il giubbotto, mi cade la sciarpa, raccolgo la sciarpa, mi cade la borsa, raccolgo la borsa, sudo come d’agosto.
Ore 13.00 Trovo le tendine che cercavo anche se non sono proprio così ma sono molto simili a quelle altre che ho comprato che non erano proprio come le volevo e erano abbastanza uguali a come le volevo se non fosse stato che mancava mezzo metro di tenda. Mi faccio comunque tutto il mercato e torno a casa giusto in tempo per ricordarmi che mia figlia torna a pranzo con un’amica e io non ho fatto la spesa. Passo in rassegna qualsiasi soluzione alternativa ma non ce ne sono.
Ore 13.15 Entro nel forno un attimo prima che tiri giù il bandone e compro pizza per tutti. Questo però fa tanto mamma yeah e non casalinga disperata vero?
Ore 13.20 Torno a casa, prendo lo scaleo, e mi arrampico sul tendone della tenda per fare delle prove.
Ore 13.21 Mi telefona un’amica per confermarmi l’invito per sabato e mi racconta dell’ultimo cucciolo bruttissimo che è nato nell’ultima cucciolata. Mi dice che è dolcissimo e che non può venderlo ma che non può neanche tenerlo. Le dico “sabato porta anche lui” e poi mi mangio le mani anche solo per essermi fatta venire in mente una certa idea.
Ore 13.25 Mi dice che è tanto tempo che non ci vediamo per la sua contabilità e io le dico “tranquilla è tutto sotto controllo”. Mi dice “se lo dici tu”. Mi dico che devo smetterla di rinviare di settimana in settimana. Poi torno alle tende. Però fa tanto donna lavoratrice e non casalinga disperata.
Ore 14.00 mi telefona mia mamma e mi dice che mia sorella è ancora in ospedale per un controllo e che ci avrebbe chiesto se possiamo andare noi a prendere sua figlia a scuola e poi dal pediatra.
Porca puttana! Oggi pomeriggio dovevo fare la spesa!
Mia mamma non dice niente. Aspetta. Poi mi fa, ma cosa hai fatto poi stamattina? Va bene mi organizzo.
Ore 14.20 mi ritelefona mia mamma per il solito contrordine. Mia sorella ha ritelefonato che allora fa in tempo a fare tutto.
Ore 14.30 Mi arriva la mail di un settimanale femminile per chiedermi se in giornata posso rilasciare una piccola intervista sui blog al femminile. Rispondo di si e mi pare che le quattro siano una buona ora. Alle quattro e mezzo sono fuori alle sei e mezzo ho finito di fare la spesa alle sette ho già sistemato tutto e faccio anche in tempo a riguardare quella cosa che dovevo correggere. Mi sento tanto donna impegnata e non casalinga disperata.
Ho iniziato a scrivere questo post alle quattro e venti perché mi pareva che fosse ancora presto per uscire. Finisco ora e sono già in ritardo un’altra volta.
Magari vado solo al supermercato e, dall’ortolano vado domani che tanto devo anche andare al centro commerciale e devo attaccare le tende che sono tutte buttate sul letto e poi c’era quella cosa lì e quell’altra là. Autoindulgo.




