L’amante geloso

Viscontessa, 25 Settembre 2008

Questa settimana ho fatto un sacco di cose importanti cioè ho accudito il mio mal di testa che è più geloso, possessivo e vendicativo di un’amante respinto.
Ieri mattina per esempio, quando mi sono svegliata lo avevo tutto avvinghiato sulla tempia e quando zitta zitta sono andata in cucina a prepararmi un caffè, eccolo arrivare di corsa .
“che fai?”
“mi faccio un caffè” gli ho risposto, e lui “lo voglio anche io”.
Lo sapevo già e infatti mi son fatta un caffè doppio.
Abbiamo fatto colazione insieme poi lui è tornato a letto e io mi sono infilata in bagno per prepararmi. Quando ho abbassato la testa per lavarmi la faccia ecco che arriva lui.
“che fai?”
“mi preparo per andare in ufficio”
Bum, e mi tira un cazzotto sulla tempia che mi stende a terra.
Così me ne sono andata nello studio e mi sono stesa sul divano. Mi stavo quasi addormentando quando ho pensato che mi seccava buttar via tutta la giornata allora mi sono alzata e piano piano sono tornata in camera.
“che fai?”
“no, no, niente, mi vestivo tanto per non rimanere in pigiama tutto il giorno che…..”
“torna a letto” mi fa e per convincermi mi tira i capelli.
“senti facciamo una cosa, mi lavo, mi vesto e porto fuori i cani, faccio solo il giro dell’isolato, se vuoi venire anche tu…..”
Ma lui non ama le passeggiate, non ama perder tempo e soprattutto detesta le situazioni rilassate e tranquille. “vai tu” mi fa “ma torna presto e soprattutto non perder tempo ad andare a comprare il pane o a fare una di quelle cose utili che piacciono tanto a me altrimenti ti raggiungo subito”.
Ho promesso e sono uscita.
Fuori l’aria era fresca e il sole limpido, mi sono avviata verso il solito angolo quando da lontanto vedo Billo. Billo è un Golden Retriver che scappa dal cancello di casa sua e se ne va in giro ad importunare le cagnette a modo come la mia. Il problema è che la mia cagnetta non vuol confidenze e così ogni volta si rischia la baruffa.
Vedo Billo e faccio marcia indientro ma non avevo ancora finito di girarmi che mi ritrovo il mal di testa davanti. “Figo!” mi fa “torna indietro che andiato a litigare con Billo!” fortunatamente Billo aveva già cambiato strada e io son tornata a casa da sola.
Una volta a casa ho aspettatto che il mal di testa si addormentasse e per aiutarlo gli ho dato una pasticchina di quelle che lo stendono per un po’. Poi piano piano mi sono messa a pianificare la giornata e quando poco dopo lui si è svegliato, io avevo già tutto scritto su un foglio.
“che fai?”
“niente” gli ho risposto “esco un po’ a fare una passeggiata da sola che oggi è proprio una gran bella giornata e ho voglia di far colazione all’aperto”
“ma tu non vai mai a passeggiare senza i cani e la colazione la fai sempre a casa”. Era sospettoso.
“che vuoi che ti dica, se non posso fare altro, mi accontenterò di godermi la giornata”.
Mi ha lasciato andare, io sono uscita per passeggiare con il mio prezioso bigliettino. Non ho dovuto pensare a niente, era già tutto scritto lì e il cretino tanto per cambiare non se ne è accorto.
Certi mal di testa sono davvero stupidi, pensano di poterti mettere vincoli e lacciuli ma basta non pensare a niente e quelli se ne vanno annoiati. Tanto io mi scrivo tutto. tiè

Conversazioni

Viscontessa, 23 Settembre 2008

- Si vabbè ma insomma di cosa parliamo quando parliamo di nuovo femminismo?
- Purtroppo direi di niente, non mi pare di vedere alcun movimento in giro.
- Ma sul giornale c’era scritto che tu sei l’artefice di un nuovo femminismo.
- Magari! Quello era un articolo che parlava di un blog sul quale scrivono donne che parlano di problemi di donne.
- Una roba tipo diete, assorbenti, scarpe e posta del cuore?
- Non pretendo che tu legga i blog ma vorrei sperare che non pensi davvero che gli assorbenti, la dieta, le scarpe o la posta del cuore possano rappresentare un “problema” femminile.
- No, non lo penso e allora questo blog cos’è, un luogo di femministe incazzose e sfigate che ce l’hanno con gli uomini?
- Vedo che ce ne andiamo tutti in stereotipi
- Che significa?
- Significa che per rendersi conto che la condizione femminile non è proprio paritaria a quella degli uomini come vogliono farci credere, non è necessario essere donne incazzose ma soprattutto sfigate.
- Cioè un po’ incazzose si ma sfigate non direi.
- Si vabbè ma tu cosa c’entri con loro? Voglio dire non ti ci vedo a urlare “col dito l’orgasmo è garantito” e non mi pare che abbia mai avuto neanche problemi a trovarti un compagno o anche solo un’avventura.
- Francamente non credo che nessuna delle donne che scrivono sul quel blog abbia problemi a trovarsi un compagno o anche solo un’avventura. Anzi direi il contrario.
- Ah ho capito, siete per la rivendicazione dell’uomo oggetto.
- Fammi un favore, smettila di ragionare per luoghi comuni. Gli uomini posso fare molto meglio che cercare una donna oggetto e anche le donne posso aspirare a molto di più. Stiamo parlando di esseri umani e di parità di condizioni ma soprattutto di dignità e non c’è niente di dignitoso nel considerare il sesso come un oggetto, chiunque lo faccia. Io direi che parliamo della prospettiva che un giorno il sesso non sia più una merce di scambio né qualcosa di cui le donne debbano vergognarsi.
- Non mi pare che le donne si vergognino del sesso.
- No ma non riescono a viverlo nella giusta dimensione. Alcune ne abusano usandolo come strumento di rivendicazione sul maschio, altre te lo sbattono in faccia ma dichiarano di credere nei sacri valori della famiglia tradizionale, altre ancora lo giustificano con innamoramenti tanto brevi da non durare neanche il tempo di ricordarsi il nome dell’innamorato. Ecco guarda diciamo così: il nuovo femminismo non è un movimento di protesta contro i maschi ma contro una mentalità maschilista condivisa a volte inconsapevolmente sia da uomini che da donne.
- Effettivamente sembra che tu ce l’abbia più con le donne che con gli uomini.
- Nessuno ce l’ha con nessuno, non è una guerra tra esseri umani, ma una guerra tra mentalità. Cioè una roba così, molto ideologica che a me questa storia che le ideologie sono diventate merce da buttar via mi sta anche piuttosto sul culo. E poi di cosa parliamo quando parliamo di mentalità maschilista riferendoci agli uomini lo sappiamo benissimo, ciò che è meno evidente è che sono proprio molte donne ad assecondare per prime questa mentalità. Personalmente ce l’ho, per esempio, con quelle che vanno a sculettare di fronte alle telecamere e poi ti raccontano che da grandi sognano di sposarsi e avere tanti bambini. Un po’ come quelle che la danno a chiunque ma ti raccontano che erano ubriache. Mi disturba l’ipocrisia di certi atteggiamenti che poi sono il succo di questa mentalità maschilista che non esiste.
- Come sarebbe a dire che non esiste? Allora se non esiste di che stiamo parlando?
- Esiste, ma nessuno lo ammette. Forse era più semplice prima quando gli uomini non avevano pudore a sostenere che le donne erano buone solo a stare a casa a fare figli. Adesso non trovi più nessuno che abbia il coraggio di ammetterlo ma di fatto si fa di tutto perchè ciò avvenga.
- Si vabbè però una cosa la devo dire anche io, voi parlate tanto di parità ma poi vi aspettate che siamo sempre noi uomini a pagare il conto.
- Si vabbè lo dico io, mi pare di sentire quelli che ce l’avevano con D’Alema che fa il comunista e poi c’ha la barca. Non stiamo parlando di annullare le differenze tra uomini e donne, anzi stiamo parlando di esaltare quelle che meritano di essere esaltate tra le quali le differenze di ruolo che favoriscano un buon rapporto di coppia. Prendersi cura dell’altro, essere galanti, gentili o disponibili mi pare una buona cosa. Magari il conto lo paghi tu e io mi occupo di caricare la lavatrice o piegarti i calzini.
- Si certo ma io non stavo parlando di un rapporto stabile, è ovvio che all’interno di una coppia consolidata ognuno fa quello che sa fare meglio e spesso il conto lo si paga a mezzo come entrambe si carica la lavastoviglie, ma il fatto è che se inviti fuori una donna a cena poi quella si aspetta che sia tu a pagare il conto.
- Beh certo se la “inviti” cosa ti aspetti poi? D’altra parte quando si invita qualcuno, uomo o donna che sia, è buona educazione anche pagare il conto.
- Certo, ma siamo sempre noi ad invitarvi a cena fuori, è difficile che una donna prenda questo genere di iniziativa
- Tu come ti sentiresti se una donna ti invitasse a cena fuori?
- Una che conosco poco?
- Beh certo altrimenti torna il discorso di prima sulla lavatrice e i calzini
- Forse mi metterebbe un po’ a disagio, cioè mi piacerebbe ma finirei per chiedermi se poi sarò
all’altezza delle sue aspettative oppure mi chiederei cosa si aspetta da me.
- Ecco appunto, ora hai perfettamente capito di cosa stiamo parlando.

Pubblicato su Sorelle d’Italia

Vù cumprà?

Viscontessa, 19 Settembre 2008

Sono fuori dall’ufficio a fumare una sigaretta.
Ho in mano due blocchetti di assegni.
Si avvicina un venditore ambulante di colore, un ragazzone giovane non oltre i venticinque anni e mi chiede di acquistare qualcosa.
“non ho soldi” gli dico, ed è vero, sono scesa solo con quella sigaretta e i libretti degli assegni che devo mettere in cassaforte.
“io ho fame, dammi almeno un ticket restaurant”.
Apperò, imparano svelti questi giovanotti.
“sono libretti degli assegni non sono ticket”.
Non capisce, parla a mala pena l’italiano e forse quel tanto di inglese ormai necessario a comunicare nel nostro paese. Gli mostro i libretti ma lui insiste, alla fine gli dico “assegni bancari”.
“ah” fa lui “ho capito, banca”.
Già, banca, un luogo pieno di soldi e privo di generi di conforto, il niente della nostra società.
Lui ha l’aria sconsolata, ci pensa un po’ e poi mi fa “sei sposata?”.
Sposata? Ci penso anche io perchè non capisco dove vuole arrivare
“si, sono sposata”.
“ah, beata te, io non sono sposato, sono solo, molto solo….. tu capisci quello che voglio dire?”
Temo di si ma non ne sono sicura “sei giovane, vedrai che anche tu troverai presto una moglie”.
Torno in ufficio di corsa lasciandolo lì con la sua misera mercanzia in mano.
Boh.

Il suo perchè

Viscontessa, 18 Settembre 2008

Allora che vogliamo fare?
Di che parli?
Di questo blog, non scrivi niente da giorni
Si vede che non ho niente da scrivere
E cos’altro avresti da fare di bello?
E chi ha detto che ho qualcosa di bello da fare?
Vabbè, allora cosa hai fatto in questi giorni di non bello?
Niente, il solito, mi sono macerata nella mia autocommiserazione, ho preso in considerazione la possibilità di suicidarmi con classe e poi ho cominciato ad informarmi sulla ricettività delle case di riposo per il 2030, ma lo sai che ci sono già le liste di attesa?
Per le case di riposo per il 2030?
Certo! Guarda che il 1964 è stato l’anno più prolifico dal dopo guerra in poi, un vero casino! quando saremo vecchi non ci sarà posto per noi da nessuna parte tra l’altro abbiamo fatto pochi figli e siamo pure dei morti di fame il che significa che nessuno baderà a noi. Per questo mi sto informando sugli ospizi.
Ecco
Ecco cosa?
No niente, è meglio che continui a non scrivere.
Già

e quindi uscimmo a riveder le stelle

Viscontessa, 6 Settembre 2008

Ore 10.30. Entra nella camera buia.

- Mamma, ma non vai a lavorare?
- Amore, oggi è sabato
- No, mamma, oggi è venerdì.
- Ma scherzi? Oggi è sabato
- Guarda, sono sicura, oggi è venerdì
- cazzo! Come venerdì?!? ma è tardissimo!

Mi alzo di corsa e comincio a vestirmi.

- Amore!?! ma sei sicura che sia venerdì? Controlla da qualche parte.
- E dove? Guardo sul calendario?
- Ma no, tanto lì ci sono scritti soltanto i giorni, come facciamo a sapere qual’è quello giusto? Accendi la televisione e guarda che programmi ci sono.
- Mamma alla tele c’è un film, i cartoni animati e gente che parla. Comunque guarda che è venerdì e sono sicura perchè sono stata da Aurora mercoledì, l’ho incontrata in chat e ci siamo messe d’accordo per vedersi.
- Ecco, brava accendi il computer e vediamo lì, comunque no dai è sabato perchè mi ricordo che entro ieri si doveva votare per i Macchianera Blog Awards ma io non ce l’ho fatta perchè mica li conosco tutti quei blog da votare….
- Come?
- No niente, senti ho un’idea!

Tanto mi sto bevendo una specie di caffè in un bicchiere di plastica

- Dimmi, che il computer ci mette un po’ ad accendersi
- No guarda, sono sicura che sia sabato perchè ieri il babbo cercava una chiavetta usb per metterci il lavoro da portarsi a casa, che motivo aveva di portarsi il lavoro a casa se oggi fosse stato venerdì? Fai una cosa, affacciati alla finestra e guarda il traffico del viale.
- C’è la coda al semaforo quindi è venerdì
- Il telefono! Guarda sul cellulare. Cazzo è vero, c’è la coda al semaforo!
- Il computer si è acceso ma mi dice solo che oggi è il 6 settembre.
- Ma quale computer hai acceso? Accendi il mio o quello del babbo e cerca il mio telefono, lì c’è la risposta, sono sicura!

Prendo la borsa e le chiavi del motorino, mi avvio verso la porta.

- Lascia fare amore, faccio prima a chiedere al bar, ora chiedo a loro che sicuramente lo sanno.

Entro del bar di corsa

- Che cazzo di giorno è oggi?
- Sabato
- Fanculo, lo avevo detto io che oggi era sabato. Mia figlia diceva che era venerdì!
- Non facevi prima ad accendere la tele per controllare?
- L’ho fatto! Ma alla tele ci sono le solite cazzate di tutti i giorni
- ma no! Dovevi guardare il televideo!
- Già, mi ero dimenticata del televideo……. Ma prima che arrivasse tutta questa tecnologia come faceva la gente ad avere una propria identità spazio temporale?
- Ti faccio un caffè?
- Doppio, grazie.

Il dio dell piccole cose

Viscontessa, 4 Settembre 2008

- Qual’è stato il giorno più bello della tua vita?
- Eh?
- Ce ne sarà uno! Per me per esempio è stato quello del diciottesimo compleanno. Il tuo?
- Ehm… dunque, si ecco, quello in cui è finito lo sciopero dei tabaccai
- Lo sciopero dei tabaccai?
- Era il 1991 o il 92. Hanno scioperato per diversi mesi. Mesi d’inferno, credimi, c’è chi in quei mesi si è fumato persino l’erba del giardino e chi non aveva il giardino si arrangiava come poteva. Pensa che un mio amico svenne dopo essersi acceso un Toscano dopo il caffè della mattina e io una volta mi sono fatta 50 chilometri in macchina e ho finito la benzina in mezzo alle campagne perchè mi avevano segnalato che c’era uno che vendeva sotto banco le Nazionali senza filtro del nonno morto.
- Si vabbè, ma quello della fine dello sciopero non può essere il giorno più bello della tua vita!
- E perchè no?
- Io pensavo a qualcosa come il matrimonio, la nascita di tua figlia… insomma roba così
- Beh dovevi dirmelo che volevi qualche esempio edificante
- Ma io non volevo qualche esempio edificante, volevo solo sapere qual’è stato il giorno nel quale sei stata più felice in assoluto.
- E io ti ho risposto.
- Si vabbè, e quello più brutto? E adesso non dirmi quello in cui è iniziato lo sciopero dei tabaccai.
- Che sciocchezza! Certo che no, allora mica sapevamo che sarebbe durato tanto a lungo.
- Allora?
- Allora cosa?
- Allora, qual’è stato il giorno più brutto della tua vita?
- Oggi
- Oggi? E perchè? Che è successo?
- Niente, ma se oggi è il più brutto domani sarà sicuramente migliore
- Filosofia del cazzo e cinismo da vendere eh? Perchè voi adulti siete così aridi?
- Per il timore che germoglino domande del cazzo come le tue.

Mia sorella

Viscontessa, 31 Agosto 2008

La mia collega dice di farti i complimenti per l’articolo dell’altro giorno su Il Firenze. Dice che ha riso come una matta.
Ringraziala da parte mia. A te è piaciuto?
Io non l’ho mica letto.

Un metro e settantatre? Ma sei sicura? Non è possibile, tu sei alta un metro e sessantotto
Si sono sicura e sono alta un metro e settantatre ormai da moltissimi anni
Vorresti dire che sei alta 10 centimetri più di me?
Senza offesa ma direi di si.
Ma io ho più tette di te.
Capisco

Ho finalmente rimesso in ordine tutti gli album fotografici, volevo farti vedere un paio di foto quando eravamo bambine.
Francamente non mi interessano proprio.

Tua figlia ha un sedere perfetto.
Fisicamente è identica a me quando avevo la sua età
Identica a te? Ma tu hai il culo piatto.
Vabbè con gli anni sarà calato
No guarda che tu hai sempre avuto il culo piatto
Senti, del mio culo non me ne frega niente e c’ho le tette piccole, i piedi brutti, gli occhi sorti e pure le spalle troppo larghe, ma è come per la storia dell’altezza: ti ricordi male
…… a parte il fatto che non sono affatto convinta che tu sia alta 1 metro e 73

Hai capito che la bambina deve mettere l’apparecchio per i denti?
Si ho capito
Possibile che tu non abbia niente da dire?
E che devo dire? Hai già detto tutto te, che dobbiamo fare? Una veglia di preghiera?
Sei proprio una stronza, speravo che tu avessi qualcosa di dirmi
effettivamente se mi lasciassi finire questo articolo ce l’avrei
io quel computer l’avrei già fatto volare dalla finestra
dici che sottrae tempo ad interminabili discussioni sull’apparecchio per i denti di tua figlia?
Anche! E comunque sei alta un metro e sessantotto.

Non corro il rischio che legga.

Voilà, je suis ici

Viscontessa, 24 Agosto 2008

Finalmente sono tornata. Non che sia stata via molto ma avevo un sacco di cose da raccontare e temevo che me ne sarei dimenticata. Purtroppo un brutto pasticcio di prese elettriche mi ha impedito l’uso del computer per circa tutta la settimana e le cose belle e straordinarie di questa vacanza, temevo che si sarebbero dissolte prima che riuscissi a fermarle per sempre su questa tastiera.
D’altra parte un diario virtuale serve proprio per questo, serve per raccontare le proprie esperienze, per condividere le proprie emozioni e per descrivere le proprie sensazioni.
E una vacanza, cazzo, è proprio un concentrato di tutto ciò.
Posti incantevoli, natura incontaminata, cibo ottimo, gente del luogo cordiale.
E poi tanto relax, buone letture e tanto tempo da dedicare finalmente alla famiglia.
Mi pare di aver detto tutto. Sintetico, essenziale, esaustivo.
Praticamente un vademecum per il blogger alla page anche se mi son dimenticata di pubblicare la cartella con le 12.764 foto che grazie alle nuove tecnologie digitali ho potuto scattare, conservare e archiviare tutte.
Quelle che preferisco sono le 1.722 che ho scattato ad grillo che dormiva sotto ad un foglia e naturalmente le 9.527 con le quali ho documentato la vacanza della famiglia in spiaggia. Le più belle sono sicuramente le 7.222 nelle quali ritraggo mia figlia che prende il sole ma sono notevoli anche quelle di uno spazzino del luogo intento a vuotare un cassonetto. Purtroppo però mi si è scaricata la pila della macchina fotografica così le foto dello spazzino sono solo 1.498. Comunque appena posso le pubblico tutte così potete vederle anche voi.
E poi ho letto tanto. Tra un’emozione e un’altra ho divorato decine e decine di libri. Ma che dico, centinaia anche se il ricordo più emozionante è sicuramente quello di un vecchio pescatore del luogo intento a riparare la sua rete da pesca. L’odore di salmastro, la brezza serale, il tramonto e un vecchio che ripara la rete. Che bello riscoprire le antiche tradizioni di una volta e il piacere di una vita fatta di cose semplici e genuine come un vassoio di ostriche crude e una bottiglia di champagne gelato. Ehm, no, cioè volevo dire che bello riscoprire il piacere di una bella gita in bicicletta soprattutto se la bicicletta si rompe e tu devi tornare a casa a piedi portandoti la bicicletta in spalla. E poi il mare ghiacciato, gli aironi finti, le saline dove di smerdi le scarpe nuove che quando torni le devi buttare via e le passeggiate col cavallo sulla spiaggia anche se il cavallo a portarselo in braccio è più pesante della bicicletta. E il minigolf, il lunapark, le patatine fritte a tutte le ore del giorno, bambolero dall’alba al tramonto e infine il piacere di uno spettacolo unico e indimenticabile come la Corrida. Ma il toro non lo ammazzano mica, lo feriscono, lo stancano, lo spaventano e infine se vantano pure. Bastardi! Ho letto il volantino centinaia di volte ma non c’era scritto che lo ferivano. Bastardi! Che vadano affanculo loro e la loro tradizione del cazzo.

Quale morte?

Viscontessa, 4 Agosto 2008

Oggi mi è morto un piede, mi è morto il piede destro e presto dovrò seppellirlo insieme al pezzo di intestino che mi è morto l’anno scorso.
La mia voce invece è ancora viva ma langue in fondo a questa gola intasata dal grosso tubo che mi aiuta a respirare e questa mano che non mi appartiene più mi tiene compagnia durante la notte come l’orsacchiotto di peluche nel mio letto di bambina.
Oggi mi hanno truccata, mentre il mio piede moriva, le mie labbra si facevano di un rosa pallido, quasi timido, il rosa del giorno di festa e di questa donna che non conosco ma mi parla con tono confidenziale mentre sbircia l’orologio, richiude il rossetto e mi chiama amore per invitarmi a girarmi su un fianco.
Mi chiamano amore, tesoro, pulcino. Sono la loro bambola di pezza che giace in questo letto ormai da anni e da anni muore un pezzo per volta come una pianta a cui si avvizziscano lentamente le foglie, una bambola a cui domani dovranno amputare un piede che si è lasciato morire di inedia tra le lenzuola maleodoranti del mio letto.
I primi tempi avevo tanta paura, avevo paura di vivere, avevo paura delle infermiere e dei dottori, temevo il mio intestino e la mia vescica, mi terrorizzava quella mano che non conoscevo e quel tubo che mi impediva di parlare. Avevo paura dell’immediato e dei miei stupidi organi che mi avrebbero abbandonato un po’ per volta e osservavo con diffidenza il mio cervello chiedendomi se sarebbe riuscito a sopravvivere a tanta umiliazione.
Avevo paura di vivere, avevo paura di vivere in compagnia dei miei ricordi.
Adesso che mi rendo conto che i ricordi svaniscono quasi senza lasciare traccia, ho paura di morire.
Adesso mi sveglio nel cuore della notte e nell’oscurità fisso una macchia nella parete di fronte fino a quando non riesco a metterla a fuoco, a volte ci vogliono ore ma le ore sono un concetto di cui non ricordo più il significato mentre il contorno irregolare di quella macchia è il mio punto di riferimento, il mio compagno di vita, l’unica cosa per cui valga la pena vivere.
Una piccola macchia di muffa che con gli anni è andata ora scomparendo ora allargandosi, una muffa viva che chiama il mio sguardo e mi conferma nella sua evoluzione che ancora non sono diventata cieca. Vivo per lei, mi sveglio all’improvviso nella notte e la cerco come un neonato cerca il capezzolo della madre, vivo perchè lei è viva e non mi chiama pulcino mentre guarda l’orologio, vivo perchè posso vederla e osservarla e qualche volta sono persino riuscita ad annusarla e chiudendo gli occhi, anche ad accarezzarla con la mano morta che mi tiene compagnia.
Se potessi parlare mi direbbero che sono diventata matta ma io lo so di non essere matta ma solo troppo malata persino per morire.
L’altro giorno è venuto uno dei volontari del centro a leggermi il giornale. A me di cosa succede nel mondo esterno non mi importa più niente ma se posso osservare la mia macchia, ascoltare non mi da fastidio. Leggeva il giornale e poi mi spiegava le notizie come se non fossi in grado di capire, ma quando non hai modo di esprimerti gli altri finiscono per pensare che tu non sia neanche in grado di capire e ormai non me la prendo più.
Lo ascoltavo osservando la macchia che da qualche giorno si era fatta più sbiadita. Pensavo che doveva essere arrivato l’inverno e dovevano aver acceso i radiatori che seccano l’aria e si portano via le macchie di muffa per un po’. Lui tanto parlava di qualcosa che non mi interessava ma poi ad un certo punto ha posato il giornale sulle ginocchia e mi ha chiesto cosa ne pensassi io dell’eutanasia.
Non è la prima volta che qualcuno parla di eutanasia in mia presenza ma mai nessuno, sapendo che non posso rispondere, mi hai chiesto cosa ne pensassi io.
Lui mi ha guardato solo un attimo, non che io abbia visto i suoi occhi perchè i miei fissavano altrove, ma li ho sentiti posarsi inquieti ed angosciati su di me e ho capito quanta pena e quanta pietà dovevo fargli quel che è rimasto del mio corpo. Poi ha ripreso il giornale e si è rimesso a leggere.
Io tanto sono tornata a fantasticare sulla mia macchia.
Tanti anni fa avevo paura di vivere ma adesso ho paura di morire. Non sono matta ma non posso lasciare la mia macchia da sola e devo aspettare che torni la primavera per chiederle come sta.
La mia eutanasia è questa: la pietà per il mio corpo che gli uomini non mi hanno mai concesso, me l’ha offerta la mia mente. Io sono già morta, ero già morta molto prima che la morte si portasse via anche il mio piede destro.
Sono morta per sopravvivere, sono morta affogando dolcemente dentro ad una macchia di muffa.
Non sono matta.

Perchè ognuno abbia il diritto di scegliersi la sua morte.

Cronaca del giorno

Viscontessa, 23 Luglio 2008

Dice l’oroscopo che grazie al sole che mi è entrato non ho capito bene dove, oggi le cose dovrebbero andare molto meglio. Io non ho sentito niente, neanche un leggero bruciore, e magari, visto che si parlava di sole, qualcosina avrei dovuto sentire.
Però può darsi che dipenda dal fatto che è ancora notte e il sole non lo si rivede fino a domattina.
Ora mi metto qui ad aspettarlo. (oroscopo del giorno)

Oggi ho detto una cosa molto intelligente, una così così intelligente che meriterebbe di essere rammentata per secoli come un aforisma famoso. Peccato che gli aforismi diventano famosi quando a pronunciarli è qualcuno di già famoso. (aforisma del giorno)

Puoi farti l’orticello in giardino e coltivare tutto quello che vuoi. Però non puoi coltivarti in giardino la tua marijuana perchè fa male.
E mangiarsi tre chili di cetrioli che maturano tutti insieme e altrimenti ti tocca buttarli via invece farebbe bene? (ricetta del giorno)

Al bar sotto casa sono arrivate due ragazze nuove. Stanno tutto il giorno e tutta la notte al bar. Ormai sono anni che osservo lo strano movimento di ragazze che vivono al bar per qualche mese e poi spariscono. “ma secondo te che ci fanno al bar tutto il giorno?” “forse uno stage formativo, anche la professione più antica del mondo ha bisogno di essere imparata”.
Da oggi le chiamerò le stagiste del bar. (fatto del giorno)

Da oltre un mese sono il visitatore n. 999.999 dello stesso sito. Mi dicono che ho vinto non so cosa ma siccome non mi decido a scoprirlo, da qualche giorno mi segnalano anche l’ora esatta nella quale sono diventata il novecentonovantanomilanovecentonovantanovesimo visitatore. (sciogli lingua del giorno)

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