passi da gigante
Viscontessa, 22 giugno 2010Eccomi qua, sono tornata perché mi sono venute in mente altre due cose e dovevo fissarle da qualche parte prima di potermi dedicare ad altro.
La prima cosa riguarda il linguaggio. Molti anni fa, così tanti che “bastardo” lo si sentiva dire solo nei telefilm americani, dormivo con un amico nella capitaneria di porto di un posto molto figo che adesso non ricordo. Ad un certo punto si guardava la televisione e si cominciò a fare gli scemi come lo fai quando sei molto giovane e ogni notte ha un sapore diverso. Facevamo gli scemi come quando scopri che il tuo amico si è fumato l’ultima sigaretta o si è mangiato l’ultimo Magnum Imperiale con granella di cortigiane e gocce di sangue plebeo del Madagascar. Così scemi che quando me ne accorsi in quegli anni si sarebbe detto “stronzo” e invece a me venne in mente questo flash dei telefilm americani e gli dissi “bastardo”. L’effetto fu strepitoso per cui presi quel “bastardo” e lo misi nella mia saccoccia lessicale convinta che avrebbe funzionato per sempre.
E’ il “per sempre” della giovinezza che ti frega. Quando sei giovane pensi di dover fissare immediatamente i tuoi “per sempre” e non ti sfiora neanche il dubbio che per sempre non sarai neanche tu. Comunque sia “bastardo” è durato tanto anche se non abbastanza da regalarmi sufficienti soddisfazioni.
“Festoso”, per dire, è un ottimo termine. Non l’ho inventato io ma sono anni che posso permettermi il lusso si sfoderarlo con disinvoltura. E funziona, “festoso” piace, strappa un sorriso e talvolta viene persino inserito nel lessico personale dei più sofisticati.
Ma sto divagando perché il problema era il “bastardo” e non il “festoso” ed è sul bastardo che mi sono concentrata.
E’ successo ieri sera mentre ascoltavo le “tesine” che mia figlia deve presentare oggi all’esame di terza media. Non sapendo come placare la sua ansia che di solito si trasforma in lacrime, urla, gesti inconsulti, addii e perdoni, ho pensato che per distrarla le avrei mostrato un cartello con scritto “bastarda!” ogni volta che durante la narrazione avesse commesso degli errori. Un gioco innocente per non interromperla mentre parlava visto che diceva che gli facevo perdere il filo del discorso e che allora non te le dico più e addio per sempre me ne vado nello studio del babbo a studiare da sola e non voglio più vederti.
Allora ho giurato e spergiurato che non l’avrei interrotta ma poi è stato più forte di me e quando per spiegare che tizio aveva moralmente rivendicato un omicidio ha detto che praticamente lo aveva ammazzato lui, a me mi sono venute un po’ di convulsioni e lei ha detto che la distraevo anche se gli rotolavo per terra sbavando copiosamente e con gli occhi rivoltati all’insu come un’indemoniato.
Addio per sempre ma questa volta davverissimo non scendo più lasciatemi crogiolare nel mio dolore.
Allora ho pensato ai cartelli. Se scrivo qualcosa sui cartelli non la interrompo e non la distraggo. Le esprimo solo il mio dissenso, l’aiuto a capire che sta dicendo una grandissima cazzatissima.
“Bastarda” però, mi pareva poco efficace e “brutto pezzo di merda” forse un tantinello eccessivo. E sarà che mentre cercavo ispirazione il cane era salito sul tavolo e stava leccando i nostri piatti, ma ad un certo punto ci sono arrivata. “Brutto verme schifoso!” ho urlato al cane in preda alle reminiscenze del trailer di un vecchio film di Cowboy che avrebbero dato in tv non so quando.
E’ incredibile le vagonate di spazzatura e di vecchiume che riescono a passare in tv d’estate e poi sto tempo di merda che l’altro giorno sono uscita e mi sono trovata in mezzo ad una specie di tromba d’aria. Un’esperienza emozionante soprattutto quando nell’aria pesante di una bufera vedi caderti un albero di fronte alla macchina. “cazzo” pensi “ma se un attimo fa ero nel centro di Firenze in una bella giornata di sole, com’è possibile che adesso mi trovi nel mezzo di un urgano sulle pendici montuose del Vermont?”.
In alternativa avrei anche “lurido pezzente” che in sostituzione di “bastardo” quasi quasi suona anche meglio. Non so, ma tanto so che devo cambiare il “bastardo” e questo è un fatto.
La seconda singolare testimonianza di me stessa, vorrei lasciarla con la fiction “Raccontami”. Per una strana somiglianza di luoghi e persone, mi sono tornai in mente alcuni episodi della mia infanzia. Più che altro mi sono venuti in mente ora un appartamento, ora un tavolo, ora un personaggio. In uno degli episodi, per esempio, si vede appeso al muro un disegno o la stampa di un poliziotto inglese e i miei cugini ne avevano uno uguale uguale. Ma proprio ugualissimo e così mi è tornato in mente dove era appeso e com’era la loro camera e com’eravamo noi e cazzate a seguire.
Così sabato e domenica ha diluviato e mia figlia studiava per l’esame e mio marito era in moto (ahahahah) per il fine settimana e io mi sono sparata le ultime 10 puntate della seconda seria da un un’ora e mezzo ciascuna. In una settimana ho visto entrambe le serie per un totale di 26 puntate e adesso ho deciso che Raccontami lo devo per forza portare con me perché spararsi 39 ore di fiction in una settimana qualcosa vorrà pur dire anche se non so benissimo cosa.




