Geniale

Viscontessa, 8 Ottobre 2008

La donna prese il cervello e lo appoggiò su una carta stagnola. Poi aggiunse un filo d’olio e un po’ di sale quindi andò in giardino per prendere un rametto di rosmarino e inciampò. Cadde per terra, sbattè la testa e gli uscì un occhio dall’orbita. Raccolse il suo occhio, prese il rosmarino e tornò in casa.
Appoggiò il rosmarino sul cervello e l’occhio sulla mensola, chiuse la stagnola, accese il forno e ci infilò l’occhio. Il cervello invece lo mise in lavatrice con un buona dose di Oxigen nella speranza che il cervello si ossegenasse un po’. Poi controllò l’occhio dentro al forno che stava facendo una bella crosticina croccante.
“sono l’operatore 4395, posso aiutarti?”
“io veramente cercavo il Telefono Amico”
“hai fatto il numero giusto, io sono l’operatore 4395 del telefono Amico, ben trovata, posso aiutarti?”
“penso di si, ho messo l’occhio in forno e il cervello in lavatrice ma non ricordo più perchè avevo preso il rosmarino”
“in che senso hai messo l’occhio in forno e il cervello in lavatrice?”
“penso nel senso giusto, beh l’occhio è tondo per cui qualsiasi verso immagino andasse bene, mentre il cervello l’ho adagiato sul fondo del cestello, ho sbagliato qualcosa?”
“ok, senti, allora vediamo, di che occhio stai parlando?”
“del destro, l’occhio destro”
“ma l’occhio di chi è?”
“mio perbacco, perchè di chi pensavi che fosse? Tu per caso te ne vai in giro a prendere gli occhi degli altri?”
“no certo e il cervello? Di chi è cervello?”
“ma allora mi prendi proprio per stupida, è mio anche il cervello”
“capisco, quindi tu ti saresti tolta il cervello e un occhio e avresti messo uno nel forno e l’altro nella lavatrice, giusto?”
“no sbagliato, lo vedi che non mi ascolti? Ho messo il cervello in lavatrice e l’occhio in forno”
“giusto, mi ero confuso”
“e allora?”
“scusa, pensavo a quello che mi hai raccontato, e come ti senti adesso? Sei a casa da sola o c’è qualcuno accanto a te?”
“e che importanza ha?”
“pensavo avessi voglia di parlare”
“ma voi li ascoltate quelli che telefono oppure leggete tutto su un fogliolino?”
“certo che ti ascolto, dimmi”
“oddio, te l’ho già detto, volevo sapere come posso fare a ricordarmi per quale motivo ho preso il rosmarino. Cioè il motivo per cui l’ho preso lo so, per metterlo sul cervello ma non ricordo a cosa possa servire il rosmarino sul cervello”
“ah ecco però a questa domanda non so rispondere neanche io. Quanti anni hai?”
“che importanza ha?”
“dalla voce mi sembri giovane, vivi da sola?”
“no, vivo con i miei gatti”
“a me piacciono molto i gatti, io ne ho due, tu quanti ne hai?”
“due anche io”
“ come si chiamano?”
“perchè mi chiedi dei miei gatti? Che te ne importa dei miei gatti? Comunque si chiamano Occhio e Cervello”
“Occhio e Cervello? Ma sono i suoi gatti che hai messo in forno e in lavatrice?”
“certo che no, mi hai preso per una pazza?”
“No figurati è che…. come hai detto che ti chiami?”
“Non lo detto”
“E non vuoi dirmelo?”
“aspetta un attimo, torno subito”
……
“eccomi, per colpa tua mi si è bruciato l’occhio. Allora vuoi dirmi o no a cosa mi serve il rosmarino?”
“ti si è bruciato l’occhio? Quello che avevi messo in forno?”
“no l’altro, maddai certo che mi si è bruciato quello che avevo messo in forno! Comunque ora ci ho messo l’altro ma se brucio anche questo poi li ho finiti. Allora vuoi dirmi si o no come faccio a sapere perchè ho preso il rosmarino?”
“hai messo l’occhio sinistro in forno? E ora come fai a vedere dove vai?”
“semplice, non vado da nessuna parte”
“va bene ma come farai adesso senza vedere?”
“guarderò invece di vedere”
“e che significa?”
“cosa scusa? Vuoi sapere la differenza tra guardare e vedere?”
“no, voglio dire che….. ma perchè hai messo gli occhi in forno?”
“mi piacciono gli occhi arrosto”
“ok, ok, senti, parliami del tuo cervello quello che hai messo in lavatrice, ti va?”
“e che ti dovrei dire?”
“non so, perchè non mi racconti perchè lo hai messo in lavatrice? A proposito come avevi detto di chiamarti?”
“non l’ho detto”
“già non lo hai detto. Allora, perchè hai messo il cervello in lavatrice?”
“per lavarlo, tu per cosa la metti a fare la roba in lavatrice?”
“era sporco?”
“ovvio”
“e di cosa si era sporcato?”
“solite cose, macchie di unto e di vino, ketchup, erba e persino uovo”
“ti piace il ketchup?”
“no mi fa schifo”
“e allora come mai il tuo cervello era sporco di ketchup?”
“lo avevo sporcato a posta per vedere se lo smacchiatore è davvero così efficace. Non è con tutta questa roba che macchiano i capi prima di metterli in lavatrice per dimostrare l’efficacia di un prodotto?”
“non lo so, mi dispiace”
“e quindi?”
“quindi vuoi sapere del rosmarino, giusto?”
“già”
“senti, io non lo so perchè ci hai messo il rosmarino, forse volevi metterlo sull’occhio prima di metterlo in forno”
“ti sei già arreso”
“come scusa?”
“mi hai dato una risposta tanto per fare, ti ho già detto che lo avevo preso per metterlo sul cervello ma non so perchè”
“senti…… se tu mi dessi un nome sarebbe più facile parlare”
“ok, ok, tu come hai detto che ti chiami?”
“io sono l’operatore 4395”
“ok, allora io solo l’utente 4396”
“bene 4396, vedo che facciamo dei passi avanti”
“ma se io sono ferma?”
“era un modo di dire 4396, allora dove eravamo rimasti?”
“4395 io sono rimasta a casa dove sia rimasto tu non lo so. Va bene comunque ho capito che non puoi aiutarmi e non me lo vuoi dire, bel servizio questo Telefono Amico!”
“senti 4396, facciamo una cosa, mi puoi aspettare solo un momento?”
“se fai veloce…..”
“ok torno subito”
…….
“ciao 4396, sono 4382, sono il supervisore di 4395 che mi ha detto che hai bisogno di aiuto”
“perspicace”
“4396 hai voglia di parlare con me?”
“dimmi”
“no, veramente dovresti essere tu a dirmi di cosa hai bisogno, hai chiamato tu, ricordi?”
“non sono mica scema, quattrotreottodue, certo che mi ricordo”
“bene, senti che ne dici se invece che per numeri ci chiamassimo con il nostro nome? Io sono Marina e tu?”
“ma siamo sicuri che ho telefonato al Telefono Amico e non ad un centro per malati di mente? Prima date i numeri poi volete i nomi”
“hai ragione, ma sai anche noi abbiamo delle regole da seguire”
“Sono Ada e vorrei sapere, come spiegavo al suo collega, perchè ho messo il rosmarino sul cervello”
“Bene Ada, che bel nome che hai”
“e quindi?”
“niente, dicevo che hai proprio un bel nome, e dove vivi Ada?”
“in casa”
“in casa dove?”
“in un condominio”
“è grande?”
“il condominio?”
“si, è grande?”
“abbastanza”
“e conosci qualcuno, qualche vicino, il portiere….. qual’è il tuo indirizzo?”
“vabbè, vado che mi si brucia anche l’altro occhio. Però come Telefono Amico fate davvero schifo, avevo fatto una domanda semplicissima e nessuno ha saputo rispondere”
“Ada?”
“che c’è ancora?”
“perchè non vai a controllare l’occhio che io ti aspetto?”
“perchè devo anche stendere il cervello prima che piova”.

Vita da ufficio

Viscontessa, 30 Settembre 2008

Sei libera domani?
Sono già passate due settimane?
Già. Allora, sei libera domani?
Per te sempre, lo sai
Non è vero, l’ultima volta non c’eri e mi son dovuto accontentare di un’altra, ma non è stata la stessa cosa.
Lo so scusa, avevo un mal di testa feroce
Sempre la solita vecchia scusa.
Ma domani ci sono, giuro, dove ci troviamo?
Dove vuoi, per me fa lo stesso, nei bagni, nel sottoscala, su da te o da me, scegli tu.
Anche per me fa lo stesso, tanto facciamo prestissimo come al solito vero?
Ehm, scusate, ma di che cazzo state parlando?
Della nostra sveltina bisettimanale
Sveltina bisettimanale?
Si, lui ogni 15 giorni mi manda i dati delle vostre performances e io gli faccio la fattura.
Non ho capito.
Neanche io ma per sicurezza stasera me la lavo.
La fattura?
Senti, siamo qui tutto il giorno a lavorare in mezzo ai numeri, facci almeno lavorare un po’ anche di fantasia.
Ecco.

Se fossi in un film

Viscontessa, 28 Settembre 2008

Se fossi in un film adesso succedebbe qualcosa. Sarei qui seduta sul divano con i postumi di un cambio degli armadi mentre i titoli scorrono sullo schermo. Magari, visto che sono molto stanca, sarebbe un film francese e succederebbe qualcosa tra un po’ forse dopo aver fatto un pisolino con inquadrature infinite sul mio volto addormentato. Magari russerei anche ma c’è la colonna sonora sotto fondo e almeno questa umiliazione mi sarebbe risparmiata.
Se fossi in un film succederebbe comunque qualcosa. Nei film succede sempre qualcosa anche se non è successo niente nel corso di tutto il film.
C’è uno che si alza, si lava, si veste, esce, va a lavorare e poi torna a casa, mangia e va a letto. Si possono aggiungere particolari e dettagli ad una vita comune ma alla fine domani è uguale ad oggi e simile a ieri. Un film lento e noioso con questa tizia che si alza, si lava, si veste, esce, va a lavorare poi torna a casa, mangia e va a letto. Però prima si lava i denti e durante il giorno parla con altri tizi che si alzano, si lavano, si vestono, escono e così via.
Un film lentissimo e niosissimo nel quale gli spettatori brontolono e si lamentano. Qualcuno se ne va, qualche altro si compra i popcorn e una coca cola e rutta in silenzio per tutto il primo tempo. Uno si addoromenta un russa un po’, due in ultima fila si mettono a pomiciare e poi rossi in volto se ne vanno.
Se fosse un film lento, lentissimo e noioso, non dovrei fare attenzione al condizionale, al futuro e al futuro anteriore, sarebbe tutto al presente indicativo quello che mangio, bevo, dormo, lavoro e via dicendo. Un presente semplice semplice da vivere senza complicazioni perchè tanto se sei in un film succede sempre qualcosa e non devi chiederti se ti alzerai, ti laverai, ti vestirai, uscirai andrai a lavorare poi torneri a casa, mangerai e andrai a letto fino alla fine dei tuoi giorni. Qualcosa prima o poi succede così puoi concentrare le tue energie su quello che succederà anche se tanto gli spettatori si sono messi a parlare tra loro e quello della cocacola si è comprato anche le bomboniere dell’Algida e le liquirizze a rotella.
Se fossi in un film ti faresti tranquillamente la tua vita che tanto prima o poi qualcosa succede per forza. Magari muori senza aver usato il filo interdentale e poco dopo i batteri tra i denti si mettono a litigare con quelli della decomposizione. Una cosa così che anche nel suo piccolo in una bara ci sono ferocissime lotte intestine. O anche no.
Tanto questo non è un film e qui non succede niente.

L’amante geloso

Viscontessa, 25 Settembre 2008

Questa settimana ho fatto un sacco di cose importanti cioè ho accudito il mio mal di testa che è più geloso, possessivo e vendicativo di un’amante respinto.
Ieri mattina per esempio, quando mi sono svegliata lo avevo tutto avvinghiato sulla tempia e quando zitta zitta sono andata in cucina a prepararmi un caffè, eccolo arrivare di corsa .
“che fai?”
“mi faccio un caffè” gli ho risposto, e lui “lo voglio anche io”.
Lo sapevo già e infatti mi son fatta un caffè doppio.
Abbiamo fatto colazione insieme poi lui è tornato a letto e io mi sono infilata in bagno per prepararmi. Quando ho abbassato la testa per lavarmi la faccia ecco che arriva lui.
“che fai?”
“mi preparo per andare in ufficio”
Bum, e mi tira un cazzotto sulla tempia che mi stende a terra.
Così me ne sono andata nello studio e mi sono stesa sul divano. Mi stavo quasi addormentando quando ho pensato che mi seccava buttar via tutta la giornata allora mi sono alzata e piano piano sono tornata in camera.
“che fai?”
“no, no, niente, mi vestivo tanto per non rimanere in pigiama tutto il giorno che…..”
“torna a letto” mi fa e per convincermi mi tira i capelli.
“senti facciamo una cosa, mi lavo, mi vesto e porto fuori i cani, faccio solo il giro dell’isolato, se vuoi venire anche tu…..”
Ma lui non ama le passeggiate, non ama perder tempo e soprattutto detesta le situazioni rilassate e tranquille. “vai tu” mi fa “ma torna presto e soprattutto non perder tempo ad andare a comprare il pane o a fare una di quelle cose utili che piacciono tanto a me altrimenti ti raggiungo subito”.
Ho promesso e sono uscita.
Fuori l’aria era fresca e il sole limpido, mi sono avviata verso il solito angolo quando da lontanto vedo Billo. Billo è un Golden Retriver che scappa dal cancello di casa sua e se ne va in giro ad importunare le cagnette a modo come la mia. Il problema è che la mia cagnetta non vuol confidenze e così ogni volta si rischia la baruffa.
Vedo Billo e faccio marcia indientro ma non avevo ancora finito di girarmi che mi ritrovo il mal di testa davanti. “Figo!” mi fa “torna indietro che andiato a litigare con Billo!” fortunatamente Billo aveva già cambiato strada e io son tornata a casa da sola.
Una volta a casa ho aspettatto che il mal di testa si addormentasse e per aiutarlo gli ho dato una pasticchina di quelle che lo stendono per un po’. Poi piano piano mi sono messa a pianificare la giornata e quando poco dopo lui si è svegliato, io avevo già tutto scritto su un foglio.
“che fai?”
“niente” gli ho risposto “esco un po’ a fare una passeggiata da sola che oggi è proprio una gran bella giornata e ho voglia di far colazione all’aperto”
“ma tu non vai mai a passeggiare senza i cani e la colazione la fai sempre a casa”. Era sospettoso.
“che vuoi che ti dica, se non posso fare altro, mi accontenterò di godermi la giornata”.
Mi ha lasciato andare, io sono uscita per passeggiare con il mio prezioso bigliettino. Non ho dovuto pensare a niente, era già tutto scritto lì e il cretino tanto per cambiare non se ne è accorto.
Certi mal di testa sono davvero stupidi, pensano di poterti mettere vincoli e lacciuli ma basta non pensare a niente e quelli se ne vanno annoiati. Tanto io mi scrivo tutto. tiè

Conversazioni

Viscontessa, 23 Settembre 2008

- Si vabbè ma insomma di cosa parliamo quando parliamo di nuovo femminismo?
- Purtroppo direi di niente, non mi pare di vedere alcun movimento in giro.
- Ma sul giornale c’era scritto che tu sei l’artefice di un nuovo femminismo.
- Magari! Quello era un articolo che parlava di un blog sul quale scrivono donne che parlano di problemi di donne.
- Una roba tipo diete, assorbenti, scarpe e posta del cuore?
- Non pretendo che tu legga i blog ma vorrei sperare che non pensi davvero che gli assorbenti, la dieta, le scarpe o la posta del cuore possano rappresentare un “problema” femminile.
- No, non lo penso e allora questo blog cos’è, un luogo di femministe incazzose e sfigate che ce l’hanno con gli uomini?
- Vedo che ce ne andiamo tutti in stereotipi
- Che significa?
- Significa che per rendersi conto che la condizione femminile non è proprio paritaria a quella degli uomini come vogliono farci credere, non è necessario essere donne incazzose ma soprattutto sfigate.
- Cioè un po’ incazzose si ma sfigate non direi.
- Si vabbè ma tu cosa c’entri con loro? Voglio dire non ti ci vedo a urlare “col dito l’orgasmo è garantito” e non mi pare che abbia mai avuto neanche problemi a trovarti un compagno o anche solo un’avventura.
- Francamente non credo che nessuna delle donne che scrivono sul quel blog abbia problemi a trovarsi un compagno o anche solo un’avventura. Anzi direi il contrario.
- Ah ho capito, siete per la rivendicazione dell’uomo oggetto.
- Fammi un favore, smettila di ragionare per luoghi comuni. Gli uomini posso fare molto meglio che cercare una donna oggetto e anche le donne posso aspirare a molto di più. Stiamo parlando di esseri umani e di parità di condizioni ma soprattutto di dignità e non c’è niente di dignitoso nel considerare il sesso come un oggetto, chiunque lo faccia. Io direi che parliamo della prospettiva che un giorno il sesso non sia più una merce di scambio né qualcosa di cui le donne debbano vergognarsi.
- Non mi pare che le donne si vergognino del sesso.
- No ma non riescono a viverlo nella giusta dimensione. Alcune ne abusano usandolo come strumento di rivendicazione sul maschio, altre te lo sbattono in faccia ma dichiarano di credere nei sacri valori della famiglia tradizionale, altre ancora lo giustificano con innamoramenti tanto brevi da non durare neanche il tempo di ricordarsi il nome dell’innamorato. Ecco guarda diciamo così: il nuovo femminismo non è un movimento di protesta contro i maschi ma contro una mentalità maschilista condivisa a volte inconsapevolmente sia da uomini che da donne.
- Effettivamente sembra che tu ce l’abbia più con le donne che con gli uomini.
- Nessuno ce l’ha con nessuno, non è una guerra tra esseri umani, ma una guerra tra mentalità. Cioè una roba così, molto ideologica che a me questa storia che le ideologie sono diventate merce da buttar via mi sta anche piuttosto sul culo. E poi di cosa parliamo quando parliamo di mentalità maschilista riferendoci agli uomini lo sappiamo benissimo, ciò che è meno evidente è che sono proprio molte donne ad assecondare per prime questa mentalità. Personalmente ce l’ho, per esempio, con quelle che vanno a sculettare di fronte alle telecamere e poi ti raccontano che da grandi sognano di sposarsi e avere tanti bambini. Un po’ come quelle che la danno a chiunque ma ti raccontano che erano ubriache. Mi disturba l’ipocrisia di certi atteggiamenti che poi sono il succo di questa mentalità maschilista che non esiste.
- Come sarebbe a dire che non esiste? Allora se non esiste di che stiamo parlando?
- Esiste, ma nessuno lo ammette. Forse era più semplice prima quando gli uomini non avevano pudore a sostenere che le donne erano buone solo a stare a casa a fare figli. Adesso non trovi più nessuno che abbia il coraggio di ammetterlo ma di fatto si fa di tutto perchè ciò avvenga.
- Si vabbè però una cosa la devo dire anche io, voi parlate tanto di parità ma poi vi aspettate che siamo sempre noi uomini a pagare il conto.
- Si vabbè lo dico io, mi pare di sentire quelli che ce l’avevano con D’Alema che fa il comunista e poi c’ha la barca. Non stiamo parlando di annullare le differenze tra uomini e donne, anzi stiamo parlando di esaltare quelle che meritano di essere esaltate tra le quali le differenze di ruolo che favoriscano un buon rapporto di coppia. Prendersi cura dell’altro, essere galanti, gentili o disponibili mi pare una buona cosa. Magari il conto lo paghi tu e io mi occupo di caricare la lavatrice o piegarti i calzini.
- Si certo ma io non stavo parlando di un rapporto stabile, è ovvio che all’interno di una coppia consolidata ognuno fa quello che sa fare meglio e spesso il conto lo si paga a mezzo come entrambe si carica la lavastoviglie, ma il fatto è che se inviti fuori una donna a cena poi quella si aspetta che sia tu a pagare il conto.
- Beh certo se la “inviti” cosa ti aspetti poi? D’altra parte quando si invita qualcuno, uomo o donna che sia, è buona educazione anche pagare il conto.
- Certo, ma siamo sempre noi ad invitarvi a cena fuori, è difficile che una donna prenda questo genere di iniziativa
- Tu come ti sentiresti se una donna ti invitasse a cena fuori?
- Una che conosco poco?
- Beh certo altrimenti torna il discorso di prima sulla lavatrice e i calzini
- Forse mi metterebbe un po’ a disagio, cioè mi piacerebbe ma finirei per chiedermi se poi sarò
all’altezza delle sue aspettative oppure mi chiederei cosa si aspetta da me.
- Ecco appunto, ora hai perfettamente capito di cosa stiamo parlando.

Pubblicato su Sorelle d’Italia

Vù cumprà?

Viscontessa, 19 Settembre 2008

Sono fuori dall’ufficio a fumare una sigaretta.
Ho in mano due blocchetti di assegni.
Si avvicina un venditore ambulante di colore, un ragazzone giovane non oltre i venticinque anni e mi chiede di acquistare qualcosa.
“non ho soldi” gli dico, ed è vero, sono scesa solo con quella sigaretta e i libretti degli assegni che devo mettere in cassaforte.
“io ho fame, dammi almeno un ticket restaurant”.
Apperò, imparano svelti questi giovanotti.
“sono libretti degli assegni non sono ticket”.
Non capisce, parla a mala pena l’italiano e forse quel tanto di inglese ormai necessario a comunicare nel nostro paese. Gli mostro i libretti ma lui insiste, alla fine gli dico “assegni bancari”.
“ah” fa lui “ho capito, banca”.
Già, banca, un luogo pieno di soldi e privo di generi di conforto, il niente della nostra società.
Lui ha l’aria sconsolata, ci pensa un po’ e poi mi fa “sei sposata?”.
Sposata? Ci penso anche io perchè non capisco dove vuole arrivare
“si, sono sposata”.
“ah, beata te, io non sono sposato, sono solo, molto solo….. tu capisci quello che voglio dire?”
Temo di si ma non ne sono sicura “sei giovane, vedrai che anche tu troverai presto una moglie”.
Torno in ufficio di corsa lasciandolo lì con la sua misera mercanzia in mano.
Boh.

Il suo perchè

Viscontessa, 18 Settembre 2008

Allora che vogliamo fare?
Di che parli?
Di questo blog, non scrivi niente da giorni
Si vede che non ho niente da scrivere
E cos’altro avresti da fare di bello?
E chi ha detto che ho qualcosa di bello da fare?
Vabbè, allora cosa hai fatto in questi giorni di non bello?
Niente, il solito, mi sono macerata nella mia autocommiserazione, ho preso in considerazione la possibilità di suicidarmi con classe e poi ho cominciato ad informarmi sulla ricettività delle case di riposo per il 2030, ma lo sai che ci sono già le liste di attesa?
Per le case di riposo per il 2030?
Certo! Guarda che il 1964 è stato l’anno più prolifico dal dopo guerra in poi, un vero casino! quando saremo vecchi non ci sarà posto per noi da nessuna parte tra l’altro abbiamo fatto pochi figli e siamo pure dei morti di fame il che significa che nessuno baderà a noi. Per questo mi sto informando sugli ospizi.
Ecco
Ecco cosa?
No niente, è meglio che continui a non scrivere.
Già

e quindi uscimmo a riveder le stelle

Viscontessa, 6 Settembre 2008

Ore 10.30. Entra nella camera buia.

- Mamma, ma non vai a lavorare?
- Amore, oggi è sabato
- No, mamma, oggi è venerdì.
- Ma scherzi? Oggi è sabato
- Guarda, sono sicura, oggi è venerdì
- cazzo! Come venerdì?!? ma è tardissimo!

Mi alzo di corsa e comincio a vestirmi.

- Amore!?! ma sei sicura che sia venerdì? Controlla da qualche parte.
- E dove? Guardo sul calendario?
- Ma no, tanto lì ci sono scritti soltanto i giorni, come facciamo a sapere qual’è quello giusto? Accendi la televisione e guarda che programmi ci sono.
- Mamma alla tele c’è un film, i cartoni animati e gente che parla. Comunque guarda che è venerdì e sono sicura perchè sono stata da Aurora mercoledì, l’ho incontrata in chat e ci siamo messe d’accordo per vedersi.
- Ecco, brava accendi il computer e vediamo lì, comunque no dai è sabato perchè mi ricordo che entro ieri si doveva votare per i Macchianera Blog Awards ma io non ce l’ho fatta perchè mica li conosco tutti quei blog da votare….
- Come?
- No niente, senti ho un’idea!

Tanto mi sto bevendo una specie di caffè in un bicchiere di plastica

- Dimmi, che il computer ci mette un po’ ad accendersi
- No guarda, sono sicura che sia sabato perchè ieri il babbo cercava una chiavetta usb per metterci il lavoro da portarsi a casa, che motivo aveva di portarsi il lavoro a casa se oggi fosse stato venerdì? Fai una cosa, affacciati alla finestra e guarda il traffico del viale.
- C’è la coda al semaforo quindi è venerdì
- Il telefono! Guarda sul cellulare. Cazzo è vero, c’è la coda al semaforo!
- Il computer si è acceso ma mi dice solo che oggi è il 6 settembre.
- Ma quale computer hai acceso? Accendi il mio o quello del babbo e cerca il mio telefono, lì c’è la risposta, sono sicura!

Prendo la borsa e le chiavi del motorino, mi avvio verso la porta.

- Lascia fare amore, faccio prima a chiedere al bar, ora chiedo a loro che sicuramente lo sanno.

Entro del bar di corsa

- Che cazzo di giorno è oggi?
- Sabato
- Fanculo, lo avevo detto io che oggi era sabato. Mia figlia diceva che era venerdì!
- Non facevi prima ad accendere la tele per controllare?
- L’ho fatto! Ma alla tele ci sono le solite cazzate di tutti i giorni
- ma no! Dovevi guardare il televideo!
- Già, mi ero dimenticata del televideo……. Ma prima che arrivasse tutta questa tecnologia come faceva la gente ad avere una propria identità spazio temporale?
- Ti faccio un caffè?
- Doppio, grazie.

Il dio dell piccole cose

Viscontessa, 4 Settembre 2008

- Qual’è stato il giorno più bello della tua vita?
- Eh?
- Ce ne sarà uno! Per me per esempio è stato quello del diciottesimo compleanno. Il tuo?
- Ehm… dunque, si ecco, quello in cui è finito lo sciopero dei tabaccai
- Lo sciopero dei tabaccai?
- Era il 1991 o il 92. Hanno scioperato per diversi mesi. Mesi d’inferno, credimi, c’è chi in quei mesi si è fumato persino l’erba del giardino e chi non aveva il giardino si arrangiava come poteva. Pensa che un mio amico svenne dopo essersi acceso un Toscano dopo il caffè della mattina e io una volta mi sono fatta 50 chilometri in macchina e ho finito la benzina in mezzo alle campagne perchè mi avevano segnalato che c’era uno che vendeva sotto banco le Nazionali senza filtro del nonno morto.
- Si vabbè, ma quello della fine dello sciopero non può essere il giorno più bello della tua vita!
- E perchè no?
- Io pensavo a qualcosa come il matrimonio, la nascita di tua figlia… insomma roba così
- Beh dovevi dirmelo che volevi qualche esempio edificante
- Ma io non volevo qualche esempio edificante, volevo solo sapere qual’è stato il giorno nel quale sei stata più felice in assoluto.
- E io ti ho risposto.
- Si vabbè, e quello più brutto? E adesso non dirmi quello in cui è iniziato lo sciopero dei tabaccai.
- Che sciocchezza! Certo che no, allora mica sapevamo che sarebbe durato tanto a lungo.
- Allora?
- Allora cosa?
- Allora, qual’è stato il giorno più brutto della tua vita?
- Oggi
- Oggi? E perchè? Che è successo?
- Niente, ma se oggi è il più brutto domani sarà sicuramente migliore
- Filosofia del cazzo e cinismo da vendere eh? Perchè voi adulti siete così aridi?
- Per il timore che germoglino domande del cazzo come le tue.

Mia sorella

Viscontessa, 31 Agosto 2008

La mia collega dice di farti i complimenti per l’articolo dell’altro giorno su Il Firenze. Dice che ha riso come una matta.
Ringraziala da parte mia. A te è piaciuto?
Io non l’ho mica letto.

Un metro e settantatre? Ma sei sicura? Non è possibile, tu sei alta un metro e sessantotto
Si sono sicura e sono alta un metro e settantatre ormai da moltissimi anni
Vorresti dire che sei alta 10 centimetri più di me?
Senza offesa ma direi di si.
Ma io ho più tette di te.
Capisco

Ho finalmente rimesso in ordine tutti gli album fotografici, volevo farti vedere un paio di foto quando eravamo bambine.
Francamente non mi interessano proprio.

Tua figlia ha un sedere perfetto.
Fisicamente è identica a me quando avevo la sua età
Identica a te? Ma tu hai il culo piatto.
Vabbè con gli anni sarà calato
No guarda che tu hai sempre avuto il culo piatto
Senti, del mio culo non me ne frega niente e c’ho le tette piccole, i piedi brutti, gli occhi sorti e pure le spalle troppo larghe, ma è come per la storia dell’altezza: ti ricordi male
…… a parte il fatto che non sono affatto convinta che tu sia alta 1 metro e 73

Hai capito che la bambina deve mettere l’apparecchio per i denti?
Si ho capito
Possibile che tu non abbia niente da dire?
E che devo dire? Hai già detto tutto te, che dobbiamo fare? Una veglia di preghiera?
Sei proprio una stronza, speravo che tu avessi qualcosa di dirmi
effettivamente se mi lasciassi finire questo articolo ce l’avrei
io quel computer l’avrei già fatto volare dalla finestra
dici che sottrae tempo ad interminabili discussioni sull’apparecchio per i denti di tua figlia?
Anche! E comunque sei alta un metro e sessantotto.

Non corro il rischio che legga.

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