Nuova e (f)utile

Viscontessa, 23 maggio 2005
Sono indecisa se iscrivermi ad un corso per corrispondenza ed ottenere un attestato di estetista, oppure se chiudere questo blog e aprirne un altro dal titolo Comare Stordita punto org e dedicarmi agli intrighi erotici di natura onirica di una massaia obesa alle prese con un Costantino televisivo.
Nel primo caso si tratterebbe di prendersi cura del rigoglioso inguine di una comare obesa alle prese con una crescita indiscriminata di materiale pilifero di "importante" consistenza, nel secondo di spammare la mia esistenza onirica nel virtuale per condividere con altre comari lo stordimento che Costantino crea.
Fatto sta che qualunque sia la mia scelta, di sicuro non farò la blogger perché nel corso di questi cinque giorni di full immersion nel campo, ho scoperto che il mio blog non ha il privilegio di poter essere annoverato in alcuna categoria degna di tale nome e l’inadeguatezza tecnologica di cui vado piagnucolando da sempre, si è infine rivelata essere molto più grave di quanto possa d’ora in avanti permettermi.
Dico d’ora in avanti perché in questi giorni sono state dette molte cose, scattate molte foto, stretti molti legami e se saranno in molti a parlare seriamente di come sono andate le cose, tutto ciò che di me sarà visibile e narrabile, non farà altro che confermare il mio ruolo di Grande Fava del virtuale, titolo che io non sarò in grado di gestire con i dovuti riguardi.
Così, presa da questi inconcludenti pensieri di una stanchezza che non troverà fine prima di qualche altro giorno nel quale sarò costretta a recuperare nella mia vita reale il tempo perduto nella realtà di una presunta vita virtuale, sono qui che cerco di ricordarmi tutti coloro che ho conosciuto e che dovrei menzionare per simpatia, gratitudine, sorpresa, goliardica condivisione, perplessità o affetto dove "affetto" non vuol essere quel termine adolescenziale di imperitura amicizia e fiducia, ma semplice aggettivazione di uno stato d’animo condiviso per un brevissimo tratto di questo cammino.
Tra l’altro, e lo dico con lo spirito con cui ho intrapreso l’iniziativa, al quarto giorno di manifestazione, in preda ormai solo di me stessa e delle mie sconclusionate iniziative, ho intrapreso la campagna di "un link subito" che mi ha visto protagonista di un teatrino davvero vergognoso e che temo possa portare conseguenze nelle quali non saprò come comportarmi.
Non so chi raccoglierà il mio appello che si è spammato sui presenti con la piacevolezza con cui la vendita del Viagra mi si infila sempre nella casella di posta elettronica, ma so di sicuro, perché l’operazione è avvenuta sotto ai miei occhi, che mi ha linkata la Lipperini (quando se ne renderà conto mi depennerà con disonore) e che la manifestazione si è conclusa con alcune foto nelle quali vengo ritratta con un cappello di paglia e tulle costruito la mattina stessa con le mie manine, in uno dei laboratori più frequentati della manifestazione.
Nei prossimi giorni, un po’ per volta, metterò ordine nei nomi, nei nick, nelle idee, nei link, nell’armadio e soprattutto nelle conclusioni che ho tratto da questa esperienza.
Che a scanso equivoci, è stata prima di tutto una fonte inesauribile di materiale umano e virtuale sul quale convogliare gli intrighi erotici di una massaia stordita.
Grazie a chiunque vorrà contribuire a ricordarmi tutto quello che ho detto, fatto e soprattutto promesso.

Nuovo e (in)utile/2

Viscontessa, 20 maggio 2005

Non so se qualcuno si è per caso accorto che ultimamente ho scoperto i link.

Si tratta di un passo importante per la mia formazione di adulta che avverrà, nella sua completezza, quando ormai non ci sarà più niente da fare e il disfacimento delle carni avrà preso la meglio sull’aria vagamente stordita con cui mi aggiro nella mia esistenza virtuale. E non solo.

Però per allora si potrà parlare di rincoglionimento senile e l’affettuoso sorriso con cui i più mi si rivolgeranno mentre io candidamente sgambetterò in sottoveste e cappello di paglia fiorito, avrà una spiegazione scientifica sulla quale potrò evitare di trascorre tormentati pomeriggi di dubbi esistenziali che mi vedranno invece intenta nella confezionatura di cappellini sui quali voglio esprimere tutto il mio estro vegetale di carciofo in un campo di tulipani.

Perchè la verità è che io qui nel mezzo ci sto come un carciofo in mezzo ad un bel mazzo di tulipani che dalla mia presenza finiscono poi inevitabilmente per essere infastiditi dall’ingombro, dalle spine e dalla consisetenza carnosa del mio essere che svolazzando di picci in prato, non si capisce bene se rivesta il ruolo del creativo stordimento o della creazione stordita.

Nell’attesa, ovviamente, non potevo rimanermene con le mani in mano e così quando Quattropassi mi ha inviato un messaggio qui sul mio blog per dirmi di aprire la mail nella quale mi chiedeva di recuperare darkripper per aprirmi messanger dove sono giunta perchè lui mi chiedesse dov’era personalità confusa che era accanto a me da circa un’ora e che per motivi di privacy si è allontanato non appena ho aperto messanger con quattro passi, ho capito che non ero un carciofo solo ma che intorno a me esistono altri vegetali come gli asparagi o i broccoli, che pur nel loro scontato e mimalista essere, rappresentano una forma di conforta per la sottoscritta carciofa.

Inevitabile quindi recuperare personalità confusa alla quale infine il quattro passi ha chiesto un autografo sulle mie tette che il poverino è stato costretto a subire mentre darkripper fotografava con il mio cellulare l’insana immagine che il bastardo (entratone in possesso quasi subito) ha quindi pubblicato sul suo blog.

Poi è arrivato l’intervallo pranzo, è arrivato il confuso con la stordita, è arrivato il profumo di una parodia che si è mescolato con il vino e  infine è arrivato tutto ciò.

Ogni commento immagino che sia del tutto superfluo.

Giuro che torno presto (in me stessa)

 

 

 

FENOMENOLOGIA DEL DEBITORE PERMANENTE

Viscontessa, 17 gennaio 2005

 Di Enzo Coffani:

Adattamento e tolleranza

Viscontessa, 12 gennaio 2005

(quando ho aperto questo blog non avevo idea di cosa ne avrei fatto. basta guardare il titolo per rendersene conto .

però, strada facendo si incontrano persone che avresti voglia di ospitare a casa tua e anche se ci sono ancora scatoloni un po’ ovunque, il modo di accomodarsi lo si trova uguale.

e quindi ecco, ecco questo post a firma di Enzo Coffani…sshhhh….adesso silenzio che si inizia)

 Questa mattina scrutavo, dalla finestra del mio cesso, il pollaio 4 per 4 per 2,5 in muratura, esternamente tinteggiato di giallastro(noto colore che si ottiene applicando dello scadente giallo opaco per esterni e lasciando riposare per trentanni)mentre all’interno solo imbiancato con della calce. Annesso, un cortiletto cintato da rete metallica cui le galline possono accedere da una sorta di microtunnel. "Pensate alle vostre colleghe in batteria, scriteriate!", ruminavo interiormente. Qualcosa non funzionava più come doveva, laggiù. Le galline avevano smesso di fare l’uovo, con grande disdoro mio e di altre quattro persone." Si vede che sono stressate" dice la zia ma la sua argomentazione non resiste al primo abbozzo di vaglio logico.Nessuna condizione è mutata, quantomeno microcosmica. Ok di macrocosmico c’è stato l’effetto Tsunami e relativo spostamento dell’asse terrestre e, ve lo confesso, per un attimo ho pensato di attribuire a questo macroavvenimento la causa remota del comportamento delle mie pennute scioperate. Tuttavia questa suggestione geomantica aveva il grosso difetto di non essere rimovibile mediante un mio intervento diretto, consegnando la mia alimentazione ad una indefinita e penosa incertezza. Scorato(participio passato contratto di scoraggiato, non contrazione sfinterica mefitica accaduta in un passato prossimo)al pensiero di questo nebuloso avvenire, mi risolsi di fare un sopralluogo ma, beninteso, non con la frettolosità psicopatica ed inutilmente rumorosa della mia vecchia zia che per una curiosa e disgraziata sequela di accidenti non ha mai conosciuto le gioie del sesso, bensì con quel senso di invisibilità felpata e silente di cui nessuno è al corrente e che solo conoscono i guardoni vecchia guardia, i preti mentre si onanismano ascoltando le confessioni di chissàchi, chi ruba sugli autobus e chi medita in collina al primo imbrunire da ormai dodici anni. Percorsi il breve vialetto di pietra lavica che congiunge la cantina al pollaio attraverso il cordoglio di zolle ormai incolte ed in riposo e, giunto al cancelletto-staccionato, occhieggiai all’interno. Ora, non voglio certo negarvi che la sorte depose a mio favore rivelandomi al primo tentativo l’arcano, nondimeno risolsi istantaneamente l’arcano che tanto cruccio accumulava sui miei nervi, del resto così duramente provati dalle anormali condizioni d’esistenza stabilite dalla cosiddetta mentalità moderna. Ebbene, signori, i fatti sono questi: un gattino senza famiglia si era installato nella cassetta ove le mie pennute depongono il meglio del loro essere quotidianamente. Non solo, il trovatello per molti giorni è sopravvissuto alimantandosi di granaglie. Non solo, le galline, che, si sa, sono esseri abitudinari, non hanno fatto altro che andare a deporre quotidianamente il
loro ovetto in fondo al cortile, vicino all\’argine del fiume dove, dopo essermi infilato degli stivali di gomma verde, ho potuto ritrovare una quantità di uova, le più vecchie ormai marce. Il mondo intorno continua a parlarci e, se non lo ascolti, prima o poi ci perdi.

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