Kid

Supplente, 21 Dicembre 2005
Attendo nella camera buia da ormai troppe ore. Il puzzo di sudore, di umido e i vestiti madidi che ho indosso saturano l’ambiente. Ci saranno i topi qui dentro. Quanto tempo è passato? Ricordo che ero solo, camminavo per via Spadoni verso ora di cena. Una telefonata. Ilaria. La sua voce calda e sensuale. Ho voglia di fare l’amore con te. Una botta in testa e poi il buio.
[lampo] di suono nella mente contorta, riecheggia livida un’eco di risa puerili, mi guardano sentono provano ebbrezze incredibili all’ombra di una bottiglia di rum e BAM la porta si chiude e tutto passa di colpo come uno schiaffo improvviso e me ne torno tranquillo a contemplare il silenzio di una stanza buia come una vacca nera in una notte senza luna.
Devo aver dormito per delle ore. Dove cazzo è il telefono cellulare? (prova sul comodino). A tentoni lo afferro. Eccolo, grazie. (figurati.)
C’è un esseemmeesse, dev’essere suo. "Che fine hai fatto?". Cara. Me lo chiedo anche io. Un momento. Questa non è la sua calligrafia. E’ un falso. Ho le gambe legate al letto, il pazzo criminale che ha fatto tutto questo deve avere il cervello a puttane e il cuore dentro ad una tazza del cesso. Ho ancora il portafoglio in tasca, scommetto che è vuoto e quell’infame si è fregato tutti i soldi. No. Zingaro! Dev’essere successo tutto troppo in fretta. Ho voglia di fare l’amore con te, cara. Che cazzo mi viene in mente. Amore, aspettami. Esco e ti raggiungo.
Provo a telefonare ma non c’è campo. Devo essere in un seminterrato, c’è troppo buio per essere reale. Vediamo di uscirne eh? Con calma, con calma, cazzo non ti agitare che potresti pure svenire per l’
[olezzo] fetido che sale alto e ti fa perdere i sensi mentre un’ombra lunga entra nella stanza ma non c’è luce a mostrarla e non c’è suono che ti possa far capire che da questo inferno non ne uscirai vivo ed è ormai giunta la tua ora perchè non c’è un senso a tutto questo e non c’è nemmeno pietà. Ricordi da bambino quando buttavi in terra i tuoi amici e poi chiedevi scusa? E’ acqua passata pidocchioso. Non c’è spazio per i sentimenti adesso perchè deve compiersi il Rito e la filastrocca deve proseguire come è scritta.
Mi risveglio nuovamente. Sono ancora legato e mi fanno male le ossa. D’improvviso un frinire di cicale sale alto da un punto della stanza. Poi uno scoppio improvviso. Come uno sparo a distanza ravvicinata. Qualcuno è davanti a me, lo sento muoversi. Impugna una pistola a quanto pare. Ha appena sparato.
- Cosa cazzo???
- Non dire niente.
- Come?
- Non muoverti.
- Sono legato non vedo come…ma chi sei?
- Ho detto silenzio.

Quella voce. L’hai già sentita. Fai uno sforzo, pensa, non è una voce nuova, pensa pensa pensa, sforzati di ricordare da dove viene. Ora è più grossa ma se fai largo nelle tenebre del tuo cervello sicuramente la troverai.
- Parla. Parla Cristo santo! Dimmi qualcosa.

Una risata sale alta e allora d’improvviso si illumina tutto quanto. Un contatto nella mente si fa largo. Neuroni che si accendono, nervi che si collegano, il sangue fluisce rapido da una parte all’altra. Ora te lo ricordi dove hai già sentito quella voce anche se eri davvero piccolo e non poteva venirti in mente subito di quella volta
[giardino della scuola], lui ti chiese aiuto perchè un tuo amico lo stava prendendo in giro e gli abbassava i pantaloni prendendolo in giro davanti alle tue compagne di classe. Tu eri piccolo, te la ridevi e non lo aiutasti, stronzo, vedi i casi della vita? Anni dopo non gli hai passato nemmeno il compito di matematica alla maturità. Dovette ripetere l’anno mentre tu fosti licenziato con il massimo dei voti.
Ed eccotelo davanti cresciutello, ha la voce da uomo adesso, come minimo si sarà fatto crescere la barba per sembrare più virile lo stronzetto.
- Ti ho riconosciuto sai? Sei Giorgio, quel ciccione sfigato che si è fatto anni di scuola con me. Come cazzo mi hai ritrovato?
- Non cel’ho con te. Sei solo una vittima della società. Guardati, come sei diventato. Che pena. Credimi, lo faccio per il tuo bene.
- Sei un pazzo furioso, lho sempre sostenuto.
- Almeno ora ne hai la certezza. Mi fa piacere darti ragione, se questo ti fa sentire uno importante.
- Che pezzo di merda. Non farmi del male, ti prego! Liberami e ti darò quello che vuoi.
- Il tuo conto in banca è così pingue? Mi fa molto piacere. Ancora poco e sarai libero e la mia opera compiuta.
- Ti prego, non c’è motivo di…
Un rumore sordo echeggia nell’aria. Chiudo gli occhi credendomi morto. Trattengo il respiro. Apro gli occhi, chiudo gli occhi. Sono ancora vivo. Il cuore rimbalza in bocca e il puzzo della polvere da sparo sale nell’aria rapido.
- Giorgio?

Da La Repubblica Bologna, 21 dicembre 2005:
Ritrovato il cadavere di Giorgio Battistoni, suicida in un seminterrato del palazzo in cui viveva. L’allarme è stato dato dai vicini di casa che avevano sentito il trambusto durante la notte. Al suo fianco, legato ad un letto, il giudice Carlo Boni, che stando alle prime ricostruzioni stava indagando su un caso di riciclaggio di denaro e favoreggiamento in cui era implicato Battistoni. A svelare il mistero del suo folle gesto, una lettera lasciata a fianco al suo corpo dal suicida, trovato nudo nella stanza buia a pochi metri da Boni. Il giudice sta bene ed è ora ricoverato all’ospedale per accertamenti. La Procura ha aperto un’inchiesta e nel pomeriggio sono attesi i primi rilievi della Scientifica.

Prendi i soldi e scappa

Supplente, 17 Dicembre 2005
La settimana scorsa esco al mattino presto per andare a guadagnarmi da vivere, ma invece che andare al lavoro come ho sempre fatto, entro deciso in un negozio di telefonini. Compro un cellulare della Tre, uno a caso di quelli giganti che fanno le videochiavate, mandano le onde con le immagini e le suonerie gigafoniche. Mi danno 30 euro di credito e una pacca sulla spalla perchè sono un nuovo cliente. Spendo 150 euro. Uscito dal negozio cambio zona, mi reco in centro in un altro negozio.
(Buongiorno, vorrei cambiare operatore telefonico, ho qui un cellulare Tre) Mi fanno partire la procedura e mi spiegano che con la tariffa SuperNataliziaDiStoPaio posso avere messaggi gratis per due mesi e un credito bonus di 50 euro (masticazzi dove devo firmare?). Dopo qualche giorno il telefonino diventa per magia Vodafone e la Tre non si è certo presa la briga di telefonarmi per pregarmi di tornare da loro.
Dopo due giorni di Vodafone decido il passaggio a Wind. Mi reco in un terzo negozio di cellulari e faccio partire la richiesta. MI ricoprono d’oro: messaggi gratis per un anno, fino a 200 euro di credito gratuito con i telefoni fissi, un cesto di primizie, uno di ultimizie e un portachiavi con la faccia di Baudo (er mejo!). Il volto si illumina grazie a due led rossi nei bulbi oculari e ne fà il vero gioiello della promozione. Giubilo gongolandomi fuori dalla porta giurando amore eterno alla Wind.
Perchè fermarsi? Magari passando ad un altro operatore ottengo altri vantaggi. Non resta che giocarsi la carta Tim. L’altroieri passo davanti ad un megastore di elettrodomestici. Richiedo il passaggio all’operatore storico italiano e vabbè, tocca accontentarsi di offerte risicate. Il Natale non li rende più buoni se è vero che mi concedono al massimo 100 sms gratuiti, 10 minuti di videochiamate e un poster del cagnolone con l’accento napoletano che butto via appena uscito. Al termine di questa manfrina mi ritrovo con mille mila minuti gratis di telefonate, un pacco e mezzo di sms per parlare di niente con i miei amici e un po’ di gadget stronzi da donare alla pesca della parrocchia.
Colpo finale: asta su Ebay. Vendesi cellulare nuovo mai usato con questo codesto e quello. Un sacco di minuti gratis, sms a profusione, astenersi perditempo, mandare mail ore pasti. Massima serietà guardate i miei feedback e la mia discendenza nobile se non ci credete. Prezzo di partenza: 200 euro.
Oggi pomeriggio si è chiusa l’asta a 350 euro. Un pirla di Bolzano se l’è aggiudicato ed io mi sono guadagnato la pagnotta con sforzo minimo. Ad averci più tempo per queste cose ci si potrebbe campare invece che chiedere l’elemosina ai semafori. Riflettete gente, riflettete: pensano di mettercelo nel culo a noi con le loro offerte ingorde, ma è tutto da dimostrare chi la sa più lunga.

La mosca cojonuda

Supplente, 15 Dicembre 2005
Ehm…è già buona? Ok. Beh, buongiorno gente. Sono il Supplente. Dove siete arrivati con il programma?
A scanso di equivoci dico subito che rimarrò qui solo per un periodo breve, in attesa che torni la carissima Viss, che ha per l’occasione preso il mio posto su Ciccsoft. Mi trovo nella camera degli ospiti ed ho ricevuto precise istruzioni di non abbandonarla, mantenendola il più pulita possibile, cosa che da bravo ometto che sono mi riuscirà senza dubbio benone ma mai quanto la padrona di casa…

Così stamattina dovevate vedermi bello arzillo e pimpante mentre rigovernavo, fischiettando l’ultimo successo dei Baustelle ed interrogandomi sul Natale e sulla sua pubblica utilità nel raggiungimento della felicità. Talmente assorto nei miei pensieri, agghindato con grembiule e ciabatte di pezza, non mi sono accorto che stavo spolverando il bordo della finestra schiacciando quasi una povera mosca che prendeva il sole tutta tranquilla.
Non l’avessi mai fatto.
Al mondo esistono diversi tipi di mosche: c’è quella domestica, quella cavallina, il moscone della carne e così via. Ma solo una è veramente fastidiosa per l’appunto come una mosca. E’ la mosca stronza. Sono quelle mosche rintronate che si trovano solitamente sul vetro di una finestra, e ci restano appiccicate a differenza delle altre che se sfiorate volano via protestando in pochi secondi. Loro invece stanno lì, cercando di raggiungere la luce, l’illuminazione eterna che il vetro impedisce loro di raggiungere ma che il loro cervello non è in grado di concepire. Sbattono, risbattono la testa, ronzano attorno ma non c’è verso di farle demordere dal loro vegetare inspiegabile. Sono quelle che se vi si attaccano al braccio non vi mollano più, a costo di fare la danza del ventre divincolandovi come ballerine indiane per farla andar via.
Così ho tentato di aprire la finestra per farla gentilmente accomodare fuori dalla mia stanza ordinata ma, ovvio a dirsi, non m’ha filato pari. Ho lasciato la finestra aperta per un po’, sperando si accorgesse che nessuno la tratteneva sul vetro e che se voleva poteva andarsene senza problemi ma al mio ritorno dopo quasi un’ora era ancora al suo posto. Prenderla con le mani era impensabile, sono troppo fifone per aver a che fare con insetti che non siano al massimo formiche. La cosa bella è che questo tipo di mosche non rimangono ferme, ma colte da raptus isterico si muovono nervosamente di pochi centimetri restando sostanzialmente sempre al loro posto e producendo un fastidiosissimo ronzio simile a quello di un moscone. Potevo dunque permettere che la mattinata proseguisse in quelle condizioni? Avevo da lavorare non potevo certo perdere troppo tempo dietro una mosca. Peraltro con la finestra aperta in dicembre e il ronzio continuo come minimo avrei dovuto mettermi a correggere i compiti in classe seduto alla mia scrivania con un giaccone invernale e il paraorecchi. Eccessivo davvero.
Raggiunto dunque il livello di sopportazione X+1, dove X era il limite massimo che ero disposto ad accettare, ho preparato una contromossa. Dotato di apposito spargimiele, quello strumentino delizioso quasi inutile che serve a cospargere le fette di pane con il prezioso nettare delle api operose, mi sono avvicinato alla mosca cojonuda. Un attimo e oplà! era ricoperta di vischiosità ambrata in un tripudio di ronzii agonizzanti. Ho assistito trionfante ai suoi tentativi di divincolarsi per un minuto circa. Poi con un pezzettino di carta l’ho raccolta, ferma e ormai semisilenziosa e con un colpo di mano ben assestato l’ho spedita fuori dalla finestra, curandomi di non farla cadere in testa ad un passante, che poi valla a raccontare al giudice di pace una storia così.
Comunque, che non si sparga la voce che sono una persona cattiva eh? Son talmente buono che non farei male ad una mosca.

istruzioni per l’uso

Viscontessa, 3 Ottobre 2005
Succede che in questi luoghi virtuali non c’è mai un comitato di benvenuto adeguato. Tu arrivi un po’ sperduto in un luogo nuovo e non trovi neanche uno straccio di cameriera in topless o  bel giovanottone in slip che ti metta un mano una coppa di champagne e ti auguri il benvenuto.

La verità è che quando la padrona di casa sono io, di solito lascio che gli ospiti facciano un po’ come se fossero a casa loro e alla richiesta di un caffè mi limito ad indicare dov’è situata la macchinette del caffè e la scatola dei biscotti mentre io vado a depilarmi un sopracciglio.

Che poi le mie sopracciglia non le ho mai neanche sfiorate con una pinzetta ma l’ultima volta che sono stata dal parrucchiere lui mi ha detto che dovrei dargli una sistemata.

Per cui ora le osservo in attesa che il concetto di sistemata mi si palesi con paturnie concrete e tangibili.

Dicevo quindi che questo è un blog ovvero un posticino virtuale dove se sputi dalla finestra tutto quello che ne può conseguire è uno sdegnato disinteresse da parte degli altri. Di certo nessuno si avvicina irato al bancone rivendicando la precedenza sul tavolino sotto al palco.

Perché se il forum è un po’ come un locale pubblico dove trovarsi a scambiare due chiacchiere con gli avventori,  il blog è un appartamentino virtuale nel quale il pubblico te lo devi guadagnare ma le tue abitudini, fossero anche solo quelle di sputare dalla finestra, le puoi coltivare in tutta tranquillità.

Nelle stanze, segnalate nella colonnina a sinistra, ci sono infatti i miei miseri mobiletti costruite di giorno in giorno con le mie preziose manine di fata, mentre a destra nella colonna a casa di amici, ci sono gli indirizzi di altri blog che a loro volta vi segnaleranno ancora altri indirizzi. Basta cliccarci sopra per arrivare un po’ ovunque.

Infine suonando campanelli a destra e a sinistra, vi capiterà anche di imbattervi in blog multiautore, qualcosa tipo un condominio virtuale pieno di personaggi strani e diversi tra loro. Con un po’ di pazienza, oltre al the delle cinque a casa di ludo, è possibile discorrere anche di politica, attualità, letteratura e “topa” nei vari indirizzi che vi ho segnalato.

Ovunque si può ovviamente commentare.

Infine, per chi fosse interessato ad approfondire la blogsfera, consiglio la registrazione del proprio account (operazione semplicissima) che vi permetterà, oltre a ricevere messaggi personali,  di non dovervi firmare ogni volta che intervenite.

Sull’account registrato è poi possibile ricevere l’invito per partecipare a qualche blog multiautore e, ma tua guarda il caso, io avrei proprio un condominio virtuale, ultimamente un po’ disabitato me sempre perfettamente funzionante, nel quale provare scrivere per chi avesse voglia di provare il blog senza impegno.

Infine, citofonando viss, si arriva direttamente alla mia casella di posta elettronica dove, con la consueta calma, sarà mia premura rispondere alle vostre domande e prendermi cura di voi piccolini pulcini sperduti nel we.

Nell’attesa vi segnalo il nuovo numero di
noluogo una rivista virtuale nella quale c’è anche un mio pezzo e il cui tema di questo mese è “corpi”.

Buone seghe a tutti e ci si vede tra un po’  che ora devo andare a guardarmi le sopracciglie :-)))

last minute

Viscontessa, 4 Luglio 2005
Caro lettore che sei arrivato qui cercando su un motore di ricerca "last minute", sappi che hai sbagliato a digitare la tua ricerca e hai scritto "laste minute".
Oppure sei semplicemente ignorante e hai cercato "last minut" o "last miniut".
Capita.
Hai passato tutto l’inverno ad informarti su quali siano le condizioni bancarie degli istituti di credito, hai coscienziosamente comparato spese, interessi attivi e passivi di tutte le banche, hai seguito in tv Susanna che sembrava proprio la tua farmacista quando ti consigliava affettuosamente un antidiarrotico, hai visto un clone di Berlusconi che progettava la sua banca intorno a te, hai osservato dalle pagine patinate dei giornali famiglie intere che grazie al muto acceso da quell’istituto di credito, sono diventate tali e quali quelle del Mulino Bianco, hai trovato la Dalla Chiesa che occhieggiava da un volantino pubblicitario e ti convinceva che quella finanziaria ti regalava i soldi, ti sei stupito del tuo ortolano che ti vende le zucchine senza anticipo e senza interessi e le zucchine che ti sei già mangiato ieri comincerai a pagarle nel 2006, hai ascoltato il nostro Presidente del Consiglio che ti ricordava affettuosamente di quanto sei ricco se mandi un sms alla tua amante e infine ti sei fatto convincere a spostare i tuoi soldi su quella banca le cui offerte commerciali ti sono sembrate vantaggiosissime.
Caro lettore, io lo so come vanno queste cose, ti hanno promesso zero spese per la tenuta conto, ti hanno messo davanti un contratto in caratteri microscopici che Susanna ti ha invitato a leggere attentamente prima di firmare, ti hanno raccontato di quanto sia dura per tutti andare avanti, ti hanno offerto un caffè e ti hanno stretto la mano sorridenti quando tu hai firmato senza leggere quel contrattino dove in dodicesima pagina c’era scritto che la valuta dei versamenti per questo tipo di contratto, è posticipata di quindici giorni lavorativi rispetto al giorno del versamento, mentre quella dei prelievi è anticipata di dieci.
Così, caro lettore, ti sei accorto che il tuo stipendio, grazie al gioco delle valute, lo incassavi il mese dopo averlo già speso e gli interessi passivi scaturiti da questo inghippo e maggiorati della commissione del massimo scoperto, ti hanno mangiato tutta la misera tredicesima dedicata alle vacanze.
E ora la banca ti ha rifiutato la caparra per il campeggio e devi inventarti qualcosa per portare in vacanza la famiglia per una settimana.
Il fatto è caro sprovveduto lettore, che la vacanza last minute, quella su cui stai riversando tutte le tue speranze, è un po’ come quella gran zoccola di Susanna che sembra tanto una personcina per bene ma poi si dimentica di informarti sugli effetti collaterali di quell’antidiarrotico finanziario che ti ha venduto e tu ti ritrovi stitico senza neanche renderti conto del perché.
Per cui, caro lettore, io purtroppo non posso fare niente per aiutarti a defecar denaro né posso aiutarti a mandare te e la tua famiglia in un villaggio turistico a prezzi stracciati, però, caro lettore, posso consigliarti di fare attenzione alla prossima Susanna che incontrerai perché ricordati che se nel nostro paese la prostituzione carnale è ancora un reato per cui si punisce la prostituta per adescamento, quella finanziaria è agevolata dal nostro governo e la vittima, in questo caso sei tu.

Nuova e (f)utile

Viscontessa, 23 Maggio 2005
Sono indecisa se iscrivermi ad un corso per corrispondenza ed ottenere un attestato di estetista, oppure se chiudere questo blog e aprirne un altro dal titolo Comare Stordita punto org e dedicarmi agli intrighi erotici di natura onirica di una massaia obesa alle prese con un Costantino televisivo.
Nel primo caso si tratterebbe di prendersi cura del rigoglioso inguine di una comare obesa alle prese con una crescita indiscriminata di materiale pilifero di "importante" consistenza, nel secondo di spammare la mia esistenza onirica nel virtuale per condividere con altre comari lo stordimento che Costantino crea.
Fatto sta che qualunque sia la mia scelta, di sicuro non farò la blogger perché nel corso di questi cinque giorni di full immersion nel campo, ho scoperto che il mio blog non ha il privilegio di poter essere annoverato in alcuna categoria degna di tale nome e l’inadeguatezza tecnologica di cui vado piagnucolando da sempre, si è infine rivelata essere molto più grave di quanto possa d’ora in avanti permettermi.
Dico d’ora in avanti perché in questi giorni sono state dette molte cose, scattate molte foto, stretti molti legami e se saranno in molti a parlare seriamente di come sono andate le cose, tutto ciò che di me sarà visibile e narrabile, non farà altro che confermare il mio ruolo di Grande Fava del virtuale, titolo che io non sarò in grado di gestire con i dovuti riguardi.
Così, presa da questi inconcludenti pensieri di una stanchezza che non troverà fine prima di qualche altro giorno nel quale sarò costretta a recuperare nella mia vita reale il tempo perduto nella realtà di una presunta vita virtuale, sono qui che cerco di ricordarmi tutti coloro che ho conosciuto e che dovrei menzionare per simpatia, gratitudine, sorpresa, goliardica condivisione, perplessità o affetto dove "affetto" non vuol essere quel termine adolescenziale di imperitura amicizia e fiducia, ma semplice aggettivazione di uno stato d’animo condiviso per un brevissimo tratto di questo cammino.
Tra l’altro, e lo dico con lo spirito con cui ho intrapreso l’iniziativa, al quarto giorno di manifestazione, in preda ormai solo di me stessa e delle mie sconclusionate iniziative, ho intrapreso la campagna di "un link subito" che mi ha visto protagonista di un teatrino davvero vergognoso e che temo possa portare conseguenze nelle quali non saprò come comportarmi.
Non so chi raccoglierà il mio appello che si è spammato sui presenti con la piacevolezza con cui la vendita del Viagra mi si infila sempre nella casella di posta elettronica, ma so di sicuro, perché l’operazione è avvenuta sotto ai miei occhi, che mi ha linkata la Lipperini (quando se ne renderà conto mi depennerà con disonore) e che la manifestazione si è conclusa con alcune foto nelle quali vengo ritratta con un cappello di paglia e tulle costruito la mattina stessa con le mie manine, in uno dei laboratori più frequentati della manifestazione.
Nei prossimi giorni, un po’ per volta, metterò ordine nei nomi, nei nick, nelle idee, nei link, nell’armadio e soprattutto nelle conclusioni che ho tratto da questa esperienza.
Che a scanso equivoci, è stata prima di tutto una fonte inesauribile di materiale umano e virtuale sul quale convogliare gli intrighi erotici di una massaia stordita.
Grazie a chiunque vorrà contribuire a ricordarmi tutto quello che ho detto, fatto e soprattutto promesso.

Nuovo e (in)utile/2

Viscontessa, 20 Maggio 2005

Non so se qualcuno si è per caso accorto che ultimamente ho scoperto i link.

Si tratta di un passo importante per la mia formazione di adulta che avverrà, nella sua completezza, quando ormai non ci sarà più niente da fare e il disfacimento delle carni avrà preso la meglio sull’aria vagamente stordita con cui mi aggiro nella mia esistenza virtuale. E non solo.

Però per allora si potrà parlare di rincoglionimento senile e l’affettuoso sorriso con cui i più mi si rivolgeranno mentre io candidamente sgambetterò in sottoveste e cappello di paglia fiorito, avrà una spiegazione scientifica sulla quale potrò evitare di trascorre tormentati pomeriggi di dubbi esistenziali che mi vedranno invece intenta nella confezionatura di cappellini sui quali voglio esprimere tutto il mio estro vegetale di carciofo in un campo di tulipani.

Perchè la verità è che io qui nel mezzo ci sto come un carciofo in mezzo ad un bel mazzo di tulipani che dalla mia presenza finiscono poi inevitabilmente per essere infastiditi dall’ingombro, dalle spine e dalla consisetenza carnosa del mio essere che svolazzando di picci in prato, non si capisce bene se rivesta il ruolo del creativo stordimento o della creazione stordita.

Nell’attesa, ovviamente, non potevo rimanermene con le mani in mano e così quando Quattropassi mi ha inviato un messaggio qui sul mio blog per dirmi di aprire la mail nella quale mi chiedeva di recuperare darkripper per aprirmi messanger dove sono giunta perchè lui mi chiedesse dov’era personalità confusa che era accanto a me da circa un’ora e che per motivi di privacy si è allontanato non appena ho aperto messanger con quattro passi, ho capito che non ero un carciofo solo ma che intorno a me esistono altri vegetali come gli asparagi o i broccoli, che pur nel loro scontato e mimalista essere, rappresentano una forma di conforta per la sottoscritta carciofa.

Inevitabile quindi recuperare personalità confusa alla quale infine il quattro passi ha chiesto un autografo sulle mie tette che il poverino è stato costretto a subire mentre darkripper fotografava con il mio cellulare l’insana immagine che il bastardo (entratone in possesso quasi subito) ha quindi pubblicato sul suo blog.

Poi è arrivato l’intervallo pranzo, è arrivato il confuso con la stordita, è arrivato il profumo di una parodia che si è mescolato con il vino e  infine è arrivato tutto ciò.

Ogni commento immagino che sia del tutto superfluo.

Giuro che torno presto (in me stessa)

 

 

 

FENOMENOLOGIA DEL DEBITORE PERMANENTE

Viscontessa, 17 Gennaio 2005

 Di Enzo Coffani:

Adattamento e tolleranza

Viscontessa, 12 Gennaio 2005

(quando ho aperto questo blog non avevo idea di cosa ne avrei fatto. basta guardare il titolo per rendersene conto .

però, strada facendo si incontrano persone che avresti voglia di ospitare a casa tua e anche se ci sono ancora scatoloni un po’ ovunque, il modo di accomodarsi lo si trova uguale.

e quindi ecco, ecco questo post a firma di Enzo Coffani…sshhhh….adesso silenzio che si inizia)

 Questa mattina scrutavo, dalla finestra del mio cesso, il pollaio 4 per 4 per 2,5 in muratura, esternamente tinteggiato di giallastro(noto colore che si ottiene applicando dello scadente giallo opaco per esterni e lasciando riposare per trentanni)mentre all’interno solo imbiancato con della calce. Annesso, un cortiletto cintato da rete metallica cui le galline possono accedere da una sorta di microtunnel. "Pensate alle vostre colleghe in batteria, scriteriate!", ruminavo interiormente. Qualcosa non funzionava più come doveva, laggiù. Le galline avevano smesso di fare l’uovo, con grande disdoro mio e di altre quattro persone." Si vede che sono stressate" dice la zia ma la sua argomentazione non resiste al primo abbozzo di vaglio logico.Nessuna condizione è mutata, quantomeno microcosmica. Ok di macrocosmico c’è stato l’effetto Tsunami e relativo spostamento dell’asse terrestre e, ve lo confesso, per un attimo ho pensato di attribuire a questo macroavvenimento la causa remota del comportamento delle mie pennute scioperate. Tuttavia questa suggestione geomantica aveva il grosso difetto di non essere rimovibile mediante un mio intervento diretto, consegnando la mia alimentazione ad una indefinita e penosa incertezza. Scorato(participio passato contratto di scoraggiato, non contrazione sfinterica mefitica accaduta in un passato prossimo)al pensiero di questo nebuloso avvenire, mi risolsi di fare un sopralluogo ma, beninteso, non con la frettolosità psicopatica ed inutilmente rumorosa della mia vecchia zia che per una curiosa e disgraziata sequela di accidenti non ha mai conosciuto le gioie del sesso, bensì con quel senso di invisibilità felpata e silente di cui nessuno è al corrente e che solo conoscono i guardoni vecchia guardia, i preti mentre si onanismano ascoltando le confessioni di chissàchi, chi ruba sugli autobus e chi medita in collina al primo imbrunire da ormai dodici anni. Percorsi il breve vialetto di pietra lavica che congiunge la cantina al pollaio attraverso il cordoglio di zolle ormai incolte ed in riposo e, giunto al cancelletto-staccionato, occhieggiai all’interno. Ora, non voglio certo negarvi che la sorte depose a mio favore rivelandomi al primo tentativo l’arcano, nondimeno risolsi istantaneamente l’arcano che tanto cruccio accumulava sui miei nervi, del resto così duramente provati dalle anormali condizioni d’esistenza stabilite dalla cosiddetta mentalità moderna. Ebbene, signori, i fatti sono questi: un gattino senza famiglia si era installato nella cassetta ove le mie pennute depongono il meglio del loro essere quotidianamente. Non solo, il trovatello per molti giorni è sopravvissuto alimantandosi di granaglie. Non solo, le galline, che, si sa, sono esseri abitudinari, non hanno fatto altro che andare a deporre quotidianamente il
loro ovetto in fondo al cortile, vicino all\’argine del fiume dove, dopo essermi infilato degli stivali di gomma verde, ho potuto ritrovare una quantità di uova, le più vecchie ormai marce. Il mondo intorno continua a parlarci e, se non lo ascolti, prima o poi ci perdi.