Una serata di ordinaria follia
Viscontessa, 14 giugno 2009
Dov’è il Lac d’Annecy? Mi sono fissata e non lo trovo. Ho trovato altri laghi e valli e monti ma quando mi allontano non lo trovo più.
Dodici ragazzini di dodici anni che scorrazzano nel mio giardino. Sono in pensiero per quel che resta delle mie piante ma la mia preoccupazione si incaglia sulla telefonata dei vicini.
I ragazzetti fanno troppo chiasso, mi affaccio in giardino per chiedere a mia figlia di avvisare gli altri di far meno casino, e la vedo che sta tirando uno per la maglietta.
Degenera, litigano, se ne vanno, tornano, fanno i cazzi loro con i loro telefonini. – amore? – sussurro a mia figlia – ma i tuoi amichetti quando vanno a casa? -.
Nessuno lo sa, tanto hanno i telefonini e si sentiranno con i genitori.
L’ultimo sparuto gruppetto ha lasciato il mio salotto poco fa sempre in filo diretto con mammà. Cinque minuti e arrivo. Bastardi! I genitori dico. Ti mandano il ragazzetto e spariscono, vanno a cena fuori, vanno a prendere, il gelato, escono con gli amici, trombano. Non lo so, ma nessuno si preoccupa dell’orario, del mio orario cazzo!
Alla fine entro in salotto e li avviso – a mezzanotte vi butto fuori -.
E’ terribile. Non riesco a trovare il Lac D’Annecy. Mentre sento le urla provenire dal giardino io “gugolo” il lago perduto. Potrei mettere un po’ di musica, anzi no almeno sento cosa si dicono tra le urla. Dodici ragazzini di dodici anni. E’ terribile. – Il Lac D’Annecy, chi era costui? -.
Ormai sono arrivata a Marsiglia. Scendi scendi sono arrivata fin laggiù ma se provo a risalire non trovo più il lago.
Google Earth. Prima tiravi fuori l’Atlante Geografico De Agostini e cercavi il tuo lago o, più probabilmente, lasciavi perdere e ti mettevi a guardare il Tenente Colombo.
Prima. Prima prima quando i ragazzini di dodici anni sapevi a che ora andavano via.
Allora le mamme delle altre ragazze e quelle dei ragazzi che da grandi sarebbero diventati dei frustrati mammoni, ti telefonavano per essere sicure che i ragazzi non sarebbero rimasti da soli.
Generazioni intere di madri costrette a sorvegliare (non solo le loro figlie che al limite se erano un po’ zoccole potevano anche dirglielo) ma persino le figlie delle altre.
E poi quelle telefonate erano insopportabili. Dovevi fissare un appuntamento telefonico tra mamme che non si conoscevano e poi dovevi dribblare i loro sotterfugi tipo “amore, mi ha chiamato la mamma di Sara ma è caduta la linea, mi puoi ridare il suo numero di casa?”.
Erano robe così, le nostre mamme erano furbe, argute e smaliziate e noi sempre meno ingenue.
Poi però, dovevano stare al telefono pomeriggi interi per parlare, accontentare, tranquillizzare, informare e fare pure bella figura, con le mamme dei tuoi amichetti.
“mamma c’è al telefono la mamma di Giulia che vuol essere sicura che stasera voi siate in case”
“ma porc… ma proprio adesso che sto friggendo? Non puoi dirgli se mi richiama dopo?”
“scherzi?!?! non ci crederebbe mai e stasera non manderebbe Giulia!”
Era sempre così, mia mamma aveva sempre i capelli in disordine se telefonava la mamma di un mio amico. Il videotelefono per donne come mia madre, esisteva molto prima che lo inventassero.
“ho parlato con la mamma di quel…. come si chiama?”
“Dario?”
“ah si Dario. Mah, mi è sembrata una donna così sciatta….”
“sciatta? Ma come hai fatto a vederla al telefono?”
“certe cose si vedono molto meglio con l’anima”
“e la tua anima ha visto che la mamma di Dario è sciatta!”.
Ora fanno silenzio. Se non la supervista di mia madre, cerco almeno di sviluppare il superudito che invia impulsi elettrici al mi neurone quando sente silenzio. Il mio orecchio bionico è un po’ così: si attiva solo in assenza di rumore.
Che fa una mamma moderna in questi casi?
Entro facendo finta di andare a lucidare l’argenteria.
Entro e dico “oh scusate” e poi richiudo la porta. (questa la faceva mia madre. Mi rifiuto!)
Chiamo mia figlia e le chiedo “amore, cosa state facendo?” e se lei mi risponde “stiamo limonando?” Hanno solo dodici anni! (sento dietro le spalle le risate del pubblico per la battuta).
Faccio finta di niente.
Mi alzo di corsa e piombo in salotto senza un piano preciso.
Spalanco la porta come se dovessi avvisarli che improvvisamente a causa della sparizione del Lago d’Annecy i loro cellulari sono tutti morti definitivamente e vedo mia figlia in piedi con il cuscino del divano sulla faccia di un ragazzetto.
Gli altri ordinatamente seduti sul divano si godono la scena.




