Una serata di ordinaria follia

Viscontessa, 14 giugno 2009

haase-lac-d-annecy-angon-haute-savoie-53146
Dov’è il Lac d’Annecy? Mi sono fissata e non lo trovo. Ho trovato altri laghi e valli e monti ma quando mi allontano non lo trovo più.
Dodici ragazzini di dodici anni che scorrazzano nel mio giardino. Sono in pensiero per quel che resta delle mie piante ma la mia preoccupazione si incaglia sulla telefonata dei vicini.
I ragazzetti fanno troppo chiasso, mi affaccio in giardino per chiedere a mia figlia di avvisare gli altri di far meno casino, e la vedo che sta tirando uno per la maglietta.
Degenera, litigano, se ne vanno, tornano, fanno i cazzi loro con i loro telefonini. – amore? – sussurro a mia figlia – ma i tuoi amichetti quando vanno a casa? -.
Nessuno lo sa, tanto hanno i telefonini e si sentiranno con i genitori.
L’ultimo sparuto gruppetto ha lasciato il mio salotto poco fa sempre in filo diretto con mammà. Cinque minuti e arrivo. Bastardi! I genitori dico. Ti mandano il ragazzetto e spariscono, vanno a cena fuori, vanno a prendere, il gelato, escono con gli amici, trombano. Non lo so, ma nessuno si preoccupa dell’orario, del mio orario cazzo!
Alla fine entro in salotto e li avviso – a mezzanotte vi butto fuori -.

E’ terribile. Non riesco a trovare il Lac D’Annecy. Mentre sento le urla provenire dal giardino io “gugolo” il lago perduto. Potrei mettere un po’ di musica, anzi no almeno sento cosa si dicono tra le urla. Dodici ragazzini di dodici anni. E’ terribile. – Il Lac D’Annecy, chi era costui? -.
Ormai sono arrivata a Marsiglia. Scendi scendi sono arrivata fin laggiù ma se provo a risalire non trovo più il lago.
Google Earth. Prima tiravi fuori l’Atlante Geografico De Agostini e cercavi il tuo lago o, più probabilmente, lasciavi perdere e ti mettevi a guardare il Tenente Colombo.
Prima. Prima prima quando i ragazzini di dodici anni sapevi a che ora andavano via.
Allora le mamme delle altre ragazze e quelle dei ragazzi che da grandi sarebbero diventati dei frustrati mammoni, ti telefonavano per essere sicure che i ragazzi non sarebbero rimasti da soli.
Generazioni intere di madri costrette a sorvegliare (non solo le loro figlie che al limite se erano un po’ zoccole potevano anche dirglielo) ma persino le figlie delle altre.
E poi quelle telefonate erano insopportabili. Dovevi fissare un appuntamento telefonico tra mamme che non si conoscevano e poi dovevi dribblare i loro sotterfugi tipo “amore, mi ha chiamato la mamma di Sara ma è caduta la linea, mi puoi ridare il suo numero di casa?”.
Erano robe così, le nostre mamme erano furbe, argute e smaliziate e noi sempre meno ingenue.
Poi però, dovevano stare al telefono pomeriggi interi per parlare, accontentare, tranquillizzare, informare e fare pure bella figura, con le mamme dei tuoi amichetti.
“mamma c’è al telefono la mamma di Giulia che vuol essere sicura che stasera voi siate in case”
“ma porc… ma proprio adesso che sto friggendo? Non puoi dirgli se mi richiama dopo?”
“scherzi?!?! non ci crederebbe mai e stasera non manderebbe Giulia!”
Era sempre così, mia mamma aveva sempre i capelli in disordine se telefonava la mamma di un mio amico. Il videotelefono per donne come mia madre, esisteva molto prima che lo inventassero.
“ho parlato con la mamma di quel…. come si chiama?”
“Dario?”
“ah si Dario. Mah, mi è sembrata una donna così sciatta….”
“sciatta? Ma come hai fatto a vederla al telefono?”
“certe cose si vedono molto meglio con l’anima”
“e la tua anima ha visto che la mamma di Dario è sciatta!”.

Ora fanno silenzio. Se non la supervista di mia madre, cerco almeno di sviluppare il superudito che invia impulsi elettrici al mi neurone quando sente silenzio. Il mio orecchio bionico è un po’ così: si attiva solo in assenza di rumore.
Che fa una mamma moderna in questi casi?
Entro facendo finta di andare a lucidare l’argenteria.
Entro e dico “oh scusate” e poi richiudo la porta. (questa la faceva mia madre. Mi rifiuto!)
Chiamo mia figlia e le chiedo “amore, cosa state facendo?” e se lei mi risponde “stiamo limonando?” Hanno solo dodici anni! (sento dietro le spalle le risate del pubblico per la battuta).
Faccio finta di niente.

Mi alzo di corsa e piombo in salotto senza un piano preciso.
Spalanco la porta come se dovessi avvisarli che improvvisamente a causa della sparizione del Lago d’Annecy i loro cellulari sono tutti morti definitivamente e vedo mia figlia in piedi con il cuscino del divano sulla faccia di un ragazzetto.
Gli altri ordinatamente seduti sul divano si godono la scena.

Tanti cari saluti

Viscontessa, 19 maggio 2009

Eccola lì, ora dovrei raccontare i tristi eventi della mia vita pre-adolescenziale ma, tranquilli, non ci penso neanche.
Passiamo ai fatti: a XXX piace questo video e tu che facebook lo schifi (ma tanto ultimamente schifi tutto e fai tutto ciò che schifi), ti ritrovi un filmato in ricordo di Giovanni Paolo Secondo.
Ma cosa è successo in questi, diciamo, oltre trent’anni? Lo so che è già detta ma se non ci siamo sentite per trent’anni un motivo ci sarà! E invece no, mi chiede amicizia in ricordo dei bei tempi quando scappavamo da scuola per andare a comprarci la merenda. Dopo! Abbiamo cominciato a scappare per andare a comprare la merenda molto dopo che a te erano cresciute le tette e mi guardavi con sufficienza. Poi alla fine le tette sono cresciute anche a me e allora, solo allora, si è cominciato a scappare per andare a comprare la merenda.
Segue silenzio tombale per trent’anni, poi mi chiede amicizia e infine leggo che a XXX piace questo video.

Ci pensavo proprio oggi: nella mia vita ho sbagliato proprio tutto e se potessi ricominciare da capo, sbaglierei di nuovo tutto perché questa cosa è come una malattia, una caratteristica, un’anomalia, un difetto che si trasmette geneticamente di padre in figlio senza saltare mai neanche una generazione.
Ho questa malattia, non faccio mai le scelte giuste e sulle probabilità che un giorno possa accadere il contrario potete giocarvici la casa. (che tanto lo so: è della banca). Ormai non spreco più neanche tempo a pensare, qualsiasi cosa pensi è sicuramente quella sbagliata per cui tanto vale rispondere a casaccio.
Che XXX non fosse una scelta giusta non mi ci sono mai fermata a riflettere. Le amicizie adolescenziali sono una specie di spina che ti si conficca nel fianco per tutta la vita. Nessuno, sano di mente, frequenterebbe i suoi amici dell’adolescenza: sarebbe come trovarsi in una volta sola, di fronte ad ognuna delle proprie debolezze quelle che ci hai messo una vita ad accettare, a mascherare o dimenticare. Non era comunque la scelta giusta perché non l’ho rimpianta.
Non l’ho rimpianta per oltre trent’anni e non l’ho mai neanche ricordata con affetto.
Giovanni Paolo Secondo oggi ha fatto un altro miracolo: grazie al video su di lui, ha risposto ad una domanda che non mi ero mai neanche posta in trent’anni.

Il pifferaio magico

Viscontessa, 24 ottobre 2008

Gli abitanti di Colle Vecchio di Sopra non scendevano quasi mai a Colle Vecchio di Sotto perché l’aria era ancora malsana come quando ai piedi del colle era tutta palude.
Negli anni cinquanta fu proprio a Colle Vecchio di Sotto che si insediarono le prime famiglie di immigranti richiamati dalla prospettiva di un lavoro nella fabbrica di componenti in ferro di una grossa azienda straniera e piano piano la palude fu bonificata, ma l’odore della fabbrica e di quelli che ci lavoravano dentro, era, se possibile, ancora più sgradevole del lezzo di acquitrino per il quale gli abitanti di Colle Vecchio di Sopra avevano provato un’improvvisa nostalgia non appena la palude era stata bonificata.
Così come fino al giorno prima avevano rammentato di quelle acque stagnanti soltanto zanzare grosse come fenicotteri, nel momento in cui le acque sparirono, gli abitanti di Colle Vecchio di Sopra cominciarono a rammentare della palude soltanto le grosse e gustose anguille che le popolavano. E quando anche la fabbrica fu chiusa, ecco che gli abitanti di Colle Vecchio di Sopra, dimenticarono in un istante la chiassosa miseria degli abitanti di Colle Vecchio di Sotto per rimpiangere la ricchezza ottenuta grazie alla loro miseria e che sfumò come a suo tempo erano sfumate le acque della palude. Le colpe, negli anni che seguirono, furono spartite equamente tra la palude, la guerra, la fabbrica, la bonifica della palude e la chiusura della fabbrica.
Poi però si trovò un compromesso e si preferì accanirsi contro il fato per macerarsi per molto tempo nell’autocommiserazione per essere nati in un territorio tanto ostile come quello paludoso fino a quando, sull’onda dell’edonismo degli anni ottanta si tramutò l’autocommiserazione in orgoglio e fu l’aria malsana della vecchia palude, il simbolo scelto per rafforzare la convinzione di essere un popolo forte e avvezzo alle difficoltà. Continua a leggere »

La principessa sul pisello

Viscontessa, 15 ottobre 2008

Giuro che quando arrivano mi fingo svenuta.
Un po’ svenuta tanto per far finta di non sentire cosa diranno di me.
Rideranno.
Posso farcela, loro rideranno e io fingerò di essere svenuta.
Poi scappo. Posso farcela perché poi scappo e mi dimentico tutto.
Che situazione del cazzo e non mi viene in mente nessun’altra situazione più del cazzo di questa. Ammanettata ad un letto sopra ad un cadavere.
Continua a leggere »

temino: che cos’è il razzismo secondo te?

Viscontessa, 3 ottobre 2008

Essere razzisti significa che si fanno delle differenze tra le persone se hanno la pelle di un colore diverso dal nostro. Secondo me il razzismo è una cosa molto brutta perchè anche se uno c’ha la pelle per esempio nera, non bisogna trattarlo male solo per quello e poi non è neanche giusto chiamarli negri perchè anche quella è una cosa molto brutta.
Io per esempio ho un compagno di classe che ha la pelle nera anche se non è proprio nera nera ma un po’ come il cioccolato al latte e io lui non la chiamo mai negro anche se a volte, quando mi fa arrabbiare, gli dico che è un cretino ma secondo me quello si può dire perchè me lo dice sempre anche il mio papà. Io però questa cosa qui non l’ho capita benissimo perchè quando siamo tornati dal mare la mia mamma era così abbronzata che sembrava più nera del mio compagno di classe e quando una sua amica gli ha detto che sembrava proprio una negra lei sembrava tutta contenta e non si era offesa per niente.
Nella mia classe però non ci sono bambini gialli anzi io non ho mai visto nessuno con la pelle gialla e mi piacerebbe tanto sapere come sono fatti questi che hanno una pelle di un colore così strano. Io per esempio, quando ci penso, mi immagino che quelli con la pelle gialla sono un po’ come i canarini di mia nonna mentre quelli con la pelle rossa una volta ne ho visto uno al mare che era così rosso che sembrava proprio un peperone ma non glie l’ho detto perchè se quelli con la pelle nera si offendono se gli dici che sono negri, forse quelli con la pelle rossa si offendono se gli dici che sono peperoni.
Che poi io questa cosa del razzismo non l’ho neanche capita tanto bene neanche questa. Secondo me gli extra comunitari dovrebbero rimanere a casa loro perchè il mio papà dice che tanto vengono qui da noi soltanto a rubare ma tutti gli altri come i neri, i gialli e i rossi secondo me possono anche venire in Italia.
Io però non ho mai visto neanche un extra comunitario e non so neanche come è fatto. A volte mi immagino che sono un po’ come gli extra terrestre di un film che ho visto quando ero piccolo e che c’avevano degli occhi molto grandi e molto cattivi però insomma non lo so e mi piacerebbe tanto vederne uno. Chissà se anche loro magari ci sono in uno zoo molto grande che i leoni e le giraffe che io non li avevo mai visti neanche quelli, ci sono nello zoo della nostra città che però secondo me è troppo piccolo.

Kid

Supplente, 21 dicembre 2005
Attendo nella camera buia da ormai troppe ore. Il puzzo di sudore, di umido e i vestiti madidi che ho indosso saturano l’ambiente. Ci saranno i topi qui dentro. Quanto tempo è passato? Ricordo che ero solo, camminavo per via Spadoni verso ora di cena. Una telefonata. Ilaria. La sua voce calda e sensuale. Ho voglia di fare l’amore con te. Una botta in testa e poi il buio.
[lampo] di suono nella mente contorta, riecheggia livida un’eco di risa puerili, mi guardano sentono provano ebbrezze incredibili all’ombra di una bottiglia di rum e BAM la porta si chiude e tutto passa di colpo come uno schiaffo improvviso e me ne torno tranquillo a contemplare il silenzio di una stanza buia come una vacca nera in una notte senza luna.
Devo aver dormito per delle ore. Dove cazzo è il telefono cellulare? (prova sul comodino). A tentoni lo afferro. Eccolo, grazie. (figurati.)
C’è un esseemmeesse, dev’essere suo. "Che fine hai fatto?". Cara. Me lo chiedo anche io. Un momento. Questa non è la sua calligrafia. E’ un falso. Ho le gambe legate al letto, il pazzo criminale che ha fatto tutto questo deve avere il cervello a puttane e il cuore dentro ad una tazza del cesso. Ho ancora il portafoglio in tasca, scommetto che è vuoto e quell’infame si è fregato tutti i soldi. No. Zingaro! Dev’essere successo tutto troppo in fretta. Ho voglia di fare l’amore con te, cara. Che cazzo mi viene in mente. Amore, aspettami. Esco e ti raggiungo.
Provo a telefonare ma non c’è campo. Devo essere in un seminterrato, c’è troppo buio per essere reale. Vediamo di uscirne eh? Con calma, con calma, cazzo non ti agitare che potresti pure svenire per l’
[olezzo] fetido che sale alto e ti fa perdere i sensi mentre un’ombra lunga entra nella stanza ma non c’è luce a mostrarla e non c’è suono che ti possa far capire che da questo inferno non ne uscirai vivo ed è ormai giunta la tua ora perchè non c’è un senso a tutto questo e non c’è nemmeno pietà. Ricordi da bambino quando buttavi in terra i tuoi amici e poi chiedevi scusa? E’ acqua passata pidocchioso. Non c’è spazio per i sentimenti adesso perchè deve compiersi il Rito e la filastrocca deve proseguire come è scritta.
Mi risveglio nuovamente. Sono ancora legato e mi fanno male le ossa. D’improvviso un frinire di cicale sale alto da un punto della stanza. Poi uno scoppio improvviso. Come uno sparo a distanza ravvicinata. Qualcuno è davanti a me, lo sento muoversi. Impugna una pistola a quanto pare. Ha appena sparato.
- Cosa cazzo???
- Non dire niente.
- Come?
- Non muoverti.
- Sono legato non vedo come…ma chi sei?
- Ho detto silenzio.

Quella voce. L’hai già sentita. Fai uno sforzo, pensa, non è una voce nuova, pensa pensa pensa, sforzati di ricordare da dove viene. Ora è più grossa ma se fai largo nelle tenebre del tuo cervello sicuramente la troverai.
- Parla. Parla Cristo santo! Dimmi qualcosa.

Una risata sale alta e allora d’improvviso si illumina tutto quanto. Un contatto nella mente si fa largo. Neuroni che si accendono, nervi che si collegano, il sangue fluisce rapido da una parte all’altra. Ora te lo ricordi dove hai già sentito quella voce anche se eri davvero piccolo e non poteva venirti in mente subito di quella volta
[giardino della scuola], lui ti chiese aiuto perchè un tuo amico lo stava prendendo in giro e gli abbassava i pantaloni prendendolo in giro davanti alle tue compagne di classe. Tu eri piccolo, te la ridevi e non lo aiutasti, stronzo, vedi i casi della vita? Anni dopo non gli hai passato nemmeno il compito di matematica alla maturità. Dovette ripetere l’anno mentre tu fosti licenziato con il massimo dei voti.
Ed eccotelo davanti cresciutello, ha la voce da uomo adesso, come minimo si sarà fatto crescere la barba per sembrare più virile lo stronzetto.
- Ti ho riconosciuto sai? Sei Giorgio, quel ciccione sfigato che si è fatto anni di scuola con me. Come cazzo mi hai ritrovato?
- Non cel’ho con te. Sei solo una vittima della società. Guardati, come sei diventato. Che pena. Credimi, lo faccio per il tuo bene.
- Sei un pazzo furioso, lho sempre sostenuto.
- Almeno ora ne hai la certezza. Mi fa piacere darti ragione, se questo ti fa sentire uno importante.
- Che pezzo di merda. Non farmi del male, ti prego! Liberami e ti darò quello che vuoi.
- Il tuo conto in banca è così pingue? Mi fa molto piacere. Ancora poco e sarai libero e la mia opera compiuta.
- Ti prego, non c’è motivo di…
Un rumore sordo echeggia nell’aria. Chiudo gli occhi credendomi morto. Trattengo il respiro. Apro gli occhi, chiudo gli occhi. Sono ancora vivo. Il cuore rimbalza in bocca e il puzzo della polvere da sparo sale nell’aria rapido.
- Giorgio?

Da La Repubblica Bologna, 21 dicembre 2005:
Ritrovato il cadavere di Giorgio Battistoni, suicida in un seminterrato del palazzo in cui viveva. L’allarme è stato dato dai vicini di casa che avevano sentito il trambusto durante la notte. Al suo fianco, legato ad un letto, il giudice Carlo Boni, che stando alle prime ricostruzioni stava indagando su un caso di riciclaggio di denaro e favoreggiamento in cui era implicato Battistoni. A svelare il mistero del suo folle gesto, una lettera lasciata a fianco al suo corpo dal suicida, trovato nudo nella stanza buia a pochi metri da Boni. Il giudice sta bene ed è ora ricoverato all’ospedale per accertamenti. La Procura ha aperto un’inchiesta e nel pomeriggio sono attesi i primi rilievi della Scientifica.

Prendi i soldi e scappa

Supplente, 17 dicembre 2005
La settimana scorsa esco al mattino presto per andare a guadagnarmi da vivere, ma invece che andare al lavoro come ho sempre fatto, entro deciso in un negozio di telefonini. Compro un cellulare della Tre, uno a caso di quelli giganti che fanno le videochiavate, mandano le onde con le immagini e le suonerie gigafoniche. Mi danno 30 euro di credito e una pacca sulla spalla perchè sono un nuovo cliente. Spendo 150 euro. Uscito dal negozio cambio zona, mi reco in centro in un altro negozio.
(Buongiorno, vorrei cambiare operatore telefonico, ho qui un cellulare Tre) Mi fanno partire la procedura e mi spiegano che con la tariffa SuperNataliziaDiStoPaio posso avere messaggi gratis per due mesi e un credito bonus di 50 euro (masticazzi dove devo firmare?). Dopo qualche giorno il telefonino diventa per magia Vodafone e la Tre non si è certo presa la briga di telefonarmi per pregarmi di tornare da loro.
Dopo due giorni di Vodafone decido il passaggio a Wind. Mi reco in un terzo negozio di cellulari e faccio partire la richiesta. MI ricoprono d’oro: messaggi gratis per un anno, fino a 200 euro di credito gratuito con i telefoni fissi, un cesto di primizie, uno di ultimizie e un portachiavi con la faccia di Baudo (er mejo!). Il volto si illumina grazie a due led rossi nei bulbi oculari e ne fà il vero gioiello della promozione. Giubilo gongolandomi fuori dalla porta giurando amore eterno alla Wind.
Perchè fermarsi? Magari passando ad un altro operatore ottengo altri vantaggi. Non resta che giocarsi la carta Tim. L’altroieri passo davanti ad un megastore di elettrodomestici. Richiedo il passaggio all’operatore storico italiano e vabbè, tocca accontentarsi di offerte risicate. Il Natale non li rende più buoni se è vero che mi concedono al massimo 100 sms gratuiti, 10 minuti di videochiamate e un poster del cagnolone con l’accento napoletano che butto via appena uscito. Al termine di questa manfrina mi ritrovo con mille mila minuti gratis di telefonate, un pacco e mezzo di sms per parlare di niente con i miei amici e un po’ di gadget stronzi da donare alla pesca della parrocchia.
Colpo finale: asta su Ebay. Vendesi cellulare nuovo mai usato con questo codesto e quello. Un sacco di minuti gratis, sms a profusione, astenersi perditempo, mandare mail ore pasti. Massima serietà guardate i miei feedback e la mia discendenza nobile se non ci credete. Prezzo di partenza: 200 euro.
Oggi pomeriggio si è chiusa l’asta a 350 euro. Un pirla di Bolzano se l’è aggiudicato ed io mi sono guadagnato la pagnotta con sforzo minimo. Ad averci più tempo per queste cose ci si potrebbe campare invece che chiedere l’elemosina ai semafori. Riflettete gente, riflettete: pensano di mettercelo nel culo a noi con le loro offerte ingorde, ma è tutto da dimostrare chi la sa più lunga.

La mosca cojonuda

Supplente, 15 dicembre 2005
Ehm…è già buona? Ok. Beh, buongiorno gente. Sono il Supplente. Dove siete arrivati con il programma?
A scanso di equivoci dico subito che rimarrò qui solo per un periodo breve, in attesa che torni la carissima Viss, che ha per l’occasione preso il mio posto su Ciccsoft. Mi trovo nella camera degli ospiti ed ho ricevuto precise istruzioni di non abbandonarla, mantenendola il più pulita possibile, cosa che da bravo ometto che sono mi riuscirà senza dubbio benone ma mai quanto la padrona di casa…

Così stamattina dovevate vedermi bello arzillo e pimpante mentre rigovernavo, fischiettando l’ultimo successo dei Baustelle ed interrogandomi sul Natale e sulla sua pubblica utilità nel raggiungimento della felicità. Talmente assorto nei miei pensieri, agghindato con grembiule e ciabatte di pezza, non mi sono accorto che stavo spolverando il bordo della finestra schiacciando quasi una povera mosca che prendeva il sole tutta tranquilla.
Non l’avessi mai fatto.
Al mondo esistono diversi tipi di mosche: c’è quella domestica, quella cavallina, il moscone della carne e così via. Ma solo una è veramente fastidiosa per l’appunto come una mosca. E’ la mosca stronza. Sono quelle mosche rintronate che si trovano solitamente sul vetro di una finestra, e ci restano appiccicate a differenza delle altre che se sfiorate volano via protestando in pochi secondi. Loro invece stanno lì, cercando di raggiungere la luce, l’illuminazione eterna che il vetro impedisce loro di raggiungere ma che il loro cervello non è in grado di concepire. Sbattono, risbattono la testa, ronzano attorno ma non c’è verso di farle demordere dal loro vegetare inspiegabile. Sono quelle che se vi si attaccano al braccio non vi mollano più, a costo di fare la danza del ventre divincolandovi come ballerine indiane per farla andar via.
Così ho tentato di aprire la finestra per farla gentilmente accomodare fuori dalla mia stanza ordinata ma, ovvio a dirsi, non m’ha filato pari. Ho lasciato la finestra aperta per un po’, sperando si accorgesse che nessuno la tratteneva sul vetro e che se voleva poteva andarsene senza problemi ma al mio ritorno dopo quasi un’ora era ancora al suo posto. Prenderla con le mani era impensabile, sono troppo fifone per aver a che fare con insetti che non siano al massimo formiche. La cosa bella è che questo tipo di mosche non rimangono ferme, ma colte da raptus isterico si muovono nervosamente di pochi centimetri restando sostanzialmente sempre al loro posto e producendo un fastidiosissimo ronzio simile a quello di un moscone. Potevo dunque permettere che la mattinata proseguisse in quelle condizioni? Avevo da lavorare non potevo certo perdere troppo tempo dietro una mosca. Peraltro con la finestra aperta in dicembre e il ronzio continuo come minimo avrei dovuto mettermi a correggere i compiti in classe seduto alla mia scrivania con un giaccone invernale e il paraorecchi. Eccessivo davvero.
Raggiunto dunque il livello di sopportazione X+1, dove X era il limite massimo che ero disposto ad accettare, ho preparato una contromossa. Dotato di apposito spargimiele, quello strumentino delizioso quasi inutile che serve a cospargere le fette di pane con il prezioso nettare delle api operose, mi sono avvicinato alla mosca cojonuda. Un attimo e oplà! era ricoperta di vischiosità ambrata in un tripudio di ronzii agonizzanti. Ho assistito trionfante ai suoi tentativi di divincolarsi per un minuto circa. Poi con un pezzettino di carta l’ho raccolta, ferma e ormai semisilenziosa e con un colpo di mano ben assestato l’ho spedita fuori dalla finestra, curandomi di non farla cadere in testa ad un passante, che poi valla a raccontare al giudice di pace una storia così.
Comunque, che non si sparga la voce che sono una persona cattiva eh? Son talmente buono che non farei male ad una mosca.

istruzioni per l’uso

Viscontessa, 3 ottobre 2005
Succede che in questi luoghi virtuali non c’è mai un comitato di benvenuto adeguato. Tu arrivi un po’ sperduto in un luogo nuovo e non trovi neanche uno straccio di cameriera in topless o  bel giovanottone in slip che ti metta un mano una coppa di champagne e ti auguri il benvenuto.

La verità è che quando la padrona di casa sono io, di solito lascio che gli ospiti facciano un po’ come se fossero a casa loro e alla richiesta di un caffè mi limito ad indicare dov’è situata la macchinette del caffè e la scatola dei biscotti mentre io vado a depilarmi un sopracciglio.

Che poi le mie sopracciglia non le ho mai neanche sfiorate con una pinzetta ma l’ultima volta che sono stata dal parrucchiere lui mi ha detto che dovrei dargli una sistemata.

Per cui ora le osservo in attesa che il concetto di sistemata mi si palesi con paturnie concrete e tangibili.

Dicevo quindi che questo è un blog ovvero un posticino virtuale dove se sputi dalla finestra tutto quello che ne può conseguire è uno sdegnato disinteresse da parte degli altri. Di certo nessuno si avvicina irato al bancone rivendicando la precedenza sul tavolino sotto al palco.

Perché se il forum è un po’ come un locale pubblico dove trovarsi a scambiare due chiacchiere con gli avventori,  il blog è un appartamentino virtuale nel quale il pubblico te lo devi guadagnare ma le tue abitudini, fossero anche solo quelle di sputare dalla finestra, le puoi coltivare in tutta tranquillità.

Nelle stanze, segnalate nella colonnina a sinistra, ci sono infatti i miei miseri mobiletti costruite di giorno in giorno con le mie preziose manine di fata, mentre a destra nella colonna a casa di amici, ci sono gli indirizzi di altri blog che a loro volta vi segnaleranno ancora altri indirizzi. Basta cliccarci sopra per arrivare un po’ ovunque.

Infine suonando campanelli a destra e a sinistra, vi capiterà anche di imbattervi in blog multiautore, qualcosa tipo un condominio virtuale pieno di personaggi strani e diversi tra loro. Con un po’ di pazienza, oltre al the delle cinque a casa di ludo, è possibile discorrere anche di politica, attualità, letteratura e “topa” nei vari indirizzi che vi ho segnalato.

Ovunque si può ovviamente commentare.

Infine, per chi fosse interessato ad approfondire la blogsfera, consiglio la registrazione del proprio account (operazione semplicissima) che vi permetterà, oltre a ricevere messaggi personali,  di non dovervi firmare ogni volta che intervenite.

Sull’account registrato è poi possibile ricevere l’invito per partecipare a qualche blog multiautore e, ma tua guarda il caso, io avrei proprio un condominio virtuale, ultimamente un po’ disabitato me sempre perfettamente funzionante, nel quale provare scrivere per chi avesse voglia di provare il blog senza impegno.

Infine, citofonando viss, si arriva direttamente alla mia casella di posta elettronica dove, con la consueta calma, sarà mia premura rispondere alle vostre domande e prendermi cura di voi piccolini pulcini sperduti nel we.

Nell’attesa vi segnalo il nuovo numero di
noluogo una rivista virtuale nella quale c’è anche un mio pezzo e il cui tema di questo mese è “corpi”.

Buone seghe a tutti e ci si vede tra un po’  che ora devo andare a guardarmi le sopracciglie :-) ))

last minute

Viscontessa, 4 luglio 2005
Caro lettore che sei arrivato qui cercando su un motore di ricerca "last minute", sappi che hai sbagliato a digitare la tua ricerca e hai scritto "laste minute".
Oppure sei semplicemente ignorante e hai cercato "last minut" o "last miniut".
Capita.
Hai passato tutto l’inverno ad informarti su quali siano le condizioni bancarie degli istituti di credito, hai coscienziosamente comparato spese, interessi attivi e passivi di tutte le banche, hai seguito in tv Susanna che sembrava proprio la tua farmacista quando ti consigliava affettuosamente un antidiarrotico, hai visto un clone di Berlusconi che progettava la sua banca intorno a te, hai osservato dalle pagine patinate dei giornali famiglie intere che grazie al muto acceso da quell’istituto di credito, sono diventate tali e quali quelle del Mulino Bianco, hai trovato la Dalla Chiesa che occhieggiava da un volantino pubblicitario e ti convinceva che quella finanziaria ti regalava i soldi, ti sei stupito del tuo ortolano che ti vende le zucchine senza anticipo e senza interessi e le zucchine che ti sei già mangiato ieri comincerai a pagarle nel 2006, hai ascoltato il nostro Presidente del Consiglio che ti ricordava affettuosamente di quanto sei ricco se mandi un sms alla tua amante e infine ti sei fatto convincere a spostare i tuoi soldi su quella banca le cui offerte commerciali ti sono sembrate vantaggiosissime.
Caro lettore, io lo so come vanno queste cose, ti hanno promesso zero spese per la tenuta conto, ti hanno messo davanti un contratto in caratteri microscopici che Susanna ti ha invitato a leggere attentamente prima di firmare, ti hanno raccontato di quanto sia dura per tutti andare avanti, ti hanno offerto un caffè e ti hanno stretto la mano sorridenti quando tu hai firmato senza leggere quel contrattino dove in dodicesima pagina c’era scritto che la valuta dei versamenti per questo tipo di contratto, è posticipata di quindici giorni lavorativi rispetto al giorno del versamento, mentre quella dei prelievi è anticipata di dieci.
Così, caro lettore, ti sei accorto che il tuo stipendio, grazie al gioco delle valute, lo incassavi il mese dopo averlo già speso e gli interessi passivi scaturiti da questo inghippo e maggiorati della commissione del massimo scoperto, ti hanno mangiato tutta la misera tredicesima dedicata alle vacanze.
E ora la banca ti ha rifiutato la caparra per il campeggio e devi inventarti qualcosa per portare in vacanza la famiglia per una settimana.
Il fatto è caro sprovveduto lettore, che la vacanza last minute, quella su cui stai riversando tutte le tue speranze, è un po’ come quella gran zoccola di Susanna che sembra tanto una personcina per bene ma poi si dimentica di informarti sugli effetti collaterali di quell’antidiarrotico finanziario che ti ha venduto e tu ti ritrovi stitico senza neanche renderti conto del perché.
Per cui, caro lettore, io purtroppo non posso fare niente per aiutarti a defecar denaro né posso aiutarti a mandare te e la tua famiglia in un villaggio turistico a prezzi stracciati, però, caro lettore, posso consigliarti di fare attenzione alla prossima Susanna che incontrerai perché ricordati che se nel nostro paese la prostituzione carnale è ancora un reato per cui si punisce la prostituta per adescamento, quella finanziaria è agevolata dal nostro governo e la vittima, in questo caso sei tu.

« Post precedenti