Pensava fosse amore e invece era un ormone
Viscontessa, 30 Agosto 2007Gandhi si è innamorato. Si è innamorato di quell’amore puro che non conosce ostacoli né compromessi, si è innamorato nella sua prima estate di vita e nessuno riesce a spiegargli che tra il sesso e l’amore c’è una grande differenza.
Ci ho provato io con il mio linguaggio da umano ma mentre gli parlavo la palpebra gli si è fatta pesante e alla fine, dopo avermi leccato la mano, si è addormentato sulle mie gambe.
Ci ha provato il suo babbo, il bell’Amarillis dalla cresta bionda che mentre Gandhi si addormentava languido tra le zampe della boxer, portava una delle altre femmine della sua specie sul divano, luogo deputato per svolgere la sua attività di stalloncino della comunità: “guarda come si fa figliolo! Lascia perdere quella mastodontica cagna e osserva tuo padre come svolge con dedizione e impegno il suo lavoro!”.
Ci ha provato anche la sua mamma e pure la nonna e anche i suoi fratelli, le sorelle e i cugini, hanno provato tutti e in tutti i modi trascinandolo nei giochi sul prato ma lui niente, appena gli altri si giravano tornava di corsa in casa in cerca della boxerina e non si dava pace fino a quando non riusciva a trovarla.
Così ha trascorso l’estate Gandhi, in campagna, in compagnia della sua numerosa famiglia e distratto da quel subbuglio ormonale che lui ha scambiato per amore. Amore, accucciato tra le gambe della boxer il suo sguardo non aveva niente a che fare con gli ormoni impazziti del suo piccolo organismo ma si faceva morbido come la sua criniera mentre quella boxer dall’aria così simpatica e vitale, appariva al suo confronto sgraziata e rumorosa come un minatore in compagnia di una ballerina. Una coppia mal assortita.
Ora che Gandhi è tornato a casa con il cuore infranto, la situazione è anche peggiorata. Ogni cane che passa, in ogni essere a quattro zampe che incontra, ricerca quell’amore perduto tanto che non trovando conforto nei canidi, si è dedicato ai felini tentando insistentemente di copulare con il gatto non prima, ovviamente, di averlo corteggiato a suo di scodinzolate e grossolane carezze.
Il gatto, provato dalla nostra lontananza tanto che da quando siamo tornati non riusciamo a levarci di dosso neanche lui, si è da principio mostrato incuriosito poi, comprese le intenzioni di Gandhi, si è messo seduto e nella sua parlata maremmana gli ha detto “Maremma maiala! Né per scherzo né per burla intorno ai culo un voglio nulla!”.





