Viscontessa, 22 Aprile 2008
Sono in attesa che la maschera di argilla contro le rughe si secchi anche perchè devo ancora asciugarmi i capelli bagnati per via dei lucidi riflessi rossi che ho voluto regalargli con l’hennè. Dopo, probabilmente, mi farò le unghie dei piedi o una mascherina sbiancante per i denti che tanto da qualche parte devo avere pure quella.
Fino a ieri, invece, ho giocato con l’idropulitrice per rendere il pavimento in cotto del giardino così pulito che più pulito non si può tanto che, visto il color rosso vivo che ha preso, temo di averlo proprio spellato come mi è successo con lo scrub su cosce e glutei che mi sono fatta ieri sera prima di andare a letto. D’altra parte, dopo aver smontato il ferro da stiro, la macchina per il caffè, il forno e la lavastoviglie, avevo proprio un gran bisogno di prendermi cura di me.
Gli elettrodomestici, si sa, di solito si ammalano tutti insieme e aprile, a casa mia, è sempre stato il mese dell’influenza degli elettrodomestici, Qualcuno poi ce la fa, altri, come il ferro da stiro, svampano ma non prima di essere passati sotto i miei ferri da chirurgo.
Nel frigo, invece, ho riposto della mousse ai frutti di bosco con guarniture di fragole e lamponi ma nel tentativo di farla più golosa di quanto già non sarebbe dovuta essere secondo la ricetta, ho sostituito il latte con la panna e adesso ho delle ciotoline di cemento rosa che riposano nel frigo in attesa che mi decida a rifare l’intonaco del salotto.
Siccome tuttavia non riesco ancora a sentirmi meglio, in questi giorni sono anche andata a cercare una tovaglia su misura per il tavolo del salotto nel quale, dopo anni di evidente zoppia, ho piantato un chiodo nella gamba. Adesso ho ordinato tre tovaglie in tre negozi diversi oltre ad un paio di ballerine zebrate e un poncho in cachemire color nocciola che dovrebbe essere pronto tra un paio di giorni. Lavorativamente parlando, invece, mi sono buttata anima e corpo sugli elenchi clienti fornitori nel senso che come al solito non funziona un cazzo. Oggi per esempio scaricavo e installavo programmi mentre al telefono istruivo amici e parenti sui documenti che dovevano prepararmi per sta cazzo di dichiarazione e tra una pausa e l’altra imprecavo anche in spagnolo perchè se uno decide di chiedere asilo politico in uno stato estero, deve almeno saper imprecare abbastanza bene nella lingua del paese al quale intende chiedere ospitalità.
Poi stamattina sono stata all’ufficio delle imposte dove qualcuno aveva dimenticato Panorama e così mi son messa a leggere Belpietro e Ferrara anche se all’articolo sulla Lega non ho fatto in tempo ad arrivarci perchè è arrivato prima il mio turno per pagare. Quando sono uscita pioveva e io mi ero dimenticata di coprire la sella del motorino ma tanto ormai piove tutti i giorni e mi stanno già spuntando le radici.
Sabato invece sono stata al mercato e ho comprato il pollo ripieno al tartufo e l’insalatina di campo da condire con l’aceto balsamico che il giorno prima aveva acquistato in un negozio chic che sta di fronte ad un negozio di arredamento molto chic dove ho ordinato una tovaglia molto chic da mettere sul tavolo con la zampa zoppa che sta nel salotto dove ho appeso il quadro che ho ritirato dal corniciaio mentre andavo in profumeria a comprare uno scrub per il corpo con il quale mi sono grattata i glutei e le cosce subito dopo aver buttato via il ferro da stiro che ho ricomprato con una caldaia ancora più grande .
Niente. Non va affatto meglio tanto che avevo pensato di tornare anche dal mio spacciatore di prodotti di bellezza per la casa per acquistare un barattolino di gommalacca per restaurare le porte della mia dimora e già che ci sono anche il piano del tavolo del salotto al quale una bella lucidatura a spirito farebbe davvero bene.
In compenso la mia vita sociale è ridotta uno schifo e così anche la mia alimentazione e le mie ore di sonno. Gli unici rapporti che coltivo con un certo impegno, sono quelli con i commercianti che il cliente ha sempre ragione mentre il mio cellulare credo che sia morto di inedia come la mia casella mail tanto che avevo pensato di abbonarmi a qualche servizio a pagamento per ricevere qualche sms e iscrivermi a qualche mailng list come quella degli amanti del riso pilaf.
Piove governo ladro, ora ci sono tre giorni di festa davanti e sto pensando di igienizzare il blog.
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Viscontessa, 20 Febbraio 2008
- Esci?
- Si
- Ma torni?
- Certo
- No dicevo….ma torni per fare colazione? ti aspetto?
- Si vado in farmacia e torno
- Non ti senti bene?
- Sto bene, devo solo comprare uno spazzolino da denti e un dentifricio
- Ora?
- Si, mi devo lavare i denti
- Ah….ma perchè questa urgenza? E poi dobbiamo ancora fare colazione
- Non lo so, stamattina sento questo bisogno prepotente di lavarmi i denti
- Ieri sera hai mangiato pesante?
- No.
- Ma devi lavarti i denti…..
- Esatto
- Salve, posso aiutarla?
- No grazie, mi serviva uno spazzolino da denti e un dentifricio ma già che ci sono do un’occhiata in giro.
- Guardi i dentifrici sono lì….
- si grazie, l’ho già preso ma oggi è una pessima giornata e non ho voglia di tornare in ufficio
- Certo, faccia pure, magari potrei aiutarla, c’è qualcosa che le serve?
- No, però se mi dice dove sono i burro di cacao do un’occhiata
- Certo, guardi ci sono questi arricchiti alle vitamine, questi nutrienti, protettivi….come lo voleva?
- No lo volevo, ne ho comprato uno anche ieri, vede? Questo è all’Aloe, questo ai Propoli, questo lucidante…..
- Beh vedo, e se li porta tutti dietro?
- Si, mi tengono compagnia.
- Capisco. Allora vuol pagare lo spazzolino?
- Veramente volevo acquistare qualcosa tanto per gratificarmi un po’.
- Che ne pensa di una crema per le mani?
- Guardi, onestamente non credo che dipenda dalle mani. Io scrivo sempre le stesse cose quindi le mani sono a posto, piuttosto potrebbe dipendere dall’alito per questo sono venuta a comprare lo spazzolino da denti e per questo metto sempre il burro di cacao sulle labbra.
- Mi scusi ma non capisco.
- Neanche io! Voglio dire, uno scrive una mail a cui nessuno risponde e poi ne invia un’altra e un’altra ancora e…insomma, uno fa sempre le solite cose, scrive le solite cose, invia le solite cose ma nessuno gli risponde……sarà che nessuno mi ascolta perchè mi puzza l’alito?
- Ehm……. beh se ho capito il problema…. a volte capita di essere ignorati……capita magari di non essere particolarmente brillanti…. magari è solo un po’ stanca e….. guardi, ho quello che fa per lei, perchè non prende un po’ di vitamine o queste gocce naturali piene di principi attivi che servono per….
- Pago lo spazzolino
- Ah ok
- E mi da anche del Brufen
- Ha mal di testa?
- No ma sento che mi verrà
- Perchè dovrebbe venirle?
- Non lo so! Ma se insieme al burro di cacao mi porto dietro del Brufen mi sento più sicura.
- Allora hai fatto?
- Si e mi sono anche già lavata i denti.
- E scommetto che hai anche comprato il Brufen
- Come fai a saperlo?
- Ma così…..e scommetto anche che adesso vuoi andare a far colazione al bar quello figo e vuoi la pasta più schifosamente calorica che hanno e pure un caffè doppio .
- Passerà?
- Si passa sempre, prendi il burro di cacao e il Brufen e andiamo.
- Ma facciamo una passeggiata e mi porti al bar figo?
- Solo se mi prometti di lasciare qui la carta di credito.
- Ok, però allora mi porto dietro lo spazzolino da denti.
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Viscontessa, 6 Febbraio 2008

Oggi sono abbastanza stanca e piuttosto incazzata.
Stanotte ho dormito poco e oggi ho lavorato parecchio ma soprattutto sono diventata vice mamma di cinque pappaggallini e anche se non devo fare niente per prendermi cura di loro, penso continuamente chi ci debba pur essere qualcosa che posso fare.
Come se non bastassero le cartelle delle tasse in questi giorni piovono come se fosse febbraio uno di quei mesi, per intendersi, che dicono sempre che c’è il sole e invece piove continuamente.
Comunque ho indossato un paio di jeans nuovi che mi dicono che sono dimagrita troppo ma io a questa cosa oggi ci ho pensato un po’ su e ho capito che il troppo è rappresentato solo da quella dimensione che non ti appartiene.
Ci sono donne magre e donne più tonde e se sei più tonda e dimagrisci si vede che il magro non è una cosa tua come per dire un paio di scarpe alte se non sei abituata a portarle.
Va bene, quest’inverno ho cambiato stile e ho indossato la magrezza anche se la verità è che dormo poco e ho sempre la faccia stanca. Resto insomma nei miei sessantadue chili per un metro e settantatre di altezza con una 28 di jeans e una 46 di spalle.
Però ecco questo è stato l’unico pensiero che mi è venuto nella giornata perchè per il resto mi sono concentrata su quello che dovevo fare e un po’ sui pappagallini che non ho sbirciato dentro al nido per sapere come stanno.
Che poi questa cosa dello sbirciare dentro al nido mi ha colpita con particolare violenza mentre andavo a fare colazione con la solita sfoglia di ricotta.
Alla faccia del sei troppo magra.
Erano già un paio di volte che incrociavo sul mio cammino un paio di occhi al guinzaglio così quest’oggi che gli occhi andavano meno di fretta del solito, ho chiesto al padrone se quello che teneva al guinzaglio era un lupo.
I lupi si differenziano dai cani soprattutto per gli occhi.
Sono più alti e più magri dei cani, tengono un passo diverso e hanno un colore del mantello più grigio ma ciò che differenzia davvero un cane da un lupo sono gli occhi e io quegli occhi lì li avevo già visti un’altra volta.
Una lupa cecoslovacca, non so perchè ma mi informerò, qualche lupo cecoslovacco lo si vede al guinzaglio.
Avrei voluto accarezzarlo che anche questa mania di toccare sempre la roba con il pelo non è normale.
Il padrone ha detto che era buona nel senso che non aveva mai morso nessuno ma aveva le sue simpatie che non si sapeva da cosa dipendessero..
Così io sono stata ferma e mi sono fatta annusare
I cani di solito, anche i più diffidenti, di me si fidano e io mi fido di loro ma quest’oggi era il padrone che non si fidava affatto e nonostante io fossi immobile e la lupa tranquilla, lui continuava a trattenerla per il guinzaglio.
Fossi stata la lupa mi sarei preoccupata.
Io l’ho fatto e ho lasciato perdere.
Incazzata invece lo sono di default, a febbraio o sei malinconico o sei incazzato e io quest’anno ho deciso che insieme alla magrezza avrei indossato un po’ di incazzatura.
Tanto per cambiare.
Tanto perchè di motivi per non fare salti di gioia ce ne sono più che in abbondanza e allora mettiamo un po’ di grinta anche alla noia e mettiamo l’incazzatura tra il pallore del viso, i jeans e il total balck del maglione.
Fa figo
Soprattutto se poi ci metti su un paio di occhiali alla Matrix e te ne vai in giro per la città a caccia in un lupo.
Ci sono poi anche tante altre piccole cose, piccole cose che ieri cercavo per addormentarmi.
Addormentarmi architettando quale atroce vendetta possa riservare il fato a chi mi fa incazzare, mi fa un gran bene ma ieri sera non mi veniva in mente niente di particolare.
Non riuscivo a trovare una bella incazzatura con la quale addormentarmi e così non sono riuscita a prendere sonno fino a tardi.
Fatto sta che comunque adesso, dismessa l’incazzatura che ho ripiegato sul letto come un pigiamino, è appena giunta l’ora della angoscia per quello che devo fare domani.
Niente di particolare ma devo preparare un articolo per Il Firenze e non mi viene un’idea che sia una se non che gennaio e febbraio sono due mesi di merda e che se poi i governi cadono, la pioggia cade e i blog sono più malinconici dello sguardo in un lupo, ecco non mi viene proprio niente da dire.
Anche perchè queste cose qui mi sa che le avevo già dette la settimana scorsa e San Remo è ancora lontano.
Idee?
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Viscontessa, 3 Febbraio 2008
Amarillis resta acciambellato sulla sua sedia.
Gli accarezzo dolcemente la testa bionda.
Tira su un attimo il muso e tossisce poi si rimette giù.
Gandalf si avvicina timidamente, scodinzola e mi chiede di prenderlo in braccio. Poi appoggia il muso sulla mia spalla e chiude gli occhi. Le cucciole invece sono le più vivaci, quando mi avvicino mi leccano la mano mentre Bibi aspetta sul tavolo di cucina che la sua padrona smetta di piangere. Domani si va in mostra, è l’ora della toletta, tra le pareti annerite della cucina e il televisore fuso, ognuno trova un suo modo per rendersi utile e andare avanti.
Per arrivare a casa loro ci ho messo un’ora e mezzo. Per percorrere l’ultimo tratto di strada ho dovuto lasciare la mia auto in una piazzola dove ho trovato una Panda 4×4 ad attendermi, poi su per cinque o sei chilometri in mezzo al bosco per un sentiero talmente stretto che si fatica a passarci persino con la Panda. Ai lati piccole e inquietanti pile di pietre e cartelli che invitano ad andare piano come se per un sentiero di fango e pietre si potesse mantenere un’andatura superiore a quella che si terrebbe a piedi. Un chilometro di cartelli e pietre, di fango e pali bianchi catarifrangente che in simili circostanze sembrano enormi e più pericolosi del burrone che mi affianca.
La Panda tossisce, si spegne, riparte e nuovamente si spegne, disattivo l’impianto a gas e torno sulla benzina, tiro l’aria, inserisco le quattro ruote motrici e rimetto in moto. Aspetto un po’ che il motore riprenda, poi disinserisco l’aria e riparto. Piove ed è buio. Abbandono il sentiero principale e affronto l’ultima curva. La casa è proprio lì sulla destra immersa nell’oscurità come sempre. Apro il cancello ed entro procedendo a piedi fino all’entrata secondaria della casa.
Lei ha gli occhi rossi e gonfi, appena mi vede entrare ricomincia a piangere. Le amiche, come prefiche, la sostengono e la consolano mentre io l’abbraccio e gli occhi mi si riempiono di lacrime. Qualcuna mi passa un fazzolettino di carta lì a disposizione sul tavolo e poi si allontana per tornare al proprio lavoro. Gli uomini sono tutti di là ad occuparsi di portare via le carcasse dei mobili bruciati, le donne invece sono in cucina alle prese con detersivi e derrate alimentari affumicate.
Mi metto all’opera anche io.
Salgo su una sedia per raggiungere la sommità di un armadio sul quale trovo i resti del freno tranciato di netto della sua auto…..
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Viscontessa, 31 Gennaio 2008

Forse qualcuno ricorderà un mio vecchio post .O forse no, non sono mai stata brava nel descrivere le cose che mi toccano troppo da vicino.
E forse questo non è neanche il luogo adatto per tornare a parlarne o almeno non lo sono le conseguenze di ciò che narravo nel mio vecchio post, ma per quanto in senso più ampio, ciò che sto per raccontarvi riguarda molto da vicino molte donne che in una situazione di difficoltà si sono rivolte alle forze dell’ordine.
E che adesso per favore nessuno venga a dirmi che le donne devono denunciare le violenze, i soprusi, le persecuzioni o le molestie subite. Che nessuno per favore venga a raccontarmi che viviamo in un paese civile, che le donne godono degli stessi diritti degli uomini o che bisogna imparare a chiedere aiuto. Ma che adesso, soprattutto, nessuno venga a dirmi che bisogna aver fiducia nelle forze dell’ordine.
L’altra sera, rientrando a casa con il marito, la mia amica ha trovato la sua casa in fiamme.Nell’incendio sono morti cinque dei suoi cani. Quattro femmine di Chinese Crested (nonna e zie del mio Gandhi) e una boxer mentre gli altri tre cani maschi, fortunatamente fuori durante l’incendio, assistevano impotenti e terrorizzati ai latrati delle loro compagne intrappolate dalle fiamme. E’ stato accertato che l’incendio è di origine dolosa. La procura ha aperto un’inchiesta.
Moebius diceva:
“Anche la legge dovrebbe tener conto della deficienza mentale fisiologica delle donne. Le nostre leggi, nell’insieme, sono fatte soltanto per gli uomini. La donna, durante un lungo periodo della sua vita, deve considerarsi un essere abnorme. Non ho bisogno di rammentare ai medici la grande influenza che la mestruazione e la gravidanza hanno sulla vita psicologica della donna, né c’è bisogno di soffermarsi sul fatto che questi due stati, senza rappresentare una vera e proprio malattia tuttavia disturbano notevolmente il suo equilibrio mentale e pregiudicano il libero arbitrio nel senso legale. Se ora noi teniamo presenti le suesposte caratteristiche psichiche della donna, soprattutto l’incapacità a dominare le tempeste affettive e la mancanza del senso della equità, dovremmo convincerci che è una grande ingiustizia di giudicare i due sessi alla stessa stregua”
Pubblicato su Sorelle d’italia
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Viscontessa, 22 Gennaio 2008
- Salve, non so se si ricorda di me sono quella che ha comprato da voi un pappagallino maschio.
- Se potesse essere più precisa… noi vendiamo solo pappagalli.
- Vabbè non importa tanto io volevo solo chiedervi se è normale che i pappagalli facciano le uova.
- Se è maschio direi proprio di no.
- Mi scusi, non mi riferivo a quello che ho comprato da voi, ma a quell’altra femmina.
- Allora si, i pappagalli sono ovipari, non lo sapeva?
- Ma si certo che lo sapevo! Anzi, li invidio anche un po’, loro mica devono sobbarcarsi l’onere di una gravidanza! fanno l’uovo e poi caro mio, se ti interessa che da quest’uovo nasca un pulcino ti dai da fare anche tu che altrimenti non se ne fa di niente. Poi si dice che i mammiferi sono specie più evolute….
- E’ incinta?
- Ma chi io? No, no, lasci perdere è un discorso lungo. Dunque io avevo un’Inseparabile, una femmina che avevo trovato in giardino e voi mi avete detto che si chiamano inseparabili proprio perchè non amano stare da soli così avevo preso da voi un maschietto che l’aveva gallata e poi mentre lei covava le uova, lui è scappato, quel vigliacco! Si ricorda? Le avevo telefonato per sapere cosa dovevo fare con le uova e lei mi aveva risposto una frittata. Poi sono tornata da voi e un mese fa ho preso un altro maschietto e la femmina ha rifatto subito quattro uova.
- Guardi che le pappagalle non sono così sensibili che su maschio le abbandona dopo averle compromesse quelle si fanno suore. Si vede che si è trovata bene anche con questo pappagallo e….insomma, senza rancore…..ecco…. si accoppiata anche con lui.
- Beh certo, lei appena il maschio è fuggito ha abbandonato la cova ed è tornata fuori a cinguettare…..ma comunque no, ecco quella che sta facendo le uova non è l’Inseparabile che comunque sia le ha fatte, ma quell’altra, il Conuro Testanera ecco.
- Femmina?
- Beh certo altrimenti come faceva a fare le uova.
- Non saprei, la faccenda si sta complicando e non ho ancora capito di cosa stiamo parlando.
- Il problema è che il Conuro Testanera femmina di cinque anni che non ha mai visto un maschio della sua specie….ecco ha fatto l’uovo.
- Poverina, vede l’altra covare e per empatia vuol covare anche lei, non le butti via l’uovo mi raccomando!
- In realtà ne ha già fatti due, ne fa uno ogni quattro giorni.
- Vabbè gliele lasci covare
- Si ma è normale? E poi non cova, nella sua voliera non c’è il nido, si rintana dentro al cencio che gli ho appeso per dormire e poi caga queste uova che si rompono non appena arrivano sulla grata che sta in fondo alla gabbia.
- Si è normale, se sta accanto alla coppia di Inseparabili….succede. Però lei la distragga, la tenga fuori dalla gabbia il più possibile.
- Allora dice che è meglio che sposti la gabbia?
- Direi di no che almeno quando lei non è in casa, sta in compagnia degli Inseparabili. I pappagalli non amano star da soli.
- Beh certo che non amano stare da soli, loro mica sono costretti a fare i single per godersi la vita. Stanno in compagnia se e come gli va e poi grazie e arrivederci. Se vogliono dei figli li fanno insieme, li tirano su insieme e poi appena quelli imparano a volare, li buttano fuori di casa. Altro che matrimonio, mutuo trentennale che con quello non puoi neanche divorziare, gravidanze indesiderate, assegni di mantenimento per il coniuge e per i figli, bamboccioni, crescita demografica a zero, obbiettori di coscienza, cattolici e…….volevo dire, devo consolarla, devo parlargli, devo mettergli qualcosa nella gabbia per farla giocare? Mi ricordo che quando la cagnetta aveva le gravidanze isteriche, gli davo un pupazzo di peluche e lei gli preparava tutta la cuccia e insomma….giocava a fare la mamma.
- Guardi l’unica cosa che può dare alla sua pappagalla e un pappagallo della sua specie.
- Ma non potrei dargli magari un Conuro del Senegal o uno del Sole che urlano molto meno dei Testanera?
- Lei si accoppierebbe con un gorilla delle foreste solo perchè è molto più virile della maggior parte degli uomini della nostra specie?
- ………….
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Viscontessa, 28 Dicembre 2007
Che non nutrissi forti simpatie per il natale effettivamente lo avevo già detto ma ciò che non avevo detto, o meglio, che non potevo prevedere, è che il mio computer decidesse di abbandonarmi proprio il giorno nel quale avevo deciso di ricambiare gli auguri di Natale.
A voler essere del tutto sincera il 22, prima di dedicarmi a tanti auguri di buon natale eccetera eccetera eccetera, avevo capito che non potevo ritrovare lo spirito natalizio adatto se ogni trenta secondi mi si apriva sul computer una nuova finestra piena di donnine nude che mi offrivano servizi a pagamento per i quali tra l’altro, non ho mai nutrito alcun interesse.
Così ho cominciato a scaricare programmi su programmi che dovevano individuare e debellare tutte le eventuali malattie del mio picci ma ad un certo punto, sommersa da messaggi che mi segnalavano che il mio computer era più rognoso del mio cane (che tra l’altro Gandhi ha la tigna) si è piantato e verso le tre di notte, quando le donnine nude sono cominciate ad apparire anche sullo schermo del mio televisore, ho capito che era giunta l’ora di arrendermi e mi sono spogliata anche io per infilarmi sotto alle coperte.
Il resto è solo la telecronaca di un gioioso natale carico di bellissimi doni come la statuetta porta collane di una cicciona in costume o la febbre del giorno di natale di mia figlia per non parlare dei due chili fagioli zolfini cucinati con tanto amore per il pranzo di Santo Stefano che è saltato all’ultimo minuto come il mio computer.
Per cui, pertanto, quindi, sono un po’ in ritardo con le mail, sono un po’ appesantita dai fagioli zolfini a pranzo e a cena da ieri perchè di buttarli via (con quello che costano) non se ne parla neanche, sono anche piuttosto avvilita, moderatamente stanca, decisamente dispiaciuta, intimamente preoccupata e dolorosamente in ritardo ma insomma ancora viva.
E se vi fidate, ma fossi in voi leggendo questo post mi toccherei, anche pronta a farvi gli auguri in ritardo.
Però, nel tentativo di instillarvi un briciolo di fiducia, anche particolarmente orgogliosa del mio nuovo computer che non solo è bellissimo, ma persino portatile un po’ come il mio umore che mi porta ogni giorno non so bene neanche dove.
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Viscontessa, 19 Settembre 2007
Nessuno se ne accorge mai.
Mi si offusca la vista e all’improvviso non riesco più a vedere un futuro accettabile. Come un miope stingo gli occhi e cerco tutto il giorno di mettere a fuoco in lontananza ma l’espressione che assume il mio viso viene scambiata per uggia, noia, stanchezza.
La casa, con le sue pareti nude, diventa l’unico orizzonte visibile e il conflitto tra l’input razionale della rassegnazione e quello viscerale della ribellione mi sfinisce. Dormire per recuperare energie, mangiare disordinatamente per concedersi sollievo, il dovere per distrarsi e il tempo libero come un carnefice tra le mie frattaglie.
Mi muovo lentamente, l’incapacità di vedere oltre mi suggerisce cautela e con cautela porto avanti la mia vita mentre cerco di mettere ordine tra i ricordi dei periodi simili assegnando a ciascuno una data di inizio, una causa e una fine. Perché sono ancora qui? Me lo chiedo per consolarmi mentre di fronte allo specchio mi torturo con la consapevolezza che il tempo è come uno di quei personaggi femminili dei romanzetti d’appendice: capriccioso, volubile, inaffidabile e affascinante.
Isolarsi diventa una priorità, come uno sportivo prima di una gara importante devo concentrarmi sulla mia preparazione atletica anche se la mia concentrazione è volta all’autocommiserazione e l’autolesionismo attività, entrambe, che richiedono solitudine e metodi di espletamento rigorosi. Un’ora, due, un pomeriggio o una giornata nei quali con il naso tappato cerco di arrivare in fondo al famoso barile sul quale si narra ci sia il tesoro della salvezza. Poi torno in superficie e sfamo la razionale rassegnazione con l’atteggiamento ombroso del remissivo forzato. Mi spezzo da sola per non consentire agli altri di farlo e poi mi aggiusto per offrimi al mondo mentre coltivo in me un rancore sordo e doloroso per la mia incapacità di essere una cosa o l’altra.
Non esistono rimedi, il mio fisico è molto più forte di me e le mie influenze sono sempre senza quella febbre che giustifica l’uso degli antibiotici. Il letto per me resta sempre e soltanto un posto nel quale dormire e non mi è concesso il lusso delle lenzuola come un sudario. Raffreddori che si protraggono per mesi, tosse, mal di gola e dolori che non si sfogano mai con una febbre e che per questo si protraggono per mesi senza mai offrirmi la possibilità di un riposo.
Mi ammalo nel fisco e nell’anima con leggerezza, sviluppo gli anticorpi dell’opportunismo e mi nascondo alla vista di quel mondo ancora incapace di riconoscere alla capacità di sopravvivere nonostante tutto, lo status di patologia.
Mali di stagione, malinconia, un po’ di stanchezza, passerà come passa il tempo che debilita e infittisce i tuoi mali concedendoti spazi di respiro sempre più brevi.
Passerà, ti dicono: mangi? Dormi? Lavori? si. E allora passerà come passa un tornando che dietro di se lascia solo macerie.
E tu vai avanti sempre più consapevole di essere il peggior nemico di te stesso.
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Viscontessa, 17 Settembre 2007
Volevo andare a letto presto perché non volevo essere stanca domattina.
Domani è una giornata importante tanto che oggi sono rimasta tutto il giorno a casa da sola a pensare a domani. Ero così concentrata sulla giornata di domani che ad un certo punto mi sono anche addormentata e se non fosse stato che due gocce di pioggia hanno messo in allerta il pappagallo che ha cominciato ad urlare come….un pappagallo, avrei mantenuto la concentrazione onirica per tutto il pomeriggio.
Insomma volevo andare a letto presto per essere sicura di riposarmi ma oggi ero così tesa per domani che non ho quasi mangiato niente. Quasi, nel senso che ho mangiato un chilo di uva fragolina, tre yogurt all’uva fragolina e ho annaffiato il tutto con un paio di birre.
Adesso ho una sensazione strana allo stomaco. Sarà l’ansia.
E quindi volevo andare a letto presto e adesso ci vado anche se non è presto ma non è neanche troppo tardi.
Perché domani è una giornata importante, domani è lunedì, è l’inizio di una nuova settimana e domani volevo essere fresca e riposata per affrontare un’altra radiosa giornata di merda che poi non è solo una radiosa giornata di merda ma è la prima giornata di merda di una radiosa settimana di merda.
Sono ottimista.
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Viscontessa, 30 Agosto 2007

Gandhi si è innamorato. Si è innamorato di quell’amore puro che non conosce ostacoli né compromessi, si è innamorato nella sua prima estate di vita e nessuno riesce a spiegargli che tra il sesso e l’amore c’è una grande differenza.
Ci ho provato io con il mio linguaggio da umano ma mentre gli parlavo la palpebra gli si è fatta pesante e alla fine, dopo avermi leccato la mano, si è addormentato sulle mie gambe.
Ci ha provato il suo babbo, il bell’Amarillis dalla cresta bionda che mentre Gandhi si addormentava languido tra le zampe della boxer, portava una delle altre femmine della sua specie sul divano, luogo deputato per svolgere la sua attività di stalloncino della comunità: “guarda come si fa figliolo! Lascia perdere quella mastodontica cagna e osserva tuo padre come svolge con dedizione e impegno il suo lavoro!”.
Ci ha provato anche la sua mamma e pure la nonna e anche i suoi fratelli, le sorelle e i cugini, hanno provato tutti e in tutti i modi trascinandolo nei giochi sul prato ma lui niente, appena gli altri si giravano tornava di corsa in casa in cerca della boxerina e non si dava pace fino a quando non riusciva a trovarla.
Così ha trascorso l’estate Gandhi, in campagna, in compagnia della sua numerosa famiglia e distratto da quel subbuglio ormonale che lui ha scambiato per amore. Amore, accucciato tra le gambe della boxer il suo sguardo non aveva niente a che fare con gli ormoni impazziti del suo piccolo organismo ma si faceva morbido come la sua criniera mentre quella boxer dall’aria così simpatica e vitale, appariva al suo confronto sgraziata e rumorosa come un minatore in compagnia di una ballerina. Una coppia mal assortita.
Ora che Gandhi è tornato a casa con il cuore infranto, la situazione è anche peggiorata. Ogni cane che passa, in ogni essere a quattro zampe che incontra, ricerca quell’amore perduto tanto che non trovando conforto nei canidi, si è dedicato ai felini tentando insistentemente di copulare con il gatto non prima, ovviamente, di averlo corteggiato a suo di scodinzolate e grossolane carezze.
Il gatto, provato dalla nostra lontananza tanto che da quando siamo tornati non riusciamo a levarci di dosso neanche lui, si è da principio mostrato incuriosito poi, comprese le intenzioni di Gandhi, si è messo seduto e nella sua parlata maremmana gli ha detto “Maremma maiala! Né per scherzo né per burla intorno ai culo un voglio nulla!”.
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