discriminiamo?

Viscontessa, 3 Dicembre 2008

La Chiesa dice no alla depenalizzazione dell’omosessualità. Depenalizzare l’omosessualità, secondo il Vaticano, significa favorire una una cultura che non riconosce più come peccato l’omosessualità.
Si può nascere con i cromosomi incasinati ma non con gli ormoni incasinati. Gli ormoni, per la chiesa cattolica, sono una certezza inviolabile, un dogma, una sicurezza su cui la natura non può commettere errori perchè gli ormoni non gli appartengono. Sui cromosomi, i geni o il dna la natura ha libero arbitrio ma gli ormoni sono direttamente dispensati da Dio che, come sappiamo, è infallibile. Discriminare gli omosessuali è indispensabile per stroncare il vizio di accoppiarsi con esseri dello stesso sesso perchè di vizio, di depravazione, di atteggiamento fortemente immorale si tratta.
La Chiesa dice no anche alla convenzione Onu sui diritti delle persone disabili perchè manca un divieto esplicito all’aborto. La vita è un dono di Dio pertanto è un diritto e un dovere di ogni essere umano che contro la volontà divina niente può. Bisogna nascere e vivere ad ogni costo a prescindere dalla qualità della propria vita.
Sulla vita decide direttamente Dio, sulla qualità della vita decidono un manipolo di uomini in gonnella che hanno rinunciato a vivere per spiegarci come dobbiamo vivere noi.
Discriminare le discriminazioni mi pare discriminante per i discriminati.

Ditemi i nomi

Viscontessa, 1 Dicembre 2008

Mi mancano dei nomi importanti, anzi nomi importanti ma poco conosciuti di quelli che quando li citi in un post fai subito la tua porca figura. Mi mancano le citazioni.
Avrei bisogno di una ventina di nomi di quelli che quando li leggi pensi sticazzi perchè quel nome messo ci sta bene come uno stivale che sdrammatizza l’audacia del colore deciso di un tailleur rigoroso ma al tempo stesso dalle forme morbide e femminili o il titolo del post in inglese perchè vuoi mettere la differenza tra intitolare un post “non ho un cazzo di interessante da dire” o intitolarlo invece “nothing in my life”.
Facciamo una ventina di nomi circostanziati con una breve biografica e frasi celebri. Dieci famosi dimenticati e dieci poco conosciuti perchè pescando ora qua ora là posso dare la sensazione di essere una persona davvero molto acculturata.. Ma non voglio roba come gli aforisimi di Oscar Wilde, le frasi celebri di Gandhi e i miracoli di Gesù Cristo. Mi serve roba più chic, più snob, più cool praticamente di nicchia che la nicchia di questi tempi tira più di un pelo di fica.
Me ne bastano una ventina per campare di rendita per i prossimi dieci anni tanto i lettori di blog hanno un andamento ormai standard e collaudato. I primi tempi ti leggono tutti i giorni, pare che stiano lì in attesa di veder comparire sul tuo blog il post del giorno tanto che se sei in ritardo perchè come tutti i mortali sei rimasto intrappolato nel traffico, ti senti quasi in colpa pensando a Mario dietro al suo monitor in ufficio che non trova il coraggio di spegnere il computer e tornare a casa da sua moglie perchè tu non hai scritto ancora niente. Così mentre sei imbottigliato nel traffico ti viene persino un filino di angoscia e invece di pensare alla cazzata che scriverai, pensi a quale stracazzo di scusa figa inventarti per scusarti con Mario e soprattutto con sua moglie del tuo ritardo. Il problema esistenziale è un classico come l’impegno lavorativo importantissimo di quelli che senza di te la tua azienda avrebbe già chiuso e migliaia di persone sarebbero rimaste senza lavoro. Una bella riunione esistenziale è la soluzione migliore.
Poi Mario si stufa di aspettarti e comincia a leggerti un giorno si e uno e uno no e se tu i venti nomi te li giostri bene, Mario neanche se accorge perchè nel giro di brevissimo tempo comincia a leggerti una volta alla settimana e poi una volta al mese fino a quando si dimentica di te e la prima volta che gli capita di incontrarti si sente quasi in dovere si scusarsi “scusa ma il tuo blog oggi non l’ho letto, che hai raccontato di bello?”.
Con venti nomi insomma sei in grado di rendere qualitativamente molto alto il livello del tuo blog per qualche anno soprattutto se riesci ad alternare la citazione al titolo in inglese, alla riflessione articolata profonda e seria sul senso della vita per l’insetto stercolario, al commento politico scopiazzato da repubblica on line e vivacizzato con uno stivale impertinente, originale e che si fa notare.
E poi mandate foto, io detesto le foto ma posso riciclare le vostre. Paesaggi, parti del corpo, gatti addormentati e desolazione cittadina sono le migliori.
E adesso fuori i nomi cazzo, che devo rialzare il numero dei visitatori di questo stracazzo di blog.

Per tutto il resto c’è Social Card

Viscontessa, 27 Novembre 2008

Presentata oggi dal Ministro Tremonti la Social Card una carta di credito di colore azzurro destinata agli ultra sessantacinquenni con un reddito inferiore ai seimila euro all’anno. Una specie di Viagra economico che dovrebbe tirare su le finanze dei pensionati italiani ormai economicamente impotenti già da metà mese.
Quaranta euro l’importo mensile con il quale verrà ricaricata la carta di credito. Invece che al 15 del mese i fortunati beneficiari potranno arrivare al 16. Se il Ministro Carfagna così attenta alle esigenze delle donne dovesse istituire la Sexy Card per aiutare i segaioli ad espletare le loro funzioni organiche, potrebbe ricaricare mensilmente la carta con non più di una fettina di culo del suo famoso calendario.
Ma le ipotesi sono tante, mi viene in mente per esempio che la Meloni potrebbe istituire la Drug Card per i giovani e ricaricare mensilmente la carta con un semino di marijuana per incentivare l’imprenditoria giovanile mentre Brunetta potrebbe ricaricare la Job Card con un caffè per gli impiegati più meritevoli e la Gelmini la sua School Card con un piccolo studente Rom di una classe differenziata per aiutare i ricercatori universitari con un contratto da precari in scadenza a ricrearsi un piccolo laboratorio a casa.
Libera imprenditoria, libero mercato, libera iniziativa. Mi chiedevo se si potesse avere una Vaffanculo Card ricaricata con 40 imprecazioni mensili da destinare a questo governo, e ovviamente sconti del 5% sulla pena per il reato di vilipendio al Presidente del Consiglio.
Si lo so, non esiste il reato di vilipendio al Presidente del Consiglio ma ci stiamo lavorando. E’ un’esigenza degli italiani, non ve ne eravate accorti?

Pubblicato su macchianera

Adeguarsi alla recessione. Consigli per l’uso

Viscontessa, 20 Novembre 2008

E’ ufficiale, siamo in recessione. Cosa sia la recessione non ha alcuna importanza saperlo, l’importante è adeguarsi agli usi e costumi imposti da una situazione che di fatto non cambierà la nostra vita ma cambierà il nostro modo di porsi nei suoi confronti. In sostanza, come sempre, i poveri rimarranno poveri e i ricchi resteranno ricchi ma l’ostentazione della ricchezza incontrerà grosse difficoltà ad essere manifestata con signorile minimalismo mentre la povertà potrà essere indossata quotidianamente senza correre il rischio di essere derisi.
Insomma, la povertà sarà di gran moda a prescindere dal grado di povertà effettiva di cui ognuno potrà soffrire ma a differenza di altre epoche storiche nelle quali si è assistito ad un peggioramento delle condizioni di vita dell’umanità, questa volta non ci sarà assolutamente da vergognarsi ad essere poveri anzi, essere poveri diventerà un must della stagione come lo è diventato molti anni fa il “nero” affrancandosi definitivamente dal suo ruolo di colore funebre.
Stamattina per esempio, sentivo un servizio di moda sui piumini. Ora che siamo in recessione, diceva il servizio, torna di moda il piumino quale capo indispensabile e versatile per affrontare serenamente i rigori dell’inverno. Un unico capo, come si conviene in periodi di recessione, di cui esistono molti modelli e varianti, dai più semplici e sportivi, a quelli impreziositi di ricami, pietre preziose e preziosi colli di pelliccia.
Ma di esempi e possibilità per sentirsi sempre a proprio agio in mezzo a questa recessione, ce ne sono davvero tanti e forse vale la pena segnalarne qualcuno.
Al supermercato. Il supermercato non va più di moda. La spesa, in periodi di recessione, la si fa dai contadini, nei mercati rionali, nei grandi mercati all’ingrosso, in quelli biologici o addirittura tramite internet. Accorgimenti questi, che oltre a garantire una alimentazione più sana, ci permettono di risparmiare. Farlo è semplicissimo, basta procurarsi una mappa dei luoghi dove acquistare derrate alimentari con queste caratteristiche, poi si prende l’auto, si fanno trenta chilometri, si fa la spesa per la frutta e la verdura per non più di tre giorni che altrimenti gli alimenti in frigo perdono le loro proprietà nutritive, poi si fanno altri venti chilometri e si va ad acquistare la carne e quindi un’altra manciata di chilometri per i formaggi, i latticini e tutto il resto. E’ probabile che in una giornata sola non riusciate a fare tutto ma d’altra parte nei periodi di recessione lavoro non ce n’è quindi tanto vale andare a fare la spesa.
Trasporti. L’automobile prima di tutto anche per andare a comprare il giornale, a fare una passeggiata o semplicemente per il gusto di muoversi. L’inquinamento, in periodi di recessione, non è una priorità tanto che non se ne sente più parlare mentre incrementare il mercato dell’auto è un dovere civico a cui tutti siamo sottoposti. Più auto si vendono più si contribuisce a riavviare l’economia.
Abbigliamento. Essere in recessione non significa comprare direttamente dai cinesi. Il made in Italy va tutelato e valorizzato quindi è bene acquistare dai cinesi sempre tramite aziende italiane in grado di garantire che il made in china che vendono, produrrà un reddito anche per il imprenditori italiani.
Beneficenza. D’ora in avanti coloro che vorranno fare beneficenza non dovranno più adottare un bambino del terzo mondo ma potranno comodamente adottarne uno del palazzo accanto. Inviando un semplice sms del costo di solo due euro, regaleranno ad un bambino sfortunato una nuova suoneria per il loro cellulare e con soli otto euro al mese, gli garantiranno la possibilità di stare tutto il giorno di fronte ad una pay tv.
Viaggi e vacanze. Si va dalla possibilità di trascorrere una settimana di vacanze all’aeroporto di Linate a quella di un soggiorno all inclusive presso un centro commerciale della zona. Per i più avventurosi i tour operator propongono il pacchetto “una settimana da Rom” mentre per coloro che amano l’ozio e il relax c’è il pacchetto “lo statale di sinistra” con tour nei più famosi tornelli della nostra penisola.

Dignitosamente vivi o morti

Viscontessa, 15 Novembre 2008

Definire una buona notizia la sentenza della cassazione sul destino di Eluana Englaro è molto difficile. In una situazione come questa non ci sono nè vinti né vincitori, non ci sono né buoni né cattivi ma solo lo smarrimento degli esseri umani chiamati a prendere una decisione su qualcosa di molto più grande di loro. I cattolici, a tal proposito, direbbero che la cosa più grande di noi è Dio, unica entità che tutto vede e tutto può ma io non credo in Dio mentre credo che sia inevitabile come esseri umani, accollarsi le responsabilità della nostra vita anche se questa resta quel meraviglioso e insondabile mistero a cui non sappiamo dare risposte.
Personalmente sono contenta di non dovermi trovare nella situazione di decidere per la vita o la morte di un altro, immagino che trovandomi di fronte ad un caso come quello di Eluana, le avrei concesso la pietà di una morte dignitosa, ma so anche bene che valutare certe situazioni senza essersene personalmente coinvolti, è difficilissimo.
Tuttavia ogni giorno decidiamo della vita e della morte di migliaia di persone, lo facciamo quando mettiamo a rischio la vita degli altri ma lo facciamo, in maniera ancor più colpevole perché come comunità non siamo visceralmente coinvolti, girandoci dall’altra parte di fronte ai milioni di persone che nel mondo muoiono di fame, di malattie, di miseria. Ci giriamo dall’altra parte ogni volta che lasciamo il rubinetto dell’acqua aperto, ogni volta che buttiamo via del cibo perché ci è scaduto dentro al frigo e ogni volta che prendiamo l’auto per andare a comprare il giornale all’angolo. Ogni giorno, i nostri comportamenti, incidono sulla vita degli altri e quando la vita è solo una labile speranza legata ad una ciotola di riso o un bicchier d’acqua, allora come comunità siamo colpevoli di omicidio non meno di quanto lo siano tutti coloro che hanno avuto o avranno un ruolo attivo nel concedere la morte alla Englaro.
La vita è un dono prezioso tanto quanto può esserlo la morte. Bando alle ipocrisie, la vita non è mai stata e non lo è tuttora un valore assoluto, ogni giorno uccidiamo migliaia di esseri umani e milioni di animali, ogni giorno, bene che vada, lasciamo che la morte vinca la sua battaglia contro la vita e ogni giorno, di fronte a vite spezzate, distrutte, devastate, pensiamo che la morte sia una salvezza. Lo pensa chi come me non crede in Dio, ma lo pensano anche coloro che sulla promessa di una vita dopo la morte, hanno costruito la loro fortuna.
Ora mi piacerebbe solo che sulla vita e la morte di Eluana Englaro calasse un sipario. Suo padre, sul corpo martoriato della figlia, ha condotto una battaglia di tutto rispetto. Difficile anche in questo caso valutare se abbia vinto il suo desiderio affermare le ultime volontà di Eluana o quello di affermare un principio, comunque sia non sta a noi giudicare. Ciò su cui invece vorrei spendere una parola, una preghiera nei confronti del padre della Englaro, sono le foto della figlia.
Basta, Eluana ha il diritto di morire a prescindere da come fosse prima dell’incidente o dopo. Le sue condizioni attuali non possono essere un incentivo alla nostra pietà e per non averle diffuse sono grata al signor Englaro, ma il suo diritto a morire dignitosamente non può passare neanche attraverso le immagini della sua giovinezza, della sua voglia di vivere, della sua vita prima che diventasse quello che è tutt’oggi.
Il diritto di vivere o di morire dignitosamente dovrebbero prescindere dalla propria immagine. Adesso per favore, che Eluana torni ad essere una vita senza volto, una vita sena immagine come, per il motivo diametralmente opposto, lo sarà la sua morte.

Caro Obama

Viscontessa, 7 Novembre 2008

Caro Obama,
tu non mi conosci e a dire il vero non ti conosco molto bene neanche io, ma da quando sei stato eletto anche se per adesso non hai ancora fatto niente, tutti ti sono amici per la pelle anche se la tua è abbronzata e quella di qualcun altro invece è tirata con il lifting.
Ti scrivo caro Obama, e scusami se ti chiamo Obama come se fossi il mio cagnolino ma effettivamente il tuo nome mi sembra quello di un cane, perhè ho sentito dire che ora che sei arrivato tu alla casa bianca il mondo intero cambierà . Obama farà questo e Obama farà l’altro e anche se io ci credo così e così perchè dopo la storia del principe azzurro col cazzo che credo ancora alle favole, magari poi è vero e allora è meglio che ti dica subito che io ti sono amica, tanto, tanto amica e che comunque sia io non sono mai stata amica di quello con la pelle tirata.
Ci tenevo a dirtelo perchè secondo me quella battuta sulla tua abbrozzantura era la solita cazzata sparata dal nano con il trapianto di capelli. Lui è fatto così, mentre nel vostro stato la gente spara con i fucili, nel nostro la gente spara cazzate ed è per questo che abbiamo eletto il più grande spara cazzate del paese. Non siamo un popolo cattivo, ma questo ormai lo sa tutto il mondo, siamo solo un po’ coglioni e ultimamente pure parecchio presuntuosi ma anche questo dipende dal nano con la pelle tirata che ci racconta che siamo un grande popolo anche se non è mai accorto nessuno. Noi per primi. Insomma Obama, io a dire il vero sono quasi commossa da tutta l’attenzione che il mondo intero ha voluto dedicare alla battuta del nostro presidente del consiglio, non me l’aspettavo ecco, sarà perchè noi siamo abituati a sentirgli sparare una cazzata dietro l’altra e ormai non ci facciamo neanche più caso, ma se anche tu volessi passarci sopra e lasciarlo perdere, per noi sarebbe già una gran bella vittoria perchè secondo me il più grosso dispetto che gli si possa fare al nano, è ignorarlo. Anzi, se posso suggerirti un’idea, la prima volta che tuo malgrado sarai costretto a rammentarlo dovresti dire una cosa tipo “Berlusconi? Berlusconi chi? Il diversamente lungo capellone?” poi magari dici che era una “carineria” e tutto torna a posto. O anche no.
A proposito, io avrei un tubo rotto del bagno e non riesco proprio a trovare un idraulico, potresti mica passare tu a dargli un’occhiata? Grazie e buon lavoro, e sappi anche che se tu avessi bisogno di una paio di stagiste tipo quelle di Clinton, noi abbiamo almeno un paio di ministre da inviarti perchè qui da noi, alla formazione e alla professionalità per certi ruoli, ci teniamo davvero molto.

Si ma quando?

Viscontessa, 29 Ottobre 2008

Abbiamo garantito l’incolumità del nostro Presidente ma vogliamo ancora più carcere per tutti e più capelli per alcuni.
Abbiamo dato una mano agli imprenditori e una spinta ai lavoratori sulle impalcature e ci stiamo battendo per il diritto di inquinare come cazzo ci pare.
Abbiamo detto che i precari, i comunisti, i poveri non esistono e abbiamo in programma, entro breve, di sostenere che non esistono neanche i pensionati.
Abbiamo smantellato i campi rom e la pubblica istruzione. Abbiamo in mente una scuola più meritocratica e competitiva sul modello Amici della De Filippi.
Abbiamo eliminato la miseria dalle nostre città e la pietà dal nostro vocabolario.
Abbiamo ridimensionato la sanità, i contributi all’editoria, il trasporto pubblico, i fannulloni nei pubblici uffici e la delinquenza. Più tornelli e manganelli per tutti.
Vogliamo eliminare le preferenze per il voto del parlamento europeo e stiamo lavorando anche per rivedere il senso di democrazia. Appena abbiamo un attimo di tempo ci occupiamo dei giudici chiedendo l’interdizione a vita per chi affronta la carriera in magistratura e nominando dei tutori legali che si prendano cura del loro operato. Forse lo faremo anche per chi ostina a definirsi comunista.
Vogliamo aiutare le famiglie con la costruzione di centri commerciali in ogni condominio, e vogliamo aiutare le donne offrendo la lobotomizzazione gratuita a tutte coloro che non ne hanno ancora beneficiato.
Insomma abbiamo fatto tante cose e tante ne stiamo facendo.
Si ma….il falò dei libri quando lo facciamo?

L’Unità

Viscontessa, 27 Ottobre 2008

La pubblicità ideata da Oliviero Toscani per l’Unità diretto da Concita de Gregori, affida al lato B di una fanciulla in minigonna e t-shirt rossa, il suo messaggio provocatorio. Una minigonna come provocazione, un lato B contro i tabù, molti aggettivi coniugati al femminile riferiti alla copia del quotidiano che la ragazza porta nella tasca posteriore della minigonna. Oppure, in un doppio senso di discutibile originalità, all’immagine della ragazza con il giornale infilato in tasca.
Molte le polemiche che accompagnano questa immagine come sempre quando è il nome di Oliviero Toscani a firmare una campagna pubblicitaria, polemiche o meglio dubbi, più che sull’efficacia del messaggio, sulla provocazione che dovrebbe rappresentare la minigonna perché a pensare ancora a questo indumento come strumento di rivendicazione femminile sembra di essere tornati indietro di decenni a quando per esempio, mostrare una scollatura troppo audace in televisione poteva valere una censura a vita. Chiarisce la De Gregori in un intervista dalle pagine di questo stesso giornale che la provocazione consiste nell’usare una volta tanto un corpo femminile, non per pubblicizzare un’auto o un detersivo ma per comunicare che il suo giornale è in mano ad una donna.
Peccato però, dico io, che la donna della pubblicità non sia lei, non sia il suo lato B o almeno quello di una donna della sua età. Forse, seguendo il filo del suo ragionamento, non si strumentalizza un corpo di donna per far pubblicità, ma di sicuro si strumentalizza la giovinezza di quel corpo visto che dall’immagine si evince senza ombra di dubbio che si tratta di una ragazza molto giovane (e aggiungerei molto in forma, senza i problemi di cellulite, di grasso o di peso che affliggono la maggior parte delle donne, sia giovanissime ma soprattutto diciamo “mature”). E allora mi domando dove sta la novità, dove sta la differenza tra chi usa una giovane donna per pubblicizzare un detersivo e chi la usa per pubblicizzare un giornale? E dove sta la differenza tra chi posa nuda per un calendario di beneficenza o chi si spoglia per protesta e chi schiaffa un giovane lato B su un cartellone pubblicitario per comunicare?
Francamente con tutta la stima che nutro per la De Gregorio non riesco a capirlo. Se donna dev’essere che donna sia, ma Concita, dacci almeno un lato B che rappresenti davvero le donne, con le loro minigonne ma soprattutto le loro imperfezioni.

su Il Firenze di oggi

L’utero è mio e lo gestiscono i media

Viscontessa, 17 Ottobre 2008

Ci vuole tempo. La verità è che per decidere cosa farai da grande ci vuole del tempo soprattutto perchè la tua scelta influenzerà tutta il resto della tua vita da adulto e persino quella da vecchio che ormai dura tantissimo tempo, molto più di quello che hai a disposizione per scegliere cosa farai da grande.
Insomma non mettetemi fretta. Devo pensarci con calma e devo valutare attentamente tutte le possibilità e siccome le possibiltà sono davvero tante, ho pensato di andare per esclusione.
Per esempio ho escluso la professione dell’astonauta, del pompiere, dell’infermiera e della maestra. Tutte scelte che ho escluso fin da piccola quando i “mestieri” conosciuti sono praticamente solo questi. Si è mai sentito un bambino che da grande vuol fare il consulente aziendale? Ovviamente no perchè non ha idea di lavoro sia e francamente non è molto comprensibile neanche da adulti.
Poi quando sono stata più grandicella ho escluso la professione di velina, letterina e valletta anche perchè non esistevano ancora, e non mi ha mai attirato neanche la professione del ranaiolo. Mi pareva un lavoro troppo faticoso ma soprattutto difficilmente realizzabile visto che la sabbia dall’Arno non la si può più portare via. Certo tutta questa modernizzazione ti ammazza le professioni come niente fosse.
Verso i sei anni avevo poi maturato la decisione di fare la giornalaia. Mia mamma insisteva “giornalista vorrai dire”. No, proprio la giornalaia, mi piaceva l’idea di stare tutto il giorno dentro ad un chiosco a leggere tutti quei giornali. Aspirazione uccisa.
Allora sono passata alla portinaia, “portiere vorrai dire” faceva mia madre pensando che avessi improvvisamente sviluppato un interesse per il gioco del calcio. No, proprio la portinaia, mi piaceva l’idea di stare tutto il giorno seduta su una seggiolina in mezzo alla strada.
Poi con il tempo ho ucciso altre varie ambizioni e stasera, dopo lunga meditazione ne ho ammazzata un’altra. Non voglio fare la cronista, non voglio passare le mie giornate di fronte ad un ospedale in attesa di sapere se una donna cerebralmente morta e costretta mensilmente a vivere la propria femminilità come un pericolo per la sua non vita, concederà al vuoto legislativo che accompagna decisioni su casi simili ai suoi, di continuare ad essere un vuoto.
Un vuoto a perdere, perchè la vita prima o poi perde sempre.

Un pomeriggio al cinema

Viscontessa, 13 Ottobre 2008

Prima o poi dovevo fare anche questo. L’occasione mi è stata fornita da mia figlia che voleva andare a vedere una porcata di film, uno di quei film che bisognerebbe cominciare a fare una distinzione tra leggi, vai a vederti un film invece di stare tutto il giorno davanti al computer e amore mio stai tutto il giorno di fronte al computer e guai a te se ti muovi per leggere qualcosa o andare al cinema.
La gente non scrive più, non legge più, non va più al cinema, occasioni culturalmente sprecate ma la cultura arriva sempre molto dopo la pubblicità e a riportare i giovani nei luoghi e nelle situazioni che pensavamo fossero culturalmente ideali, ci hanno pensato prima i cellulari, i Blokbuster, la letteratura spazzatura in bella mostra nelle librerie come negli uffici postali, le chat e infine i cinema multi sala. Tutto è ancora una volta perduto.
Ieri sentivo un tizio che intervistato non ricordo dove, diceva che lui va all’outlet non per fare acquisti, ma per fare una passeggiata all’aria aperta che almeno lì si può guardare il cielo, godersi queste calde giornate di ottobre, godersi il sole. Mi chiedevo dove potesse mai arrivare il suo ragionamento fino a quando ha detto “invece nei centri commerciali è tutto al chiuso con quella luce artificiale e l’aria forzata”.
Una generazione da video gioco, da centro commerciale, da realtà virtuale. Un generazione simulata.

Arrivati comunque al cinema multi sala a mia figlia si illuminano gli occhi a me viene un leggero malore. Siamo nuovamente a Gardaland, siamo nuovamente in un contesto nel quale la condizione umana è solo un fastidioso intralcio alle regole. E’ tutto programmato e segnalato da indicazioni, ci sono dei percorsi prestabiliti da seguire e anche chiedere dove sia un bagno, è un genere di contatto non previsto dalle condizioni del luogo: ci sono i cartelli e anche se non ci fossero è già stato previsto esattamente in che momento del tuo percorso all’interno dei locali che ospitano 16 sale cinematografiche, ti scapperà la pipì o avrei bisogno di lavarti le mani.
“per evitare spiacevoli inconvenienti verificare sul biglietto d’acquistato il film scelto e l’ora di inizio” che significa non fate domande, non chiedete niente, seguite le istruzioni e il percorso e tutto andrò bene.

All’interno tutta la gioventù che pensavamo fosse sparita. Non è vero che siamo un paese di vecchi e che non nascono più bambini, i bambini e i giovanissimi ci sono solo che li abbiamo tutti rinchiusi negli allucinanti videogiochi di una multi sala e loro lì si muovono con disinvoltura senza chiedere niente, senza fare domande, seguendo il percorso che gli abbiamo segnalato e ballando su un videogioco che simula la danza o scorrazzando in moto e in auto alle folli velocità di videogioco che simula qualsiasi tipo di corsa. Forse, mi dico mentre mi chiedo se questa sia la sensazione che si prova a farsi un trip, copulando con altri videogiochi dei quali non ho capito il senso.
Una marea di ragazzini cicciottelli che, bene che vada, si finisce la paghetta in liquirizie, noccioline tostate e cioccolata con un cuore di mou al cioccolato bianco in un anima di crema alla vaniglia e una corazza di granella di nocciole al cioccolato gianduia tuffato in una polvere di cocco e mandorle e ricoperto di una deliziosa crema di cioccolato fondente al caramello.
Un divertimento nazional popolare dove una bottiglietta di tè freddo ti costa tre euro e dove i popcorn e le bibite te li prendi da solo da appositi dispensatori di schifezze. Segui le istruzioni, segui il percorso, non fare domande e vai avanti.

Dopo la prima sosta al bar, la seconda in biglietteria e la terza nella sala giochi ingannevolmente descritta come “family palyer room”, si percorre il lungo corridoio dal quale le sagome dei personaggi in arrivo sugli schermi con i loro film, ti aggrediscono con tutta la loro brutalità. Film d’azione, film horror, film d’avventura, e commedie sguaiate promettono adrenalina e risate come potrebbe promettertele il tuo puscher di fiducia. Con la differenza che tutto ciò è legale. Quindi si atterra in un enorme salone circolare con la moquette colorata e le luci piccolissime che come un planetario illuminano quel mondo parallelo nel quale niente è come sembra ma stai bene cazzo, ti senti bene cazzo e va bene così.
Sosta nei bagni, scendi per un attimo nelle viscere buie e scure del tuo stesso essere e dopo aver espulso il male, il disagio fisico, l’irrequietezza della tua vescica, sei di nuovo in alto catapultato nel fantastico mondo della gola. Mangia, godi con il mastello di popcorn e sali ancora di un livello, il livello più alto, il livello che ti condurrà nell’ultimo girone del piacere. Sedici sale ma non devi chiedere niente, basta seguire le indicazioni, sali la scalinata e segui le indicazioni fino a quando ti troverai nella tua movies room, nel tuo castello incantato, nel buio di una sala piccola e accogliente dove finalmente potrai fumarti il tuo film per riceverne le emozioni spicciole promesse dagli eloquenti cartelloni pubblicitari.
Il film finisce, si apre una porta laterale e tu vieni espulso nel grigiore di un retro senza insegne, senza luci, senza rumori. Se vuoi un’altra dose, bello, devi pagare, devi ricominciare da capo.

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