8 marzo

Viscontessa, 8 marzo 2010

Otto marzo. Festa della donna. Che bello. Chissà come festeggeremo quest’anno questa ricorrenza volubile come una collezione da passerella dedicata ad una donna sempre più donna e sempre meno persona. Siamo fatte così – o almeno questo è ciò che dicono gli altri – “ dolcemente complicate”, come cantava Fiorella Mannoia, e i nostri capi sono dolcemente complicati come noi e come la nostra festa che cambia significato ogni anno e si adegua alle esigenze del momento, agli allarmi sociali del momento, al ruolo che altri decidono per noi in quel momento.
Siamo vittime – e su questo siamo tutti d’accordo (compreso i carnefici che nel migliore dei casi non si rendono neanche conto di essere tali) – ma come uscirne nessuno lo ha ancora capito e allora dopo le maniere forti del femminismo e il rito emulativo dello streep maschile, adesso siamo nella fase accusatoria che nel diventare spietata nei confronti di determinati modelli maschili, si fa più indulgente nei confronti dei fenomeni sociali che l’hanno generata. Adesso che è stata indebolita l’immagine pubblica della donna conferendo valore essenzialmente alla sua fisicità, c’è stupore e indignazione nel constatare che taluni, i più gretti d’animo, i più ignoranti, i più ricettivi ai messaggi subliminali, hanno recepito il messaggio sbagliato.
Siamo vittime, vittime di chi non ha capito che bisogna guardare e non toccare, vittime di chi ci discrimina, vittime di chi ci ama troppo e male. Ma lo siamo anche di una nuova forma di autolesionismo che si chiama chirurgia estetica e di una mentalità, che nel rivendicare come propria necessità il sentirsi più sexy e attraenti, suggerisce il desiderio inconscio di far pace con il mondo maschile sempre più spaventato. Alle proprie paure, alle proprie insicurezze, alle delusioni della vita si dà il nome di una parte del corpo e con un colpo di bisturi la si cancella. Gli uomini sfuggono e le donne si fanno a pezzi per loro cercando di riacquistare quella femminilità perduta negli anni di una emancipazione da conquistare.
Vittime, tutte vittime, siamo vittime degli stupratori, del datore di lavoro, del marito ma lo siamo anche di una mentalità che ci costringe a parlare delle donne soltanto bene, esaltando tutte le loro qualità di genere e uniformandole in unico modello sia estetico che culturale. Una donna che pare vittima soprattutto del malinteso per cui scegliere liberamente di ingrandirsi il seno equivale alla prova di una raggiunta emancipazione.
Il Firenze

L’elettrodepilazione del pelo nell’uovo

Viscontessa, 11 febbraio 2010

Dopo aver dimostrato di averle, dopo essermele stracciate, rotte e caramellate, da qualche giorno mi dedico a tirarle. Si tratta di tante palle colorate che vanno ad infrangersi in un muro di altre palle colorate che si disintegrano scoppiettando.

Palle colorate che volano sul monitor mentre scopro l’universo femminile delle italiane medie alle prese con una vita che non è poi tanto malaccio se stai al tuo posto di donna.
I modelli femminili che vengono proposti sono adatti alla fascia televisiva oraria del pomeriggio come le madri di famiglia che lavorano ma part time per potersi occupare dei figli e della casa.
Donne che si tengono mediamente in forma e superficialmente informate di politica ma molto interessate all’attualità. Donne di mezzo sufficientemente emancipate da non seguire le ricette in tivvu e non comprare batterie di pentole che ti regalano anche un bellissimo servizio di piatti per fare bella figura alle cene con i parenti, ma non abbastanza da rendersi conto che essere “sexy” non è tutto nella vita.
Per questo, probabilmente, adesso vanno di moda le cinquantenni o giù di lì. Donne sparite dal mondo dello spettacolo da vent’anni che adesso tornano in formato “sexy” perché essere “sexy” è diventato un valore. E così torna la Cuccarini (della quale francamente non sentivamo la mancanza) ma torna anche Eleonora Giorgi (ultimamente ospite di tutte le trasmissioni tivvu) e un clone venuto male di Ornella Muti e adesso persino la Heather Parisi incinta di due gemelli.

Palle colorate sul monitor e mentre sono qui a parlar male delle mie colleghe mi arriva una mail di notifica per un commento a un mio vecchisimo post pubblicato su Sorelle d’Italia.
Poco importa il contenuto del post (un pezzo ironico con un titolo facilmente “preda” dei motori di ricerca) quel che importa è che il commento – che non ha niente a che vedere con il contenuto del post – che si conclude così “Non è un atto di egoismo ma è la possibilità di dare del bene assoluto ad un bambino sfortunato e bisognoso di amore, cure e attenzioni continue.” e si riferisce alla possibilità di dare in adozione un bambino ad una donna single.
Ma perché sono così maligna da ritenere che le empie di un amore – cotanto grande da impedirgli di tracotare in contesti assolutamente inappropriati – siano tutto sommato un po’ egoiste?
Prima di offrire attenzioni continue bisognerebbe aver imparato a fare almeno un po’ di attenzione.

Babbo Natale io voto per te.

Viscontessa, 15 dicembre 2009

Mi piace il Natale perchè a Natale ci sono sempre un sacco di pubblicità di profumi. Mi piacciono le pubblicità dei profumi perchè sono animate da esseri eteri, evanescenti, inconsistenti come un profumo. Esseri incorporei, esseri che ti pare di potergli guardare attraverso. Solo che attraverso di loro non vedi niente, non c’è niente. Come una sorta di illusione ottica che dovrebbe evocare un odore evanescente come un profumo.
Però a Natale ci dovrebbero essere un sacco di trasmissioni edificanti nelle quali i bambini vestiti da piccoli lord, cantano di fronte alle telecamere e i genitori si commuovono quando il loro piccolo, incalzato dalle domande di Mike, li indica tra il pubblico e le telecamere li inquadrano.
Oppure ci dovrebbero esseri quei filmini nordici tanto carini dove un bambino svedese che vive in lapponia con le renne, trova una mappa dentro al tronco di un albero caduto su una casetta di legno in mezzo al bosco nel quale il bambino si è perso.
E invece Berlusconi è riuscito a rubare il posto anche a Babbo Natale e questo è davvero la cosa più crudele che potesse fare. Si era già preso tutto, si era preso le nostre speranze, i nostri soldi, le nostre illusioni, il nostro buon senso, la nostra pazienza, il nostro futuro e persino quello dei nostri figli, ma Babbo Natale almeno poteva lasciarcelo.
A noi ci piaceva guardare la storia di un orfanello che la notte di Natale si perde in un bosco dove si era perso anche un bambino svedese che aveva trovato una mappa dentro ad un albero caduto su una casetta di legno in mezzo al bosco. Ci piaceva quando l’orfanello e il bambino svedese scoprivano di essere fratelli gemelli omozigoti separati alla nascita da un intervento che aveva separato i loro piccoli peni. Ci piaceva quando mostrandosi il pistolino si accorgevano di avere ciascuno una cicatrice compatibile con quella dell’altro. Ci piaceva quando dopo questa scoperta….. Insomma ci piacevano i racconti edificanti di natale e ci piaceva Mike Bongiorno che intervistava una bambina obesa di nome Jessica che di lì a poco avrebbe ballato Flash Dance. Ci piaceva Babbo Natale che ci portava in dono una bella candela profumata e un’Antonella Clerici o una Milly Carlucci che fanno sangue ai signori più attempati mentre le mogli sono in cucina a preparare il caffè.
Ci piaceva Babbo Natale e invece da ieri non si vede che Berlusconi. Invece di Fabrizio Frizzi che ci porta nella cucina della famiglia Scognamiglio (due genitori, cinque figli, quattro nonni, sedici zii, ventinove nipoti più i fidanzati vari e il vicino tunisino per dimostrare che gli italiani non sono razzisti) adesso c’è Bonaiuti che ci porta nella camera d’ospedale di Berlusconi.
Cosa cucinerà la famiglia Scognamiglio per questo Santo Natale, non lo sapremo mai. Eppure alla famiglia Scognamiglio ci eravamo già un po’ affezionati, l’avevamo conosciuta a Pomeriggio Cinque quando in formazione ridotta (erano solo 35) avevano raccontato ad una Barbara d’Urso visibilmente commossa, della miracolosa guarigione della figlia Concetta affetta da una rara forma di ragadi anali. La storia aveva avuto un tale successo di pubblico che il giorno dopo Sposini (poco convinto dal tema della punata che avrebbe dovuto mandare in onda quel pomeriggio e intitolata “minorenni: stop al seno rifatto. Ma la chiappa? La si potrà ancora tirare su prima dei 18 anni?”) aveva voluto a tutti i costi la famiglia Scognamiglio in studio anche se la produzione era stata irremovibile sul tema da affrontare nella puntata. Il risultato era stato quello di parlare per tre ore di chiappe miracolate e la bagarre che aveva accompagnato la discussione era stata così accesa che la puntata di Sposini aveva battuto i record d’ascolto persino del gallinaio pomeridiano della De Filippi. Ed era stato così che la famiglia Scognamiglio era entrata trionfalmente nel mondo dello spettacolo con il ruolo “famiglia tipo italiana” che guarda caso votava Pdl adorava Berlusconi ed era stata miracolata da Padre Pio.
Natale a casa Scognamiglio. In trepidante attesa di sapere cosa avrebbe preparato per il cenone di Natale la tipica famiglia italiana del sud, avremmo tanto potuto godere della compagnia della tipica famiglia italiana del nord che vota Lega, che va in chiesa tutte le domeniche e che tiene due bravi figli: il maschio che studia economia aziendale, aiuta il padre nell’azienda di famiglia ed è fidanzato con la figlia del maresciallo dei carabinieri, e la femmina che ha vinto il concorso di bellezza per miss condominio ed è diventata famosa perchè ha dichiarato che da grande vuol farsi suora.
E invece niente. Al posto di Frizzi c’è Vespa, al posto di Babbo Natale c’è Napolitano.
L’unica cosa che invece non manca mai è sempre il miracolo o il miracolato.
Note:
1)vendo souvenir del Duomo di Milano mai usato.
2)Ciao Maroni, se stai spiando anche me digli a Berlusconi che rivogliamo Babbo Natale.

Ma andata a far scudo!

Viscontessa, 16 novembre 2009

Sabato scorso mi è stata recapitata una raccomandata dell’Equitalia ovvero la società che si occupa del recupero crediti per conto degli enti pubblici. Una società, l’Equitalia, estremamente efficiente almeno per quanto riguarda l’invio delle comunicazioni ai contribuenti presumibilmente insolventi, molto meno, invece, quando i cittadini devono prendersi una giornata di ferie per ottenere informazioni presso i suoi sportelli aperti al pubblico.
Per questo fa amaramente sorridere la riforma del Ministro Bruentta entrata in vigore oggi e grazie alla quale sarà il cittadino ad essere al centro della pubblica amministrazione. “Bastone, carota, trasparenza e mobilità” questo lo slogan che secondo il Ministro, dovrebbe sintetizzare gli intenti di questa riforma che tra l’altro consentirà al cittadino insoddisfatto della professionalità di un pubblico dipendente, di rispondergli “io ti faccio un mazzo così”. Parole di Brunetta.
Fa sorridere perchè quando manca una cultura del “buon senso” non c’è riforma, legge, divieto o minaccia che possa rendere più civile una società. Potermi verbalmente accanire con l’impiegato che mi spiegherà come sia possibile che debba pagare 50 euro per un mio presunto debito di 0,01 centesimi di euro quando l’euro non era ancora entrato in vigore, non mi ripagherà della giornata persa in fila all’Equitalia ma soprattutto non mi convincerà che la pubblica amministrazione sia dalla mia parte di cittadina.
Mi piacerebbe poter minacciare di ripercussioni chi si permette di minacciare ritorsioni sui beni di proprietà di chi non salda debiti fantasiosi come il mio mio, ma siccome questo non sarà possibile, neanche Stachanov in persona potrebbe rendermi soddisfatta dell’efficienza della pubblica amministrazione.
Un’amministrazione, efficiente e dalla parte del cittadino, è un amministrazione che non costringe i cittadini ad affrontare costi e difficoltà per chiedere spiegazioni su debiti di così singolare formazione, né li costringe a pagare cifre delle quali non sanno spiegarsi l’origine solo perchè meno oneroso che chiederne conto. E non consola neanche la solidarietà dell’eventuale stacanovista di turno che pur mostrando tutta la comprensione possibile per il tuo disappunto, purtroppo non potrà farci nulla..
Perché è proprio in quel “nulla”, dentro a quelle voragini burocratiche che si sono mangiate i nostri soldi e la nostra fiducia, che si dovrebbero fare delle vere riforme, riforme serie che non si mangino, per dire, tutto il contributo mensile di una social card per un debito tanto improbabile quanto ridicolo come il mio.

Domani è il compleanno. Ti scongiuro fammi gli auguri!

Viscontessa, 4 novembre 2009

Io non so se capita a tutti di avere una frase, una parola o magari un numero che ti passano in mente ogni volta che ti manca un pensiero. Una specie di tappa buchi per l’apnea della mente, il secondo nel quale la tua capacità di produrre pensieri va ko.
Non parlo di certe piccole manie come quella di contare le mattonelle o di recitare mentalmente sempre la solita poesia. – La nebbia agli irti colli? Lo sapevo. Anche voi! – Parlo dell’istante prima dell’interrogazione ad un esame o dell’attimo prima di aprire la mail che aspettavi da tempo. Qualcosa di fulmineo come la tabellina del 3 fino a al 3, o il titolo di una canzone, o la frase che diceva tua madre per chiamarvi a tavola la sera.
Io per esempio ho passato un periodo nel quale mi preparavo alla botta di adrenalina, con “sempre caro mi fu quest’ermo colle” e per un certo periodo mi sono dedicata anche alla tabellina del 9 fino al 3 mentre un’altra mi ripetevo il vecchio ritornello di una canzone.
Ero piccola, ero a casa della mia amica Valeria che aveva un bagno con due entrate. Io non volevo mai andare a fare pipì a casa sua perché o mi dimenticavo di chiudere un’entrata o mi dimenticavo di aprire l’altra quando uscivo, e alla fine qualcuno urlava sempre “aprite il bagno!”.
Un giorno mentre stavamo giocando a casa sua ho aperto la porta del bagno che in quella casa non doveva mai essere chiuso a chiave. Proprio per non incorrere nel rischio di trovare una porta chiusa per sbaglio e dover fare tutto il giro della casa per entrare dall’altra parte, era stato convenuto che nessuno avrebbe mai dovuto chiudere a chiave i bagni se non per motivi estremamente seri. (Io per dire, mi ero catalogata come motivo estremamente serio). Tutti, prima di entrare dovevano bussare e urlare “occupato?” e se nessuno rispondeva in un tempo ragionevole si poteva entrare. Io però quel giorno non me lo ero ricordata e avevo aperto la porta senza chiedere niente e dentro avevo trovato la mamma della mia amica seduta sul water.
Io ero morta di vergogna e invece lei, quando le avevo sussurrato “scusa”, mi aveva risposto “grazie, prego, scusi, tornerò”.
Per un certo periodo mi preparavo così. “grazie, prego, scusi, tornerò” e mi veniva in mente la mamma della amica seduta sul water.
Dici la parolina magica e ti senti pronto per affrontare il mondo vada come vada, un tempo infinitesimale nel quale si concentrano tutte le energie. E ti trasformi in un cazzuto para umanoide con palle rotanti e sangue fluorescente. Vabbè dai le paroline magiche che sono diventate la vostra password di accesso per ogni programma.
Insomma io c’ho avuto per un certo tempo questa frase qua “tomorrow is my birthday”. Suppongo che ciò derivasse dall’entusiasmo dell’età giovanile quando a vent’anni ti stanno sulle palle quelli che ti dicono beato te che hai vent’anni e tu pensi “ma che cazzo c’ho io che a me ’sti vent’anni mi stanno così sulle palle?”. Il domani era sempre migliore dell’oggi e se poi nel domani superavi i fatidici venti nella speranza che la smettessero tutti di trattarti come una ragazzina, beh, allora, il 4 novembre era proprio un gran giorno. Il fatto è che io son di quelle che non si sono mai ricordate il compleanno di nessuno. Sono anche di quelle che stare a accodarmi agli auguri per il compleanno di tizio o caio, proprio non ci riesco. “auguri anche da parte mia” non mi riesce dirlo.
Tuttavia, è universalmente riconosciuto da tutti gli esseri viventi, che il giorno della propria nascita ogni essere umano ha il sacro santo diritto di essere autoindulgente. Noi ci siamo assolti nella nascita e quello stesso giorno di ogni anno della nostra vita, ci concediamo una debolezza. Grande o piccola che sia, e anche quando non ce ne fregherà più un cazzo di essere autoindulgenti, ci sarà qualcuno che lo farà per noi, qualcuno che in qualche modo ci farà ricordare perché siamo nati.
‘Mazza come son profonda alla vigilia del mio quarantacinquesimo compleanno!
Comunque, che altrimenti perdo il filo del discorso, io gli auguri non li faccio quasi mai ma siccome al limite sono una stronza consapevole, non mi aspetto che nessuno si ricordi di farli a me (a parte qualcuno voglio dire). Per questo di solito comunico (con largo anticipo e insistentemente) a tutti quelli che mi stanno intorno, il giorno del mio compleanno. Cioè non proprio tutti perché per esempio alla mia amica del cuore di cui conosco a memoria il codice fiscale e della quale quindi so perfettamente la data di nascita, a lei per dire, non li chiedo perché io non credo di averglieli mai fatti in vita mia e un filo di pudore ancora ce l’ho. Diciamo che comincio con il fruttivendolo perché mi regali una mela, poi lo dico in una mail di lavoro tipo “egregio dottore le confermo che, nonostante giovedì sia il mio compleanno, sarò in ufficio per l’ora concordata.” e poi via via a chi penso che in un modo o nell’altro possa ricordarsi di farmi gli auguri. A volte, lo ammetto, esagero anche un po’, rasento l’infantilismo più ipocrita, mi abbasso a dei comportamenti deplorevoli come quello di chiedere alla tipa in fila davanti a me alla cassa del supermercato “scusi, mi fa passare avanti che oggi è il mio compleanno?” o lagnarmi con un collega più giovane perché sto invecchiando.
Io autoindulgo sulla mia coerenza. Mi prendo gli auguri o i complimenti che non merito, fingo che siano sinceri e spontanei, salto la fila del supermercato e magari mi compro almeno un paio di scarpe nuove. Vabbè. Nessuno è perfetto.
ps. per dimostrarmi che almeno hai letto tutto questo post e il tormento in esso contenuto, dovrai inserire nella tua frase di auguri il numero degli anni che compio.

Un giorno credi di essere grande

Viscontessa, 3 novembre 2009

Se non credi in quelli che si sono fatti da soli sei invidioso.
Se non credi a quelli che io le altre donne non le vedo neanche sei gelosa.
Se non credi in quelli che vedono la Madonna e parlano in aramaico sei blasfema.
Se non credi a quelli che ci pensiamo noi tu non preoccuparti sei maligno.
Se non credi a quelli che io a prostitute non ci sono mai andato sei femminista.
Se non credi in quelli che difendono la laicità basata su radici cristiane sei estremista.
Se non credi in quelli che lo fanno per noi sei cattivo.
Se non credi a quelle che io non mi sono mai rifatta niente è tutta roba naturale sei pettegola.
Se non credi in quelli che mi dispiace qui siamo tutti obbiettori di coscienza sei puttana.
Se non credi a quelli che va tutto bene, è tutto sotto controllo sei pessimista.
Se non credi a quelli che sono pentito, sono cambiato sei stronza.
Se non credi in quelli che sono cattolico praticante a modo mio sei comunista.
Se non credi in quelli che io non ne sapevo niente giuro sui miei figli sei cinico.
Se non credi a quelle che non l’hai mai data contro voglia sei acida.
Se non credi a quelli che la vita umana è un dono di Dio sei un assassino.
Se non credi in quelli che è caduto dalle scale e si è fratturato il volto sei pericoloso.
Se non credi a quelli che giuro che lei ci stava sei frocio.
Se non credi in quelli che l’omosessualità è peccato sei amorale.
Se non credi a quelli che dobbiamo dialogare di più sei snob.
Se non credi a quelli che a me i trans mi fanno proprio schifo sei un pervertito.
Se non credi a quelli che il crocifisso rappresenta la cultura del nostro Paese sei ignorante.
Giusto, introduciamo l’ora di cultura cattolica e sopprimiamo quella di religione.

Vizi pubblici e private virtù

Viscontessa, 1 novembre 2009

Pare che sia un bidello pratese uno dei primi italiani ad aver subito la confisca amministrativa dell’automobile per aver fatto salire, proprio sulla stessa auto, una prostituta “di strada”. Specificare che si tratta di una prostituta di strada è essenziale perché la prostituzione, caso mai ci fosse bisogno di ricordarlo, nel nostro Paese non è vietata. Non è vietato prostituirsi ma neanche andare a prostitute purché si faccia tutto in silenzio,senza disturbare e senza farsene accorgere soprattutto per non costringere la società civile ad ammettere lo squallore che si nasconde dietro a questo tipo di contrattazioni commerciali.
Parlo di squallore e non di miseria (economica, culturale, morale o affettiva) perché mi voglio fidare di quelle prostitute che dichiarano di aver liberamente scelto la professione e voglio fidarmi anche della rettitudine morale di certi uomini che, per la posizione sociale che rivestono, sono quotidianamente bombardati da centinaia di tentazioni ma che, guarda caso, cedono solo a quella lì.
Siamo talmente abituati a vivere in una dicotomia perenne da risultarci plausibile, possibile, quasi comprensibile che un uomo possa resistere a tutto fuorché alle donne. Siamo un Paese reale dove non passa giorno che non uccidano o stuprino una donna, e un paese fantastico dove le donne ammiccano tutto il giorno da qualsiasi trasmissione televisiva. Siamo un Paese reale dove se non paghi una multa per divieto di sosta ti mettono il fermo amministrativo sul motorino, e un Paese fantastico dove se hai evaso le tasse per miliardi puoi sanare tutto con il costo raggiunto negli anni dalla tua multa per divieto di sosta. Un Paese reale nel quale quasi tre milioni di cittadini si mettono in fila per dire “ci siamo e siamo uniti” e un Paese fantastico nel quale il giorno dopo le votazioni uno dei suoi leader dice “noi c’eravamo ma adesso ce ne andiamo”. Un Paese reale nel quale a un disgraziato che fa salire sulla sua auto una prostituta ancor più disgraziata di lui, sequestrano e mettono all’asta un’auto, e un Paese fantastico nel quale l’unica colpa di chi acquista sesso in vendita, pare sia quella di non essere stato abbastanza prudente. Un Paese reale nel quale hai la sensazione che vada tutto a rotoli e Paese fantastico nel quale hai la sensazione che vadano tutti a prostitute.

NO TAG

Viscontessa, 5 ottobre 2009

Cari amici,

è con rammarico che mi vedo costretta a richiamare ancora una volta la vostra attenzione sulla gravissima ingiustizia di cui siamo stati vittime anche questa volta.

Come sicuramente saprete si è appena conclusa la seconda edizione della Blogfest di Riva del Garda e ancora una volta, nonostante i nostri tentavi di sensibilizzare l’opinione blogghista, i tecnologicamente diversi sono stati volontariamente esclusi dalla competizione.
Un fatto gravissimo se si tiene conto che ogni giorno in Italia aprono internet per la prima volta in vita loro, centinaia e centinaia di nuovi utenti con un incidenza di tecnologicamente diversi altissima e che va aumentando vertiginosamente. Un numero impressionante di esseri umani che premono ogni giorno per entrare in quel mondo visto da un monitor. Disgraziati che arrivano in questo ambiente convinti di trovare la democrazia ma che il più delle volte trovano una morte per noia certa e infine tutti noi che abbiamo imparato a malapena a pubblicare un post.

Per coloro che infatti non si fossero accorti di questa odiosa discriminazione, – già avviata in occasione della pubblicazione sulla blogfest, quando il post stesso venne collegato con tutti i social network in circolazione – nel programma stesso dell’evento non è previsto un solo evento dedicato ai tecnolesi. Ora lo so che qualcuno mi dirà “potevi farlo tu il barcamp sui tecnolesi”, ma come sapranno benissimo coloro che non sanno niente come me, noi tencolesi il barcamp non lo tolleriamo. E’ una questione di principio, abbiamo vivacchiato per anni su l’unica piattaforma per blog in circolazione. Per anni, ogni mattina, abbiamo aperto ansiosi il nostro blog convinti che durante la notte fosse svampato. Solo quando è svampato davvero ci siamo decisi a cambiare piattaforma. E ti pare che sappiamo che accidenti è un barcamp?
Che poi non è per fare i conti in tasca a nessuno, ma con tutti quegli sponsor che si sono tirati dietro alla blogfest, potevano almeno sanare un paio di badanti per aiutarci nell’evacuazione quotidiana del post.
Ma non voglio divagare ulteriormente perché qui la situazione è davvero gravissima. Non solo nessuno si è preoccupato di invitarci, ma i blog, così come lo intendiamo noi, non esistono più, non se ne parla più, non se ne interessa più nessuno se non qualche giornalista di Libero che gli è parso di vedere dietro ai blog tutto un magna magna della sinistra.
E noi? Noi con le nostre malinconie, le nostre tristezze, i nostri dolori, le nostre piccole confessioni (‘mazza che palle!). Noi linfa vitale di un nuovo decadentismo, noi esponenti del nichilismo mediatico, noi base di un vero rinnovamento delle ideologie del fancazzismo, perché a noi ci avete escluso dai vostri squallidi giochi di potere?
Per questo, amici, vi chiedo di aderire al nostro appello. Se anche tu senti un tecnologicamente diverso e non ne puoi più di veder calpestata la tua sensibilità, allora aderisci al mio appello e chiedi anche tu che venga concessa la possibilità anche a noi, di presentare una lista di candidati per i prossimi MBA.
“NO TAG”. Firma anche tu.

Si ma.

Viscontessa, 3 ottobre 2009

Secondo me uno alla fine si stufa anche di crescere.
Invecchiare non è poi così male, significa solo smetterla, una buona volta, di combattere per ogni cosa che non va.

Non va affatto, per esempio, che aumenti costantemente e nella più totale indifferenza della gente, il prezzo delle sigarette mentre per ogni centesimo della benzina succede un casino. Io fumo e vado a piedi, sono più ecologica, inquino meno, sono meno pericolosa e faccio girare l’economia che è una bellezza. Ma ormai è diventato socialmente deplorevole essere dei fumatori mentre non pare scendere il livello di gradimento degli italiani per le macchine veloci e potenti. Siamo tutti deplorevoli e tutti un po’ fumatori. Io spengo le cicche delle mie sigarette sulla carrozzeria dei suv parcheggiati sulle strisce pedonali.

Non va affatto neanche che sia diventato socialmente deplorevole invecchiare. Quando ero giovane pensavo che a trenta sarei stata vecchia e ho vissuto la mia vita di allora proprio pensando che dovevo sbrigarmi perché a trent’anni sarei stata troppo vecchia. Poi, poco di prima di aver faticosamente raggiunto il traguardo, i giornali si cominciano a riempire di trentenni bellissime, e i tiggi ti mandano in onda un servizio su uno studio americano che dimostra che la giovinezza, grazie ad uno stile di vita più sano, si è prolungata. Oggi le trentenni sono le nuove protagoniste della ribalta. E tu aggiungi dieci anni ancora alla tua giovinezza anche se non sai bene cosa fare in quei dieci anni, che tu non abbia già fatto nei tuoi trent’anni precedenti.
Ma quando sei nuovamente prossima ai fatidici quaranta, appare su tutti gli schermi una Sharon Stone strepitosa e le quarantenni diventano la nuova generazione d’assalto.
Ma la cosa peggiore è che non ho ancora raggiunto i cinquanta e la nuova generazione di cinquantenni già mi fa l’occhiolino botulinato dal teleschermo.
Ma volete farmi invecchiare, si o no?

Non va affatto che tutti vadano a puttane e nessuno vada a puttane.
Tutti vanno a puttane e tutti negano di andare a puttane.
Tutti “poverine le puttane son tutte sfruttate per questo dobbiamo punire la prostituzione£ e tutti “se una fa la puttana un motivo ci sarà”.
Tutti nominano le puttane almeno dieci volte al giorno, la maggior parte della popolazione maschile va a puttane regolarmente e la rimanente si domanda come sarebbe, tutte le donne compartiscono ma detestano le puttane, la maggior parte degli italiani sono convinti che una puttana qua, una puttana là, nella politica siano inevitabili, e tutti, che se una puttana va a dire in televisione che fa la puttana “non sta bene”. La prostituzione prolifera proprio perché è un’ambiente omertoso. Una puttana che ammette di esserlo mette in dubbio la vostra virilità, mostra il vostro lato più debole, quello che non riuscite proprio a tenere sotto controllo. Vergogna, vergogna, vergogna!

Non va affatto che se una cosa non ti piace ti devi adeguare o sei tagliato fuori. Bisogna sempre identificarsi. Tu da che parte stai? Io vorrei sempre fermarmi nel mezzo più a lungo degli altri. Devo prima studiare bene tutta la situazione. E invece niente, resti sempre indietro ma non puoi invecchiare. Ti sembra come di crescere lentamente, così lentamente che alla fine ti pare che quello che stai facendo è invecchiare la tua crescita. Oggi mi sono fatta la tinta ai capelli.

Non va affatto che questo paese crolli come un castello di sabbia. Non va affatto che l’ammissione di una colpa ormai evidente, sia sufficiente a perdonare i carnefici che seppelliranno le loro vittime.
Alla fine la montagna è crollata e si è portata via una manciata di vite umane e un altro briciolo della nostra dignità nazionale. Ma grazie a Berlusconi e, diciamocelo, un bel grazie anche al Pd, i capitali della mafia potranno tornare puliti in Sicilia e lì essere comodamente investiti nella ricostruzione.
Sarà stata mica un’inondazione su commissione?

Non va affatto quelli che dicono sempre si ma non riescono mai a farlo senza aggiungere subito dopo un no. I famosi “si ma”. Ma che vuol dire “si ma”?
Quelli che ieri in senato non sono andati perché sono assolutamente contrari allo scudo fiscale ma.
Quelli che oggi alla manifestazione non sono andati perché sono d’accordissimo con la manifestazione ma.
Quelli che domani non daranno un centesimo alla zingara che chiede l’elemosina davanti alla chiesa perché loro sono cattolici praticanti, unici difensori dei valori umani, moralmente impegnati ad aiutare i più deboli ma.
Quelli che volevano andare in un sacco di posti e sono andati dal parrucchiere.
Mah!

“Sotto” a un grande uomo c’è sempre una grande “topa”

Viscontessa, 27 settembre 2009

A.A.A.A Viscontessa quasi nuova, usata pochissimo e ancora in ottimo stato, offresi come “quota rosa” per consigli comunali, manifestazioni ed eventi di qualsiasi tipo.
Siete troppo snob per ingaggiare un paio di Veline, troppo radical chic per servirvi di una Madrina, troppo poveri per permettervi Europarlamentari 90-60-90, troppo sfigati per una Testimonial d’eccezione o anche solo troppo distratti per ricordarvi dell’”utilizzata finale”?
Niente paura da oggi è disponibile sul mercato Viscontessa, uno strumento indispensabile per chi voglia prendere le distanze dal diffusissimo modello “donna da materasso” senza perdere credibilità con i propri compari.
Niente più insinuazioni sul vostro conto, nessuno – grazie a Viscontessa – potrà più accusarvi di fare tanto l’emancipato intellettuale di sinistra e poi neanche una donna nel vostro gruppo.
Da oggi, e con una spesa minima, potrete continuare tranquillamente a dichiararvi indignato per come vengono trattate le donne nel nostro paese e da oggi, grazie alla vostra quota rosa, potrete guardare tranquillamente il culo della Belen sostenendo che lo fate per dovere d’informazione.
Viscontessa, che nella versione base è una donna di mezza età senza né arte né parte, può essere corredata di tessera elettorale, tessera di appartenenza ad un qualsiasi circolo culturale-sportivo-politico-religioso, tessera di un sindacato, attestato di consulente sulle tematiche ambientali, certificato di vedovanza da un soldato italiano che abbia compiuto almeno una missione di pace all’estero (anche se poi è morto per colpa dei funghi avvelenati), laurea e/o master, passato da volontaria in Congo, devota di Padre Pio o permesso invalidi.
Ma la novità assoluta è che da oggi, per venire incontro alle sempre più sofisticate esigenze dei nostri clienti, Viscontessa si può avere anche nella versione tette rifatte, guardaroba da pischella, labbra gonfiate.
Temete, per esempio, che Viscontessa sindacalista possa mettervi in difficoltà con l’imprenditore che ha generosamente sponsorizzato la squadra di curling nella quale gioca vostro figlio?
Nessun problema, finanziate un intervento per l’aumento del seno della Viscontessa e l’imprenditore vostro amico non si accorgerà neanche di che cosa dice.
Pensate che Viscontessa volontaria in Congo possa scagliarsi contro il Papa che vieta l’uso dei preservativi? Nessun problema, fateglielo dire vestita come una velina e l’Arcivescovo che vi ha appena trovato una casetta in affitto all’insaputa di vostra moglie, penserà che Viscontessa sia solo la vostra amichetta.
Vi piacerebbe portarvi la Viscontessa intellettuale al ritiro di un prestigioso premio letterario ma temete che possa aprire bocca e mettere in ombra le vostre già scarsissime capacità oratorie?
Regalatele un paio di labbroni gonfiati e anche l’intellettuale più tormentato, più scontroso, più impegnato, di lei penserà una cosa sola.
Insomma, ricordate: con Viscontessa sempre con voi, dimostrerete la vostra sensibilità alla questione femminile lasciando che ricada su uomini come il vostro amico imprenditore, il vostro amico arcivescovo o il vostro nemico critico letterario, l’odiosa accusa di maschilismo.

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