Un garbato vaffanculo
Viscontessa, 9 settembre 2010Silvia Avallone è la vincitrice del prestigioso premio Campiello per la sezione esordienti. Una giovane scrittrice dotata, dicono, di grande talento ma dotata anche di una bellezza solare e maliziosa come vanno di moda oggi tanto che, quando la vedo avviarsi sorridente verso il palco per ritirare l’ambito premio, penso che potrebbe indifferentemente trovarsi sul red carpet del vicino Festival del Cinema.
Giovane, bella ed elegante la Avallone non ha l’andatura un po’ ingobbita dello scrittore e non indossa un casto tubino Chanel con un filo di perle al collo ma si muove invece con disinvoltura nel lungo abito chiaro dalla profonda scollatura sul davanti.
Sul palco ad accoglierla un Bruno Vespa particolarmente entusiasta per quel decoltè e che evidentemente obnubilato dalla propria “garbata” virilità, lascia spudoratamente scivolare il suo sguardo libidinoso nella profonda scollatura di lei e incoraggia il pubblico e le telecamere a fare altrettanto.
Poi, giulivo e rassicurante come un gatto mammone, cinge confidenzialmente con il braccio le spalle nude della ragazza che con un impercettibile sussulto – forse dovuto all’imprevedibilità del gesto, forse all’eccessiva intimità del contatto, forse (come suggerisce prontamente lo stesso Vespa) per l’emozione di trovarsi su quel palco – gli ricorda che lui non è lì nel ruolo dello zio troppo affettuoso ma in quello di presentatore semmai un un po’ troppo garbatamente premuroso.
Tanto, seduti in prima fila come scolaretti saccenti in attesa del proprio turno, assistono al fatto anche altri scrittori candidati al premio, due dei quali – Michela Murgia e Gad Lerner – commentano infastiditi l’accaduto. Sul disgusto per l’evidente manifestazione di libidinosa incontinenza senile e su quanto la capacità femminile di provocarne sia pericolosamente diventata la qualità femminile più apprezzata, ruoteranno i cardini del loro disappunto.
Fin dal giorno dopo, come succede spesso nel nostro Paese, l’attenzione per un premio come il Campiello si è spostata tutta sulla polemica che sarebbe prevedibilmente scaturita dall’atteggiamento di Vespa e dalle reazione di Michela e di Lerner. Polemica che ha visto coinvolti in prima persona prima di tutto i due personaggi principali, Silvia Avallone e Bruno Vespa.
L’una candidamente attenta a non scontentare nessuno, come ancora avvolta nel candido abito provocante, che interpellata fa sapere che non ci ha fatto caso perché ero troppo emozionata ma certo se fosse vero ciò che altri insinuano sia successo ma che io non posso neanche confermare, non sarebbe affatto bello perché lì si doveva parlare di libri no? Cioè non è che ho sbagliato teatro ed ero al Festival del Cinema vero? E comunque grazie sorellona Michela che vegli su di me perché tu sei davvero fortissima anzi sei il mio mito.
Boh!
L’altro, garbato come una fistola nel culo, che rivendica la propria supremazia di maschio paragonando gli ipertrofici dati di vendita del suo libro con quelli poco meno di un terzo del libro di Gad in corsa per il Campiello.
E poi a seguire tutte le altre campane, divisi tra quelli che capiscono cosa significhi vivere sotto al burka culturale imposto dal dovere presunto delle donne di essere desiderabili per l’uomo, e quelli che in un esubero di energie sprecate nel tentativo di convincerci che la libidine può essere impalpabile come la bellezza, si rilassano sulla brandina lisa della presunta invidia. Quella di Michela per l’avvenenza fisica della Avallone e quella di Lerner per i successi letterari di Vespa.
Io Tarzan, tu Jane. E mi fermo qui.




