Avevo per molto tempo completamente dimenticato che frutto meraviglioso fosse la banana.
Va detto che la banana, affinché sia un frutto davvero meraviglioso, deve essere leggermente acerba, di consistenza soda e del tutto priva di quelle leggere ammaccature che ne rendono subito nera e collosa la pastosa polpa di cui è composta.
Quando ero piccola le banane erano un frutto proibito da gustare solo raramente e mai in dosi superiori ad una al giorno.
Mia madre comprava le banane con la stessa parsimonia con cui acquistava tutto ciò che non era strettamente necessario alla sopravvivenza e l’acquisto di questo frutto esotico avveniva di solito in concomitanza con quello del prosciutto cotto con cui cenavamo quando mio padre era a cena fuori.
La generazione dei genitori che avevano vissuto la guerra e sofferto la fame, si divideva in due categorie, coloro che con il cibo continuavano ad avere un rapporto quasi reverenziale per cui anche le croste di pane venivano riciclate nella tazza di latte della mattina, e coloro che avevano giurato che i propri figli non avrebbero mai dovuto soffrire la fame nè nutrire alcun golosità alimentare insoddisfatta.
Mia madre naturalmente apparteneva alla prima categoria e quando a diciassette anni conobbi il mio primo fidanzato, credo che il mio amore adolescenziale per lui e il nostro fidanzamento durato oltre tre anni, dipendesse più che altro dall’abbondanza di cibo con cui sua madre stipava il frigo di casa sua.
Mentre a casa mia infatti ci era concesso mangiare biscotti solo a colazione e solo di una qualità venduta in grossi sacchi di plastica nei quali non c’era verso di trovare un solo biscotto intero, a casa sua si mangiavano i Pan di Stelle del Mulino Bianco ( novità assoluta sul mercato) in qualsiasi momento della giornata, e dopo una cena a base di filetto e mozzarella, contrapposta alla frittata di lesso avanzato di casa mia, si poteva mangiare anche un paio di banane che a casa mia entravano solo come simbolo di una serata informale tra “donne”.
Per anni ho mangiato banane, mozzarella, affettati e biscotti tanto che di mozzarella ho fatto indigestione e non l’ho più potuta mangiarla per molto tempo e non appena sono andata a vivere da sola, ho speso i miei primi stipendi nell’acquisto di generi alimentari carissimi e improbabili che molto spesso ho poi anche finito per buttare via.
Di banane, dicevo, ne ho quindi mangiate a vagonate come una scimietta e ancora ricordo perfettamente il giorno in cui per la prima volta ne mangiai due una dietro l’altra per poi trascorrere il resto della giornata in attesa di chissà quale conseguenza già pronta a chiamare il 118 per chiedere una lavanda gastrica.
Ovviamente non successe nulla se non che dopo molti anni di banane consumate voracemente in qualsiasi ora della giornata, le banane mi sono diventate un frutto talmente ostile che un giorno ho semplicemente smesso di acquistarle.
Poi qualche giorno fa, atrocemente divisa tra la volontà di proseguire una dieta ipocalorica e quella di soddisfare la mia voracità, sono entrata nella solita gastronomia dove quasi ogni giorno mi procuro il pranzo e di fronte alle teglie di lasagne fumanti, avvolta in una nuvola di profumo di arrosto, sedotta da una parmigiana appena sfornata, ho visto un grosso cesto pieno di banane e mi sono ricordata della loro capacità non dico di sfamarmi ma almeno di offrire in pasto al mio stomaco, qualcosa che avesse una consistenza più corposa di un paio di arance o una galletta di riso.
Si vede poi che non avevo alcuna voglia di torturarmi con quegli aromi per tutta la durata dell’attesa che mi separava dal mio turno e si vede che poi non nutrivo molte speranze nella mia capacità di autocontrollo.
Così, mentre nel locale pieno di gente si preparavano polpettine al sugo per tizio e pennette allo speck e taleggio per l’altro, mi sono schiarita la gola e con un tono esageratamente alto ho agguantato una banana e sventolandola in aria ho chiesto:
“scusate, ma secondo voi, come mi si introduce la banana nel contesto di una dieta ipocalorica?”.
Un attimo dopo ero fuori dal negozio con la mia banana e da allora, quando metto piede nella famosa gastronomia, mi viene immediatamente lanciata una banana come si farebbe con una scimietta dello zoo.
Occhio non vede e cuore non duole, da quel giorno la banana mi si è introdotta benissimo nella dieta ipocalorica e quando la fame prende il sopravvento sul mio autocontrollo, ci infilo subito una banana sulla quale, per la cena a casa mia dell’altra sera, ci ho versato sopra una confezione intera di cioccolata fusa.
Perché qui si fa la dieta ma si santificano anche le feste.