Dimmi che mi vuoi bene
Viscontessa, 11 Aprile 2007 Caro lettore, ma quanto bene mi vuoi?
Mi farebbe piacere che in questa serata nella quale sono solo in attesa di un’ora umanamente accettabile per andare a letto, tu mi dicessi quanto bene mi vuoi.
Non ti chiederò, caro lettore, di rincalzarmi le coperte, di cantarmi una ninna nanna e di darmi il bacino della buona notte, ma sarebbe davvero cosa gradita se tu adesso volessi lasciarmi una manifestazione del tuo affetto
So già che non lo merito e lo so perchè tu caro lettore, non ricevi da me neanche uno straccio di visita nella tua casetta, né una mail o una telefonata e neanche un messaggino, ma magari caro lettore la tua vita virtuale è ricca di soddisfazioni mentre la mia si fa di giorno in giorno più misera per via di questo brutto carattere che mi ritrovo. Abbi pazienza caro lettore e voglimi bene lo stesso perchè io stasera ho messo i miei calzini preferiti in lavatrice e sarò per questo costretta a dormire con i piedini nudi e io, caro lettore, posso sopportare tante cose persino una lezione di gag con Marcus che scandisce il tempo contando “una…duea….trea….ohoh….” ma non riesco proprio a prendere sonno senza i miei calzini preferiti ai piedi.
E poi caro lettore, e non lo dico per impietosirti, la notte di Pasqua mentre i bambini sognavano i pulcini di peluche, le massaie gli agnellini in forno e gli uomini le coniglette di Play Boy, io sognavo che giovedì sarei morta e domani, guarda tu il caso, è proprio giovedì
Non sono sicura, caro lettore, di aver aver sistemato tutto quello che mi ero ripromessa di fare nel sogno, ma la mancanza dei miei calzini preferiti è sicuramente un brutto segno e se adesso tu non mi dici quanto bene mi vuoi, può essere che domani magari te ne penti e io non posso farci più niente.
Ma quanto bene mi vuoi caro lettore? Ma lo sai caro lettore che nell’ultimo anno questo blog l’ho tenuto in vita solo per te? Lo sai che io già da molto tempo avrei preferito dedicarmi al niente più totale mentre invece sono ancora qui per te per rammentarti che mentre invece non si dice?
E poi che ti costa, mica devi sopportarmi tu stanotte con i miei piedini freddi tutti raggomitolati l’uno sull’altro! Raggomitolati tutti sul lato destro che su quello sinistro mi fa male la coscia sulla quale sono caduta lunedì dai pattini.
Si ecco caro lettore, ho anche la bua su quel gran pezzo di coscia che mi ritrovo, un gran bel pezzo di coscia attaccato alla tibia da un’impalcatura che mi hanno trapiantato nella gamba esattamente tre anni fa. Già caro lettore, forse tu non lo sai, ma oltre a non avere i miei calzini preferiti, oltre ad aver sognato con largo anticipo che domani muoio, oltre ad essere oltre modo convinta che nella vita non combinerò niente di buono, tre anni fa mi sono anche rotta il piatto tibiale e adesso una gamba cionca e una brutta cicatrice.
E allora caro lettore, ma che ti costa? Quante volte caro lettore hai detto a qualcuno che gli volevi tanto, ma tanto tanto bene? E quante volte hai aggiunto “come amico/a” mentre il tuo interlocutore scoppiava in un pianto dirotto e tu battendo nervosamente il piedino per terra ti chiedevi quando avrebbe smesso? Ecco caro lettore, a me va benissimo che tu mi dica che mi vuoi tanto tanto bene come amica. Io mi accontento caro lettore, giuro che non piangerò chiedendoti se magari un giorno la nostra amicizia potrà trasformarsi in qualcosa di più e non ti chiederò neanche l’ultimo bacio, l’ultima sigaretta e tanto meno l’ultimo trombino in ricordo del tempo che fu.
Dal canto mio, caro lettore, sappi che ti voglio un gran bene, anzi tutto il bene del mondo perchè voler bene non costa davvero niente e per un “io ti voglio bene e tu lo sai” non è mai morto nessuno.
O almeno spero.




