Dimmi che mi vuoi bene

Viscontessa, 11 Aprile 2007

Caro lettore, ma quanto bene mi vuoi?
Mi farebbe piacere che in questa serata nella quale sono solo in attesa di un’ora umanamente accettabile per andare a letto, tu mi dicessi quanto bene mi vuoi.
Non ti chiederò, caro lettore, di rincalzarmi le coperte, di cantarmi una ninna nanna e di darmi il bacino della buona notte, ma sarebbe davvero cosa gradita se tu adesso volessi lasciarmi una manifestazione del tuo affetto
So già che non lo merito e lo so perchè tu caro lettore, non ricevi da me neanche uno straccio di visita nella tua casetta, né una mail o una telefonata e neanche un messaggino, ma magari caro lettore la tua vita virtuale è ricca di soddisfazioni mentre la mia si fa di giorno in giorno più misera per via di questo brutto carattere che mi ritrovo. Abbi pazienza caro lettore e voglimi bene lo stesso perchè io stasera ho messo i miei calzini preferiti in lavatrice e sarò per questo costretta a dormire con i piedini nudi e io, caro lettore, posso sopportare tante cose persino una lezione di gag con Marcus che scandisce il tempo contando “una…duea….trea….ohoh….” ma non riesco proprio a prendere sonno senza i miei calzini preferiti ai piedi.
E poi caro lettore, e non lo dico per impietosirti, la notte di Pasqua mentre i bambini sognavano i pulcini di peluche, le massaie gli agnellini in forno e gli uomini le coniglette di Play Boy, io sognavo che giovedì sarei morta e domani, guarda tu il caso, è proprio giovedì
Non sono sicura, caro lettore, di aver aver sistemato tutto quello che mi ero ripromessa di fare nel sogno, ma la mancanza dei miei calzini preferiti è sicuramente un brutto segno e se adesso tu non mi dici quanto bene mi vuoi, può essere che domani magari te ne penti e io non posso farci più niente.
Ma quanto bene mi vuoi caro lettore? Ma lo sai caro lettore che nell’ultimo anno questo blog l’ho tenuto in vita solo per te? Lo sai che io già da molto tempo avrei preferito dedicarmi al niente più totale mentre invece sono ancora qui per te per rammentarti che mentre invece non si dice?
E poi che ti costa, mica devi sopportarmi tu stanotte con i miei piedini freddi tutti raggomitolati l’uno sull’altro! Raggomitolati tutti sul lato destro che su quello sinistro mi fa male la coscia sulla quale sono caduta lunedì dai pattini.
Si ecco caro lettore, ho anche la bua su quel gran pezzo di coscia che mi ritrovo, un gran bel pezzo di coscia attaccato alla tibia da un’impalcatura che mi hanno trapiantato nella gamba esattamente tre anni fa. Già caro lettore, forse tu non lo sai, ma oltre a non avere i miei calzini preferiti, oltre ad aver sognato con largo anticipo che domani muoio, oltre ad essere oltre modo convinta che nella vita non combinerò niente di buono, tre anni fa mi sono anche rotta il piatto tibiale e adesso una gamba cionca e una brutta cicatrice.
E allora caro lettore, ma che ti costa? Quante volte caro lettore hai detto a qualcuno che gli volevi tanto, ma tanto tanto bene? E quante volte hai aggiunto “come amico/a” mentre il tuo interlocutore scoppiava in un pianto dirotto e tu battendo nervosamente il piedino per terra ti chiedevi quando avrebbe smesso? Ecco caro lettore, a me va benissimo che tu mi dica che mi vuoi tanto tanto bene come amica. Io mi accontento caro lettore, giuro che non piangerò chiedendoti se magari un giorno la nostra amicizia potrà trasformarsi in qualcosa di più e non ti chiederò neanche l’ultimo bacio, l’ultima sigaretta e tanto meno l’ultimo trombino in ricordo del tempo che fu.
Dal canto mio, caro lettore, sappi che ti voglio un gran bene, anzi tutto il bene del mondo perchè voler bene non costa davvero niente e per un “io ti voglio bene e tu lo sai” non è mai morto nessuno.
O almeno spero.

Io e il mio blog non siamo più una coppia affiatata come un tempo

Viscontessa, 6 Febbraio 2007

Sono esattamente quattro giorni che vado a letto tardissimo nel tentativo di scrivere qualcosa.

Sono quattro giorni che ci penso, quattro giorni che scrivo, quattro giorni che cancello tutto e quattro giorni che vado a letto tardi con la speranza che il giorno dopo sarà migliore.

Sono quattro giorni insomma che cerco le parole adatte per spiegare che non ho più alcuna voglia di scrivere e quattro giorni in cui penso a quanto questo in fondo mi dispiaccia.

E’ successo all’improvviso, all’improvviso, dopo mesi di tentennamenti, mi sono semplicemente resa conto che avevo chiuso tutti i conti con il passato, che non avevo più alcuna ambizione per il futuro e questo presente, nudo e crudo così come mi si presenta ogni mattina, non ha niente che meriti di essere rielaborato e descritto.

Tanto per cominciare, e anche questo è un sintomo di cui soffrivo già da qualche tempo, non ho più alcun interesse per il genere umano se non nella sua forma più carnale che espressa in parole potrebbe essere tradotta con “cazzo quanto è brutto quello” o cose del genere.

Non ho amici ma non ho neanche nemici mentre coltivo con un crescente e rinnovato interesse, i rapporti superficiali ed occasionali ai quali la vita di tutti i giorni mi costringe.

E in questa nuovo coltivazione dei rapporti superficiali, sono anche e inaspettatamente piuttosto brava tanto che mi trovo ad essere molto più affabile e disponibile di quanto non sia mai stata in vita mia. In fondo quando si mantiene un certo distacco è molto più semplice assolvere meglio il proprio compito.

In secondo luogo poi, e anche di questo dovevo prenderne atto, dopo la morte del mio cane anche il regno animale non mi suscita più quei sentimenti di struggente tenerezza che da sempre mi avevano accompagnato osservando gli animali. Li osservo ancora e ancora mi prendo cura di loro ma con la morte di Otto si è spezzato l’incantesimo del primo amore e tutti gli amori successivi, per quanto appaganti, maturi e saggi, non saranno mai così viscerali come quello che ho provato per il mio cane.

Infine sto alimentando una sempre crescente intolleranza per i fiumi di parole inutili che si sprecano ovunque. Il mondo, arrivata ad oggi, ho deciso che si divide in due categorie che non comunicano tra loro e che tra loro non sono legate da niente se non dal filo dell’ipocrisia che conduce i primi (quelli che possono) a sprecare miliardi di parole nel tentativo di convincerci pubblicamente di appartenere a quelli della seconda categoria ovvero quelli che non possono.

Di questo argomento, per esempio, avrei da scrivere per giornate intere ma si è talmente radicata in me la convinzione che appunto le parole non servano a niente, che non sprecherò neanche una parola in più nel tentativo di contagiarvi con la mia indignazione.

Anzi, ora me ne vado a letto perchè dormire fa bene alla pelle e la pelle è l’organo più superficiale ed esteso dell’essere umano e questo voglio occuparmi d’ora in avanti.

p.s prima di andare a letto devo in tutti i modi dire questa cosa perchè se non la dico non riesco a ritrovare quel briciolo di serenità che mi necessita per dormire bene.

Questo blog non ha più alcun senso, non mi serve più per mettere ordine nella mia vita, non mi serve per fare nuove amicizie, non mi serve per il mio lavoro nè per offrirmi la possibilità di frequentare ambienti nuovi, diversi o stimolanti e non mi serve più neanche per sorridere. Non voglio dire che lo chiuderò perchè nella mia vita non ho mai avuto il coraggio di chiudere niente però…..ecco, tra noi è finita. E’ stato bello finchè è durata, con te sono stata bene e anche adesso non dico che stare insieme a te non sia piacevole però….insomma…..spero che rimarremo amici e come si fa con gli amici mi farò viva quando avrò bisogno di te….magari anche domani o tra un mese o non so….ti va? (si che ti va! sei solo uno stupido blog per cui non hai alcun diritto di replica!)





e se domani io non potessi avere te….

Viscontessa, 6 Gennaio 2007

C’erano gli uccellini che cantavano, fischiettavano nell’aria mentre un aroma di lavanda ci avvolgeva sotto alle luci calde e soffuse.

L’idromassaggio al polpaccio aveva ammorbidito le carni. Il tapis roulant con ER sul monitor era stato faticoso ma dovevo ancora correre. Avevo corso tutto il giorno.

Mi ero alzata tardi ma poi appena sveglia avevo cominciato a correre sul tapis roulant della vita e tra casa, ufficio, famiglia, parcheggio, telefono, idee, mail non mi ero fermata un attimo neanche per mangiare.

Il tapis roulant è uno scherzo. Corri tutto il giorno e semplicemente continui a correre fino a quando succede qualcosa e tutto si ferma, le gambe si fermano e si fermano i muscoli mentre i pensieri continuano a correre. Dove vadano nessuno lo sa ma quelli corrono, passano oltre il tapis roulant e sono già arrivati a domani, hanno fatto la spesa, disfatto l’albero di natale, sistemato quel cazzo di lavandino che perde, non ho pagato la bolletta, devo finire questo accidenti di lavoro, ho controllato l’estratto conto, vado di corsa, corro, corro, corro…..

Corro nello spogliatoio con gli uccellini che mi seguono…. ma il pappagallo qualcuno si sarà ricordato di farlo uscire un po’ dalla sua gabbia? I pensieri corrono, infilo il costume, l’accappatoio, guardo l’orologio, ho dei tempi da rispettare e corro, i pensieri corrono….

Mi infilo dentro all’idromassaggio e controllo l’orologio sul muro, cinque minuti di qua e cinque di là come un pollo allo spiedo con il timer che suona quando la pelle è lessa, abbrustolita, croccante, molle, tonica o quello che vuoi tu.

L’orologio da tenere d’occhio e i pensieri che non si fermano. Gli occhi si posano ora su quel tipo poco più in là, ora su quella coppia che arriva sempre alla stessa ora, si infila nel bagno turco e poi se ne va, magari sono amanti, i pensieri non possono essere fermati.

Adesso sono fuori e ho freddo, dovrei fermarmi ma i pensieri corrono e non riesco a raggiungerli così entro nel bagno turco dove il calore è quasi insopportabile.

Quasi, mi fermo, sono immobile e sono solo i pensieri che continuano a correre costringendo il mio corpo immobile a concentrarsi ora su un piede ora su una gamba ora su una mano.

Devo pur fare qualcosa accidenti, se non tengo impegnata la mente non riuscirò mai a mantenere fede al mio impegno.

Esco che mi gira la testa, i pensieri per un attimo si distraggono e mi conducono su un terreno più morbido e più languido come ogni fibra del mio corpo che pare fatta di burro fuso. Penso agli amanti dentro al bagno turco, si sfiorano nascosti dal vapore tra la consistenza umida e buia di quel luogo. Un utero, forse sono appena uscita dall’utero caldo del bagno turco e adesso mi gira la testa perchè il mondo fuori è freddo e secco come una giornata d’inverno. Guardo ancora l’orologio, i pensieri tentano di riprendere il sopravvento mentre gli uccellini cantano e provo l’irrefrenabile desiderio di una mano umida che sorregga la mia testa. Una mano sconosciuta, forse un piede, una spalla, un ginocchio qualcosa di umano che mi sorregga. Vorrei sentire del sangue, vorrei che ci fosse qualcosa di sanguigno che mi sfiora e mi distrae, vorrei tornare dentro all’utero e allungare una mano in cerca di carne che non mi appartiene.

Mi muovo lentamente, infilo l’accappatoio e ho freddo mentre i pensieri sono svaniti e la mente languida è tornata dentro al bagno turco. Mi siedo, mi sdraio sulle mattonelle bagnate e bollenti, le gocce d’acqua cadono dentro una ciotola con un rumore ritmico.

Mi avvio verso la sala relax, da sotto i cappucci abbassati degli accappatoi percepisco alcuni sguardi. Ci vieni con me dentro al bagno turco? Lo penso mentre mi sdraio su una morbida poltroncina bianca, mi sistemo a testa in giù con le gambe in alto, mi appoggio l’asciugamano sugli occhi, guardo ancora una volta l’orologio, solo cinque minuti, gli uccellini cantano, l’idromassaggio è vuoto, sulle poltroncine siamo rimasti in due, non so chi si nasconda dietro a quell’accappatoio, due signore escono dalla sauna e se ne vanno anche loro, l’acqua gorgoglia dentro alla vasca, gli uccellini cantano mentre l’orologio svanisce lentamente dietro al mio asciugamano abbassato sugli occhi, adesso ho caldo, molto caldo, mi apro l’accappatoio e i pensieri si fermano, rallentano, si perdono, immaginano, si fanno audaci e morbidi come me che mi addormento, mi addormento lentamente e serenamente come dopo una notte d’amore, scivolo lentamente in un torpore fisico e mentale come se mi stessi sciogliendo, liquefando, evaporando……

Quando mi sono svegliata anche lo sconosciuto dormiva sotto al suo accappatoio…… e gli uccellini cantavano ancora……

La fiaba di Natale: Biancaneve e i sette piccoli spammer

Viscontessa, 20 Dicembre 2006

C’era una volta una bellissima fanciulla con un culetto tutto rinsecchito e due pere avvizzite che le ciondolavano dal decoltè della vestaglietta con cui la fanciulla era costretta tutto il giorno ad occuparsi del suo blog. La fanciulla aveva capelli nerissimi tinti di fresco e scriveva con la sua voce soave nonostante una perfida entità virtuale tramasse nell’ombra per distruggerla.
La fanciulla, che era di animo sensibile e di tastiera dislessica, era diversamente tecnologica e da quando il suo pellegrino virtuale se ne era andato, lei era costretta a vivere in compagnia dell’entità virtuale e ad occuparsi suo malgrado di lei.

L’entità virtuale però era perfida come una strega cattiva così quando un giorno chiedendo al suo ShinyStat chi era la più quotata del reame quello le rispose che la fanciulla era più quotata di lei, l’entità virtuale andò su tutte le furie e dopo aver manomesso il suo ShnyStat, si rivolse ad Techonarti e gli disse “devi portare la fanciulla nei luoghi più oscuri della blogsfera, uccidere il suo blog e per dimostrarmi che sei un tipo fedele dovrai portarmi in pegno i suoi accessi ”.
Il Techonarti che era un tipo sempliciotto e tropo buono per ribellarsi all’entità virtuale, inviò a malincuore una mail alla fanciulla e lei lo seguì.

Così i due si avviarono verso luoghi virtuali sconosciuti e la fanciulla che all’inizio pareva timorosa e schiva, cominciò ben presto ad appassionarsi a tutte quelle parole e cazzate virtuali che popolavano quel nuovo mondo fino quando saltellando come un capretto di blog in blog a Techonarti parve che la fanciulla diversamente tecnologica fosse fin troppo vivace e gli si spezzò il cuore all’idea di farla fuori. La fanciulla, infatti, pareva essere tornata a nuova vita, leggeva e scriveva e annusava nuove parole e dopo ogni odorosa esperienza, tirava su col naso e pareva ancora più felice e pimpante di prima. Fu per questo Techonarti la soprannominò Biancaneve e dopo aver massacrato una giovane blogger che si faceva pubblicità mostrando il tatuaggio di una farfallina sulla sua natica, decise che Biancaneve doveva vivere e soprattutto condividere con lui quel tic, quel vezzo, quel suo segreto che la rendeva così felice a allegra dopo ogni odorosa esperienza.
baincaneve” le disse stringendo in mano una manciata dei commenti osceni della blogger che aveva massacrato poco prima “tu devi fuggire e salvarti dall’entità virtuale che ti vuole vedere morta. Se fai fare un tiro anche e me, io torno dall’entità malvagia e gli porto in pegno questi commenti come fossero tuoi”.
A Biancaneve, diversamente tecnologica e molto, molto ingenua come solo i diversamente tecnologici sanno essere, caddero le pere dalla meraviglia e lo spavento ma dopo aver indossato un push(er)-up che le riportò un po’ di serenità e allegria, condivise con Techonarti l’ultima pista di neve con gli impianti ancora aperti prima e poi scappò via nel bosco virtuale terrorizzata ma pur sempre piuttosto su di giri.

Cosa successe dopo Biancaneve non avrebbe saputo dirlo. Qualche giorno dopo, infatti, si risvegliò in mezzo al bosco virtuale da quello che le era parso un lungo sogno e si ritrovò avvinghiata ad un toro, ad un asino e ad un caprone che non appena lei aprì gli occhi, le si fecero ancora più vicino e gli sussurrarono ad un orecchio “ehi baby, ce la siamo spassata eh?, senti piccola, noi conosciamo un posticino poco lontano da qui dove puoi nasconderti per un po’. Un posto fidato, gestito da sette amici molto particolari di cui ti puoi fidare e noi, stai tranquilla, verremo a trovarti spesso, molto più spesso di quanto tu possa pensare……” e dopo averle fatto l’occhiolino l’accompagnarono in una piccola casetta di marzapane in mezzo al bosco e la lasciarono lì.
Biancaneve, che era una fanciulla molto educata, bussò alla porta ma nessuno rispose così aprì la porta del suo nuovo blog e si trovò in una casetta piccola, piccola con sette piccole stanze, sette piccoli letti, sette piccoli vibratori, sette piccoli calendari porno risalenti al 1992 e sette piccole confezioni di preservativi che lei non sapeva neanche cosa fossero.
che confusione!” pensò Biancaneve “devo rimettere subito tutto in ordine” ma non sapendo bene cosa fossero tutti quelle mail, quegli inviti, quei palloncini e quei vibratori sparsi in quella piccola casa, fece ancora più confusione e quando i sette piccoli spammer arrivarono nel suo blog, fu fin tropo facile per loro approfittare della fanciulla che stremata giaceva ora su uno dei sette piccoli letti con una mazzo di preservativi gonfiati tra le mani….

Il tempo passò e Biancaneve che tanto adesso si faceva chiamare Viscontessa, imparò a convivere con i suoi sette piccoli spammer che grazie all’ingenuità di Techonarti adesso approfittavano di lei e del suo handicap tecnologico quasi ogni giorno.

E se adesso pensate di conoscere i loro nomi fin troppo bene, vi sbagliate di grosso perché i sette piccoli spammer si chiamano “cazzo storto”, “fica bella” “piedi sul cazzo”, “mamma nuda” e tutti simpaticissimi nomi di questo tipo.
Se poi alla vigilia di Natale ci fosse qualche blogger di animo nobile che non sa a chi rivolgere la sua beneficenza e volesse occuparsi di liberare Biancaneve da questi spammer, sappiate che lei ve ne sarà per sempre riconoscente perché questo è un blog serio e rispettabile che di certe cose non vuole neanche sentir parlare!

A proposito, ho dimenticato la morale! Come in ogni fiaba che si rispetti anche in questa c’è una morale e la morale è sempre quella fai merenda con Girella.

Muta la mutanda

Viscontessa, 28 Ottobre 2006
Sul fatto che la mutanda “tiri” mi pare che leggendo gli interventi al mio ultimo post, non vi sia dubbio alcuno. La mutanda d’altra parte accoglie, protegge e si prende cura della parte più intima del nostro corpo e il fatto che la moda attuale la lasci intravedere dai pantaloni a vita troppo bassa, non ha certo sminuito il fascino di un indumento che ben occultato sotto al resto dell’abbigliamento, rappresenta l’ultimo ostacolo di una sessualità imminente. Naturalmente, essendo un capo di abbigliamento così intimo, il tipo di mutanda che si indossa rappresenta anche la nostra intimità più interiore e coloro che sottovalutano la mutanda altrui, rischiano di peccare di qualunquismo circa la merce che essa contiene.
 La prima cosa che ti insegnano da piccoli è per esempio che bisogna sempre indossare mutande pulite e decorose perchè se ti succedesse un incidente, sarebbe davvero di cattivo gusto e sintomo di cialtronaggine, arrivare in ospedale con un paio di mutande sciupate. Mia madre me lo diceva sempre, magari mi diceva di mettere un po’ di smalto per le unghie per fermare le smagliature dei collant ma sulle mutande non transigeva e oltre ad avermi insegnato, come a tutte le bambine, che le mutande vanno cambiate tutti i giorni e magari anche più volte al giorno, buttava via senza remore, le mutande che erano inciampate in qualche errore di lavaggio o il cui uso, ne aveva liso il tessuto.
Poi quando cresci e la mutandina bianca a vita alta e con il fiocchetto sul davanti ti pare che possa dissuadere qualsiasi ragazzo dal farti la corte, si passa ad indumenti la cui finta ingenuità della stampa a fiorellini e la vita leggermente più bassa, sono solo un capriccio adolescenziale ben lontano dalle perversioni che la mente femminile di donne più adulte, riesce a partorire sulla fattura di questo indumento.
 Fino a qualche anno fa, per esempio, andavano di moda le mutande sgmabate in grado di allungare lo stacco di coscia fino a far sembrare il busto così corto che c’era da chiedersi se quella sproporzione tra gamba e tronco potesse davvero giovare all’armonia delle proporzioni di un corpo femminile. Tra l’altro, e sono sicura che molte lo ricorderanno, questo genere di mutande non era adatta per quelle donne di fianco largo che anziché guadagnarne in lunghezza di gamba, mettevano in evidenza con questa mutanda quei cuscinetti di cellulite che solo ultimamente sono diventati il peggior nemico delle donne. La depilazione dell’inguine poi necessaria per mantenere il pelo pubico solo all’interno di questo tipo di mutande, richiedeva talvolta un accanimento tale, che non era inconsueto trovare donne che dietro al trionfo di pizzo delle mutande anni novanta, non potevano che nascondere una strisciolina irregolare di pelo così misera da risultare quasi imbarazzante.
Se infine un bel culo è sempre stato un motivo di orgoglio per le donne e di interesse per gli uomini, in quegli anni non vi era ancora il culto per il culo così come è andato maturando da quando anche i pantaloni hanno perduto le pences sul davanti e le tasche sul dietro e le mutande sgmabate, nel favorire appunto un allungamento della gamba, sacrificavano impietose ogni tipo di culo che ne usciva di forma allungata piuttosto che rotondeggiante ma che veniva nascosto dal genere di pantaloni di moda in quel momento.
Poi se siano nati prima i pantaloni che fasciano o la microfibra, francamente non lo ricordo ma ad un certo punto le mutande sono tornate ad offrire alla gamba la sua naturale dimensione e mentre si è cominciato a ridurre le dimensione della parte posteriore delle mutande che non doveva più contenere interamente le natiche ma soltanto parte di esse, si è cominciato a mettere sul mercato mutande che grazie al nuovissimo materiale con cui erano confezionate, erano in grado garantire una perfetta aderenza anche a metà natica. Niente più mutande che si infilavano in mezzo al sedere ma indumenti leggeri e versatili che non perdevano mai il contatto con la pelle, né la loro elasticità anche se un lavaggio dopo, perdevano subito il loro candore per diventare delle mutande perfettamente aderenti ma grigiastre. Così anche la microfibra ha perduto parte del suo fascino a cui si è rimediato lasciando che le mutande perdessero anche parte della consistenza e sono arrivati sul mercato perizoma talmente ridotti che non solo il filo si incastrava tra le natiche, ma la parte che avrebbe dovuto proteggere la parte più intima di una donna, si incastrava in essa creando ora sollazzo ora fastidio tra le donne che indossavano questo indumento.
Attualmente, ritrovato un giusto equilibrio tra funzionalità e dimensioni, si è però abbandonato la microfibra in favore di un tessuto trasparente simile ad una sottilissima rete che oltre a lasciar intravedere il pelo pubico, spesso lascia che questo spunti tra le sue maglie offrendo il raccapricciante spettacolo di donne che a cui pare che tra i teneri fiorellini delle loro mutande, sia appena spuntato un prato di erbacce dure come canaponi.
Personalmente, dopo aver sofferto tra i pizzi di perizomi troppo insolenti, aver beneficiato della comodità delle sloggy a vita alta, aver imprecato contro la microfibra da lavare a mano e infine aver di recente e definitivamente cestinato mutande in pizzo dalla sgambatura ascellare, mi sono adagiata su mutande in tinta unita bianche o nere, in puro cotone e con un filo non troppo massacrante sui fianchi. Roba insomma che se mi capita un incidente, non mi fa sfigurare né lascia supporre ai soccorritori che più che al supermercato a fare la spesa, mi stessi recando in una casa d’appuntamenti per casalinghe in fregola di trasgressione.

La strage degli indumenti

Viscontessa, 23 Ottobre 2006

Il bilancio è gravissimo, nel soggiorno ci sono ancora cinque sacchi neri di abiti che devono essere ritirati. Tre cappotti morti e due feriti, una decina di maglioni straziati dalle tarme, due in terapia intensiva e altri quattro ricoverati nel reparto della biancheria da lavare. Due sono i capi deceduti senza mai essere neanche stati indossati e non si contano le lenzuola, le coperte e persino le tendine, che hanno incontrato il loro destino dei sacchi neri del soggiorno.
Le forze dell’ordine e i soccorsi sono intervenuti prontamente sul luogo della strage, e grazie alla loro tempestività, è stato possibile salvare una mantella in cachemire dalle macerie di capi ormai in fin di vita ma nonostante l’infaticabile lavoro dei soccorritori, non è stato purtroppo possibile salvare i capi che erano già stati eliminati dalla furia omicida della sua padrona.

Dalla sommaria ricostruzione dei fatti che è stato possibile fare fino ad adesso, pare che stamattina verso le nove una donna ancora in pigiama e con lo sguardo che poi i pochissimi testimoni della strage avrebbero descritto invasato, si sia avvicinata alla ante dell’armadio come una casalinga qualsiasi ma un attimo dopo, seguendo quello che a prima vista pareva un piano già preparato da tempo, ha scaraventato giù i tutti i capi di abbigliamento e di biancheria che si trovavano disordinatamente riposti nell’armadio e ha cominciato a sbatterli per terra dove molti di loro, purtroppo, sono rimasti soffocati dalle coperte e i coltroni venuti giù dai piani alti dell’armadio.

E’ stata una questione di pochi minuti, la donna ha agito rapidamente forse in preda ad un raptus omicida, sicuramente con una precisione e una crudeltà tale che dopo pochi attimi dall’inizio dell’attentato già alcuni calzini, salvi per miracolo forse solo per le loro modestissime dimensioni, si sono trovati sotto ad un cumulo di pantaloni di cui è stato particolarmente difficile e doloroso persino il riconoscimento.
I calzini, tra i pochi testimoni che hanno potuto assistere alla tragedia, sono ancora sotto shock e per questo trattenuti nel cassetto in osservazione.

Ad avvisare della strage è stata la stessa donna che con voce concitata ha chiamato per telefono sua madre: “corri!” le avrebbe detto secondo le prime ricostruzione degli inquirenti “ho fatto una strage! Ho tirato giù dagli armadi persino le mensole e adesso tutto intorno sono piena di cenci che non so dove mettere”.
La donna, accorsa prontamente sul luogo della strage, purtroppo non ha potuto fare altro che constatare l’entità della catastrofe e dopo aver inutilmente chiesto aiuto (all’altra figlia che si è inventata un’influenza che non le permetteva di muoversi da casa) ha cercato di calmare la folle che nel frattempo piangeva disperatamente su un golfino di cachemire grigio finito dalle tarme.

La donna che poi ha rilasciato una breve dichiarazione agli inquirenti, ha detto di aver tentato di calmare la folle chiedendole come mai non avesse messo l’antitarme nell’armadio ma dover aver scoperto che la folle l’antitarme lo aveva acquistato e riposto nell’armadio ma si era dimenticata di togliere la pellicola protettiva che lo avrebbe reso efficace, si è resa conto che non c’era niente da fare e ha chiamato i soccorsi.

Nel corso di una brevissima conferenza stampa tenuta dalle forze dell’ordine e terminata solo pochi minuti fa, si è venuti a sapere che probabilmente la donna voleva solo fare il cambio degli armadi ma che poi, essendosi trovata di fronte i suoi golf migliori mangiati dalle tarme, abbia del tutto perduto il controllo della situazione e abbia tirato giù tutto quello che si trovava dentro agli armadi. I soccorritori, tre gatti e un cane ancora scossi per l’accaduto, hanno scavato tutto il giorno tra sciarpe, maglioni, guanti, gonne, giacche, pantaloni e persino vecchi collant bucati ordinatamente conservati dentro ad un sacchetto di plastica ma le ricerche dei sopravvissuti non sono ancora terminate anche se ormai le speranze di ritrovare ancora qualche capo in vita, si fanno più labili di ora in ora.

Della donna fino ad adesso si sa pochissimo a parte il fatto che pare che fino ad oggi non avesse mai manifestato nessun tipo di avversione per gli indumenti e che secondo le prime dichiarazioni rilasciate da chi l’ha conosciuta, pare conservasse addirittura lenzuola bucate che lei sosteneva poter essere sempre utili come stracci. Il suo gesto, che fino ad adesso gli specialisti tendono a valutare come il raptus di pazzia di una persona che probabilmente nascondeva già da tempo un malsano rapporto con gli indumenti, ha lasciato increduli tutti i suoi familiari che ignari dell’accaduto, sono rientrati in serata a casa e hanno trovato decine di sacchi “di roba da dare via” (come avrebbe detto la stessa donna), sparsi per tutto l’appartamento.

Il marito, avvicinato dalle nostre telecamere e visibilmente shockato dall’accaduto, si è detto ancora confuso ma anche scettico sulla presunta follia della consorte “mi rendo conto della gravità del gesto compiuto da mia moglie ma sapere che tutte le sue calzature, e in particolar modo i suo stivali, sono usciti indenni dalla sua furia omicida, mi induce a ritenere che parlare di follia per giustificare il suo gesto, sia ancora prematuro. Purtroppo non ho ancora avuto modo di vedere mia moglie ma mi ritengo certo di una spiegazione dell’accaduto da parte sua”.

La donna tanto, in evidente stato confusionale, è stata sedata con una forte dose di pizza prosciutto e funghi e birra in lattina e i sanitari che l’hanno in cura, hanno detto che adesso sta bene e riposa tranquillamente anche se probabilmente tutti gli indumenti che ha eliminato, torneranno a tormentarla nel sonno.
La madre invece, ancora in lacrime per l’accaduto, dopo la breve dichiarazione rilasciata agli inquirenti ha abbandonato l’appartamento della figlia con grossi sacchi di indumenti usati e si è rintanata nel suo appartamento dal quale si rifiuta di rilasciare ulteriori dichiarazioni.

Fanculo Kazuo Ishiguro!!

Viscontessa, 11 Settembre 2006

Ieri mi sono svegliata presto incazzata di brutto con Kazuo Ishiguro.

Era presto perchè già il giorno prima mi ero svegliata di buon ora con un cuneo infilato nella tempia ma siccome aspettavo questo sabato da tutta la settimana, me ne ero rimasta a crogiolarmi tra le lenzuola in compagnia del mio cuneo.
E’ per via del fatto che la settimana appena trascorsa, la prima lavorativa dopo le ferie, avevo fatto una fatica tremenda per alzarmi la mattina.
Gli ultimi due giorni, per dire, ero andata a letto presto anche se non avevo sonno, nella speranza di un risveglio meno traumatico.
Ma poi non c’era stato niente da fare la sveglia era stata ugualmente un incubo come non ricordavo di averne più avuti dall’età dell’infanzia quando sognavo i giocatori hockey su ghiaccio che al posto del disco usavano teste mozzate ed io anche quelle mattine lì avevo finito per scivolare giù dal letto come un invertebrato su una piramide di ghiaccio.
Venerdì poi era avvenuto il crollo.
Verso le sette di sera mi era venuto un sonno di quelli così debilitanti, che mi son chiesta se quello fosse il primo sintomo di una narcolessia latente. Mi alzavo dal divano per andare a bere e poi appena tornavo a sdraiarmi, mi addormentavo nuovamente come se avessi avuto la febbre altissima. E alla fine, dopo aver dormito ininterrottamente sul divano tra le sette di sera e mezzanotte, come una novella Cenerentola ho trasformato il mio sonno da divano in un sonno da letto e perdendo non una, ma ben sì entrambe le mie ciabattine di cristallo, ho raggiunto finalmente il materasso.
Per questo quando sabato mattina mi sono svegliata presto con il cuneo infilato in fronte, ho pensato che il cuneo me lo avesse mandato Morfeo per rammentarmi che non era umano dormire oltre le dodici ore consecutive ma siccome aspettavo quel sabato per dormire fino a tardi, ho lasciato che il cuneo mi si infilasse fino all’orecchio successivo e quando mi sono alzata barcollavo nuovamente per il dolore. Quando poi succede che il cuneo prende il sopravvento su ogni organo del mio misero corpo, non esiste più un antidolorifico in grado di scacciarlo e l’unico modo per tenerlo in testa senza che la sua trivella scenda sempre più in profondità, è quello di provocarsi un coma indotto e passare la giornata a letto in compagnia del cuneo e di dosi da cavallo di antidolorifici.
Non che il mal di testa passi, ma il sovradosaggio è in grado di provocare altri sintomi il più frequente dei quali è quello del totale rincoglionimento.
Anche se sulle istruzioni non lo chiamano così.
Domenica mattina quindi quando mi sono svegliata presto con il cuneo in testa, ho provato ad alzarmi subito anche se sapevo già che dopo l’episodio del giorno precedente, difficilmente la levataccia avrebbe potuto dissuadere il cuneo dal tenermi compagnia tutta la giornata. E mi sono svegliata con il cuneo in testa e un’incazzatura a bestia con Kazuo Ishiguro.

Non che il suo ultimo libro non mi piaccia (“Non lasciarmi”) ma la recensione del Washington Post riportata sulla copertina, mi ha davvero fatto infuriare.
La premessa è che ho trascorso l’estate in compagnia di romanzi le cui sagre familiari lasciavano di volta in volta una diversa amarezza in bocca. Tutta roba che se tra i personaggi c’era un bacio, come minimo uno dei due aveva la rogna e questo libro di Ishiguro, lo avevo scelto proprio perchè nella recensione, si parlava di un bellissimo romanzo sui sentimenti dell’amicizia e l’amore.
Un bellissimo libro incellophanato di cui non puoi leggere nient’altro che la recensione sulla copertina.
Poi appena levi il cellophane e leggi le prime righe del libro, ti rendi conto che i buoni sentimenti dell’amicizia e l’amore, nascondono una verità terribile di cui io non sono ancora venuta a capo.
E allora cazzo, mi son detta domenica mattina, vuoi fare un bel romanzo sui sentimenti dell’amore e dell’amicizia o volevi scrivere un thriller nel quale del bel rapporto di amore e di amicizia ai tuoi lettori importa un accidenti perchè vogliono scoprire chi è l’assassino? Almeno dillo Ishiguro! Dillo subito o dimmi subito chi è l’assassino così magari non mi perdo la bellezza delle tue descrizioni sul sentimento dell’amicizia, in cerca dell’origine di questa accidenti di amicizia!
Anche perchè Ishiguro, io adesso non ho più il tempo che avevo in vacanza per leggere e se avevo scelto te, era proprio perchè mi avevi promesso che se una sera avessi avuto un cuneo che già mi faceva l’occhiolino dal fondo del letto, potevo anche chiudere il tuo libro ed evitare di accumulare tutto il sonno che mi ha devastato tutta la settimana.
E le cui conseguenze si sono poi scatenate con il cuneo del week-end!

Fanculo Kazuo, nonostante l’ora anche adesso sono costretta a tornare da te.

L’amante ideale: consigli per quarantenni. Terza parte

Viscontessa, 29 Maggio 2006
"Un manager? Cos’è un manager? Un capo? Un’amministratore, un imprenditore, un direttore generale, un uomo il cui compito è quello di organizzare, di dirigere, di coordinare il lavoro altrui?Quelli cara mia sono da evitare come la peste! I manager, come dici, non cercano un’amante ma una segretaria della loro vita privata! Ogni manager per resistere allo stress ha qualche piccola mania, i più normali giocano a golf o corrono le maratone ma poi ci sono quelli che collezionano francobolli, allevano orsetti russi, coltivano orchidee, seguono corsi di cucina africana, studiano filosofia orientale o indossano solo cravatte di Marinella, pensa una volta ne ho conosciuto uno che si dedicava al ricamo!. E ognuna di queste attività che dovrebbe rilassarli, la affrontano come una competizione e con una grinta tale che anche quello che si dedicava al ricamo, decise di aprire un negozio di centrini all’uncinetto che naturalmente ebbe subito un successo strepitoso.No cara mia, i manager sono alla continua ricerca del pelo nell’uovo e se di peli è pieno il mondo (e si estirpa un sopracciglio) di uova pelose non se ne è mai viste e tu finiresti per essere il loro uovo  o una delle loro palline da golf.”"

"“In che senso il loro….”uovo”?”"
"“Pensaci, un uomo di successo e felicemente sposato che nella sua ansia di conquista decide di farsi l’amante, cerca solo l’ennesimo passatempo da “dominare” e allora tu diventi l’ennesima pallina da golf, oppure…. oppure cerca di redimersi dalla sua vita, vuole trovare il suo vero “io”, vuole ricominciare, diventare umano, vuole quietar quello spirito guerrier ch’entro lui lo rugge e tu diventi  il suo uovo di colombo, l’uovo su cui finalmente scovare un pelo. Ma siccome le uova non hanno peli (beate loro!) e loro non vogliono cambiare ma solo dominare nuove terre, ecco che ti ritrovi a fare l’uovo…”"

"“questa cosa mi sembra piuttosto complicata ma ti credo sulla parola….un artista? Che ne dici di un artista?”"
"“gli artisti per essere tali devono essere soli e tormentati, l’arte nasce dal dolore e non dalla felicità, non potresti mai rendere felice un artista perchè non sarebbe più tale e non potresti mai essere felice neanche tu se avessi accanto un infelice….guarda, gli artisti felici sono solo degli abili commercianti”"

"“commerciante! Fantastico! Che ne dici di un commerciante? Anche perchè ti avviso, stiamo esaurendo le categorie professionali…” "
"“Dio che squallore! I commercianti sono persone superficiali, vendono qualsiasi cosa, dagli dei gioielli e vendono gioielli oppure dagli del concime e venderanno il concime con lo stesso ardore con cui vendono diamanti! I commercianti non danno alcun valore alla merce che hanno tra le mani o forse ne danno troppo, ogni cosa per loro ha un corrispettivo in denaro e io non voglio che valuti le mie gambe un tanto al chilo come farebbe con un prosciutto!”"

"“ci sono! Un intellettuale! Uno scrittore, un giornalista, uno studioso, uno scienziato, un critico, un pensatore…insomma, una cosa così”"
"“e che me ne faccio di uno che pensa tutto il giorno? Allora tanto vale che mi apra un blog!…no guarda, prima che passiamo ai pompieri, all’esercito, alla politica e al clero, ti dirò qual’è l’amante ideale. Il disoccupato, ma non il disoccupato precario, il disoccupato fisso quello che non ha voglia di fare di niente, che non ha mai lavorato un solo giorno e che per questo non si rammarica affatto.
Pensaci,  non ci sono altre soluzioni, gli impiegati e i funzionari si trovano lì in mezzo tra l’orgoglio operaio e  quello padronale. Borghesi piccoli piccoli con modeste ambizioni o modeste frustrazioni, incapaci di rischiare e sempre alla ricerca di un orgoglio che li identifichi…. ma lo sai che il più alto numero di gay che scoprono la loro omosessualità in età avanzata e con una famiglia alle spalle sono proprio gli impiegati? E’ così che molti degli impiegati frustrati trovano il loro orgoglio, l’orgoglio gay….e tu mi capisci, non posso certo rischiare di trovarmi un amante che la notte si trasforma in una drug queen! E anche gli artigiani…guarda…per un po’ avevo pensato che gli artigiano fossero la soluzione ideale, gli artigiani, tutto sommato, sono operai che invece di passare tutto il santo giorno a lamentarsi dei padroni per poi prendere il loro misero stipendio fisso, rischiano in proprio e si mettono in gioco. E poi gli artigiani…beh le mani le sanno sicuramente usare bene…. ma non è questo, non si può scegliere un amante con lo stesso criterio con cui si è scelto un marito. Quando ci si sposa lo si fa per amore e a certe cose si fa attenzione, ma poi, cara mia, gli anni passano e l’amante, accidenti, quello te lo devi scegliere con la testa mica con il cuore o con il basso ventre!”"

"“va bene, e allora cos’hanno gli artigiani che non va?”"
"“niente, se non fosse che nella loro vita è tutto artigianale…. la cura che hanno di se, il modo di affrontare la vita…ti si rompe la calza mentre sei con un artigiano e quello pretende di aggiustartela con la colla! Non fa per me, io le calze quando si rompono le voglio buttare via!
Il disoccupato, dammi retta, il disoccupato è l’uomo più sereno del mondo, non ha pensieri, non ha sensi di colpa, non ha manie, non ha mai fretta, non ha hobbies né ambizioni, frustrazioni, ansie, dolori, impegni, orari e neanche soldi.
L’amante ideale non è un occupato precario ma un disoccupato fisso, ricordalo.
L’icona della contraddizione in questa nostra epoca di false certezze, di missioni di pace, di diversamente abili……” 
"
 

L’amante ideale: consigli per quarantenni. Seconda parte.

Viscontessa, 28 Maggio 2006

….si toglie con le pinzette gli ultimi peli sotto alle ascelle. E’ solo una tenera peluria contro la quale si accanisce senza un motivo apparente. Mi trovo ad osservarla mentre con precisione chirurgica si osserva l’ascella contro luce e poi con le pinzette angolate, trova quel piccolo pelo biondo e tenero e agguantandolo con vigore eccessivo, lo tira via e sorride.
Perchè? Non lo dico ma lei vede la mia domanda come vede quei piccoli peli controluce “noi donne siamo autolesioniste, il dolore ci aiuta a crescere, si diventa donne con dolore e madri con dolore, il dolore ci fortifica e infine ci gratifica”.

Tutta questa saggezza, mentre tolgo dal fuoco una pentola senza usare le presine, mi atterrisce; sono contenta che abbia scelto di farsi l’amante invece del blog.

“come lo vuoi?” questa volta, mentre mi soffio sulle dita ustionate, pronuncio la frase.
“lo voglio poco impegnativo, voglio che si accorga che mi sono levata fino all’ultimo pelo sotto alle ascelle ma che non dica niente se le ascelle le tengo pelose. Lo voglio come gli stagionali, frizzante d’estate e fermo d’inverno. Naturalmente la MIA estate e il MIO inverno”
“va bene dai, partiamo dal fisico, come dev’essere fisicamente e che età deve avere?”
“Fisicamente non ho grosse esigenze, lo voglio curato e pulito, più si avanza con gli anni e più è facile puzzare…il puzzo di vecchio e naftalina e l’alito pesante sono sempre in agguato, ti aspettano dietro alla porta di un compleanno e non sai mai quale sia.
E poi non lo voglio troppo giovane, non voglio che mi dica che la vita è bella o che lui quando avrà dei figli non gli permetterà mai di guardare la televisione e di mangiare le patatine. E non voglio neanche che mi chieda perchè faccio fare la comunione a mio figlio se non sono credente né che mi dica che sono una persona speciale. Lo voglio della mia età, della mia generazione”

“E fino a qui si può fare, il mondo è pieno di mariti annoiati che non vedono l’ora di “sentirsi vivi” grazie ad un’altra donna”
“Ma scherzi! Io non voglio un marito annoiato e neanche un single!”
“E allora come lo vuoi? Che stato civile deve avere l’amante ideale? Divorziato?”
"Noooo! Per carità! Dunque, se uno a quarant’anni è single e piacente, probabilmente non ha trovato nessuna donna che volesse sopportarlo. Gli uomini non sono fatti per stare da soli per cui se sono soli o nessuna li ha voluti…… oppure non sono ancora uomini e io un altro bambino non lo voglio.
Se poi sono separati o divorziati, è perchè la moglie li ha lasciati. Gli uomini non lasciano mai la propria moglie se non hanno un’altra donna disposta a prendersi cura di loro. E se la moglie li ha lasciati (nonostante i figli) significa che lui è davvero un menagramo.
Sposati e annoiati o infelici, sono in cerca di un’ancora di salvezza. Non cercano una tenera amicizia ma cercano il sesso (che entro breve scopriranno potersi procurare senza troppi impicci a pagamento) oppure cercano l’altra, colei che li salverà dal matrimonio infelice.
No guarda, meglio felicemente sposato!”

“E perchè un uomo felicemente sposato dovrebbe farsi l’amante?”
“Perchè gli uomini sono poligami per natura. Pensaci, il loro compito in natura è quello di inseminare tante più femmine gli è possibile. E’ per la salvaguardia della specie, un maschio e dieci femmine ripopolano il mondo, una femmina e dieci maschi…beh…. insomma, in linea di massima le femmine si gratificano con la prole e i maschi con le femmine”
“e allora perchè tu vuoi l’amante? Non sei gratificata dai tuoi figli?”
“si certo, infatti io non voglio l’amante per gratificarmi, voglio l’amante per distrarmi da tanta gratificazione”

La cosa effettivamente si fa complicata, mentre lei adesso si dedica ai peli dell’inguine, mi chiedo se sia il caso di andare avanti. Il suo inguine sta benissimo ma quella maniacale ricerca della perfezione ostentata senza pudore, mi incuriosisce.

Vorrei chiederle se pensa di darsi l’antirughe anche intorno all’ano mentre io affetto le cipolle, ma poi mi oriento verso un altro tipo di perfezionismo.
“E socialmente? Cosa deve fare questo amante ideale nella vita? Magari il libero professionista come tuo marito…”
“Non ci siamo” penso che parli dei suoi peli “ i liberi professionisti hanno il vantaggio di essere già abbastanza stanchi mentalmente per cercare nell’amante un po’ di tranquillità. E questo sarebbe un vantaggio se non fosse che i liberi professionisti in realtà non sono mai abbastanza stanchi da non soffrire di sensi di colpa per il loro lavoro. Ogni scrupoloso professionista, sa benissimo che avrebbe potuto fare di più o meglio o diverso e una parte della sua testa è sempre su quella scrivania dell’ufficio che ha appena lasciato. Adesso immaginati una serata con lui, tu sei piena di sensi di colpa verso i tuoi figli e la tua famiglia, lui è pieno di sensi di colpa verso il lavoro… come pensi che proseguirebbe la serata? Te lo dico io, lui ti parlerà di lavoro e tu dei tuoi figli come se il parlare di questi argomenti potesse lenire i vostri sensi di colpa.
No, niente professionisti!”

“Allora un creativo! Che ne dici di un creativo?”
“Ma scherzi! Quelli vivono su un altro pianeta, sono tutta apparenza e niente sostanza, loro creano ma poi sono altri coloro che realizzano e qui, in caso di amante, c’è bisogno di realizzare.
L’amante deve essere un investimento sicuro, un BOT, un CCT, al limite un pacchetto di azioni di una società solida e sicura, nessun investimento azzardato e niente obbligazioni. Ti pare che ce ne siano pochi di obblighi nella mia vita?”

Appoggia le pinzette, si spalma un po’ di crema, si avvicina ai fornelli e mette su l’acqua per il thè.
Vorrei chiederle cosa ne pensa di un manager e di un operaio, ma per oggi basta, tra poco i bambini escono di suola e si torna a fare le madri….
(continua)

L’amante ideale: consigli per quarantenni. Prima parte

Viscontessa, 26 Maggio 2006

E’ venuta a trovarmi un’ amica e mi ha detto che vuole farsi l’amante.
E’ normale, quando arrivi alla mia età o ti fai il blog o ti fai l’amante, che altro resta?
Comunque fatto sta che lei il blog proprio non voleva farselo, ho cerato di convincerla ma quando ad un certo punto mi ha chiesto com’era a letto il blog, lì ho capito che era meglio che si facesse l’amante. Non è che non le abbia risposto, le ho detto che il blog a letto a volte ti costringe a ragionare, ma lei, giustamente, mi ha risposto che sono quarant’anni che ragiona e adesso si vuole divertire. Come dargli torto?
Così, per quanto lei fosse riluttante all’idea, ci siamo messe a ragionare sul suo futuro amante, “certe scelte”, le ho spiegato, “vanno comunque ragionate e ponderate”, poi, per convincerla, le ho spiegato che una volta scelto l’amante ideale, non dovrà più occuparsi di alcun ragionamento.
Lei ha sbuffato, si è fatta vaga, ha nicchiato poi, dopo aver fissato il vuoto per un po’, si è fatta seria e mi ha detto “ma ti rendi conto che i quarant’anni sono l’età più ragionata del nostro percorso di donne? Il lavoro, la casa, i figli ancora piccoli, la vita sociale, i genitori che cominciano ad invecchiare e anche loro hanno bisogno di noi, il marito, la spesa, i criceti per i bambini, l’estetista, la palestra e persino la cameriera e la tata. E non dirmi beata te che hai la cameriera e la tata perchè organizzare tutta questa gente e incastrare il lavoro con il pediatra, la suocera con gli amici, la cameriera con i criceti e la palestra con il marito, richiede tanto di quel ragionamento che anche solo sfogliare un giornale a volte diventa complicato.
L’altra sera per esempio eravamo a cena fuori, il cellulare acceso perchè il bambino aveva un po’ di febbre e voleva che rimanessi con lui, la tata che a mezzanotte doveva andare via e io che la mattina dopo mi dovevo alzare prestissimo perchè avevo una riunione in ufficio e ancora dovevo finire il lavoro. Ad un certo punto mentre stavo contando le calorie del dolce che avevo sul piatto (il dottore mi ha detto che alla mia età bisogna cominciare a controllare la propria alimentazione) mi sono addormentata sul tavolo e quando mio marito mi ha tirato una gomitata per svegliarmi, ho sentito che i commensali parlavano del Festival di Cannes “io adoro il cinema!” ho allora esclamato raggiante “bene!” mi ha risposto uno dei commensali ”e che film ha visto ultimamente?” non ci ho pensato neanche un attimo “Vacanze di Natale a Miami, i bambini si sono divertiti tantissimo!”. Ecco, capisci cosa succede se distrai? Se per un momento non ragioni?….”

Non ho potuto darle torto, mentre io preparavo la cena e lei si faceva la ceretta, abbiamo cominciato a pensare al suo amante ideale….

(continua)

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