I peli nel naso

Viscontessa, 12 Settembre 2007

Non ho più voglia di scrivere.
A dire il vero non ho neanche più voglia di fare molte altre cose.
Praticamente tutte le cose che ho fatto fino a ieri.
Non ho più voglia.
Mi capita periodicamente di non avere più voglia e mi capita, con l’occasione, di sprofondare in quella noia che Moravia descriveva come assenza di voglia.
Ogni tanto cito la Noia di Moravia perché, che piaccia o meno, la Noia è stato il libro che mi ha introdotto nel mondo della letteratura e anche solo per questo gli sarò sempre riconoscente.
Sempre. Sempre poi è una parola davvero grossa perché non ho più voglia neanche di leggere o di levarmi i peli dal naso per quanto entrambe le cose siano un’abitudine difficile da dimenticare.
Solo che per leggere o levarsi i peli dal naso non devi fare niente, puoi levarti peli dal naso o leggere senza metterci niente di tuo e volendo, con un po’ di attenzione, puoi anche dormire mentre lo fai.
Invece per scrivere devi metterci del tuo.
Che poi puoi metterci anche quello degli altri ma comunque sia non puoi dormire mentre lo fai.
Non ho più voglia e questo è un problema, un grosso problema perché finchè non hai più voglia di toglierti i peli dal naso non rimpiangi con un po’ di malinconia il momento in cui provavi gusto, soddisfazione o anche solo un brivido di piacere guardarti allo specchio per estirpare i peli dal naso, ma se non hai più voglia di scrivere torni sempre di fronte alla tastiera e ti aspetti di provare ancora quell’orgasmo che provavi tempo addietro.
Adesso, ecco, mi trovo a fingere l’orgasmo di fronte a queste parole ma l’amarezza che ne deriva è molto maggiore rispetto a quella che si prova di fronte ad vero finto orgasmo.
Ne ho tratto la conclusione che sono geneticamente portata ad annoiarmi e questa considerazione, questa nuova consapevolezza, mi costringe a prendere atto che niente di ciò che potrò mai dire o fare in quel che resta della mia vita, mi consentirà di essere serena.
Perché poi io ero serena, ma scoprire all’improvviso che persino la serenità ha una durata limitata e del tutto dipendente solo da me, è come accorgersi che ciò che sto rincorrendo da una vita è soltanto la mia coda.
Avevo già a suo tempo deciso che la felicità è un piacere effimero.
Tanto per rimanere in tema avevo associato la durata media della felicità a quella di un orgasmo ma riversavo ancora non poche speranze sulla serenità e adesso mi sono completamente persa di fronte a questa nuova consapevolezza.
Così non ho più voglia di scrivere ma continuerò a farlo perché sono sicura che se smettessi non troverei poi motivo alcuno per non smettere di fare anche tutto il resto.
Dopo la scrittura sarebbe la volta della palestra e poi via via tutto il resto fino a rimanere completamente nuda e piena di peli nel naso.
Mi chiedevo insomma se con un naso pieno di peli si rischia di soffocare.

Lo spacciatore di carta da culo

Viscontessa, 31 Agosto 2007

“buonasera, scommetto che non si ricorda di me”.
Entra nel mio ufficio come entrasse nel bagno di casa sua.
“effettivamente” e riporto lo sguardo sul monitor del computer che mi invia messaggi sinistri e inquietanti.
“ha visto che ho indovinato?”
“effettivamente” e impreco a voce bassa ma non troppo in direzione del monitor.
“sono Mario Rossi (o Antonio Bianchi) sono venuto qui tempo fa con Marini”
“ah”
“ma ha capito chi è Marini?”
“no, effettivamente in questo momento sono piuttosto impegnata, tra l’altro è un caso che mi abbia trovata, di solito a quest’ora sono già andata via ma oggi ho un lavoro URGENTE da finire”
“Marini, si ricorda? Mi ha presentato lui perché adesso sono io il nuovo rappresentante….”
“…della carta da culo, ora ricordo”
“ahaha….carta da culo, ma com’è simpatica lei!”
“si, come un fistola nel culo…..ahahaha….è che avrei un po’ da fare”
“passavo di qui e mi sono detto: perché non andare a salutare?”
“se me lo avesse chiesto le avrei risposto io: perché ho da fare!”
“perchè mi sono detto che se non mi facevo mai vedere lei poi si dimenticava di me, infatti si era dimenticata….tutto bene? Serve niente?”
“si già che è qui mi serve proprio la carta da culo”
“Ma che fortuna allora che sia passato!”
“avrei telefonato in ditta”
“vabbè ma ormai che sono qui….che carta vuole? Quanta ne vuole?”
“la solito, il solito”
“Beh certo, non si preoccupi perché controllo io sugli ordini passati”
“si ecco, controlli lei. Beh è stato un piacere rivederla ora se non le dispiace….”
“senta…senti…..ma il sapone non ti serve?”
“no grazie no”
“ma ci diamo del lei o del tu?”
“diamoci del tu, ciao e grazie”
“si sono d’accordo meglio del tu anche perché io e te dobbiamo avere la stessa età”
Alzo finalmente lo sguardo dal monitor, lo guardo stupita, ha tutti i capelli bianchi, denti gialli con un paio di ponti d’oro, profonde borse sotto agli occhi, è segaligno vestito in giacca e cravatta nelle tonalità lavatrice sbagliata.
“non credo proprio”
“Io sono del ‘56”
“Ecco appunto, io sono del ‘64”
“Vedi? Te lo dicevo io che avevamo più o meno lo stessa età! Mia moglie è del ‘64, ormai vorrei rottamarla ma non se la ripiglia più nessuno” e ride, ride di gusto.
Ho cambiato fornitore.

chiù pilu pi tutti

Viscontessa, 4 Giugno 2007

Salve sono un pelo superfluo, per motivi di sicurezza non posso rivelare né la mia identità né la mia posizione ma sappiate che la mia vita è in pericolo.
Molti miei compagni, prima di me, sono caduti sotto alle armi dell’imperialismo estetico che grazie a connivenze con tutti i più moderni mezzi di informazione, è riuscito fino ad oggi a tenere nascosta questa strage di innocenti, ma i pochi di noi che ancora resistono hanno deciso che è giunto il momento di dire basta e per questo adesso io sono qui.
Per secoli la nostra presenza ha aiutato donne e uomini di tutto il mondo a proteggere il loro corpo e noi siamo sempre stati al nostro posto svolgendo con dedizione e scrupolosità il nostro compito fino a quando qualcuno ha deciso che non servivamo più e da allora è cominciato il nostro calvario.
All’inizio, sotto alle rudimentali armi di rasoi e cerette scaldate sul fornello di cucina, sono caduti trucidati e bruciati i nostri compagni delle gambe sotto al ginocchio, poi con il passare del tempo è giunta l’ora dei nostri amici delle cosce, dell’inguine, delle ascelle, delle sopracciglia, dei baffi e persino delle braccia e adesso da comunicati sul fronte dei combattenti, pare che sia cominciata una campagna senza precedenti anche per i nostri colleghi maschi a cui è stata disconosciuta persino la loro istituzionale virilità.
Armi da taglio, da fuoco e persino raggi laser sono stati usati contro la nostra popolazione e a niente è valsa la nostra volontà di sopravvivenza perché ormai hanno cominciato ad ammazzare persino i nostri figli, i neonati e perfino i bulbi piliferi incinta andando a scavare sotto alla pella alla ricerca dei famosi peli incarniti. Una strage, un’ecatombe, mentre il mondo sbigottito si domanda perché sia stata sconfitta la tubercolosi e non la calvizie, orde di soldatesse in camice bianco e pinzette vengono a cercarci anche nei luoghi più remoti del corpo umano mentre tra le urla strazianti delle pazienti, colate di cera densa soffocano milioni di peli che fino a ieri non erano affatto superflui.
Basta. Basta con questa strage d’innocenti, basta con questo accanimento nei nostri confronti, basta con questo silenzio mortale che avvolge la fine di tanti di noi.
Se sono qui oggi è grazie alla proprietaria di questo blog che mostrando una sensibilità nei nostri confronti davvero fuori dalla norma, ha deciso di dare voce al nostro dolore e di aiutarci a sopravvivere a questo sterminio.
A dire il vero per ottenere questo piccolo spazio sono dovuto apparirgli in sogno qualche tempo fa.
Ero già stato informato da altri compagni sparsi tra le montagne del suo corpo, che la signora era tutto sommato abbastanza tollerante con la nostra presenza ma poi un giorno si è recata presso un centro estetico e lì ho temuto che tutto fosse perduto.
Effettivamente molto è andato perduto nel senso che molti miei compagni che vivevano da anni sul suo corpo sono caduti sotto i colpi di un’estetista un po’ svampita, ma forse è stato proprio grazie all’estetista svampita che adesso io posso godere di questo spazio.
La maldestra aguzzina di peli, infatti, ha un po’ esagerato e quando si è accorta di aver versato il suo malefico fluido su una zona che la signora non aveva alcuna intenzione di depilare, il danno ormai era fatto.
La signora quindi, con una depilazione completa ma approssimativa (gruppi di resistenza erano riusciti a sfuggire alla maldestra estetista) è uscita dal centro estetico con la netta sensazione di essere nuda come un verme. Non che la cosa fosse evidente ma quella sgradevole sensazione di solitudine l’ha perseguitata per giorni fino a quando una notte gli sono apparso in sogno e gli ho detto che senza di noi era davvero nuda ed indifesa come un verme.
Ad oggi insomma, mentre una debole ripresa dell’attività pilifera dei nostri bulbi sta nuovamente rivestendo la signora della nostra calorosa compagnia, io sono venuto qui per farmi portavoce di un dolore che non può più essere taciuto.
Se anche tu non hai peli sulla lingua, unisciti a noi e adotta a distanza un pelo della signora perché un con un pelo puoi fare tanto e si narra che in casi particolari un pelo tiri addirittura di più di un carro di buoi.

Pidocchi 2

Viscontessa, 6 Marzo 2007

Ore 20,10 entro in farmacia.

  • Buonasera…senta avrei bisogno di qualcosa per….mia figlia….peidculosi… io non li ho visti ma io non li vedo mai, so riconoscere le pulci e le zecche ma i pidocchi proprio non li vedo….
  • Ah i pidocchi! Allora, le do una mousse da applicare sulla cute e per tutta la lunghezza dei capelli (e si allontana, poi dal retrobottega urla) quanti sono?
  • I pidocchi? Veramente non li ho contati….cioè
  • Ma no! I bambini da spidocchiare!
  • Ah…uno….una….
  • (torna) allora questa dovrebbe essergli sufficiente ma mi raccomando sarebbe opportuno che lo usaste tutti.
  • Anche il cane e i gatti?
  • No, il cane e i gatti non prendono i pidocchi, siete voi che dovete usare la mousse
  • Veramente guardi che almeno i gatti i pidocchi li prendono, io una volta ho avuto un gatto con i pidocchi.
  • Si va bene ma di solito non li hanno.
  • Ah va bene….ma senta c’è niente che si possa fare per prevenire i pidocchi?
  • Certo, le do uno spray da applicare sui capelli ogni due o tre giorni
  • E per quanto tempo lo devo applicare?
  • Dia retta a me che di figli ne ho tre e questi maledetti pidocchi non si riesce ad eliminarli (si gratta la testa) lei glielo applichi sempre, magari le annusi i capelli e quando sente che l’odore del disinfettante sta per svanire glielo ridà (e si allontana un’altra volta)
  • ma lei pensi che in tutti questi anni non se li era mai presi e adesso nel giro di pochi mesi…
  • (urlando dal retrobottega) quanti ne ha?
  • Di pidocchi? Io veramente non li ho neanche visti non saprei…
  • Ma nono di pidocchi, di anni!
  • Ah…dieci
  • (torna dal retrobottega) ecco con questo è a posto, senta non ha neanche un cattivo odore (e sparge nell’aere l’antipidocchi)
  • beh effettivamente non è malissimo, visto come vanno le cose ultimamente forse dovrei farne una scorta
  • da quanto?
  • Da quanto tempo ha i pidocchi? Non saprei io….
  • ma no! Da quanto vuole la confezione?! Non ha detto che vuole fare una scorta?
  • Ah! ecco, non saprei…..ma lei che dice? È efficace anche sugli indumenti? Immagino che adesso dovrò tornare a casa e lavare tutto, asciugamani, federe….
  • Non serve a niente, si fidi, mia moglie tutte le volte che i nostri figli si prendono i pidocchi, lava ogni cosa e io la prendo per il culo perché non serve a niente, l’importante è che lei applichi questa mousse per tutta la lunghezza dei capelli e poi gli dia lo spray, allora, quanto ne vuole?

(esco dalla farmacia tra due ali di folla che si aprono al mio passaggio come il Mar Rosso, in borsa altri € 35 di trattamenti contro i pidocchi).

p.s avrei volentieri pubblicato la foto di un pidocchio come si deve, ma nessuno dei primi siti che ho consultato e che parlavano di come prevenire e curare la pediculosi, mostrava la foto di un pidocchio. Immagino che sia per non urtare la sensibilità dei genitori a cui si insegna come affrontare il probelma ma gli si risparmiano le foto del parassita sostituite invece da graziosi disegni di pidocchi sorridenti. Mah!

Storia d’amore tra un trombaio e un’indiana

Viscontessa, 24 Febbraio 2007

Chiara è scura di pelle.
Indiana direi.
Un po’ chiattona come molte giovani indiane che girano per le nostre città. Le prime adozioni intenazionali.
Poi sono arrivati bambini russi, etiopi, brasiliani.
I cambogiani sono ancora una razza piuttosto rara più adatta ai divi hollywodiani.

Sono mesi che litigo con quel miscelatore.
Un goccia per volta e ormai non c’è più niente che possa arginare quel fiume d’acqua.
Ogni mattina caproni ad asciugare in terra e poi un catino e sotto un cencio e un altro ancora ma l’acqua straripa e arriva a metà bagno.
Un fiume d’acqua che scorre nella totale indifferenza altrui.
Asciugo e chiamo un primo idraulico.
Una settimana, due, tre, passa un mese la perdita aumenta ma l’idraulico non si vede.
Tanto fiumi di acqua e di silicone scorrono nel bagno, silicono ogni sera un punto diverso del miscelatore e poi del lavandino ma l’acqua trova un altro pertugio per insinuarsi e continua a scorrere sul pavimento.

Chiamo un secondo idraulico.
Una settimana, due e arriva l’idraulico.
Si ferma davanti al miscelatore e lo osserva silenzioso.
Provo a spiegargli cosa sta succedendo al mio miscelatore ma non mi ascolta.
bisturi” gli passo gli attrezzi, smonta il miscelatore e poi dopo un lungo silenzio mi presenta la diagnosi: il miscelatore è rotto (che scoperta!) ha bisogno di un trapianto o forse va addirittura sostituito.

Ma l’idraulico non si porta via il miscelatore perché non può tornare fino alla settimana prossima.
Lo rimonta e mi da appuntamento per il martedì successivo.
Il martedì successivo non si vede e non telefona.
Lo chiamo io e non risponde al telefono. Sparito, di lui non so più niente.

Guardo su intenert e trovo l’indirizzo dei rivenditori di quel tipo di miscelatore. Tanto lo rismonto tutto e questa volta lo silicono persino dentro.
Sembra funzionare, un ora, due, tre alla quarta già ricomincia a gocciolare e il giorno dopo siamo da capo.
L’acqua ha vinto ancora ma ancora per poco.

Chiara è innamorata del suo capo.
Apre in ritardo il negozio ma lo fa con la grazia con cui aprirebbe la porta di casa. Dentro è tutto così familiarmente in disordine che mi aspetto che da un momento all’altro si offra di mettere su il caffè e tirare fuori i pasticcini.
Sorride, sorride molto, io apro la borsa e tiro fuori un grosso sacchetto.
Dentro il mio miscelatore, il mio grosso miscelatore rotto e lei si impressiona un po’.
Le spiego che il miscelatore è rotto, lei vende miscelatori e le sue vetrine son tappezzate di grossi cartelli che garantiscono assistenza in loco e a domicilio per qualsiasi problema di idraulica. Assistenza immediata ma lei sembra sorpresa. “Forse è il blocco dentro che separa l’acqua calda da quella fredda…” azzarda e io confermo, esiste il pezzo di ricambio?
Ma lei preferisce non sbilanciarsi troppo, non è compito suo fornire diagnosi e mi dice che chiama l’idraulico.
Penso dal retrobottega e invece lo fa al telefono perché lui non c’è.
Compone il numero velocemente grata per quell’occasione che le offro di chiamarlo già all’apertura del negozio.
ciao sono Chiara…” ride un po’ “come chi? Maddai…..senti c’è qui una signora….” e le ripete ciò che le avevo raccontato del mio miscelatore senza omettere di far sapere al suo idraulico che la signora si era smontata da sola il miscelatore. Parlottano per un po’ poi lei chiude e mi dice che lui, il suo idraulico, potrebbe venire da me domani.
Domani? Ripeto. “Ma io non voglio il suo idraulico voglio acquistare il pezzo che si è rotto e poi tornare a casa montarmi il miscelatore”.
Beh, ma lui dovrebbe almeno prima vederlo, è un idraulico molto bravo e sempre disponile, e poi non è un idraulico improvvisato come tanti, lui per fare l’idraulico ha studiato!
Sembra quasi offesa. Mi assicura che per le cinque il suo idraulico sarà nuovamente in negozio se posso lasciargli il miscelatore glielo farò vedere così saprò dirmi cosa fare.
Titubante lascio lì l’oggetto, immagino che l’idraulico ne sentenzi la morte o la necessità di un trapianto e torno nella mia casa con il lavandino divelto e aspetto.

Verso le cinque mi chiama Chiara. E’ raggiante.
signora sono Chiara, l’idraulico è passato e ha visto il suo miscelatore ma dice che deve venire a casa sua per vedere esattamente da dove perde!.
da dove perde gliel’ho già detto io e le ho anche detto che cosa aveva di rotto!”
e infatti gliel’ho detto ma lui dice che vuole essere sicuro…comunque lo ha strinto (stretto n.d.r) forte, forte e poi ha cambiato due guarnizioni,,,,”
guarnizioni? Quali guarnizioni? E cosa ha stretto? Non c’era niente da stringere….ma gli ha detto quale era il danno?”
si gliel’ho detto ma lui dice che deve prima vedere dove perde però oggi non può venire e neanche domani….”
Non ha ancora finito la frase che sono già in sella del mio motorino per andare a riprendere il mio miscelatore.
Praticamente la trovo ancora al telefono.
ah è venuta subito.”
come le avevo già detto stamattina ho un bagno solo e non posso restare senza il lavandino del bagno”
guardi lui l’ha stinto forte forte dice che se vuole viene domani a montarglielo così vede dove perde e….”
Mi da in mano il miscelatore, io ormai quel miscelatore lo conosco meglio delle mie tasche….”vede ha stinto forte forte qui….”.
ma qui era già stretto, si dice stretto, forte forte, non era lì il problema e non era neanche quaggiù….ma che gli ha fatto ai tubi dell’acqua?”
ah si ha cambiato le guarnizioni dei tubi, dice che forse il problema era lì…..però magari se lui potesse vederlo meglio….”
va bene ho capito” mi calmo un attimo “quanto costa quel miscelatore nuovo che ha lì in vetrina?
“54 euro più la manodopera, il diritto di chiamata, l’iva….”
Ferma! Ne ha uno disponibile in negozio?”
certo! Glielo metto da parte così domani l’idraulico può venire a….”
no, me lo dia, lo compro, e me lo porto a casa!”.
Ma…se lo monta da sola?”
SIIII!”
ah…va bene…comunque le lascio il nostro biglietto da visita se avesse bisogno e non ci riuscisse….il nostro idraulico è davvero bravo e poi è sempre disponibile, in qualsiasi momento lei lo chiama e….”.

Io sono già a casa e ho già montato il miscelatore nuovo che funziona benissimo e non perde più.


Noblesse oblige

Viscontessa, 28 Gennaio 2007

Va bene.
Sono ancora qui che cerco di stabilizzare le tendine dello studio. Oscillano pericolosamente da ieri sera costringendo il mio stomaco ad oscillare con loro e coinvolgendo la mia testa in un perpetuo moto di lieve ondulazione tipico, per esempio, delle imbarcazioni in mezzo al mare.
Le osservo con determinazione perchè non posso fare altro.
Muovermi da questo divano, se non strettamente indispensabile, è sconsigliabile.
Ma constatare con mano tremante che le capacità di recupero fisico sono inversamente proporzionali all’età, è molto più deprimente di questa immobilità imposta da qualche vodka di troppo.
Tanto mentre sospetto che nella mia testa si giochi una partita di rugby, avrei circa un migliaio di argomenti interessantissimi da affrontare ma la seguente mail, che mio marito mi ha inviato oggi per conoscenza, mi dissuade ovviamente dal farlo.

“Carissimi Granduchi de la Vodka
in considerazione dell’innegabile successo delle serate a casa vostra (a proposito grazie ancora per ieri sera) ho passato una notte insonne al pensiero di cosa escogitare per far sì che la prossima a casa nostra non sia da meno.Perchè ciò avvenga ritengo che non ci sia cosa migliore da fare che prepararsi adeguatamente predisponendo in anticipo i temi sui quali Granduca e la Viscontessa possano adeguatamente confrontarsi.Avverto la gravosità del compito, in quanto deve trattarsi di temi adatti a a sollecitare - anzi, a metter nell’adeguato risalto - la ben nota tolleranza e predisposizione al dialogo costruttivo che caratterizza la mia signora.Visto che temi appassionanti quali:

- gravidanza, ormoni e loro ripercussioni sulla vita di coppia;
- educazione paterna e sue influenze sulla maturazione psico-fisica del fanciullo;
- l’etica;
- la morale;
- la libertà;
- l’esistenza dell’inferno;
- l’esistenza del paradiso;
- l’esistenza di Dio;
- vita e prospettive del punckabbestia e loro incidenza sui corretti rapporti condominiali;
- canne chimiche o naturali: differenze e preferenze,

sono stati adeguatamente sviscerati, io proporrei di venire preparati su temi sui quali possono sentirsi adeguatamente coinvolti anche Il Marchese Chapeau e soprattutto, la Duchessa sua consorte quali ad esempio:

- la cacciata da Lucifero dal Paradiso: mito o verità rivelata?
- la Sacra Sindone: mistificazione o miracolo?
- la resurrezione di Cristo: realtà o leggenda?
- le stimmate di Padre Pio: isteria o beatificazione?
- la verginità di Maria: dogma o credenza popolare?
- l’infallibilità del Papa: "instrumentum regni" o "rectio ecclesiae"?

Aggiungete pure qualsiasi altro argomento vi paia consono a render la serata……come dire…… adeguatamente frizzante.

Un abbraccio.

Contevico”

p.s io naturalmente ho già tutte le risposte pronte alle domande sopra proposte per cui se aveste altri argomenti da proporre fate pure.

Io tanto vado un attimino in bagno.

statisticamente entro mezz’ora mi addormento

Viscontessa, 26 Novembre 2006

Stanotte ho dormito poco e male. Immagino che ciò sia dipeso da un sovraffollamento del mio letto e non escluderei che le ginocchiate che mia figlia mi ha rifilato nello stomaco nel corso della notte, possano aver contribuito a non consentirmi di passare una nottata serena.
Ciò nonostante devo aver comunque dormicchiato come dimostrano le tende di camera tirate giù dal gatto e di cui non mi sono accorta fino a stamattina, ma i benefici ottenibili dall’apprendere di aver di aver comunque dato tregua ai miei pensieri notturni, sono stati subito cancellati dall’immagine di quelle tende ancora accasiate al suolo.
Devo dire che forse dopo essermi alzata alle sette per preparare i panini a mia figlia che andava in gita con gli scout, avrei dovuto cercare nuovamente sollievo tra le lenzuola anche perché la parte della mammina premurosa, per quanto faccia il mio dovere, mal si concilia con una sveglia così prematura e con una nottata così infausta.
Invece, in preda ad un ricordo statistico notturno, ho riannodato i fili di questa nottata movimentata e dopo aver passato l’olio paglierino sul vecchio cassettone del babbo, ho deciso di ricapitolare il tutto su questo blog.

L’antefatto parte dall’ammissione che nonostante questo blog possa apparire, prima di tutto a me stessa, una piccola casa di bambole di porcellana, la sua tenutaria, la maitre à penser del medesimo, insomma la maitresse che lo gestisce, non si fa mancare aspre polemiche, virtuali litigi e solenni incazzature su altri blog di cui alcuni, a dire il vero, ben disposti e disponibili alla bagarre che come ci insegnano tutte le star televisive della domenica pomeriggio, rendono molto in fatto di ascolti.
Siccome però la maitresse con l’olio paglierino non sopporta le ditate sul cassettone del babbo appena lucidato, difficilmente lascia le proprie zampate di gallina sul proprio blog ignorando e lasciando che i suoi lettori ignorino, il gallinaceo comportamento di cui altrove si rende talvolta colpevole.
Se tuttavia alcune di queste polemiche meriterebbero di essere esposte nel mio salotto ma mi costringerebbero ad attirare l’attenzione su alcuni blog che non ne meritano affatto, sono stata in questi ultimi giorni vittima di un episodio la cui esposizione non credo possa minimamente incidere sulla visibilità del blog ove si è svolta.

Quando dico vittima la faccio un po’ lunga, e questo va detto, perché se c’è un tipo di atteggiamento che proprio mi fa perdere le staffe a prescindere dai soggetti che lo adottino e da coloro che lo subiscono, è l’ostinazione con cui alcuni soggetti attribuiscano ad altri la malafede delle loro intenzioni.
Travisare il significato delle parole e le intenzione di chi le ha pronunciate può capitare, anche se accusare qualcuno di malafede senza essersi prima accertati delle sue reali intenzioni è sbagliato. Tempo fa per dire è capitato anche a me leggendo su un blog l’intervento di uomo che parlava delle donne come esseri gentili e mansueti da proteggere e tutelare dalla cattiveria di alcuni maschi, ma dopo aver appreso che l’uomo in questione aveva trascorso quarant’anni della sua vita sulle navi della nostra Marina Militare, mi sono resa conto di aver commesso un errore di valutazione e ho chiesto scusa. Su alcuni argomenti si è più sensibili che altri e succede nell’affrontarli, di lasciarsi prendere la mano dai propri pregiudizi.
Ciò nonostante, ed è questo che invece mi fa veramente arrabbiare, è accorgersi che il tuo interlocutore non interloquisce con te ma semplicemente strumentalizza il tuo operato attribuendogli la malafede, per portare avanti la sua tesi rimanendo assolutamente indifferente alle tue lecite proteste. Ancor più poi mi incazzo quando di fronte ad un simile atteggiamento, perdo tempo ed energie per discolparmi da una colpa che non ho.

Riassumere tutto l’accaduto sarebbe davvero troppo lungo per cui fornisco qui solo un breve riassunto di ciò che ha determinato questa situazione e un link di ciò che è accaduto dopo e che non sono neanche sicura che si arrivato al termine.

Per farla breve in un recente post di Dandyna nel quale lei parlava della sua anoressia, mi sono ad un certo punto della discussione trovata ad affermare che ogni vizio, sia che diventi patologico e auto distruttivo, sia che possa essere considerato una semplice debolezza dell’individuo, porta coloro che ne sono vittime a crearsi delle scusanti che se non lo giustificano, tendono almeno ad alleviare il senso di colpa che accompagna ogni nostra debolezza.
E’ stupido affrontare certi argomenti chiedendosi come mai se una cosa è dannosa o pericolosa non la si eviti. E’ un po’ come dire io sono per la pace nel mondo e non chiedersi come mai esistono le guerre o suggerire al popolo di mangiare le briosches se manca il pane.
Ed è in quest’ottica, nel tentativo di spiegare che buona parte dei mali dell’umanità sarebbero meno diffusi se ci sforzasse un po’ di più di comprendere l’animo umano, che ho raccontato che anche i fumatori, viziosi non patologici ma ormai terrorizzati dalle conseguenze di quello che ultimamente pare essere diventato il peggior nemico dell’umanità, tentano spesso di tranquillizzarsi tra loro.
Così, tra le varie cose, ho raccontato che si dice che i fumatori si ammalino di alzheimer in percentuale molto inferiore dei non fumatori.

Apriti cielo! Quello che è successo dopo lo potere leggere qui tanto io, nel corso di questa notte movimentata, mi sono affidata ad un altro strumento diagnostico molto usato in tutti i campi della medicina che alla faccia di chi a causa delle proprie capacità di logica sa affidarsi solo alle statistiche, dovrebbe garantirmi di andargli in culo a tutti gli allarmismi e gli allarmisti del cazzo.

Secondo la mia anamnesi familiare queste sono o sarebbero state le mie probabili cause di morte:
-entro i primi trent’anni per omicidio passionale
-entro i primi trentacinque per un incidente domestico dovuto all’uso improprio dello scaldino da letto (detto il prete), abuso di coperta elettrica o eccessivo uso tra le lenzuola di focosità altrui
-entro i quaranta per soffocamento con un’oliva ad un party
-entro i quarantacinque per una rovinosa caduta da stivali con il tacco troppo alti
-entro i cinquanta per noia

-entro i cinquantacinque per suicidio indotto dalla noia di cui
-entro i cinquanta
entro i sessanta per soffocamento con cuscino operato da parte del coniuge
-entro i sessantacinque per volontà popolare

-entro i settanta per una rovinosa caduta da un albero di albicocche

-entro i settantacinque per una rara malattia infettiva contratta dagli armadilli di cui neanche il dott. House riuscirà a venire a capo

-entro gli ottanta da un’embolia provocatami da una badante americana (perché pare che tra quarant’anni le cose nel mondo saranno cambiate) stufa di ascoltare le mie lamentele

-entro gli ottantacinque da una notte di sesso sfrenato con un famoso pornostar indocinese
-entro i novanta per i danni epatici conseguenti all’ingestione di funghi velenosi.

Oltre i novanta di vecchia perché prima o poi dobbiamo pur morire di qualcosa.


Un pelo sano aiuta tuo figlio a crescere meglio

Viscontessa, 23 Novembre 2006

Basta.
E lo dico senza peli incarniti sulla lingua.
Non ne posso più di tutta l’attenzione dedicata in questi giorni all’anoressia.
Ieri era il bullismo nelle scuole, oggi l’anoressia, domani toccherà nuovamente alla uso di cocaina. Basta, davvero, si parla sempre dei soliti argomenti, ci si indigna, ci si stupisce, si ascoltano le testimonianze degli esperti, gli intenti dei politici, i racconti delle vittime, la totale estraneità ai fatti dei colpevoli, la unanime condanna del mondo degli adulti per le cause scatenanti di questi fenomeni e il giorno dopo ovviamente non cambia niente.
E quali potrebbero poi essere i cambiamenti efficaci se non quelli da operare direttamente sull’essenza stessa dell’essere umano o più precisamente sull’incoscienza dell’età giovanile?
Qui in occidente si muore di anoressia, in altri paesi del mondo i giovani muoiono facendosi saltare in aria con un giubbotto carico di esplosivo su un autobus di linea. A parte il numero delle vittime di queste diverse forme di autolesionismo, tra i due non c’è alcuna differenza: entrambi si fanno talmente condizionare dagli stimoli che gli vengono volutamente forniti dal mondo degli adulti, da essere disposti a sacrificare la loro vita per qualcosa. Sacrificio inutile, ovviamente, perché il mondo va avanti tranquillamente anche senza di loro e senza che la loro morte serva ad evitare quella di altri coetanei.

La verità è che i bambini vanno protetti, i giovani vanno tutelati, gli anziani vanno rispettati, i diversamente abili vanno integrati, le donne vanno valorizzate, gli extra comunitari vanno aiutati, i mussulmani vanno tollerati, e gli uomini occidentali di mezza età che non avrebbero nessuna sfiga di cui lamentarsi vanno incoraggiati perché essendo rimasti praticamente gli unici responsabili di tutti i disastri del nostro pianeta, finiscono ovviamente per sentirsi un po’ intimiditi. E che solo loro non devono aver diritto a tutte quelle parole che si sprecano continuamente in favore di una o l’altra categoria di persone?

E’ però anche ovvio che a questo punto, totalmente assorbiti dalla necessità di osservare, commentare, compatire, rivendicare, spiegare e indignarsi per i fenomeni che affliggono ogni categoria di esseri umani, si finisca per sottovalutare fenomeni dagli effetti meno devastanti che però riguardano indistintamente tutte queste categorie di persone e che se irrisolti o ignorati, non possono che finire per influire anche sul giusto equilibrio psichico dell’individuo privandolo, se pur in parte minima, della sua capacità di affrontare i problemi più seri.

Perché i problemi, di qualsiasi natura siano, vanno estirpati alla radice e togliere una mela marcia da un albero, se non si analizzano i motivi per cui quella mela è marcita, può essere un tipo di intervento inutile. La mela marcia infatti, non solo è in grado di contagiare le altre mele, ma può essere il sintomo di un male molto più profondo che partendo dai rami che l’hanno generata, può concludesi addirittura tra le radici di quel melo che magari sono infestate dai parassiti.

Io per esempio una volta ho avuto un pelo incarnito e mentre la sua fastidiosa presenza influiva pesantemente sulla mia vita e soprattutto sul mio umore, ho scoperto che sono milioni le persone che soffrono o che hanno sofferto di questo disturbo e che come me inconsapevoli di condividere con tanti altri il loro problema, lo hanno sottovalutato lasciando che anche la loro vita fosse compromessa da un pelo che cresceva per il verso sbagliato.

Bazzecole? Può darsi, ma se Bush o Bin Laden soffrissero di peli incarniti? E se le loro scelte, se il corso che hanno dato alla storia dipendessero anche da una cura inadeguata del problema? E se qual famoso 11 settembre Bin Laden si fosse alzato con un giovane pelo che aveva finalmente ritrovato il giusto percorso della sua crescita invece che con un bastardissimo pelo che si ostinava a crescergli tra le carni, siete sicuri che avrebbe lanciato i suoi kamikaze contro le torri gemelle?

Chi non ci è passato, purtroppo, non sa cosa significa avere una parte di se che cresce al contrario e che invece di schiudersi verso il mondo esterno per annusarne la fresca brezza primaverile, si ripiega su se stesso e si involve tra le stesse carni che lo hanno generato.

E purtroppo anche quando io sono stata vittima di quello che dal mio medico fu appunto diagnosticato, non senza un certo disappunto, come un semplice pelo incarnito, non si era ancora sviluppato alcun interesse per questo fenomeno ma adesso, grazie al mio contributo e a quello di tutti coloro che mi hanno voluto aiutare nel portare avanti questa campagna di sensibilizzazione, le cose stanno cambiando e un fenomeno che riguarda almeno una donna su tre di coloro che si depilano con il rasoio del marito e almeno un uomo su due di quelli che usano inconsapevolmente il rasoio usato preventivamente dalla moglie per depilarsi l’inguine, comincia ad ottenere un maggior interesse anche in campo medico.

I primi sintomi di questo disturbo si manifestano di solito già qualche ora dopo la depilazione e imparare a riconoscerli subito e a non sottovalutarli, significa salvare almeno un pelo su quattro e ridurre quindi drasticamente le conseguenze che derivano da ogni pelo che ha perduto la retta via.

La diagnosi precoce è essenziale, soprattutto le donne già così esposte dai loro ormoni ai repentini cambi umorali non devono assolutamente sottovalutare il primo prurito inguinale che si avverte già nelle ore successive alla depilazione e dopo aver alleviato la pruriginosa sofferenza con una delicata grattata che non inibisca ulteriormente il pelo dalla sua fuoriuscita dalla pelle, è necessario effettuare un controllo accurato dell’inguine e praticare una autopalpazione della zona in grado di rilevare subito la eventuale formazioni di piccole cisti infette intorno al pelo.

L’autopalpazione, tecnica molto semplice da imparare che ogni medico di base è in grado di insegnare alle proprie pazienti, va però eseguita con molta attenzione e questo  non solo per garantire l’efficacia del metodo diagnostico ma perché eviterà che l’autopalpazione in zone così delicate del corpo femminile possa distrarre la paziente dallo scopo per cui si sta autopalpando l’inguine.

Una volta poi individuato il pelo incarnito, non bisogna provare vergogna nell’ammetterlo nè nel chiedere aiuto sia alla propria estetista che alla propria famiglia la cui presenza, in una fase così delicata del doloroso percorso che accompagnerà la vita del pelo incarnito, sarà essenziale per la perfetta guarigione della paziente.

Se poi purtroppo non esiste a tutt’oggi una terapia efficace di prevenzione i grossi progressi effettuati però dalla scienza in questo settore permettono oggi di curare con una certa efficacia i peli incarniti precocemente individuati e di limitare di molto le conseguenze di questo disturbo. 

Sono diversi i percorsi terapeutici a disposizione, se nei casi più gravi non è possibile far altro che intervenire con tecniche invasive che estirperanno definitivamente il pelo ribelle lasciando tracce purulente di un bubbone infetto da curare per i molti giorni successivi, è stata di recente approntata, per esempio,  una terapia molto soft che tende a convincere il pelo ad invertire la sua rotta di crescita facendo sì che sia la paziente che il pelo non subiscano traumi permanenti.

Sono già molte le strutture ad oggi in grado di praticare efficacemente questo tipo di terapia e se anche tu soffri di questo fastidioso disturbo non sottovalutarlo perché ricordati che un pelo incarnito può rovinare la tua vita e quella dei tuoi cari.

Aiutare un povero pelo a crescere sano e robusto nel verso giusto, è un dovere verso te stessa e soprattutto un’ottima occasione per imparare a far crescere nel verso giusto anche i tuoi figli.

Il miracolo di San Giuseppe

Viscontessa, 7 Giugno 2006
Mi sono accorta oggi che non avevo pubblicato il seguito…

Allora ieri ho portato fuori il brufolo. Lui mi ha detto che non amava troppo il sole così abbiamo passeggiato all’ombra costeggiando gli antichi palazzi del centro e siamo arrivati in profumeria. Quando ho varcato la soglia il brufolo ha cominciato a tremare tutto, “non mi piacciono le profumerie!” mi ha detto mentre adocchiava una gelateria poco più in là, ma io ho fatto finta di non sentirlo e sono entrata. In fondo mi serviva solo uno shampoo per i capelli e lui non aveva niente da temere anche se non gliel’ho detto per fargli un dispetto.
Dentro una commessa giovanissima con la pelle di pesca e l’aria di una studentessa di economia domestica, mi ha chiesto se poteva esserci utile. Osservando quella pelle liscia e morbida, le ho risposto che mi serviva qualcosa che mi rendesse la pelle bella come la sua.
Il brufolo a quel punto ha cominciato a sghignazzare, nonostante il timore di un acquisto che avrebbe potuto oscurare la sua impertinenza, l’espressione della commessa con la pelle di pesca, lo ha fatto sussultare tutto mentre la commessa con la pelle di pesca, visibilmente imbarazzata, mi ha detto che andava a cerca una sua collega.
Così ho preso lo shampoo e mi sono diretta alla cassa ma mentre stavo per pagare quel tubetto, una commessa dall’aria esperta mi si è avvicinata e mi ha detto “eccomi, in cosa posso esserle utile?”.
A quel punto il brufolo che si era rilassato e stava schiacciando un pisolino, è diventato tutto rosso e ha cominciato a tremare mentre io, che non sapevo cosa dire, ho ripetuto la battuta del copione che avevo recitato di fronte alla commessa precedente. “Buonasera” le ho detto con l’aria confidenziale e amichevole con cui avrei chiesto al mio brufolo cosa gradiva per colazione “in realtà volevo questo shampoo ma poi ho visto la sua collega con quella pelle di pesca e mi son chiesta se non aveste in vendita qualcosa in grado di rendere la mia pelle così. Si, lo so già, esiste qualcosa che ne può migliorare l’aspetto ma costa quando una villetta al mare… è che ha una pelle così bella la sua collega che volevo farle un complimento ma lei mi ha frainteso ed è corsa via in cerca di una commessa più esperta”. Il brufolo a questo punto osserva la scena rapito e se avesse potuto avrebbe battuto le mani in segno di approvazione.
La commessa ha sorriso, una esperta commessa di profumeria non la freghi certo con certe battutine da operetta e assumendo l’espressione materna e amichevole mi ha risposto “ma no signora! Esistono anche ottimi prodotti a prezzi ragionevoli, d’altra parte neanche con un lifting otterrebbe la pelle di pesca della mia collega, ma le garantisco che adesso esistono dei prodotti in grado di ringiovanire e rivitalizzare la pelle”, poi mi ha presa sottobraccio e mi ha riportata al bancone.
A quel punto, mentre il brufolo strepitava come un matto ad ogni nuovo e fantastico prodotto che appariva sul bancone, è successa una cosa che non mi aspettavo.
La commessa, evidentemente convinta del fatto che stava perdendo tempo ma a sua volta annoiata da una giornata poco movimentata, mi ha chiesto se avevo cinque minuti di tempo e quando le ho risposto di si, mi ha preso per mano e mi ha portata sul retro.
Lì di fronte ad un specchio illuminato è apparso Giuseppe che a mani giunte tra la corona di lampadine mi ha sorriso e mi ha invitato ad accomodarmi.
Il brufolo a quel punto non era affatto tranquillo, me lo sentivo agitato e guardingo forse in cerca di qualche diavoleria in grado di estirparlo definitivamente, ma mentre lui tremolante come un budino si guardava intorno, Giuseppe ha tirato fuori dal cassettino magico una scatoletta nera dalla quale ha estratto qualcosa che un attimo dopo ha sotterrato il mio brufolo sotto ad una specie di pelle nuova e luminosissima. “e’ fondotinata” mi ha rassicurata Giuseppe dopo aver visto la mia inconsulta reazione con cui andavo in cerca del mio amico brufolo, “ah” ho risposto io a quel punto cercando di riacquistare un certo contegno. Poi, nell’ora che è seguita, è stata la volta dell’ombretto, la matita, il mascara, il rossetto, il correttore e non ricordo neanche più cosa. Quando finalmente mi sono guardata allo specchio sembravo un’altra, o almeno sarei sembrata un’altra se il tanto agitarsi del brufolo sommerso, non lo avesse riportato in superficie più arrossato che mai. Così ho sorriso timidamente, ho ringraziato e ho detto “ci penserò” e mentre il mio brufolo mi abbracciava stretta stretta per la contentezza, l’ho riportato a casa di corsa dove l’ho ripulito per poi portarlo a prendere un po’ d’aria in giardino.
Dice che si fermerà ancora qualche giorno, per stasera ha chiesto pane e salame per cena.


Il giorno del diavolo

Viscontessa, 6 Giugno 2006
Fermi tutti! Oggi il 06/06/06 e mi sono svegliata alle 6. Oggi è la giornata del diavolo e siccome il diavolo fa le pentole ma non i coperchi e la pentola del culo l’abbiamo scoperchiata ieri, oggi ci godiamo la paciosità del culo.
Perché il culo è tranquillo, morbido, sorridente e simpatico. Un bel culo parla, ride, sussulta, ondeggia, occhieggia, gioca e si fa ammirare, ma anche un culo così e così, mantiene la sua dignità di fondo schiena e si affaccia impertinente da una mutanda, si mostra fasciato da un pantalone, si muove, si siede, si gira, ballonzola e solo in fondo fugge intimorito tra le cosce per rannicchiarsi tra le pieghe del suo stesso peso.
Certo avere un bel culo che riempia morbidamente un indumento è un gran…culo, ma la sua particolarità, la caratteristica principale di quei due emisferi che il diavolo ci ha posizionati in fondo alla schiena, è proprio la sua rettitudine, la sua capacità a non lasciarsi influenzare dalle miserie di noi esseri umani.
Tutto si crea e tutto si distrugge fuorchè il culo: quello se non ce l’hai non ci puoi fare niente e a niente serve neanche schierarsi a destra o a sinistra, tra i ricchi o i poveri, tra gli intelligenti o gli stupidi. Il culo rappresenta la nostra terra madre, due emisferi che si cercano e si respingono, che si arrotondano in prossimità dell’equatore e si assottigliano nei paesi freddi, la simmetricità che si fa tale in prossimità di un punto oscuro, carne che sfugge per offrirsi al mondo per poi ritrovarsi nel calore del proprio interno.
Culo. A mandolino, a padella, a violino, a vipera, a T. Ogni culo uguale solo a se stesso, impertinente o peloso, morbido o timido, bello o brutto che sia, sempre lì, sempre una natica accanto all’altra fino alla fine dei loro giorni.
E chiappa su chiappa andiamo avanti ogni giorno….

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