Comunicazione ai tempi di facebook

Viscontessa, 6 marzo 2010

La Banca ha taggato il bancomat di Vis.
Vis ha inviato una richiesta di amicizia alla sua Banca.
La richiesta di amicizia alla sua Banca non è ancora stata confermata.
Anzi no.
La richiesta di amicizia alla sua Banca è stata appena rifiutata.
Vis ha taggato l’agendina e si è accorta che il mese era già finito.
Vis ha scritto sulla sua bacheca “ricordarsi che 30 dì conta novembre con aprile giugno e settembre, di 28 ce n’è uno tutti gli altri fan 31”.
Vis ha fatto il test “indovina chi ne ha 28?”
Se vuoi sapere come ha risposto Vis clicca qui
Scemo ci sei cascato!
Febbraio.
Vis ha appena consultato la sua agenda. Perché non lo fai anche tu?
Vis pensa che non è affatto giusto che milioni di cittadini non possano godere del diritto di un febbraio lungo come tutti gli altri mesi.
Vis pensa che non è giusto che alcuni mesi abbiano 31 giorni e febbraio solo 28.
Vis ora è fan del gruppo “sostieni Febbraio” e pensa che potresti diventarlo anche tu.
Vis il 28 di febbraio era andata a mangiarsi ostriche e champagne perché pensava che giorno più giorno meno fosse la stessa cosa..
Vis era andata in banca ma poi c’era la fila e Vis è andata a mangiarsi ostriche e champagne.
La Banca però ora ha taggato il bancomat di Vis.
Vis pensa che non sa che fare, perché non dai un consiglio a Vis?
Vis invia un messaggio privato alla sua Banca.
La sua banca risponde al messaggio privato Vis.
Vis fonda il “Gruppo per la raccolta firme per chiedere un ddl d’urgenza per dire basta alla burocratizzazione dei mesi. E mi servirebbe anche retroattivo almeno da inizio febbraio di quest’anno”.
Iscriviti anche tu al “Gruppo per la raccolta firme per chiedere un ddl d’urgenza per dire basta alla burocratizzazione dei mesi. E mi servirebbe anche retroattivo almeno da inizio febbraio di quest’anno” .
Vis is now listening to a funny song.

ora vi spiego perchè Sanremo ha avuto un grande successo

Viscontessa, 3 marzo 2010

Qualche anno fa non lo avrei fatto. L’ho sempre fatto pochissimo, magari lo facevo quando ero più giovane e quando vinse Vasco Rossi ma poi ho smesso per un lungo periodo perchè ascoltavo un altro tipo di musica, una musica più giovane.
Ho ricominciato solo dopo il primo matrimonio ma il mio primo marito lavorava nel campo della musica ed era un ingegnere informatico, così lo si faceva tecnicamente anche se dopo si spettegolava un po’.
Poi ho proprio smesso, ho smesso del tutto e non mi ricordavo neanche cosa fosse. Prima c’è stata mia figlia e, appena ho potuto, c’è stato internet che non me l’aspettavo proprio. All’inizio ero un po’ diffidente, poi ho capito che non si finisce mai di imparare.
All’inizio era bello così. Si parlava di tutto ma soprattutto si parlava di noi. Ci si raccontava per post, per chat, per aspirazioni e frustrazioni ma le cose non andavano poi così male ed era solo una questione di età. Ognuno aveva le sue paturnie ma c’erano speranze e aspettative. Il fatto è che nessuno sapeva di preciso cosa doveva aspettarsi e alla fine siamo tornati sulla terra. Una terra i cui cambiamenti erano già nell’aria ma non puzzavano ancora come adesso.
Ho cominciato a riavvicinarmi a lei quando ho letto una che scriveva “io la televisione non la guardo mai, anzi non ce l’ho neanche, io la sera preferisco leggere un bel libro o ascoltare buona musica”. Ho avuto paura, giuro ho avuto paura di diventare così. Ho avuto paura di diventare una di quelle solone che sono un incrocio tra le emancipate protagoniste di Sex and City e un modello di donna che non va più di moda e per il quale non riesco a trovare una similitudine cinematografica adeguata. La donna meschina, perchè a forza di definirci sante e tirarcela in culo, finisce che anche noi ci convinciamo di essere meglio degli uomini che però contiuano a tirarcela in culo, e ci dimentichiamo delle donne meschine. Eppure ce ne sono tante, sono quelle che mendicano un uomo e che ricosci subito da come parlano con disprezzo degli uomini. Anche le altre lo fanno, tutte lo facciamo, single e accoppiate, ma solo le meschine lo fanno senza inflessione nel tono della voce. Sul web le riconosci perchè sono inflessibili e petulanti.
Così mi son vista a casa da sola con il mio stracazzo di libro e la mia stracazzo di musica, io nella mia bolla cultural chic a civettare con petulante inflessibilità sulle pagine del web e non appena ho pronunciato “cultural chic” ho capito che non volevo correre alcun rischio di diventare qualcosa, men che mai una roba che mi si attorciglia lingua e tastiera solo a pronunciarlo.
Cinque. Ho messo in casa cinque televisori e mi son detta “hey baby, vediamo di trovare il modo per uscire da questo pasticcio del cultural chic e torniamo a non essere proprio un bel niente”. A noi, io e il mio alter ego, ci piace lavorare così, da liberi tiratori, da liberi professionisti, da free lancer. Noi non vogliamo padroni ne gruppi di appartenenza, non vogliamo appartenere ad un bel niente, ci bastiamo tra noi e spesso ci avanziamo anche. Come una vecchia coppia che passa la vita ad augurare la morte all’altro e poi quando l’altro muore, non regge al dolore e la gente si domanda se a volte la gente non sia pazza. Se io morissi, ne morirei. Questo è certo.
Però, cazzo, mi sono accorta che come al solito questa idea non doveva essere venuta solo a me e mi son resa conto che anche per distinguersi sempre, ci vuol un bell’impegno e a volte è troppo faticoso.
Ed è così che ricominci. Ricominci piano piano pensando “smetto quando voglio” ma quando smetti e premi su off quel dannato telecomando, prendi il picci – che ormai è diventato così piccolo che lo puoi usare anche se sei acciambellato in posizione yoga perchè tanto a te lo yoga non ti è mai piaciuto ma quelli che buttano via la televisione fanno così – e ti colleghi in rete per leggere le news – delle quali non te ne frega un cazzo perchè le hai già lette trenta secondi fa e anche se scopri che nell’ultimo minuto hanno pubblicato la reazione di Schifani alle parole della Bonino che aveva commentato le affermazioni di Bondi, non ti viene niente da scriverci né da commentare né che possa indurre alla riflessione – e scopri che anche altri hanno trovato infinitamente più interessante la reazione di Carmela alle parole del principe Filiberto che aveva commentato la trasmissione di Jerry Scotti del sabato sera.
E ti trovi invischiato fino al collo in certe abitudini e ti senti che sia diventato quasi un dovere civico testimoniare il grado di degrado morale nel quale è sprofondato il nostro Paese perchè prima o poi qualcuno dovrà pur salvarlo. Ovviamente non noi che siamo solo studiosi e osservatori del fenomeno. Osservatori che osserviamo e registriamo testimonianze che altri osservatori osservano mentre qualcuno osserva noi e alla fine è tutto un osservarsi vicendevolmente che un giorno o l’altro a qualcuno verrà pure in mente di dire “ma che cazzo stiamo qui a guardarci negli occhi ?!” perchè tutta questa sovrapposizione di vita reale, vita virtuale, vita televisiva, vita che devi comportarti in tivvu come se fossi a casa tua, e a casa tua come se fossi nella pubblicità di una banca, e nella pubblicità di una banca come se fossi una sfigata senza un soldo che campa con un lavoro precario da maestra ma alla quale la banca offre un finanziamento vantaggiosissimo a condizioni eccezionali perchè crede in lei (nella sfigata n.d.r) nei suoi sogni di bambina, nella forza dell’amicizia (Banca Intesa) non porta a niente di buono.
Così io scrivo questo lunghissimo post per raccontare a chiunque passi di qui per caso magari tramite un motore di ricerca in cerca di qualche porcheria da impiegato frustrato tipo “come incularsi la propria capa”, di sapere i cazzi miei che non sono quelli di torbide storie lesbo con la mia capa, ma la sincera esternazione di una donna adulta e consapevole. Esso, chiunque esso sia, rimarrà deluso nelle sue aspettative di vendetta, ma verrà a sapere che io quest’anno mi son vista le cose principali di Sanremo e poi non mi sono persa un dibattito. So tutti i pettegolezzi di Sanremo perchè l’unico modo per sapere la “verità” è quello di osservare – in un paese nel quale non si distingue più tra vita reale, vita televisiva e vita virtuale – i dibattiti su Sanremo che possono tranquillamente essere letti in chiave politica e la politica che può essere interpretata come innovazione culturale e la cultura come inestetismo femminile e gli inestetismi femminili come patologie e le patologie come eventi sociali per raccogliere fondi e la raccolta dei fondi un business e il business come welfare, il welfare come un’occasione televisiva, un’occasione televisiva come la vincita ad un concorso pubblico e un concorso pubblico come un’occasione per raccomandati e un’occasione per raccomandati come un leggittimo diritto di chiunque abbia la possibilità di farsi raccomandare e chiunque abbia la possibilità di raccomandare come un paladino dei diritti delle donne e un paladino dei diritti delle donne come un uomo che grazie alla sua simpatia è diventato ricchissimo.
Qualche anno fa non lo avrei fatto, qualche anno fa Sanremo era anacronistico come i suoi presentatori, obsoleto come la parola obsoleto, era vecchio, rugginoso, democristiano. Fino a qualche anno fa Sanremo era Sanremo come il circolo per la terza età, il concorso canoro indetto dalla parrocchia, il concerto di Natale a scuola, l’autoradio estraibile, le vallette una bionda e una bruna, i perfetti sconosciuti e i big che tanto erano solo canzonette destinate ad un pubblico il cui conformismo non rappresentava più un modello sociale.
Qualche anno fa non lo avrei guardato perchè le canzoni di Sanremo erano solo canzonette che sono ancora solo canzonette ma adesso le cantano ragazzi che abbiamo visto crescere in televisione, ragazzi reali cresciuti in un contesto televisivo proprio come noi, come me che vado a chiedere giustizia in tv, me che da grande voglio fare la tivvu, me che voglio mettermi in gioco ma in tivvu, me che studio e mi do da fare per raggiungere i miei obbiettivi in tivvu, me che per aiutare gli altri vado in tivvu a raccontare la mia esperienza, me che vado a chiedere aiuto in tivvu, me che sono molto malata e ho bisogno di aiuto dalla tivvu, me che posso osservare il mondo dalla tivvu molto meglio di quanto potrei farlo leggendo un buon libro o ascoltando buona musica.
Spegni tutto e esci, la fuori c’è un mondo che ti aspetta.
Si però è un gran bel mondo di merda.

Donna nel ‘45 d.b (Dopo Berlusconi)

Viscontessa, 28 febbraio 2010

- Buonasera mi dica
- devo fare il cambio
- di quando sono?
- del ‘40
- ha avuto disturbi, dolori, indurimenti delle protesi, allergie?
- No
- problemi di rigetto?
- No
- quante volte le ha rifatte?
- Sei volte
- Lo sa vero che queste, d’ora in avanti ,saranno più piccole? Lei ha superato i 65 anni.
- Si, si lo sapevo mi avevano avvisato l’ultima volta che mi sono sottoposta all’intervento. Ma quando dovrei cambiarle definitivamente?
- Eh signora! Chi può dirlo…. pensi che ieri è venuta una signora di 135 anni, l’ultimo intervento lo aveva subito a 90. Erano 45 anni che non si faceva operare e ieri ci ha confessato che anche se dopo gli 90 non è più obbligatorio, non ne poteva più di vedersi con quelle tette di una “ragazzina” novantenne.
- Ho capito l’antifona. Io sono prevista per 140 anni, sarà il caso che torni a rifarmi le tette anche dopo i novanta.
- Ora vediamo cosa dice il suo micro chip, per favore passi il polso sotto al lettore.
- Ecco.
- Ahi! Vedo da qui che questo mese lei non ha ancora terminato il suo programma sportivo, come mai?
- Lo so, è che io detesto fare attività fisica e così rimando sempre fino all’ultimo momento. Ma se guarda anche nei mesi precedenti, vedrà che mi riduco sempre all’ultimo ma poi faccio tutto.
- E come mai detesta l’attività fisica? Lo sa che le fa bene e che se lei sta bene può conservarsi il bonus sanitario fino a quando potrebbe averne veramente bisogno?
- Si, si lo so, e infatti termino ogni mese il mio programma benessere, solo che lo faccio all’ultimo momento.
- Si vedo, il suo bonus sanitario effettivamente è quasi intatto. Ma lo sa quante donne anche della sua età, arrivano qui per rifarsi le tette e hanno già terminato tutto il bonus di una vita? Si qui lei è prevista per i 140 con check up completo gratuito ai 130 e 135. Ma lo sa che 140 sono proprio tanti e che tra i 130 e i 135 sono tanti anni nei quali lei, per qualsiasi evenienza, può contare solo sul bonus sanitario? Guardi che le fratture del femore perché non si è in forma come si dovrebbe o il colesterolo alto perché si è mangiato prodotti freschi, non sono eventualità previste dal suo bonus. E poi vedo che lei non partecipa quasi mai ai televoti, non ha mai partecipato ad un concorso di bellezza, va raramente alle riunioni delle Estetiste Amiche e non ama partecipare ai balli cittadini settimanali. Come mai non si cura anche della sua anima? Guardi che è importante quanto quella che dedica al suo corpo altrimenti fa come quelli che vengono qui e hanno finito il bonus.
- Magari qualcuno avrà o avuto seri problemi di salute.
- No, perché per le patologie serie con complicazioni imprevedibili, paga ancora tutto il vecchio INPS. Sa qual’è la verità? La maggior parte della gente si sputtana tutto per rifarsi tutto.
- Ma scusi, gli interventi di “Piacevolezza” non sono già previsti nel nostro bonus?
- Certo, ma non tutti si accontentato di quello che hanno e così si rifanno anche cinque o sei volte tra un intervento di Piacevolezza e l’altro.
- Comunque ci saranno anche quelli che hanno problemi seri. Mica tutti quelli che si finiscono il bonus passano il loro tempo in cliniche estetiche.
- Pochi. A dire il vero da quando è entrata in funzione la grande banca dati genetica, quasi tutte le patologie più comuni, possono essere diagnosticate entro l’adolescenza e di conseguenza inserite nell’apposito piano di prevenzione personale con conseguente copertura finanziaria. Ecco vede, per esempio per sua nipote è già previsto che per quanto riguarda il seno, al primo intervento di rimodellamento, debba sottoporsi intorno ai 10 anni.
- Accidenti, così presto?
- Si, il suo chip mi dice che sua nipote probabilmente a dieci anni non avrà ancora il seno o almeno ne avrà pochissimo e che pertanto, per evitargli il turbamento di un confronto impari con le compagne, è consigliabile sottoporre la ragazzina all’intervento prima degli undici anni e comunque non oltre i dodici.
- Mah, sarò vecchia ma io mi ricordo che ai miei tempi, si imparava a crescere e a farsi le ossa proprio a scuola dove ti dovevi confrontare ogni giorno con i tuoi compagni che erano tutti uguali e tutti diversi da te.
- Signora, quello adesso si chiama “bullismo” e per fortuna non esiste più da diversi decenni come non esiste più la cultura violenta e pessimista che lo aveva generato.
- Ma di che parla?
- Dei comunisti quelli che pensavano che gli esseri umani fossero tutti uguali e adesso che siamo davvero tutti uguali non son contenti lo stesso.

Amo’ scendi il cane che lo piscio!!

Viscontessa, 19 febbraio 2010

Ora che abbiamo quasi sdoganato anche la corruzione (in fondo che male c’è a pagare qualcuno per ottenere qualcosa?) è quasi commovente ascoltare la canzone di questo ragazzo che si presenta alle selezioni di San Remo un po’ per caso senza avere neanche una casa discografica alle spalle.
Dopo la quindicenne in differita che ha cantato davanti a Giovanni Paolo II, la storia edificante di questo ragazzo, quasi mi appassiona o almeno mi appassiona tanto quanto quella della quindicenne che – prima di aver saputo che aveva cantato per il Papa – mi domandavo chi accidenti fosse. Più che a Sanremo mi pareva di essere a Lo Zecchino d’Oro.
Due storie diverse che corrono parallele sullo stesso binario Rai. Sul primo la fatina stagionata – un po’ mamma, un po’ porca – che ci presenta questa serie di canzoni che a me sembrano un po’ tutte uguali. Sul due Santoro – un po’ buono, un po’ cattivo – che ci fa ascoltare questa serie di intercettazioni che a me paiono un po’ tutte uguali.
Ci meritiamo Emanuele Filiberto e Pupo.
Quella che non è uguale, sono io. O almeno così pensavo mentre cercavo di trovare dentro di me un briciolo di emozione per la canzone del ragazzo venuto dal nulla. Non mi aveva emozionato la Mannoia e neanche quella vocina esile di Elisa, alle prese con uno storico pezzo di Mia Martini (cazzo, mi son detta mentre l’ascoltavo, allora non era la canzone che mi piaceva, era la voce di Mia Martini!) e così ho cercato di rifugiarmi nella solita canzoncina d’amore. Perchè se tutto intorno a me è uguale a dieci anni fa, ma anche a venti o trenta, perché io sono cambiata?
Allora mi concentro, cerco di tornare indietro nel tempo e di accomodarmi su quel letto evocato dalla canzone. Sono giovane, sono innamorata, sono seduta sul suo letto e lui mi dice quelle cose lì della canzone. Anzi no, non me le dice, le scrive e io le leggo mentre va di sottofondo una musica che è la musica della canzone. Leggo le sue parole e….. niente, non provo niente, anzi, mi emoziona quasi di più pensare al muro delle scale che ho dipinto di bordeaux. Adesso la casa sembra un bordello degli anni ‘20.
Niente. Poi all’improvviso capisco. Quelle canzoni lì non mi piacevano neanche quando avevo vent’anni, ero innamorata e me ne stavo seduta sul letto che mio innamorato del quale leggevo le parole che mi aveva dedicato mentre sottofondo c’era il suono stridulo della radiosveglia.
E’ che io anche allora leggevo solo roba tipo “Complimenti amore! Stamattina ho rinvenuto in un angolo remoto del frigorifero, un pezzo di formaggio di età paleolitica probabilmente risalente all’era del tardo Natale del ‘54. Ti detesto. PS e stasera non provarti a fare il risotto ai 4 formaggi”.
Ho un vuoto emotivo.

Ma quando faccio copia incolla, quello che ho copiato mi sta tutto dentro al mouse?

Viscontessa, 7 febbraio 2010

Quella fottuta macchinetta si è mangiata il mio bancomat.
E pioveva, pioveva, pioveva. Pioveva così tanto che il motorino mi andava via e ieri si è fermato e il meccanico è dovuto venire a prenderselo. Ma questo succedeva ieri perché oggi, zac! La macchinetta si è mangiata il mio bancomat e io l’ho fatto.
L’ho fatto senza pensarci, non mi ricordavo di aver detto che lo avrei fatto poi ho aperto il mio blog e l’ho trovato scritto lì nero su bianco. Su fondo verde.
Oggi, ho comprato un biglietto Win for Life. E non ho vinto.

Non riesco a trovare una cornice che mi piaccia. Ma se non è che per questo, non riesco a trovare neanche un’angoliera che mi piaccia, un pavimento che mi piaccia, una tendina che mi piaccia.
Tutto sommato questa mi pare una nuova bella ossessione: è poco pericolosa, è legale e mi pare più gratificante di tante altre. Poi, nei giorni che non va, fai un’altra cosa e un cosa cattiva e ti metti a scrostare le vie di fuga delle mattonelle del giardino. Tanto per. Tanto per sfogarsi anche fisicamente. Per adesso ancora non funziona bene perché stanotte ho sognato che l’ex sindaco della città faceva qualcosa tipo il presidente della giuria del Canta Giro della ex Casa del Popolo di Cercina. Però prima o poi funzionerà e io sognerò di volare come una farfalla con ali in organza di seta con ramages floreali e allegorie di frutta con putti svolazzanti che giuocano con l’acqua che esce da una fontana in marmo bianco di Carrara raffigurante Nettuno che sta leggendo il XXIII canto dell’inferno della Divina Commedia quello nel quale incontra il Conte Ugolino.

La bocca sollevai dal fiero pasto e la prossima volta che mi viene in mente di passare un momentino dalla fiera del cioccolato, reciterò il rosario per penitenza. In arabo. Quello che ti frega sono i diminutivi. Se pensi di passare ma un “momentino” vuol dire che ti senti già in colpa per quello che farai e lo fari fino in fondo. In fondo ti sei già scusata ancora prima di aver peccato perché hai usato quel moment-”ino”, per assolverti anticipatamente.
Sono come i “soldini”. Non sopporto quelli che dicono “soldini” invece di soldi come se i soldi fossero qualcosa per la quale bisogna portare rispetto. Sarebbe come se uno per evitare una bestemmia, chiamasse la Madonna “madonnina”. Un tenero artifizio per ridimensionare.

Non trovo una soluzione per le scarpe. Hanno fatto bene a buttare fuori Morgan dal Festival di Sanremo. Ma perché? Morgan doveva davvero partecipare a Sanremo? Adesso che qualcuno mi dica che parteciperà anche il futuro re d’italia e poi siamo a posto! E io che da bambina pensavo che da grande- ma grande grande più o meno come sono adesso – ci saremmo spostati con i dischi volanti. I dischetti volanti tipo quello dei cartoni animati dei Proniponti. E invece siamo ancora qui con il Festival di Sanremo, Pupo e Ornella Muti. O almeno oggi ho visto una donna-transformer che ha dichiarato di essere Ornella Muti. Io poi mi aspettavo che la sconosciuta si levasse la maschera di gomma come quella di Schwartzenegger in Total Recall e invece niente. La sconosciuta che ha detto di chiamarsi Ornella Muti è rimasta lì come quella di Total Recall la Sharon Stone che a distana di vent’anni dal film, è ancora uguale uguale ad allora.
E’ incredibile l’evoluzione sociale alla quale stiamo assistendo: più diventiamo nostalgici e andiamo a ripescare nella pattumiera qualsiasi porcheria – sia essa cosa, trasmissione televisiva, indumento, volto noto – purché “vecchia”, più vogliamo ringiovanire. Tutti giovani in un mondo vecchio. E secondo me si starebbe meglio tutti vecchi in un mondo giovane.
Cosa c’entra Morgan con la scarpiera non lo so. Forse, siccome non sapevo come risolvere il problema della scarpiera, ho pensato di passare l’acido muriatico sul pavimento. E devo essere andata un po’ in acido. Oh, io mi curo il mal di denti con gli acidi. Mbè? Mica devo andare a Sanremo io!

Lavoratrice vintage, fottutamente fashion, offresi

Viscontessa, 2 febbraio 2010

Avevo iniziato un post sul nuovo anno.
Ne avevo iniziato un altro sul nuovo quartiere.
Poi ce ne era uno sulla nuova casa.
E un altro ancora sul nuovo non lavoro.
Avevo iniziato un post sui nuovi non amici, e uno sulla nuova vita, sul nuovo mal di schiena, sui nuovi social network che si stanno mangiando il vecchio e su tutto questo nuovo che è già vecchio.
Avevo iniziato una nuova vita con il mio vecchio cane, con il mio gelsomino e con un nuovo entusiasmo, avevo iniziato questa nuova vita con tanti buoni propositi e tante belle cose che in questa nuova casa stentano a trovare una collocazione adeguata proprio come me che non riconosco neanche il mio letto e la notte me ne resto sveglia a fissare il muro bianco, dalla finestra bianca, accanto all’armadio bianco.
Avevo iniziato un post su questa nuova vita senza il mio vecchio cane, senza la vecchia casa, il vecchio lavoro, il vecchio quartiere, le vecchie abitudini e la mia vecchia mamma, quella che conoscevo bene e che invece adesso è tappata in casa con un piede rotto.
Avevo finito il vecchio anno con le vecchie ansie e ne ho iniziato uno nuovo con ansie nuove come quella di rotolare giù dalle scale e rimanere per terra per ore senza che nessuno se ne accorga. O magari giorni. Stesa per terra su un pavimento che non mi appartiene con una banda di gatti annoiati che mi saltano sopra e poi si acciambellano sulla mia schiena e si addormentano lì al calduccio mentre io continuo a fissare una macchia di sporco sotto alla cassapanca. Sporco di chissà chi, forse dei vecchi inquilini peruviani o magari di quelli cinesi.
Oggi ho aperto i loro estratti conto bancari. Non sapevo che fare.
Il postino continua ad infilarmi la loro posta della cassetta delle lettere e a me non arriva più neanche la pubblicità. Eppure ne aspettavo un bel po’ come mi aspettavo un bel po’ di richieste di adesione a questa o quella associazione di volontariato/partito politico/centro estetico e/o sportivo. Niente. Per me non arriva mai niente e oggi non sapevo cosa fare.
Chissà se il peruviano e il cinese vivevano insieme. Il gatto si muove sulla mia schiena e io sento una fitta di dolore che mi attraversa il costato. “Domani” mi dico “devo ricordarmi di indossare il cappotto giallo” quello che aveva ispirato l’unico racconto che abbia mai pubblicato.
Era un racconto sul giorno della mia morte che indossavo il cappotto giallo e alla fine cadevo dalle scale del mio dentista e lo sgualcivo tutto.
Ma c’è la macchia. E’ su quella che devo concentrarmi se voglio vedere il cinese e il peruviano che vivevano in questa casa. Chissà se il padrone di casa li aveva scelti perché erano abbastanza bassi da non doversi genuflettere per lavarsi i denti nel lavandino del bagno. O magari è l’opposto. Il peruviano e il cinese sono arrivati qui e si sono comprati dei sanitari adatti alla loro altezza. E’ nato prima l’uovo o la gallina? Quella macchia di sporco lì sarà peruviana o cinese?
E poi c’è questa storia del cane. L’unico cane che mi è rimasto e che caga solo in Via Squarcialupi di fronte al numero 1 che è anche l’unico numero dispari prima della traversa e ha un aria fatiscente come i ricoveri ferroviari del periodo fascista.
Ho anche pensato che la casa fosse stregata. Voglio dire, appeni entri in questa casa, tua mamma si azzoppa, tu non concretizzi una proposta di lavoro, aggrediscono tua figlia, muore il tuo cane e anche il gelsomino non credo che passerà l’inverno. Poi si rompe il tubo dell’acqua, casca un pezzo di muro, si intasa un tubo dell’acqua, si rompe la lavastoviglie, il ferro da stiro fa saltare la luce mentre la luce all’improvviso si rifiuta di spegnersi. E poi c’è la storia del trillo. Tutte le sere- fino al giorno nel quale abbiamo cominciato a chiederci seriamente cosa cazzo fosse – all’una di notte si sentiva come il trillo del campanello. Una volta pensi che ti abbiano fatto uno scherzo, la notte dopo che sia il campanello del vicino, poi che se nessuno dice niente evidentemente lo senti solo tu, e alla fine quando scorgi lo sguardo interrogativo anche sulla faccia dei tuoi familiari, ti rendi conto che “il trillo c’è”. Poi basta. Non suona più e adesso sono caduta dalle scale e non so neanche quale favolosa offerta commerciale per un fine settimana in una SPA, mi sono persa.
Adesso nella cassetta della posta mi infilano solo gli estratti conto di un peruviano e di un cinese. Non è colpa mia se li ho aperti.
La casa stregata. Abbiamo messo piede qua dentro e tocca girare con i cornetti appesi al collo. Ogni minimo rumore è nel nostro immaginario un tubo esploso nel bagno o la canna del gas che improvvisamente eroga elio. Camminiamo come fringuelli sul ramo e invece di parlare sussurriamo. E sussurra oggi, sussurra domani, nessuno mi ha più sentito e io adesso sono qui stesa per terra da sola. Se potessi almeno sapere che ore sono. E invece niente perché qui non batte mai il sole per cui è sempre buio, e non c’è traffico e l’unico rumore che proviene da fuori è quello del fischietto dell’arbitro del vicino campo di calcio. Prima o poi sodomizzo l’arbitro con il fischietto o mi spoglio e faccio un giro di campo nuda mentre si giocano le partite. Così. Tanto per. – casalinga impazzita si spoglia e fa un metro di corsa intorno ad un campo di calcio mentre si giocava una partita. Poi inciampa per via di una vecchia frattura alla gamba,casca, va in tachicardia, non ossigena, 10 milligrammi di Resuscitil in vena, la stiamo perdendo, e poi dichiara “mi sono spogliata per protestare per il rincaro del mio detersivo preferito”.

Avevo lasciato una vita di paure per il cambiamento, e ne ho iniziata un’altra dove “vedi?!?! te lo avevo detto io che è sempre meglio aver paura che buscarne”. Dio quanto mi odio quando faccio la “saccentina”!
Vabbè, dai, è che avevo già creduto a tutto e non sapevo più in cosa credere. Devi pur credere in qualcosa per andare avanti e dopo aver visto Brosio in tivvu che credeva alla Madonna di Mdjugore, ho deciso di credere all’oroscopo. Giuro, è andata proprio così. Ho sentito in tivvu che il 2010 sarebbe stato l’anno dello Scorpione e io ci ho creduto. E’ che mi manca il personaggio. La Viscontessa è andata, ed è solo l’ennesimo personaggio che mi saluta e se ne va. Sedotta e abbandonata da me stessa. Avevo solo due scelte: la giocatrice accanita di “gratta e vinci” o la telespettatrice accanita di programmi pomeridiani. Che poi sono la stessa persona che dopo aver visto in tivvu Sposini che intrattiene le vincitrici “Tardone allo sbaraglio”, si gratifica con un gratta e vinci nella speranza di vincere una somma sufficiente a consentire anche a lei di farsi qualche “ritocchino”.
L’alternativa era me stessa ma ancora non so dove sono. Mi cerco da anni senza risultato. E quindi niente, prima di scegliermi un nuovo nick che mi rappresenti per gettarmi nella mischia dei nuovi social network, ho fatto l’operaio per distrarmi e la casalinga priva di stimoli per abbrutirmi. Non ho ancora giocato al “gratta e vinci” solo perché l’oroscopo m’ha fregato prima. Ma Santiddio – dico- va bene mandarmi la sfiga per punire la mia ingenuità, ma non la si potrebbe dilazionare nei soliti dodici mesi? Ora anche la sfiga è diventata come il mutuo che prima paghi gli interessi e poi, solo molto poi, cominci ad intaccare il capitale? Ormai è mutuabile anche il buco di culo di un gatto. Non scherzo! Provate a chiedere un finanziamento ad una delle tante finanziarie che ultimamente spuntano come funghi, e chiedetelo per fare un intervento per ridurre il prolasso anale del vostro gatto. Ma la cosa bella è che per darvi quel fottuto finanziamento sono persino disposti a mettervi una signorina gentile e premurosa al telefono che potrà alleviare quel senso di solitudine opprimente che vi tormenta ultimamente. Potrete parlare con lei del vostro gatto e dello strazio di dover vedere un animale soffrire per un prolasso anale. Tutto ciò ovviamente, se avrete acconsentito al finanziamento altrimenti faranno leva sul vostro senso materno e vi chiederanno se magari non avete un figlio o un nipote che volete aiutare. E’ così che vanno le cose e quella vecchia aspetterà a morire di aver finito di pagare le rate per un finanziamento richiesto, che non aveva avuto il coraggio di confessare ai suoi parenti. E morirà a cuor leggero nonostante il gatto sia morto due giorni dopo l’intervento e per farlo operare abbia venduto di nascosto l’anello che le aveva regalato suo marito il giorno del loro fidanzamento. Morirà a cuor leggero senza sapere che la finanziaria che le aveva concesso il finanziamento, glielo aveva fatto pagare molto più di quanto avrebbe fatto se fosse stata molto più giovane. Fa parte delle tabelle, sicuramente ci sono delle tabelle nelle quali metti in conto che se concedi un finanziamento di quindici anni ad una persona di novantanni, le porbabilità che il debitore finisca di pagare il suo debito sono molto basse. Le statistiche dicono che i finanziamenti concessi agli ultra ottantenni, sono quelli con il più alto tasso di recupero ma le probabilità basate esclusivamente sulla relazione tra l’età del debitore e la durata del finanziamento, dicono l’opposto e anche questa vecchia la ripuliamo che noi siamo la generazione sfigata, siamo i vostri figli incazzati, delusi, amareggiati, venuti su con la testa infarcita di promesse che voi ci avevate fatto. Ci avevate dato delle speranze e ci avevate affidato le vostre. Ci avete lasciato in eredità la casa perché noi non saremmo mai stato in grado di comprarcela, e ci guardate con aria di commiserazione. Ma la cosa peggiore è che siete duri a morire. Non morite mai e tanto invecchiate e rompete i coglioni e se la casa la mare la eredito a sessant’anni, mi dici cosa cazzo me ne faccio? Ma voi vecchiacci ve ne state attaccati alla vita come cozze mentre il mondo va a rotoli e voi non avete idea di cosa non si debba fare al giorno d’oggi per sopravvivere. “Poverino sai, mio nipote è un ingegnere e vedessi che pezzo di ingegnere! Ma non ha trovato niente e lavora in uno di quei posti dove si risponde al telefono. Io quando posso gli do qualcosa. Il suo babbo ci teneva tanto che studiasse ma con i tempi che corrono…….”. E chi ce li ha lasciati i tempi che corrono? Ce li avete lasciati voi con le vostre promesse di un mondo nel quale la gente avrebbe girato con l’astronave e i bambini avrebbero sperato nella pace tra Angelina Jolie e Brad PPitt invece che in quella nel mondo.
Ma quando ci dicevate di non lasciare la roba nel piatto perché i bambini del Biafra morivano di fame, lo sapevate che il Biafra non esiste più e che a morire di fame erano anche quei disperati che adesso volete risbattere nei barconi e rimandarli da dove son venuti perché la televisione vi ha detto che vi ruberanno anche l’anello di fidanzamento del vostro povero marito? Ma loro lo faranno senza permesso di soggiorno mentre quelli che lo fanno per farvi operare il gatto, sono persino iscritti ad uno speciale albo che vi garantisce serietà, professionalità e soprattutto tanta, tanta umanità.
E allora l’ingegnere che lavora in uno di quei posti dove si risponde al telefono, è incazzato nero e amareggiato e deluso e vi telefona, vi offre un finanziamento, si fotografa l’uccello mentre voi in lacrime gli raccontate dello scagotto del vostro gatto, e poi quando voi dite “si” che volete il finanziamento, lui ha un orgasmo e documenta il tutto con un filmato che pubblicherà anonimamente su YouTube.
Avete capito che bel mondo ci avete lasciato? E io ho creduto a quel fottutissimo oroscopo e adesso sono qui per terra a pormi un sacco di domande inutili su una macchia extra comunitaria che non avevo neanche visto.
Questa casa mi sa tanto di “fascio” e mi passa rapidamente per la testa un scena di “Novecento”. Lei ha i capelli bagnati ed è bellissima. Io quando ho i capelli bagnati sembro Belfagor che a me faceva una paura terribile e questi vampiri di oggi mi sembrano una boiata incredibile. Sto in una casa stile “fascio” che poi è perfettamente intonata con il periodo storico del nostro Paese. Stile modesto, lavoratrice occasionale, consumatrice televisiva, donna mediocre, cittadina spaventata. Ci sono proprio tutti gli ingredienti, mi sento quasi vintage. Vintage in senso allargato, nel senso ignorantone e un po’ cafone con il quale certe signore di provincia e ragazzotte di città, intendono tutto ciò che è vecchio purché costi caro.
Mi sento Vintage con quello sguardo da signora di provincia o ragazzotta di città, che si gira verso l’amica e gli chiede “ma che vuol dire esattamente vintage?” E lei, la Viscontessa, in un rigurgito esistenziale le sussurra “Tesoro, tu non sei vintage, tutt’al più sei un po’ agée”. Agiata? Fa la signorotta di provincia che non ha capito niente.
E cominciano a discutere tra loro mentre io mi ritiro fino a quando non avrò trovato lavoro. O un nuovo personaggio.
A pag. 140 de “Il saper vivere di Donna Letizia” si raccomanda:
“Quando, dopo pranzo, la famiglia assiste alla televisione, la donna di servizio non pretende di assistervi anche lei. Potrà darsi, in casi eccezionali, che venga autorizzata a seguire una trasmissione: si terrà, in tal caso, in disparte. Se i padroni di casa escono, potranno permetterle di assistere a qualche trasmissione particolarmente allettante, tanto più che anche senza permesso è assai probabile che essa correrebbe in salotto a girare l’interruttore della televisione.
Chi ha una sola donna di servizio, farà cosa saggia sistemando un piccolo apparecchio radio nella sua camera o in guardaroba. Otterrà così che si trattenga più volentieri in casa e che abbia qualche giusta distrazione, come tutti”.

Flussi e riflussi

Viscontessa, 22 dicembre 2009

Lo staff dei traslochi è così composto.
Membri interni: una figlia adolescente riottosa a cambiare casa che per ogni scatola che fa invece di scriverci sopra semplicemente il suo nome, ci fa i disegnini, gli smile, le paroline, qualche tvb, qd, xche, e un commentino svolazzante dentro ad un cuore colorato di rosso al quale ha fatto anche gli occhietti a forma di gatto.
Un marito che non è mai stato tanto in ufficio da quando abbiamo iniziato ad imballare la casa e che quando è a casa non vede l’ora di darmi una mano ma non può inchinarsi perché gli fa male la schiena e non può salire sulla scala perché soffre di vertigini e non può stare in mezzo alla polvere perché gli fa allergia e non può chiudere le scatole perché sai il tunnel carpale, e non può neanche assentarsi un attimo per andare a lavorare che quando torna a casa gli ho spostato il taglia unghie.
Un cagnetta molto vecchia ma pur sempre abbastanza stronza che se mentre hai uno scatolone di quindici chili in mano la incoraggi a spostarti per farti passare, è capace anche che si rigira e ti agguanta un polpaccio. Così abbiamo imparato tutti quanti a scavalcarla tanto che ormai per casa camminiamo tutti a passi enormi e lentissimi perché tanto non la vedi ma lei sicuramente di fronte ai tuoi piedi. Che poi è diventata pure incontinente così il più delle volte caga per casa così camminiamo tutti con passi enormi e sguardo a terra come se cercassimo funghi sulla luna. “merda!” è il grido d’ordine al che scatta immediatamente la corsa allo scotte x e naturalmente la fatidica frase “di chi è?”.
Questo perché l’altro membro appartenente alla razza canina, un giovane di belle speranze e paraculo come nessun altro cane, caga in casa pure lui che fuori fa freddo, ha nevicato e adesso piove. E se scivolo sul ghiaccio e mi rompo una zampa? E se mi ammalo visto che sono un cane cinese nudo? Mi domando – dice sempre il cane cinese nudo che è un paraculo ma pure uno stronzo – e se si facessero delle discriminazioni solo perché io sono cinese, anche se con il pedigree, mentre lei è italiana anche se è una bastarda figlia di nn?
Poi c’è gatto n.1 che ha capito che sta succedendo qualcosa e siccome a lui non piace affatto che succedano cose nuove ogni giorno prende un passerotto infreddolito, se ne mangia mezzo e poi lascia la carcassa davanti al tappetino di camera mia. Per consolarsi, dopo il passerotto, si fa fuori anche mezza ciotola di crocchini e poi, ruttando vistosamente, va a cercarsi la scatola più comoda, quella dove potersi affilare meglio le unghie prima di acciambellarsi sul golfino nero di cachemire che ho appena appoggiato sul letto.
Gatta n.2 che ha trascorso la sua poca vita in casa (perché sta sempre in giardino) rinchiusa in qualche armadio, scomparsa dentro a qualche cassetto e una volta persino un paio di giorni chiusa in lavatrice. Detta anche “la piccola Udinì”, abbiamo tutti il terrore di chiuderla dentro ad una scatola di bicchieri di cristallo per cui l’ordine tassativo per chiunque è “controllare sempre attentamente il contenuto prima di chiudere”.
Gatta n. 3 che ho allattato personalmente quando aveva si e no 20 giorni e che ancora adesso che ha quattro anni mi guarda come se fosse la prima volta che mi vede e qualche volta si spaventa anche. Attività preferita stare nel mezzo di qualunque mezzo si tratti. Il cane sta sotto e il gatto sopra. Guardi n basso per non pestare il cane e il gatto, da sopra, ti afferra i capelli con le unghie. Guardi in alto per vedere se ‘è il gatto appollaiato da qualche parte, e pesti il cane che si incazza oppure una merda che neanche i Ris sono più capaci di togliertela dalle suole e di individuare il colpevole.
“ehi, cosa abbiamo qui Ron”
“poco capo, feci di cane maschio dell’età approssimativa di quattro anni, un cane di piccola taglia, probabilmente un chinese crested ma non saprei dirle se nella varietà nuda o in quella piumino di cipria. La mancanza di peli nelle feci, vede capo – e lo avvicina ad un microscopio – mi farebbe pensare ad un esemplare nudo, tuttavia non posso esserne certo fino a quando non avrò confrontato il dna rilevato nelle feci, con quello contenuto nella banca mondiale delle merde di cane. Ma se ripassa il tempo di una pisciata, saprò essere più preciso”.
“grazie Ron”
Infine due pappagalli che trombano come ricci e che appena gli ho rimesso il nido hanno già cominciato a fare le uova così quando l’altra notte la temperatura è scesa di parecchio sotto allo zero, mi sono precipitata a portarli in casa nuova, al riparo nella serra in mezzo alle piante e agli scatoloni, di fronte ad una finestra con vista sul giardino. Ma non mi danno notizie da un paio di giorni e io sono preoccupata. Eppure gli ho lasciato da mangiare per un mese, da bere per un anno e un cellulare per ogni evenienza.
E la pappagalla urlante perché da una settimana non la faccio uscire dalla gabbia e quando ieri l’ho finalmente lasciata andare si è accorta che non c’erano più i suoi mobili ma solo scatoloni così si è spaventata a morte e per tranquillizzarla ho dovuto farle fare il bagno nel lavandino di cucina. Naturalmente con effetto idromassaggio e musichetta di sotto fondo.

Membri esterni: Silvia, donnone di dimensioni impressionanti reclutata alle macchinette dei videogiochi del bar sotto casa e ingaggiata per lavori pesanti.
Filippina di dimensioni lillipuziane che proprio mentre noi tiriamo giù scatole piene di polvere, ragni e pure qualche scorpione morto, lei si mette a stirare le lenzuola bianche.
Piccolo sardo tutto fare che mi ha detto “ora che traslochi ricordati i cellulari”, io ho pensato ai pappagalli ma poi lui mi ha ricordato che fa collezione di vecchi cellulari.
Padrone di casa pensionato che, prima che riuscissi a chetarlo, mi ha spiegato che per fare le volture dell’acqua devo prendere il 35 in piazza stazione quello che va verso la direzione di Rovezzano e devo scendere alla fermata prima dei giardini perché la società dell’acqua è lì ma probabilmente devo venire anche io che sono il padrone di casa lei mi dice quando ci va e io la raggiungo. L’ho già deluso, ho fatto tutto per telefono in dieci minuti (più le attese “fra qualche secondo la mettiamo in comunicazione con un operatore ma nel frattempo le ricordiamo di consultare il nostro sito dove potrà trovare tutte le informazioni commerciali che le interessano come la nuovissima offerta……” la più bella è stata quella del 199 che mentre ti spiega quanto cazzo ti costerà parlare con un loro operatore, ti chiede anche di digitare uno se vuoi partecipare ad un sondaggio sul grado di professionalità, cortesia ed efficienza del loro servizio. Altrimenti prema due. L’opzione “ma siete scemi a chiedermi se voglio partecipare ad un sondaggio per il quale devo anche pagare con il costo della mia telefonata al vostro stracazzo di 199” purtroppo non esiste.
Traslocatori locali e a me mi è venuta tanta nostalgia di quando traslocavo per lavoro. Cioè non io, cioè non è che facevamo traslochi, smontavamo le case, le rimontavamo in esposizione e poi le vendevamo all’asta. A volte dovevamo farlo in un paio di giorni e alla fine mettevamo anche i fiori e poi ci addormentavamo sui divani in esposizione.
Quando è finita è finito anche il mio primo matrimonio, ho cambiato casa e ho cambiato marito. Però mi sono tenuta il cane e il gatto.
Mia madre che gli sarebbe venuto in mente di spostare il tavolo del salotto che però per farlo uscire bisogna passarlo dalla finestra del salotto e farlo rientrare in quella del soggiorno e poi se mi interessa in cantina ci sarebbero quelle duemila riviste di tuo padre che è un peccato tenerle lì e pensava che potrei anche riprendermi la poltrona bordeaux o in alternativa potrei dare i divani bianchi a lei e prendere quelli gialli anche se forse già che ci siamo si potrebbe smontare completamente la cucina e fare a cambio. Così. Tanto per.

Io, che si cambia tutto nel 2010.

Movimento di liberazione dei BNR

Viscontessa, 29 novembre 2009

Natale sotto tono. Non so se dipenda dalla crisi che c’è, che c’è stata o arriverà ma quest’anno non ho ancora avvistato neanche un finto Babbo Natale arrampicato sui balconi e i terrazzi dei palazzi. Negli anni passati ogni volta che li vedevo appesi per aria, mi veniva in mente il movimento di liberazione dei nani da giardino che se qualcuno non lo sapesse, esiste davvero ed è nato in Francia una quindicina di anni fa.
Pensieri sovversivi di lotta armata per liberare i finti Babbi Natale Rampicanti, mi passavano rapidamente per la testa ma quest’anno, sarà la crisi o sarà che già ci pare di vivere in un Paese poco serio, di babbi natali non ne ho ancora visto neanche uno. O forse, ho pensato questa sobrietà rappresenta un diffuso bisogno di serenità. Serenità nei toni, nelle parole, nel confronto, nel futuro e anche nel presente.
Tanto, l’amministrazione comunale, interpretando in maniera davvero singolare questo bisogno, e in tendenza con l’usanza sempre più radicata di essere più buoni a Natale, ci regala la sua interpretazione di “serenità nei toni” ovvero quella che dovranno usare d’ora in avanti i mendicanti di strada. Escluse alcune zone ben precise, i mendicanti, d’ora in avanti, potranno svolgere tranquillamente la loro attività purchè mendichino con gentilezza, cortesia e senza troppo insistenza. In una parola dovranno essere “educati” perchè in questo Paese affidiamo sempre ai poveracci le cose che non ci servono più come le scarpe vecchie, i lavori nei campi di pomodori, la cura degli anziani e adesso anche l’educazione. Paradossalmente il medicante potrà gentilmente chiederci una monetina per mangiare e noi potremmo offenderlo manifestando platealmente il nostro fastidio per la sua presenza. Ma tant’è, qualcuno, magari quelli più bravi, guadagnerà qualcosa e qualcuno, magari quelli più tradizionalisti, si sentirà più buono.
Se poi invece la latitanza dei babbi natale finti dipendesse dalla crisi, bisognerà che qualcuno, prima o poi ci dica come stanno sul serio le cose e non soltanto come dovrebbero andare tra un anno. Se dobbiamo imbottirci di dati sulle previsioni dei vari organi istituzionali, vorrei sapere prima di tutto perchè oggi non ci sono più i babbi natali finti. Che tra un anno o forse due, si prevede che i primi babbi natale potrebbero tornare ad arrampicarsi sui balconi, è un dato che non mi rende affatto serena.

odio la zuppa di verdura

Viscontessa, 24 novembre 2009

In motorino in mezzo al traffico. Sono ferma ad un semaforo rosso.
Dlen dlen – Scusi? Mi fa passare? -
La vedo dallo specchietto. E’ una ciclista con il basco. Io odio le cicliste con il basco. Fanno tanto bio, con i calzettoni di lana colorati che fanno tanta allegria e le zuppe di verdura che fanno tanto bene all’intestino. Io odio anche le zuppe di verdura. E con il mio intestino ho un buon rapporto.
Le cicliste con il basco guidano sempre biciclette un po’ scassate con un elastico per capelli legato intorno al manubrio o un parafango dipinto di colore verde. Calzano scarpe o stivali bassi, comodi, realizzati con materiali naturali e confezionate volutamente come delle vecchie ciabatte sformate che servono a distinguerle da tutte le altre calzature. Durano una vita, sono fatte con materiali di ottima qualità e di provenienza biologica, sono pubblicizzate con un marchio eco sostenibile e sono associate ad immagini di paesaggi bucolici nei quali le vacche – per fare la pelle delle tue cazzo di scarpe – se la tolgono volontariamente e te la regalano. Perché le tue scarpette di cuoio, cara ciclista con il basco, ti rendono solo un po’ migliore di altri ma solo un po’. Quindi restatene in seconda fila e aspetta che scatti il verde.
Mi giro e le dico – è rosso -.
si lo so – fa la ciclista con il basco – ma mi potrebbe far passare lo stesso? -
Non ci penso neanche. Si lo so, tu studi, lavori, sei impegnata nel sociale e sai come finirà il mondo anche se il mondo non si decide a darti retta. Tu il mondo lo vuoi cambiare per davvero, vuoi farlo tornare un luogo vivibile e pulito non come i tuoi genitori che volevano cambiarlo con le ideologie. Sempre a sinistra sei ma la tua sinistra è migliore di quella dei tuoi genitori che si ostinano a buttare le riviste pubblicitarie ancora con il cellophane nel cassonetto della carta. Non ti faccio passare perché tre metri più in là c’è la pista ciclabile e siccome voi ciclisti avete rotto i coglioni a tutta la città perché volevate le piste ciclabili, adesso andate a ciclarci sopra. Beati voi che avete il tempo di andare in bicicletta. Voi che non avete cartellini da timbrare, bambini da andare a prendere a scuola e dieci chilometri per andare e dieci (anzi dodici perché bisogna ritirare il bambino) per tornare da lavoro. Non siete nate qua, siete studentesse che vivete insieme ad altre ragazze che come voi si arrabattano tra studio e lavoro. Siete arrivate in una città nuova che doveva regalarvi il sogno di una giovane vita e adesso quel sogno lì si è un po’ offuscato e ve ne siete creato un altro, persino migliore, quello di salvare il mondo. Ma questa cosa del cambiare il mondo non l’hanno sempre voluta fare tutti i giovani del mondo?
- Scusa, perché devo fare manovra per farti passare che tra un attimo scatta il verde e che comunque adesso è rosso? -
Si mettono il basco storto perché fa meno serio, più giovanile, più anticonformista, divertente. C’è tanto allegria in un basco e tante cure in quei capelli che sembrano sbucare casualmente dal quel basco. Il basco. Il basco te lo sei fatto ai ferri con la lana comprata tramite un sito di donne peruviane che con la lana che ti hanno venduto hanno messo su un laboratorio artigianale con cento donne che sottopagano e sfruttano come sono state sfruttate loro. Ma tu questo non lo sai perché nel mondo esiste ancora qualcosa di pulito.
- Perché stare dietro al tubo di scappamento di questo scooterone non è proprio piacevole -.
Scommetto che ti lavi i denti ogni volta che metti in bocca qualcosa. Scommetto che sei di quelle che se uno ti offre una caramella tu dici “no grazie perché mi sono appena lavata i denti”. A parte il fatto che questo tuo mettermi a parte di quanto sia scrupolosa la tua igiene personale, mi da leggermente fastidio, ma poi, te con la tua dentatura bianca e profumata come un campo di lavanda, ti sei mai chiesta quanto inquini quel tuo cazzo di dentifricio che usi ogni volta che ti lavi i denti?
- Neanche vedersi davanti una ciclista con il basco intesta e magari il paraurti posteriore dipinto di bianco con i fiorellini verdi –
- Come fai a sapere che parafango ho? -
- Perché ho riconosciuto la bicicletta dal manubrio con le frange e lo specchietto retrovisore enorme.-
Era mia di quando ero più giovane. L’ho venduta un paio di anni fa.

Malgrat de Mar

Viscontessa, 19 agosto 2009

Malgrat beach

“qui tiriamo giù tutto e ci costruiamo un eliporto e qui mettiamo su un centro benessere con una piscina di acque termali”
“ma qui non ci sono le terme!”
“che vuol dire? Anche la spiaggia non è bianchissima, compriamo tutto: l’acqua termale e la sabbia bianca e trasformiamo questo posto in un luogo per vip.”
Un campeggio pieno di olandesi, francesi, spagnoli, pochi, anzi pochissimi italiani, forse siamo gli unici ma il Duo Mediterraneo, attrativa del martedì sera, non ci fa mancare Toto Cotugno e il suo Italiano Vero.
Finisco la mia insalata di pollo, anans, uovo sodo e maionese e tiro giù l’ultima birra. Una schifezza di insalata preconfezionata ma niente che non si possa mandar giù con una birra fesca.
Niente bagni attrezzati con ombrelloni e animatore, chilometri di spiaggia libera e tanto spazio per tutti.
“qui ci facciamo un bel porto turistico di quelli da cinquecento euro al giorno così i gommoni dei proletari girano alla larga e al posto di questa brutta fabbrica sul mare, ci costruiamo una palestra attrezzatissima con annessa beauty farm”
“e una piscina da ricchi non ce la vuoi costruire?”
“i ricchi la piscina se la costruiscono in casa, mica vanno nelle piscine pubbliche!”
Il mare è azzurro e pulito e una leggera brezza rende la permanenza in spiaggia piacevole a qualsiasi ora. Se hai sete puoi sempre attraversare la strada e prenderti una birra fresca dal frigo del bungalov.
“e qui cosa ci costruiamo?”
Il gioco sta diventando divertente, spianare tutto e costruire una località nuova con il suo patrono rigorosamente il 15 di agosto e un piccolo festival internazionale di qualcosa.
“il festival del prosciutto, che ne dici?”
“no, quelle sono le sagre e sono per i proletari, per i ricchi si fanno i festival…. che ne dici del festival del cinema estivo d’autore?”
“e che roba sarebbe?”
“non lo so, non ha importanza, basta pubblicizzarlo come si deve e il gioco è fatto. Ora però sono stanca per cui questo pezzo di spiaggia va spianato tutto e ci vanno fatti dei localini caratteristici dove ti servono una birra neanche tanto fresca per cinquanta euro vista mare inclusa”.
Ci sediamo sulla spiagga con la birra ghiacciata da un euro vista mare inclusa e movimentiamo ruspe, gru, tonnellate di sabbia e negozi caratteristici dove vendere solo costumi bianchi e neri di Dolce e Gabbana. Se il costume lo vuoi rosso devi andare poco più in là oltre il negozio di occhiali bianchi di Chanel e quello di sculture di un famoso artista del luogo che fino a ieri faceva il pescatore e le reti le usava per lavorare.
“vabbè… ma la spiaggia libera?”
“certo, lasciamo anche quella ma è inutile sprecare tutti questi chilometri di spiaggia per i poveracci. Gli lasciamo un paio di metri magari ben nascosti tra alte palizzate. E via anche tutti questi cani!”
“noooo, perchè vuoi eliminare i cani?”
“ma no! Facciamo un bagno dove i cani dei nostri ospiti sono i benvenuti e gli facciamo pagare venti euro al giorno per trascorre serenamente la loro giornata in compagnia dei padroni. Anzi, facciamo di più, ci mettiamo anche un animatore per cani che li porti a pisciare al posto dei loro padroni e li intrattenga quando diventano nervosi”
Il levriero russo non vuole proprio saperne di fare il bagno. Si infila in acqua ma poi esce di corsa e viene a scrollarsi l’acqua vicino alla mia sdraietta. Lo Yorkshire invece cerca sollievo alle sue zampette surriscaldate dalla sabbia, proprio sotto al mio ombrellone e non pare volersi più spostare da lì.
“dici?”
“cosa?”
“che succederà tutto questo?”
“dagli ancora qualche anno e poi ne riparliamo”.

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