Evaristo/fine
Viscontessa, 19 marzo 2009Adriana stamattina è arrivata tardi. I primi caffè della mattina li ho preparati senza il suo aiuto. Quando è arrivata è scesa di corsa da un’auto guidata da quella che sembrava una donna poi è andata di corsa a cambiarsi e quando è finalmente arrivata al suo posto mi ha chiesto scusa. Io non sapevo cosa dirle. Di solito Adriana non è una che chiede scusa per cui le ho detto prego e la cosa è finita lì. Abbiamo lavorato sodo fino a mezzogiorno, il bar stamattina era pieno di gente e Adriana si è data da fare senza lamentarsi e senza rivolgermi la parola. Quando finalmente siamo rimasti soli le ho chiesto se andava tutto bene. Mi ha risposto di si ma poi le si sono inumiditi gli occhi e io ho pensato che avesse litigato con il fidanzato ma non ho detto niente.
“come mai hai fatto tardi stamattina?”
“ho passato una notte un po’ agitata e stamattina non ho sentito la sveglia”.
“e il tuo motorino dove lo hai messo?”
“era tardi e mi sono fatta accompagnare da Giulia”
“la tua amica?”
“proprio lei. Quella stronza”
“allora hai litigato con Giulia?”
“le voglio bene ma non so più come dimostrarglielo. E’ gelosa, non fida di me, ieri sera si è incazzata come una belva solo perchè ho salutato una tipa che avevo conosciuto anni prima”
“tosta questa Giulia, se si arrabbia per così poco allora cosa fa quando esci con il tuo fidanzato?”
“Evaristo”
“che c’è?”
“ma davvero non hai ancora capito niente?”
“a che proposito?”
“di me, davvero non hai ancora capito come sono?”
“come sei? Hai un bel caratterino ma la tua amica mi sembra davvero esagerata”
“No Evaristo, voglio dire, davvero non hai ancora capito che è Giulia la mia fidanzata?”
“come Giulia, ma se è una donna?”
“appunto Evaristo, non hai ancora capito che sono lesbica?”
“lesbica? Cioè ti piacciono le donne?”
“già, mi piacciono le donne e Giulia è la mia ragazza. Possibile che tu non lo avessi ancora capito?”
“no, non lo sapevo, cioè non lo avevo capito, mi sembravi una ragazza normale…. non sei neanche brutta, anzi….”
“e che c’entra? Che vuol dire normale? E poi che ti credi? Che le lesbiche devono essere per forza brutte e assomigliare agli uomini?”
“si, cioè no ma neanche che fossero proprio come te, cioè non me ne ero mai accorto perchè mi sembravi normale come tutte le altre ragazze”
“non capisci porpio niente Evaristo, tu non ti accorgeresti di un palo del culo neanche se il culo fosse il tuo”.
Nel pomeriggio è successo la seconda volta. Quando sono arrivato dalla nonna Cornelia le stava dando da mangiare. Le aveva preparato una minestrina di dado con un po’ di pastina e le aveva legato un tovagliolo intorno al collo perchè non si sporcasse.
Mi sono seduto a tavola anche io e mi sono messo a pensare ad Adriana e alla sua ragazza. Chissà come le lecca la figa Giulia e a quel pensiero mi è diventato duro. Adriana mi ha fatto passare per cretino, è lesbica e tratta me come se fossi un cretino, come se fosse normale essere lesbiche. Però ho il cazzo duro al pensiero di Giulia ed Adriana e mi incazzo ancora di più. Cornelia cerca di essere gentile e mi prepara un caffè ma nel suo tono c’è qualcosa che non mi convince forse è lesbica anche lei e non me lo vuole dire. Ha la figa bionda Cornelia e quando finalmente mia nonna si addormenta le dico di farmela vedere. Lei non dice niente, si cala i jeans e le mutandine e mi fa vedere la sua figa bionda. Chissà se Giulia che è bionda, ha la figa bionda come quella di Cornelia. Dovrei chiederlo ad Adriana ma il solo pensiero di Adriana mi fa andare il sangue alla testa. Appoggio Cornelia sul tavolo di cucina e faccio l’amore con lei.
Passo a casa di mia nonna quasi tutti i giorni dopo pranzo. Mia mamma è contenta che vada a trovare la nonna e io non le ho parlato di Cornelia e di quello che ogni giorno succede in quella casa. Dopo pranzo Cornelia mette la nonna a dormire e poi noi facciamo l’amore. Qualche volta, quando siamo insieme sul divano del salotto, la nonna si sveglia e cerca Cornelia allora lei si alza si veste e va a vedere cosa vuole la nonna. “che c’è signora Italia?” le sento dire mentre io mi annuso le mani per illudermi che sia ancora accanto a me ma ancor prima che possa sentire la risposta di mia nonna, lei è di nuovo tra le mie braccia e io mi sento tranquillo. Scherza semper Cornelia dopo l’amore “lo vuoi un caffè?” mi chiede e poi mi prende un po’ in giro e mi chiede se posso resistere senza di lei per qualche minuto. Io vorrei rispondergli di no, vorrei dirgli che non deve mai più lasciarmi solo e che del caffè non me ne frega niente se lei deve lasciarmi solo anche solo un’istante per prepararlo ma non le dico niente perchè so che scherza così la guardo alzarsi dal divano e sparire in cucina mentre il fiato mi si accorcia e il cuore mi si stringe come se fosse l’ultima volta che la vedo. “mi vuoi bene almeno un po’?” mi chiede a volte mentre facciamo l’amore. Me lo dice piano nell’orecchio mentre io sento sciogliersi dentro quel nodo che mi ha sempre impedito di raggiungere un orgasmo con una donna che non fosse una prostituta, e mentre vengo dentro di lei mi sento quasi in colpa per quel mio orgasmo come se lei fosse una puttana qualsiasi di quelle con le quali ho trascorso buona parte della mia vita. “ti voglio più di un po’ di bene Cornelia, ti voglio tutto il bene del mondo e un giorno te lo dimostrerò”.
Qualche volta, dopo l’amore, io mi addormento e lei si mette a guardare la televisione rannicchiata vicino a me; altre si mette a cantare piano piano, canta per me nella sua lingua che non capisco e a me sembra di essere tornato bambino.
In quei momenti sento che il bene che le voglio è qualcosa che non ho mai provato prima.
Poi, quando la nonna si sveglia, prendiamo insieme il thè con una fetta di torta che ha fatto Cornelia e la nonna mi racconta dei suoi sogni, della sua infanzia, delle sue speranze e dei suoi dolori mentre fuori il sole tramonta e io mi dimentico di tutte quelle donne là fuori che non sono mai riuscito a capire.
Un giorno ho regalo a Cornelia una collanina d’oro con un piccola pietra a forma di goccia.
E’ una piccola acquamarina incastonata tra due piccoli zirconi che esaltano il colore chiaro della pietra. La commessa che me l’ha venduta mi ha chiesto se era un regalo per la mia ragazza e io ho risposto di si.
Ho scelto un’acqua marina perchè quello è il colore dei suoi occhi e quando le porgo il pacchettino e lei lo apre, i suoi occhi celesti si fanno di un colore ancora più intenso e ridono di gioia per me.
“ti piace?” le chiedo mentre lei tira fuori dalla scatoletta in velluto la collanina “è bellissima Evaristo” e mi butta le braccia al collo ancor prima di aver indossato il piccolo gioiello. “provala” le suggerisco ma lei vuole che sia io a mettergliela al collo e quando le allaccio la piccola chiusura in oro dietro alla nuca, mi sento come se avessi finalmente chiuso un capitolo doloroso della mia esistenza. Non sono più solo adesso, adesso c’è Cornelia nella mia vita e non provo il desiderio di condividere con nessuno questo piccolo segreto. Cornelia è felice e quando qualche giorno dopo mi chiede se posso prestargli cento euro per un’amica in difficoltà, anche io sono felice di aiutarla e fare qualcosa per lei.
Porta sempre la mia collanina al collo e io adesso porto sempre lei dentro di me.
“Evaristo, scusa, ma tu hai mica visto l’orologio di tua nonna?” ha chiedermelo è mia madre una sera a casa mentre siamo a cena.
“quale?”
“l’orologino d’oro quello che le aveva regalato il nonno per il loro venticinquesimo anniversario di matrimonio”.
“no, non l’ho visto, non ce l’ha la polso?”
“no, non lo porta quasi mai, lo mette solo per andare a messa ma non riesco più a trovarlo”
“hai chiesto a Cornelia?”
“si”
“e non ne sa niente neanche lei?”
“dice di non averlo mai visto”
“beh se dice che non l’ha mai visto……. anche io non mi ricordavo di quell’orologio”
“eppure lei deve averlo visto perchè glielo ha messo al polso più di una volta quando la portava a messa”.
“forse non lo ricorda”
“è che se ne sentono tante in giro…..”
“che vuoi dire?”
“ma niente, solo che non so se posso fidarmi di Cornelia…”
“e perchè non dovresti fidarti? Cornelia è una ragazza eccezionale, non devi dubitare di lei.”
“perchè te la prendi tanto Evaristo? All’inizio non eri convinto neanche tu e poi prima la collanina, adesso l’orologio….insomma, cosa dovrei pensare?”
“non lo so cosa devi pensare, ma so che non devi pensare che sia stata Cornelia perchè lei non c’entra niente!”. Mentre pronuncio queste parole alzo troppo la voce e mia madre sembra quasi intimorita. Si alza da tavola senza aggiungere altro e comincia a sparecchiare. Anche io mi alzo e me ne vado in camera mia. Per la prima volta mi addormento senza dare la buona notte a mia madre.
Quando sentiamo aprire la porta ormai è troppo tardi per rivestirsi. Siamo seduti accanto sul divano lei si è coperta le spalle con lo scialle che mia nonna tiene sulla sua poltrona e mi sta raccontando che il suo sogno sarebbe quello, un giorno, di tornare nel suo paese e aprire un piccolo negozio tutto suo. Le piacciono i fiori, mi dice, ma nel suo paese non ci sono fiori così belli come in italia. “potresti coltivarli tu” le dico ma lei si mette a ridere e mi bacia sulla guancia “non dire sciocchezze, per coltivare i fiori ci vogliono le serre”. Quando sento scattare la serratura della porta d’ingresso sono talmente assorto dai discorsi di Cornelia che non ci faccio quasi caso fino a quando non sento la porta aprirsi e non mi ritrovo di fronte mia madre. Cornelia si tira addosso lo scialle della nonna e cerca di scappare ma mia madre la blocca subito sull’uscio. “dove credi di andare puttana!”. Io resto impietrito, non mi aspettavo certo di vedere mia madre ma è il suo tono e il suo linguaggio che mi lasciano attoniti. Non l’avevo mai sentita parlare così e non le avevo mai visto quello sguardo.
Cornelia si volta verso di me e mi guarda in cerca di aiuto ma io non so assolutamente cosa fare e non riesco a pronunciare neanche una parola. “lo sapevo che eri una piccola puttanella oltre che ad una ladra, ma adesso hai finito di approfittarne di noi perchè io ti mando in galera”.
Una ladra? Cornelia si gira ancora una volta a guardarmi ma io non ho niente da dire, non riesco a dire niente e penso alla nonna che dorme nell’altra stanza. “ma chi ti credi? Pensavi che non ci fossimo accorti della collanina, dell’orologio e anche dei biscotti che sparivano dalla dispensa?” Cornelia cerca di dire qualcosa ma scoppia in lacrime e mia madre insiste “sei una ladra e una puttana, credevi di farci fessi vero? Vestiti e vattene immediatamente prima che ti faccia arrestare e lascia stare mio figlio che di puttane come te ne trova quante ne vuole”.
Cornelia si gira ancora una volta a guardarmi, mi supplica con gli occhi poi trova dentro di se il coraggio di dire qualcosa e le urla in faccia “io non sono una ladra e non sono una puttana, io ed Evaristo ci amiamo, guardi cosa mi ha regalato suo figlio?” e gli mostra la collanina con l’acqua marina., mia madre guarda appena l’oggetto che Cornelia le mostra, poi appoggia rapidamente il suo sguardo di me e infine aggiunge “ma smettila piccola puttana, a chi altri l’hai rubata quella collanina?”.
Ancora una volta non ho il coraggio di dire niente.
Mi dice pensaci tu che io quella sgualdrina non voglio vederla mai più. Controlla che si porti via solo le sue cose e poi sbattila fuori e che non si faccia più vedere.
La nonna per adesso dorme a casa nostra, mia mamma ha messo un lettino in camera sua e la notte la sento alzarsi per controllare come sta la nonna. Dovremo trovare qualcun altro che si occupi di lei ma per adesso può rimanere da noi.
Io non voglio rivedere Cornelia ma non posso dire di no alla mamma. Arrivo a casa della nonna verso le quattro del pomeriggio e l’aspetto seduto sul divano del salotto. Per terra c’è ancora lo scialle che teneva sulle spalle quando mia madre ci ha sorpresi.
La raccolgo e l’avvicino al volto. Profuma ancora di Cornelia e per la rabbia tiro un cazzotto alla spalliera del divano che scricchiola. Mi ha preso in giro, si è presa gioco di me, ha approfittato del mio amore quella stronza. La solita puttana come tutte le donne. La collanina, l’orologio, i cento euro. Probabilmente si è già venduta anche la collanina che le ho regalato io. Ma certo che se l’è venduta “me l’ha regalata un cretino, quanto mi dai per questa collana?” mi pare di sentirla mentre pronuncia queste parole e poi ride di me mentre fa l’occhiolino al prossimo pollo.
Quando suona il campanello ho un sussulto, tiro un altro cazzotto allo schienale del divano che questa volta fa un rumore come di qualcosa che si rompe. Poi vado ad aprire la porta.
Eccola qui di fronte a me, mi fissa negli occhi con uno sguardo sfrontato e accusatore. Come si permette? Entra dentro casa senza dire una parola e si avvia verso la camera di mia nonna dove sono ancora custodite le sue poche cose.
“non hai niente da dirmi?” le urlo mentre lei di spalle apre l’armadio.
“sei una carogna” mi dice, nei suoi occhi leggo solo disprezzo.
“puttana, come cazzo di permetti?” e le afferro con forza un braccio. Lei pare non accorgersene neanche mi guarda ancora una volta diritto negli occhi “carogna, davvero credi a quello che ti ha detto tua madre? Sei una carogna come tutti gli uomini, mi fai schifo, lasciami andare” e prova a divincolarsi.
“sei una ladra, una puttana e una ladra, sei un schifosa”
“lasciami andare” e il suo sguardo adesso è carico d’odio.
“che fai ti vergogni?”
“lasciami andare, non ho niente di cui vergognarmi, sei tu che dovresti vergognarti”
“io? Ah adesso sarei io che dovrei vergognarmi, ora te lo faccio vedere io come mi vergogno puttana! Tanto tu capisci solo questo”
E tenendola per il braccio mi slaccio i pantaloni.
“Tutto qui quello che volevi da me? Volevi solo scopare? Dovevi dirmelo, sai quanti ne conosco di disgraziati come te che gli diventa duro solo con le puttane?”
Le tiro uno schiaffo e la sbatto sul letto della nonna. Puttana.
“cento euro bello mio se vuoi chiavare” lo dice con difficoltà per via del labbro gonfio ma il suo sguardo ora è di ghiaccio, i suoi occhi azzurri sono taglienti come lame. Ma che cazzo dici, ma che cazzo dice, ma di che sta parlando. Puttana! Cento euro bello mio e ti faccio godere come non hai mai goduto in vita tua.
Puttana, le strappo la maglia di dosso e poi i pantaloni. Cento euro carogna, cento euro per la più bella chiavata della tua vita.
Mi sono abbassato i pantaloni e sono sopra di lei ma non riesco ad eccitarmi. Cento euro, sono brava sai pezzo di merda. Penso a Veronica, a Luana, alla mia professoressa di ginnastica ma un senso di frustrazione mi invade e provo solo schifo per quella donna che mi ha preso in giro, che si è presa gioco di me e che adesso vuole cento euro per fare l’amore con lei.
Quando esco da casa della nonna Cornelia è buttata per terra. Non si muove e ha la faccia sporca di sangue. Ora i suoi occhi azzurri sono finalmente chiusi.
Quando il giorno dopo torno a casa della nonna lei non c’è più.
Il giorno del funerale siamo solo in quattro. Io, mia mamma e un paio di vicine di casa.
Mia nonna è morta di notte ma noi non ce ne siamo accorti fino alla mattina successiva. Il medico che è venuto a stilare il certificato ha detto che la nonna era morta nel sonno e non aveva sofferto.
Dopo la cerimonia funebre e prima di portare mia nonna al camposanto, Don Giulio ha chiesto di parlarci e ha portato me e la mamma in sagrestia mentre la nonna ci aspettava sul carro funebre.
Ci ha fatto le sue condoglianze, ci ha parlato dell’eterno riposo e del giudizio universale poi ha aperto un cassetto della sua scrivania e ha tirato fuori un piccolo fagotto, lo ha appoggiato sul tavolo, lo ha aperto e ci ha mostrato il suo contenuto: la collanina di mia nonna e il suo orologino d’oro. “
Questi” ha aggiunto mettendo quegli oggetti tra le mani di mia mamma “appartengono a voi. La nonna li aveva regalati alla chiesa, io le avevo detto che non c’era bisogno ma ultimamente era diventata molto pia e io sono stato costretto ad accettarli. Povera donna negli ultimi tempi non ci stava più con la testa, quando veniva a confessarsi mi chiedeva se avevo qualche biscotto da regalarle, le era presa questa mania dei biscotti e Dio solo sa che pazienza abbia avuto Cornelia a star dietro alla povera nonna. Ma voi sicuramente queste cose le sapevate già.
Povera ragazza, sparita nel nulla. Chissà che fine ha fatto.”
Ho avuto un malore. Sono quasi svenuto. “povero ragazzo” dice mia mamma rivolto a Don Giulio “era così affezionato alla nonna…..” poi si gira e mi sorride come aveva fatto al funerale di mio padre e io mi metto piangere come allora.




