Evaristo/fine

Viscontessa, 19 marzo 2009

Adriana stamattina è arrivata tardi. I primi caffè della mattina li ho preparati senza il suo aiuto. Quando è arrivata è scesa di corsa da un’auto guidata da quella che sembrava una donna poi è andata di corsa a cambiarsi e quando è finalmente arrivata al suo posto mi ha chiesto scusa. Io non sapevo cosa dirle. Di solito Adriana non è una che chiede scusa per cui le ho detto prego e la cosa è finita lì. Abbiamo lavorato sodo fino a mezzogiorno, il bar stamattina era pieno di gente e Adriana si è data da fare senza lamentarsi e senza rivolgermi la parola. Quando finalmente siamo rimasti soli le ho chiesto se andava tutto bene. Mi ha risposto di si ma poi le si sono inumiditi gli occhi e io ho pensato che avesse litigato con il fidanzato ma non ho detto niente.
“come mai hai fatto tardi stamattina?”
“ho passato una notte un po’ agitata e stamattina non ho sentito la sveglia”.
“e il tuo motorino dove lo hai messo?”
“era tardi e mi sono fatta accompagnare da Giulia”
“la tua amica?”
“proprio lei. Quella stronza”
“allora hai litigato con Giulia?”
“le voglio bene ma non so più come dimostrarglielo. E’ gelosa, non fida di me, ieri sera si è incazzata come una belva solo perchè ho salutato una tipa che avevo conosciuto anni prima”
“tosta questa Giulia, se si arrabbia per così poco allora cosa fa quando esci con il tuo fidanzato?”
“Evaristo”
“che c’è?”
“ma davvero non hai ancora capito niente?”
“a che proposito?”
“di me, davvero non hai ancora capito come sono?”
“come sei? Hai un bel caratterino ma la tua amica mi sembra davvero esagerata”
“No Evaristo, voglio dire, davvero non hai ancora capito che è Giulia la mia fidanzata?”
“come Giulia, ma se è una donna?”
“appunto Evaristo, non hai ancora capito che sono lesbica?”
“lesbica? Cioè ti piacciono le donne?”
“già, mi piacciono le donne e Giulia è la mia ragazza. Possibile che tu non lo avessi ancora capito?”
“no, non lo sapevo, cioè non lo avevo capito, mi sembravi una ragazza normale…. non sei neanche brutta, anzi….”
“e che c’entra? Che vuol dire normale? E poi che ti credi? Che le lesbiche devono essere per forza brutte e assomigliare agli uomini?”
“si, cioè no ma neanche che fossero proprio come te, cioè non me ne ero mai accorto perchè mi sembravi normale come tutte le altre ragazze”
“non capisci porpio niente Evaristo, tu non ti accorgeresti di un palo del culo neanche se il culo fosse il tuo”.

Nel pomeriggio è successo la seconda volta. Quando sono arrivato dalla nonna Cornelia le stava dando da mangiare. Le aveva preparato una minestrina di dado con un po’ di pastina e le aveva legato un tovagliolo intorno al collo perchè non si sporcasse.
Mi sono seduto a tavola anche io e mi sono messo a pensare ad Adriana e alla sua ragazza. Chissà come le lecca la figa Giulia e a quel pensiero mi è diventato duro. Adriana mi ha fatto passare per cretino, è lesbica e tratta me come se fossi un cretino, come se fosse normale essere lesbiche. Però ho il cazzo duro al pensiero di Giulia ed Adriana e mi incazzo ancora di più. Cornelia cerca di essere gentile e mi prepara un caffè ma nel suo tono c’è qualcosa che non mi convince forse è lesbica anche lei e non me lo vuole dire. Ha la figa bionda Cornelia e quando finalmente mia nonna si addormenta le dico di farmela vedere. Lei non dice niente, si cala i jeans e le mutandine e mi fa vedere la sua figa bionda. Chissà se Giulia che è bionda, ha la figa bionda come quella di Cornelia. Dovrei chiederlo ad Adriana ma il solo pensiero di Adriana mi fa andare il sangue alla testa. Appoggio Cornelia sul tavolo di cucina e faccio l’amore con lei.

Passo a casa di mia nonna quasi tutti i giorni dopo pranzo. Mia mamma è contenta che vada a trovare la nonna e io non le ho parlato di Cornelia e di quello che ogni giorno succede in quella casa. Dopo pranzo Cornelia mette la nonna a dormire e poi noi facciamo l’amore. Qualche volta, quando siamo insieme sul divano del salotto, la nonna si sveglia e cerca Cornelia allora lei si alza si veste e va a vedere cosa vuole la nonna. “che c’è signora Italia?” le sento dire mentre io mi annuso le mani per illudermi che sia ancora accanto a me ma ancor prima che possa sentire la risposta di mia nonna, lei è di nuovo tra le mie braccia e io mi sento tranquillo. Scherza semper Cornelia dopo l’amore “lo vuoi un caffè?” mi chiede e poi mi prende un po’ in giro e mi chiede se posso resistere senza di lei per qualche minuto. Io vorrei rispondergli di no, vorrei dirgli che non deve mai più lasciarmi solo e che del caffè non me ne frega niente se lei deve lasciarmi solo anche solo un’istante per prepararlo ma non le dico niente perchè so che scherza così la guardo alzarsi dal divano e sparire in cucina mentre il fiato mi si accorcia e il cuore mi si stringe come se fosse l’ultima volta che la vedo. “mi vuoi bene almeno un po’?” mi chiede a volte mentre facciamo l’amore. Me lo dice piano nell’orecchio mentre io sento sciogliersi dentro quel nodo che mi ha sempre impedito di raggiungere un orgasmo con una donna che non fosse una prostituta, e mentre vengo dentro di lei mi sento quasi in colpa per quel mio orgasmo come se lei fosse una puttana qualsiasi di quelle con le quali ho trascorso buona parte della mia vita. “ti voglio più di un po’ di bene Cornelia, ti voglio tutto il bene del mondo e un giorno te lo dimostrerò”.
Qualche volta, dopo l’amore, io mi addormento e lei si mette a guardare la televisione rannicchiata vicino a me; altre si mette a cantare piano piano, canta per me nella sua lingua che non capisco e a me sembra di essere tornato bambino.
In quei momenti sento che il bene che le voglio è qualcosa che non ho mai provato prima.
Poi, quando la nonna si sveglia, prendiamo insieme il thè con una fetta di torta che ha fatto Cornelia e la nonna mi racconta dei suoi sogni, della sua infanzia, delle sue speranze e dei suoi dolori mentre fuori il sole tramonta e io mi dimentico di tutte quelle donne là fuori che non sono mai riuscito a capire.

Un giorno ho regalo a Cornelia una collanina d’oro con un piccola pietra a forma di goccia.
E’ una piccola acquamarina incastonata tra due piccoli zirconi che esaltano il colore chiaro della pietra. La commessa che me l’ha venduta mi ha chiesto se era un regalo per la mia ragazza e io ho risposto di si.
Ho scelto un’acqua marina perchè quello è il colore dei suoi occhi e quando le porgo il pacchettino e lei lo apre, i suoi occhi celesti si fanno di un colore ancora più intenso e ridono di gioia per me.
“ti piace?” le chiedo mentre lei tira fuori dalla scatoletta in velluto la collanina “è bellissima Evaristo” e mi butta le braccia al collo ancor prima di aver indossato il piccolo gioiello. “provala” le suggerisco ma lei vuole che sia io a mettergliela al collo e quando le allaccio la piccola chiusura in oro dietro alla nuca, mi sento come se avessi finalmente chiuso un capitolo doloroso della mia esistenza. Non sono più solo adesso, adesso c’è Cornelia nella mia vita e non provo il desiderio di condividere con nessuno questo piccolo segreto. Cornelia è felice e quando qualche giorno dopo mi chiede se posso prestargli cento euro per un’amica in difficoltà, anche io sono felice di aiutarla e fare qualcosa per lei.
Porta sempre la mia collanina al collo e io adesso porto sempre lei dentro di me.

“Evaristo, scusa, ma tu hai mica visto l’orologio di tua nonna?” ha chiedermelo è mia madre una sera a casa mentre siamo a cena.
“quale?”
“l’orologino d’oro quello che le aveva regalato il nonno per il loro venticinquesimo anniversario di matrimonio”.
“no, non l’ho visto, non ce l’ha la polso?”
“no, non lo porta quasi mai, lo mette solo per andare a messa ma non riesco più a trovarlo”
“hai chiesto a Cornelia?”
“si”
“e non ne sa niente neanche lei?”
“dice di non averlo mai visto”
“beh se dice che non l’ha mai visto……. anche io non mi ricordavo di quell’orologio”
“eppure lei deve averlo visto perchè glielo ha messo al polso più di una volta quando la portava a messa”.
“forse non lo ricorda”
“è che se ne sentono tante in giro…..”
“che vuoi dire?”
“ma niente, solo che non so se posso fidarmi di Cornelia…”
“e perchè non dovresti fidarti? Cornelia è una ragazza eccezionale, non devi dubitare di lei.”
“perchè te la prendi tanto Evaristo? All’inizio non eri convinto neanche tu e poi prima la collanina, adesso l’orologio….insomma, cosa dovrei pensare?”
“non lo so cosa devi pensare, ma so che non devi pensare che sia stata Cornelia perchè lei non c’entra niente!”. Mentre pronuncio queste parole alzo troppo la voce e mia madre sembra quasi intimorita. Si alza da tavola senza aggiungere altro e comincia a sparecchiare. Anche io mi alzo e me ne vado in camera mia. Per la prima volta mi addormento senza dare la buona notte a mia madre.

Quando sentiamo aprire la porta ormai è troppo tardi per rivestirsi. Siamo seduti accanto sul divano lei si è coperta le spalle con lo scialle che mia nonna tiene sulla sua poltrona e mi sta raccontando che il suo sogno sarebbe quello, un giorno, di tornare nel suo paese e aprire un piccolo negozio tutto suo. Le piacciono i fiori, mi dice, ma nel suo paese non ci sono fiori così belli come in italia. “potresti coltivarli tu” le dico ma lei si mette a ridere e mi bacia sulla guancia “non dire sciocchezze, per coltivare i fiori ci vogliono le serre”. Quando sento scattare la serratura della porta d’ingresso sono talmente assorto dai discorsi di Cornelia che non ci faccio quasi caso fino a quando non sento la porta aprirsi e non mi ritrovo di fronte mia madre. Cornelia si tira addosso lo scialle della nonna e cerca di scappare ma mia madre la blocca subito sull’uscio. “dove credi di andare puttana!”. Io resto impietrito, non mi aspettavo certo di vedere mia madre ma è il suo tono e il suo linguaggio che mi lasciano attoniti. Non l’avevo mai sentita parlare così e non le avevo mai visto quello sguardo.
Cornelia si volta verso di me e mi guarda in cerca di aiuto ma io non so assolutamente cosa fare e non riesco a pronunciare neanche una parola. “lo sapevo che eri una piccola puttanella oltre che ad una ladra, ma adesso hai finito di approfittarne di noi perchè io ti mando in galera”.
Una ladra? Cornelia si gira ancora una volta a guardarmi ma io non ho niente da dire, non riesco a dire niente e penso alla nonna che dorme nell’altra stanza. “ma chi ti credi? Pensavi che non ci fossimo accorti della collanina, dell’orologio e anche dei biscotti che sparivano dalla dispensa?” Cornelia cerca di dire qualcosa ma scoppia in lacrime e mia madre insiste “sei una ladra e una puttana, credevi di farci fessi vero? Vestiti e vattene immediatamente prima che ti faccia arrestare e lascia stare mio figlio che di puttane come te ne trova quante ne vuole”.
Cornelia si gira ancora una volta a guardarmi, mi supplica con gli occhi poi trova dentro di se il coraggio di dire qualcosa e le urla in faccia “io non sono una ladra e non sono una puttana, io ed Evaristo ci amiamo, guardi cosa mi ha regalato suo figlio?” e gli mostra la collanina con l’acqua marina., mia madre guarda appena l’oggetto che Cornelia le mostra, poi appoggia rapidamente il suo sguardo di me e infine aggiunge “ma smettila piccola puttana, a chi altri l’hai rubata quella collanina?”.
Ancora una volta non ho il coraggio di dire niente.

Mi dice pensaci tu che io quella sgualdrina non voglio vederla mai più. Controlla che si porti via solo le sue cose e poi sbattila fuori e che non si faccia più vedere.
La nonna per adesso dorme a casa nostra, mia mamma ha messo un lettino in camera sua e la notte la sento alzarsi per controllare come sta la nonna. Dovremo trovare qualcun altro che si occupi di lei ma per adesso può rimanere da noi.
Io non voglio rivedere Cornelia ma non posso dire di no alla mamma. Arrivo a casa della nonna verso le quattro del pomeriggio e l’aspetto seduto sul divano del salotto. Per terra c’è ancora lo scialle che teneva sulle spalle quando mia madre ci ha sorpresi.
La raccolgo e l’avvicino al volto. Profuma ancora di Cornelia e per la rabbia tiro un cazzotto alla spalliera del divano che scricchiola. Mi ha preso in giro, si è presa gioco di me, ha approfittato del mio amore quella stronza. La solita puttana come tutte le donne. La collanina, l’orologio, i cento euro. Probabilmente si è già venduta anche la collanina che le ho regalato io. Ma certo che se l’è venduta “me l’ha regalata un cretino, quanto mi dai per questa collana?” mi pare di sentirla mentre pronuncia queste parole e poi ride di me mentre fa l’occhiolino al prossimo pollo.
Quando suona il campanello ho un sussulto, tiro un altro cazzotto allo schienale del divano che questa volta fa un rumore come di qualcosa che si rompe. Poi vado ad aprire la porta.
Eccola qui di fronte a me, mi fissa negli occhi con uno sguardo sfrontato e accusatore. Come si permette? Entra dentro casa senza dire una parola e si avvia verso la camera di mia nonna dove sono ancora custodite le sue poche cose.
“non hai niente da dirmi?” le urlo mentre lei di spalle apre l’armadio.
“sei una carogna” mi dice, nei suoi occhi leggo solo disprezzo.
“puttana, come cazzo di permetti?” e le afferro con forza un braccio. Lei pare non accorgersene neanche mi guarda ancora una volta diritto negli occhi “carogna, davvero credi a quello che ti ha detto tua madre? Sei una carogna come tutti gli uomini, mi fai schifo, lasciami andare” e prova a divincolarsi.
“sei una ladra, una puttana e una ladra, sei un schifosa”
“lasciami andare” e il suo sguardo adesso è carico d’odio.
“che fai ti vergogni?”
“lasciami andare, non ho niente di cui vergognarmi, sei tu che dovresti vergognarti”
“io? Ah adesso sarei io che dovrei vergognarmi, ora te lo faccio vedere io come mi vergogno puttana! Tanto tu capisci solo questo”
E tenendola per il braccio mi slaccio i pantaloni.
“Tutto qui quello che volevi da me? Volevi solo scopare? Dovevi dirmelo, sai quanti ne conosco di disgraziati come te che gli diventa duro solo con le puttane?”
Le tiro uno schiaffo e la sbatto sul letto della nonna. Puttana.
“cento euro bello mio se vuoi chiavare” lo dice con difficoltà per via del labbro gonfio ma il suo sguardo ora è di ghiaccio, i suoi occhi azzurri sono taglienti come lame. Ma che cazzo dici, ma che cazzo dice, ma di che sta parlando. Puttana! Cento euro bello mio e ti faccio godere come non hai mai goduto in vita tua.
Puttana, le strappo la maglia di dosso e poi i pantaloni. Cento euro carogna, cento euro per la più bella chiavata della tua vita.
Mi sono abbassato i pantaloni e sono sopra di lei ma non riesco ad eccitarmi. Cento euro, sono brava sai pezzo di merda. Penso a Veronica, a Luana, alla mia professoressa di ginnastica ma un senso di frustrazione mi invade e provo solo schifo per quella donna che mi ha preso in giro, che si è presa gioco di me e che adesso vuole cento euro per fare l’amore con lei.
Quando esco da casa della nonna Cornelia è buttata per terra. Non si muove e ha la faccia sporca di sangue. Ora i suoi occhi azzurri sono finalmente chiusi.
Quando il giorno dopo torno a casa della nonna lei non c’è più.

Il giorno del funerale siamo solo in quattro. Io, mia mamma e un paio di vicine di casa.
Mia nonna è morta di notte ma noi non ce ne siamo accorti fino alla mattina successiva. Il medico che è venuto a stilare il certificato ha detto che la nonna era morta nel sonno e non aveva sofferto.
Dopo la cerimonia funebre e prima di portare mia nonna al camposanto, Don Giulio ha chiesto di parlarci e ha portato me e la mamma in sagrestia mentre la nonna ci aspettava sul carro funebre.
Ci ha fatto le sue condoglianze, ci ha parlato dell’eterno riposo e del giudizio universale poi ha aperto un cassetto della sua scrivania e ha tirato fuori un piccolo fagotto, lo ha appoggiato sul tavolo, lo ha aperto e ci ha mostrato il suo contenuto: la collanina di mia nonna e il suo orologino d’oro. “
Questi” ha aggiunto mettendo quegli oggetti tra le mani di mia mamma “appartengono a voi. La nonna li aveva regalati alla chiesa, io le avevo detto che non c’era bisogno ma ultimamente era diventata molto pia e io sono stato costretto ad accettarli. Povera donna negli ultimi tempi non ci stava più con la testa, quando veniva a confessarsi mi chiedeva se avevo qualche biscotto da regalarle, le era presa questa mania dei biscotti e Dio solo sa che pazienza abbia avuto Cornelia a star dietro alla povera nonna. Ma voi sicuramente queste cose le sapevate già.
Povera ragazza, sparita nel nulla. Chissà che fine ha fatto.”
Ho avuto un malore. Sono quasi svenuto. “povero ragazzo” dice mia mamma rivolto a Don Giulio “era così affezionato alla nonna…..” poi si gira e mi sorride come aveva fatto al funerale di mio padre e io mi metto piangere come allora.

Tutto qui/16

Viscontessa, 14 marzo 2009

Cornelia mi offre un caffè. “lo vuole un caffè sig. Evaristo?” certo che lo voglio “ha avuto una brutta giornata sig. Evaristo?” abbastanza, ma la nonna dov’è? È a letto a fare un riposino, era stanca. “ma se dorme sempre?” e quell’età cosa vuole che faccia? Non è mica giovane come noi che possiamo fare un sacco di cose. Si sciaqua le mani nel lavandino di cucina e per asciugarsele se le passa sui fianchi. A me mi diventa subito duro. “e che possiamo fare noi che siamo così giovani?” non so sig. Evaristo tutto quello che vogliamo no? Vado in bagno, passo di fronte alla camera di mia nonna che dorme nel suo letto con il cancelletto. Povera Cornelia, così giovane e costretta tutto il giorno in casa con una persona anziana. Mi masturbo nel bagno della nonna pensando a Cornelia.
Adriana oggi mi ha detto di essersi fidanzata. Allora prima non eri fidanzata. E chi ti ha mai detto che ero fidanzata? Mi pareva che me lo avessi fatto capire tu. Ma se ti ho chiesto tante volte di uscire e mi hai sempre detto di no? Pensavo che fossi fidanzata e che me lo chiedessi per prendermi in giro.
Carlo non lo sentivo da settimane. Poi un giorno uscendo dalla palestra lo trovo lì.
Pensavo che dopo tanto tempo fosse venuto a salutarmi e offrirmi una birra, ma quando mi vede sembra sorpreso. “ehi ciao” mi dice poi mi dice che è venuto a pendere la sua ragazza che frequenta la mia stessa palestra. E chi è? gli chiedo. Non credo tu la conosca, è una cosa strana, non so come spiegartelo ma è una non vedente. Che significa non vedente? Significa che è cieca. Ma guarda che non ci sono ciechi in questa palestra, mica è un posto per handicappati. Lui si offende, mi dice che sono uno stronzo.
Me ne vado ma secondo me lei lo prende per il culo. O non è cieca o non viene nella mia palestra. L’avrei vista una cieca far ginnastica, o no?

La prima volta è successo per sbaglio. Ero a casa di mia nonna e lei mi dice che deve prepararsi per uscire. Io aspetto che arrivi mia mamma per tornare a casa.
Tanto mia nonna dorme e io penso a Carlo che se la fa con Angela e mi sale su una rabbia che non immaginavo.
Mi dice vediamoci che voglio presenterti una persona e io penso che sia una delle solite fighe che si porta dietro. Era da qualche tempo che non lo vedevo.
Dopo quella volta che l’ho incontrato fuori dalla palestra non ne ho più saputo niente. L’avevo cercato un paio di volte ma aveva sempre da fare.
Dice vediamoci che viene anche Andrea, voglio presentarvi una persona e ci troviamo in un locale del centro per un aperitivo. Io arrivo prima di tutti e poi arriva Andrea che mi dice qualcosa sul fatto che il mondo è piccolo ma non capisco di cosa stia parlando.
Carlo arriva poco dopo ed è accompagnato da una ragazza che riconosco immediatamente.
“Questo è Evaristo” le dice “Andrea invece lo conosci già”.
Angela mi dice ciao come stai e poi spiega a Carlo che ci siamo già conosciuti in palestra. “Ah già” dice Carlo “andate nella stessa palestra” e poi ci avviamo verso un tavolo e ci sediamo.
Angela porta gli occhiali scuri e sta attaccata a Carlo che con lei sembra molto premuroso. Ordiniamo da bere ma io mi sento a disagio. Carlo e Angela invece sembrano perfettamente a loro agio. Raccontano di essersi conosciuti in ufficio e poi si mettono a raccontare qualche aneddoto di lavoro. Andrea ride e loro sorridono ma io non capisco cosa ci sia da ridere.
“Tutto bene Evaristo?” mi chiede Angela senza alzare lo sguardo dal bicchiere
“si, cioè non me l’aspettavo di voi due”. Perchè? Mi fa lei.
“non lo so, ma in palestra sei sempre sulle tue, cioè insomma non guardi in faccia nessuno, pensavo che fossi una che se la tira”.
Andrea mi tira un calcio sotto al tavolo ma Carlo se ne accorge e sta per intervenire un attimo prima che sia ancora Angela a parlare “ti guarderei volentieri in faccia Evaristo ma forse non hai ancora capito che sono praticamente cieca”.
“come praticamente cieca?”
“te l’avevo detto Evaristo, ti ricordi?” a parlare questa volta è Carlo che adesso parla in tono paternalistico.
“si, cioè mi ricordo che me lo avevi detto ma pensavo che scherzassi”
“dì la verità” mi fa adesso Carlo sorridendo “te non ti eri neanche accorto che Angela fosse una non vedente, figurati, le avrai guardato solo il culo!”.
Adesso ridono tutti e tre e io mi sento un cretino. Mi hanno preso in giro tutti, Angela per prima che non mi ha mai detto che fosse un non vedente. E poi Carlo che faceva tanto lo stronzo e poi si mette con una cieca. Cioè come si fa a stare con una che non ti può neanche vedere?
“ma tu Andrea lo sapevi?” lo avevo capito, mi dice lui, ma pensavo che te ne fossi accorto anche tu. Mi sento un cretino, mi stanno facendo passare per cretino. Mi prendono per il culo tutta la sera e io sono furioso.

Sono sprofondato sul divano del salotto di mia nonna. Cornelia è in bagno a prepararsi poi la vedo passare di corsa per il corridoio con in dosso solo l’accappatoio. La chiamo e lei si gira con espressione interrogativa. “apri l’accappatoio” e non so da dove mi viene fuori tutto questo coraggio.

Tutto qui/15

Viscontessa, 11 marzo 2009

Cornelia è molto giovane, ha venticinque anni, è alta, bionda e ha un fisico asciutto e scattante. Vederla girare per casa di mia nonna mi fa piacere perchè sembra trovarsi a suo agio tra le vecchie cose della nonna e anche la nonna sembra che da quando è arrivata Cornelia, si senta un po’ meglio.
Ha ancora l’aria assorta, come dice mia mamma, ma adesso di tanto in tanto sorride e ringrazia spesso Cornelia per l’aiuto che la ragazza le offre.
Adesso Cornelia trascorre da mia nonna anche la notte e mia mamma è finalmente potuta tornare a casa nostra. Ha messo un lettino nella camera di mia nonna e dormono insieme.
La sera, prima di metterla a letto, Cornelia lava la nonna, le fa indossare la sua camicia da notte, le da le sue medicine e insieme recitano il rosario. Poi Cornelia le rimbocca le coperte, le da la buona notte e ci telefona per raccontarci come è andata la giornata “tutto bene, state tranquilli”. Poi torna in cucina a guardare la televisione.
La trasmissioni che preferisce sono i reality e ogni volta che vado a trovare la nonna mi chiede cosa ne penso di questo o quel personaggio “Sig. Evaristo ha visto l’ultima puntata del Grande Fratello? Secondo me dovevano buttare fuori Francesca perchè è una poco di buono e non ci credo che sia pentita di aver tradito il fidanzato”. Ma io non so neanche chi sia Francesca perchè alla televisione preferisco guardare le trasmissione sportive.
La mattina poi Cornelia si alza molto presto, prima che la nonna che si svegli e le prepara la colazione e le medicine da prendere. Quando mia nonna è pronta vanno insieme a messa e quando tornano Cornelia lascia la nonna da sola per un po’ e va a fare un po’ di spesa.
Mia mamma va ancora tutti i giorni a trovare la nonna ma ora che c’è Cornelia anche lei si sente molto più tranquilla e qualche volta finisce per rimanersene a casa nostra.

Io invece ultimamente non sono affatto tranquillo. La presenza quotidiana di Adriana mi rende nervoso e spesso per sfogarmi finisce che passo buona parte del pomeriggio in palestra e buona parte delle mie serate a prostitute.
Carlo poi di recente esce spesso con una sua collega del call center e non lo vedo quasi mai.
Angela la vedo quasi ogni giorno ma non le ho più rivolto la parola.

Oggi, dopo tanto tempo, Andrea è venuto ad allenarsi in palestra.
Ultimamente ha messo su qualche chilo e deve rimettersi in forma.
Inizia con un po’ di tapis roulant e io gli faccio compagnia mentre gli racconto di Cornelia.
Gli dico che è molto bella ma soprattutto è molto gentile con le nonna e lui mi ascolta senza dire niente perchè è fuori allenamento e ha un po’ il fiatone.
Poi scendiamo dal tapis roulant e ci avviamo verso la sala attrezzi dove vedo Angela sulla solita cyclette.
Su Cornelia Andrea non spreca neanche una parola e io ci rimango un po’ male.
Andrea si gira un po’ intorno per vedere chi c’è e chi non c’è poi vede Angela e mi chiede se la conosco. Certo che la conosco e per dimostrarglielo vado a salutarla lasciandolo lì.
“ciao come stai?”
“chi sei?” mi chiede lei senza girarsi.
“sono quello che l’altro giorno ti ha detto che dovevi diminuire un po’ l’inclinazione della panca. Ricordi?”
Finalmente si gira a guardarmi ma pare non vederemi “si cero che mi ricordo, ciao, io sto bene e tu?”
“bene” le rispondo “che fai di bello?”
“vado sulla cyclette, perchè non lo vedi?”
Guarda nuovamente davanti a se e io non so più cosa dirgli.
“non sono mica cieco, certo che lo vedo, chiedevo cosa fai di bello in generale non in questo momento”
“in generale? Mah niente di speciale, lavoro, vengo in palestra, qualche volta esco”
“e che lavoro fai?”
“lavoro per una finanziaria”
“dev’essere un lavoro interessante…….”
Ma Andrea mi sta chiamando, devo salutare Angela che non si gira neanche “scusa sai” gli dico prima di andarmene “ma sono con il mio amico che ha bisogno di me, spero di rivederti presto” e me ne vado.
Andrea mi chiede se Angela è da sola. Gli rispondo di si e lui dice strano. Troppo bella per essere da sola, penso, e io la conosco.

La nonna negli ultimi tempi è di nuovo peggiorata. A vederla non sembra, fisicamente sembra in buona forma ma da qualche tempo è come se fosse tornata bambina e non fa qusi più niente da sola. Spesso quando vado a trovarla la trovo addormentata sulla poltrona di cucina e quando provo a svegliarla a volte ho la sensazione che ci metta un po’ a riconoscermi.
Cornelia si prende cura di lei occupandosi della casa, cucinando e spesso anche lavandola e vestendola. Ogni giorno poi le da le medicine che adesso prendono tutto lo spazio sul cassettone di camera ma quando le chiedo come sta la nonna mi risponde sempre bene.
“non ti sembra un po’ imbabolata?” le dico e lei allora si avvicina alla nonnna, la strattona delicatamente per il braccio e le fa “Italia? Come si sente oggi signora Italia? Bene vero?” E la nonna apre leggermente gli occhi e accenna di si con la testa. “Ha visto signor Evaristo?” poi si rimette a fare le sue faccende mentre la nonna si riaddormenta subito a bocca aperta.
Ho provato anche a chiedere a mia mamma ma anche lei mi ha risposto che è colpa dell’età e che il dottore dell’ospedale lo aveva detto proprio a me che un po’ di demenza senile era il minimo che potessimo aspettarci. Per questo quando Cornelia ha chiesto che a letto della nonna venisse applicato un cancelletto come quello del letto d’ospedale, mia mamma ha pensato che fosse una buona idea e ne ha fatto montare uno apposta per i letti delle persone anziane.
D’altra parte che la nonna non fosse più la stessa di prima della botta in testa, l’avevamo capito fin dal suo rientro a casa e avevamo anche capito che la sua condizione sarebbe andata a peggiorare.
All’inizio c’era stata quella cosa del rosario e della preghiera, quell’aria assorta, come diceva mia madre, che non le avevo mai visto prima. Quando andavo a trovarla e lei era lì a recitare il rosario con Don Giulio e Cornelia, che ancora non viveva lì, sembrava quasi che non capisse cosa gli stava succedendo.
Una volta che per esempio ero arrivato all’improvviso, avevo trovato Cornelia e Don Giulio seduti accanto sul divano, lui teneva la mano sulla coscia della ragazza mentre spiegava alla nonna, che era seduta sulla poltrona di fronte, che lei era fortunata ad avere la sua età perchè a quall’età lì le tentazioni che il Signore ci mette davanti per mettere alla prova la nostra fede, sono quasi inesistenti. “Guardi questa bella ragazzona” stava dicendo Don Giulio “ma lo sa per esempio che tentazione è questa ragazza per tanti uomini per bene? Beata lei Italia che non corre questo rischio” Ma la nonna, con gli occhi chiusi e la voce cantilenante, continuava a recitare il suo rosario come se non volesse vedere o sentire nient’altro. “Nonna” le avevo detto allora io entrando all’improvviso nella stanza “hai sentito cosa ti sta dicendo Don Giulio?” ma lei si era limitata a lasciar andare il rosario e aprendo gli occhi aveva esclamato “oh Evaristo! Meno male che sei arrivato tu”.
Un’altra volta, quando già Cornelia viveva con lei, l’avevamo trovata in lacrime per la perdita di una collanina con un crocefisso. “eppure sono sicura che ce l’avevo!” continuava a ripetere tra le lacrime mentre Cornelia cercava di consolarla “Signora Italia, l’avrà allacciata male e le è caduta, quante volte le ho detto di farsi aiutare da me per fare le cose? Se avesse chiesto a me di allacciarle la collanina non l’avrebbe persa”. Ma lei insisteva nel ripetere che non la metteva da tanto tempo e che l’ultima volta che l’aveva vista era nel cofanetto di camera sua. “povere donna” aveva detto Cornelia “comincia a non ricordare più bene le cose, stamattina l’ho vista io mettersi la collana e le ho chiesto se aveva bisognodi aiuto per allacciarla ma lei non ne ha voluto sapere”
Poi fu la volta del cibo. Mia mamma che adesso andava a trovare la nonna una volta ogni due giorni, si era accorta che la dipensa della nonna si vuotava molto più rapidamente di quanto lei riuscisse a rimpierla. Ogni volta portava ora un pacco di pasta ora un pacco di biscotti che la volta successiva erano puntualmente spariti.
Chieste spiegazioni a Cornelia, la ragazza era scoppiata in lacrime e aveva spiegato che durante la notte le capitava di svegliarsi e di trovare la nonna in cucina che mangiava. “signora, io così non ce la faccio più” aveva concluso Cornelia “la notte non posso più dormire perchè sua mamma si alza di nascosto e va in cucina a mangiarsi qualsiasi cosa riesca a trovare. Io l’ho detto alla Signora Italia che alla sua età non deve mangiare tanto che gli fa male e gli ho anche detto che la notte bisogna dormire altrimenti poi non ce la faccio a starle dietro tutto il giorno, ma lei niente, non mi ascolta, lo sa cosa mi ha risposto l’ultima volta? “tornate a casa tua e lasciami in pace” e io se continua così, signora, non so quanto potrò andare avanti”.
Una settimana dopo mia nonna dormiva in un letto con il cancelletto laterale.

Tutto qui/14

Viscontessa, 9 marzo 2009

Vanessa riceve nel suo appartamento tutte le notti fino alle tre. Basta suonare il campanello e se è libera apre la porta, altrimenti conviene aspettare nel bar sotto casa. Qualche volta mi capita di entrare nel bar e di vedere qualche tizio seduto da solo ad un tavolino con un bicchiere in mano e allora capisco subito che prima di me c’è un altro e siccome non piace aspettare troppo, me ne vado e se posso torno il giorno successivo. Una volta mi sono anche fermato a parlare con uno di questi tizi, era in piedi al bancone e ingannava il tempo grattando le schedine del gratta e vinci e qualche volta vinceva qualche euro che reinvestiva acquistando un’altra schedina. Avevo capito subito che aspettava Vanessa perchè guardava spesso l’orologio e grattava svogliatamente le schedine come di chi non abbia nient’altro da fare che ingannare il tempo. Stavo quasi per andarmene ma quello ad un certo punto infila una combinazione vincente da venti euro e invece di comprare altre schedine si rivolge al barista e gli fa “dammi un’altra sambuca e dai qualcosa da bere anche a questo signore, non si offende vero se le offro da bere?” e si rivolge verso di me. “no certo” gli faccio io e quello subito aggiunge “Vanessa?”. Io resto un po’ stupito poi gli rispondo “già. Come ha fatto a capirlo?”
“mah a quest’ora, qui da solo…. anche tu sposato con una donna che ha sempre mal di testa?” e sghignazza.
“veramente io non sono sposato altrimenti non sarei qui”
“e dove saresti?”
“a casa con mia moglie, se fossi sposato farei l’amore con mia moglie”
“si vede che non conosci le donne”
“in che senso?”
“nel senso che le donne dopo il matrimonio cambiano. Dammi retta lascia fare, non ti sposare che le donne sono solo una gran rottura di coglioni, meglio quelle come Vanessa, te le trombi, le paghi e poi ti dicono anche grazie.” Prima che potessi chiedergli perchè lui allora si era sposato, se n’era andato lasciando sul bancone tutti quei gratta e vinci perdenti.

Stasera comunque non c’è nessuno. Suono il campanello e Vanessa mi apre subito. Entro nel suo appartamento e mi sembra che abbia l’aria stanca. Mi dice di seguirla e prima che io possa anche solo salutarla, lei si gira e si avvia verso la camera da letto. “tutto bene?” le chiedo mentre si avvicina per togliermi i vestiti. “sei venuto qui per fare l’amore o per parlare?” per fare l’amore rispondo “e allora facciamo l’amore che stasera non ho tempo da perdere”. Poi mi spoglia e mi fa l’amore (come dice lei) ma le sue moine, i suoi gemiti e le sue parole stasera mi sembrano false. Quando me ne vado ho la sensazione che a lei stasera non sia piaciuto per niente.

Tutto qui/13

Viscontessa, 9 marzo 2009

“Dovresti alzare un po’ la panca altrimenti sforzi troppo la schiena e ti fai male” approfitto del fatto che stia facendo gli addominali sulla panca accanto alla mia e le do qualche suggerimento. Ha qualcosa Angela che non saprei descrivere, forse lo sguardo particolare di chi guarda ma non vede. Me la sarei immaginata più una tipa da corsi di quelle che saltellano su una pedana e poi fanno yoga per rilassarsi e invece la trovo sempre nella sala attrezzi che pedala e adesso sulla panca per gli addominali. Non è giovanissima, avrà trent’anni o giù di lì, ha i capelli scuri sempre legati in una coda e una tuta da ginnastica piuttosto anonima di quelle che usano le signore per fare stretching o bosu o quei corsettini di ginnastica dolce per persone di una certa età. Mi piace perchè non da confidenza a nessuno e non sghignazza come tutte quelle galline che frequentano la palestra. E’ sempre da sola e fa i suoi esercizi senza guardare in faccia nessuno.
“come scusa?” e infatti mi rivolge la domanda senza neanche girarsi.
“dicevo che dovresti diminuire la pendenza della panca altrimenti sforzi troppo la schiena”
“ah grazie, ma va bene così”.
Mi risponde ancora una volta senza girarsi e io ci rimango male.
“ok” le dico mentre mi rimetto a fare i miei esercizi “scusa non volevo disturbarti, volevo solo darti un consiglio”.
“prego” sorride ma non si gira, io finisco e i miei esercizi e me ne vado lasciandola lì.

Tutto qui/12

Viscontessa, 3 marzo 2009

Cornelia arriva dalla Polonia. Ce l’ha mandata Don Giulio per dare una mano alla nonna.
Dopo la prima settimana in cui la mamma si è fermata a dormire dalla nonna, è arrivato da prima Don Giulio e poi Cornelia.
Mia nonna sta bene ma non è più la stessa. Ora prende le gocce per dormire e tutti i giorni va a messa. Ha cominciato ad andare a messa ogni giorno dopo la prima settimana a casa. Mia mamma le ha messo le scarpe eleganti e l’ha portata a messa. Però al rientro gliele ha fatte togliere subito per non farle correre il rischio di inciampare. Il tappetino del bagno è sparito e sono spariti anche tutti gli altri tappeti in giro per casa. In compenso adesso in cucina è apparso sul muro il calendario di Padre Pio e sul comodino di camera un rosario. La nonna non dovrebbe correre il rischio di inciampare in nessuna di queste suppellettili.
Non sapevo che mia nonna fosse tanto religiosa, l’avevo vista pregare e andare a messa tante volte ma non l’avevo mai vista con quell’aria un po’ inebetita che ha assunto ultimamente. Mia mamma dice che non ha un’espressione inebetita ma assorta in preghiera. Sarà, allora non l’avevo mai vista assorta in preghiera neanche quando pregava.
Quando sono andata a trovarla la prima volta ho trovato Don Giulio che le parlava del peccato e del perdono. Lei lo ascoltava silenziosa e annuiva con la testa ma non credo abbia capito bene di cosa dovresse pentirsi. Quando le ho chiesto come stai ha risposto “ormai son vecchia, come vuoi che stia?” e io non ho saputo cosa rispondergli così gli ho detto “dai non fare così nonnina che ti vedo proprio bene”. Effettivamente sta bene, se non fosse per l’aria “assorta” come dice mia mamma, sarebbe la solita nonna di sempre.
Ho parlato della cosa anche con mia mamma. Le ho detto che secondo me stava esagerando con tutta questa devozione ma lei mi ha risposto che ad una certa età è normale, mi ha risposto che quando la morte si avvicina è normale cercare conforto nella parola di Cristo. “E poi” ha aggiunto prima di concludere la discussione “una preghiera non può fare che bene”.
Cornelia l’ho conosciuta la volta successiva. Sono andato a trovare mia nonna e lei era la insieme a mia mamma e a Don Giulio. Prima che potessi chiedere chi fosse mia mamma si è precipitata a dirmi “questa è Cornelia, è venuta con Don Giulio per fare un po’ di compagnia alla nonna. Così tanto perchè la nonna non resti sola quando io non ci sono, ma poi va via, torna a casa sua, vero Don Giulio?”.
Ci credo che torna a casa sua, e cosa mai dovrebbe farci qua? Ma non ho detto niente perchè mia mamma aveva un’espressione strana come di chi cerca complicità in una bugia.
“certo” è intervenuto a quel punto Don Giulio richiamato all’attenzione da mia madre “Cornelia, ci farà un po’ di compagnia e poi tornerà via con me, vero Cornelia?” a quel punto anche Cornelia richiamata all’attenzione da Don Giulio ha aggiunto “certo, ora preparo un po’ di thè caldo e poi ce ne andiamo tutti, vero sig. Evaristo?”. E a me è sembrato di essere al centro di un gioco di cui non sapevo le regole. Cosa avrei dovuto rispondere io? Cosa ne sapevo di chi fosse quella Cornelia e cosa avrebbe fatto dopo?. Tuttavia come un attore consumato ho recitato la mia parte improvvisando una risposta “certo nonna che Cornelia va via…..” ma poi non ho saputo a chi chiedere conferma e la frase è rimasta lì sospesa nell’aria come il rosario che mia nonna stringeva nella mano.
Cornelia ha preparato il thè caldo e poi è venuta a sedersi a tavola insieme a noi. “signora Italia lo vuole un po’ di thè caldo? È leggero leggero e con un po’ di limone” ma mia nonna si era già addormentata.

Tutto qui/11

Viscontessa, 27 febbraio 2009

Luigia ha ereditato una piccola somma di denaro e ha smesso di lavorare.
Vuole farsi operare ai piedi e poi vuole dedicarsi ai nipoti prima che siano troppo grandi per stringerli cone quelle sue braccia enormi.
Adriana ha preso il suo posto fino a quando il mio principale non troverà qualcuna che la sostituisca così per adesso fa il doppio turno e mette via un po’ di soldi per andare in Messico.
Sono anni che vuole andare in Messico. Quando gli ho chiesto perchè mi ha risposto “per fare esperienza”
“che esperienza?”
“un’esperienza all’estero, vorrei vivere in un paese molto diverso dall’Italia, vorrei imparare lo spagnolo, potrei trovare lavoro là e poi girare un po’ il Messico dove la vita costa molto meno di qui”
“ma lo spagnolo lo puoi imparare anche qui o in Spagna”
“ma la Spagna è troppo vicina, è troppo simile al nostro paese, in Messico invece è tutto diverso e poi è un paese molto bello. Mi piacerebbe vendere bibite sul mare invece che in questo bar. Stai sul mare tutto il giorno, nessuno che ti rompe i coglioni, nessuno che ti stressa perchè ha fretta, tu te ne stai lì a vendere cartoccini di pesce fritto e birre e non devi preoccuparti di niente”
“ma il mare ce lo abbiamo anche noi e poi di cosa ti devi preoccupare qui?”
“dell’autobus in ritardo, dell’affitto da pagare, di tutti gli stronzi e gli stupidi che ci sono in giro”
“si vabbè, perchè in Messico gli stronzi non ci sono…..”
“non dico questo ma è diverso, insomma io mi sono rotta di vivere qui, mi piacerebbe girare il mondo, vedere gente, fare esperienze, non vorrei fare caffè per tutta la vita, mi piacerebbe fare qualcosa di diverso ecco”
“vendere pesce fritto invece di caffè è diverso?”
“se la metti così no, ma insomma cambiare aria aiuta e poi magari fai anche qualcos’altro. E poi voglio conoscere gente nuova, vedere posti nuovi e fare cose nuove. Tu vuoi fare il barista tutta la vita? Possibile che tu non desideri altro che vivere con tua madre e fare il barista tutta la vita?”
“ma io sto bene con mia mamma e anche qui mi trovo bene”
“va bene, ma non avresti voglia di fare qualcosa di più?”
“tipo?”
“non lo so, io per esempio vorrei girare il mondo”
“A me piacerebbe fare un viaggio negli Stati Uniti”
“e magari andare a Disneyland…..”
“beh? Che c’è di male?”
“niente, figurati ma a parte Disneyland tu non hai voglia di scoprire qualcosa di nuovo nella tua vita o di fare qualcosa per gli altri? A me piacerebbe andare per un po’ in Messico, mi piacerebbe visitare paesi meno fortunati del nostro, conoscere gente, fare esperienze e potendo mi piacerebbe fare qualcosa per gli altri ”
“a me di andare a visitare un paese dove la gente sta male non mi interessa, che ci vai a fare a vedere la miseria? Poi volendo la gente la puoi aiutare anche da qua. Mia nonna per esempio, quando era più giovane, andava sempre con la parrocchia a portare i giocattoli usati ai bambini di un orfanatrofio”
“ma finchè non vai a vedere certi posti dove la miseria c’è davvero, non ti rendi conto di quanto sei fortunato a vivere in italia”
“ma io lo so di essere fortunato, non ho bisogno di vedere i paesi dove stanno male per sapere che io sto bene”
“insomma non sei curioso”
“no, non sono particolarmente curioso di vedere cose brutte, preferisco vedere cose belle”
“beh io invece voglio vedere, voglio conoscere, voglio cercare di capire”
“capire cosa?”
“capire perchè gli esseri umani sono così stupidi”
“perchè stupidi?”
“ma come perchè? Stiamo distuggendo la terra, la maggior parte della popolazione mondiale muore di fame e noi stiamo qui a fare il caffè macchiato ma mi raccomando con il latte scremato….. ma ti rendi conto che inutilità?”
“il latte scremato?”
“anche, la gente muore di fame e noi usiamo il latte scremato perchè quello intero fa ingrassare”
“vabbè, e che c’è di male a preferire il latte scremato? Non capisco perchè dovrei sentirmi in colpa se preferisco il latte scremato. Non è mica colpa mia se in Africa muoino di fame”
“in parte è anche colpa tua, è colpa della società nella quale vivi e di cui fai parte”
“io lavoro tutto il giorno, mi faccio un culo come una casa per vivere e non vedo perchè dovrei sentirmi in colpa se quel mendicante che sta sempre all’angolo non ha la macchina come me. Perchè invece di stare tutto il giorno a mendicare non va a lavorare come tutti? Poi i bambini dell’africa è un altro discorso ma se tanto quelli che possono lavorare cominciassero a lavorare, le cose andrebbero sicuramente meglio”
“forse quel mendicante non lavora come te perchè non può lavorare, tu glielo daresti lavoro ad uno così?”
“vestito così no, ma se si desse una pulita perchè non dovrei darglielo?”
“perchè la maggior parte della gente non lo fa, perchè ha paura”
“paura di cosa? Certo che se vengono nel nostro paese per rubare per forza che la gente ha paura”
“non è che arrivano pensando di rubare, vengono qui con la speranza di trovare un lavoro e poi alla fine gli tocca mendicare, ma lo sai che c’è una vera e propria tratta dei mendicanti come delle prostitute?”
“e che c’entrano le prostitute?”
“come che c’entrano, secondo te le prostiute vengono nel nostro paese per far le prostitute?”
“senti, secondo me la maggior parte dei mendicanti chiedono l’elemosia perchè non hanno nessuna voglia di lavorare e la maggior parte delle prostiute, a parte qualcuna, vengono nel nostro paese perchè a far la puttana si guadagna bene.”
“ma che dici?”
“dico che si guadagna meglio e si lavora meno a far la prostituta piuttosto che ad andare a far le pulizie. Secondo me se una fa la prostituta un motivo c’è. Non vorrai mica dirmi che sono tutte obbligare a farlo? Cioè qualcuna ci sarà anche ma la maggior parte secondo me lo fa perchè gli conviene”
“certo, così è più comodo”.
Poi si gira dall’altra parte e la conversazione finisce così.
Se non è il Messico o i mendicanti sono i precari o il consumo idrico, se non sono i precari e il consumo idrico ce l’ha con gli imprenditori e la Chiesa e una volta se l’è presa persino con gli uomini in generale.
“che ti hanno fatto gli uomini?”
“niente, ma sono tutti stronzi”
“io non sono stronzo sei tu che hai un sacco di idee strane per la testa”
“si va bene, guarda con te non ci voglio neanche discutere”
“perchè sai che ho ragione”
“beato te che pensi sempre di avere ragione, per te il mondo si divide in buoni e cattivi, in bianco e nero, in uomini e donne”
“cioè in uomini e donne di sicuro oppure hai da ridire anche su questo?”
“io non ho niente da ridire, dico solo che ci sono umoni e donne che per esempio sono nati nel corpo sbagliato”
“parli dei froci?”
“preferisco omosessuali”
“chiamali come ti pare sempre froci sono”
Queste conversazioni sono sempre uguali, lei si arrabbia e poi non mi rivolge più la parola per tutta la mattina. A volte la strozzerei, altre penso che non può avere un fidanzato perchè nessun uomo può sopportare una donna così.
Che vada in Messico ma ci resti, io preferisco le donne donne come Susanna che fa la prostituta per campare suo figlio e non fa tanti discorsi.

Tutto qui/10

Viscontessa, 24 febbraio 2009

Il mercoledì successivo torno al BellaBlu e rivedo Veronica. Ha una voce potente ma dolcissima e mi scopro ad invidiare l’uomo che possa godere nell’intimità di una voce così soave.
Mi viene in mente proprio il termine “soave” perchè Veronica mi ricorda la cantante del coro della parrocchia nella quale mi portava mia nonna subito dopo la morte di mio padre.
“nonna quella signora ha una voce bellissima…. cioè secondo me la Madonna quando cantava a Gesù Bambino aveva proprio quella voce lì”
“Una voce soave,”, rispose mia nonna, e quel termine da allora mi è rimasto in mente.

Mi siedo ad un tavolino da solo e l’ascolto pensando a mia nonna e a mia madre e poi al babbo e al nonno e a tutte quelle persone a cui ho voluto bene da bambino. Veronica pare non avermi neanche notato ma è sposata e io non sono lì per quello.
Poi, a fine spettacolo, Veronica scende dal palco e si siede al mio tavolo. “solo?”. Si solo, sono venuta per ascoltare te. “e che fai dopo di bello?”.
“niente, vado a casa”
“solo soletto?”
“beh si, e tu? Tuo marito non viene a prenderti stasera?”
“si, è già qui, lo vedi quel tipo seduto a quel tavolo? Beh è lui”
“è lui? E come mai allora tu sei qui seduta con me?”
“perchè volevo conoscerti”
“e tuo marito che dice?”
“niente”.
Poi fa una pausa e mi guarda diritto negli occhi “lui è contento quando conosco altri uomini”.
“contento? Io non lo sarei”
“ma lui lo sa che lo amo e non lo tradirei mai. Anche io sono contenta quando lui conosce altre donne”
“tu non sei gelosa?”
“no, perchè dovrei? Lui può fare l’amore con tutte le donne che vuole, nel sesso non c’è niente di male, l’importante è che ami solo me. E io lui”
“cioè anche tu fai l’amore con altri uomini e lui è contento?”
“certo, se sono contenta io è contento anche lui”.
“accidenti però”
“Lo sai che mi piaci? senti, ti va di venire a casa mia?”
“non lo so, cioè sei sicura che tuo marito sia contento?”
“certo che sono sicura”.

Veronica sta in uno dei quartieri più belli della nostra città. Ci andiamo con la sua auto perchè promette di riaccompagnarmi più tardi alla mia e durante il viaggio parla come se niente fosse, come se fossimo due colleghi che vanno a lavorare insieme.
Io gli racconto che vivo solo con mia madre, gli parlo di Luana e quando lei mi chiede cosa ne penso del sesso alternativo, mi viene in mente uno dei miei fumetti porno preferiti nei quali la protagonista si veste da suora e va a portare sollievo tra i carcerati di una colonia penale.
E gli parlo anche di quello.

Quando arriviamo a casa sua Veronica sa praticamente tutto della mia vita, con lei mi riesce facile parlare e poi ha quella voce dolce e “soave” che ti avvolge e ti fa sentire al sicuro.
Io invece della sua vita non so niente di più di quello che sapevo prima di uscire dal locale e quando lei apre la porta del suo appartamento e vedo suo marito, mi ricordo all’improvviso che è sposata e quasi quasi mi viene un colpo.
“Entra dai” mi dice il marito “non avere paura” mi giro per cercare conferme nello sguardo di Veronica e ritrovo nei suoi occhi tutta la dolcezza della sua voce.
“ciao” mi dice il marito “io sono Umberto” mi porge la mano in un gesto amichevole.
Forse, mi dico mentre mi accomodo su un grande divano nero in mezzo alla sala, ho capito male e Veronica vuole solo fare amicizia.
Ancora mi vergogno per aver frainteso le intenzioni di Andrea e della ragazza la settimana precedente. Per questo non dico niente.
Umberto è molto gentile, mentre Veronica prepara qualcosa da bere per tutti e tre, lui fa di tutto per mettermi a mio agio e quando finalmente sua moglie torna tra noi mi chiede se mi piace Veronica. Io mi sento un po’ a disagio ma poi mi dico che sono persone gentili e molto simpatiche e che probabilmente in un certo ambiente le cose funzionano così.
Anzi, quando Veronica mi dice che sono proprio simpatico, mi sento quasi gratificato da tante attenzioni e mi lascio andare parlando del mio lavoro e delle difficoltà a cui devo andare in contro quando il locale è pieno di gente e devi accontentare tutti in tempi rapidi. Loro mi ascoltano interessatissimi come se fare il barista fosse il lavoro più bello del mondo e nel frattempo Veronica si slaccia qualche bottone della camicetta e io adesso posso intravedere il suo seno e immaginarmi la sua voce nel mezzo. Poi si avvicina un po’ a me e mi appoggia una mano sulla coscia.
D’istinto guardo Umberto preoccupato per la sua reazione, ma lui mi sorride e con un cenno della testa mi invita a lasciarmi andare.
Forse ho frainteso ancora una volta e quello di Veronica è un gesto di affetto, un modo di fare tra amici in un certo ambiente ma lei mi slaccia la cerniera dei pantaloni e mi infila dentro una mano.. “ti piacerebbe fare l’amore con Veronica?” a parlare è Umberto e per quanto il mio cervello voglia rispondere no, non così, il mio cazzo parla per me e gli risponde “certo”.
“e ti dispiace se io guardo?” se guardi no, l’importante è che non tocchi brutto pervertito, ma mentre cerco le parole per rispondergli educatamente, Veronica è già sparita tra le mie gambe e l’unico suono che mi esce dalla bocca è un gemito. Cazzo che storia penso mentre lei mi fa impazzire con la lingua ma quando sto per esplodere lei si tira su, mi prende per la mano e mi porta in camera da letto. Umberto non ci segue, o almeno non subito, arriva poco dopo mentre io pompo su quella troia come un dannato. “Veronica, Veronica…. lo sai che non devi fare così” la voce ancora una volta è quella di Umberto e per un attimo mi si gela il sangue nelle vene ma poi mi dico che me lo ha chiesto lui e ricomincio “hai ragione paparino, sono stata cattiva, sono stata proprio cattiva, sono proprio una troia paparino”.
“e allora lo sai Veronica che ora ti devo punire” Ma che cazzo sta succedendo? Vuoi vedere che era tutto uno scherzo e ora il pervertito mi ammazza?
“Evaristo, dobbiamo propria punirla questa puttana che ne dici?” e che ne dico? E che cazzo ne so? Ma che vogliono da me questi? Ma che significa “paparino” ? Cazzo ma questo è suo padre?
Ma le domande non fanno in tempo a formularsi nella mia mente che Umberto tira fuori un frustino e Veronica sgusciandomi da sotto, si mette a culo all’aria.
“Evaristo che ne dici se la punissi tu? Tieni prendi questo frustino e colpisci le chiappe sode di quella puttana”.
“si dai Evaristo, frustami, puniscimi perchè io sono una bambina cattiva, una bambina tanto cattiva, sono una puttana, la tua puttana….”.

Quando esco da casa di quei due pervertiti sono così sconvolto da non accorgermi neanche di avere le mani leggermente sporche di sangue. Le ho frustato il culo a quella puttana fino a farle uscire il sangue mentre lei cantava con la voce più soave che avessi mai sentito. Più la frustavo più lei cantava e quando ho smesso mi sono accorto di esserle venuto sul quel culo rosso e gonfio mentre Umberto le infilava in bocca il suo cazzo.
Sono fuggito di corsa, ho preso un taxi e sono tornato al BellaBlu dove ho ripreso l’auto per tornare a casa e non tornare mai più in quel locale.

Tutto qui/9

Viscontessa, 18 febbraio 2009

La prima volta che sono uscito con Andrea siamo stati al Bella Blu un locale di periferia dove il mercoledì sera fanno musica dal vivo, e la figa, come diceva Andrea, pullula.
Lui frequentava la palestra ormai da quasi sei mesi e io allora lavoravo in un ristorante come cameriere. Al Bella Blu, come aveva promesso, era pieno di donne e molte di loro era da sole. Evidentemente cercavano compagnia e noi eravamo lì pronti a dargliela.

Veronica ha i capelli rossi e il culo grosso. Mentre guardo le ragazze sedute ai tavoli con le amiche, lei sale sul palco e attacca a cantare. Ha una voce potente che fa venire i brividi e quasi mi commuovo a sentirla cantare. E’ come se mi scioglesse qualcosa dentro e quando lei fa una pausa io mi avvicino e glielo dico.
“hai una voce bellissima”
“grazie”
“posso offrirti qualcosa da bere?”
“ti ringrazio ma devo tornare sul palco”
“e quando finisci?”
“fra un’ora circa ma viene a prendermi mio marito”
“ah sei sposata”
“già” e sorride.
“ma tu vieni sempre a cantare in questo locale? Voglio dire dove lavori di solito?”
“ho un contratto con il BellaBlu per due mesi. Canterò qui ogni mercoledì sera e se torni ad ascoltarmi mi fa piacere”
Quando torno al nostro tavolo trovo un paio di ragazze con le quali Andrea ha fatto amicizia durante la mia assenza. Gli sta parlando della vacanza che vorrebbe fare a Sharm el Sheik e una di loro sta dicendo che è un posto meraviglioso pieno di gente e con un mare bellissimo. Beviamo qualcosa e poi beviamo ancora, Veronica riattacca a cantare ma la sua voce, filtrata dall’alcool che ho in corpo, mi giunge ovattata e le sensazioni che ne ricevo sono meno intense.

Una delle ragazze seduta al tavolo con noi sta dicendo che i ragazzi di oggi a letto sono una frana. Ha bevuto parecchio, la sua voce è leggermente impastata, ride spesso e usa termini volgari che mi disturbano.
Andrea pare perfettamente in sintonia con la situazione e provoca la ragazza invitandola a spiegarci come dovrebbe essere un uomo a letto per soddisfarla.
Lei ride ancora, farfuglia qualcosa su un giusto equilibrio tra dolcezza e brutalità poi si rivolge all’amica e chiede conferme. L’amica sembra più timida, lì per lì non sa cosa rispondere poi si lascia andare e dice che gli uomini di oggi si tirano indietro.
“in che senso?” gli chiede con l’aria da finto ingenuo Andrea.
“nel senso che a parole son tutti bravi ma poi nei fatti la maggior parte degli uomini si tirano indietro”.
“io non mi tiro indietro” dice Andrea questa volta fintamente offeso.
“sicuro?” fa lei maliziosa
“se non ci credi mettimi alla prova”
Lei non risponde, finge di pensarci su mentre finisce di scolarsi da bere poi si avvicina ad Andrea e gli dice qualcosa piano. Parlano per un po’ tra loro, io chiedo all’altra ragazza cosa fa nella vita poi Andrea si alza e dice usciamo. Anche la ragazza si alza e mi dice dai vieni anche tu. La sua amica invece resta seduta al tavolo, vi aspetto e ordina ancora da bere. Cosa faccia nella vita non l’ho mai saputo.
Fuori l’aria è fredda e la ragazza ride sguaitamente. Andrea l’appoggia al muro e la bacia. Si stacca da lei e le appoggia la patta sul bacino. Posso vedere anche da distanza la sua erezione. Lei ride ancora e si lascia toccare da Andrea che adesso le mette una mano sul culo e la testa tra le tette. Fuori l’aria è fredda e la strada è illuminata, Andrea la prende per mano e dice andiamo. Si gira e mi fa l’occhiolino, giriamo l’angolo e l’apertura automatica della sua auto fa lampeggiare le frecce. Saliamo tutti e tre in macchina e io ho il cazzo duro e la testa che mi gira. Andrea apre il cruscotto della macchina e prende qualcosa. La ragazza canticchia il motivetto che poco prima cantava Veronica, io, seduto nel sedile di dietro, mi slaccio i pantaloni, Andrea si solleva leggermente sul sedile e armeggia con la patta, la ragazza si avvicina ad Andrea e le sussurra qualcosa nell’orecchio, poi si girano entrambe e mi guardano. “Evaristo, c’hai mica una cartina?”.
Quando scendiamo dalla macchina vomito sul marciapiede, mi gira la testa e sudo freddo, ho i brividi e la gola mi brucia. “Eva stai bene?” mi dice Andrea. Faccio cenno di si con la testa mentre la ragazza sembra persa dietro ai suoi pensieri. “ma non avevi mai fumato?”. Faccio cenno di no con la testa. Questa volta è lui a ridere. “ma dove cazzo hai vissuto fino ad oggi?”. Poi mi riporta in macchina e mi fa sedere accanto a lui mentre la ragazza si butta sui sedili di dietro e si rimette a canticchiare.

Quando torniamo nel locale Veronica non c’è già più. Ci sediamo al tavolo ma Andrea e la ragazza adesso sembrano assorti da altri pensieri. Ordinano una fetta di torta al ciccolato e la divorano in silenzio mentre il mio stomaco si rivolta un’altra volta. Vado in bagno e vomito ancora, quando torno al tavolo le ragazze se ne sono andate e Andrea mi accompagna a casa senza dire una parola.
“Eva” mi fa sotto casa prima di salutarmi “hai la patta slacciata”.

Tutto qui/8

Viscontessa, 15 febbraio 2009

La nonna è stata dimessa dopo una settimana.
Dopo la tentata fuga mia mamma non si è più mossa dall’ospedale. Tornava a casa soltanto la sera per qualche ora e in quelle ore andavo io a tener compagnia alla nonna.
Niente dentiera e gli occhiali non siamo più riusciti a trovarli.
Lei se ne stava lì in quel letto come se fosse morta. L’infermiera mi dice che è per colpa dei sonniferi che gli danno per farla dormire la notte. L’infermiera mi dice che a quell’età lì è normale soffrire di insonnia e quando io gli dico che mia nonna non ne ha mai sofferto, lei mi spiega che prima o poi doveva succedere. Forse è stato per colpa di quella botta in testa.
Mi torna in mente lo stura lavandini e la tentata fuga. Ma non dico niente.
La ferita comunque si sta rimarginando bene e gli fanno anche un sacco di analisi.
A volte mentre gli infilano aghi e flebo o mentre gli cambiano il sacchetto dell’urina e gli passano le medicine, ho come la sensazione che sai un modo per fargli il passare il tempo.
Lei è sempre piuttosto imbambolata ma le poche volte che parla si lamenta per un ago, per una posizione scomoda o per un dolore qui e lì.
Di tornare a casa non ne parla più come se si fosse rassegnata al suo destino di vecchia e quando una settimana dopo le dicono che può tornare a casa sembra quasi che la prospettiva non le interessi.
“A cosa servono tutte queste analisi?” avevo chiesto un giorno all’infermiera
“Sono analisi di controllo, sua nonna è molto anziana e prima di dimmetterla è meglio andare sul sicuro”.
Un giorno mi trovo lì anche quando passa il medico per il solito giro di visite.
“come sta signora oggi?” le urla usando un tono di voce molto alto e scandendo le parole come se parlasse con un sordo. Poi si rivolge a me e mi dice “lei è il nipote? La vedo bene oggi la nonna se continua così tra qualche giorno la mandiamo a casa”.
“E’ contenta signora di tornare a casa?” ma la nonna non risponde. Forse dorme.
“veramente” azzardo a quel punto “da quanto è stata ricoverata mi sembra un po’ mogia”
“ma è normale, vero signora? D’altra parte a questa età, prima di dimetterli, bisogna essere sicuri” poi prende la cartellina in fondo al letto della nonna e prima di leggere mi fa
“cosa ha avuto la signora?”
“è caduta e ha battuto la testa”
“mmmm, gli è andata bene che non si è rotta niente, e le lastre cosa dicono?”
“veramente non gliele hanno fatte”
“mmmm, si vede che non era niente di grave, e ora come sta?”
“bene, o almeno la ferita bene, poi lei è sempre addormentata”
“prende qualcosa per dormire?”
“a casa non prendeva niente ma qui so che la sera le danno un sonnifero”
“ah ma lei è quella signora che ha cercato di scappare?”
“già è lei”
“ad una certa età bisogna fare attenzione. La nonna dove vive?”
“a casa sua”
“da sola?”
“si”
“Avete già pensato a come organizzarvi quando esce di qui?”
“in che senso scusi?”
“non so se sia il caso di lasciarla a casa da sola”
“va mia mamma a trovarla tutti i giorni”
“ma la notte? Resta sola?”
“di solito si”
“io ci penserei, dopo quello che è successo forse sarebbe il caso di pensare ad un aiuto”
“dice che potrebbe ricadere?”
“anche, ma quello che mi preoccupa di più in questo momento è la possibilità che possa fare qualcosa di pericoloso per la sua incolumità”
“tipo accendere un fornello e dar fuoco alla casa?”
“speriamo di no ma se per esempio tentasse di uscire da sola come ha fatto l’altro giorno qui in ospedale…..”
“dice?”
“non lo so, io la nonna non la conosco ma ad un certa età le persone anziane vanno seguite e tenute sotto controllo”
“e quindi?”
“mah non so, io però comincerei a pensare ad una casa di riposo o, se sua madre sta con sua nonna tutto il giorno, a qualcuno che gli tenga compagnia la notte. Poi non conosco la vostra situazione familiare ma anche portarla a vivere a casa con sua figlia…. sua madre giusto?”
“si, è mia madre ma non so se la nonna vorrebbe venire a vivere con noi”
“lei vive con sua madre?”
“si, siamo io e la mamma”
“vabbè insomma, vedete voi, magari parli lei con sua madre e le faccia presente la situazione”
“senz’altro ma…. cosa gli devo dire che ha la nonna perchè non ho capito bene”
“guardi il quadro clinico nel complesso è buono, qualche acciacco dell’età, la pressione un po’ alta e il cuore affaticato ma a parte questo niente di particolare”
“ah, dice che però sarebbe meglio che non stesse da sola per quella cosa dell’età e che potrebbe farsi del male”
“glielo dico soprattutto perchè una certa demenza senile a questa età è da mettere in preventivo”
“demenza senile? Cioè praticamente vorrebbe dire che potrebbe come….. rincoglionirsi? Scusi il termine”
“non userei termini così forti, tutto sommato sua nonna sta bene, VERO SIGNORA CHE STA BENE? Però insomma, ecco, io ci penserei su”.

La sera stessa ne parlo a mia mamma.
“come demenza senile? Ma cosa ti ha detto di preciso il medico?”
“te l’ho detto, ha detto che la nonna soffre di demenza senile e che non possiamo più lasciarla da sola”
“ma da quando? Se fino a ieri stava benissimo e si ricordava le cose ancor meglio di me? A parte il fatto che è scivolata su quel tappetino del bagno (maledetto tappetino ma ora lo levo) non capisco da dove venga fuori questa cosa della demenza senile”
“si mamma però l’hai vista anche tu la nonna come sta, prima cade, poi le viene in mente quella cosa dello stura lavandini, infine tenta di scappare dall’ospedale e adesso è sempre lì che dorme o si lamenta per un’iniezione”
“madonnina che spavento, quando l’infermiera mi ha svegliato per chiedermi dov’era la nonna pensavo di morire”
“ma lei poi che ti ha detto?”
“mi ha detto che voleva tornare a casa, che stava bene e voleva tornare a casa, ma lo sai che si era tolta da sola la flebo, si era rivestita e aveva nascosto il sacchetto delle urine in borsa”
“ ti sembra una cosa normale?”
“gliel’ho detto anche io, ma dove credevi di andare? E lei mi ha risposto che voleva andare all’accettazione per firmare le dimissioni volontarie e poi voleva andare a casa”
“ e come pensava di fare?”
“dice che voleva prendere un taxi. E come lo avresti pagato? Gli ho detto. Bene, mi fa lei, una volta arrivati a casa gli dicevo al taxista di aspettare un attimo e andavo in casa a prendere i soldi. E il catetere? Se non me lo levava un’infermiera dell’ospedale prima di dimettermi, chiamavo il mio dottore e me lo facevo togliere.”
“in gamba però la nonnina”
“non dire sciocchezze, quando l’hanno riportata in corsia urlava contro le infermiere come un’aquila. Tu la sentissi! Mi sono vergognata come una ladra, poi per fortuna gli hanno fatto un’iniezione e si è addormentata”
“si ma da allora dorme sempre”
“ma no, non è che dorme, gli danno qualcosa per farla star tranquilla che altrimenti hanno paura che si faccia male. Comunque adesso il problema è un altro, come si fa quando la dimettono?”
“io di queste cose non me ne intendo, e poi sei tu che devi decidere visto che è tua madre”
“povera donna, mi si stringe il cuore all’idea di metterla in una casa di riposo, ma qui……come faccio a portarla qui? Non c’è posto e poi anche tu hai bisogno della tua libertà e con la nonna qui sarebbe tutto molto più difficile. Forse un giorno se almeno tu ti sistemassi…..”
“mamma, non è mica colpa mia se non riesco a trovarmi una fidanzata”
“lo so, lo so e non devi metterti fretta, non volevo certo dire questo, sei ancora giovane e hai tutta la vita davanti, vedrai che prima o poi una brava ragazza la trovi”
“e poi se non la trovo pazienza, io qui con te ci sto bene e se devo sposarmi con una che non ha voglia neanche di rifare un letto preferisco rimanere dove sono”
“Evaristo ma le ragazze di oggi lo sai come sono fatte, lavorano, escono con le amiche, vanno in palestra…. hanno mica più voglia di star dietro a certe cose”
“E allora che restino a casa loro, io una che invece di stare con me esce con le amiche non la voglio”
“ Questi sono i giovani di oggi, io non li capisco ma pensavo che almeno tu che sei giovane certe cose le capissi. A proposito, lo sai che giorni fa ho visto la Luana?”
“quella stronza”
“non mi è piaciuta per niente, era in compagnia di uno tizio che a te non ti lega neanche le scarpe. E poi vedessi come è invecchiata! Quasi quasi non la riconoscevo neanche”
“che si fotta”
“Evaristo! Ma come parli?”
“scusa mamma, hai ragione, che si mangia di buono per cena?”
“che ti preparo?”
“non lo so, che c’è?”
“niente perchè con questa storia della nonna in ospedale non son riuscita neanche a far la spesa, ma dimmi cosa vuoi e scendo giù dalla Marisa a prenderti qualcosa, ti vanno due tortellini?”
“no, meglio di no….. sai cosa mangerei volentieri? Un po’ di pesce”
“ti faccio due spaghetti con le vongole che quelle dovrei averle nel freezer? ”.
“ottimo, io tanto vado a farmi una doccia che sono stanco”.

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