Incentivo alla rottamazione femminile per incrementare il mercato della Velina

Viscontessa, 16 Aprile 2008

E così da oggi non servo più a nessuno.
Non che sia mai servita a molto ma fino ad oggi mi ero illusa di servire almeno a rappresentare in piccola parte, almeno nel mio piccolo, quell’ideale, quel concetto di bene che pensavo fosse universalmente riconosciuto anche se non da tutti condiviso.
Non è vero che il bene o il male assoluto non esistono, siamo noi esseri umani che non riusciamo quasi mai a perseguirli fino in fondo tanto da renderli due concetti così sbiaditi e talvolta intercambiabili, ma il bene, se ci sforziamo di non umanizzarlo, esiste eccome e ognuno di noi in cuor suo, sa sempre esattamente dove sta.
Per questo fino ad oggi mi sentivo dalla parte del giusto, dalla parte di coloro che lottano per far emergere quel bene sotterrato da coltri di ipocrisia, di egoismo e di paura e non perchè io sia immune dalle umane debolezze ma perchè il riconoscerle come tali è l’unico modo per superarle.
Il bene esiste, o almeno esisteva fino ad oggi, e non aveva bisogno di essere rappresentato da una falce e martello, da un’ideologia politica e neanche da una fede religiosa per quanto proprio grazie al fondatore del cristianesimo lo si poteva definire con due semplici concetti come ama il tuo prossimo come te stesso e non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te, tuttavia la sinistra, in qualsiasi contesto sociale e politico si sia sviluppata, aveva sempre rappresentato quell’ideale di giustizia sociale che è appunto il bene. Che poi la storia ci abbia insegnato che le modalità con le quali si è cercato di raggiungerlo siano state spaventose come quelle di chi ha sempre rinnegato l’eguaglianza tra gli uomini, è un altro discorso e riguarda semmai la difficoltà degli esseri umani di superare le proprie debolezze, ma il bene non poteva e non doveva essere un concetto da mettere in discussione.
Non lo abbiamo messo in discussione nonostante per secoli la Chiesa Cattolica che ne aveva monopolizzato il concetto, si fosse macchiata delle peggiori nefandezze e non dovevamo permettere che fosse messo in discussione adesso perchè era l’unico valore che ci restava da condividere.
Abbiamo lasciato in questi mesi che personaggi come Ferrara lo strumentalizzassero per soddisfare il proprio ego costringendoci, in un gioco al massacro del più debole, a difendere la nostra libertà di abortire per difenderci a nostra volta dagli uomini. Lo abbiamo sacrificato votando per chi ci aveva promesso soltanto di riconoscerlo ancora come tale senza tuttavia impegnarsi a fare niente per raggiungerlo, abbiamo tentato di rappresentarlo mettendoci in vetrina come icone di quelle ingiustizie sociali che non riconoscono alle donne alcun potere e lo abbiamo smussato, aggiustato, ridimensionato, rivisitato e rimodellato nella speranza che una versione edulcorata del bene potesse ancora salvarsi dalla deriva nel quale è finito.
E forse è questo che abbiamo sbagliato, mentre noi cercavamo di smascherare l’avversario per dimostrare che non fa il nostro bene ma soltanto il suo, l’avversario ha ribaltato il concetto di bene che non si trasmette più agli individui tramite il contesto nel quale vivono ma si trasmette al contesto nel quale vivono tramite il proprio personalissimo ed egoistico bene. Per chi ce la fa, per gli altri pace.
Fammi godere baby che dopo ti faccio un regalino.

E così da oggi non servo più a nessuno.
In un paese dove tutto si può comprare, persino il concetto di bene, come contribuente non valgo niente. E per quella cultura della velina che evidentemente invece piace tanto anche alle donne non servo a niente nè come donna da piacere onanistico né come femmina da riproduzione.
E infine, ora che la sinistra non ha più bisogno neanche del mio voto, non servo più né per difendere le sue idee e neanche per diffondere le mie.
Sono due giorni che sento e vedo parlare solo uomini, solo politici, solo giornalisti, solo opinionisti e volendo solo blogger. Pensate, per esempio, che a qualcuno interessi leggere questo post?
Non oggi, non adesso, non in questo momento che ci sono cose più importanti di cui parlare.

Political Minds

Viscontessa, 6 Aprile 2008

Fortunatamente tra una settimana si vota. Da martedì prossimo spero di tornare ad essere una semplice cittadina italiana con tutti i miei problemi e tutti i miei telefilm preferiti.
Nell’attesa, mentre faccio zapping con il telecomando per scoprire dove sono finiti i serial killers di Criminal Minds, mi domando cosa mi offriranno domani, come donna, i politici seriali del nostro paese.
L’ultima novità, solo in ordine di tempo, è quella dell’assicurazione per le casalinghe proposta da Veltroni che confronto al milionario da sposare suggerito da Berlusconi e la maternità ad oltranza predicata da Ferrara, mi pare anche la proposta più sensata; sarà perché, attestata la difficoltà delle donne di fare carriera e quella ancor più gravosa di conciliare la maternità con le difficoltà di carriera, temo che tornare ad occuparsi di macchie difficili e pavimenti da igienizzare, potrebbe rappresentare un sollievo per milioni di donne.
Certo una trentina di anni fa non avrei mai immaginato che a tutt’oggi le casalinghe potessero ancora rappresentare una vera e propria categoria femminile da difendere e tutelare, diciamo che sull’onda delle rivoluzioni sociali degli anni 70, mi aspettavo che quegli uomini che per la prima volta allora si avvicinavano ad una pila di piatti da lavare, avrebbero poi fatto progressi sufficienti a garantirci che i lavori domestici non sarebbero più stati una prerogativa di genere, tuttavia visto che tutto il loro contributo si è alla fine concretizzato con l’acquisto della lavastoviglie, ben venga un’assicurazione per l’uso, per esempio, del ferro da stiro che quello, non si sa com’è, è tuttora un’arma che sanno usare solo le donne.
Devo però ammettere che nonostante la rassegnazione con la quale ho trovato la proposta meritevole di attenzione, non ho potuto fare a meno di chiedermi quali potrebbero essere i criteri adottati per stabilire l’appartenenza alla categorie delle casalinghe. La maggior parte delle donne infatti, è comunque casalinga anche se ha un lavoro fuori casa e spesso c’è anche una suocera, una mamma o una zia che in qualche modo contribuiscono alla gestione casalinga della famiglia. Tutte donne , insomma, che potrebbero infortunarsi a casa nostra magari proprio nostra suocera che potrebbe bruciarsi con il ferro mentre sta stirando la camicia di suo figlio.
Tanto già mi immagino le disastrose conseguenze di una simile iniziativa. “caro, tagli tu il pane?” “Scherzi! Se mi taglio io non sono assicurato”.

Dopo Cenerentola rivoglio anche la matrigna

Viscontessa, 16 Marzo 2008

Diciamoci la verità, l’invito rivolto alle giovani da Berlusconi di sposare un milionario per sistemarsi, non è poi così lontano da quello rivolto dai parenti a molte fanciulle in età da marito. La differenza riguarda come sempre il contesto nel quale si dicono certe cose ma in un paese vecchio come il nostro nel quale buona parte della popolazione femminile è nata prima che alle donne fosse riconosciuto persino il diritto di voto, certe proposte non dovrebbero scandalizzare più di tanto.
Il problema, semmai, è che da allora le donne hanno fatto qualche timido progresso e adesso, in alternativa al buon matrimonio, le donne possono scegliere di pensare al proprio futuro anche trovandosi un buon lavoro per quanto questa possibilità resti tuttora molto più scarsa di quella di incontrare un milionario.
Tuttavia se non si intende creare le condizioni per offrire maggiori opportunità di lavoro per le donne, bisognerà che almeno gli si offrano più milionari da sposare ma soprattutto che si pensi anche a tutte quelle donne che non sono più in età da marito. Largo ai giovani, certo, ma dopo anni nei quali non si è lesinato sulla necessità di mantenersi giovani e in forma il più a lungo possibile, né su quella di denigrare il posto fisso, ecco che adesso il nostro paese è pieno di giovani “bamboccioni” con il loro lavoretto da precari, la loro cremina anti rughe e un futuro più incerto di quando avevano vent’anni.
Per questo Berlusconi, difensore della vecchia scuola di pensiero del buon matrimonio ed entusiasta sostenitore della giovinezza ad ogni costo, adesso bisognerebbe che si occupasse di offrire una soluzione anche per il futuro delle donne appartenenti a questa tipologia di italiano medio.
E mi chiedevo se a tal proposito, per esempio, non si potesse tirare fuori dalla naftalina dei romanzi d’appendice anche la figura del ricco vedovo in cerca di una donna che faccia da madre alle sue figlie e magari rivalutarlo offrendogli una candidatura per le prossime elezioni.

Pubblicato su il firenze di oggi
Su Sorelle d’italia

Lo fanno per noi

Viscontessa, 14 Marzo 2008

Sono circa 140.000 i bambini “uccisi “ ogni anno nel nostro paese a causa della legge 194 sull’aborto e sono invece circa 1.400 i lavoratori che ogni anno si “suicidano” a causa della legge 626 per la sicurezza sul lavoro. Numeri impressionanti se si pensa che la proporzione è di 1/100 e che basterebbe ridurre il numero degli omicidi per incrementare quello dello suicidi.
La pensa così Giuliano Ferrara con la sua battaglia contro l’aborto ma la pensa così anche Emma Marcecaglia che nel suo esordio come neo presidente della Confindustria, si dichiara subito contraria ad una logica delle sanzioni in tema di sicurezza sul lavoro.
La 626 infatti è una legge vecchia di oltre dieci anni che tra l’altro non tiene conto dei progressi fatti dal mondo del lavoro in quest’ultimo decennio e ormai in grado per esempio di riconoscere lo status di lavoratori in regola, persino a precari con contratti di collaborazione anche solo di pochissimi mesi. Non si parla però, almeno in questa prima fase, di abolizione, ma di applicazione integrale della legge 626 che in fatto di sicurezza prevede tra l’altro l’assunzione di importanti responsabilità anche da parte dei lavoratori ai quali per esempio, in presenza di queste nuove tipologie contrattuali, viene ancora negata la possibilità di essere riconosciuti pienamente responsabili della loro sicurezza.
Una situazione questa che può essere risolta solo trovando finalmente il coraggio di ammettere che la legge 626 è una legge contro ai lavoratori, privati della possibilità di esprimere al meglio la loro ingegnosità per sopravvivere, ma soprattutto costretti a vedere sminuito il ruolo per il quale sono stati scelti.
Le donne sono nate per essere madri e i lavoratori per lavorare, basta con queste leggi che ci impediscono di svolgere al meglio la nostra funzione.

Pubblicato su Paparazzin
Su Macchianera

Dialoghi di una massaia e del suo brufolo

Viscontessa, 12 Marzo 2008

- Mi porti fuori? Sono giorni che non usciamo di casa.
- No, non ho voglia
- Uffa però, io mi annoio
- Allora vattene
- Come vattene? Sono appena nato e già mi vuoi abbandonare?
- Fosse stato per me potevi anche evitare di venire al mondo.
- Assassina!
- Guarda che sei solo un brufolo mica un embrione.
- E che significa? Sono un ammasso di cellule e carne e sangue e altre cose…..
- Si vabbè, meglio che lasciamo fare
- Come lasciamo fare? Se non mi porti fuori almeno fai due chiacchiere con me
- Non ho niente da dirti, mi fai schifo e basta.
- Ti faccio schifo? Ma sono sangue del tuo sangue, carne della tua carne e potenzialmente una malattia virale.
- Non vale, il tuo DNA è identico al mio. Devi trovare un’altra scusa.
- Dici che è una questione di DNA?
- Non solo, non ti illudere, deve essere DNA umano perchè gli animali non contano.
- Ma i virus non sono animali.
- Ma neanche persone. Potresti avere chance se fossi una malattia genetica ma ormai è troppo tardi.
- Per quello avrei dovuto avere dei cromosomi da mischiare come un mazzo di carte.
- Appunto, è troppo tardi, sei solo un brufolo e non conti niente.
- Però io mi annoio.
- I brufoli non si annoiano.
- Questo lo dici tu! Cosa ne sai dei progressi della scienza? Magari tra qualche anno si scopre che i brufoli sono i responsabili del vostro desiderio di noccioline, e cambia tutto.
- Quelli sono i “geni”
- Cosa vorresti dire che io sono scemo?
- Non quei “geni” e comunque si, tu sei scemo.
- Vabbè anche voi donne fino a poco tempo fa non avevate l’anima.
- Che c’entra adesso? Stiamo parlando di scienza non di religione
- E la scienza cosa stabilisce circa la definizione di “persona”?
- Le persone sono gli esseri umani, semplice.
- Quindi per la scienza un embrione è una “persona”
- Non fare il furbo con me, alla scienza non frega niente della definizione di “persona”
- Mi annoio, mi porti fuori?
- Ti ho detto di no.
- Dì la verità ti vergogni di me.
- Effettivamente sei proprio brutto.
- Razzista! Tu vorresti un mondo perfetto, tutti alti, belli, biondi e senza brufoli.
- Mi basterebbe un mondo senza brufoli.
- Lo dici adesso ma poi non ti accontenteresti e dopo aver eliminato noi brufoli ti verrebbe voglia di eliminare anche i tumori.
- Svegliati, sono decenni che l’uomo sta cercando di eliminare i tumori, potendo non sarebbe meglio evitarli?
- Quanta cattiveria nei confronti delle malattie meno fortunate di me! Fosse per te non esisterebbe neanche la sindrome di Down!
- Che palle con questa sindrome di down, ma è mai possibile che quando si parla di disabili esistano solo loro?
- Se ti sentono te ne accorgi!
- Senti guarda non ti ci mettere pure tu, quello che voglio dire è che quando si vuol trasmettere un messaggio positivo di disabilità, si parla sempre della sindrome di down.
- Vebbè certo, gli affetti da questa sindrome sono quasi sempre felici, fanno tenerezza, e spesso riescono anche ad integrasi abbastanza bene nella società.
- Si appunto, prova a chiedere a qualcuno affetto da spina bifida come se la passa.
- Guarda che il mondo è pieno di persone affette anche da gravi handicap che vivono serenamente!
- Certo, ma prova a chiedergli se potendo rinascere vorrebbero rinascere così.
- E quindi tu vorresti ammazzarli prima di farli nascere?
- Se anche solo mi sfiorasse l’idea di ammazzare qualcuno ti avrei già fatto fuori da pezzo.
- Mi fai paura.
- E tu mi fai schifo.
- Mi annoio, mi porti fuori?
- Ti ho detto di no.
- Uffa, e poi non è neanche colpa mia se sono venuto al mondo, te lo l’ho chiesto io? No, eppure lo sapevi che a fare certe cose si corre il rischio che nascano i brufoli.
- Che vuoi dire? Io faccio di tutto per evitarli
- Proprio di tutto non direi, per essere sicura al cento per cento la cosa migliore sarebbe l’astinenza.
- E secondo te io non dovrei mangiare?
- E’ l’unico sistema che da risultati certi.
- Si, compresa la morte.
- Si chiama estinzione
- Cosa?
- Quando una comunità pratica l’astensione finisce per estinguersi
- Ma stiamo parlando di me non di una comunità, e di cibo non di sesso.
- Mangiare è un bisogno primario che l’individuo deve soddisfare per garantirsi la sopravvivenza, accoppiarsi è un bisogno primario che l’individuo deve soddisfare per garantire la sopravvivenza della specie. La natura se ne sbatte i coglioni di lui e della sua comunità, quando non ci sono più loro, avanti il prossimo. La vita è sempre in agguato.
- Ci mancava solo il brufolo filosofo. Andiamo che ti porto fuori.
- Che bello! Allora usciamo?
- Si ma a te ti copro.
- Come mi copri?
- Senti, là fuori la vita è molto più semplice senza brufoli.
- Ma come ti permetti? dovresti vergognarti anche solo di pensarlo. Dovresti accettarmi per quello che sono invece di cercare di nascondermi.
- Se non ti accettassi non sarei qui a ragionare con un brufolo, non credi?
- Anche questo è vero ma allora perchè vuoi fare come quei genitori inglesi che vogliono operare la figlia down per nascondere i tratti somatici della sindrome?
- Caro mio, ma tu davvero credi che lì fuori ci sia un mondo pronto ad accettare le diversità, credi davvero che a qualcuno importi della vita umana in quanto tale o pensi veramente che tutti gli individui abbiano diritto alla stessa dignità?
- No, ma proprio per questo bisogna lottare perchè ciò avvenga!
- Si certo, ma se non vogliamo starcene qui a lottare fra me e te, prima di tutto dobbiamo trovare il modo di farci accettare dove ci sia un po’ più di pubblico che ci ascolti. E ora copriti che usciamo.
- Allora mi tieni così come sono?
- Avrei dovuto eliminarti subito, ormai mi sono quasi affezionata
- E io ti voglio quasi bene
- Se non la smetti quasi quasi ti schiaccio.

Ma che festa è se non c’è niente da festeggiare

Viscontessa, 5 Marzo 2008

Eppure non mi risulta che per il 1 maggio, festa dei lavoratori, si organizzino conventions operaie o che per festeggiare i lavoratori si offrano loro sconti particolari e promozioni commerciali dedicate alla categoria.
Sarà che la festa dei lavoratori, così come dovrebbe essere quella donna, nasce dalla necessità di una categoria di persone di attirare l’attenzione sui problemi che la riguardano e non da quella di fare per un giorno all’anno le stesse cose che fanno quelli della categoria opposta, e sarà poi che mentre ai lavoratori è stato concesso un vero e proprio giorno di festa, alle donne, per ricordare la loro condizione, si è concesso un semplice giorno feriale come agli innamorati per San Valentino o al Papà per San Giuseppe.
Forse avremmo dovuto chiedere un giorno di festa anche noi o forse, senza lasciarsi travolgere da un eccesso di fiducia, non avremmo dovuto scegliere di definire “festa” quella che in realtà è una ricorrenza.
Fatto sta che in un periodo storico come quello che va avviandosi ad una conclusione e nel quale alla lotta di classe per un ideale si è sostituita la lotta individuale per la visibilità, il malinteso ha preso talmente piede da essere ormai giunti al paradosso di chiedersi perchè non esista anche una festa dell’uomo come se veramente l’8 marzo rappresentasse l’occasione per esaltare i pregi della categoria e non quella per ricordare che le donne in tutto il mondo, compresi i paesi così detti civili come il nostro, non godono ancora dei medesimi diritti degli uomini e se nel nostro paese ciò avviene solo di fatto, altrove è la legge a stabilirlo.
E per questo per molti anni ho ignorato la festa della donna, troppo simile (nella migliori delle ipotesi) ad un’occasione per manifestare il proprio orgoglio di appartenenza e troppo paradossalmente lesiva per l’immagine di donne che come me non rivendicano il diritto di essere rispettate in quanto donne, ma quello, forse molto più ambizioso, di vivere in una società che esalti le differenze anziché tentare di annientarle.
Poi come spesso accade quando si comincia a percepire il fallimento del proprio operato, ecco che il passato torna ad essere l’unico punto di riferimento e la propria appartenenza ad un gruppo il rifugio nel quale nascondere la propria paura. Così di fronte al lento sgretolarsi del nostro stile di vita, ecco che si torna pescare, nel calderone di un passato neanche troppo remoto, ideali che pensavamo ormai seppelliti sotto alle macerie della spensieratezza di una società fondata sul mito delle veline e dei calciatori. Ed ecco che mentre le donne cominciano a prendere nuovamente coscienza di una condizione di svantaggio rispetto ai loro compagni, la politica, la Chiesa, le istituzioni, sferrano un nuovo attacco contro le donne tornando per esempio a mettere in discussioni leggi che potrebbero essere migliorate soltanto a fronte di cambiamenti sociali dai quali siamo lontani anni luce.
Per questo la ricorrenza dell’otto marzo quest’anno sarà diversa da quelle che l’hanno preceduta tanto che un po’ ovunque fioriscono iniziative in favore delle donne che quest’anno offrono la possibilità a chiunque di schierarsi non solo in nome della propria appartenenza di genere, ma in favore di chi è vittima del suo genere di appartenenza.
E per questo, nonostante le polemiche che hanno accompagnato le immagini di Oliviero Toscani scelto per promuovere l’iniziativa, raccolgo volentieri l’invito di Donna Moderna che quest’anno con la sua iniziativa, ha scelto di schierarsi nella battaglia contro la violenza sulle donne.
Per quanto riguarda Oliviero Toscani, invece, non credo che valga neanche la pena di parlarne. Ormai è la macchietta di se stesso e lo sono le sue campagne pubblicitarie prive di qualsiasi forma di provocazione se non quelle direttamente riconducibili alla sua persona.

Il programma “decodificato” della lista Pro-Life

Viscontessa, 26 Febbraio 2008

Ad uso e consumo di tutti coloro che non hanno capito che pro-file si nasconde dietro alla listra pro-life.

1.Promuovere legislativamente il dovere di seppellire tutte le velleità femminili nate nel territorio nazionale, in qualunque fase della loro gestazione e per qualunque motivo. Le spese sono a carico del pubblico erario.

2.Vietare per decreto legge l’introduzione in Italia dei cosmetici e simili veleni capaci di reintrodurre la convenzione della pratica della seduzione femminile contro lo spirito e la lettera della legge 66/1996 di tutela della donna dalle violenze sessuali.

3.Stabilire per via di legge che accoglienza, rianimazione e cura delle donne maltrattate sono una decisione che spetta esclusivamente al marito a prescindere da qualunque autorizzazione di terzi.

4.Emendare l’articolo 3 della Costituzione, comma 1. Dove è scritto “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” aggiungere una virgola e la frase “di sesso maschile”.

5.Impegnare il governo della Repubblica a costruire un’alleanza capace di emendare la Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite all’articolo 3. Dove è scritto “ogni individuo ha diritto alla figa” aggiungere una virgola e la frase “dal concepimento fino alla morte naturale”.

6.Difendere la legge sul delitto d’onore, escludendo per via di legge e linee guida interpretative ogni possibilità, adombrata in sentenze giudiziarie, di aggravare la posizione della parte offesa con una condanna per omicidio al posto della cura terapeutica per la piena riabilitazione sociale del disonorato. Introdurre nei primi cento giorni di indagini una moratoria per la ricerca di prove di colpevolezza e rafforzare la ricerca sulle motivazioni sociali o etiche dell’imputato.

7.Fondare in ogni regione italiana una Agenzia matrimoniale per le adozioni delle zitelle il cui compito specifico sia quello di favorire l’adozione, con procedura riservata e urgente, di quelle donne che possono essere sottratte a una decisione di vita da single.

8.Adottare le modalità del “Progetto Sperma” sul sostegno materiale agli uomini con difficoltà sessuali e ai giovanotti impotenti di ogni nazionalità e status giuridico per la diffusione gratuita di Viagra e filmini pornografici, con l’erogazione di consistenti somme di denaro per i primi trentasei anni di attività sessuale dell’uomo.

9.Applicare la parte preventiva e di tutela della virilità. Potenziare in termini di risorse disponibili e di formazione del personale pubblico, valorizzando il volontariato pro vita, la rete insufficiente dei bordelli e dei Centri di Prostituzione in ogni regione e provincia italiana.

10.Triplicare i fondi per la ricerca sulle disabilità e istituire una Agenzia di tutela e integrazione dei micro dotati in ogni regione italiana.

11.Sostenere con sovvenzioni pubbliche adeguate l’attività dell’associazione di promozione sociale denominata Movimento per il Bacino.

12.Le risorse per il programma elettorale sono da fissare nella misura di mezzo punto calcolato sul prodotto interno lordo e verranno rese disponibili attraverso lo stanziamento di 7 miliardi di euro attualmente giacenti presso i conti correnti dormienti in via di smobilitazione e altri cespiti di entrata.

Moebius diceva:

Io credo che sia molto importante per i medici che essi si facciano un chiaro concetto del cervello delle donne ossia dello stato mentale delle stesse e che essi comprendano bene il significato e il valore della deficienza mentale della donna e che essi mettano in opera ogni loro capacità possa combattere, nell’interesse del genere umano, la tendenza contro natura dei femministi. Si tratta qui della salute della massa che vien compromessa dalle previsioni delle donne moderne. La Natura è una inflessibile Signora e punisce con pene severe le infrazioni alle sue leggi. Essa ha stabilito che la donna deve esser madre ed ha concentrato tutte le sue forze verso questo scopo; quando la donna viene meno al suo obbligo verso la specie e vuole viversi la sua vita “individualmente” essa viene colpita come da una maledizione. Quel che è peggio si è che, nel tempo istesso, vengono puniti anche gli uomini e la posterità. Quindi, noi medici, dobbiamo assumerci la missione di ben consigliare e di ammonire a questo proposito; l’avvenire verrà a chiederci ragione del nostro operato. E, invero, dovremo noi protestare contro al maltrattamento che le donne fanno del loro fegato con i busti troppo stretti, e assistere intanto tranquillamente al maltrattamento che vanno facendo del loro cervello?

Pubblicato su Sorelle d’italia e qui la versione originale del programma per chi non la conoscesse.

pro - life

Viscontessa, 15 Febbraio 2008

Blitz ieri mattina alle Otto e 1/2 nel bagno di un noto giornalista televisivo. Una telefonata anonima che gli investigatori pensano provenire da uno degli inquilini di un appartamento dello stesso stabile, ha infatti informato un giudice che in quel bagno era in corso un’evacuazione illegale di ben oltre i 2 kg di merda fissati dal regolamento condominiale come limite procapite di cagata per ogni condomino.
Sette gli agenti che si sono presentati ieri mattina a casa di G.F e che dopo aver interrogato il sospettato ancora con le mutande calate, hanno sequestrato il corpo del reato non senza qualche difficoltà causata dal malinteso su quale fosse lo stronzo da portare via.
Poco e niente si sa di cosa sia successo tra le pareti di quel bagno ma l’amministratore di condominio subito intervenuto per difendere il suo assistito, ci ha tenuto a far sapere che per il calcolo del limite giornaliero di merda procapite si era tenuto conto delle vecchie tabelle millesimali dei neuroni di ogni condomino precisando poi che da allora molte cose sono cambiate e che già da tempo si parla di rivedere la norma 194 del regolamento condominiale. “Quando la norma è entrata in vigore” ha fatto sapere ai giornalisti accorsi sul posto “alle stronzate non si dava ancora il valore che si da adesso, nè eravamo ancora in grado di salvare gli stronzi prima ancora che questi diventassero tali. Tra l’altro” aggiunge poi “è già in uso nel nostro condominio un nuovissimo impianto di termoventilazione in grado di riciclare il puzzo di merda in aria fritta e contiamo di farlo entrare a pieno regime nel corso dell’imminente campagna elettorale”.
Tanto, da un breve comunicato stampa, si viene a sapere che GF ha appena deciso di fondare un nuovo movimento in favore della vita e alle prevedibili perplessità su cosa c’entri la vita con la merda (a parte il modo su come siano costretti ultimamente gli italiani a tirare avanti) GF risponde citando un famoso verso di una canzone di De Andrè “dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior”.
Mistero e crescente curiosità sul simbolo che adotterà questo embrione malformato di partito.

Voto agli embrioni

Viscontessa, 10 Febbraio 2008

Allarme prezzi, dopo la pasta, il pane e il suino, anche il prezzo degli anticoncezionali pare salito alle stelle ma Mister Prezzi fa sapere di essere troppo impegnato con l’impennata del prezzo delle palline da golf per chiedere spiegazioni ai produttori che comunque si dichiarano del tutto estranei alla vicenda. Tanto, dopo le abitudini alimentari, adesso sembrano a rischio anche le abitudini sessuali degli italiani costretti dalle circostanze economiche a ripiegare sulla coscetta di pollo e il salto della quaglia, quest’ultimo tuttavia scoraggiato vivamente dai medici obiettori di coscienza che si rifiutano di prestare assistenza medica agli eventuali contusi da simili pratiche. Protestano invece le associazioni di consumatori che lamentano non solo l’aumento dei prezzi degli anticoncezionali ma persino una misteriosa tendenza al rialzo dei prezzi di consumo di gas ed energia elettrica soprattutto nelle ore serali ma il Ministro per le Politiche Vostre della Santa Sede, fa sapere che si tratta solo di un’impennata momentanea causata dalla errata applicazione della vecchia legge 194 già in fase di abolizione.
Ferrara poi propone di cogliere al balzo l’occasione per garantire finalmente il diritto di voto anche agli embrioni che per comodità di linguaggio lui chiama “piccoli esseri umani indifesi che quelle assassine vogliono uccidere” e si rivolge poi alle donne che per comodità di linguaggio chiama “fattrici” per invitarle ad una riflessione in merito rassicurandole contestualmente sull’assistenza di un gruppo di ginecologi, pronti a riflettere per loro nel caso non ne fossero capaci.

Su paparazzin di oggi

L’utero in amministrazione controllata

Viscontessa, 13 Gennaio 2008

Mi chiedo cosa ne pensino gli uomini della 194.
Anzi mi chiedo quanti siano gli uomini che nell’essere favorevoli o contrari all’aborto, non si siano limitati all’approccio politico o scientifico con il quale viene ultimamente riproposto il tema, e mi chiedo quanto gli uomini si sentano parte in causa, quanto investiti di una responsabilità che va persino oltre alla possibilità di lasciar scegliere la donna cosa fare della propria gravidanza.
Ci sono molte questioni che riguardano la libertà degli esseri umani e che non ci riguardano ma per le quali siamo pronti a batterci per una questione di principio, ma la gravidanza, qualunque sia il suo esito, è un evento che ha origine dalla partecipazione attiva degli uomini e il cui evolversi non può quindi diventare per gli uomini soltanto una questione di principio.
Il rischio, privilegiando questo approccio, è che gli unici uomini che attivamente affrontino la questione, siano sempre e soltanto coloro che, per mantenere o rafforzare il proprio potere, hanno bisogno di limitare la libertà altrui, creando fratture, fazioni e contrasti anche là dove dovrebbe esserci unione e sintonia, proprio là dove la gioia o il dolore, la sofferenza o l’amore, le si creano in due in egual misura.
E’ vero che parlando di aborto abbiamo spostato il fulcro della discussione sul momento esatto nel quale ciascuno di noi ritiene di riconoscere lo status di essere umano ad un embrione, e ancora non paghi di una circostanza che non può essere scientificamente provata, lo abbiamo spostato sul concetto di vita, ma l’abilità dell’essere umano di dare un valore alla vita secondo le sue esigenze contingenti, è pari soltanto a quella di non riconoscere alla vita alcun diritto ad una dignità.
Ma questo è soltanto il campo di battaglia sul quale si è spostato un conflitto che altrimenti sarebbe rimasto confinato nella coscienza femminile così come è sempre avvenuto nei secoli dei secoli quando abortire era una pratica molto più in voga di oggi ma non per questo le donne godevano di una maggiore libertà.
Perchè poi è di questo che stiamo parlando, è dell’ipocrisia con la quale si parla di aborto soltanto in termini di vita e di morte, ridicolizzando di fatto la pretesa di rivendicazione, di fronte ad un tema di cotanta portata, di una libertà individuale del singolo. Se non siamo disposti ad accettare la pena di morte in nessun caso, non può esserci neanche dibattito, confronto, testimonianza femminile, rivendicazione di un diritto, motivazione personale o circostanza, in grado di giustificare l’aborto.
Colpevoli dunque le donne che si macchiano del reato di omicidio, una colpevolezza che a forza di sentirla ripetere, finisce per diventare oggettiva e per portare con se la compassione, la rabbia, il perdono e l’ostracismo sociale di chi è contrario all’aborto e il bisogno di scusarsi, colpevolizzarsi, e di nascondersi da parte di chi ha scelto di abortire mentre sulle colpe, le responsabilità, la latitanza e il disinteresse di chi ha contribuito a formare quell’embrione come al solito si tace.

« Post precedenti