Due indizi
Viscontessa, 13 giugno 2010Povero, mi si stringe il cuore a vederlo così abbandonato. Gli ho detto “vado a fare pipì dietro al cespuglio e torno” e invece non sono tornata. L’ho lasciato qui legato ad un palo virtuale.
Bleah. E’ che non volevo più pronunciare parole come “virtuale” per un po’. Mi dava una leggera nausea come la parola “solidarietà” o “degrado” o “democrazia” o “libertà”.
Tutte parole che mi ribolle il sangue quando le sento come mi viene l’acquolina in bocca se dico bignè alla mousse di cioccolata.
Però, cristo! Erano mesi che di tanto in tanto mi allontanavo senza dire niente, pensavo che avrebbe imparato a cavarsela da solo magari dissolvendosi in una nuvola di vapore azzurro. Sono nella fase “azzurra” e questa è l’unica cosa certa che ho capito di me. Da qualche parte devo pur cominciare.
E invece niente, clicco (ecco un’altra parola che non volevo più pronunciare) sul link di questo sito e quello è ancora lì che mi aspetta. Ma cazzo, non ti è venuto il sospetto che me ne sia andata, che ti abbia mollato, che non ti voglia più vedere? E quanto potrà mai durare una pisciata, un mese? Ma lui mica è un cane che ti fa da grillo parlante ma ad un certo punto sei tu che devi occuparti di lui, no, il blog ti fa da specchio, ti rende la tua immagine così come l’hai impressa ogni volta che ti sei specchiata, ma il blog non ha mai bisogno di te, ti sopravvive per molto tempo e anche quando muore, non muore mai, le sue scorie virtuali restano per sempre nell’etere e prima o poi l’umanità si troverà a fare i conti con l’inquinamento virtuale e nasceranno gruppi di ecovirtuali che svilupperanno sofisticati software per intercettare e distruggere vecchie parole.
Poi un giorno si scoprirà il valore di quelle parole come sono stati riscoperti i dischi in vinile, il detersivo alla cenere come le nostre nonne e gli abiti vintage, e allora qualcuno che le aveva conservate le ritirerà fuori e rimpiangerà i favolosi anni duemila nei quali, anche se il mondo andava a rotoli, internet era ancora un luogo nel quale si poteva dire tutto.
Comunque sia me ne ero andata perché non avevo più niente da dirti. So bene che questa cosa te la dico periodicamente e poi torno, ma questa volta era tanto tempo che non ti portavo più neanche una ciotola di acqua fresca.
Ma mi fa pena, lo apro e sullo sfondo c’è sempre quella scema in verde con il cappello. E’ una foto vecchissima forse del 2002. Lo dico perché oggi mi è venuto in mente che l’anno 2002 non lo rammento mai. Rammento quelli successivi e quelli precedenti ma questo benedetto 2002 non lo rammento mai tanto che oggi mi son chiesta se io nel 2002 ci fossi veramente o fossi invece rimasta bloccata in una dimensione spazio temporale sconosciuta. E nel 2002 non mi sono neanche specchiata perché questo blog non c’era. E così mi sono messa a pensare al 2002 e piano piano l’ho ricostruito sia nei suoi aspetti migliori che in quelli peggiori. Nel 2002 ho comprato due costumi da bagno improponibili. Mi stavano malissimo ma li ho ancora. Nel 2002 altre cose tra le quali quella foto, quel cappello e un paio di pantaloni da uomo tutti colorati che facevano molto vintage. Però io allora non sapevo che si chiamassero vintage.
A distanza di circa un mese posso quindi dire che sono nella fase azzurra e ho vissuto l’anno 2002. Informazioni che mi servono per crearmi un’identità perché io in questo momento ho le idee un po’ confuse e devo trovare la mia strada. Per questo sto a casa perché fino a quando non ho preparato l’itinerario preferisco non uscire per non perdermi. E poi fa davvero troppo caldo e non riesco a decidermi sul colore dello smalto. Perlato suorina, nero pantera, ciclamino bon ton o rosso glamour? E poi, tacco autolesionistico, ballerina “non la do”, zeppa “Cesira”, sandalo chic, infradito “li adoro” o “fanculo” scarpa da ginnastica?
E’ così difficile a volte decidersi che ormai mi sono concentrata proprio su quest’argomento: “come fare la scelta giusta?” Per adesso l’unica cosa che mi è venuta in mente è quella di non offrirsi scelte così non si deve neanche affrontare il problema. Un po’ come l’astinenza per evitare le gravidanze indesiderate o l’amputazione di una mano per eliminarne il prurito.
Per questo pensavo che dovrei pensarci su come quando mi viene un ricordo all’improvviso e mi pare di doverlo riporre in un cassettino della memoria. Il mio timore è che se vado avanti così, riempio i cassettini prima del tempo e poi finisco per ammorbare tutti con i ricordi della mia gioventù come quei vecchi che ti raccontano sempre di quando erano militari o c’hanno sempre qualche storiella sui loro tempi estremamente edificanti anche per la gioventù di oggi.
Il fatto è che io non sono ancora abbastanza vecchia per fare queste cose e i vecchi ricordi che affiorano come brufoli della pelle, dovrei semplicemente ignorarli.
Va bene comunque adesso ho fretta e devo andare. Tanto tu tieni a mente (o in memoria) l’azzurro e l’anno 2002. Quando mi viene in mente qualcos’altro torno.
Parola.





14 giugno 2010, 12:06
… e farsi trasportare dalla vita no?? ogni tanto é bello che sia l’istinto e non la ragione a prendere le decisioni.. Dai Vis.. quale vecchia?? sei stupenda!!
15 giugno 2010, 18:28
Quando Ti richiama Costanzo? Scrivilo. Mi piace che se lo dice lui, che forse quel che scrivi dovresti farlo vedere a qualche editore, la cosa ha un senso, se te lo dicono gli altri sembrano cazzate. O l’accidia è una brutta malattia. E muoviti cazzo.
17 giugno 2010, 15:03
Ciao! Non ho mai lasciato commenti ma sono una tua lettrice…Da un bel pò si capiva dai tuoi post che stavano avanzando un rompimento di cog…ni e un pessimismo esistenziale che forse tutti proviamo in certi periodi…mha!!!Per quello che vale, ho sempre letto con grande piacere (e un pò d’invidia…alcuni vorrei averli scritti io!) i tuoi racconti, le riflessioni, le cronache di giornate a casa…In bocca al lupo spero di rileggerti presto!!