Ehi ragazzi ho un piano!

Viscontessa, 28 giugno 2010

Pareva cosa fatta. Pareva sempre cosa fatta come la tramvia, il palazzo di giustizia, l’aeroporto, la tav, la sistemazione del manto stradale cittadino, la cittadella viola e persino i mendicanti per strada.
Pareva sempre cosa fatta e invece non abbiamo fatto ancora niente o ci siamo accontentai delle pezze messe qua e là per rammendare quel che resta di una città come la nostra dove dalla demolizione della pensilina della stazione alla cittadella della musica, dall’abbatimmento del palazzo delle poste di via del pratellino all’ultimazione di quello di giustizia che non finisce mai, le idee non mancano ma i fatti latitano.
Fortunatamente, però, i nostri problemi stanno per finire perchè il nostro Sindaco, la nostra giovane guida scout ha finalmente un “piano” e noi Giovani Marmotte adepte di questo modo “easy” di far politica, vogliamo credergli perchè Matteo è uno simpatico, uno che gli piace stare tra le gente, uno di noi, uno che hai l’impressione di poter chiamare anche quando ti si rompe lo scarico del bagno perchè è molto più facile rintracciare lui di un idraulico.
Renzi fa parte di quella nuova generazione di Sindaci un po’ politici, un po’ assistenti sociali, un po’ Mister Hyde alle prese con le torbide acque dell politica e un po’ dottor Jekyll, medici della psiche dei propri concittadini. Per questo forse, a garanzia della propria credibilità per un piano che si propone di traghettare la nostra città verso un fulgido splendore, Renzi ci ha presentato il carnet dei suoi successi di sindaco tutti orientati a farci divertire, tutti dedicati al nostro benessere immediato, tutti destinati a farci tirare un sospiro di sollievo come quando il precedente sindaco disse basta ai lavavetri e loro adesso non lavano più i vetri ma mendicano ancora ai semafori.
Così Renzi può vantare la pedonalizzazione di Piazza Duomo, la riapertura dell’anfiteatro, il varo di una tramvia costruita da altri, l’elemininazione della figura dei vigilini. Tutti “simpatici” provvedimenti e persino condivisibili, ma la battaglia politica condotta a suo tempo dai due candidati sindaci si era svolta per buona parte sulle buche del manto cittadino che sono un’inezia a confronto del ritorno al suo antico splendore promesso dai due, ma sono purtroppo l’unico suolo che dovremmo percorre quoditianamente almeno fino a quando, grazie al ritrovato splendore, potremmo camminare tre metri sopra le buche.
Matteo, tappaci le buche e fai cento flessioni.

Su Il Firenze di oggi

passi da gigante

Viscontessa, 22 giugno 2010

Eccomi qua, sono tornata perché mi sono venute in mente altre due cose e dovevo fissarle da qualche parte prima di potermi dedicare ad altro.
La prima cosa riguarda il linguaggio. Molti anni fa, così tanti che “bastardo” lo si sentiva dire solo nei telefilm americani, dormivo con un amico nella capitaneria di porto di un posto molto figo che adesso non ricordo. Ad un certo punto si guardava la televisione e si cominciò a fare gli scemi come lo fai quando sei molto giovane e ogni notte ha un sapore diverso. Facevamo gli scemi come quando scopri che il tuo amico si è fumato l’ultima sigaretta o si è mangiato l’ultimo Magnum Imperiale con granella di cortigiane e gocce di sangue plebeo del Madagascar. Così scemi che quando me ne accorsi in quegli anni si sarebbe detto “stronzo” e invece a me venne in mente questo flash dei telefilm americani e gli dissi “bastardo”. L’effetto fu strepitoso per cui presi quel “bastardo” e lo misi nella mia saccoccia lessicale convinta che avrebbe funzionato per sempre.
E’ il “per sempre” della giovinezza che ti frega. Quando sei giovane pensi di dover fissare immediatamente i tuoi “per sempre” e non ti sfiora neanche il dubbio che per sempre non sarai neanche tu. Comunque sia “bastardo” è durato tanto anche se non abbastanza da regalarmi sufficienti soddisfazioni.
“Festoso”, per dire, è un ottimo termine. Non l’ho inventato io ma sono anni che posso permettermi il lusso si sfoderarlo con disinvoltura. E funziona, “festoso” piace, strappa un sorriso e talvolta viene persino inserito nel lessico personale dei più sofisticati.
Ma sto divagando perché il problema era il “bastardo” e non il “festoso” ed è sul bastardo che mi sono concentrata.
E’ successo ieri sera mentre ascoltavo le “tesine” che mia figlia deve presentare oggi all’esame di terza media. Non sapendo come placare la sua ansia che di solito si trasforma in lacrime, urla, gesti inconsulti, addii e perdoni, ho pensato che per distrarla le avrei mostrato un cartello con scritto “bastarda!” ogni volta che durante la narrazione avesse commesso degli errori. Un gioco innocente per non interromperla mentre parlava visto che diceva che gli facevo perdere il filo del discorso e che allora non te le dico più e addio per sempre me ne vado nello studio del babbo a studiare da sola e non voglio più vederti.
Allora ho giurato e spergiurato che non l’avrei interrotta ma poi è stato più forte di me e quando per spiegare che tizio aveva moralmente rivendicato un omicidio ha detto che praticamente lo aveva ammazzato lui, a me mi sono venute un po’ di convulsioni e lei ha detto che la distraevo anche se gli rotolavo per terra sbavando copiosamente e con gli occhi rivoltati all’insu come un’indemoniato.
Addio per sempre ma questa volta davverissimo non scendo più lasciatemi crogiolare nel mio dolore.
Allora ho pensato ai cartelli. Se scrivo qualcosa sui cartelli non la interrompo e non la distraggo. Le esprimo solo il mio dissenso, l’aiuto a capire che sta dicendo una grandissima cazzatissima.
“Bastarda” però, mi pareva poco efficace e “brutto pezzo di merda” forse un tantinello eccessivo. E sarà che mentre cercavo ispirazione il cane era salito sul tavolo e stava leccando i nostri piatti, ma ad un certo punto ci sono arrivata. “Brutto verme schifoso!” ho urlato al cane in preda alle reminiscenze del trailer di un vecchio film di Cowboy che avrebbero dato in tv non so quando.
E’ incredibile le vagonate di spazzatura e di vecchiume che riescono a passare in tv d’estate e poi sto tempo di merda che l’altro giorno sono uscita e mi sono trovata in mezzo ad una specie di tromba d’aria. Un’esperienza emozionante soprattutto quando nell’aria pesante di una bufera vedi caderti un albero di fronte alla macchina. “cazzo” pensi “ma se un attimo fa ero nel centro di Firenze in una bella giornata di sole, com’è possibile che adesso mi trovi nel mezzo di un urgano sulle pendici montuose del Vermont?”.
In alternativa avrei anche “lurido pezzente” che in sostituzione di “bastardo” quasi quasi suona anche meglio. Non so, ma tanto so che devo cambiare il “bastardo” e questo è un fatto.

La seconda singolare testimonianza di me stessa, vorrei lasciarla con la fiction “Raccontami”. Per una strana somiglianza di luoghi e persone, mi sono tornai in mente alcuni episodi della mia infanzia. Più che altro mi sono venuti in mente ora un appartamento, ora un tavolo, ora un personaggio. In uno degli episodi, per esempio, si vede appeso al muro un disegno o la stampa di un poliziotto inglese e i miei cugini ne avevano uno uguale uguale. Ma proprio ugualissimo e così mi è tornato in mente dove era appeso e com’era la loro camera e com’eravamo noi e cazzate a seguire.
Così sabato e domenica ha diluviato e mia figlia studiava per l’esame e mio marito era in moto (ahahahah) per il fine settimana e io mi sono sparata le ultime 10 puntate della seconda seria da un un’ora e mezzo ciascuna. In una settimana ho visto entrambe le serie per un totale di 26 puntate e adesso ho deciso che Raccontami lo devo per forza portare con me perché spararsi 39 ore di fiction in una settimana qualcosa vorrà pur dire anche se non so benissimo cosa.

Due indizi

Viscontessa, 13 giugno 2010

Povero, mi si stringe il cuore a vederlo così abbandonato. Gli ho detto “vado a fare pipì dietro al cespuglio e torno” e invece non sono tornata. L’ho lasciato qui legato ad un palo virtuale.
Bleah. E’ che non volevo più pronunciare parole come “virtuale” per un po’. Mi dava una leggera nausea come la parola “solidarietà” o “degrado” o “democrazia” o “libertà”.
Tutte parole che mi ribolle il sangue quando le sento come mi viene l’acquolina in bocca se dico bignè alla mousse di cioccolata.
Però, cristo! Erano mesi che di tanto in tanto mi allontanavo senza dire niente, pensavo che avrebbe imparato a cavarsela da solo magari dissolvendosi in una nuvola di vapore azzurro. Sono nella fase “azzurra” e questa è l’unica cosa certa che ho capito di me. Da qualche parte devo pur cominciare.
E invece niente, clicco (ecco un’altra parola che non volevo più pronunciare) sul link di questo sito e quello è ancora lì che mi aspetta. Ma cazzo, non ti è venuto il sospetto che me ne sia andata, che ti abbia mollato, che non ti voglia più vedere? E quanto potrà mai durare una pisciata, un mese? Ma lui mica è un cane che ti fa da grillo parlante ma ad un certo punto sei tu che devi occuparti di lui, no, il blog ti fa da specchio, ti rende la tua immagine così come l’hai impressa ogni volta che ti sei specchiata, ma il blog non ha mai bisogno di te, ti sopravvive per molto tempo e anche quando muore, non muore mai, le sue scorie virtuali restano per sempre nell’etere e prima o poi l’umanità si troverà a fare i conti con l’inquinamento virtuale e nasceranno gruppi di ecovirtuali che svilupperanno sofisticati software per intercettare e distruggere vecchie parole.
Poi un giorno si scoprirà il valore di quelle parole come sono stati riscoperti i dischi in vinile, il detersivo alla cenere come le nostre nonne e gli abiti vintage, e allora qualcuno che le aveva conservate le ritirerà fuori e rimpiangerà i favolosi anni duemila nei quali, anche se il mondo andava a rotoli, internet era ancora un luogo nel quale si poteva dire tutto.
Comunque sia me ne ero andata perché non avevo più niente da dirti. So bene che questa cosa te la dico periodicamente e poi torno, ma questa volta era tanto tempo che non ti portavo più neanche una ciotola di acqua fresca.
Ma mi fa pena, lo apro e sullo sfondo c’è sempre quella scema in verde con il cappello. E’ una foto vecchissima forse del 2002. Lo dico perché oggi mi è venuto in mente che l’anno 2002 non lo rammento mai. Rammento quelli successivi e quelli precedenti ma questo benedetto 2002 non lo rammento mai tanto che oggi mi son chiesta se io nel 2002 ci fossi veramente o fossi invece rimasta bloccata in una dimensione spazio temporale sconosciuta. E nel 2002 non mi sono neanche specchiata perché questo blog non c’era. E così mi sono messa a pensare al 2002 e piano piano l’ho ricostruito sia nei suoi aspetti migliori che in quelli peggiori. Nel 2002 ho comprato due costumi da bagno improponibili. Mi stavano malissimo ma li ho ancora. Nel 2002 altre cose tra le quali quella foto, quel cappello e un paio di pantaloni da uomo tutti colorati che facevano molto vintage. Però io allora non sapevo che si chiamassero vintage.
A distanza di circa un mese posso quindi dire che sono nella fase azzurra e ho vissuto l’anno 2002. Informazioni che mi servono per crearmi un’identità perché io in questo momento ho le idee un po’ confuse e devo trovare la mia strada. Per questo sto a casa perché fino a quando non ho preparato l’itinerario preferisco non uscire per non perdermi. E poi fa davvero troppo caldo e non riesco a decidermi sul colore dello smalto. Perlato suorina, nero pantera, ciclamino bon ton o rosso glamour? E poi, tacco autolesionistico, ballerina “non la do”, zeppa “Cesira”, sandalo chic, infradito “li adoro” o “fanculo” scarpa da ginnastica?
E’ così difficile a volte decidersi che ormai mi sono concentrata proprio su quest’argomento: “come fare la scelta giusta?” Per adesso l’unica cosa che mi è venuta in mente è quella di non offrirsi scelte così non si deve neanche affrontare il problema. Un po’ come l’astinenza per evitare le gravidanze indesiderate o l’amputazione di una mano per eliminarne il prurito.
Per questo pensavo che dovrei pensarci su come quando mi viene un ricordo all’improvviso e mi pare di doverlo riporre in un cassettino della memoria. Il mio timore è che se vado avanti così, riempio i cassettini prima del tempo e poi finisco per ammorbare tutti con i ricordi della mia gioventù come quei vecchi che ti raccontano sempre di quando erano militari o c’hanno sempre qualche storiella sui loro tempi estremamente edificanti anche per la gioventù di oggi.
Il fatto è che io non sono ancora abbastanza vecchia per fare queste cose e i vecchi ricordi che affiorano come brufoli della pelle, dovrei semplicemente ignorarli.
Va bene comunque adesso ho fretta e devo andare. Tanto tu tieni a mente (o in memoria) l’azzurro e l’anno 2002. Quando mi viene in mente qualcos’altro torno.
Parola.

Domani

Viscontessa, 7 giugno 2010

Domani a mezzanotte e mezzo su Radio 1.
Da dopodomani qui.