Oscar rincasò giusto in tempo per sentire l’ultimo squillo del telefono.
Maria riattaccò il telefono giusto in tempo per sentire il timer del forno che le comunicava che la torta era pronta.
Giulio spense il timer giusto in tempo per sentire che suonavano alla porta.
Ettore rispose al citofono giusto in tempo per accorgersi che la vicina di casa stava uscendo.
La vicina di casa salì sull’auto del suo amico giusto in tempo per sentire che nel fine settimana sarebbe piovuto.
L’amico della vicina di casa di Giulio salì sulla sua auto giusto in tempo per evitare che un piccione gli cacasse in testa e il piccione cacò giusto in tempo per beccare la bicicletta di Oscar che per quel contrattempo rincasò giusto in tempo per sentire l’ultimo squillo del telefono ma non fece in tempo a rispondere perché Maria riattaccò giusto in tempo per sentire il timer del forno che tuttavia spense Giulio giusto in tempo per sentire la porta che suonava e uscire con la vicina di casa di Ettore che rispose al citofono giusto in tempo per accorgersi che la vicina di casa stava uscendo.
E nel fine settimana sarebbe piovuto. Cazzo.
La donna si buttò sul letto con gli abiti ancora in dosso. Era stremata dalla fatica e si addormentò così, con gli abiti in dosso e la bocca aperta.
Willy il ragnetto, personaggio mitologico metà ragno e metà filastrocca per bambini, che se se stava come al solito appollaiato nelle fantasie infantili, non si accorse subito di lei.
Dopo essere passato per le mani di migliaia di bambini di tutto il Paese, Willy si era appisolato convinto che a quell’ora nessuna mamma premurosa o insegnante solerte lo avrebbe costretto ad arrampicarsi e poi precipitare giù da chissà quale altezza. Purtroppo però non aveva fatto i conti con i suoi incubi e mentre come al solito precipitava dalle mani grassoccelle e unte di un bambino che lo lasciava cadere nel vuoto per ficcarsi quelle sue dita grasse e unte dentro il naso, si era svegliato di soprassalto e aveva visto la donna profondamente addormentata sul letto.
La cosa che lo colpì subito fu la totale assenza di trucco sul volto della donna. Era un volto pulito, senza tracce di trucco o residui di materiale sintetico da demaquillage. La pelle era liscia e pulita e anche i suoi occhi chiusi sembravano intonsi come quelle cose intonse che mettono sempre un po’ di soggezione. Se non fosse stato per gli abiti che indossava, Willy il ragnetto avrebbe detto che si trattava di una visione celestiale come quella volta che precipitando dalle mani di una maestra che stava in piedi sulla cattedra, le apparve una donna vestita di azzurro che lo salvò con una paletta per raccogliere il sudicio. Una bidella, disse qualcuno, ma per lui quella restò sempre la donna del mistero, la salvatrice dei ragnetti, la Willa che ogni Willy avrebbe voluto incontrare sul suo cammino. Spiritualità purissima che adesso ritrovava nei tratti distesi della donna addormenta sul letto e che lo colpì al cuore con la violenza di chi sa che il suo destino non si compirà mai e che sarà sempre identico a se stesso. Se almeno fosse diventato un film come era successo per altri suoi illustri colleghi….. ma questo era un altro discorso e adesso doveva concentrarsi su quella donna e su ciò che lei gli aveva trasmesso con la sua semplice presenza.
Forse fu per questo che non si accorse subito della bocca aperta della donna e non si accorse neanche di quel sottile filo di bava che le colava lungo la guancia e che solo molto tempo dopo avrebbe capito essere il segnale divino che aspettava da una vita.
Un fragilissimo filo di bava come quella che lui era costretto a produrre ogni giorno per avere il diritto di frequentare ancora le favolette per bambini. A volte si sentiva Sisifo costretto a portare una pietra su un pendio dal quale sarebbe inesorabilmente scivolata giù, altre, quando era più ottimista, si diceva che ogni ragno passava la sua vita a tessere ragnatele e che il fatto che lui fosse immortale mentre i ragni veri hanno una durata spazio temporale limitata, in fondo era una gran fortuna. Sisifo non era certo nato per portare pietre mentre lui, Willy, era nato proprio per tessere ragnatele.
Quella sera, comunque, non pensò a niente di tutto ciò ma si limitò a guardare al donna senza trucco stesa sul letto. Poi si ricordò che come ogni mattina, anche la mattina successiva si sarebbe dovuto svegliare prestissimo per prestare assistenza a qualche mamma insonnolita che prima di entrare in fabbrica doveva anche portare il pargoletto all’asilo nido. In particolare ce n’era una ultimamente che ogni mattina lo buttava giù dal letto non più tardi delle cinque. Con tutte le filastrocche che ci sono al mondo il suo bambino si era affezionato proprio a lui e lei ogni mattina lo svegliava cantando la filastrocca di Willy il ragnetto. Il bimbetto non era neanche male, lasciava fare la tela alla mamma e poi andava a cercare un orrido dinosauro di plastica che gli aveva regalato il papà, ma restava quella questione dell’orario ancora in sospeso e prima o poi sapeva che avrebbe dovuto affrontare l’argomento.
Fu dietro a questi pensieri che si girò di lato appoggiando una delle sue otto zampe sotto alla testa e fu così che si addormentò poco dopo quando i pidocchi che aveva contato erano si e no un centinaio. Una volta aveva sentito dire che gli umani invece dei pidocchi, contavano le pecore ma lui a questa cosa qui non ci aveva mai creduto.
La cornice è poco più spessa di un paio di centimetri. E’ una cornice di colore rosso accesso, lucida e liscia come la schiena di una trota. E infatti dentro alla cornice ci sta proprio una trota o almeno quella che nelle intenzioni dell’artista doveva essere tale. Che dovesse essere una trota si evince dalla figura disegnata dall’artista, una palla ovoidale con estremità crescenti e grosse orecchie ricoperte di pelo che scendono fino alle pinne per poi perdersi tra le fluttuanti onde dell’oceano. Gli occhi, di color verde paglierino, sono affaticati e vacui come quelli di un vecchio mendicante della Parigi degli anni venti mentre i denti, di dimensioni importanti, sporgono vistosamente da un labbro appena accennato come quello di alcune Madonne Senesi raffigurate dal Caravaggio nel suo periodo toscano.
Nel complesso si tratta di un’opera di un certo valore nella quale lo strabiliante realismo con il quale viene raffigurata la parte divina della trota, conferisce da un lato autorevolezza all’artista e dall’altro una sorta di mistica folgorazione in colui che si trovi a contemplarlo. Tuttavia, il color grigio della bestia, stride con il rosso della cornice Ikea dal nome impronunciabile che, inevitabilmente, costringe anche le sensibilità più raffinate a chiedersi se si possa veramente parlare di post fancazzismo o di iconografia classica della trota, di fronte ad un opera del genere.
Io ci abbinerei un vino rosso leggermente fruttato a temperatura ambiente e un foulard di canapa naturale color nocciola.
Quando si sparse la voce i più ne erano già al corrente anche se nessuno aveva mai detto niente. Era successo, di tanto in tanto, che qualcuno avesse cercato di affrontare l’argomento ma poi ci son cose sulle quali non c’è niente da dire e i lunghi dibattiti sulla scoperta dell’acqua calda, erano andati deserti come deserti erano i luoghi dell’anima nei quali taluni cercavano conforto.
Quelli che sapevano li potevi riconoscere proprio dal loro silenzio, profondo, viscerale, surrenale, gli altri invece, quelli che facevano, erano facilmente riconoscibili da tutto lo schiamazzo che avevano provocato non appena appresa la notizia. Taluni, sorpresi dal boato dei fattivi, si suicidarono affogandosi nel sidro importato illegalmente da un tizio chiamato Tizio, impazzirono per il dolore e furono rinchiusi in una vecchia stalla di legno che qualche anno dopo prese misteriosamente fuoco la notte che la città fu spazzata via da un ciclone di nome Manola.
Anche in quell’occasione alcuni affrontarono nuovamente la vecchia questione dell’acqua calda ma quando qualcuno propose di buttare dell’acqua fredda sulla vecchia stalla in fiamme, si crearono nuove spaccature tra le comunità e l’argomento fu accantonato per sempre.
Il giorno che tuttavia si sparse la voce, nessuno sapeva ancora che Johan, un marinaio rumeno sbarcato in paese molti anni prima, aveva contratto una brutta malattia che un paio di mesi dopo lo portò alla morte. Anche se lo avessero saputo, le cose sarebbero andate come poi sono andate perché ad un certo punto si fa un’ora che ti pare pure decoroso andare a letto e se domani qualcuno di chiede a che ora sei andata a letto, tu non devi mentire spudoratamente solo per difendere la tua dignità. Tu potrai essere sincera: la differenza tra una disoccupata e una casalinga, sta tutta lì. Se sei una casalinga vai a letto presto.