8 marzo
Viscontessa, 8 marzo 2010Otto marzo. Festa della donna. Che bello. Chissà come festeggeremo quest’anno questa ricorrenza volubile come una collezione da passerella dedicata ad una donna sempre più donna e sempre meno persona. Siamo fatte così – o almeno questo è ciò che dicono gli altri – “ dolcemente complicate”, come cantava Fiorella Mannoia, e i nostri capi sono dolcemente complicati come noi e come la nostra festa che cambia significato ogni anno e si adegua alle esigenze del momento, agli allarmi sociali del momento, al ruolo che altri decidono per noi in quel momento.
Siamo vittime – e su questo siamo tutti d’accordo (compreso i carnefici che nel migliore dei casi non si rendono neanche conto di essere tali) – ma come uscirne nessuno lo ha ancora capito e allora dopo le maniere forti del femminismo e il rito emulativo dello streep maschile, adesso siamo nella fase accusatoria che nel diventare spietata nei confronti di determinati modelli maschili, si fa più indulgente nei confronti dei fenomeni sociali che l’hanno generata. Adesso che è stata indebolita l’immagine pubblica della donna conferendo valore essenzialmente alla sua fisicità, c’è stupore e indignazione nel constatare che taluni, i più gretti d’animo, i più ignoranti, i più ricettivi ai messaggi subliminali, hanno recepito il messaggio sbagliato.
Siamo vittime, vittime di chi non ha capito che bisogna guardare e non toccare, vittime di chi ci discrimina, vittime di chi ci ama troppo e male. Ma lo siamo anche di una nuova forma di autolesionismo che si chiama chirurgia estetica e di una mentalità, che nel rivendicare come propria necessità il sentirsi più sexy e attraenti, suggerisce il desiderio inconscio di far pace con il mondo maschile sempre più spaventato. Alle proprie paure, alle proprie insicurezze, alle delusioni della vita si dà il nome di una parte del corpo e con un colpo di bisturi la si cancella. Gli uomini sfuggono e le donne si fanno a pezzi per loro cercando di riacquistare quella femminilità perduta negli anni di una emancipazione da conquistare.
Vittime, tutte vittime, siamo vittime degli stupratori, del datore di lavoro, del marito ma lo siamo anche di una mentalità che ci costringe a parlare delle donne soltanto bene, esaltando tutte le loro qualità di genere e uniformandole in unico modello sia estetico che culturale. Una donna che pare vittima soprattutto del malinteso per cui scegliere liberamente di ingrandirsi il seno equivale alla prova di una raggiunta emancipazione.
Il Firenze





8 marzo 2010, 18:56
Sembra tutto così complicato, ed in effetti lo è, e ci sono anche tanti problemi e implicazioni.
Capita per fortuna tante volte che ci siano anche aspetti positivi, belli ed importanti.
Con tanta simpatia, buona festa e buona serata. Ciao, Gianfranco.
9 marzo 2010, 18:30
io per l’otto marzo ho sempre la canzone pronta
http://www.youtube.com/watch?v=FZQhitU1Hdo
10 marzo 2010, 12:55
Diciamo che potremmo darci una mano a vicenda, in un comune processo di emancipazione, magari partendo da una base solida e provata, tipo, la presa di coscenza che molte donne sono molto “stronze” e anche sempre vittime, e molti uomini sono “stronzi” e anche sempre uguali, nell’immaginario collettivo.
Mi ricordo una frase di una canzone di Mia Martina su cui riflettere;
“Ma perché gli uomini che nascono
Sono figli delle donne, ma non sono come noi”
/smack
Riccardo.
14 marzo 2010, 10:45
Basta con il vittimismo. Io sono sempre stato :-”…la donna non si tocca neanche con un fiore”. Questo però non vi autorizza a declassarvi e vittimizzarvi perchè è innegabile la vostra superiorità genetica. Tutto il resto è noia….