ora vi spiego perchè Sanremo ha avuto un grande successo

Viscontessa, 3 marzo 2010

Qualche anno fa non lo avrei fatto. L’ho sempre fatto pochissimo, magari lo facevo quando ero più giovane e quando vinse Vasco Rossi ma poi ho smesso per un lungo periodo perchè ascoltavo un altro tipo di musica, una musica più giovane.
Ho ricominciato solo dopo il primo matrimonio ma il mio primo marito lavorava nel campo della musica, era un ingegnere informatico che si occupava di musica, così lo si faceva tecnicamente anche se dopo si spettegolava un po’.

Poi ho proprio smesso, ho smesso del tutto e non mi ricordavo neanche cosa fosse. Prima c’è stata mia figlia e, appena ho potuto, c’è stato internet che non me l’aspettavo proprio. All’inizio ero un po’ diffidente nei confronti internet ma poi ho capito che non si finisce mai di imparare.
All’inizio internet era bello così. Si parlava di tutto ma soprattutto si parlava di noi. Ci si raccontava per post, per chat, per aspirazioni e frustrazioni ma le cose non andavano poi così male ed era solo una questione di età. Ognuno aveva la sua e si portava dietro paturnie legate alla propria ma c’erano speranze e aspettative. Il fatto è che nessuno sapeva di preciso cosa doveva aspettarsi e alla fine siamo tornati sulla terra. Una terra i cui cambiamenti erano già nell’aria ma non puzzavano ancora come adesso.

Ho cominciato a riavvicinarmi alla televisione quando ho letto una che scriveva “io la televisione non la guardo mai, anzi non ce l’ho neanche, io la sera preferisco leggere un bel libro o ascoltare buona musica”.
Ho avuto paura, giuro ho avuto paura di diventare così. Ho avuto paura di diventare una di quelle zitellone, un incrocio tra le emancipate protagoniste di Sex and City e un modello di donna che non va più di moda e per il quale non riesco a trovare una similitudine cinematografica adeguata. La donna meschina, perchè a forza di sentirsi Sante finisce che ti convinci di essere davvero meglio degli uomini – che te lo lasciano credere e vanno a diritto per la loro strada – e finisce che ti dimentichi della donne meschina.
Eppure ce ne sono tante, sono quelle che mendicano un uomo e che riconosci subito da come parlano con disprezzo degli uomini. Anche le altre donne lo fanno, tutte lo facciamo, single e accoppiate, ma solo le meschine lo fanno senza inflessione nel tono della voce. Sul web le riconosci perchè sono inflessibili e petulanti.
Così mi son vista a casa da sola con il mio stracazzo di libro e la mia stracazzo di musica, io nella mia bolla cultural chic a civettare con petulante inflessibilità sulle pagine del web e non appena ho pronunciato “cultural chic” ho capito che non volevo correre alcun rischio di diventare qualcosa, men che mai una roba che mi si attorciglia lingua e tastiera solo a pronunciarlo.
Cinque. Ho messo in casa cinque televisori e mi son detta “hey baby, vediamo di trovare il modo per uscire da questo pasticcio del cultural chic e torniamo a non essere proprio un bel niente”. A noi, io e il mio alter ego, ci piace lavorare così, da liberi tiratori, da liberi professionisti, da free lancer. Noi non vogliamo padroni ne gruppi di appartenenza, non vogliamo appartenere ad un bel niente, ci bastiamo tra noi e spesso ci avanziamo anche. Come una vecchia coppia che passa la vita ad augurare la morte all’altro e poi quando l’altro muore, non regge al dolore e la gente si domanda se a volte la gente non sia pazza. Se io morissi, ne morirei. Questo è certo.
Però, come al solito, mi sono accorta che come al solito questa idea non doveva essere venuta solo a me e mi son resa conto che anche per distinguersi sempre, ci vuol un bell’impegno e a volte è troppo faticoso.
Ed è così che ricominci. Ricominci piano piano pensando “smetto quando voglio” ma quando smetti e premi su off quel dannato telecomando, prendi il picci – che ormai è diventato così piccolo che lo puoi usare anche se sei acciambellato in posizione yoga perchè tanto a te lo yoga non ti è mai piaciuto ma quelli che buttano via la televisione fanno così – e ti colleghi in rete per leggere le news delle quali non te ne frega niente perchè le news le hai già lette trenta secondi fa e anche se scopri che nell’ultimo minuto hanno pubblicato la reazione di Schifani alle parole della Bonino che aveva commentato le affermazioni di Bondi, non ti viene niente da scriverci né da commentare né che possa indurre alla riflessione e poi scopri che anche altri hanno trovato infinitamente più interessante la reazione di Carmela alle parole del principe Filiberto che aveva commentato la trasmissione di Jerry Scotti del sabato sera.
E ti trovi invischiato fino al collo in certe abitudini e ti senti che sia diventato quasi un dovere civico testimoniare il grado di degrado morale nel quale è sprofondato il nostro Paese perchè prima o poi qualcuno dovrà pur salvarlo. Ovviamente non noi che siamo solo studiosi e osservatori del fenomeno. Osservatori che osserviamo e registriamo testimonianze che altri osservatori osservano mentre qualcuno osserva noi e alla fine è tutto un osservarsi vicendevolmente che un giorno o l’altro a qualcuno verrà pure in mente di dire “ma perchè stiamo qui a guardarci negli occhi ?!” perchè tutta questa sovrapposizione di vita reale, vita virtuale, vita televisiva, vita che devi comportarti in tivvu come se fossi a casa tua, e a casa tua come se fossi nella pubblicità di una banca, e nella pubblicità di una banca come se fossi una sfigata senza un soldo che campa con un lavoro precario da maestra ma alla quale la banca offre un finanziamento vantaggiosissimo a condizioni eccezionali perchè crede in lei (nella sfigata n.d.r) e nei suoi sogni di bambina, nella forza dell’amicizia (Banca Intesa), non porta a niente di buono.

Così io scrivo questo lunghissimo post per raccontare a chiunque passi di qui per caso magari tramite un motore di ricerca in cerca di qualche porcheria da impiegato frustrato tipo “come infierire con una spillatrice sulla propria capa”, di sapere gli affari miei che non sono quelli di torbide storie sado-maso con la mia capa, ma la sincera esternazione di una donna adulta e consapevole.
Esso, chiunque esso sia, rimarrà deluso nelle sue aspettative di vendetta, ma verrà a sapere che io quest’anno mi son vista le cose principali di Sanremo e poi non mi sono persa un dibattito. So tutti i pettegolezzi di Sanremo perchè l’unico modo per sapere la “verità” è quello di osservare – in un paese nel quale non si distingue più tra vita reale, vita televisiva e vita virtuale – i dibattiti su Sanremo che possono tranquillamente essere letti in chiave politica come la politica può essere interpretata come innovazione culturale e la cultura come inestetismo femminile e gli inestetismi femminili come patologie da curare e le patologie da curare come eventi sociali per raccogliere fondi e la raccolta dei fondi come business e il business come welfare, il welfare come un’occasione televisiva e un’occasione televisiva come la vincita ad un concorso al Ministero, e un concorso al Ministero come un’occasione per raccomandati, e un’occasione per raccomandati come un legittimo diritto di chiunque abbia la possibilità di farsi raccomandare, e chiunque abbia la possibilità di raccomandare come un paladino dei diritti delle donne, e un paladino dei diritti delle donne come un uomo che grazie alla sua simpatia è diventato ricchissimo.

Qualche anno fa non lo avrei fatto, qualche anno fa Sanremo era anacronistico come i suoi presentatori, obsoleto come la parola obsoleto, era vecchio, rugginoso, democristiano. Fino a qualche anno fa Sanremo era Sanremo come il circolo per la terza età, il concorso canoro indetto dalla parrocchia, il concerto di Natale a scuola, l’autoradio estraibile, le vallette una bionda e una bruna, i perfetti sconosciuti e i big che tanto erano solo canzonette destinate ad un pubblico il cui conformismo non rappresentava più un modello sociale.
Qualche anno fa non lo avrei guardato perchè le canzoni di Sanremo erano solo canzonette che sono ancora solo canzonette ma adesso le cantano ragazzi che abbiamo visto crescere in televisione, ragazzi reali cresciuti in un contesto televisivo proprio come noi, come me che vado a chiedere giustizia in tv, me che da grande voglio fare la tivvu, me che voglio mettermi in gioco ma in tivvu, me che studio e mi do da fare per raggiungere i miei obbiettivi in tivvu, me che per aiutare gli altri vado in tivvu a raccontare la mia esperienza, me che vado a chiedere aiuto in tivvu, me che sono molto malata e ho bisogno di aiuto dalla tivvu.
Me che posso osservare il mondo dalla tivvu molto meglio di quanto potrei farlo leggendo un buon libro o ascoltando buona musica.
Spegni tutto e esci, la fuori c’è un mondo che ti aspetta.
Si però è un gran bel mondo di merda.



2 commenti a “ora vi spiego perchè Sanremo ha avuto un grande successo”

  1. Marc Says:

    Sono solo canzonette.
    Granbelpost. Non leggo altro per non togliermi il gusto, oggi.

  2. andy Says:

    madonna quanto c’hai visto bene.
    pupo che cambia il testo della canzone dopo averla presentata e i nostri governanti che cambiano le regole per la presentazione delle liste dopo esserne stati esclusi.

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