e siccome è facile incontrarsi anche in una grande città

Viscontessa, 24 marzo 2010

- mamma, ma oggi ti sei lavata?
- Non ancora, dammi cinque minuti e vado a farmi la doccia
- A quest’ora? Ma ormai sono le cinque e mezzo.
- Lo so, ma non ho fatto ancora in tempo
- Ma se sei tutto il giorno a casa senza far niente
- Veramente mi sono alzata alle otto e mezzo perché tu mi hai telefonato per chiedermi di portarti a scuola la macchina fotografica perché oggi venivano i danesi quindi ho pensato “mi lavo dopo” e sono uscita. Quando sono tornata a casa ho trovato il cane che ululava e prima che cagasse in salotto l’ho portato fuori e ho pensato “mi lavo dopo”. Quando sono tornata a casa con il cane mi son detta che era il momento buono per lavarlo e tosarlo e che sarebbe stato meglio che io mi fossi lavata dopo. Quando ho finito con il cane e tutto suo pelo tagliato era disseminato per il pavimento, ho detto passo l’aspirapolvere, pulisco il bagno e poi mi faccio la doccia. Poi ho preso l’aspirapolvere e quella si è bruciata. All’improvviso ha cominciato rapidamente a perdere potenza, è andata in apnea un paio di volte e prima che io potessi rendermi conto di cosa stava succedendo, ho sentito nell’aria puzza di bruciato e dopo una brevissima scintilla ha smesso del tutto di funzionare. Ho capito subito che questa volta si trattava di una cosa grave perché non aveva mai fatto così anche se io e la Mary (la filippina che parla solo inglese e viene a casa nostra una volta alla settimana) avevamo già notato che da quando siamo arrivati in questa casa non stava più bene come una volta. Aspirava poco, dava precocemente segni di essere piena, talvolta tossiva quasi come le si fosse incastrato qualcosa nel tubo. Vabbè comunque le ho staccato subito il serbatoio e la pompa in modo da farla respirare meglio, poi ho provato un paio di volte con la corrente ma dopo i primi due debolissimi battiti, non ha più risposto a nessuna sollecitazione. Allora sono corsa giù a prendere la cassetta degli attrezzi per vedere se ero ancora in tempo per l’espianto degli organi sani ma mentre ero seduta per terra piena di peli di cane e di polvere che usciva fuori dal cadavere ancora caldo dell’aspirapolvere, sono arrivate la nonna e la zia che mi dicono che si fermano a pranzo ma prima vogliono che andiamo a comprare il regalo per tua cugina. E siccome mancava mezz’ora alla chiusura dei negozi, mi hanno fatto indossare una giacca lunga sopra, un paio di occhiali da sole e mi hanno trascinato a comprare il regalo. Poi siamo tornate a casa e abbiamo mangiato ma mentre siamo a tavola mi accorgo che la gabbia dei pappagallini è venuta giù. Micione aveva buttato giù la gabbia e il pappagallino maschio era scappato. Allora io e la zia ci siamo messe a fare in giardino il verso dei pappagalli e poi abbiamo messo fuori l’altro pappagallo e ci siamo appostate con un cencio in mano per cercare di acchiappare l’uccellino. Poi non lo abbiamo sentito più e si erano già fatte le tre e dovevo venire a prenderti, per questo ho fatto tardi. Poi ti ho accompagnato a tennis e sono tornata a casa dove ho trovato la casa esattamente come l’avevo lasciata con in più un tavolo da sparecchiare e un quintale di sassolini caduti per terra con la gabbietta. Così mi son detta che se i sassolini non li raccoglievo subito, al buio sarebbe stato più difficile, quindi mi son detta che se lasciavo gli avanzi sul tavolo, i gatti avrebbero ripulito i piatti prima di me e non potevo neanche ignorare lo stronzo di cane sul tappeto del salotto dovuto probabilmente al non gradito bagnetto-tosatura e non potevo neanche lasciare la pappagallina femmina in evidente stato di choc, nella gabbia devastata da Micione e quando ho finito di sistemare tutte queste cose e sono salita su per farmi la doccia, ho ritrovato l’aspirapolvere sventrato e i peli di cane e pezzi di polvere ovunque. E allora con la scopa ho cercato di pulire il meglio possibile ma quando sono andata in camera mia per aprire un po’ le finestre e far circolare un po’ d’aria dopo il polverone, mi sono accorta che le tende che avevo montato ieri, erano montate male e non si poteva aprire la finestra. Allora sono tornata giù e rimesso a posto gli attrezzi da lavoro e sono risalita portandomi dietro lo scaleo per staccare le tende, poi sono scesa giù con lo scaleo e sono risalita con il necessario per spolverare, poi sono scesa giù con i resti dell’aspirapolvere e sono salita su con il cencio da dare per terra, poi sono scesa giù col secchio e su con la roba da mettere a lavare e ancora giù perché suona il campanello e sei arrivata tu.
- Si vabbè, ma potevi almeno lavarti.

prendimi così, non possiamo farne un dramma

Viscontessa, 23 marzo 2010

Ore 6. Un fastidioso rumore di sottofondo mi conduce ad un livello di coscienza leggermente superiore a quello del coma.
Ore 6.10 “ma cazzo! Ma vi pare l’ora di svuotare i pozzi neri?” la voce di mio marito che dalla finestra del bagno si rivolge agli svuotatori di fogne alle prese con i pozzetti dei vicini, mi risveglia completamente dal coma e mi metto a ballare il tip tap sulle sue palle per la gioa.
Ore 6.11 “e loro?” mi informo sulla risposta sicuramente garbata dei vuotatori di fogne che alle sei della mattina sono già molto più nella merda di quanto potremmo esserlo noi nel corso di tutta la giornata.
Ore 6.12 “si” e si sono rimessi a rimestare nella merda del vicino.
Ore 6.20 cerco il cane dentro al letto e lo rimetto sul cuscino così posso accarezzarlo. Mi dico che sono una gran figa perché la maggior parte della gente passa l’infanzia a dormire con un cucciolo di peluches, poi lo butta via e comincia a crescere. Io invece i peluches non li ho mai sopportati e da grande mi sono presa un cane vero da portare a letto. Sarà l’unico momento della giornata nella quale mi sentirò una gran fica.
Ore 6.30 Sogno che Luca Sofri si dimentica di portarsi via il topo che poco prima avevo visto nella gabbietta a prendere il sole a pancia all’aria. E avrei giurato che persino rideva ma non vorrei esagerare. Mi sveglio in preda alla convulsioni ma tengo a mente per lungo l’espressione felice del topo.
Ore 7.00 Non sono riuscita a riaddormentarmi. Questa tenda non va. Lascia filtrare la luce e non mi ripara dal muro bianco. Lascio il cane dentro al letto e mi alzo. Il caffè è finito. Mi metto a guardare i cartoni animati in tv.
Ore 8.30 telefona mia mamma, parliamo di tendine e malattie. Comincio piano piano ad assomigliare a lei. Non so che giorno sia il 26 né cosa farò oggi ma sicuramente ho qualcosa da fare.
Ore 8.45. Rifaccio i letti mentre parlo al telefono con mia madre e alla fine le confesso la mia frustrazioni per la tenda di camera che non copre.
Ore 8.50 Le dico preparati che passo a prenderti e lei mi dice si che ci mette un attimo. Penso allo zerbino che ho comprato ieri. C’è scritto “worning! desperate house wife”. Mio marito ci è passato sopra due volte senza neanche accorgersene. Mia figlia ha chiesto “che vuol dire?” sono otto anni, dico otto anni, che studia inglese.
Ore 9.00 Ho rifatto i letti, areato le camere, ammirato la mia lavatrice nuova, innaffiato le mie piante, spostato qualche cornice con le foto, parlato con i pappagalli, fatto uscire e entrare i gatti almeno dieci volte e mi sono anche lavata e vestita.
Ore 9.01 telefona mia mamma. Non può venire perché le fa male il piede e non se la sente di farsi in su e in giù tutto il centro commerciale in cerca delle tendine.
Ore 9.05 mi telefona un’amica che non sento da almeno tre mesi. Mi dice mi son licenziata e io le dico anche io. Mi dice che in fondo ci meritiamo un po’ di riposo e io le dico che non sono tanto sicura. Mi dice ci vediamo, le dico ci vediamo. Mi dice vengo venerdì mattina da te e ti porto le paste più buone che tu abbia mai mangiato. Ti porto anche il giornale? Mi dico che è danese. Beata lei.
Ore 9.15 Metto il guinzaglio al cane ed esco. Mi fermo sulla soglia e non so da che parte andare. Il cane nell’attesa piscia sull’angolo di casa e di striscio anche sulle mie scarpe. Mi dirigo verso la macchina, vado subito al centro commerciale e poi vado a fare la spesa e dopo pranzo vado in banca e poi alle poste. Passa una carrozzella trainata da un cavallo. Cazzo, oggi è martedì e c’è il mercato. Cazzo, adesso non so proprio cosa fare. Cazzo, ritelefona mia mamma e mi dice che le hanno telefonato per dirle che il cuscino che avevo ordinato è pronto.
Ore 9.20 Faccio scendere il cane dalla macchina, riprendo la borsa e chiudo l’auto.
Ore 9.21 Mi avvio in direzione opposta trainandomi il cane che sta cercando di cagare e che mi guarda come per supplicarmi di decidere cosa dobbiamo fare che altrimenti non sa mai quando è il momento buono per cagare. Lui ha i suoi punti di riferimento e secondo la direzione che prendiamo, caga sempre nello stesso posto. Però bisogna essere precisi perché traccheggi un pochino sulla porta perché non hai deciso la direzione, a quello gli si sballa tutto l’intestino ed è capace che per sicurezza torna a cagare a casa sul tappeto dello studio.
Ore 9.25 Mi sento leggera come una farfalla. Ho deciso che vado a piedi in banca così passo anche a ritirare il cuscino e faccio fare al cane una passeggiata abbastanza lunga. Magari prima faccio una piccola deviazione verso quel bar che ho scoperto ieri e che fa delle sfoglio con miele e pinoli che sono la fine del mondo. Se mi fermo a fare colazione, poi vado a ritirare il cuscino e poi vado in banca, dovrei fare abbondantemente in tempo anche a tornare a casa, lasciare il cane e andare a fare la spesa….. o andare al mercato? Ci penserò poi.
Ore 10.00 Tutto come previsto, ho ritirato il cuscino, il cane ha cagato e in banca c’era un po’ di fila ma ho lasciato tutto al cassiere e così ho fatto presto. Dieci minuti a passo svelto e siamo a casa.
Ore 10.01 Se però vado di qua, passo anche di fronte all’ufficio postale così mando via queste raccomandate e mi levo anche questa.
Ore 10.15 Cazzo però, l’ufficio postale me lo ricordavo più vicino sarà che ci sono stata in motorino. Certo che per tornare a casa adesso mi ci vuole un sacco di tempo. E poi chissà quanta gente ci sarà.
Ore 10.25 Lo vedo da lontano e mi impongo il training autogeno. L’importante è non guardare le vetrine e tirare dritto. Quante vetrine saranno mai? Se ricordo bene sono almeno sette o otto e ciascuna mostra tappezzerie diverse secondo lo stile. Passo la prima, la seconda, la terza.
Ore 10.30 Tanto devo fare solo una domanda e poi non mi serve niente.
Ore 11.30 Se all’ufficio postale non c’è tanta gente e cammino a passo svelto, forse faccio ancora in tempo ad andare al mercato. O a fare la spesa. Magari al supermercato e poi nel pomeriggio vado dall’ortolano e al centro commerciale. Il cane alza gli occhi al cielo.
Ore 11.45 C’era solo una persona davanti a me. Finalmente tocca a me. Ho il cane al guinzaglio, la borsa, il sacco con il cuscino, la borsetta porta documenti, le raccomandate in mano insieme ai soldi e al numerino. Squilla il cellulare. Non so in che tasca l’ho messo.
Ore 11.46 Il cellulare viene rinvenuto in una tasca interna della giacca che non ricordavo neanche di avere ma della quale, evidentemente a livello inconscio, conoscevo perfettamente l’ubicazione. Mi torna il mente il topo e mi compare un cerchio alla testa. Soprattutto perché il nome che appare sul display del cellulare mi mette di pessimo umore: è la mia ex padrona di casa praticamente un herpes, periodicamente ributta.
Ore 11.50 Esco dall’ufficio postale e valuto che per tornare a casa a piedi mi ci vorranno almeno venti minuti. E poi la mia ex padrona di casa il cui nome è rimasto sul registro delle telefonate perse, mi ha messo di pessimo umore e allora al mercato non ci vado e non vado da nessuna parte, anzi torno a casa di corsa e mi rinchiudo lì ad odiarla. Contenta?
Ore 12.30 Vado a piedi, mi ci vorranno dieci minuti e poi al mercato non si trova parcheggio.
Ore 12.35 Torno indietro perché sono stanca di camminare e allora prendo il motorino.
Ore 12.40 Sono al mercato e faccio ancora in tempo a vedere se trovo le tende. Comincio a camminare tra le fila dei banchini e il caldo diventa insopportabile. Mi allento la sciarpa, mi slaccio il giubbotto, mi cade la sciarpa, raccolgo la sciarpa, mi cade la borsa, raccolgo la borsa, sudo come d’agosto.
Ore 13.00 Trovo le tendine che cercavo anche se non sono proprio così ma sono molto simili a quelle altre che ho comprato che non erano proprio come le volevo e erano abbastanza uguali a come le volevo se non fosse stato che mancava mezzo metro di tenda. Mi faccio comunque tutto il mercato e torno a casa giusto in tempo per ricordarmi che mia figlia torna a pranzo con un’amica e io non ho fatto la spesa. Passo in rassegna qualsiasi soluzione alternativa ma non ce ne sono.
Ore 13.15 Entro nel forno un attimo prima che tiri giù il bandone e compro pizza per tutti. Questo però fa tanto mamma yeah e non casalinga disperata vero?
Ore 13.20 Torno a casa, prendo lo scaleo, e mi arrampico sul tendone della tenda per fare delle prove.
Ore 13.21 Mi telefona un’amica per confermarmi l’invito per sabato e mi racconta dell’ultimo cucciolo bruttissimo che è nato nell’ultima cucciolata. Mi dice che è dolcissimo e che non può venderlo ma che non può neanche tenerlo. Le dico “sabato porta anche lui” e poi mi mangio le mani anche solo per essermi fatta venire in mente una certa idea.
Ore 13.25 Mi dice che è tanto tempo che non ci vediamo per la sua contabilità e io le dico “tranquilla è tutto sotto controllo”. Mi dice “se lo dici tu”. Mi dico che devo smetterla di rinviare di settimana in settimana. Poi torno alle tende. Però fa tanto donna lavoratrice e non casalinga disperata.
Ore 14.00 mi telefona mia mamma e mi dice che mia sorella è ancora in ospedale per un controllo e che ci avrebbe chiesto se possiamo andare noi a prendere sua figlia a scuola e poi dal pediatra.
Porca puttana! Oggi pomeriggio dovevo fare la spesa!
Mia mamma non dice niente. Aspetta. Poi mi fa, ma cosa hai fatto poi stamattina? Va bene mi organizzo.
Ore 14.20 mi ritelefona mia mamma per il solito contrordine. Mia sorella ha ritelefonato che allora fa in tempo a fare tutto.
Ore 14.30 Mi arriva la mail di un settimanale femminile per chiedermi se in giornata posso rilasciare una piccola intervista sui blog al femminile. Rispondo di si e mi pare che le quattro siano una buona ora. Alle quattro e mezzo sono fuori alle sei e mezzo ho finito di fare la spesa alle sette ho già sistemato tutto e faccio anche in tempo a riguardare quella cosa che dovevo correggere. Mi sento tanto donna impegnata e non casalinga disperata.
Ho iniziato a scrivere questo post alle quattro e venti perché mi pareva che fosse ancora presto per uscire. Finisco ora e sono già in ritardo un’altra volta.
Magari vado solo al supermercato e, dall’ortolano vado domani che tanto devo anche andare al centro commerciale e devo attaccare le tende che sono tutte buttate sul letto e poi c’era quella cosa lì e quell’altra là. Autoindulgo.

Uomo 45 d.b

Viscontessa, 14 marzo 2010

- Buonasera mi dica.
- Sono qui per l’iscrizione.
- Quanti anni ha?
- 19.
- E’ un po’ grande…..
- Si, lo so…..
- Sarebbe stato meglio se avesse cominciato prima. Come mai non lo ha fatto? Non aveva ricevuto il bonus?
- Si, si lo avevo ricevuto ma io avevo già la ragazza e non mi andava di tradirla.
- Ma lo sa che è per il suo bene…….. farlo la prima volta con una seria professionista del settore, è importantissimo per lo sviluppo psico fisico del maschio italico. E’ pieno di ottime professioniste adatte a tutti i gusti e tutte le fantasie, donne che hanno studiato per questo e sanno esattamente come fare. Ma lo sa che se il primo approccio è traumatico lei rischia di avere problemi con le donne per tutta la vita?
- Io veramente avevo fatto la domanda per fare l’obbiettore di coscienza….
- Però voi obbiettori di coscienza dovete spiegarmi perché non volete servire il vostro paese come tutti i maschi italici.
- No, non è quello è che io vorrei fare l’amore solo con la mia ragazza e quando ne abbiamo voglia tutti e due. Non mi va molto l’idea di mantenere sempre il coso duro…..
- Non mi dirai che ti vergogni? Non hai visto che adesso anche Armani Sedicesimo ha presentato la collezione maschile con pantaloni che mettano ben in evidenza il pennone sempre alzato.
- No, no, non mi vergogno, anche io lo porto sempre alzato e per questo fino ad adesso non ero ancora venuto.
- Va bene dai, fammi vedere un po’. Passa il polso sotto al micro chip.
- Ecco.
- Ottime misure, complimenti ragazzo, quando sei entrato non avevo guardato. Vedo che il bonus, comunque, ti era arrivato nel Bertolaso del 40. E vedo che non lo hai usato ma qui ci sono ricevute per prestazioni già nel 39. Bravo, un ragazzino precoce però il bonus statale è importante perché ti garantisce la qualità del servizio. Comunque, io adesso ti inserisco nel programma Viagra. Sai come funziona? La prima volta che ti capita di svegliarti senza l’alza bandiera, prendi una pasticchina. Stai tranquillo, queste sono di ultiimissima generazione e non hanno alcuna contro indicazione. Nessuno se ne accorgerà, sarà tutto esattamente come prima ma è molto importante che tu cominci a prenderla fin dalla prima volta. Guarda che non c’è niente di cui vergognarsi se una mattina ti alzi e ce l’hai moscio, succede a tutti, solo che grazie a questa pasticchina si può evitare quel brutto giorno e allora perché non prenderla?
- E fino a quando dovrò prenderla?
- E chi può dirlo, pensa che l’altro giorno è venuto un tizio di 120 anni che aveva provato a smettere ma gli sembrava che gli mancasse qualcosa e ha chiesto di essere iscritto al programma della quarta età.
- No vabbè, non è quello che mi preoccupa è che io con una che non è la mia ragazza non mi ci vedo e sono un po’ preoccupato da quello che potrebbe succedere quando lei non c’è. E’ vero che ho iniziato presto ma poi quando ho conosciuto lei mi sono fermato.
- L’anno prossimo devi partire per il servizio civile, vedrai che lì ti insegneranno ad essere un vero maschio, non devi preoccuparti, imparerai a come gestirti il pennone in tutta serenità. Ma lo sai che dall’anno prossimo farete anche sei ore settimanali di pratica in più? Non vorrei sbagliarmi ma mi pare che aumentino le ore di corteggiamento, petting e sesso televisivo.
- Si lo so ma sono le ore di autostima, cameratismo e gara a chi piscia più lontano che mi preoccupano ….. e poi, ecco, a me di fare l’amore con una che non è la mia ragazza……
- Ma dai! Vai lì per imparare no? Vedrai che dopo una settimana che sei lì non ti ricordi neanche come si chiama la tua ragazza. Lei non fa volontariato?
- Veramente non le andrebbe molto…..
- E come mai? Non le piace mostrare le sue qualità? Non dirmi che è timida come te! Proprio per questo le farebbe bene frequentare per almeno una settimana lo stage di seduzione. Ormai ci sono degli ottimi stage completamente gratuiti, finanziati dalla regione o in alcuni casi anche dai comuni. Le farebbe bene stare un po’ con le ragazze della sua età, mettersi in gioco facendosi televotare dagli spettatori maschi, le servirebbe per formasi il carattere, acquisire sicurezza e individuare con un certo anticipo, i pezzi forti e quelli deboli del suo fisico. Io, ti giuro, ho visto ragazze di ventanni devastate dalla cellulite perché non si sono rese conto fin da subito il rischio che correvano. Si fossero spogliate prima, avrebbero potuto evitare simili abomini! E poi nessuno vi obbliga a fare niente, noi vi forniamo solo gli strumenti adatti per affrontare serenamente la vostra vita sessuale. Dai, adesso spogliati che andiamo di là a controllare i tempi di reazione così calcoliamo esattamente il dosaggio. Sai come funziona? Ti mostriamo delle immagini e controlliamo quanto tempo ci metti per avere un’erezione completa.

8 marzo

Viscontessa, 8 marzo 2010

Otto marzo. Festa della donna. Che bello. Chissà come festeggeremo quest’anno questa ricorrenza volubile come una collezione da passerella dedicata ad una donna sempre più donna e sempre meno persona. Siamo fatte così – o almeno questo è ciò che dicono gli altri – “ dolcemente complicate”, come cantava Fiorella Mannoia, e i nostri capi sono dolcemente complicati come noi e come la nostra festa che cambia significato ogni anno e si adegua alle esigenze del momento, agli allarmi sociali del momento, al ruolo che altri decidono per noi in quel momento.
Siamo vittime – e su questo siamo tutti d’accordo (compreso i carnefici che nel migliore dei casi non si rendono neanche conto di essere tali) – ma come uscirne nessuno lo ha ancora capito e allora dopo le maniere forti del femminismo e il rito emulativo dello streep maschile, adesso siamo nella fase accusatoria che nel diventare spietata nei confronti di determinati modelli maschili, si fa più indulgente nei confronti dei fenomeni sociali che l’hanno generata. Adesso che è stata indebolita l’immagine pubblica della donna conferendo valore essenzialmente alla sua fisicità, c’è stupore e indignazione nel constatare che taluni, i più gretti d’animo, i più ignoranti, i più ricettivi ai messaggi subliminali, hanno recepito il messaggio sbagliato.
Siamo vittime, vittime di chi non ha capito che bisogna guardare e non toccare, vittime di chi ci discrimina, vittime di chi ci ama troppo e male. Ma lo siamo anche di una nuova forma di autolesionismo che si chiama chirurgia estetica e di una mentalità, che nel rivendicare come propria necessità il sentirsi più sexy e attraenti, suggerisce il desiderio inconscio di far pace con il mondo maschile sempre più spaventato. Alle proprie paure, alle proprie insicurezze, alle delusioni della vita si dà il nome di una parte del corpo e con un colpo di bisturi la si cancella. Gli uomini sfuggono e le donne si fanno a pezzi per loro cercando di riacquistare quella femminilità perduta negli anni di una emancipazione da conquistare.
Vittime, tutte vittime, siamo vittime degli stupratori, del datore di lavoro, del marito ma lo siamo anche di una mentalità che ci costringe a parlare delle donne soltanto bene, esaltando tutte le loro qualità di genere e uniformandole in unico modello sia estetico che culturale. Una donna che pare vittima soprattutto del malinteso per cui scegliere liberamente di ingrandirsi il seno equivale alla prova di una raggiunta emancipazione.
Il Firenze

Comunicazione ai tempi di facebook

Viscontessa, 6 marzo 2010

La Banca ha taggato il bancomat di Vis.
Vis ha inviato una richiesta di amicizia alla sua Banca.
La richiesta di amicizia alla sua Banca non è ancora stata confermata.
Anzi no.
La richiesta di amicizia alla sua Banca è stata appena rifiutata.
Vis ha taggato l’agendina e si è accorta che il mese era già finito.
Vis ha scritto sulla sua bacheca “ricordarsi che 30 dì conta novembre con aprile giugno e settembre, di 28 ce n’è uno tutti gli altri fan 31”.
Vis ha fatto il test “indovina chi ne ha 28?”
Se vuoi sapere come ha risposto Vis clicca qui
Scemo ci sei cascato!
Febbraio.
Vis ha appena consultato la sua agenda. Perché non lo fai anche tu?
Vis pensa che non è affatto giusto che milioni di cittadini non possano godere del diritto di un febbraio lungo come tutti gli altri mesi.
Vis pensa che non è giusto che alcuni mesi abbiano 31 giorni e febbraio solo 28.
Vis ora è fan del gruppo “sostieni Febbraio” e pensa che potresti diventarlo anche tu.
Vis il 28 di febbraio era andata a mangiarsi ostriche e champagne perché pensava che giorno più giorno meno fosse la stessa cosa..
Vis era andata in banca ma poi c’era la fila e Vis è andata a mangiarsi ostriche e champagne.
La Banca però ora ha taggato il bancomat di Vis.
Vis pensa che non sa che fare, perché non dai un consiglio a Vis?
Vis invia un messaggio privato alla sua Banca.
La sua banca risponde al messaggio privato Vis.
Vis fonda il “Gruppo per la raccolta firme per chiedere un ddl d’urgenza per dire basta alla burocratizzazione dei mesi. E mi servirebbe anche retroattivo almeno da inizio febbraio di quest’anno”.
Iscriviti anche tu al “Gruppo per la raccolta firme per chiedere un ddl d’urgenza per dire basta alla burocratizzazione dei mesi. E mi servirebbe anche retroattivo almeno da inizio febbraio di quest’anno” .
Vis is now listening to a funny song.

ora vi spiego perchè Sanremo ha avuto un grande successo

Viscontessa, 3 marzo 2010

Qualche anno fa non lo avrei fatto. L’ho sempre fatto pochissimo, magari lo facevo quando ero più giovane e quando vinse Vasco Rossi ma poi ho smesso per un lungo periodo perchè ascoltavo un altro tipo di musica, una musica più giovane.
Ho ricominciato solo dopo il primo matrimonio ma il mio primo marito lavorava nel campo della musica, era un ingegnere informatico che si occupava di musica, così lo si faceva tecnicamente anche se dopo si spettegolava un po’.

Poi ho proprio smesso, ho smesso del tutto e non mi ricordavo neanche cosa fosse. Prima c’è stata mia figlia e, appena ho potuto, c’è stato internet che non me l’aspettavo proprio. All’inizio ero un po’ diffidente nei confronti internet ma poi ho capito che non si finisce mai di imparare.
All’inizio internet era bello così. Si parlava di tutto ma soprattutto si parlava di noi. Ci si raccontava per post, per chat, per aspirazioni e frustrazioni ma le cose non andavano poi così male ed era solo una questione di età. Ognuno aveva la sua e si portava dietro paturnie legate alla propria ma c’erano speranze e aspettative. Il fatto è che nessuno sapeva di preciso cosa doveva aspettarsi e alla fine siamo tornati sulla terra. Una terra i cui cambiamenti erano già nell’aria ma non puzzavano ancora come adesso.

Ho cominciato a riavvicinarmi alla televisione quando ho letto una che scriveva “io la televisione non la guardo mai, anzi non ce l’ho neanche, io la sera preferisco leggere un bel libro o ascoltare buona musica”.
Ho avuto paura, giuro ho avuto paura di diventare così. Ho avuto paura di diventare una di quelle zitellone, un incrocio tra le emancipate protagoniste di Sex and City e un modello di donna che non va più di moda e per il quale non riesco a trovare una similitudine cinematografica adeguata. La donna meschina, perchè a forza di sentirsi Sante finisce che ti convinci di essere davvero meglio degli uomini – che te lo lasciano credere e vanno a diritto per la loro strada – e finisce che ti dimentichi della donne meschina.
Eppure ce ne sono tante, sono quelle che mendicano un uomo e che riconosci subito da come parlano con disprezzo degli uomini. Anche le altre donne lo fanno, tutte lo facciamo, single e accoppiate, ma solo le meschine lo fanno senza inflessione nel tono della voce. Sul web le riconosci perchè sono inflessibili e petulanti.
Così mi son vista a casa da sola con il mio stracazzo di libro e la mia stracazzo di musica, io nella mia bolla cultural chic a civettare con petulante inflessibilità sulle pagine del web e non appena ho pronunciato “cultural chic” ho capito che non volevo correre alcun rischio di diventare qualcosa, men che mai una roba che mi si attorciglia lingua e tastiera solo a pronunciarlo.
Cinque. Ho messo in casa cinque televisori e mi son detta “hey baby, vediamo di trovare il modo per uscire da questo pasticcio del cultural chic e torniamo a non essere proprio un bel niente”. A noi, io e il mio alter ego, ci piace lavorare così, da liberi tiratori, da liberi professionisti, da free lancer. Noi non vogliamo padroni ne gruppi di appartenenza, non vogliamo appartenere ad un bel niente, ci bastiamo tra noi e spesso ci avanziamo anche. Come una vecchia coppia che passa la vita ad augurare la morte all’altro e poi quando l’altro muore, non regge al dolore e la gente si domanda se a volte la gente non sia pazza. Se io morissi, ne morirei. Questo è certo.
Però, come al solito, mi sono accorta che come al solito questa idea non doveva essere venuta solo a me e mi son resa conto che anche per distinguersi sempre, ci vuol un bell’impegno e a volte è troppo faticoso.
Ed è così che ricominci. Ricominci piano piano pensando “smetto quando voglio” ma quando smetti e premi su off quel dannato telecomando, prendi il picci – che ormai è diventato così piccolo che lo puoi usare anche se sei acciambellato in posizione yoga perchè tanto a te lo yoga non ti è mai piaciuto ma quelli che buttano via la televisione fanno così – e ti colleghi in rete per leggere le news delle quali non te ne frega niente perchè le news le hai già lette trenta secondi fa e anche se scopri che nell’ultimo minuto hanno pubblicato la reazione di Schifani alle parole della Bonino che aveva commentato le affermazioni di Bondi, non ti viene niente da scriverci né da commentare né che possa indurre alla riflessione e poi scopri che anche altri hanno trovato infinitamente più interessante la reazione di Carmela alle parole del principe Filiberto che aveva commentato la trasmissione di Jerry Scotti del sabato sera.
E ti trovi invischiato fino al collo in certe abitudini e ti senti che sia diventato quasi un dovere civico testimoniare il grado di degrado morale nel quale è sprofondato il nostro Paese perchè prima o poi qualcuno dovrà pur salvarlo. Ovviamente non noi che siamo solo studiosi e osservatori del fenomeno. Osservatori che osserviamo e registriamo testimonianze che altri osservatori osservano mentre qualcuno osserva noi e alla fine è tutto un osservarsi vicendevolmente che un giorno o l’altro a qualcuno verrà pure in mente di dire “ma perchè stiamo qui a guardarci negli occhi ?!” perchè tutta questa sovrapposizione di vita reale, vita virtuale, vita televisiva, vita che devi comportarti in tivvu come se fossi a casa tua, e a casa tua come se fossi nella pubblicità di una banca, e nella pubblicità di una banca come se fossi una sfigata senza un soldo che campa con un lavoro precario da maestra ma alla quale la banca offre un finanziamento vantaggiosissimo a condizioni eccezionali perchè crede in lei (nella sfigata n.d.r) e nei suoi sogni di bambina, nella forza dell’amicizia (Banca Intesa), non porta a niente di buono.

Così io scrivo questo lunghissimo post per raccontare a chiunque passi di qui per caso magari tramite un motore di ricerca in cerca di qualche porcheria da impiegato frustrato tipo “come infierire con una spillatrice sulla propria capa”, di sapere gli affari miei che non sono quelli di torbide storie sado-maso con la mia capa, ma la sincera esternazione di una donna adulta e consapevole.
Esso, chiunque esso sia, rimarrà deluso nelle sue aspettative di vendetta, ma verrà a sapere che io quest’anno mi son vista le cose principali di Sanremo e poi non mi sono persa un dibattito. So tutti i pettegolezzi di Sanremo perchè l’unico modo per sapere la “verità” è quello di osservare – in un paese nel quale non si distingue più tra vita reale, vita televisiva e vita virtuale – i dibattiti su Sanremo che possono tranquillamente essere letti in chiave politica come la politica può essere interpretata come innovazione culturale e la cultura come inestetismo femminile e gli inestetismi femminili come patologie da curare e le patologie da curare come eventi sociali per raccogliere fondi e la raccolta dei fondi come business e il business come welfare, il welfare come un’occasione televisiva e un’occasione televisiva come la vincita ad un concorso al Ministero, e un concorso al Ministero come un’occasione per raccomandati, e un’occasione per raccomandati come un legittimo diritto di chiunque abbia la possibilità di farsi raccomandare, e chiunque abbia la possibilità di raccomandare come un paladino dei diritti delle donne, e un paladino dei diritti delle donne come un uomo che grazie alla sua simpatia è diventato ricchissimo.

Qualche anno fa non lo avrei fatto, qualche anno fa Sanremo era anacronistico come i suoi presentatori, obsoleto come la parola obsoleto, era vecchio, rugginoso, democristiano. Fino a qualche anno fa Sanremo era Sanremo come il circolo per la terza età, il concorso canoro indetto dalla parrocchia, il concerto di Natale a scuola, l’autoradio estraibile, le vallette una bionda e una bruna, i perfetti sconosciuti e i big che tanto erano solo canzonette destinate ad un pubblico il cui conformismo non rappresentava più un modello sociale.
Qualche anno fa non lo avrei guardato perchè le canzoni di Sanremo erano solo canzonette che sono ancora solo canzonette ma adesso le cantano ragazzi che abbiamo visto crescere in televisione, ragazzi reali cresciuti in un contesto televisivo proprio come noi, come me che vado a chiedere giustizia in tv, me che da grande voglio fare la tivvu, me che voglio mettermi in gioco ma in tivvu, me che studio e mi do da fare per raggiungere i miei obbiettivi in tivvu, me che per aiutare gli altri vado in tivvu a raccontare la mia esperienza, me che vado a chiedere aiuto in tivvu, me che sono molto malata e ho bisogno di aiuto dalla tivvu.
Me che posso osservare il mondo dalla tivvu molto meglio di quanto potrei farlo leggendo un buon libro o ascoltando buona musica.
Spegni tutto e esci, la fuori c’è un mondo che ti aspetta.
Si però è un gran bel mondo di merda.