Lavoratrice vintage, fottutamente fashion, offresi
Viscontessa, 2 febbraio 2010Avevo iniziato un post sul nuovo anno.
Ne avevo iniziato un altro sul nuovo quartiere.
Poi ce ne era uno sulla nuova casa.
E un altro ancora sul nuovo non lavoro.
Avevo iniziato un post sui nuovi non amici, e uno sulla nuova vita, sul nuovo mal di schiena, sui nuovi social network che si stanno mangiando il vecchio e su tutto questo nuovo che è già vecchio.
Avevo iniziato una nuova vita con il mio vecchio cane, con il mio gelsomino e con un nuovo entusiasmo, avevo iniziato questa nuova vita con tanti buoni propositi e tante belle cose che in questa nuova casa stentano a trovare una collocazione adeguata proprio come me che non riconosco neanche il mio letto e la notte me ne resto sveglia a fissare il muro bianco, dalla finestra bianca, accanto all’armadio bianco.
Avevo iniziato un post su questa nuova vita senza il mio vecchio cane, senza la vecchia casa, il vecchio lavoro, il vecchio quartiere, le vecchie abitudini e la mia vecchia mamma, quella che conoscevo bene e che invece adesso è tappata in casa con un piede rotto.
Avevo finito il vecchio anno con le vecchie ansie e ne ho iniziato uno nuovo con ansie nuove come quella di rotolare giù dalle scale e rimanere per terra per ore senza che nessuno se ne accorga. O magari giorni. Stesa per terra su un pavimento che non mi appartiene con una banda di gatti annoiati che mi saltano sopra e poi si acciambellano sulla mia schiena e si addormentano lì al calduccio mentre io continuo a fissare una macchia di sporco sotto alla cassapanca. Sporco di chissà chi, forse dei vecchi inquilini peruviani o magari di quelli cinesi.
Oggi ho aperto i loro estratti conto bancari. Non sapevo che fare.
Il postino continua ad infilarmi la loro posta della cassetta delle lettere e a me non arriva più neanche la pubblicità. Eppure ne aspettavo un bel po’ come mi aspettavo un bel po’ di richieste di adesione a questa o quella associazione di volontariato/partito politico/centro estetico e/o sportivo. Niente. Per me non arriva mai niente e oggi non sapevo cosa fare.
Chissà se il peruviano e il cinese vivevano insieme. Il gatto si muove sulla mia schiena e io sento una fitta di dolore che mi attraversa il costato. “Domani” mi dico “devo ricordarmi di indossare il cappotto giallo” quello che aveva ispirato l’unico racconto che abbia mai pubblicato.
Era un racconto sul giorno della mia morte che indossavo il cappotto giallo e alla fine cadevo dalle scale del mio dentista e lo sgualcivo tutto.
Ma c’è la macchia. E’ su quella che devo concentrarmi se voglio vedere il cinese e il peruviano che vivevano in questa casa. Chissà se il padrone di casa li aveva scelti perché erano abbastanza bassi da non doversi genuflettere per lavarsi i denti nel lavandino del bagno. O magari è l’opposto. Il peruviano e il cinese sono arrivati qui e si sono comprati dei sanitari adatti alla loro altezza. E’ nato prima l’uovo o la gallina? Quella macchia di sporco lì sarà peruviana o cinese?
E poi c’è questa storia del cane. L’unico cane che mi è rimasto e che caga solo in Via Squarcialupi di fronte al numero 1 che è anche l’unico numero dispari prima della traversa e ha un aria fatiscente come i ricoveri ferroviari del periodo fascista.
Ho anche pensato che la casa fosse stregata. Voglio dire, appeni entri in questa casa, tua mamma si azzoppa, tu non concretizzi una proposta di lavoro, aggrediscono tua figlia, muore il tuo cane e anche il gelsomino non credo che passerà l’inverno. Poi si rompe il tubo dell’acqua, casca un pezzo di muro, si intasa un tubo dell’acqua, si rompe la lavastoviglie, il ferro da stiro fa saltare la luce mentre la luce all’improvviso si rifiuta di spegnersi. E poi c’è la storia del trillo. Tutte le sere- fino al giorno nel quale abbiamo cominciato a chiederci seriamente cosa cazzo fosse – all’una di notte si sentiva come il trillo del campanello. Una volta pensi che ti abbiano fatto uno scherzo, la notte dopo che sia il campanello del vicino, poi che se nessuno dice niente evidentemente lo senti solo tu, e alla fine quando scorgi lo sguardo interrogativo anche sulla faccia dei tuoi familiari, ti rendi conto che “il trillo c’è”. Poi basta. Non suona più e adesso sono caduta dalle scale e non so neanche quale favolosa offerta commerciale per un fine settimana in una SPA, mi sono persa.
Adesso nella cassetta della posta mi infilano solo gli estratti conto di un peruviano e di un cinese. Non è colpa mia se li ho aperti.
La casa stregata. Abbiamo messo piede qua dentro e tocca girare con i cornetti appesi al collo. Ogni minimo rumore è nel nostro immaginario un tubo esploso nel bagno o la canna del gas che improvvisamente eroga elio. Camminiamo come fringuelli sul ramo e invece di parlare sussurriamo. E sussurra oggi, sussurra domani, nessuno mi ha più sentito e io adesso sono qui stesa per terra da sola. Se potessi almeno sapere che ore sono. E invece niente perché qui non batte mai il sole per cui è sempre buio, e non c’è traffico e l’unico rumore che proviene da fuori è quello del fischietto dell’arbitro del vicino campo di calcio. Prima o poi sodomizzo l’arbitro con il fischietto o mi spoglio e faccio un giro di campo nuda mentre si giocano le partite. Così. Tanto per. – casalinga impazzita si spoglia e fa un metro di corsa intorno ad un campo di calcio mentre si giocava una partita. Poi inciampa per via di una vecchia frattura alla gamba,casca, va in tachicardia, non ossigena, 10 milligrammi di Resuscitil in vena, la stiamo perdendo, e poi dichiara “mi sono spogliata per protestare per il rincaro del mio detersivo preferito”.
Avevo lasciato una vita di paure per il cambiamento, e ne ho iniziata un’altra dove “vedi?!?! te lo avevo detto io che è sempre meglio aver paura che buscarne”. Dio quanto mi odio quando faccio la “saccentina”!
Vabbè, dai, è che avevo già creduto a tutto e non sapevo più in cosa credere. Devi pur credere in qualcosa per andare avanti e dopo aver visto Brosio in tivvu che credeva alla Madonna di Mdjugore, ho deciso di credere all’oroscopo. Giuro, è andata proprio così. Ho sentito in tivvu che il 2010 sarebbe stato l’anno dello Scorpione e io ci ho creduto. E’ che mi manca il personaggio. La Viscontessa è andata, ed è solo l’ennesimo personaggio che mi saluta e se ne va. Sedotta e abbandonata da me stessa. Avevo solo due scelte: la giocatrice accanita di “gratta e vinci” o la telespettatrice accanita di programmi pomeridiani. Che poi sono la stessa persona che dopo aver visto in tivvu Sposini che intrattiene le vincitrici “Tardone allo sbaraglio”, si gratifica con un gratta e vinci nella speranza di vincere una somma sufficiente a consentire anche a lei di farsi qualche “ritocchino”.
L’alternativa era me stessa ma ancora non so dove sono. Mi cerco da anni senza risultato. E quindi niente, prima di scegliermi un nuovo nick che mi rappresenti per gettarmi nella mischia dei nuovi social network, ho fatto l’operaio per distrarmi e la casalinga priva di stimoli per abbrutirmi. Non ho ancora giocato al “gratta e vinci” solo perché l’oroscopo m’ha fregato prima. Ma Santiddio – dico- va bene mandarmi la sfiga per punire la mia ingenuità, ma non la si potrebbe dilazionare nei soliti dodici mesi? Ora anche la sfiga è diventata come il mutuo che prima paghi gli interessi e poi, solo molto poi, cominci ad intaccare il capitale? Ormai è mutuabile anche il buco di culo di un gatto. Non scherzo! Provate a chiedere un finanziamento ad una delle tante finanziarie che ultimamente spuntano come funghi, e chiedetelo per fare un intervento per ridurre il prolasso anale del vostro gatto. Ma la cosa bella è che per darvi quel fottuto finanziamento sono persino disposti a mettervi una signorina gentile e premurosa al telefono che potrà alleviare quel senso di solitudine opprimente che vi tormenta ultimamente. Potrete parlare con lei del vostro gatto e dello strazio di dover vedere un animale soffrire per un prolasso anale. Tutto ciò ovviamente, se avrete acconsentito al finanziamento altrimenti faranno leva sul vostro senso materno e vi chiederanno se magari non avete un figlio o un nipote che volete aiutare. E’ così che vanno le cose e quella vecchia aspetterà a morire di aver finito di pagare le rate per un finanziamento richiesto, che non aveva avuto il coraggio di confessare ai suoi parenti. E morirà a cuor leggero nonostante il gatto sia morto due giorni dopo l’intervento e per farlo operare abbia venduto di nascosto l’anello che le aveva regalato suo marito il giorno del loro fidanzamento. Morirà a cuor leggero senza sapere che la finanziaria che le aveva concesso il finanziamento, glielo aveva fatto pagare molto più di quanto avrebbe fatto se fosse stata molto più giovane. Fa parte delle tabelle, sicuramente ci sono delle tabelle nelle quali metti in conto che se concedi un finanziamento di quindici anni ad una persona di novantanni, le porbabilità che il debitore finisca di pagare il suo debito sono molto basse. Le statistiche dicono che i finanziamenti concessi agli ultra ottantenni, sono quelli con il più alto tasso di recupero ma le probabilità basate esclusivamente sulla relazione tra l’età del debitore e la durata del finanziamento, dicono l’opposto e anche questa vecchia la ripuliamo che noi siamo la generazione sfigata, siamo i vostri figli incazzati, delusi, amareggiati, venuti su con la testa infarcita di promesse che voi ci avevate fatto. Ci avevate dato delle speranze e ci avevate affidato le vostre. Ci avete lasciato in eredità la casa perché noi non saremmo mai stato in grado di comprarcela, e ci guardate con aria di commiserazione. Ma la cosa peggiore è che siete duri a morire. Non morite mai e tanto invecchiate e rompete i coglioni e se la casa la mare la eredito a sessant’anni, mi dici cosa cazzo me ne faccio? Ma voi vecchiacci ve ne state attaccati alla vita come cozze mentre il mondo va a rotoli e voi non avete idea di cosa non si debba fare al giorno d’oggi per sopravvivere. “Poverino sai, mio nipote è un ingegnere e vedessi che pezzo di ingegnere! Ma non ha trovato niente e lavora in uno di quei posti dove si risponde al telefono. Io quando posso gli do qualcosa. Il suo babbo ci teneva tanto che studiasse ma con i tempi che corrono…….”. E chi ce li ha lasciati i tempi che corrono? Ce li avete lasciati voi con le vostre promesse di un mondo nel quale la gente avrebbe girato con l’astronave e i bambini avrebbero sperato nella pace tra Angelina Jolie e Brad PPitt invece che in quella nel mondo.
Ma quando ci dicevate di non lasciare la roba nel piatto perché i bambini del Biafra morivano di fame, lo sapevate che il Biafra non esiste più e che a morire di fame erano anche quei disperati che adesso volete risbattere nei barconi e rimandarli da dove son venuti perché la televisione vi ha detto che vi ruberanno anche l’anello di fidanzamento del vostro povero marito? Ma loro lo faranno senza permesso di soggiorno mentre quelli che lo fanno per farvi operare il gatto, sono persino iscritti ad uno speciale albo che vi garantisce serietà, professionalità e soprattutto tanta, tanta umanità.
E allora l’ingegnere che lavora in uno di quei posti dove si risponde al telefono, è incazzato nero e amareggiato e deluso e vi telefona, vi offre un finanziamento, si fotografa l’uccello mentre voi in lacrime gli raccontate dello scagotto del vostro gatto, e poi quando voi dite “si” che volete il finanziamento, lui ha un orgasmo e documenta il tutto con un filmato che pubblicherà anonimamente su YouTube.
Avete capito che bel mondo ci avete lasciato? E io ho creduto a quel fottutissimo oroscopo e adesso sono qui per terra a pormi un sacco di domande inutili su una macchia extra comunitaria che non avevo neanche visto.
Questa casa mi sa tanto di “fascio” e mi passa rapidamente per la testa un scena di “Novecento”. Lei ha i capelli bagnati ed è bellissima. Io quando ho i capelli bagnati sembro Belfagor che a me faceva una paura terribile e questi vampiri di oggi mi sembrano una boiata incredibile. Sto in una casa stile “fascio” che poi è perfettamente intonata con il periodo storico del nostro Paese. Stile modesto, lavoratrice occasionale, consumatrice televisiva, donna mediocre, cittadina spaventata. Ci sono proprio tutti gli ingredienti, mi sento quasi vintage. Vintage in senso allargato, nel senso ignorantone e un po’ cafone con il quale certe signore di provincia e ragazzotte di città, intendono tutto ciò che è vecchio purché costi caro.
Mi sento Vintage con quello sguardo da signora di provincia o ragazzotta di città, che si gira verso l’amica e gli chiede “ma che vuol dire esattamente vintage?” E lei, la Viscontessa, in un rigurgito esistenziale le sussurra “Tesoro, tu non sei vintage, tutt’al più sei un po’ agée”. Agiata? Fa la signorotta di provincia che non ha capito niente.
E cominciano a discutere tra loro mentre io mi ritiro fino a quando non avrò trovato lavoro. O un nuovo personaggio.
A pag. 140 de “Il saper vivere di Donna Letizia” si raccomanda:
“Quando, dopo pranzo, la famiglia assiste alla televisione, la donna di servizio non pretende di assistervi anche lei. Potrà darsi, in casi eccezionali, che venga autorizzata a seguire una trasmissione: si terrà, in tal caso, in disparte. Se i padroni di casa escono, potranno permetterle di assistere a qualche trasmissione particolarmente allettante, tanto più che anche senza permesso è assai probabile che essa correrebbe in salotto a girare l’interruttore della televisione.
Chi ha una sola donna di servizio, farà cosa saggia sistemando un piccolo apparecchio radio nella sua camera o in guardaroba. Otterrà così che si trattenga più volentieri in casa e che abbia qualche giusta distrazione, come tutti”.





3 febbraio 2010, 9:44
Viss, e’ tanto tempo che non capitavo qui … avrei una proposta:
potresti procurarti una cane antidroga (o addestrare il tuo) e offrirti per controllare le camerette dei bambini dei tuoi amici … in maniera del tutto imprevedibile, andando a trovare la moglie per prendere il te’.
Io penso che potresti fare dei soldi … eventualmente anche chiedendoli ai bambini per non fare un controllo troppo accurato …
Plexar
7 febbraio 2010, 0:48
ho appena visto il filmato anonimo dell’ingegnere…