Donna nel ‘45 d.b (Dopo Berlusconi)

Viscontessa, 28 febbraio 2010

- Buonasera mi dica
- devo fare il cambio
- di quando sono?
- del ‘40
- ha avuto disturbi, dolori, indurimenti delle protesi, allergie?
- No
- problemi di rigetto?
- No
- quante volte le ha rifatte?
- Sei volte
- Lo sa vero che queste, d’ora in avanti ,saranno più piccole? Lei ha superato i 65 anni.
- Si, si lo sapevo mi avevano avvisato l’ultima volta che mi sono sottoposta all’intervento. Ma quando dovrei cambiarle definitivamente?
- Eh signora! Chi può dirlo…. pensi che ieri è venuta una signora di 135 anni, l’ultimo intervento lo aveva subito a 90. Erano 45 anni che non si faceva operare e ieri ci ha confessato che anche se dopo gli 90 non è più obbligatorio, non ne poteva più di vedersi con quelle tette di una “ragazzina” novantenne.
- Ho capito l’antifona. Io sono prevista per 140 anni, sarà il caso che torni a rifarmi le tette anche dopo i novanta.
- Ora vediamo cosa dice il suo micro chip, per favore passi il polso sotto al lettore.
- Ecco.
- Ahi! Vedo da qui che questo mese lei non ha ancora terminato il suo programma sportivo, come mai?
- Lo so, è che io detesto fare attività fisica e così rimando sempre fino all’ultimo momento. Ma se guarda anche nei mesi precedenti, vedrà che mi riduco sempre all’ultimo ma poi faccio tutto.
- E come mai detesta l’attività fisica? Lo sa che le fa bene e che se lei sta bene può conservarsi il bonus sanitario fino a quando potrebbe averne veramente bisogno?
- Si, si lo so, e infatti termino ogni mese il mio programma benessere, solo che lo faccio all’ultimo momento.
- Si vedo, il suo bonus sanitario effettivamente è quasi intatto. Ma lo sa quante donne anche della sua età, arrivano qui per rifarsi le tette e hanno già terminato tutto il bonus di una vita? Si qui lei è prevista per i 140 con check up completo gratuito ai 130 e 135. Ma lo sa che 140 sono proprio tanti e che tra i 130 e i 135 sono tanti anni nei quali lei, per qualsiasi evenienza, può contare solo sul bonus sanitario? Guardi che le fratture del femore perché non si è in forma come si dovrebbe o il colesterolo alto perché si è mangiato prodotti freschi, non sono eventualità previste dal suo bonus. E poi vedo che lei non partecipa quasi mai ai televoti, non ha mai partecipato ad un concorso di bellezza, va raramente alle riunioni delle Estetiste Amiche e non ama partecipare ai balli cittadini settimanali. Come mai non si cura anche della sua anima? Guardi che è importante quanto quella che dedica al suo corpo altrimenti fa come quelli che vengono qui e hanno finito il bonus.
- Magari qualcuno avrà o avuto seri problemi di salute.
- No, perché per le patologie serie con complicazioni imprevedibili, paga ancora tutto il vecchio INPS. Sa qual’è la verità? La maggior parte della gente si sputtana tutto per rifarsi tutto.
- Ma scusi, gli interventi di “Piacevolezza” non sono già previsti nel nostro bonus?
- Certo, ma non tutti si accontentato di quello che hanno e così si rifanno anche cinque o sei volte tra un intervento di Piacevolezza e l’altro.
- Comunque ci saranno anche quelli che hanno problemi seri. Mica tutti quelli che si finiscono il bonus passano il loro tempo in cliniche estetiche.
- Pochi. A dire il vero da quando è entrata in funzione la grande banca dati genetica, quasi tutte le patologie più comuni, possono essere diagnosticate entro l’adolescenza e di conseguenza inserite nell’apposito piano di prevenzione personale con conseguente copertura finanziaria. Ecco vede, per esempio per sua nipote è già previsto che per quanto riguarda il seno, al primo intervento di rimodellamento, debba sottoporsi intorno ai 10 anni.
- Accidenti, così presto?
- Si, il suo chip mi dice che sua nipote probabilmente a dieci anni non avrà ancora il seno o almeno ne avrà pochissimo e che pertanto, per evitargli il turbamento di un confronto impari con le compagne, è consigliabile sottoporre la ragazzina all’intervento prima degli undici anni e comunque non oltre i dodici.
- Mah, sarò vecchia ma io mi ricordo che ai miei tempi, si imparava a crescere e a farsi le ossa proprio a scuola dove ti dovevi confrontare ogni giorno con i tuoi compagni che erano tutti uguali e tutti diversi da te.
- Signora, quello adesso si chiama “bullismo” e per fortuna non esiste più da diversi decenni come non esiste più la cultura violenta e pessimista che lo aveva generato.
- Ma di che parla?
- Dei comunisti quelli che pensavano che gli esseri umani fossero tutti uguali e adesso che siamo davvero tutti uguali non son contenti lo stesso.

Atta a casa

Viscontessa, 25 febbraio 2010

Mi sono lavata e vestita.
Mi sono truccata.
Un velo di crema, un velo di trucco e un velo nello slip.
Meglio nello slip che in volto anche se non sono convinta che rifarsi le tette sia meglio che indossare il velo.
Ho messo anche un po’ di lacca nei capelli. Tanto per. E adesso stanno incollati in una coda perfetta..
Ho indossato una giacca e ho messo un filo di rossetto chiaro che fa fine e non impegna.
Ho telefonato a mia madre bloccata a casa con il suo piede rotto che ormai non è più rotto ma ci vuole tempo.
Ho telefonato a mia sorella bloccata a casa con la sua gamba gonfia che è sempre più gonfia e forse bisogna incidere.
Mi sono lavata e vestita e ora devo portare fuori il cane, poi devo andare in banca, devo accompagnare mia sorella in ospedale per un esame, devo passare a trovare mia mamma, devo recuperare mia figlia e poi devo tornare a casa.
C’è da dipingere la ringhiera della scala e da attaccare una tenda poi ci saranno le mie nipoti a dormire e domani c’è da portarle a scuola, da andare a trovare mio padre in casa di cura e poi ad accompagnare nuovamente mia sorella in ospedale.
C’è anche da pagare le bollette, da risolvere la situazione a scuola di mia figlia, vittima (in parte colpevole) di una banda di bullette della scuola, ragazzine di tredici anni che intasano facebook con fotografie tutte uguali. Occhi truccatissimi, ciuffo sulla fronte e lingua di fuori. Hanno sempre la lingua di fuori e anche questa dev’essere emancipazione come dev’esserlo baciarsi tra ragazze.
Poi c’è sempre da cucinare, da rifare i letti, da ascoltare chi sta a casa con la gamba per aria e chi torna da fuori e ti racconta la sua giornata.
C’è sempre qualcosa da fare ma alla fine ti pare di non aver fatto niente.
Soprattutto quando ti chiama la tua banca e ti chiede come mai non è arrivato il bonifico dello stipendio.
Mica ti pagano quando fai la mamma-moglie-figlia-sorella-zia in una parola la “casalinga”!
Dicevamo sull’emancipazione?

Amo’ scendi il cane che lo piscio!!

Viscontessa, 19 febbraio 2010

Ora che abbiamo quasi sdoganato anche la corruzione (in fondo che male c’è a pagare qualcuno per ottenere qualcosa?) è quasi commovente ascoltare la canzone di questo ragazzo che si presenta alle selezioni di San Remo un po’ per caso senza avere neanche una casa discografica alle spalle.
Dopo la quindicenne in differita che ha cantato davanti a Giovanni Paolo II, la storia edificante di questo ragazzo, quasi mi appassiona o almeno mi appassiona tanto quanto quella della quindicenne che – prima di aver saputo che aveva cantato per il Papa – mi domandavo chi accidenti fosse. Più che a Sanremo mi pareva di essere a Lo Zecchino d’Oro.
Due storie diverse che corrono parallele sullo stesso binario Rai. Sul primo la fatina stagionata – un po’ mamma, un po’ porca – che ci presenta questa serie di canzoni che a me sembrano un po’ tutte uguali. Sul due Santoro – un po’ buono, un po’ cattivo – che ci fa ascoltare questa serie di intercettazioni che a me paiono un po’ tutte uguali.
Ci meritiamo Emanuele Filiberto e Pupo.
Quella che non è uguale, sono io. O almeno così pensavo mentre cercavo di trovare dentro di me un briciolo di emozione per la canzone del ragazzo venuto dal nulla. Non mi aveva emozionato la Mannoia e neanche quella vocina esile di Elisa, alle prese con uno storico pezzo di Mia Martini (cazzo, mi son detta mentre l’ascoltavo, allora non era la canzone che mi piaceva, era la voce di Mia Martini!) e così ho cercato di rifugiarmi nella solita canzoncina d’amore. Perchè se tutto intorno a me è uguale a dieci anni fa, ma anche a venti o trenta, perché io sono cambiata?
Allora mi concentro, cerco di tornare indietro nel tempo e di accomodarmi su quel letto evocato dalla canzone. Sono giovane, sono innamorata, sono seduta sul suo letto e lui mi dice quelle cose lì della canzone. Anzi no, non me le dice, le scrive e io le leggo mentre va di sottofondo una musica che è la musica della canzone. Leggo le sue parole e….. niente, non provo niente, anzi, mi emoziona quasi di più pensare al muro delle scale che ho dipinto di bordeaux. Adesso la casa sembra un bordello degli anni ‘20.
Niente. Poi all’improvviso capisco. Quelle canzoni lì non mi piacevano neanche quando avevo vent’anni, ero innamorata e me ne stavo seduta sul letto che mio innamorato del quale leggevo le parole che mi aveva dedicato mentre sottofondo c’era il suono stridulo della radiosveglia.
E’ che io anche allora leggevo solo roba tipo “Complimenti amore! Stamattina ho rinvenuto in un angolo remoto del frigorifero, un pezzo di formaggio di età paleolitica probabilmente risalente all’era del tardo Natale del ‘54. Ti detesto. PS e stasera non provarti a fare il risotto ai 4 formaggi”.
Ho un vuoto emotivo.

L’elettrodepilazione del pelo nell’uovo

Viscontessa, 11 febbraio 2010

Dopo aver dimostrato di averle, dopo essermele stracciate, rotte e caramellate, da qualche giorno mi dedico a tirarle. Si tratta di tante palle colorate che vanno ad infrangersi in un muro di altre palle colorate che si disintegrano scoppiettando.

Palle colorate che volano sul monitor mentre scopro l’universo femminile delle italiane medie alle prese con una vita che non è poi tanto malaccio se stai al tuo posto di donna.
I modelli femminili che vengono proposti sono adatti alla fascia televisiva oraria del pomeriggio come le madri di famiglia che lavorano ma part time per potersi occupare dei figli e della casa.
Donne che si tengono mediamente in forma e superficialmente informate di politica ma molto interessate all’attualità. Donne di mezzo sufficientemente emancipate da non seguire le ricette in tivvu e non comprare batterie di pentole che ti regalano anche un bellissimo servizio di piatti per fare bella figura alle cene con i parenti, ma non abbastanza da rendersi conto che essere “sexy” non è tutto nella vita.
Per questo, probabilmente, adesso vanno di moda le cinquantenni o giù di lì. Donne sparite dal mondo dello spettacolo da vent’anni che adesso tornano in formato “sexy” perché essere “sexy” è diventato un valore. E così torna la Cuccarini (della quale francamente non sentivamo la mancanza) ma torna anche Eleonora Giorgi (ultimamente ospite di tutte le trasmissioni tivvu) e un clone venuto male di Ornella Muti e adesso persino la Heather Parisi incinta di due gemelli.

Palle colorate sul monitor e mentre sono qui a parlar male delle mie colleghe mi arriva una mail di notifica per un commento a un mio vecchisimo post pubblicato su Sorelle d’Italia.
Poco importa il contenuto del post (un pezzo ironico con un titolo facilmente “preda” dei motori di ricerca) quel che importa è che il commento – che non ha niente a che vedere con il contenuto del post – che si conclude così “Non è un atto di egoismo ma è la possibilità di dare del bene assoluto ad un bambino sfortunato e bisognoso di amore, cure e attenzioni continue.” e si riferisce alla possibilità di dare in adozione un bambino ad una donna single.
Ma perché sono così maligna da ritenere che le empie di un amore – cotanto grande da impedirgli di tracotare in contesti assolutamente inappropriati – siano tutto sommato un po’ egoiste?
Prima di offrire attenzioni continue bisognerebbe aver imparato a fare almeno un po’ di attenzione.

Ma quando faccio copia incolla, quello che ho copiato mi sta tutto dentro al mouse?

Viscontessa, 7 febbraio 2010

Quella fottuta macchinetta si è mangiata il mio bancomat.
E pioveva, pioveva, pioveva. Pioveva così tanto che il motorino mi andava via e ieri si è fermato e il meccanico è dovuto venire a prenderselo. Ma questo succedeva ieri perché oggi, zac! La macchinetta si è mangiata il mio bancomat e io l’ho fatto.
L’ho fatto senza pensarci, non mi ricordavo di aver detto che lo avrei fatto poi ho aperto il mio blog e l’ho trovato scritto lì nero su bianco. Su fondo verde.
Oggi, ho comprato un biglietto Win for Life. E non ho vinto.

Non riesco a trovare una cornice che mi piaccia. Ma se non è che per questo, non riesco a trovare neanche un’angoliera che mi piaccia, un pavimento che mi piaccia, una tendina che mi piaccia.
Tutto sommato questa mi pare una nuova bella ossessione: è poco pericolosa, è legale e mi pare più gratificante di tante altre. Poi, nei giorni che non va, fai un’altra cosa e un cosa cattiva e ti metti a scrostare le vie di fuga delle mattonelle del giardino. Tanto per. Tanto per sfogarsi anche fisicamente. Per adesso ancora non funziona bene perché stanotte ho sognato che l’ex sindaco della città faceva qualcosa tipo il presidente della giuria del Canta Giro della ex Casa del Popolo di Cercina. Però prima o poi funzionerà e io sognerò di volare come una farfalla con ali in organza di seta con ramages floreali e allegorie di frutta con putti svolazzanti che giuocano con l’acqua che esce da una fontana in marmo bianco di Carrara raffigurante Nettuno che sta leggendo il XXIII canto dell’inferno della Divina Commedia quello nel quale incontra il Conte Ugolino.

La bocca sollevai dal fiero pasto e la prossima volta che mi viene in mente di passare un momentino dalla fiera del cioccolato, reciterò il rosario per penitenza. In arabo. Quello che ti frega sono i diminutivi. Se pensi di passare ma un “momentino” vuol dire che ti senti già in colpa per quello che farai e lo fari fino in fondo. In fondo ti sei già scusata ancora prima di aver peccato perché hai usato quel moment-”ino”, per assolverti anticipatamente.
Sono come i “soldini”. Non sopporto quelli che dicono “soldini” invece di soldi come se i soldi fossero qualcosa per la quale bisogna portare rispetto. Sarebbe come se uno per evitare una bestemmia, chiamasse la Madonna “madonnina”. Un tenero artifizio per ridimensionare.

Non trovo una soluzione per le scarpe. Hanno fatto bene a buttare fuori Morgan dal Festival di Sanremo. Ma perché? Morgan doveva davvero partecipare a Sanremo? Adesso che qualcuno mi dica che parteciperà anche il futuro re d’italia e poi siamo a posto! E io che da bambina pensavo che da grande- ma grande grande più o meno come sono adesso – ci saremmo spostati con i dischi volanti. I dischetti volanti tipo quello dei cartoni animati dei Proniponti. E invece siamo ancora qui con il Festival di Sanremo, Pupo e Ornella Muti. O almeno oggi ho visto una donna-transformer che ha dichiarato di essere Ornella Muti. Io poi mi aspettavo che la sconosciuta si levasse la maschera di gomma come quella di Schwartzenegger in Total Recall e invece niente. La sconosciuta che ha detto di chiamarsi Ornella Muti è rimasta lì come quella di Total Recall la Sharon Stone che a distana di vent’anni dal film, è ancora uguale uguale ad allora.
E’ incredibile l’evoluzione sociale alla quale stiamo assistendo: più diventiamo nostalgici e andiamo a ripescare nella pattumiera qualsiasi porcheria – sia essa cosa, trasmissione televisiva, indumento, volto noto – purché “vecchia”, più vogliamo ringiovanire. Tutti giovani in un mondo vecchio. E secondo me si starebbe meglio tutti vecchi in un mondo giovane.
Cosa c’entra Morgan con la scarpiera non lo so. Forse, siccome non sapevo come risolvere il problema della scarpiera, ho pensato di passare l’acido muriatico sul pavimento. E devo essere andata un po’ in acido. Oh, io mi curo il mal di denti con gli acidi. Mbè? Mica devo andare a Sanremo io!

Lavoratrice vintage, fottutamente fashion, offresi

Viscontessa, 2 febbraio 2010

Avevo iniziato un post sul nuovo anno.
Ne avevo iniziato un altro sul nuovo quartiere.
Poi ce ne era uno sulla nuova casa.
E un altro ancora sul nuovo non lavoro.
Avevo iniziato un post sui nuovi non amici, e uno sulla nuova vita, sul nuovo mal di schiena, sui nuovi social network che si stanno mangiando il vecchio e su tutto questo nuovo che è già vecchio.
Avevo iniziato una nuova vita con il mio vecchio cane, con il mio gelsomino e con un nuovo entusiasmo, avevo iniziato questa nuova vita con tanti buoni propositi e tante belle cose che in questa nuova casa stentano a trovare una collocazione adeguata proprio come me che non riconosco neanche il mio letto e la notte me ne resto sveglia a fissare il muro bianco, dalla finestra bianca, accanto all’armadio bianco.
Avevo iniziato un post su questa nuova vita senza il mio vecchio cane, senza la vecchia casa, il vecchio lavoro, il vecchio quartiere, le vecchie abitudini e la mia vecchia mamma, quella che conoscevo bene e che invece adesso è tappata in casa con un piede rotto.
Avevo finito il vecchio anno con le vecchie ansie e ne ho iniziato uno nuovo con ansie nuove come quella di rotolare giù dalle scale e rimanere per terra per ore senza che nessuno se ne accorga. O magari giorni. Stesa per terra su un pavimento che non mi appartiene con una banda di gatti annoiati che mi saltano sopra e poi si acciambellano sulla mia schiena e si addormentano lì al calduccio mentre io continuo a fissare una macchia di sporco sotto alla cassapanca. Sporco di chissà chi, forse dei vecchi inquilini peruviani o magari di quelli cinesi.
Oggi ho aperto i loro estratti conto bancari. Non sapevo che fare.
Il postino continua ad infilarmi la loro posta della cassetta delle lettere e a me non arriva più neanche la pubblicità. Eppure ne aspettavo un bel po’ come mi aspettavo un bel po’ di richieste di adesione a questa o quella associazione di volontariato/partito politico/centro estetico e/o sportivo. Niente. Per me non arriva mai niente e oggi non sapevo cosa fare.
Chissà se il peruviano e il cinese vivevano insieme. Il gatto si muove sulla mia schiena e io sento una fitta di dolore che mi attraversa il costato. “Domani” mi dico “devo ricordarmi di indossare il cappotto giallo” quello che aveva ispirato l’unico racconto che abbia mai pubblicato.
Era un racconto sul giorno della mia morte che indossavo il cappotto giallo e alla fine cadevo dalle scale del mio dentista e lo sgualcivo tutto.
Ma c’è la macchia. E’ su quella che devo concentrarmi se voglio vedere il cinese e il peruviano che vivevano in questa casa. Chissà se il padrone di casa li aveva scelti perché erano abbastanza bassi da non doversi genuflettere per lavarsi i denti nel lavandino del bagno. O magari è l’opposto. Il peruviano e il cinese sono arrivati qui e si sono comprati dei sanitari adatti alla loro altezza. E’ nato prima l’uovo o la gallina? Quella macchia di sporco lì sarà peruviana o cinese?
E poi c’è questa storia del cane. L’unico cane che mi è rimasto e che caga solo in Via Squarcialupi di fronte al numero 1 che è anche l’unico numero dispari prima della traversa e ha un aria fatiscente come i ricoveri ferroviari del periodo fascista.
Ho anche pensato che la casa fosse stregata. Voglio dire, appeni entri in questa casa, tua mamma si azzoppa, tu non concretizzi una proposta di lavoro, aggrediscono tua figlia, muore il tuo cane e anche il gelsomino non credo che passerà l’inverno. Poi si rompe il tubo dell’acqua, casca un pezzo di muro, si intasa un tubo dell’acqua, si rompe la lavastoviglie, il ferro da stiro fa saltare la luce mentre la luce all’improvviso si rifiuta di spegnersi. E poi c’è la storia del trillo. Tutte le sere- fino al giorno nel quale abbiamo cominciato a chiederci seriamente cosa cazzo fosse – all’una di notte si sentiva come il trillo del campanello. Una volta pensi che ti abbiano fatto uno scherzo, la notte dopo che sia il campanello del vicino, poi che se nessuno dice niente evidentemente lo senti solo tu, e alla fine quando scorgi lo sguardo interrogativo anche sulla faccia dei tuoi familiari, ti rendi conto che “il trillo c’è”. Poi basta. Non suona più e adesso sono caduta dalle scale e non so neanche quale favolosa offerta commerciale per un fine settimana in una SPA, mi sono persa.
Adesso nella cassetta della posta mi infilano solo gli estratti conto di un peruviano e di un cinese. Non è colpa mia se li ho aperti.
La casa stregata. Abbiamo messo piede qua dentro e tocca girare con i cornetti appesi al collo. Ogni minimo rumore è nel nostro immaginario un tubo esploso nel bagno o la canna del gas che improvvisamente eroga elio. Camminiamo come fringuelli sul ramo e invece di parlare sussurriamo. E sussurra oggi, sussurra domani, nessuno mi ha più sentito e io adesso sono qui stesa per terra da sola. Se potessi almeno sapere che ore sono. E invece niente perché qui non batte mai il sole per cui è sempre buio, e non c’è traffico e l’unico rumore che proviene da fuori è quello del fischietto dell’arbitro del vicino campo di calcio. Prima o poi sodomizzo l’arbitro con il fischietto o mi spoglio e faccio un giro di campo nuda mentre si giocano le partite. Così. Tanto per. – casalinga impazzita si spoglia e fa un metro di corsa intorno ad un campo di calcio mentre si giocava una partita. Poi inciampa per via di una vecchia frattura alla gamba,casca, va in tachicardia, non ossigena, 10 milligrammi di Resuscitil in vena, la stiamo perdendo, e poi dichiara “mi sono spogliata per protestare per il rincaro del mio detersivo preferito”.

Avevo lasciato una vita di paure per il cambiamento, e ne ho iniziata un’altra dove “vedi?!?! te lo avevo detto io che è sempre meglio aver paura che buscarne”. Dio quanto mi odio quando faccio la “saccentina”!
Vabbè, dai, è che avevo già creduto a tutto e non sapevo più in cosa credere. Devi pur credere in qualcosa per andare avanti e dopo aver visto Brosio in tivvu che credeva alla Madonna di Mdjugore, ho deciso di credere all’oroscopo. Giuro, è andata proprio così. Ho sentito in tivvu che il 2010 sarebbe stato l’anno dello Scorpione e io ci ho creduto. E’ che mi manca il personaggio. La Viscontessa è andata, ed è solo l’ennesimo personaggio che mi saluta e se ne va. Sedotta e abbandonata da me stessa. Avevo solo due scelte: la giocatrice accanita di “gratta e vinci” o la telespettatrice accanita di programmi pomeridiani. Che poi sono la stessa persona che dopo aver visto in tivvu Sposini che intrattiene le vincitrici “Tardone allo sbaraglio”, si gratifica con un gratta e vinci nella speranza di vincere una somma sufficiente a consentire anche a lei di farsi qualche “ritocchino”.
L’alternativa era me stessa ma ancora non so dove sono. Mi cerco da anni senza risultato. E quindi niente, prima di scegliermi un nuovo nick che mi rappresenti per gettarmi nella mischia dei nuovi social network, ho fatto l’operaio per distrarmi e la casalinga priva di stimoli per abbrutirmi. Non ho ancora giocato al “gratta e vinci” solo perché l’oroscopo m’ha fregato prima. Ma Santiddio – dico- va bene mandarmi la sfiga per punire la mia ingenuità, ma non la si potrebbe dilazionare nei soliti dodici mesi? Ora anche la sfiga è diventata come il mutuo che prima paghi gli interessi e poi, solo molto poi, cominci ad intaccare il capitale? Ormai è mutuabile anche il buco di culo di un gatto. Non scherzo! Provate a chiedere un finanziamento ad una delle tante finanziarie che ultimamente spuntano come funghi, e chiedetelo per fare un intervento per ridurre il prolasso anale del vostro gatto. Ma la cosa bella è che per darvi quel fottuto finanziamento sono persino disposti a mettervi una signorina gentile e premurosa al telefono che potrà alleviare quel senso di solitudine opprimente che vi tormenta ultimamente. Potrete parlare con lei del vostro gatto e dello strazio di dover vedere un animale soffrire per un prolasso anale. Tutto ciò ovviamente, se avrete acconsentito al finanziamento altrimenti faranno leva sul vostro senso materno e vi chiederanno se magari non avete un figlio o un nipote che volete aiutare. E’ così che vanno le cose e quella vecchia aspetterà a morire di aver finito di pagare le rate per un finanziamento richiesto, che non aveva avuto il coraggio di confessare ai suoi parenti. E morirà a cuor leggero nonostante il gatto sia morto due giorni dopo l’intervento e per farlo operare abbia venduto di nascosto l’anello che le aveva regalato suo marito il giorno del loro fidanzamento. Morirà a cuor leggero senza sapere che la finanziaria che le aveva concesso il finanziamento, glielo aveva fatto pagare molto più di quanto avrebbe fatto se fosse stata molto più giovane. Fa parte delle tabelle, sicuramente ci sono delle tabelle nelle quali metti in conto che se concedi un finanziamento di quindici anni ad una persona di novantanni, le porbabilità che il debitore finisca di pagare il suo debito sono molto basse. Le statistiche dicono che i finanziamenti concessi agli ultra ottantenni, sono quelli con il più alto tasso di recupero ma le probabilità basate esclusivamente sulla relazione tra l’età del debitore e la durata del finanziamento, dicono l’opposto e anche questa vecchia la ripuliamo che noi siamo la generazione sfigata, siamo i vostri figli incazzati, delusi, amareggiati, venuti su con la testa infarcita di promesse che voi ci avevate fatto. Ci avevate dato delle speranze e ci avevate affidato le vostre. Ci avete lasciato in eredità la casa perché noi non saremmo mai stato in grado di comprarcela, e ci guardate con aria di commiserazione. Ma la cosa peggiore è che siete duri a morire. Non morite mai e tanto invecchiate e rompete i coglioni e se la casa la mare la eredito a sessant’anni, mi dici cosa cazzo me ne faccio? Ma voi vecchiacci ve ne state attaccati alla vita come cozze mentre il mondo va a rotoli e voi non avete idea di cosa non si debba fare al giorno d’oggi per sopravvivere. “Poverino sai, mio nipote è un ingegnere e vedessi che pezzo di ingegnere! Ma non ha trovato niente e lavora in uno di quei posti dove si risponde al telefono. Io quando posso gli do qualcosa. Il suo babbo ci teneva tanto che studiasse ma con i tempi che corrono…….”. E chi ce li ha lasciati i tempi che corrono? Ce li avete lasciati voi con le vostre promesse di un mondo nel quale la gente avrebbe girato con l’astronave e i bambini avrebbero sperato nella pace tra Angelina Jolie e Brad PPitt invece che in quella nel mondo.
Ma quando ci dicevate di non lasciare la roba nel piatto perché i bambini del Biafra morivano di fame, lo sapevate che il Biafra non esiste più e che a morire di fame erano anche quei disperati che adesso volete risbattere nei barconi e rimandarli da dove son venuti perché la televisione vi ha detto che vi ruberanno anche l’anello di fidanzamento del vostro povero marito? Ma loro lo faranno senza permesso di soggiorno mentre quelli che lo fanno per farvi operare il gatto, sono persino iscritti ad uno speciale albo che vi garantisce serietà, professionalità e soprattutto tanta, tanta umanità.
E allora l’ingegnere che lavora in uno di quei posti dove si risponde al telefono, è incazzato nero e amareggiato e deluso e vi telefona, vi offre un finanziamento, si fotografa l’uccello mentre voi in lacrime gli raccontate dello scagotto del vostro gatto, e poi quando voi dite “si” che volete il finanziamento, lui ha un orgasmo e documenta il tutto con un filmato che pubblicherà anonimamente su YouTube.
Avete capito che bel mondo ci avete lasciato? E io ho creduto a quel fottutissimo oroscopo e adesso sono qui per terra a pormi un sacco di domande inutili su una macchia extra comunitaria che non avevo neanche visto.
Questa casa mi sa tanto di “fascio” e mi passa rapidamente per la testa un scena di “Novecento”. Lei ha i capelli bagnati ed è bellissima. Io quando ho i capelli bagnati sembro Belfagor che a me faceva una paura terribile e questi vampiri di oggi mi sembrano una boiata incredibile. Sto in una casa stile “fascio” che poi è perfettamente intonata con il periodo storico del nostro Paese. Stile modesto, lavoratrice occasionale, consumatrice televisiva, donna mediocre, cittadina spaventata. Ci sono proprio tutti gli ingredienti, mi sento quasi vintage. Vintage in senso allargato, nel senso ignorantone e un po’ cafone con il quale certe signore di provincia e ragazzotte di città, intendono tutto ciò che è vecchio purché costi caro.
Mi sento Vintage con quello sguardo da signora di provincia o ragazzotta di città, che si gira verso l’amica e gli chiede “ma che vuol dire esattamente vintage?” E lei, la Viscontessa, in un rigurgito esistenziale le sussurra “Tesoro, tu non sei vintage, tutt’al più sei un po’ agée”. Agiata? Fa la signorotta di provincia che non ha capito niente.
E cominciano a discutere tra loro mentre io mi ritiro fino a quando non avrò trovato lavoro. O un nuovo personaggio.
A pag. 140 de “Il saper vivere di Donna Letizia” si raccomanda:
“Quando, dopo pranzo, la famiglia assiste alla televisione, la donna di servizio non pretende di assistervi anche lei. Potrà darsi, in casi eccezionali, che venga autorizzata a seguire una trasmissione: si terrà, in tal caso, in disparte. Se i padroni di casa escono, potranno permetterle di assistere a qualche trasmissione particolarmente allettante, tanto più che anche senza permesso è assai probabile che essa correrebbe in salotto a girare l’interruttore della televisione.
Chi ha una sola donna di servizio, farà cosa saggia sistemando un piccolo apparecchio radio nella sua camera o in guardaroba. Otterrà così che si trattenga più volentieri in casa e che abbia qualche giusta distrazione, come tutti”.