tra il pettegolezzo e il gossip…

Viscontessa, 8 novembre 2009

Quando ero bambina andavo con mia madre a prendere il caffè dalle amiche.
Le amiche, di solito, erano le nostre vicine di casa che rappresentavano anche il tessuto sociale nel quale mia madre si muoveva quotidianamente. Andavano insieme a far la spesa, parcheggiavano noi figli a casa dell’una o dell’altra per andare dal dottore e si scambiavano pezzi di pane fresco la sera a cena quando apparecchiando ti accorgevi che il pane era finito e il forno ormai era chiuso. “corri dalla Carla” mi urlava mia madre “e chiedile se ha un pezzetto di pane da darci, digli che semmai ci va bene anche quello di ieri. Meglio di niente”. Il pane allora lo si comprava tutti i giorni e non era ipotizzabile sedersi a tavola senza.
Di solito queste amicizie nascevano davanti alla nostra scuola o dall’ortolano, in parrocchia o tra i banchi del mercato. Amicizie femminili che piano piano coinvolgevano tutta la famiglia e si intersecavano tra loro. Donne che rappresentavano un vero collante sociale per il quartiere come quasi sempre accade in qualsiasi contesto sociale anche se questa loro capacità viene definita solo nella sua accezione negativa: le donne sono pettegole-
Spettegolare significa giudicare in maniera più o meno esplicita le debolezze altrui, ma il più delle volte lo scambio delle informazioni che avveniva tra mia madre e le sue amiche, era soltanto il modo più efficace mantenere viva una comunità e aiutarsi l’un l’altra nei limiti delle possibilità di ciascuno.
Era normale per esempio, regalare i vestiti che non ci stavano più ai cinque fratelli Pieri che economicamente non se la passavano troppo bene, ed era normale presentarsi improvvisamente a casa dei Fabiani dopo che la piccola Marianna in lacrime aveva risposto al telefono che sua mamma non poteva rispondere perché stava litigando con il babbo e stava rompendo tutti i piatti di cucina.
Era normale essere invitati a pranzo da tutti quanti quelle rare volte che mia madre si ammalava e non poteva cucinare e alla fine era normale anche ipotizzare che tizio avesse sposato tale solo per i suoi soldi ma questo era solo qualche sporadico effetto collaterale della solidarietà femminile.
Allora il pettegolezzo non si alimentava sulla capacità di una donna di mantenersi giovane ma su quella di mantenersi un marito che le garantisse solidità economica. Quella affettiva era un valore aggiunto molto apprezzato ma non essenziale.
Si spettegolava sulla pelliccia di visone, sulle lezioni di equitazione dei figli, sulle origini della Contessa. Ma si ospitavano le riunioni della Avon per aiutare un’amica in difficoltà e si portavano in vacanze i figli delle coppie in crisi.

E adesso eccoci qui, sono le cinque di una domenica pomeriggio.
Se fossi ancora bambina mio padre sarebbe nel soggiorno a disegnare di fronte alla televisione e mia mamma sarebbe in cucina e calzerebbe un paio di scarpe invece delle solite ciabatte.
Sul tavolo di cucina è pronto il servizio da tè e mentre il fornello sul quale sta il pentolino d’acqua, aspetta di essere acceso, lei si arrampicata su una sedia per cercare il barattolo dei biscotti di Prato fatti da lei.
Se fossi ancora bambina tra qualche minuto suonerebbe il campanello e comincerebbero ad arrivare i primi amici. Mi domando chi ci sarà perché alcuni amici dei miei genitori mi interessano meno di altri e dal suo comportamento immagino che fosse così anche per mio padre. Secondo chi arriverà si sposterà in salotto e si accenderà un sigaro, altrimenti rimarrà in soggiorno a disegnare con la televisione accesa e accoglierà lì i suoi ospiti della domenica pomeriggio.
Chiunque sia la preparazione del tè sarà molto lunga perché è proprio in quel lasso di tempo che la buona educazione non vieterà alle donne di stare in cucina da sole. Preparare il tè è una faccenda da donne ed equivale ad una moderna riunione di redazione. Nessuna interferenza viene tollerata e la sua durata dipende dal tempo che ci vorrà per condividere una medesima linea editoriale da portare in pubblico.
Era lì che si prendevano le decisioni importanti, lì che avveniva lo scambio di informazioni e recriminazioni, era quello il momento nel quale le avversarie di una opposta fazione, si incontravano per la prima volta dopo le voci circolate sul loro conto.
Mentre il limone veniva tagliato con una lentezza ancor più esasperante dell’acqua che non bolliva mai, venivano snocciolati nomi, date e circostanze che piano piano si collocavano in un quadro generale. Fatti apparentemente scollegati si ricongiungevano e si attorcigliavano con verità nascoste e inconfessabili timori. Ricette segrete per la torta di ricotta si tramandavano di voce in voce per non lasciare tracce scritte, le attività della signora Rossi che nelle ultime settimane avevano destato preoccupazione, venivano catalogate come crisi d’ansia di madre troppo ambiziosa. Qualcuno avevo saputo da una lontana conoscente che il figlio era stato rimandato in greco e che questo creava nella signora Rossi un comprensibile imbarazzo.
Niente di buono invece per la signora Leda. Quello scavezzacollo di suo figlio aveva lasciato la moglie e il figlio per una ragazza straniera. Forse addirittura una di colore ma questo lo si sussurrava piano piano per non farsi sentire troppo che noi italiani non siamo mica razzisti.
Discutevano, urlavano a bassa voce, facevano gestacci e se sorprendevano noi bambini ad origliare, ci mandavano via minacciando di chiamare il babbo cosa che noi sapevamo benissimo, non avrebbero fatto per niente al mondo.

Domenica pomeriggio ore 17.30 il tè non è più quello Star acquistato al super mercato ma una tisana di tè verde acquistata tramite un sito nepalese. Se suonano alla porta di casa e non aspetti nessuno, non ti alzi neanche dal divano per chiedere chi è ma ti ricordi che devi rimettere un’etichetta con il tuo cognome sul campanello di quella campanelliera tappezzata di pecette adesive sovrapposte ad identificare gli inquilini di questo condominio dove se finisci il pane è molto più probabile che tu trovi un forno aperto fino a tardi piuttosto che un vicino di casa disposto ad aprirti la porta.
Se il figlio della signora Rossi non è stato ammesso alla scuola di Amici, ve lo racconta la televisione. Il nostro Paese è pieno di signore Rossi, vi raccontiamo la storia di una di loro che tanto è uguale uguale a quella della vostra signora Rossi. Ve la raccontiamo noi già pronta e impacchettata, vi forniamo la linea editoriale comune che abbiamo scelto per voi nella infame riunione di redazione e vi evitiamo la penosa presa di coscienza degli errori che a volte nascono da certi atteggiamenti di gruppo. Vi raccontiamo sempre l’indifferenza e la cattiveria degli altri per non farvi sentire in colpa e per l’intrattenimento il figlio della Signora Leda lo facciamo interpretare a Corona e la sua nuova fiamma a Belen Rodriguez.
Vi prepariamo la notizia, il pettegolezzo e vi forniamo gli attori, la sceneggiatura e anche il dibattito tra amiche in uno qualunque dei salotti televisivi per signora. Da protagoniste vi trasformiamo in telespettatrici della vostra vita, raccogliamo per voi i vestiti usati per una qualsiasi famiglia Pieri che non se la passi bene e che vi sarà riconoscente mostrando in tivvu la sua miseria e rinunciando alla sua dignità. E parleremo di depilazione, della ricetta segreta per la torta di ricotta e di tutto quello che se una volta aveva un sua funzione sociale ben precisa, adesso si è trasformato in gossip.
Ci stanno globalizzando le emozioni.



9 commenti a “tra il pettegolezzo e il gossip…”

  1. Mario Says:

    Ci stanno globalizzando le emozioni? O ce le stiamo facendo globalizzare? I televisori hanno ancora (chissà forse ancora per poco) un tasto off.
    Fai come me: buttalo via il televisore. E riscopri le mille e mille alternative all’uso della mente ed al dialogo con le persone. La radio (in auto) e internet (a casa) mi permettono di mantenermi molto informato. Sicuramente molto più della maggiorparte delle persone che affidano il proprio sapere alla TV.
    Da allora ho letto decine e decine di ibri in più, ho ascoltato e parlato con tante persone che, altrimenti, non mi avrebbero potuto arricchire le emozioni… ed i sentimenti.
    Ti leggo sempre volentieri.
    Mario

  2. Viscontessa Says:

    Buttare via la televisione significa ignorare buona parte di quello che ci capita intorno.
    E non parlo delle notizie (per quelle anche io uso internet e i giornali, e in ufficio ascolto la radio)ma di quello che sta succedendo a buona parte della nostra società :-)

  3. zauberei Says:

    POsso dare due commenti l’un contro l’altro armati.

    commento 1. Che bellissimo post, come è scritto che mondo che tira fuori. Che belline le mamme al mercato, e che si parlano e che fanno la rete.

    commento 2. odio la retorica de ah er bel tempo che fu quanno i treni arrivaveno in orario. Anche se è quella de noantri. La scena delle vicine premurose che vanno nella casa di due persone che litigano per l’amore della creatura è un distillato di sorelle materassi ar su peggio. Dio mi salvi da quella femminilità, da quel genere di diritti sugli altri, da quella sinistra miscela di generosità e invadenza.

    La nostalgia non è però suscettibile di giudizio di valore, e forse vince il commento 1.

  4. Viscontessa Says:

    Sapevo che avrei corso il rischio di diventare retorica cercando di sdoganare il pettegolezzo dal gossip anche se non avrei pensato che fosse proprio l’episodio della litigata familiare, a suscitare certe perplessità.
    Probabilmente però è colpa mia perchè mi sono dimenticata di specificare che certe cose riguardavano la famiglia intera e non le vicine di casa.
    Ricordo perfettamente mia madre che si affaccia in soggiorno e dice a mio padre “facciamo un salto dai Rossi che stanno litigando? tanto gli avevo promesso che sarei passata a portargli un po’ di biscotti di Prato appena fatti”.
    Era un modo per stemperare gli animi e di solito funzionava anche:-)

  5. Valeria Says:

    E’ vero che spegnere la tivvù significa ignorare buona parte di quello che accade nella società. Diciamo pure un 50% di essa. Ma io mi chiedo, mi deve proprio interessare?
    Se io non mi rispecchio per nulla in quel 50%, se, proprio per questo mio essere “diversa” (lo metto tra virgolette perchè mi sembra una parola molto forte per un concetto che ritengo banale) vengo anche e spesso ignorata e bonariamente ridicolizzata, da quel 50%, perchè mi ci devo interessare?

    Uno se lo trova, il tessuto sociale dove sta meglio, e passa il tempo a cercare di mantenerlo unito. O no? :)

  6. zauberei Says:

    Apperò te sei una signora:) va riconosciuto!
    (No perchè io quando lascio i commenti critici, poi sono afferrata da terribili sensi di colpa ecco:)

  7. Bancona Says:

    punzecchiante di ironia, come sempre, cara Viss!

    p.s. era meglio quando si stava peggio
    (o no!?)

  8. Viscontessa Says:

    Valeria, diciamo che io preferisco sempre sapere con chi ho a che fare, conoscere l’avversario:-)

    Zauberei, anche io quando lascio commenti critici mi sento un po’in colpa ma i commenti dovrebbero servire anche per questo. Insomma a me fa piacere se poi sotto ad un post si sviluppano delle discussioni:-)

    Bancona, peggio di così si muore:-)

  9. Riccardo Says:

    Esatto, ma non sei stata affatto della serie “si stava meglio etc.”.
    Perchè, seppur diversamente per motivi genetici, quel mondo è stato anche il mio mondo di vivere l’infanzia.
    Era meglio era peggio, non saprei, sicuramente più solidale e umano, conoscevo ogni abitante del mio palazzo per nome cognome e molte altre cose, e mi fidavo anche.
    Le cose sono cambiate però già da molto, me ne accorsi per un episodio apparentemente stupido avuto una decina di anni fa.
    Nel periodo in cui i polacchi, di cui molti rossi di capelli, erano spesso a lavare i vetri delle auto ai semafori, non so se vi ricordate.
    Bene ritornando a casa trovai un signore, appunto simil polacco, che lavava, veramente bene, il vetro delle scale, dove ero andato ad abitare già da tre anni ormai, visto l’ottimo lavoro gli allungai due euro pensando che fosse un nuovo fronte di lavaggio vetro dalle auto alle case, mi guardò malissimo visto che era l’inquilino del 3° piano, e questo la dice lunga sulla modificazione delle relazioni sociali.

    Riccardo.

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