Sta bene
Viscontessa, 21 ottobre 2009Il giorno che ho chiuso il gatto in lavatrice, è cominciato come un giorno qualunque.
Mi sono alzata, andando in bagno ho tolto il telo alla gabbia del pappagallo, ho acceso la macchina da caffè, ho dato il collirio al cane n.1, ho ascoltato Brachino che si “scusava” (si fa per dire) con il giudice Mesiano, ho dato la spray sulla ferita del cane n. 2, ho levato il telo dai pappagallini in giardino, ho dato da mangiare al gatto n. 1, ho dato la pomata al cane n. 1, ho cacciato il gatto n. 2 dal letto, ho rifatto il letto, ho dato la pasticca al cane n. 2, sono andata in giardino, ho aperto la lavatrice, ho tolto il bucato, ho lasciato la lavatrice aperta e poi bla bla bla fino a quando ho richiuso la lavatrice.
Poi all’ora di pranzo ho telefonato a casa e bla bla bla “hai visto la Marta?” (il gatto n. 3).
Niente. Ma lei fa così. Quando non la vedi per un paio di giorni è rimasta chiusa in un armadio. Qualcuno, comunque, deve aver fatto il giro degli armadi perché ieri sera quando “qualcuno ha visto la Marta?” qualcun altro ha risposto “negli armadi non c’è”.
Ore 17.00. Devo cambiare il pomello del cassetto di cucina. E’ ormai da una settimana che per prendere un cucchiaino bisogna aprire lo sportello delle pentole e far scorrere il cassetto da sotto. La conseguenza più immediata è stata quella di girare il caffè con il dito e brucare l’insalata direttamente dalla ciotola. Per cena patatine e polpette fritte così non si usano posate e non si deve aprire il cassetto.
Ore 17.30. Il cassetto di cucina è buttato a terra. Posate di ogni tipo compresi i coltellacci di cucina sono sparsi ovunque. La finestra di cucina è aperta ed è aperto anche il casottino in giardino. Lungo il percorso casottino-cucina, sono sparsi attrezzi di ogni genere: cacciaviti, martelli, seghetti, chiavi inglesi, seghe elettriche, piallatrici, maceti, smerigliatrici, trapani a percussioni e punte grosse come una canna di bambù (va beh, un po’ di doppi sensi).
Le luci sono tutte accese, il cane n.1 sul tavolo per la consueta dose di collirio. Il pappagallo urla perché vuole uscire dalla gabbia. Il gatto n. 2 salta il cassetto e tutte le posate e si posiziona davanti alla ciotola del cibo vuota. Il gatto n. 2 ora miagola e allora ecco che arriva il cane n.2 che preso alla sprovvista, si fa mettere lo spray sulla ferita senza neanche accorgersene.
Io ho le mani gonfie perché prima di passare al martello pneumatico ho tentato di forare il cassetto avvitando una vita con un cacciavite a mano. Quello elettrico era scarico. Come sempre d’altronde.
Ore 18.00. Grazie ad un mazzuolo ed una segretissima mossa di karate che so solo io, il pomello del cassetto è tornato a posto. I danni sono evidenti ovunque comunque sia, per consolarmi, faccio scorrere in su e in giù il cassetto per ogni posata che sto rimettendo a posto.
Ore 20.00. Per cena assaggio di bistecca (vedi posata da bistecca) assaggio di pesce (vedi posata da pesce) assaggio di assaggini (vedi posata da assaggini) e via dicendo fino al dolce “al cucchiaio”.
Frittata e insalata.
La serata si concluderà con una confezione di Togo al cioccolato fondente e l’abbiocco sul divano.
La mattina successiva, come ogni mattina nella quale il gatto n. 3 spariva, i tre componenti umani della famiglia, si scambiarono uno sguardo complice. Nessuno aveva visto il gatto n.3 e gli armadi, ognuno per parte sua, erano stati nuovamente rovistati almeno tre volte.
Ore 8.45. Il bipede di sesso maschile, era entrato di corsa in camera da letto dove il bipede vecchio di sesso femminile stava cercando di insegnare al vecchio bipede pennuto a dire “buongiorno viscontessa”.
L’uomo, in vistoso stato di agitazione, in mutande, con la schiuma da barba in volto e il rasoio impugnato a mo’ di scettro aveva detto di aver sentito miagolare un gatto. Alla donna, che ancora non si capacitava di come mai a quell’ora fosse già sveglia, più che suo marito, gli era parso di vedere una specie di Giove discinto e lì si era rassicurata all’idea che stava ancora dormendo e stava solo sognando di essere sveglia.
Comunque sia, la donna aveva suggerito all’uomo di controllare nel casottino del giardino per via di quella brutta storia del cassetto della sera precedente e poi gli aveva indicato anche il casottino delle scope e con questo si era rimessa davvero a letto e si era dimenticata del gatto n.3.
Ore 10.00. La donna stava mettendo il cappottino al cane n. 1. Per un attimo, come le accadeva ogni volta che aveva fatto indossare il cappotto al cane, le era tornato in mente, con una stretta al cuore, il cappottino da cani Barbour che aveva visto a Londra qualche mese prima. Per un inspiegabile motivo se non gli 85 euro di costo, gli altri bipedi della famiglia ne avevano ostacolato l’acquisto. La vecchia bipede aveva insistito per un po’ poi pareva che si fosse stranamente arresa tanto che padre e figlia, si erano non poco meravigliati della sua remissività.
La donna in effetti, che anni prima aveva acquistato tramite internet il Borbour che indossava adesso e che nella vetrina di un negozio della sua città aveva visto in vendita a cento euro di più, aveva finto di arrendersi non appena le era venuto in mente quell’episodio tanto che appena tornati in città, era subito andata a cercarsi on line i cappottini per cani della Borbour ma quel modello lì purtroppo non lo aveva trovato. Da allora viveva con quel rimorso .
E fu proprio quella piccola fitta al cuore a riportarle alla mente l’oscuro destino del gatto n. 3.
Ripassando mentalmente tutto ciò che era stato fatto fino ad allora per trovare il gatto, si rese conto che effettivamente era stato fatto tutto ciò che poteva essere ritenuto ragionevole fare. Era stato insomma applicato alla regola, il protocollo d’intesa tra le parti addette al ritrovamento del gatto. Il protocollo era stato preparato con cura e approvato da tutte le parti. Erano state previste le priorità, da quella di individuare con precisione chi aveva visto per l’ultima volta il gatto, a quello di ricorre, in casi disperati, all’intervento delle unità cinofile di casa costrette, in caso di assenza prolungata, a percorre gli isolati intorno alla casa alla ricerca di indizi utili per ritrovare il felino.
Il gatto – si sforzò di rammentare la donna con cani che passeggiava intorno all’isolato – era stato visto l’ultima volta la mattina precedente. Considerate le condizioni climatiche, almeno nella notte sarebbe dovuto tornare anche se il cibo per i gatti randagi del quartiere, era sempre a disposizione e un qualche anfratto sicuro, in uno qualsiasi dei giardini, era sempre possibile trovarlo.
D’altra parte erano stati ispezionati gli armadi, i cassetti, la cesta della biancheria sporca e di quella da stirare, i pensili di cucina, il ripostiglio, i luoghi chiusi del giardino e persino la cantina. Il gatto n. 3 era stato chiamato secondo le procedure previste dal protocollo: a voce, con i versi da gatto, con linguaggio voce-versi che di solito coincide ad un “psssss, pssssss, miciiiino? Dove sei? Maaaaaarta? Pssss psssss, vieni a casa micioliiiiiiiina!” e con il sistema crocchino e crocchino misto a versi.
Ore 13.30. la lavoratrice tornò dal bagno un attimo dopo che il suo cellulare aveva smesso di squillare. A farle sapere che aveva ricevuto una telefonata, fu la collega della lavoratrice che le disse: “ha chiamato tuo marito per sapere dove si trova il frigo”.
Era una vecchia battuta che circolava tra loro. Se la ridevano delle debolezze dell’altrui famiglia come quella del figlio della collega della lavoratrice che non sapeva mai come vestirsi quando pioveva o quella del marito della lavoratrice, che tutti i giorni all’ora di pranzo telefonava alla lavoratrice per sapere cosa poteva mangiare purché fosse già pronto e fosse visibile aprendo il frigorifero senza spostare niente. E’ in frigo – diceva lei al telefono indicando con precisione quali alimenti spostare per raggiungere ciò che il marito cercava – ma non è difficile, basta che sposti quel contenitore di plastica con il tappo azzurro e vedrai che il formaggio è lì dietro.
E lui – ma ce ne sono due con il tappo azzurro, quale devo spostare con precisione?
E lei – ce ne sono due? Cazzo non me lo ricordavo e adesso come faccio ad indicarti con precisione quale spostare? Non vorrei che tu sbagliassi!
E lui – ma perché se sbaglio che succede?
E lei – non lo so, ma visto che volevi sapere quale dei due dovevi spostare pensavo che fosse una cosa importante!
Stronza!.
La lavoratrice pigiò il tasto richiama, fece un bel sospiro e si lasciò cadere sulla sedia mentre con la mano destra apriva il solitario di carte sul computer.
L’avevi poi trovata la Marta?
Fa il bipede maschile che evidentemente doveva aver trovato il gatto ma voleva farla cadere un po’ dall’alto e un po’ voleva far sentire in colpa la donna che non gli aveva creduto quando quella mattina gli aveva detto di aver sentito miagolare il gatto vicino vicino.
Dov’era?
In giardino, non immaginerai mai dove
Beh in giardino ci sono solo il casottino di legno e il ripostiglio delle scope
No, in giardino c’è anche la lavatrice.




