Viscontessa, 28 agosto 2009
I tappi nelle orecchie non servono a niente.
Dopo la notte in bianco di ieri perché stanno asfaltando il viale sotto alle mie finestre, anche stanotte hanno rimesso in moto i macchinari e un mostro gigante tutto illuminato sta proprio qui di fronte a me. Mazinga Zeta non lancia pugni rotanti ma ruggisce, fa tremare il pavimento di casa e soprattutto la cristalleria del matrimonio.
Proprio in questo momento mi trema il divano sotto al culo e la sensazione, più che di un terremoto, è di una pedana vibrante come quella dove mi facevano stare delle mezz’ore intere quando facevo fisioterapia per la gamba.
All’inizio, appena ci sali, la pedana vibrante è divertente, senti tutto un tremolio di membra e ciccia che ti fa sorridere ma dopo un po’ ti sembra di stare dentro ad un frullatore e anche i pensieri ne escono a brandelli, tutti tremolanti e insicuri.
Con i tappi nelle orecchie speravo di risparmiarmi almeno il ruggito del Mazinga Zeta di fronte alla finestra ma dopo un’ora che ci provo, il rumore, per quanto leggermente attutito, è ancora fortissimo e le mie orecchie sono indolenzite da questi tappi infilati dentro fino al cervello.
Il cane piccolo dorme. Sta qui sul divano accanto a me e dorme da ore come niente fosse.
Ogni tanto lo scuoto un po’ per essere sicura che sia ancora vivo e lui, il porco, alza subito la zampetta posteriore per gli accarezzi la pancia e l’interno cosce.
O almeno questo è ciò che voglio intendere io.
Il cane grande invece, di tanto in tanto si alza e va a farsi un giro per la casa con la lingua di fuori e lo sguardo preoccupato. Poi si stanca di essere spaventata e si rimette sul tappeto proprio sotto al ventilatore.
Se non fosse per il gatto si potrebbe quasi sopravvivere. Ma il gatto invece è terrorizzato e miagola, miagola, miagola come un disperato. Che vuoi da me? Gli ho detto, ma lui per tutta risposta ha sgranato gli occhi e ha miagolato più forte.
Il rullo compressore è quello che preferisco.
La macchina che spacca l’asfalto per poi lanciarlo su una specie di tapis roulant collegato con un camion, è la peggiore. Mi aspetto che da un momento all’altro un pezzo di asfalto voli dal tapis roulant ed entri, spaccandola, dalla mia finestra per poi colpirmi in piena fronte.
In un libro molto divertente che ho appena letto, c’è una tizia che muore colpita dal cesso di una stazione spaziale esplosa in orbita.
Sono cose che capitano. Le autorità cittadine manifestano il proprio cordoglio ai parenti della vittima, promettono che faranno giustizia e vengono al tuo funerale con l’espressione contrita.
Io trovo che il proprio funerale sia una cosa molto intima, un po’ come il proprio battesimo e in entrambe le circostanze dovrebbe essere proprio il defunto (o il nascituro) a stabilire chi sia ammesso e chi no al proprio saluto alla vita.
Vita cattolica ovviamente perché stiamo tutti qui a farci delle pippe sulla laicità dello Stato ma nessuno che si sia dato la pena di inventarsi delle cerimonie suggestive come quelle religiose, per accompagnarci nei momenti più importanti della nostra vita laica.
Pensa a quanti battesimi in meno si celebrerebbero se le mammine potessero presentare la propria creaturina al mondo senza obbligare amici intimi o parenti stretti a dichiarare “rinuncio a Satana”.
Pensa che bella cerimonia civile se i testimoni fossero obbligati a dichiarare “rinuncio all’evasione fiscale” e giù di lì rinunciando a tutte le condotte scorrette, illegali e immorali per il nostro Stato, per il nostro senso civico, per il nostro onore di essere umani.
E quanta cristalleria in meno. Ti sposi con una cerimonia civile, una vera cerimonia civile e non quel mordi fuggi nunziale rappresentato dalle cerimonie in Comune e anche i regali di nozze cambiano. La cristalleria come le ciotole d’argento e le pirofile di porcellana sono saldamente ancorate al matrimonio cattolico, quel matrimonio che non prevede prima una convivenza mentre una bella cassa di champagne è per chi la vita è qui e ora tanto vale godersela.
Mazinga Zeta sonnecchia qui sotto alla finestra. Ha chiuso gli occhi e russa un po’ ma adesso è il turno del rullo compressore.
Il rullo compressore è silenzioso, imponente, ti fa tremare dentro senza che tu ti accorga di niente. Lascia le apparenze intatte ma l’anima delle cose trema e tremano anche le tue viscere senza che il doppio mento si muova di un millimetro. Non che io abbia il doppio mento ma se inclino il collo e rilasso tutto i muscoli sia del viso che del collo, tutto si fa un po’ più rilassato e molle.
Ma in questo momento non trema niente se non i polmoni, lo stomaco, l’intestino e tutto quello che ci sta attaccato.
Mi sento un budino con Mazinga Zeta che mi russa ai piedi del piattino sul quale sono stato appoggiato.
Chissà cosa mi è successo da piccola.
Vado a prendermi in frigo un budino.
lo studio | 10 commenti »
Viscontessa, 25 agosto 2009
Oggi mi è parso di sentire profumo di pulito. Cos’è il profumo di pulito? Odore di detersivo, di saponetta o magari di sgrassatore?
L’altro giorno mi sono vista una bella puntata di Low and Order. C’era una setta di cinesi i cui seguaci si suicidavano. Si iniziava con esercizi di respirazione e si finiva con l’aver subito un bel lavaggio del cervello.
Sarà che per tenere occupato il mio cervello, gli ho dato in pasto questa storia della setta cinese ma mi son messa a pensare a quanti condizionamenti subiamo anche noi. Che bella scoperta eh?! Ho scoperto l’acqua calda o qualcosa di molto simile ma quando oggi ho sentito profumo di pulito mi son detta “beccata!” e volevo fare pubblica ammenda.
Fabrizio Corona si è presentato con quattro ore di ritardo in una discoteca di Marina di Gioiosa Jonica. E ha rischiato di essere linciato. Le discoteche non son mica tutte Aperol Spritz.
Invece le pubblicità si. Le pubblicità son tutti giovani trendy del nord. Mai un raffinato calabrese, mai un picciotto siciliano, mai un giovane imprenditore barese. Imprenditore barese è a caso.
Se sei fuori dal branco compri una macchina bianca invece che nera ma vivi, lavori e ti diverti negli stessi posti dove vivono, lavorano e si divertono quelli con la macchina nera. I calabresi la smettano di giocare la ‘ndrangheta e si fondino un bel partito della Lega Sud. Per fondare una Lega non è necessario cambiare i propri valori.
Ho iniziato sei libri e li ho lasciati tutti a mezzo. Oggi ne ho comprati altri quattro. Mi piace leggere con l’ansia che devo sbrigarmi a finire.
Un dubbio mi assilla. Per quanto tempo è lecito vedersi gonfi anziché ingrassati?
Grazie per la risposta.
lo studio | 9 commenti »
Viscontessa, 19 agosto 2009

“qui tiriamo giù tutto e ci costruiamo un eliporto e qui mettiamo su un centro benessere con una piscina di acque termali”
“ma qui non ci sono le terme!”
“che vuol dire? Anche la spiaggia non è bianchissima, compriamo tutto: l’acqua termale e la sabbia bianca e trasformiamo questo posto in un luogo per vip.”
Un campeggio pieno di olandesi, francesi, spagnoli, pochi, anzi pochissimi italiani, forse siamo gli unici ma il Duo Mediterraneo, attrativa del martedì sera, non ci fa mancare Toto Cotugno e il suo Italiano Vero.
Finisco la mia insalata di pollo, anans, uovo sodo e maionese e tiro giù l’ultima birra. Una schifezza di insalata preconfezionata ma niente che non si possa mandar giù con una birra fesca.
Niente bagni attrezzati con ombrelloni e animatore, chilometri di spiaggia libera e tanto spazio per tutti.
“qui ci facciamo un bel porto turistico di quelli da cinquecento euro al giorno così i gommoni dei proletari girano alla larga e al posto di questa brutta fabbrica sul mare, ci costruiamo una palestra attrezzatissima con annessa beauty farm”
“e una piscina da ricchi non ce la vuoi costruire?”
“i ricchi la piscina se la costruiscono in casa, mica vanno nelle piscine pubbliche!”
Il mare è azzurro e pulito e una leggera brezza rende la permanenza in spiaggia piacevole a qualsiasi ora. Se hai sete puoi sempre attraversare la strada e prenderti una birra fresca dal frigo del bungalov.
“e qui cosa ci costruiamo?”
Il gioco sta diventando divertente, spianare tutto e costruire una località nuova con il suo patrono rigorosamente il 15 di agosto e un piccolo festival internazionale di qualcosa.
“il festival del prosciutto, che ne dici?”
“no, quelle sono le sagre e sono per i proletari, per i ricchi si fanno i festival…. che ne dici del festival del cinema estivo d’autore?”
“e che roba sarebbe?”
“non lo so, non ha importanza, basta pubblicizzarlo come si deve e il gioco è fatto. Ora però sono stanca per cui questo pezzo di spiaggia va spianato tutto e ci vanno fatti dei localini caratteristici dove ti servono una birra neanche tanto fresca per cinquanta euro vista mare inclusa”.
Ci sediamo sulla spiagga con la birra ghiacciata da un euro vista mare inclusa e movimentiamo ruspe, gru, tonnellate di sabbia e negozi caratteristici dove vendere solo costumi bianchi e neri di Dolce e Gabbana. Se il costume lo vuoi rosso devi andare poco più in là oltre il negozio di occhiali bianchi di Chanel e quello di sculture di un famoso artista del luogo che fino a ieri faceva il pescatore e le reti le usava per lavorare.
“vabbè… ma la spiaggia libera?”
“certo, lasciamo anche quella ma è inutile sprecare tutti questi chilometri di spiaggia per i poveracci. Gli lasciamo un paio di metri magari ben nascosti tra alte palizzate. E via anche tutti questi cani!”
“noooo, perchè vuoi eliminare i cani?”
“ma no! Facciamo un bagno dove i cani dei nostri ospiti sono i benvenuti e gli facciamo pagare venti euro al giorno per trascorre serenamente la loro giornata in compagnia dei padroni. Anzi, facciamo di più, ci mettiamo anche un animatore per cani che li porti a pisciare al posto dei loro padroni e li intrattenga quando diventano nervosi”
Il levriero russo non vuole proprio saperne di fare il bagno. Si infila in acqua ma poi esce di corsa e viene a scrollarsi l’acqua vicino alla mia sdraietta. Lo Yorkshire invece cerca sollievo alle sue zampette surriscaldate dalla sabbia, proprio sotto al mio ombrellone e non pare volersi più spostare da lì.
“dici?”
“cosa?”
“che succederà tutto questo?”
“dagli ancora qualche anno e poi ne riparliamo”.
il balcone sulla strada | 4 commenti »
Viscontessa, 11 agosto 2009
Ho la sensazione che dovrei scrivere qualcosa e quella ancor più sgradevole di aver dimenticato qualcosa. Una volta, per esempio, ho dimenticato di portarmi dietro l’apparecchio per i denti e ho passato tutta la vacanza con il terrore di ritrovarmi la mandibola bloccata.
Era successo proprio così: una mattina qualunque mi ero alzata e non ero più riuscita ad aprire la bocca. Poi mi hanno messo l’apparecchio e da allora non è più successo.
Quando successe me ne andavo a giro a sibilare a denti stretti che non avrei più potuto fare del sesso orale e per avvisare l’ufficio che non sarei andata a lavorare, avevo inviato una mail.
Anche un’altra volta avevo inviato una mail per avvisare che non sarei andata: quella volta avevo urlato troppo forte e mi era venuto una specie di ematoma sulle corde vocali. Gesticolavo e mimavo il sesso orale tanto perché si sapesse che se ero diventata muta avevo almeno riacquistato l’uso della mandibola.
Vecchi episodi, tutto in sei mesi contemporaneamente all’atroce constatazione che sotto alle mie tette potevano trovare un sicuro ricovero anche le penne più prestigiose. Se dovete fare la prova della penna almeno usate una Mont Blanc.
Il settimo mese mi sono occupata dei capelli. Sono andata da una parrucchiera nuova e le ho detto “faccia lei”. Penso ancora, a distanza di tanti anni, che dovrei chiedergli i danni.
Poi ho smesso di fare sciocchezze come quella di andarsene in giro a raccontare che nonostante la mandibola, l’ematoma, le tette calanti e i capelli bruciati, potevo sempre vendermi il culo. Ho smesso perché la gente ti prende sul serio e ci resta male. Il culo è una cosa seria che nessuno svenderebbe mai solo per giustificare una mancata causa alla tua parrucchiera.
Poi mi sono rotta la gamba e quell’estate lì sono partita per le vacanze con l’apparecchio per i denti, le stampelle e il tutore per la gamba e il culo me lo son tenuto caro perché mi serviva per stare seduta sulla sedia a rotelle.
Sicché domani parto e non ho messo ancora in valigia il taglia unghie.
Il taglia unghie è un attrezzo tipicamente maschile e siccome le valige sono come le patate che per fortuna le comprano le donne, il tagliaunghie non me lo ricordo proprio mai.
Che poi mi dico: lo sai che il taglia unghie lo dimenticherò a casa e allora tagliati quelle stramaledette unghie prima di partire.
E invece no. Tutti gli anni è la stessa storia. “Hai mica portato il tagliaunghie?”.
Ci sono le forbicine, le tronchesine, due tipi di lime per unghie, lo smalto, l’acetone, la crema che ammorbidisce le cuticole e molte altre diavolerie che io non uso mai. Però me le porto dietro insieme alla pomata per le punture di zanzare che a me le zanzare mi schifano e non mi pungono mai.
Niente, hai portato la crema per le punture di zanzare e tutto l’occorrente per farti delle meravigliose unghie french dei piedi ma quello stracazzo di taglia unghie lo hai lasciato a casa. Apprezza lo sforzo no!? E poi chi l’ha detto che un bel piede maschile curato con unghie french non faccia la sua porca figura?
Sette paia di scarpe per dieci giorni. Davvero volete che all’estero si ricordino di noi solo per le escort di Berlusconi? Le scarpe sono fondamentali anche se mi vergogno un po’ di essere italiana. Per colpa del nano malefico ci tocca viaggiare con l’handicap. Non basta il Papa e Maradona? Adesso se dici Italia (e lo fai un po’ così, con quell’aria mesta di chi sa di avere l’handicap) di rispondono “ah Berlusconi!” e tu non sai mai abbastanza bene le lingue per dissociarti dall’italianità berlusconiana. Finirà anche questa magari per mano di una escort kamikaze che ce lo imbottisce di Viagra fino a farlo crepare. A volte certe cose succedono e poi ultimamente mi dico sempre che ci sono più probabilità che succedano certe “disgrazie” piuttosto che quelle di vincere al Superenalotto.
Eppure al Superenalotto gioco il solito eurino ad estrazione e mi controllo pure i risultati perchè non si sa mai. Vorrei nutrire nei confronti di una precoce fine del nano, con lo stesso ottimismo.
Partire è un po’ morire e a leggere le cronache delle vacanze estive degli italiani c’è proprio da crederci. Ma è mai possibile che qualsiasi cosa cada nel mondo noi franiamo insieme a lei?
La gente cade in un crepaccio, cade in fondo al mare, cade su un elicottero, su un aereo, da un viadotto, da una moto, in un crepaccio. E quelli che non cadono finiscono spiaccicati da qualche parte. Di solito le proprie auto. Se si potesse combattere il fenomeno della forza di gravità avremmo già risolto molti problemi degli italiani. Non solo gli italiani smetterebbero di cadere tutti interi, ma smetterebbero anche di cadergli tutti quei pezzi che poi con la chirurgia estetica e le pasticche di color azzurro, si tenta drammaticamente di ritirare su. Dopo un mese di spogliatoio della piscina ho visto tanta di quella roba tirata su alla bell’e meglio che anche il mio umore è caduto sotto terra.
Ma poi penso a quella Principessa Araba alla quale hanno rubato dodici milioni di euro di gioielli dalla cassaforte di un lussuossimo hotel in Costa Smeralda e mi dico che c’è chi sta molto peggio di me.
Che cazzo se ne fa una di dodicimilionidieuro di gioielli al mare?
(non rileggo)
lo studio | 2 commenti »
Viscontessa, 4 agosto 2009
Una volta ho avuto la malaugurata idea di dire che il cane vecchio non aveva voglia di uscire.
Probabilmente era inverno ed era già buio, probabilmente era un periodo nel quale le sue vecchie ossa stavano proprio messe male e i dolori non gli davano tregua.
Birba ha quindici anni e cammina lenta per strada annusando tutto quello che trova. Spesso, dopo pochi passi, si gira indietro e chiede di tornare a casa, alcune strade non le piacciono per niente e se tento di girare proprio quell’angolo lì, lei si pianta e mi guarda con occhio supplichevole. Nessuno ha mai capito perché alcune strade dopo un po’, le diventino così ostili.
Da quella volta che ho detto che Birba non voleva uscire, tutti i giorni, almeno due volte al giorno, mia figlia sostiene che il cane non vuole uscire.
“mamma, la Birba non vuol uscire”
“chi te l’ha detto?”
“me lo ha detto lei: l’ho chiamata e non si è mossa”
“per forza, con la vecchiaia è diventata un po’ sorda”.
“mamma, la Birba non vuole uscire”
“e chi te l’ha detto?”
“me lo ha detto lei, lo so che è sorda ma io le ho fatto vedere il guinzaglio e lei non si è mossa”
“per forza, ha le cateratte, non vede quasi niente”
“mamma, la Birba non vuole uscire”
“e chi te l’ha detto?”
“me lo ha detto lei! Guarda! L’ho chiamata, poi le ho fatto vedere il guinzaglio e poi le ho messo il guinzaglio e l’ho tirata un po’. E lei niente, ha tirato su il muso e si è rimessa a dormire…”
“per forza, ha i dolori al posteriore, le devi dare una mano ad alzarsi dal divano”
“senti mamma…. ma sei proprio sicura che lei voglia uscire e che non lo faccia solo per farti contenta?”
“ma che dici! I cani vanno portati fuori….”
“ma non abbiamo preso una casa con il giardino proprio per questo?”
Effettivamente.
la cuccia del cane | 2 commenti »
Viscontessa, 1 agosto 2009
George Clooney ci era già venuto piuttosto sui coglioni per via di quell’aria da divo. Puoi essere divo per un lasso di tempo ben preciso poi, o sparisci dalla circolazione per un po’ di tempo alimentando il mistero sulla tua scomparsa, oppure muori. George Clooney non ha fatto nell’uno né l’altro, anzi, ci è invecchiato sulle sponde del lago di Como senza averci mai regalato neanche un’emozione. Mai una stravaganza, un colpo di scena, una novità. Cazzo, persino il Manzoni, noto life-coach della Milano “bene” dei primi ottocento, era riuscito a domiciliare sul luogo un personaggio ben più interessante: mai avrei pensato di guardare un giorno a Renzo Tramaglino come una simpatica canaglia.
Poi arriva un giorno qualunque di un’estate qualunque di un anno del cazzo come questo, e George si sveglia dal suo torpore per accompagnarsi ad una Capo Velina reginetta del gossip. Perché ho la sensazione che per quanto sia difficile diventare una Velina, smettere di esserlo sia ancor più difficile. Per quante cose tu possa fare “dopo” sarai ricordata per sempre come una Velina. Non basta fare neanche il Ministro per farsi dimenticare come velina, figuriamoci poi una come la Canalis che non hai fatto praticamente nient’altro.
Insomma George con la velina come un calciatore qualunque, un presidente del consiglio qualunque, un italiano ricco e in vista che ne faccia richiesta, qualunque. Un divo da copertina di “Chi” come tutte le starlette, i tronisti e gli ex del Grande Fratello. Buon pro gli faccia. Io da oggi lo voglio dimenticare.
Dimenticarlo, poi, non è neanche tanto difficile. In questo periodo, infatti, sono alle prese con il salvataggio del mondo. Cioè io sono qui dentro alla piccola frana che sta precipitando dentro il baratro, o magari sta per essere risucchiato da un buco nero. Collocate a piacere la piccola frana nella quale mi sono ritirata.
E’ un processo lento, lentissimo, tante piccole particelle di materia che rotolando si mischiano tra loro e rotolano insieme. “dai andiamo!” urla la particella di materia della frana alla particella di materia che si fa gli affari suoi. E giù tutti insieme che anche se non volessi precipitare dove stracazzo di attacchi se sei una particella di materia? Una particella di materia senza la quale il mondo crolla ma che a sua volta sta crollando. Pippe mentali di mezza estate.
Ho visto un transessuale. Lei le pippe non se le fa più. Ero di fianco quando si è tolta lo slip e ho visto la topa posticcia. Trapiantata, cicatrizzata, un’area ben definita di topa posticcia. Ha le grandi labbra piccolissime e dopo le due ragazze con capelli cortissimi e topa rasata a zero con sopra tatuata una farfalla, la topa posticcia è la topa più strana che mi sia mai capitato di vedere.
D’altra parte non avevo mai frequentato lo spogliatoio di una palestra.
Meno male le patate le comprano le donne.
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