Barbablù e l’elogio funebre di un’azalea

Viscontessa, 9 giugno 2009

Io volevo darti solo un po’ d’amore.
Mi ero ritagliata un angolino della giornata proprio per te perché volevo vederti crescere e diventare grande e forte.
Volevo darti solo un po’ del mio amore silenzioso. Avrei rispettato il tuo silenzio e avrei taciuto anche io. Per te.
Così. Io e te in mezzo al giardino. Silenziosamente insieme mentre la giornata scivola via e il traffico si attenua lasciando spazio alle rondini e al loro linguaggio.
Ti guardo ogni sera. Ancora adesso che vederti mi fa così male, ti guardo ancora e penso al nostro futuro divorato da una rondine nell’ora del tramonto.
O era un gatto? Perché se è stato un gatto devi assolutamente dirmelo.
Avresti dovuto dirmelo, scusa, dimentico continuamente che non sei più quella di prima, non sei più l’azalea che avevo acquistato in un fine settimana di inizio primavera quando un timido sole riscaldava le tue foglioline verde chiaro e i tuoi fiori, protesi a grappoli verso il cielo come mani osannanti di fronte un Dio, mi inebriavano di speranze.
Ricordo ancora quel giorno.
Ti ho visto e ho capito che saresti dovuta essere mia. Ti ho scelto tra quelle azalee grandi e cariche di fiori, quelle che costavano come una settimana di stipendio e neanche la soddisfazione di vederle crescere. (certo che voi piante siete più fortunate di noi: per voi gli anni che trascorrono sono un pregio, una garanzia di solidità, uno spettacolo per la vista, un toccasana per l’animo; per noi donne invece sono una fregatura). Ti ho scelta perché tra le altre, eri baldanzosa, entusiasta, speranzosa e costavi solo otto euro, otto euro che non avevo e così sono andata a fare un bancomat e sono tornata.
E tu eri lì, eri lì ad aspettarmi dentro un sacchetto di plastica come un cucciolo in una discarica o un neonato in un cassonetto. Eri lì e io ti ho presa, ti ho colta come un frutto acerbo e ho accarezzato delicatamente i tuoi fiori vellutati e le tenere verdi foglie.
E ti ho portata a casa mia, ricordi? Ho levato colei che ti aveva preceduta e ho messo te. Poverina, lei era durata ancor meno di te. Una settimana e zac! Stecchita da un giorno all’altro, morta che più morta non si può….. ma quella che è durata meno di tutte è stata quella che ho comprato per Natale. Mi è durata da Natale a Santo Stefano e per Capodanno ho dovuto comprarne altre due.
Ma che brutti ricordi! non voglio parlarne più.
Ti ho messa nel vaso con tanta terra fresca, ti ho trovato un angolo appartato del giardino, ti ho concimata, ti ho annaffiata, ti ho tolto fiori secchi, ti ho parlato, ti ho guardato, ti ho disinfettata dai ragnetti rossi, ti ho ripulita di una strana muffa bianca che ti era venuta sul gambo, ti ho girata, ti ho pulito le foglie, ti irrigato dall’alto, ho raccolto per te l’acqua piovana per annaffiarti perché il calcare ti da noia, il sole ti da noia, l’ombra ti da noia, i ragnetti rossi ti danno noia, la terra normale ti da noia, i gatti ti danno noia….. anche io scommetto che ti davo noia vero?
Cazzo, azalea, sei proprio una gran rottura di coglioni!



8 commenti a “Barbablù e l’elogio funebre di un’azalea”

  1. Morgana Says:

    magari era un’azalea incompresa…

  2. Ray Says:

    Magari il “metodo Ferradini” funziona persino con le piante… (anche se prendere un’azalea e trattarla male non è di sicuro consigliabile)

    Accudirle è sempre bene, ma non troppo.
    Le premure sono come i profumi, gli antibiotici, le sostanze psicoattive, i veleni;
    Danno assuefazione e prima o poi rischiano di non essere più percepite in maniera beneficiaria.

    E poi.. Diamine, è normale incazzarsi quando tutti i migliori propositi vengono gettati all’aria.

  3. Plexar Says:

    Buonasera Dottore,
    come posso fare per prendere un appuntamento ?
    (e non mi racconti cazzate come quella che lavora da Zara, cosa ci fa uno psicoterapeuta da Zara?)

    Plexar

  4. zauberei Says:

    E’ terribile io lo capisco.
    Una si sente anche un po’ Medea Dio Giardiniero. Io ho già ammazzato tre cespugli di rosmarino, che uno dice – cresce anche su’ sassi! e forse deve essere che non tengo sassi sul terrazzo.

  5. chiarapetrucci Says:

    bene! ora sei emotivamente pronta per la tua prima gardenia ,P

  6. Ray Says:

    Dottoressa, se proprio dovesse essere.

    ..Invece sulla corrispondenza risulto semplicemente ” Signorina o Signora “.

    Almeno mi risparmiano “Alla cortese attenzione della commessa di Zara” .

    Plexar, se vuoi un appuntamento in negozio te lo sconsiglio vivamente, anzi, proprio te lo nego.
    Lascio un link,

  7. Ray Says:

    No, anzi ancora, lascio una email, dato che i miei spazi web non li reputo pubblici come tutti credono e il blog di Viscontessa un sala da tè.

    Ladybitter@yahoo.it

    Ah, a proposito..
    Attendo notizie su una “neonata” azalea.

  8. Viscontessa Says:

    Plexar e Ray non vi seguo, chi è psicoterapeuta e chi dottore? mancano solo le infermiere:-)
    Per il resto devo comunicarvi e pure con una certa mestizia, che anche l’altra azalea non sta affatto bene e che il grande salto della gardenia, non credo proprio che riuscirò mai a farlo.

    ps il rosmarino mi secca sempre un paio di giorni:-)

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