una rondine non fa primavera

Viscontessa, 28 giugno 2009

Ieri sera ho trovato un rondone caduto dal nido. L’ho portato a casa, ho messo un cencio dentro ad una vecchia scatola di scarpe e l’ho messo lì. Poi, come un filo di rassegnazione, l’ho guardato rintanarsi nel suo nuovo nido e ho pensato che come al solito non sarei riuscita a farlo sopravvivere. Succede sempre così, ho sempre raccolto gli uccellini caduti dal nido ma non sono mai riuscita a salvarli.
Cosa mangia un rondone? Di cosa ha bisogno per sopravvivere? Domande che questa volta, però, non sono cadute nel vuoto perché di colpo mi è venuto in mente che con un computer e una connessione ad internet, non sei mai solo e non c’è domanda, a qualsiasi ora del giorno e della notte, che non trovi una risposta adeguata. Così ho digitato le mie angoscie sulla tastiera del portatile e ho condiviso le mie preoccupazioni con tanti altri nelle mie condizioni. Un’ora dopo sapevo tutto quello che c’è da sapere sulla cura e lo svezzamento di un rondone e in più sapevo anche che il nostro Sindaco in serata avrebbe formato la nuova giunta.
Stava tutto lì: i consigli per allevare un rondone e l’annuncio di Renzi su un social network, tutto lì a portata di mano come Renzi che poco dopo incontro alla notte bianca d’Oltrarno mentre seguito da un paio di telecamere, salutava i suoi concittadini.
All’improvviso, insomma, un Sindaco che c’è, un Sindaco che ha un volto, ha una camminata, un account su tutti i maggiori social network, un sito e infine un contatto diretto con tutti i suoi concittadini.
Un Sindaco giovane e intraprendente con il quale hai la sensazione di poter interloquire in ogni momento tanto che ad un certo punto, memore del suo passato da boy scout, avevo quasi pensato di chiedere consiglio a lui su come gestire il mio rondone.
Dice il proverbio “una rondine non fa primavera” e, aggiungo io, una buona immagine non fa un buon sindaco, ma il garrire delle rondini in cielo è un piacevole chiacchiericcio che mette di buon umore e fa ben sperare che prima o poi una primavera arrivi anche questa città abbandonata a se stessa.
Staremo a vedere, io tanto, fiera delle risposte che mi ha fornito il mio computer portatile, ho sfruttato il calore della sua batteria per riscaldare il nido del mio rondone e almeno per questa notte lo stratagemma ha funzionato.
Per il resto me ne sto affacciata alla finestra nella speranza che arrivi una nuova primavera anche per Firenze.

(il firenze)

escort

Viscontessa, 22 giugno 2009

A fare la escort, la prostituta, non c’è niente di male.
Così hanno sempre detto gli uomini e anche buona parte delle donne magari con un filo di ipocrisia.
Non c’è niente di male, sicuro, ma diciamo che fare la escort non è proprio ai primi posti tra le ambizioni di una giovane donna e nella migliore delle ipotesi rappresenta solo uno squallido ripiego. Magari capita l’occasione e magari capita di rendersi conto che non è poi così male.
Ci sono ambienti, lavori, divertimenti che, diciamo così, agevolano la professione e se hai una bella dose di pelo sullo stomaco, magari non è neanche peggio di tanti altri.
Diciamo che comunque per fare la escort, lavoro onorabilissimo ma per il quale non esistono corsi di studio, devi frequentare gli ambienti giusti, devi fare il lavoro giusto, devi cogliere tutte quelle opportunità che la disinvolta “cultura della gnocca” degli ultimi anni ci ha messo a disposizione. Centinaia di concorsi di bellezza, centinaia di provini per ruoli femminile a limite della decenza umana, un calendario nude per tutte, la chirurgia estetica propagandata come un taglio di capelli, l’avvenenza fisica come unico obbiettivo esistenziale.
Migliaia di opportunità che inducono migliaia di ragazze ad illudersi di diventare ricche e famose ma conducono tante, tantissime ad accontentarsi di una soluzione di ripiego.
Se hai un bel paio di tette puoi fare qualsiasi cosa e se fino a ieri gli ambiti nei quali potevi venderti le tette era piuttosto limitati, ormai anche la politica, anche il raggiungimento di cariche politiche prestigiosissime, rappresenta una possibilità concreta.
Non c’è niente di male a mostrare la propria bellezza, non c’è niente di male a mostrare le tette, non c’è niente di male a fare la velina, la letterina, la meteorina, la ragazza immagine, la cubista, la modella e infine la escort. Perchè questa è l’evoluzione naturale delle cose, prima o poi doveva succedere che non ci fosse niente di male neanche a fare la escort.
Se quindi fino a ieri i clienti delle escrot potevano contare sulla discrezione delle loro partner, da oggi una escort delusa per il mancato compenso, non avrà più alcuna remora a lamentarsi pubblicamente per l’ingiustizia subita.
La sensazione, alla fine, è che neanche Berlusconi sia stato in grado di rendersi conto fin dove potesse arrivare la “cultura della gnocca”. Le prostitue, le escort, le mignotte sono sempre esistite e il lavoro più vecchio del mondo è sempre stato un onorabilissimo mestiere ma difficilmente le prostitute hanno avuto voglia di mettersi in mostra e ancora meno ne hanno avuta i loro clienti.
Tuttavia a forza di ripetere che non c’è niente di male a frequentare tutti quegli ambienti e quelle situazioni che con l’induzione alla prostituzione hanno molto a che fare, è andata a finire che anche le escort non hanno più motivo di operare nell’ombra.
E questo non sono affatto sicura che Berlusconi lo avesse previsto.

Noemi de noartri

Viscontessa, 16 giugno 2009

Ho appena concesso la mia amicizia a Matteo Renzi il candidato sindaco di Firenze.
Mi ha chiesto su FriendFeed se volevo essere sua amica.
Io ho titubato un po’, l’ho tenuto un po’ sulle spine, ho aspettato qualche ora ma alla fine gliel’ho data. Ho ceduto.
Un tempo non avrei aspettato così a lungo ma questa volta non volevo fare una brutta figura anche perché con questi politici non sai mai come va a finire.
In fondo siamo cresciuti nella stessa città e magari negli anni, è anche successo di incontrarsi casualmente a qualche festa e non vorrei che adesso delle malelingue ci ricamassero su.

Io per esempio una volta, quando ero giovane, sono stata fotografata ad una manifestazione mentre lanciavo un sasso verso i celerini e nessuno ha voluto credermi quando ho spiegato che passavo lì per caso e che il sasso lo avevo lanciato al mio cane perché me lo riportasse.
La verità è che viviamo davvero in un Paese incivile dove rischi persino di essere intercettato quando telefoni al tuo dottore. O almeno così dicono.
Comunque sia non è assolutamente vero che soffro di emorroidi, avete capito male, avete frainteso le mie parole, avete intercettato male la mia conversazione. Io volevo solo sapere dal mio dottore se esistono persone che soffrono di emorroidi. Gli ho telefonato apposta, che c’è di strano? Io telefono sempre ad un sacco di gente mica posso ricordarmela tutta!.
D’altra parte lavoro in un call center ma questa è un’altra storia.

Ma stavamo parlando del giorno in cui l’ho data a Matteo Renzi.
Per me, che sono di sinistra, concedere la mia amicizia a Matteo Renzi dev’essere un po’ come per quelle di destra concedere la gnocca a Villa Certosa. E comunque io non sono vergine, sono dello scorpione e sono anche maggiorenne da tanti anni. Non ricordo neanche più quanti.
Dico gnocca ma lo faccio senza malizia, parlo del profumo di gnocca d’allevamento, la gnocca in vaso che si usa per abbellire un terrazzo od ombreggiar un pergolato. La gnocca insipida, il fragor di gnocca usato in qualsiasi campo per vendere, acquistare, dare lustro e prestigio ad un prodotto, magari scadente, magari scaduto, magari di pessima qualità.
E poi “Papi” Renzo delle promesse le ha fatte anche a me.
Cosa farò da “fiorentina” nei prossimi anni? Non lo so ma sono sicura che “Papi” Renzo una buchetta di fronte al mio portone di casa la coprirà anche a me.
In fondo noi di sinistra ci accontentiamo di poco.

persona politicamente esposta

Viscontessa, 15 giugno 2009

La Signora Giovanna, alter ego della Viscontessa o viceversa, sabato mattina è andata ad iscriversi in palestra.
Presa dall’ansia della prova costume, la Signora Giovanna ha finito per acquistarsi un anno intero di palestra ovviamente a rate firmando qui e là il modulo per la richiesta di finanziamento. Praticamente un’affarone, un’occasione irripetibile anche se di questo è meglio parlare un’altra volta.
Chi le ha venduto l’abbonamento è stata una ragazzetta con il forte accento russo alla quale la Signora Giovanna ha spiegato persino che tasti premere sul computer per stampare il contrattino.
La Signora Giovanna si è detta che con tutte le ragazze italiane che ci sono in giro senza lavoro, proprio una ragazza russa dovevano prendere ma la Viscontessa, costretta ad accompagnare il suo alter ego e sprofondata quasi subito in uno stato di torpore, a quell’affermazione si è risvegliata di colpo, giusto in tempo per strappare di mano alla russa, il contrattino quasi tutto firmato.
Il danno era già quasi tutto fatto, la russa, con un fax simile precompilato in mano, aveva già fatto firmare quasi tutto il modulo alla Signora Giovanna ma fortunatamente almeno una casellina si era salvata da quello scempio.

Gli effetti secondari sono che ho autorizzato la finanziaria a vendersi tutti i miei dati sensibili ma soprattutto ad inviarmi tutta la pubblicità che vogliono.

La firma evitata è quella del seguente riquadro:

QUESTIONARIO AI SENSI DEL D.LGS. 21/11/2007 N. 231 – NORMATIVA ANTIRICICLAGGIO Al fine di adempiere agli obblighi in materia di prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, dichiaro:

di ESSERE________________________ NON ESSERE______________ persona politicamente esposta.

ps. mi sono guardata questo decreto, ho cercato qualcosa in giro ma non ho trovato niente che giustificasse questa domanda.

Una serata di ordinaria follia

Viscontessa, 14 giugno 2009

haase-lac-d-annecy-angon-haute-savoie-53146
Dov’è il Lac d’Annecy? Mi sono fissata e non lo trovo. Ho trovato altri laghi e valli e monti ma quando mi allontano non lo trovo più.
Dodici ragazzini di dodici anni che scorrazzano nel mio giardino. Sono in pensiero per quel che resta delle mie piante ma la mia preoccupazione si incaglia sulla telefonata dei vicini.
I ragazzetti fanno troppo chiasso, mi affaccio in giardino per chiedere a mia figlia di avvisare gli altri di far meno casino, e la vedo che sta tirando uno per la maglietta.
Degenera, litigano, se ne vanno, tornano, fanno i cazzi loro con i loro telefonini. – amore? – sussurro a mia figlia – ma i tuoi amichetti quando vanno a casa? -.
Nessuno lo sa, tanto hanno i telefonini e si sentiranno con i genitori.
L’ultimo sparuto gruppetto ha lasciato il mio salotto poco fa sempre in filo diretto con mammà. Cinque minuti e arrivo. Bastardi! I genitori dico. Ti mandano il ragazzetto e spariscono, vanno a cena fuori, vanno a prendere, il gelato, escono con gli amici, trombano. Non lo so, ma nessuno si preoccupa dell’orario, del mio orario cazzo!
Alla fine entro in salotto e li avviso – a mezzanotte vi butto fuori -.

E’ terribile. Non riesco a trovare il Lac D’Annecy. Mentre sento le urla provenire dal giardino io “gugolo” il lago perduto. Potrei mettere un po’ di musica, anzi no almeno sento cosa si dicono tra le urla. Dodici ragazzini di dodici anni. E’ terribile. – Il Lac D’Annecy, chi era costui? -.
Ormai sono arrivata a Marsiglia. Scendi scendi sono arrivata fin laggiù ma se provo a risalire non trovo più il lago.
Google Earth. Prima tiravi fuori l’Atlante Geografico De Agostini e cercavi il tuo lago o, più probabilmente, lasciavi perdere e ti mettevi a guardare il Tenente Colombo.
Prima. Prima prima quando i ragazzini di dodici anni sapevi a che ora andavano via.
Allora le mamme delle altre ragazze e quelle dei ragazzi che da grandi sarebbero diventati dei frustrati mammoni, ti telefonavano per essere sicure che i ragazzi non sarebbero rimasti da soli.
Generazioni intere di madri costrette a sorvegliare (non solo le loro figlie che al limite se erano un po’ zoccole potevano anche dirglielo) ma persino le figlie delle altre.
E poi quelle telefonate erano insopportabili. Dovevi fissare un appuntamento telefonico tra mamme che non si conoscevano e poi dovevi dribblare i loro sotterfugi tipo “amore, mi ha chiamato la mamma di Sara ma è caduta la linea, mi puoi ridare il suo numero di casa?”.
Erano robe così, le nostre mamme erano furbe, argute e smaliziate e noi sempre meno ingenue.
Poi però, dovevano stare al telefono pomeriggi interi per parlare, accontentare, tranquillizzare, informare e fare pure bella figura, con le mamme dei tuoi amichetti.
“mamma c’è al telefono la mamma di Giulia che vuol essere sicura che stasera voi siate in case”
“ma porc… ma proprio adesso che sto friggendo? Non puoi dirgli se mi richiama dopo?”
“scherzi?!?! non ci crederebbe mai e stasera non manderebbe Giulia!”
Era sempre così, mia mamma aveva sempre i capelli in disordine se telefonava la mamma di un mio amico. Il videotelefono per donne come mia madre, esisteva molto prima che lo inventassero.
“ho parlato con la mamma di quel…. come si chiama?”
“Dario?”
“ah si Dario. Mah, mi è sembrata una donna così sciatta….”
“sciatta? Ma come hai fatto a vederla al telefono?”
“certe cose si vedono molto meglio con l’anima”
“e la tua anima ha visto che la mamma di Dario è sciatta!”.

Ora fanno silenzio. Se non la supervista di mia madre, cerco almeno di sviluppare il superudito che invia impulsi elettrici al mi neurone quando sente silenzio. Il mio orecchio bionico è un po’ così: si attiva solo in assenza di rumore.
Che fa una mamma moderna in questi casi?
Entro facendo finta di andare a lucidare l’argenteria.
Entro e dico “oh scusate” e poi richiudo la porta. (questa la faceva mia madre. Mi rifiuto!)
Chiamo mia figlia e le chiedo “amore, cosa state facendo?” e se lei mi risponde “stiamo limonando?” Hanno solo dodici anni! (sento dietro le spalle le risate del pubblico per la battuta).
Faccio finta di niente.

Mi alzo di corsa e piombo in salotto senza un piano preciso.
Spalanco la porta come se dovessi avvisarli che improvvisamente a causa della sparizione del Lago d’Annecy i loro cellulari sono tutti morti definitivamente e vedo mia figlia in piedi con il cuscino del divano sulla faccia di un ragazzetto.
Gli altri ordinatamente seduti sul divano si godono la scena.

Barbablù e l’elogio funebre di un’azalea

Viscontessa, 9 giugno 2009

Io volevo darti solo un po’ d’amore.
Mi ero ritagliata un angolino della giornata proprio per te perché volevo vederti crescere e diventare grande e forte.
Volevo darti solo un po’ del mio amore silenzioso. Avrei rispettato il tuo silenzio e avrei taciuto anche io. Per te.
Così. Io e te in mezzo al giardino. Silenziosamente insieme mentre la giornata scivola via e il traffico si attenua lasciando spazio alle rondini e al loro linguaggio.
Ti guardo ogni sera. Ancora adesso che vederti mi fa così male, ti guardo ancora e penso al nostro futuro divorato da una rondine nell’ora del tramonto.
O era un gatto? Perché se è stato un gatto devi assolutamente dirmelo.
Avresti dovuto dirmelo, scusa, dimentico continuamente che non sei più quella di prima, non sei più l’azalea che avevo acquistato in un fine settimana di inizio primavera quando un timido sole riscaldava le tue foglioline verde chiaro e i tuoi fiori, protesi a grappoli verso il cielo come mani osannanti di fronte un Dio, mi inebriavano di speranze.
Ricordo ancora quel giorno.
Ti ho visto e ho capito che saresti dovuta essere mia. Ti ho scelto tra quelle azalee grandi e cariche di fiori, quelle che costavano come una settimana di stipendio e neanche la soddisfazione di vederle crescere. (certo che voi piante siete più fortunate di noi: per voi gli anni che trascorrono sono un pregio, una garanzia di solidità, uno spettacolo per la vista, un toccasana per l’animo; per noi donne invece sono una fregatura). Ti ho scelta perché tra le altre, eri baldanzosa, entusiasta, speranzosa e costavi solo otto euro, otto euro che non avevo e così sono andata a fare un bancomat e sono tornata.
E tu eri lì, eri lì ad aspettarmi dentro un sacchetto di plastica come un cucciolo in una discarica o un neonato in un cassonetto. Eri lì e io ti ho presa, ti ho colta come un frutto acerbo e ho accarezzato delicatamente i tuoi fiori vellutati e le tenere verdi foglie.
E ti ho portata a casa mia, ricordi? Ho levato colei che ti aveva preceduta e ho messo te. Poverina, lei era durata ancor meno di te. Una settimana e zac! Stecchita da un giorno all’altro, morta che più morta non si può….. ma quella che è durata meno di tutte è stata quella che ho comprato per Natale. Mi è durata da Natale a Santo Stefano e per Capodanno ho dovuto comprarne altre due.
Ma che brutti ricordi! non voglio parlarne più.
Ti ho messa nel vaso con tanta terra fresca, ti ho trovato un angolo appartato del giardino, ti ho concimata, ti ho annaffiata, ti ho tolto fiori secchi, ti ho parlato, ti ho guardato, ti ho disinfettata dai ragnetti rossi, ti ho ripulita di una strana muffa bianca che ti era venuta sul gambo, ti ho girata, ti ho pulito le foglie, ti irrigato dall’alto, ho raccolto per te l’acqua piovana per annaffiarti perché il calcare ti da noia, il sole ti da noia, l’ombra ti da noia, i ragnetti rossi ti danno noia, la terra normale ti da noia, i gatti ti danno noia….. anche io scommetto che ti davo noia vero?
Cazzo, azalea, sei proprio una gran rottura di coglioni!

Pensierino della sera

Viscontessa, 3 giugno 2009

Va bene, sono qui a deprimermi sulle classifiche di accesso al mio blog.
Ho passato la giornata a deprimermi sui miei debiti e tornata a casa mi son detta che dovevo far qualcosa per non sentirmi proprio una merda.
Perchè io valgo.
In realtà non valgo niente o almeno niente che io possa usare come moneta di scambio.
Non valgo niente perchè non ho niente, non ho garanzie e non ho neanche un’età giusta per investire sul mio futuro. Sto nella terra di mezzo e tutti i giorni scivolo un po’ più in basso. A volte con i tacchi altre scalza.
Ho detto me ne vado a casa presto che tanto qui in ufficio il computer non funziona.
Ho fatto delle fotocopie, ho preso qualche caffè e sono tornata a casa.
Mi pareva che da casa fosse molto più semplice deprimersi e molto più facile trovare qualcosa da fare per scacciare i pensieri.
Ho il giardino infestato di lumache e l’azalea nuova non sta affatto bene.

Mi sono depressa un altro po’ in compagnia di un altro caffè e dei cani.
Ad un certo punto è arrivato anche un gatto e si è seduto sulla lista delle cose da pagare.
Sono uscita e sono andata a comprargli da mangiare.
Dieci chili di croccantini perchè sono più convenienti.
Potrei affogarci il gatto dentro, potrei farlo sparire per sempre in un grande sacco di croccantini.
La legge del contrappasso: una vita passata a mangiare croccantini, a rompere perchè mancano i croccantini, a cagare croccantini, a miagolare perchè gli piacciono i croccantini e a vomoitare, ovviamente croccantini. Uno così deve morire in una confezione da 10 chili di croccantini.
Però mi sono distratta.
Almeno un po’, almeno quando ho caricato i croccantini sul motorino e ho tentato di fare un’inversione ad U sul viale.
Che giornata ragazzi! Piena di emozioni e di colpi di scena.
Peccato non mi capiti mai un colpo di culo.
Torno a casa festosa. Mi sento tanto Rossella O’Hara: “domani è un altro giorno si vedrà”.
“Mami!” urlo giosa rientrando a casa ma invece di “mami” mi appare “papi”.
Sta nella cassetta delle lettere.
Apro il blog, lassù qualcuno mi ama.
Poco. C’è poco da dire e poco da leggere. Così non va.

La donna spense il computer e se ne andò.

Un Paese di drogati

Viscontessa, 1 giugno 2009

Io mi sono affezionata alla vicenda.
Sono tornata ma potevo anche restare tanto non riesco mai a mandare il fegato di qua e un lobo dell’orecchio di là. Devi sempre ascoltare, parlare, sorridere, camminare, mangiare, dormire, pensare, digerire, respirare tutto insieme. Un casino, ecco, tutte queste cose che devi sempre fare tutte insieme e il fegato che non si può separare dal lobo dell’orecchio.
Mi mancava la televisione, alla fine mi è venuto anche il mal di testa perché ero in crisi di astinenza.
Non puoi lasciare gli occhi a casa di fronte alla tv e portarti dietro solo la lingua. Devi portarti dietro tutto insieme anche se la lingua non ti serve a niente e gli occhi volevano rimanere a casa a guardare la tv.

Prima del mal di testa c’era stato il parrucchiere. Nove euro shampoo, balsamo e messa in piega. Pensavo che avesse sbagliato poi mi son ricordata che acqua, caffè e una pasta li ho pagati 1,70 euro mentre qui, qui dove risiedono permanentemente occhi, lobi delle orecchie e fegato, mi costano 2 euro e 30.
Nove euro in un locale piccolo e un po’ buio con pochi posti a sedere e neanche un giornale di gossip per intrattenere le clienti. Non c’era Libero, Il Giornale e neanche Repubblica, alla fine mi è toccato leggere qualcosa di serio su Visto.
Visto non lo avevo mai visto. Qui, dove risiedono permanentemente il mio cuore, le mie narici e il 100% delle mie dita, dal parrucchiere si leggono riviste come Oggi, Gente, qualche volta D la Repubblica delle donne del maggio del 2001 e di sotto banco si spacciano, oltre a miracolose tinte per capelli all’estratto di placenta di gorilla irsuto del monte Pong, copie stropicciate di Chi o Novella 2000.
Insomma roba politica piuttosto pesa.
Lì invece, dove le strade sono piene di alberi in fiore dal colore azzurro, si legge Visto che dev’essere il primo gradino della pubblica umiliazione per aspiranti vallette e tronisti in cerca di fama. Quei volti sorridenti di amori eterni giurati di fronte a Visto con la spontaneità delle immagini dei fotoromanzi, qualche volta ti paiono anche familiari.
Li hai visti, son tutti uguali ma da qualche parte li hai visti e non sai se in una pubblicità di pannolini o in uno spogliarello su youtube.
Ma sono i nomi che non ti dicono niente, i nomi di ex qualcosa che non sai.
“Esclusivo! L’ex fidanzato dell’attuale compagna dell’ex concorrente della scorsa edizione dei provini di Amici, ha finalmente trovato l’amore. Eccolo in compagnia di Pinca Pallina, la ex compagna del giocatore di calcio della Trebisondola Spal che l’anno scorso partecipò all’ultima puntata di Ruttando sotto le Stelle in qualità di Valletto Sgalletto dell’onorevole Santade’chè.
I due, colti di sorpresa mentre leggendo Visto sorridevano al nostro fotografo, sono stati “beccati” in una nota pizzeria del centro della Capitale, famosa, negli anni Venti, per aver inventato la rinomata pizza dell’amore. Che i due piccioncini si siano giurati amore eterno?”.

Cazzo, ci hai messo tutta la messa in piega per capire chi accidenti fossero i due. Tra un colpo di fon un altro ti fai l’albero genealogico delle comparsate televisive dei due, il curriculum delle loro sculettate e il necrologio dei loro dolori infantili.
- Ma come non ti ricordi? Lei era quella ragazza che, poverina, era cresciuta con un padre che non voleva farle fare la “sculettina”. Meno male che grazie al Grande Sfacelo, lei e il padre si sono ritrovati proprio in trasmissione – .
C’è chi queste cose le sa davvero, ci sono in questo mondo persone che si ricordano davvero che Asdrubala dell’Isola dei Rognosi – eliminata alla prima puntata dopo essere stata lanciata da un motoscafo in corsa abbracciata ad uno squalo tigre affamato – ha avuto un’infanzia funestata da qualche disgrazia familiare.
Che poi, un bis bis bis nonno o zio morto quando l’Asdrubala era ancora una bambina, lo si trova sempre e a dichiarare che la piccolina era attaccatissima proprio a Zio Ubaldo, non ci vuol niente.
Anzi, praticamente non dici neanche una bugia e nessuno, manco Zio Ubaldo noto magnaccia della zona con tendenze pedofile, potrà più smentire la forza di questo legame.
Cazzo, una messainpiega intera per capire chi sono i due e quando lei in camice bianco e pettine nel taschino ti dice che ha finito, tu ti guardi allo specchio e gli fai “ma no! Non li volevo lisci, le avevo detto ricci!”.
Lo fai per guadagnare tempo perché Visto non lo avevi proprio mai visto e adesso devi leggere avidamente le storie di tutte le future candidate politiche, delle future presentatrici, ministre e sottosegretarie del nostro Paese.
Stanno tutte lì, con le chiappette o le coscette di fuori e ti sorridono appollaiate sopra la didascalia che ti racconta di chi sono state ex mentre tu stai appollaiata sulla sedia di un parrucchiere che per nove euro ti fa i capelli come Angela Merkel.

Poi torno a casa e mi viene il mal di testa.
Salgo in camera mia ma non sto bene, non ho la tivvu del pomeriggio, non ho un quotidiano serio che mi parli di Noemi, non ho più la mia pettinatura e non ho neanche i numeri arretrati di Visto.
Torno giù, scendo le scale vado in salotto, sul tavolino di vetro c’è un giornale, è Libero di oggi con le rivelazioni piccanti sul presunto amante di Veronica ex attrice di teatro e quasi ex moglie di un ex cabarettista da crociere famoso per essersi comprato un Paese con le mance ricevute da un avvocato inglese probabilmente lontano parente di un famoso sceneggiatore che emigrò in America, modificò il proprio cognome e sposò una famosissima diva hollywoodiana al centro di un complotto ai danni di un presidente degli Stati Uniti che fu assassinato qualche tempo dopo in circostanze mai chiarite.
A raccontare la verità su Veronica è un altro importante esponente politico del nostro paese che piuttosto che mantenere l’anonimato – anche quando va a comprare la carta da culo – rinuncerebbe ad una dose settimanale di botulino. L’onorevole Santanchè artefice, tra l’altro, di uno degli slogan politici più “forti” della scorsa campagna elettorale: “Io non la dò”.

Agguanto il giornale, poi mi inchino appena forse in segno di ringraziamento per quella dose inattesa di gossip ed ecco che sotto al piano di vetro del tavolino vedo spuntare il faccione del mio idolo.
E’ lì anche lui, mi sorride con i capelli, senza capelli, con il riporto, con la bandana, con il trapianto.
Ordinatamente impilate ci sono tutte le copie di “Berlusconi tale e quale” inserto in omaggio con Libero.
Mi getto famelica sul bottino e comincio a prepararmi la vena.
Mi inietto il gossip che mi entra subito in circolo.
Una sensazione di benessere avvolge ad uno ad uno gli inutili organi che mi sono portata dietro. I lobi delle orecchie si sciolgono, la lingua canta, le pupille si fanno piccole piccole.
Mi butto sul letto, leggo tutto d’un fiato, rischio quasi l’overdose, mi faccio in trip nel Paese delle Meraviglie, con il Cappellaio Matto che mi conduce tra cactus e veline, un Gatto Mammone che si chiama Emilio e conigliette bianche mi danzano intorno.

Ora sto bene. Mi infilo un paio di scarpe tacco 12 e vado a sentire Michela che parla del suo libro. Son venuta fin qui apposta. E ne è valsa la pena.