caro viaggiatore etc….

Viscontessa, 27 maggio 2009

Caro viaggiatore che domani prenderai il volo all’ultimo momento sappi che quella seduta tre file avanti a te sarò io. Caro viaggiatore te lo dico adesso perché domani non saprei come dirtelo visto che non ti conosco.
Neanche tu mi conosci, caro viaggiatore, ma proprio per questo ti dico di sederti tre file dopo di me così non facciamo confusione.
Ti immagini caro viaggiatore che domani prederai il volo all’ultimo momento, se tu sbagliassi persona? Invece di conoscere me, pensa, conosceresti un’altra o peggio non conosceresti nessuno perché se hai preso il volo all’ultimo momento ti frega un cazzo di conoscere qualcuno. A parte me ovviamente, e per questo ti lascio tutte le istruzioni necessarie ad individuarmi.
Caro viaggiatore dell’ultimo momento (ho abbreviato un po’, ok?) io domani indosserò, presumibilmente, una maglietta nera. In questo preciso momento sono assolutamente convinta di voler indossare la camicia bianca con i fiori rossi ma inevitabilmente, all’ultimo momento cambierò idea e rischierò di essere anche io un viaggiatore dell’ultimo momento perché all’ultimo momento cambierò la camicia rossa con i fiori con una maglietta nera senza fiori. Poi prenderò la camicia bianca con i fiori rossi e la caccerò in borsa convinta che la indosserò appena arrivata a destinazione.
Invece caro viaggiatore etc., la mattina dopo, facendo finta di niente, aprirò la borsa e cercherò una maglietta nera pulita con un groppo in gola per quel cencio fiorito in fondo alla borsa che mi saluterà con un fiorellino rosso appassito.
Ai piedi, caro viaggiatore etc, probabilmente calzerò un paio di sandali neri alti e scomodissimi. Tu, dal tuo posto non potrai vedere le mie calzature ma ti do lo stesso questa informazione perché se proprio nel momento in cui tu raggiungerai trafelato l’aereo io mi sarò alzata per andare a chiedere come mai sto cazzo di areo non si muove, le scarpe potrebbero essere un ottimo indizio per riconoscermi.
Io però, caro viaggiatore etc., non vorrei proprio partire con quei sandali così scomodi, e poi con i sandali in aereo, io ho sempre un gran freddo e il freddo poi mi entra anche addosso e io cerco di coprirmi mettendomi sopra il golfino di cotone che come la maglietta e le scarpe, avrò preso all’ultimo momento dall’armadio senza pensare che quel pezzettino di cotone, sarà pure tanto carino, ma non basta per coprirmi neanche un braccio.
Tuttavia, caro viaggiatore etc, le cose andranno proprio così perché dopo essermi tolta la camicia con i fiori rossi, mi toglierò anche le scarpe rosse e pensando che in fondo devo fare un viaggio molto breve e devo camminare poco, posso anche mettermi quei sandali neri scomodissimi che non metto mai. Mi sono raccontata per così tanto tempo che li avevo acquistati per un’occasione speciale (bugiarda! Sapevi benissimo che non li avresti mai messi), che adesso mi tocca metterli per forza.
In un’ora di viaggio mi lavo la coscienza da almeno un senso di colpa.
Poi per compensare il sacrifico del sandalo, cercherò un golfino nero che porto sempre, che mi piace tanto e che non ha niente di speciale. Un indumento familiare insomma la cui funzione non è quella di coprirmi ma di farmi sentire a mio agio con i sandali.
Tutto il resto, caro viaggiatore, lo avrò stipato alla rinfusa dentro alla borsa e ti dico questo perché se tu montassi in areo proprio mentre una hostess sta cercando di cacciare a martellate una borsa nel portabagagli, quella borsa è sicuramente mia e io probabilmente sono quella che farà finta di niente fischiettando qualche motivetto o limandomi le unghie dei piedi.
Nel caso, lo dico per il tuo bene, aspetta a venirmi incontro che la hostess abbia chiuso con il cemento a presa rapida, il portabagagli perché non vorrei, che ancor prima di conoscerti di persona, tu finissi a fare da puntello umano al mio portabagagli.
Caro viaggiatore etc, ora che ti ho detto tutto vado a nanna. Ci si vede domani e se domani invece non fai in tempo a prendere l’aereo o magari arrivi in anticipo, pazienza, ci si conosce la prossima volta.

Proposta per un nuovo “femminismo”

Viscontessa, 26 maggio 2009

Ho la cellulite, la pelle cadente, le borse sotto agli occhi, i peli superflui, le gambe gonfie, le unghie ingiallite, i capelli sfibrati, il colorito spento, la pelle impura, le rughe d’espressione, quel fastidioso prurito intimo, il girovita appesantito, l’intestino irregolare, le piccole perdite, i segni del tempo, la pelle matura, i cuscinetti adiposi, la cute rilassata, i capelli secchi, la dentiera che mi balla.

Devo rimodellare i glutei, appiattire l’addome, rassodare il seno, donare lucentezza ai miei capelli, rinforzare le unghie, estirparmi i peli, prevenirne la ricrescita, nutrire la pelle, cancellare le rughe, sbiancarmi i denti, ridurre la shilouette, darmi lo smalto, applicarmi una maschera, fare un po’ di movimento, massaggiarmi l’intestino, abbronzarmi, dimagrire, tonificarmi, purificarmi, sgonfiarmi, fare tanta plin plin, sentirmi più leggera, più in forma, più giovane, più felice.

Quando ho finito, minimo minimo, dovrei masturbarmi.

Che fai di bello questo fine settimana?

Viscontessa, 24 maggio 2009

gandhi1

- Che fai di bello questo fine settimana?
- Niente
- Non vai al mare?
- Veramente no
- E che ci fai a casa tutto il fine settimana?
- Niente di particolare, solite cose
- E allora perchè non vai al mare o da qualche parte?
- Dunque vediamo….. sono mai andata via per il fine settimana?
- No infatti, sei sempre a casa, ma perchè non vai via qualche giorno?
- Sono almeno dieci anni che non vado “da qualche parte” per il fine  settimana.
- Accidenti mi dispiace!
- Perchè?
- Immagino che tu ti annoi…. e poi, con queste belle giornate…..vieni con me, dai! Perchè non vieni con me?
- Perchè ho gli animali.
- Ah già, mi ero dimenticata.
- Hai mai saputo che io non avessi animali?
- No, da quando ti conosco hai sempre avuto almeno il cane
- Difficile dimenticarsene….
- Si però vabbè, ma lasciali fare gli animali e vieni al mare.
- Dici che dovrei sopprimerli tutti per trascorrere un fine settimana al mare?
- No vabbè, però che palle questa schiavitù degli animali.
- Non ci crederai, ma per me non sono una disgrazia.
- Mah, io mi domando come tu faccia, io non potrei farlo mai.
- Infatti nessuno te lo chiede.
- Non fraintendermi, io amo gli animali, ma sono una tale schivitù….
- E’ una schiavitù anche truccarsi tutte le mattine.
- Ma io lo faccio perchè mi piace.
- Ecco appunto, anche io ho gli animali perchè mi piace.
- Ma perchè non li lasci a casa da soli per un paio di giorni? Dai, ci raggiungi al mare sabato sera poi domenica mattina   andiamo in spiaggia e il pomeriggio si riparte.
- E io secondo te lascio due cani, tre gatti e tre pappagalli da soli in casa per due giorni?
- Ma gli lasci da mangiare!
- Ah ecco, chissà come mai non avevo mai non ci avevo mai pensato prima…

Tanti cari saluti

Viscontessa, 19 maggio 2009

Eccola lì, ora dovrei raccontare i tristi eventi della mia vita pre-adolescenziale ma, tranquilli, non ci penso neanche.
Passiamo ai fatti: a XXX piace questo video e tu che facebook lo schifi (ma tanto ultimamente schifi tutto e fai tutto ciò che schifi), ti ritrovi un filmato in ricordo di Giovanni Paolo Secondo.
Ma cosa è successo in questi, diciamo, oltre trent’anni? Lo so che è già detta ma se non ci siamo sentite per trent’anni un motivo ci sarà! E invece no, mi chiede amicizia in ricordo dei bei tempi quando scappavamo da scuola per andare a comprarci la merenda. Dopo! Abbiamo cominciato a scappare per andare a comprare la merenda molto dopo che a te erano cresciute le tette e mi guardavi con sufficienza. Poi alla fine le tette sono cresciute anche a me e allora, solo allora, si è cominciato a scappare per andare a comprare la merenda.
Segue silenzio tombale per trent’anni, poi mi chiede amicizia e infine leggo che a XXX piace questo video.

Ci pensavo proprio oggi: nella mia vita ho sbagliato proprio tutto e se potessi ricominciare da capo, sbaglierei di nuovo tutto perché questa cosa è come una malattia, una caratteristica, un’anomalia, un difetto che si trasmette geneticamente di padre in figlio senza saltare mai neanche una generazione.
Ho questa malattia, non faccio mai le scelte giuste e sulle probabilità che un giorno possa accadere il contrario potete giocarvici la casa. (che tanto lo so: è della banca). Ormai non spreco più neanche tempo a pensare, qualsiasi cosa pensi è sicuramente quella sbagliata per cui tanto vale rispondere a casaccio.
Che XXX non fosse una scelta giusta non mi ci sono mai fermata a riflettere. Le amicizie adolescenziali sono una specie di spina che ti si conficca nel fianco per tutta la vita. Nessuno, sano di mente, frequenterebbe i suoi amici dell’adolescenza: sarebbe come trovarsi in una volta sola, di fronte ad ognuna delle proprie debolezze quelle che ci hai messo una vita ad accettare, a mascherare o dimenticare. Non era comunque la scelta giusta perché non l’ho rimpianta.
Non l’ho rimpianta per oltre trent’anni e non l’ho mai neanche ricordata con affetto.
Giovanni Paolo Secondo oggi ha fatto un altro miracolo: grazie al video su di lui, ha risposto ad una domanda che non mi ero mai neanche posta in trent’anni.

Dedicato a Gino

Viscontessa, 17 maggio 2009

La nostra bella Italia oggi se ne stava tutta lì in una mezza paginetta dei quotidiani. L’Italia bella, quella dei bei capitali che se qualcuno li chiamasse “papi” pagherebbero fior di quattrini per mettere a tacere la cosa. Stava lì con il consiglio di amministrazione al completo, in testa il presidente e tra di loro i soprannomi de’ lor signori: “Dudi rimarrai per sempre nei nostri cuori. Firmato Nanna”.
Appellativi affettuosi usati tra chi ha nomi troppo lunghi e troppo importanti per essere pronunciati al completo. Dudi, che per l’Italia meno bella, per l’Italia più povera, quell’Italia dove le probabilità dei nostri figli di migliorare la loro posizione sociale rispetto alla nostra sono pressoché nulle, potrebbe suonare come Il Pirlazza a Quarto Oggiaro o Er Cinese all’Esquilino.
Nessun Dudi, quest’oggi, ma nei necrologi dei quotidiani spuntano comunque due nomi importanti, due nomi lunghi di quelli che il consiglio di amministrazione che al completo porge le condoglianze alla famiglia, non dimentica neanche un titolo.
Susanna Angelli e il padre di Luca Cordero di Montezemolo, roba che se ti chiami Gino Bianchi devi aspettare anche a morire se vuoi che il tuo nome compaia finalmente su un giornale. Per oggi, Gino abbi pazienza e cerca di capire, per te non c’è posto neanche nei necrologi.
Però, Gino, nell’attesa del tuo turno (vedrai che questa è l’ultima volta, da domani potrai morire e finalmente gli ultimi saranno i primi) puoi leggerti i necrologi pubblicati per questi due personaggi.
Magari ti viene un’idea, magari puoi suggerire al portiere del tuo condominio come scrivere quel telegramma che i condomini gli chiederanno di scrivere a nome loro non appena tu sei morto. Perchè non credere che i comuni mortali, quelli che ogni giorno muoino per un incidente sul lavoro, per un incidente sulla Napoli- Caserta, per un incidente in ospedale, siano così avvezzi ad inviare telegrammi di condoglianze. Loro non devono ogni giorno soffrire e unirsi al dolore della famiglia per tutti i morti che contano qualcosa. Loro, qualche volta, muoiono in silenzio come sono vissuti, senza dire niente e senza che nessuno se ne accorga.
Gino, non ti dimenticheremo mai, firmato il Comitato Sostenitori del blog della Viscontessa.
Sarà pur morto un Gino quest’oggi……

Novità Editoriali

Viscontessa, 16 maggio 2009

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batti le mani nell’oscurità

Viscontessa, 15 maggio 2009

Che brutta cosa non essere invidiosi.
Noi non lo siamo, non lo siamo affatto, tutt’al più siamo un po’ rassegnati come reazione ad una mancanza di invidia.
Brutta cosa non essere invidiosi ma se nessuno ti insegna ad esserlo fin da piccolo, ti ritrovi grande che non ti riesce più esserlo e allora ti rassegni un po’ e un po’ ti annoi, un po’ di annichilisci e qualche volta diventi cinico.
Spesso ti senti semplicemente inutile e ripensi a quando da bambino ti hanno insegnato che era già tutto a posto, tutto sistemato, la guerra era finita e la tecnologia ci avrebbe regalato appartamenti nei quali la luce si spegneva con il battito della mani.
Batti manine che viene papà. La fettina a pranzo e a cena e mangia, mangia, mangia che quando avevo la tua età facevo la fame. Papà lavorava IN Fiat e in quella preposizione semplice era racchiuso tutto l’orgoglio di appartenenza.
Ora sorridiamo e papà lavora nella catena di montaggio in un call center senza nome, senza identità, senza l’orogoglio di lavorare IN. Sorridi a papà che è stanco e annichilito e annoiato e rassegnato ma deve sorridere al suo bambino che non entrerà mai IN Fiat.
Tutt’al più in una Fiat prodotta in Polonia con motore americano, tecnologia indiana e finanziamento Made in Italy.

Oggi leggevo di tante cose. Feste, inviti, conferenze, ritrovi, dibattiti, mare, monti, fiere, beneficenza, donne. Io vado al supermercato. La socializzazione dei poveri. Hanno delle offerte fatte apposta per me, è proprio me che vogliono, lì sono qualcuno, mi chiamano Signora, sono gentili e si scusano per il disagio che potrebbe arrecarmi la chiusura del reparto frutta necessaria per ammodernamenti che renderanno la mia spesa ancora più piacevole.
La Fiera del Libro di Torino. Qualcuno ogni anno mi chiede se ci vado o addirittura quando ci vado. Non ci sono mai stata, che ci vado a fare? Io vado a fare la spesa e quando mi va di culo acquisto lì qualche libro che ancora non è diventato un best seller. Che ci vado a fare alla fiera del libro di Torino? Io sono un consumatore finale, quando mi va di culo, dopo il supermercato, vado a farmi una passeggiata in centro e qualche volta acquisto un libro. Se mi va di culo è un bel libro altrimenti compro un altro paio di scarpe. Peccato che non esiste la Fiera della Scarpa di Firenze. Magari vicino al supermercato.

Mi pareva di averti riconosciuto – mi dice. Ho comprato nel suo negozio un paio di scarpe un paio di anni fa. Mi dice che sono ancora più bella e smetto di sorridere dopo il terzo complimento. Non trova le scarpe che vorrei, sembra arreso poi gli viene un’idea. Liquida un rappresentante che aspettava da quando sono entrata nel negozio poi mi chiede di provare per lui un paio di zoccoli con il tacco altissimo. Compro un paio di scarpe qualunque ed esco.

“volevo venire da solo, lasciarlo a casa, ma il mio cazzo è venuto lo stesso. Scusa se sono un uomo, siamo tutti così. Da milioni di anni il cazzo ci segue, non ci lascia mai soli. Ho sentimenti profondi, un’intelligenza, persino degli ideali. Avrei voluto riporlo nell’armadio, chiuso in un paio di mutande di quelle pulite e profumate di sapone che tengo in fondo al cassetto, ma non è stato possibile”.
Lotta di Classe – Ascanio Celestini – Einaudi.

La fuga delle chiappe

Viscontessa, 13 maggio 2009

A lanciare l’allarme questa volta era stata la signora Berlusconi che per la prima volta aveva apertamente parlato di “fuga delle chiappe dal nostro paese”.
“E’ intollerabile” aveva detto la signora in occasione delle candidature delle euroveline “che nel nostro Pese si spendano milioni di euro dei contribuenti per i concorsi di bellezza e che una volta che queste ragazze, dopo tanti sacrifici loro e delle loro madri, sono arrivate a diventare delle Miss, siano costrette ad andare all’estero per lavorare”.
La smentita era arrivata quasi subito da parte della signorina Noemi (giovane “sculettina” appena diventata maggiorenne) che salita agli albori delle cronache proprio per le sue capacità di far fruttare al meglio i tanti sacrifici di anni da minorenne, aveva dichiarato rivolgendosi alla signora Berluscini “ma di che fuga delle chiappe parla? Io le mie le tengo ben salde su quelle di “papi” e un giorno diventerò Ministro anche io”.
Se fino a qualche giorno fa le dichiarazioni della neo “sculettina” potevano sembrare azzardate, oggi invece pare che la Noemi avesse proprio ragione tant’è che Maria Vittoria Brambilla, una degli stacchi di coscia più promettenti del nostro Paese, è diventata Ministro del Turismo e a discapito della malelingue, si è saputo che anche lei, in gioventù, è stata Miss Romagna.
Tanti comunque i progetti del neo Ministro del Turismo che in accordo con le chiappe di un altro famoso Ministro, parla già di soluzioni per uscire dalla crisi.
“E’ nostra intenzione” ha infatti detto il neo ministro riferendosi a lei e al Ministro delle Pari Opportunità “rendere il nostro Paese competitivo anche sul piano del turismo sessuale. Il Ministro Carfagna, con il quale condivido da sempre una certa politica sociale, mi ha già assicurato che si occuperà di promuovere le pari opportunità lavorative anche per le nostre minorenni come già avviene in tanti altri Paesi del mondo. E questo non solo offrirà anche a ragazze come Noemi di cominciare a guadagnare molto prima dei fatidici 18 anni, ma ci consentirà di evitare che tanti italiani siano costretti ad andare all’estero a cercare ciò che qui in Italia, per colpa di una vecchia legge, è considerato ancora reato. Gli italiani” ha quindi aggiunto la Brambilla “secondo le statistiche spendono ogni anno migliaia di euro per recarsi in paesi lontani ad acquistare ciò che in Italia facciamo meglio e di più e adesso è giunto il momento di promuovere il nostro Made in Italy anche nel campo del turismo sessuale con le minorenni”.
Grande apprezzamento per il suo intervento, pare sia stato espresso anche dal Presidente Berlusconi che non più di un paio di giorni fa aveva manifestato la sua preoccupazione per il clima di caccia alla veline che si stava instaurando nel nostro paese tanto che, aveva aggiunto con un filo di bava all’angolo della bocca, “finiremo per dover importare addirittura modelli finlandesi”.
Scettica invece la Chiesa che di fronte al barcone di disperati rimandato in Libia senza neanche verificare il carico umano contenuto, aveva manifestato il suo disappunto per l’accaduto “almeno i ragazzini potevate lasciarceli!”

su Mamma

Tra madre e figlia

Viscontessa, 12 maggio 2009

- amore guarda
- cosa?
- la pubblicità della Tim… aspetta ora arriva…… ah no, l’hanno tagliata
- quando quello dice “chissà come sarà la tastierista” e l’altro gli risponde “che ti importa? Magari è carina”?
- Sono orgogliosa di te amore.

- grazie mamma

Grazie a Flavia:
C’è un fotografo in Italia che da oltre quindici anni va a fotografare manifesti di pubblicità sessiste in giro per Milano. Si chiama Ico Gasparri, e ora ha avuto l’idea di creare un protocollo contro la pubblicità sessista, a cominciare da quella stradale.
Per aderire al protocollo non occorre un documento di identità ne’
una firma da depositare. Basta rispondere alla mail pcps@fastwebnet.it scrivendo i propri dati (cognome, nome, data di nascita, città di nascita, professione, città e provincia di residenza ed e-mail indispensabile) e scrivere: aderisco al protocollo contro la pubblicità sessista.
Possono firmare singole persone (di ogni nazionalità) ma anche associazioni, enti, organizzazioni varie. l’adesione delle associazioni non annulla quella delle/dei socie/soci che invito ad aderire anche a proprio nome.

Ecco il testo del Protocollo:
Il Protocollo contro la pubblicità sessista intende proporsi come uno strumento di partecipazione attiva delle cittadine e dei cittadini alla vita collettiva: una militanza per un diritto violato, una vera e propria campagna di civiltà.
Questo strumento intende ostacolare con campagne di opinione civile la diffusione di tutte quelle forme di “comunicazione pubblicitaria a fruizione obbligatoria” – in altri termini dicampagne pubblicitarie affisse in luoghi pubblici – che trasmettano non solo esplicitamente, ma anche in maniera subdola, edulcorata, camuffata, allusiva, simbolica e subliminale, messaggi che suggeriscano, incitino o non combattano il ricorso alla violenza esplicita o velata, alla discriminazione, alla sottovalutazione, alla ridicolizzazione, all’offesa nei confronti delle donne.
Con il protocollo non si intende contestare i prodotti, i concetti, le aziende o i marchi rappresentati, ma la comunicazione discriminante e sessista attraverso la quale questi vengono.
L’adesione al Protocollo è aperta a cittadine/i di qualsiasi nazionalità e avviene mediante la comunicazione all’indirizzo di posta elettronica pcps@fastwebnet.it del proprio Cognome, Nome, data di nascita, professione, città di residenza e indirizzo di posta elettronico (indispensabile) e la frase: “aderisco al protocollo contro la pubblicità sessista”. L’obiettivo è quello di raggiungere il più alto numero di firme a livello nazionale ed internazionale, anche collegandosi ad altri gruppi di opinione presenti in altri paesi che perseguano i medesimi fini. Anche i gruppi e le associazioni possono aderire. L’adesione si intende effettuata una volta per tutte e sarà valida fino alla richiesta esplicita di rimozione da parte dell’interessata/o.
Il Protocollo con un testo di contestazione e l’elenco aggiornato degli aderenti, con cognome, nome, data di nascita, residenza e professione (senza la e-mail), unitamente a una riproduzione fotografica della campagna in oggetto, sarà presentato tutte le volte che si riterrà opportuno, anche se questo dovesse significare decine e di volte:
* alla direzione (commerciale, strategica e marketing) dell’azienda reclamizzata;
* all’agenzia pubblicitaria che ha firmato la campagna;
* alle modelle o ai modelli, ai testimonial che abbiano prestato la propria immagine;
* al Sindaco della Città che ospita le affissioni, differenziando di volta in volta le città, trattandosi in genere di campagne nazionali;
* agli organi di stampa e TV che accoglieranno questa protesta e gli daranno risalto;
* ai direttori delle riviste, quotidiani o altro organi di informazione cartacea o multimediale che abbiano ripubblicato la medesima campagna affissa in luoghi pubblici.
I firmatari sono avvertiti con la posta elettronica ogni volta che il protocollo sarà messo in atto.
Tutti i singoli aderenti contribuiranno alla diffusione del Protocollo come modello di cittadinanza attiva, raccogliendo ulteriori firme a sostegno in ogni sede e modalità possibile.

Style

Viscontessa, 11 maggio 2009

Ricevo per mail e volentieri pubblico:

“Ciao.
Ho letto il tuo post sul blog di Macchianera e mi spiace per l’equivoco che c’è stato.
Cerco di spiegarti cosa è successo: pur non rispondendo direttamente delle scelte editoriali del blog di Daria Bignardi, infatti, ti scrivo per dirti che il tuo commento non è stato pubblicato semplicemente perché conteneva in fondo del “codice” (ti allego la mail di notifica che viene generata e che contiene il testo dei vostri contributi in cui lo puoi verificare).
A prima vista, sembra proprio essere un codice di un pulsante javascript che involontariamente è stato trascinato nel form del testo e quindi allegato al commento che quindi non è stato pubblicato.
Spero che questo spieghi tutto ;-)
Se hai domande “tecniche”, scrivimi pure.
Grazie!

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