Che bei momenti

Viscontessa, 17 aprile 2009

Nell’aria si respirava già da giorni un clima di speranza e di fiducia.
Mettendo il nasino fuori dalle loro tende di sfollati, i terremotati dell’Aquila, già nei giorni precedenti al grande evento, avevano infatti potuto annusare il ritorno a quella normalità così brutalmente strappata loro da un terremoto infido e di sinistra che, proprio mentre il governo diffondeva fiducia ai cittadini consentendo loro di cementificare terrazzi e posti auto, lui tirava giù palazzi e ospedali come se fossero stati costruiti con il cartone.
Ad aiutarli in questa difficile impresa erano stati inviati sul luogo della disgrazia uno stuolo di “educatori sociali” travestiti da giornalisti il cui compito era proprio quello di diffondere, come la peste, l’ottimismo berlusconiano imposto dal première come una tassa sul sale, e diventato ormai un bene di prima necessità come un intervento di liposuzione o di trapianto di capelli.

Uno stuolo di cronisti d’assalto giunti sui luoghi del disastro fin dalle prime ore successive al terremoto, si era quindi accampato proprio fuori dalle tende degli sfollati e per giorni aveva scavato con i microfoni nel dolore altrui per rendere più efficace la sua missione al momento opportuno. Come topi di fogna, i cronisti erano sopravvissuti alla vergogna della loro condizione in attesa che il première, invitando i terremotati a vivere quella esperienza come una vacanza, desse loro il via per mettere in scena il secondo atto della tragedia e quelli, come piattole nelle mutande, si erano subito infilati nell’intimità di quei brandelli di vita rimasti per carpire i segnali di un ottimismo suggerito dalla possibilità che il terremoto possa essere anche grande occasione per ricominciare o per farsi una bella vacanza al mare a spese di uno Stato sensibile e generoso.
Non c’era manifestazione di semplice sollievo, di rassegnato coraggio o di innocente speranza, che potesse sfuggire al loro sguardo attento tanto che, per cogliere questi segnali di fiducia, alla fine erano stati costretti ad intervistare soltanto vecchi arteriosclerotici e bambini sotto i cinque anni.

Subito dopo il terremoto e prima che fosse possibile infondere ottimismo anche soltanto ad un ignaro lombrico catapultato fuori dal terreno smosso, erano state proprio le immagini televisive del Presidente del Consiglio e delle sue ministre con vagonate peluche colorati da regalre ai bambini vittime del terremoto, a concedere un attimo di tregua al dolore per la tragedia, ma a distanza di poco più di una settimana, grazie alla capacità “giornalistica” di trovare del buono anche in mezzo alla merda, il presidente aveva potuto riportare il suo sorriso a casa e lasciare che a sorridere in mezzo a quel casino fossero proprio loro.

Toccato infine il fondo con la messa in onda in diretta dei funerali delle vittime, si era finalmente potuto cominciare a gioire per il roseo futuro di occasioni venuto in sorte ai terremotati che, seppelliti pubblicamente i loro morti affinché tutto il popolo italiano potesse rendersi conto di cosa siano davvero le disgrazie, ora doveva cominciare a gioire non fosse altro perché dentro a quelle bare non c’erano loro. Così, seguendo un copione già pronto per l’occasione da tempo, non si era più parlato delle condizioni dei feriti ricoverati in ospedale per le lesioni riportate durante il sisma e anche il numero esatto degli sfollati, era una notizia che non aveva più alcun bisogno di essere aggiornata e portata alla ribalta ogni santo giorno come pareva che fossero spariti nel nulla quegli sciacalli che nei giorni deputati all’orrore e al dolore, erano saliti in massa sul palcoscenico per scatenare nel pubblico, incubi sempre peggiori.

Perché quello che conta davvero nella vita sono le piccole cose, sono le signore che possono finalmente tornare a farsi i capelli sotto ad una tenda, sono le immagini di un prete che attacca un crocefisso nelle tende che verranno adibite ad aule scolastiche, sono i bambini che giovano per strada con un pallone e i bei sentimenti evocati dalla notizia che ad una terremotata erano stati restituiti i 10 mila eruo in contati rimasti seppelliti sotto alla macerie.

Piccole cose, ma come fai a non essere felice ed ottimista se sei vivo mentre potresti essere morto?
E così il postino che in mezzo alle macerie ti porta le bollette da pagare, diventa materiale per un lungo servizio sul senso più profondo della vita, il senso rappresentato dal ritorno alla normalità, quella normalità che in condizioni appunto normali, non riusciresti mai ad apprezzare.
E che dire del servizio sui bagni pubblici messi a disposizione degli sfollati? Le telecamere che nel corso di un altro servizio ne documentano la pulizia, non sono forse la manifestazione più toccante di come si possa tornare ad apprezzare le piccole cose quando le grandi ti sono crollate in testa in una notte di primavera?
E poi ci sono le storie commoventi della signora che grazie a Berlusconi ha potuto avere una dentiera nuova e quella della signora ultracentenaria scampata a decine di disgrazie e che grazie all’intervento dei soccorritori, può ancora sperare di scampare magari ad un tornado tropicale visto che quello ancora non lo ha mai provato..

Ma le belle notizie non finiscono qui e lo slittamento delle rate del muto sulla casa concesso ai terremotati dalle banche, è sufficiente a non domandarsi quale sarà il costo di questa agevolazione in termini di interessi, o cosa potrebbero mai pignorare le banche in caso di mancato pagamento di mutuo ipotecario su una casa che è diventato un cumulo di macerie. E poi hanno riaperto un paio di centri commerciali dove fare un po’ di shopping per ingannare il tempo tra una coda per pisciare e una per mangiare mentre gli impiegati comunali sono già tornati al lavoro a dimostrazione di come il desiderio di tornare alla normalità, sia più forte persino di quello di tornare la sera in una casa con le pareti di mattoni anziché di stoffa.

Perché non sono gli edifici da ricostruire la priorità, gli edifici vanno e vengono come castelli di carta, ma una vita di normalità con il postino che ti porta bollette da pagare, gli impiegati comunali al lavoro, un bel bagno chimico pulito e un centro commerciale perfettamente funzionante, sono quanto di più significativo si possa documentare nel tentativo di rassicurare una nazione intera sulle sue potenzialità di ripresa soprattutto in un momento storico nel quale la ripresa, in senso più ampio, è una speranza nella quale sono pochi a riporre fiducia.

E così mentre dalla coscienza degli italiani rischiano di affiorare le immagini delle baraccopoli ancora in essere dei precedenti terremoti, si rintuzza la capacità del loro cervello di immagazzinare immagini con le immagini di una normalità che tra le macerie di un ospedale crollato e quelle delle giovani vittime della casa dello studente, non potrà mai più essere tale.
Peccato non aver tirato fuori il medesimo copione per salvare la vita di Eluana Englaro, un lungo speciale di Porta a Porta sulle molte possibilità di acconciare i suoi lungi capelli neri, avrebbero forse convinto tanti potenziali “assassini” che la vita vale sempre la pena di essere vissuta.

Ma oggi per gli aquilani, loro malgrado deputati a rappresentare la capacità di recupero di una nazione intera, loro malgrado testimoni delle capacità di questo governo di essere vicino ai suoi cittadini nel momento del bisogno di una dentiera, è stato un giorno davvero speciale.
Non solo il Ministro Gelimini, come tutti i suoi colleghi, aveva dato segno di grande sensibilità garantendo che gli alunni non avrebbero perduto l’anno scolastico per le troppe assenze causate dall’impossibilità oggettiva degli studenti di recarsi presso gli edifici scolastici crollati, ma quest’oggi, accompagnata da un Berlusconi che ha promesso case per tutti entro la fine dell’estate, ha presenziato l’inizio del nuovo anno scolastico dei bambini aquilani. L’anno scolastico della rinascita, l’anno scolastico nel quale mentre le mamme possono fare shopping nei centri commerciali e i papà possono tornare a lavorare in un Comune anch’esso crollato sotto al terremoto, i bambini possono tornare a scuola in tenda, tra i banchi che per festeggiare il bel momento, sono stati colmati di fogli, matite colorate e caramelle.

Ora non resta che vendersi i monumenti crollati a una cordata di amici esteri di Berlusconi che, come per l’Alitalia, salveranno il destino delle nostre opere d’arte acquistandone la proprietà e lo sfruttamento in cambio dei costi di restauro che resteranno, come al solito, a carico del nostro Stato.

E poi , già, dimenticavo, mancherebbe anche la visita del Papa che nonostante risieda ad una manciata di chilometri dal luogo del disastro, non ha ancora trovato il tempo di portare una parola di conforto alle vittime di questo disastro. Vabbè dai, appena ha finito di festeggiare i suoi quattro anni di pontificato e il suo compleanno, ha detto che ci fa un salto, una visita lampo in una data non ancora ufficiale, giusto una comparsata per alzare l’audience eventualmente in ribasso dell’evento, nel caso in cui si tornasse a parlare di crisi economica, di disoccupazione o di stupidaggini simili.



4 commenti a “Che bei momenti”

  1. Riccardo Says:

    Adorabile e perfida donna.
    R.

  2. Riccardo Says:

    Ho visto questo:
    http://www.youtube.com/watch?v=b79lEyKAPUM
    Visto che non trovo parole adatte ci vuoi provare?

    R.

  3. Viscontessa Says:

    Grazie riccardo, fantastica!
    Anzi, mi hai fatto venire in mente cosa è successo oggi, ora ci faccio un post.

  4. Archibald Says:

    Male, gli amici del presidente, molto male…….

Lascia un commento