episodi di bullismo

Viscontessa, 28 aprile 2009

- Mamma, lo sai che oggi a scuola abbiamo assistito ad “un episodio di bullismo”?
- E cos’è?
- Mah niente, hanno spinto Marco in una stanza e lo hanno chiuso dentro
- Praticamente niente di nuovo
- Praticamente no
- E allora perchè parli di episodio di bullismo?
- Lo ha detto la proffessoressa. Ha detto che questo è stato un vero e proprio “episodio di bullismo”
- E in cosa di differenziava dalle volte precedenti?
- Niente, solo che questo, ha detto la prof, è un episodio di bullismo e quindi dobbiamo parlarne
- Bene, e quindi?
- Niente, per domani ci ha dato un compito sul bullismo
- E tu cosa pensi di scrivere?
- Io? speravo che me lo dicessi tu….. tu lo sai vero cos’è un episodio di bullismo?
- Più o meno. Ma ora però vai a farmi un caffè.
- Io? ma devo fare i compiti! Perchè devo fartelo io il caffè?
- Perchè io ho voglia di un caffè e mi va che me lo faccia tu.
- Uffa! Però non è giusto!
- Si che è giusto, questo è un caffè didattico.
- Didattico? Io il caffè didattico non lo so fare!
- Allora fammi un caffè normale che il didattico ce lo metto io dopo.
- Ma dopo non mi devi spiegare che cos’ è un episodio di bullismo?
- Appunto
- ?

Ancora con i social-network

Viscontessa, 23 aprile 2009

E’ successo qualcosa in questi giorni che non mi so spiegare.
E’ successo che all’improvviso e per mia distrazione, mi sono evidentemente messa su piazza.
La piazza virtuale ovviamente, quella piazza dove i rapporti sociali nascono e si sviluppano con metodologie che nella vita reale non esiteremmo a definire “tribali”.
Io Tarzan, tu Jane.
Se nella vita reale nessuno ti chiede di diventarti tuo amico, ti chiede quanti anni hai, cosa stai facendo o se hai voglia di fare due chiacchiere, nella vita virtuale basta distrarsi un attimo e trovi un sacco di gente che non vede l’ora di fare amicizia con te, di sapere cosa stai facendo, o cosa stracazzo ne pensi delle stagioni che non sono più quelle di una volta.
Se poi in questo mondo virtuale ci entri per sbaglio nel senso che non ti accorgi di aver lasciato aperte tutte le porte, la situazione si fa per un certo verso persino comica. O almeno fino a quando non ti rendi conto che la gente che all’improvviso si mette in contatto con te, lo fa soltanto perchè tu hai lasciato che chiunque potesse contattarti.
Succede quindi che all’improvviso hai un sacco di amici su facebook, su skype, su twitter e su tutti gli stramaledetti socialnetwork sui quali per curiosità ti sei iscritto. Curiosità che vorresti colmare apparendo il meno possibile e che invece, un giorno, ti rendi conto essere pericolosa come l’ortica.
Annaffi l’aiula senza dare il diserbante e prima delle begonie nasce l’ortica.
Così adesso succede che facebook c’è un tipo alto, biondo, capelli leccati da un doberman, camicia bianca e gicca scura, orientamento politico PDL, che osservandomi dalla sua foto di tre quarti mi chiede se vogliamo diventare amici.
Poi ce n’è un altro con la mania delle ingessature. Uno che ogni tanto sbuca sulla mia casella mail per chiedermi di inviargli foto della mia gamba ingessata (roba del 2004), uno che inavvertitamente ho accettato come amico e che adesso mi ha contattato anche per chat. “Ti ricordi di me? Sono quello della provincia di Salerno con la passione per le ingessature”.
Su skipe invece ho un nuovo amico. Si tratta di Marco 17 anni che mi chiede quanti anni ho. Quarantaquattro. E con questo penso di aver chiuso il discorso. Macchè insiste anche se non rispondo e dopo un po’ mi dice “ma l’hai accesa la webcam che non riesco a vederti?”. Vai a vederti le chiappe, cretino!
Ma per un cretino che va, ce n’è sempre un altro in arrivo così nel tentativo di individuare l’ennesimo nome che inavvertitamente ho aggiunto alla mia lista contatti, mi ritrovo a parlare del diritto alla felicità, della felicità che va cercata nelle piccole cose, del bene con te stessi bene con gli altri, del lascia aperte le porte del cuore vedrai che una donna è in cerca di te.
Le mezze stagioni saranno pur climaticamente scomparse ma umanamente non solo esistono, ma si dilatano, si intensificano e si moltiplicano tra gli esseri umani di qualsiasi età. Ormai la gente va in crisi di mezza età non appena usciti dall’adolescenza e ci resta fin quando può.
Infine c’è twitter, ovvero quel simpatico strumento dove, caso mai ce ne fosse bisogno, puoi comunicare al mondo intero che ti sono ricresciuti i peli superflui.
Twitter non lo aprivo da mesi e da mesi non ricevevo più notizie di qualcuno che voleva seguire la mia vita su twitter. Poi ecco che mentre cerco di districarmi tra i casini che ho fatto richiudendomi dietro le porte lasciate aperte e cercando di convincere quelli che ormai sono entrati che non c’è proprio niente da vedere, twitter si sveglia e personaggi per esempio come Sabelli Fioretti mi seguono su twitter. O almeno così dice la mail che mi è arrivata per annunciare il lieto evento.
Nessuna corrispondenza di amorosi sensi, naturalmente, perchè Sabelli Fioretti la sua porta la tiene ben chiusa e cosa stia facendo lui in questo momento purtroppo non lo saprò mai il che mi farebbe sentire come un topolino in gabbia in un laboratorio per la vivisezione, se non fosse che anche twitter non lo frequento mai.
Con una mail sono stata informata che da oggi anche Ikea italia mi seguirà su twitter.
Se non fosse che una volta trombato per le primarie del sindaco di Firenze, l’assessore Cioni non mi manda più gli auguri per il compleanno e di natale, non credo che aspetterei ancora a cancellarmi ovunque.

ps visto che Ikea mi segue su twitter, vado subito a chiedergli se sono tornati i copri Billy in plastica!

Il vangelo secondo Lui (non è satira)

Viscontessa, 21 aprile 2009

E il settimo giorno il Signore tornò tra i terremotati e portò con se i discepoli.
All’inizio nessuno dei discepoli disse niente e tutti seguirono il Signore sul suo aereo privato ma ad un certo punto, il più fedele dei suoi discepoli che non capiva perchè il Signore volesse tornare a l’Aquila, gli si avvicinò e gli chiese:
“Signore ma il settimo giorno non era dedicato al riposo?”
E il Signore gli rispose “il Settimo Giorno è il giorno dedicato al Signore ovvero a me e vedrai che gli aquilani mi accoglieranno con gioia e letizia perchè io porto la parola del Signore, ovvero la mia.”
Allora al discepolo fedele che gli girava un po’ le balle perchè da settimane aveva lì pronto un servizio sui consigli per la prova costume in tempo di crisi, gli chiese.
“Signore ma gli aquilani sono affamati e infreddoliti e non hanno più le loro abitazioni, come faranno a credere ancora nella parola del Signore?”
Allora il Signore gli rispose.
“Discepolo Fedele non rompere i coglioni che oggi mi tocca pure indossare il caschetto da minatore e mi rovino il trapianto di capelli. Comunque, in verità, in verità ti dico, che le vie del Signore sono infinite, ovvero le mie vie, soprattutto quelle via cavo”
“Signore” disse allora il Discepolo Fedele che quel servizio lo aveva fatto preparare a quella sguinzia che gli aveva mandato tizio e se non lo mandava velocemente in onda, poi gli toccava discutere con il tizio.
“Che vuoi ancora? Non lo vedi che ho da fare! Credi che sia facile montare dei sopratacchi negli stivali di gomma?”
“Scusa Signore se insisto ma mi pareva che come tuoi discepoli avessi già fatto un buon lavoro. Voglio dire, non abbiamo fatto altro che parlare di te, delle tue promesse, dei soldi che manderai, delle scuole riaperte, dei bambini felici. Signore, ho mandato in onda un servizio di mezz’ora sul primo matrimonio dopo il terremoto! Ma che altro possiamo fare?”
“Insomma, non farmi perdere la pazienza che ti rimando a dirigere il traffico”
“ Il traffico dei clandestini capo? Ma hai visto che servizio ti abbiamo fatto per quei disgraziati del barcone di Malta?”
“Si poteva fare di meglio. Comunque io parlavo del traffico telefonico delle intercettazioni al Santo Padre!”
“il Santo Padre?”
“sono o non sono Dio?”
“Beh signore, quando hai fatto quel giochetto della dentiera…… beh non ci crederai ma io mi sono commosso veramente, ma come hai fatto?”
“Lo so, quando voglio sono un grande!”
“Si signore, ma se qualche comunista ti chiedesse cosa ne sarà di loro quando si saranno spente le telecamere sul loro dramma?”
“In verità, in verità ti dico, caro il mio…. mio….. ecco mi hai fatto perdere il filo del discorso ora mi tocca ricominciare. In verità, in verità ti dico che avevo intenzione di rifare quel trucchetto delle nozze di Cannes”
“Signore ma questa gente non ha bisogno di pane e di pesci ma di case!”
“case….. case….. ma cos’è questa mania per la casa? Ma perchè in tenda non si sta bene? È più igienico, più divertente, più intimo…..anzi preparami subito un servizio su un amore nato in tenda”.
“Che bella idea capo! C’avrei anche già una storia pronta….. non l’ho mai raccontato a nessuno ma quando da ragazzino andai in campeggio per la prima volta…..”
“Ma che hai capito?!?! voglio due terremotati giovani e belli che hanno perso tutto nel terremoto, ma proprio tutto e che si sono conosciuti sotto alle confortevoli tende che abbiamo montato per i terremotati. Non fare che mi trovi due brutti come quelli del matrimonio eh!?”
“Signore ma io….. non ho trovato nessun altro disponibile, sa, il terremoto….”
“vabbè, vabbè, questi comunque li voglio belli, generosi, ottimisti, lei acqua e sapone, bionda, maestra d’asilo che ha perduto anche l’asilo. Lui…bello, anzi bellissimo, come me, ma un po’ meno mi raccomando. Insomma ci siamo capiti. Tu li fai incontrare sotto alle tende, li fai fidanzare mentre aiutano i vecchietti che sono in tenda con loro e poi lei resta incinta”
“mmmm…. insomma”
“che vuol dire insomma?”
“scusa signore ma questa l’abbiamo già raccontata…. voglio dire il matrimonio, i due che hanno perduto tutto…. i bambini nati dopo al terremoto….”
“ma possibile che debba dirti tutto io? Guarda, chiamami quell’altro discepolo, come si chiama? Insomma quello con la faccia sempre seria che va in onda tutte le mattine. Ora ti faccio vedere cosa significa credere nella parola del Signore”.
Arrivato il Discepolo Serio il signore disse:.
“In verità, in verità ti chiedo, cosa succede se due giovani belli che hanno perduto tutto con il terremoto si conoscono in tenda mentre aiutano gli anziani della tendopoli e lei rimane pure incinta?”
“che hanno bisogno di una casa nuova per costruire il loro nido d’amore e tu, Signore, farai costruire la loro casa e in una cerimonia ufficiale ripresa da tutte le tv a reti unificate, consegnerai personalmente le chiavi della nuova casa ai due giovani innamorati”
“ma cos’è un reality?” intervenne allora Discepolo Fedele.
“ci stavo pensando” rispose allora il Signore “e ora lasciatemi che devo riflettere”.
E un attimo dopo l’hostess Mara, una brunetta con gli occhioni da cerbiatta, portò al signore un bottiglia di champagne.

Quando il Signore giunse nelle terre abruzzesi, una gran folla si fece intorno a lui.
“Signore” urlò qualcuno “nel terremoto ho perso il catetere, se davvero tu sei il Signore che tutto può, fammene avere uno nuovo”.
“come ti chiami” chiese allora il signore “Adalgiso perchè?”
“Adalgiso, in verità, in verità ti dico, che tu da oggi non avrai più bisogno di un catetere”
poi, il Signore, appoggiò per interposta persona della hostess Mara, le sue mani sulla patta di Adalgiso e Adalgiso, imbarazzato, scappò in bagno.
La folla, sorpresa da quel miracolo, si gettò ai suoi piedi e cominciò a ringraziare il Signore mentre le telecamere inquadravano la scena.
Allora il Signore posò la sua mano sulla testa di una donna molto prosperosa che si trovava proprio di fronte a lui. “come ti chiami figliola?” gli chiese con un sorriso paterno.
Lei alzò il capo e rispose “Debborah, Signore”
“Debborah, che bel nome che hai figliola, e tu cosa vorresti chiedermi?”
“Signore, io vorrei chiedergli se si qualcosa di mio nonno che l’ho perso durante il terremoto e non so che fine ha fatto”
“Non preoccuparti figliola, a quelli scomparsi ci pensa il Discepolo Serio, a me puoi chiedere qualcosa di più. Non ti piacerebbe per esempio fare della televisione? Ma lo sai che stiamo preparando un nuovo reality che parlerà di donne?”
“davvero Signore?”
“si Deborah, dieci donne verrano rinchiuse in harem e dovranno accontentare un sultano, quella che lo farà più felice vincerà una vagonata di Social Card”
“Senti Signore, non ti offendere eh, ma io un lavoro ce l’ho già, non è che se proprio devi fare qualcosa di grosso magari gli dici a quelli della televisione che se devono fare un servizio sull’efficenza dei cessi, devono avvisarmi prima? Io e la mia famiglia dentro al cesso ci dormiamo da quindici giorni, se quelli non c’avvisano prima io rischio di non fare in tempo a portare via la nonna. Capirai, l’abbiamo messa sotto per farci da materasso che tanto non capisce niente, ma a tirarla su ci vuole del tempo”
Allora il Signore le sorrise e rispose.
“In verità queste cose non dovresti neanche dirle in televisione. Ora facciamo tagliare il pezzo ma se riprovi a parlare di quella cosa dei cessi, giuro che nel cesso ci faccio dormire te e la tua famiglia per dieci anni interi!”
“ma che fa, signore, mi censura?”
“Io censuro??? io che sono per la totale libertà di stampa e di espressione, io che quello che dicono di me neanche me ne accorgo!”
“scusi Signore allora non avevo capito bene”
“In verità, in verità ti dico, che io non censuro mai nessuno, sono gli altri che censurano me e quando non mi censurano fraintendono. Sono o non sono il Signore? E allora se comando io e io decido che la mia politica è una politica ottimista, perchè qualcuno si ribella? Quasi quasi, guarda, stavo pensando di fare una leggina a posta”
“Sulla censura Signore?”
“Ma no, faccio una legge con la quale dichiaro che la satira contro di me e quindi contro il Signore è una forma di terrorismo”
“pensavo dicessi di blasfemia”
“ma no, quella semmai più in qua….poco prima di mandare il diluvio universale”
“però mica ammazzano nessuno quelli che fanno satira”
“terrorismo psicologico. Sono anni che le donne rompono i coglioni con questa storia della violenza psicologica, potrò avvalermene anche io….. anzi, quasi quasi lo dico alla Mara, la legge la faccio proporre a lei e io faccio finta di niente. Una bella legge che riconosce il terrorismo psicologico come reato.”
“beh almeno sbattiamo dentro anche qualche marito violento”
“calma figliola, con tutti i rumeni che c’abbiamo, vogliamo proprio sbattere in galera un bravo italiano padre di famiglia che sicuramente vota per noi?”
“ma io Signore credevo….”
“figliola, tu devi credere soltanto in me. E allora, cosa vorresti da me?”
“ah già signore, mi stavo quasi per dimenticare. Vorrei l’acqua calda per lavarmi”
“l’acqua fredda rinvigorisce. Chiedi qualcos’altro”
“vediamo, allora posso avere un posto in tenda anche io?”
“certo che puoi averlo, stiamo giusto smontando quelle dei terremotati del Belice, abbi pazienza qualche giorno e vedrai che avrai anche tu la tua tenda”
“ma quelle dei terremotati del Belice ormai saranno vecchie, sciupate, rotte…..”
“assolutamente no, le famiglie che ci vivono se ne prendono cura amorevolmente. Pensa che abbiamo destinato una parte dei fondi destinati alla ricostruzione del Belice, proprio per insegnare ai terremotati del Belice a rammendarsi le proprio tende. Un corso di sei mesi e adesso vedessi che rammendi!”
“scusi Signore, mi vuol dire che smonteranno le tende dove ci vive ancora dentro gente? E loro?”
“e chi se li ricorda più i terremotati del Belice, vuol dire che per qualche giorno li mandiamo in vacanza al mare visto che voi non ci siete voluti andare. Birichini!”
“come qualche giorno? E dopo?”
“e dopo gli rendiamo le tende no? Appena ho finito di portare qui la parola del Signore, smontiamo le tende e le rimandiamo a quelli del Belice”
“ma quelli sono quarant’anni che vivono in tenda?”
“certo, per questo gli rimandiamo le loro tende, ormai si sono abituati guai a toccargliele!”
“ma li le case non le avete ancora ricostruite?”
“e con quali soldi se i soldi che avevamo li abbiamo spesi per insegnargli a rammendarsi le tende?”
“giusto Signore, ma anche noi tra quarant’anni saremo ancora in tenda?”
“e chi può dirlo figliola, le vie del Signore sono infinite, non bisogna mai smettere di sperare e di vivere nell’ottimismo del Signore”.
Poi il Signore fece ricrescere le protesi alle tette di una ragazzina che aveva perduto le sue nel terremoto, ingravidò una vergine, fece cadere tutte e due le mani ad un comunista e commissionò un nuovo sondaggio.

scorre bene

Viscontessa, 21 aprile 2009

In questo periodo non posso leggere. Non lo posso fare perché non ho il libro giusto e non me lo posso neanche procurare.
Non ho libro giusto perché il libro giusto non esiste. Che il libro giusto non esista ne sono sicura e sono anche sicura che il libro giusto non esisterà mai.
Lo so perché il libro giusto sarebbe un libro che non ha mai letto nessuno e che nessuno leggerà mai dopo di me. E’ una questione di intimità.
Il libro giusto dev’essere mio e solo mio per sempre. Il libro mio è un libro che ti commuove, ti fa sorridere e ti fa riflettere ma lo fa solo per te. Se qualcun altro lo legge non è più il libro mio anche se chi l’ha letto lo ha trovato noioso e lo usava solo per addormentarsi. Non è più il libro mio neanche se si è commosso, ha sorriso, ha riflettuto. Il libro mio se ha condiviso la sua intimità con un altro lettore non è più mio.
Che poi già è difficile trovare un bel libro, un libro che ti fa commuovere, riflettere e sorridere, figuriamoci se un libro così non leggono tutti. Magari non subito, magari tu lo leggi e pochi lo hanno letto, magari lo hai trovato per caso nello scaffale nascosto di una libreria e magari te lo leggi quasi di nascosto perché più vai avanti meno vuoi far sapere di lui.
E invece ti chiedono “che libro stai leggendo?” ma che ne frega a te di che libro sto leggendo tanto non lo conosci, non lo conosce quasi nessuno e quindi non avrai niente da dirmi.
No, falso, magari mi dici anche “ com’è?”.
Ecco, adesso dimmi tu cosa vuoi che ti risponda se mi dice com’è. Cosa significa “com’è” riferito ad un libro che non hai mai visto, di un autore che non hai mai sentito nominare, con un titolo che non ti dice assolutamente niente.?
Ti chiedono com’è ma non si aspettano che tu gli risponda. Anzi, non si aspettano che tu gli risponda a tono perché una mancanza di risposta, in questo cosa, potrebbe offendere chi te lo ha chiesto. Se ti chiedono com’è un gelato puoi fare una smorfia che non dice niente, ma se ti chiedono com’è un libro devi per forza rispondere che altrimenti sembra che la tiri.
“bello”. Ma se dici brutto, non l’ho ancora capito, per ora è noioso, non riesco ad andare avanti, ancora non ho deciso, va bene lo stesso tanto a chi te l’ha chiesto non importa niente.
Se poi anche tu sei uno di quelli che leggi perché “io la sera preferisco leggere” o di quelli che “io leggo di tutto” o quelli che “ma te l’hai letto l’ultimo di …..?” o “cosa stai leggendo in questo momento?” ecco, se sei un lettore così che leggi le recensioni prima del libro e poi hai sempre un’opinione simile a quella del tuo critico letterario di riferimento, ecco, allora puoi anche rispondere “scorre bene”. Ma se sei un lettore così non leggi i libri in fondo alle librerie perché nessuno ti ha detto di leggerlo, perché nessun critico ti ha detto prima com’è.
In realtà quel libro lo leggerai, lo leggerai anche tu e questo è il problema.
Lo leggerai quando diventerà un fenomeno letterario o, più probabilmente, quando da quel libro ci faranno un film. Prima vai a vedere il film e poi leggi anche il libro. Ed ogni volta che qualcuno parlerà di quel libro tu dirai “ho visto il film e ho letto anche il libro”. Oppure dirai “non l’ho ancora letto ma dopo aver visto il film voglio leggerlo perché il film era molto bello ma i libri, di solito, sono ancora meglio”. E allora perché non l’hai letto prima di andare a vedere il film?
Qualche volta ti dicono anche “quando esce il film voglio andare a vederlo perché ho letto il libro e mi è piaciuto tantissimo”. Mai andare a vedere un film di cui hai letto il libro.
Ma dicono che il film è molto bello.
Ed eccoci all’acqua. Eccoci al punto cruciale della questione. Come fai a rimanere in intimità con un libro se affidi ad un altro le fantasie che ti ha regalato?
Non capisco.
Per esempio il volto dei personaggi. Ma ci sono attori bravissimi. Attori. Lo capisci?
Così leggerai il mio libro e mi dirai che il mio libro “scorre bene”. Lo dirai perché non riesci a capire che un libro non deve scorrere. Un libro non è un tapis roulant per la tua vista. Un libro non deve scorrere, se scorre troppo, come l’acqua fresca, non ti lascerà addosso niente. Un libro deve fare quel cazzo che gli pare se non ti piace cosa fa lo lasci lì senza tanti complimenti.
Io di libri ne ho lasciati tanti lì. Ho tolto il segno e l’ho messo via. Poi magari qualcuno lo riprendo e ricomincio da dove avevo lasciato o magari lo ricomincio da capo. A volte stanno lì anni.
Questa estate mi è capitato di leggere un libro che avevo già letto. Lo avevo iniziato tante di quelle volte da non ricordarmi più da quanto tempo era lì. E pagina dopo pagina pensavo che quella pagina l’avevo già letta e che forse l’ultima volta avevo interrotto alla pagina successiva. E invece sono arrivata in fondo e mi sono accorta che lo avevo letto tutto.
Evidentemente mi era scivolato addosso come acqua fresca.
La cosa terribile è che non mi ricordo né il titolo, né l’autore, né la trama. Buio assoluto. Va a finire che se continuo così, lo rileggo un’altra volta senza accorgermene fino all’ultima pagina.

La fatina buona

Viscontessa, 18 aprile 2009

Io lo dico sempre che non bisogna uscire dalle proprie quattro mura virtuali perchè la fuori, cari i miei piccoli lettori che se ne stanno qui a far la calza in attesa che io torni, là fuori il mondo è brutto e cattivo. Là fuori, cari i miei lettori con l’uncinetto in mano, la gente non se ne sta a pettinar le bambole tutto il santo giorno come voi, là fuori nella blogsfera, la blogsfera vera, quella fatta di giornalisti, scittori, opinionisti, vignettisti, qualche politico in cerca di voti, consulenti della comunicazione, pubblicisti, pubblicitari, comici, writer ed esperti di web 2.0, socialnetwork e siti on line, si informana, legge, scrive, consulta centinaia di blog e di testate giornalistiche e denuncia, smaschera, sputtana, linka, esalta e infine pubblica tutto ciò che fa informazione alternativa, l’informazione vera, quella libera e l’unica, a detta di un sempre minor numero di internauti, che un giorno diventerà opinione pubblica.
Così, miei cari piccoli lettori intenti all’autoerotismo nell’attesa che torni a scrivere qualche pezzo un po’ piccante come ormai non faccio da secoli, ieri pomeriggio mi è arriva un’informazione dal mio collega amministratore di sistemi e quindi guru assoluto dell’azienda.
Certo, se voi riusciste anche solo con la punta del ferro da calza a cliccare sui link che vi metto, sarebbe tutto più semplice, più facile e più veloce, e potremmo trascorre il tempo dei commenti a farci vicendevolmente ricche pippe mentali sull’efficacia dei blog come mezzo di comunicazione, ma siccome vi conosco e so che non abbandonereste mai il vostro lavoretto a maglia per farlo, vi farò un brevissimo riassunto di ciò che è accaduto fuori di qui.
Siete comodi? Bene, allora mettetevi a covar l’uovo mentre vi racconto la storiella delle foto di Obama a Praga pubblicate sul sito on line di Repubblica. Foto che originariamente erano quindici ma che ieri, come mi segnalava il mio collega, erano diventate inspiegabilmente quattordici.
Quella mancante, miei piccoli lettori, era quella nella quale si vede lo striscione di scuse ad Obama per il nostro presidente del consiglio.
Avrei potuto pubblicare qui la notizia ma vi avrei costretti a cliccare sul primo link dove le foto dell’evento erano diventate solo quattordici, e poi avrei dovuto costringervi a cliccare sul secondo link quello che con un piccola correzione manuale, conduceva alla foto misteriosamente scomparsa.
Divertente no? Ma voi non potete capire.
Così, nella mesta consapevolezza della vostra inadeguatezza tecnologia, la piccola Viscontessa della provincia della blogsfera, decise di uscire dalla sua tana per recarsi in città a giocare con i suoi amichetti più competenti, e come al solito senza dire niente, lasciò a casa i suoi piccoli lettori addormentati e portò la notiziola su un sito più importante.
Com’è come non è, la cosa si dilagò rapidamente in rete anche se mentre qualcuno urlava alla censura, altri urlavano agli imbecilli che vedono la censura ovunque.
Imbecilli, ma detto bene, che non si erano accorti che la foto era stata semplicmente spostata in una categoria diversa: se prima tutti coloro che andando a vedere la galleria delle foto di Obama a Praga, erano costretti a concludere la carrellata con l’immagine dello striscione anti Berlusconi, adesso la foto era visibile solo tra quelle che racchiudono le cazzate di berlusconi.
“Si è fatto per evidenziarla!” hanno sostenuto autorevoli voci in rete, ma mentre la piccola Viscontessa si allontava sempre più da casa per chiedere alle voci autorevoli o meno come mai non la si era semplicemente copiata anche in una categoria diversa lasciando però che ne rimanesse testimonianza anche tra le immagini di Obama a Praga, ecco che la notizia approdava nel blog di Beppe Grillo e ci approdava così come mamma l’ha fatta, ovvero io, nel senso che la notizia pareva proprio un copia incolla di come l’avevo copiaincollata io dal messaggio originale del mio guru.
Ci siete miei piccoli lettori? Ok, allora eccovi il gran finale.
La giornata quindi, trascora in amena compagnia della fastidiosa sensazione che non fosse corretta la scelta di Repubblica e ancor meno il comportamento di un paladino della giustizia come Grillo (copia incollati ta’ sorate!) si è conclusa con una simpatica sorpresa come quella che avete trovato dentro al vostro uovo di cioccolata: la foto, miseriosamente spostata, ha fatto ritorno anche nella sua sede originale.
E fu così che la piccola Viscontessa, sentendosi come la fatina buona, e se ne tornò a casa dai suoi piccoli teneri lettori.
Poltroni, l’avete covato l’uovo?

Ps. io qualche link ve l’ho messo, sono quelle strane scritte in verde che appaiono nel post, basta cliccarci sopra con il tasto destro del mouse, per trovarsi in un altro mondo. Provateci e vedrete che non vi capiterà niente di male. Gli altri link, eventualmente provaste gusto nel viaggiare in rete, li trovate qui.

Che bei momenti

Viscontessa, 17 aprile 2009

Nell’aria si respirava già da giorni un clima di speranza e di fiducia.
Mettendo il nasino fuori dalle loro tende di sfollati, i terremotati dell’Aquila, già nei giorni precedenti al grande evento, avevano infatti potuto annusare il ritorno a quella normalità così brutalmente strappata loro da un terremoto infido e di sinistra che, proprio mentre il governo diffondeva fiducia ai cittadini consentendo loro di cementificare terrazzi e posti auto, lui tirava giù palazzi e ospedali come se fossero stati costruiti con il cartone.
Ad aiutarli in questa difficile impresa erano stati inviati sul luogo della disgrazia uno stuolo di “educatori sociali” travestiti da giornalisti il cui compito era proprio quello di diffondere, come la peste, l’ottimismo berlusconiano imposto dal première come una tassa sul sale, e diventato ormai un bene di prima necessità come un intervento di liposuzione o di trapianto di capelli.

Uno stuolo di cronisti d’assalto giunti sui luoghi del disastro fin dalle prime ore successive al terremoto, si era quindi accampato proprio fuori dalle tende degli sfollati e per giorni aveva scavato con i microfoni nel dolore altrui per rendere più efficace la sua missione al momento opportuno. Come topi di fogna, i cronisti erano sopravvissuti alla vergogna della loro condizione in attesa che il première, invitando i terremotati a vivere quella esperienza come una vacanza, desse loro il via per mettere in scena il secondo atto della tragedia e quelli, come piattole nelle mutande, si erano subito infilati nell’intimità di quei brandelli di vita rimasti per carpire i segnali di un ottimismo suggerito dalla possibilità che il terremoto possa essere anche grande occasione per ricominciare o per farsi una bella vacanza al mare a spese di uno Stato sensibile e generoso.
Non c’era manifestazione di semplice sollievo, di rassegnato coraggio o di innocente speranza, che potesse sfuggire al loro sguardo attento tanto che, per cogliere questi segnali di fiducia, alla fine erano stati costretti ad intervistare soltanto vecchi arteriosclerotici e bambini sotto i cinque anni.

Subito dopo il terremoto e prima che fosse possibile infondere ottimismo anche soltanto ad un ignaro lombrico catapultato fuori dal terreno smosso, erano state proprio le immagini televisive del Presidente del Consiglio e delle sue ministre con vagonate peluche colorati da regalre ai bambini vittime del terremoto, a concedere un attimo di tregua al dolore per la tragedia, ma a distanza di poco più di una settimana, grazie alla capacità “giornalistica” di trovare del buono anche in mezzo alla merda, il presidente aveva potuto riportare il suo sorriso a casa e lasciare che a sorridere in mezzo a quel casino fossero proprio loro.

Toccato infine il fondo con la messa in onda in diretta dei funerali delle vittime, si era finalmente potuto cominciare a gioire per il roseo futuro di occasioni venuto in sorte ai terremotati che, seppelliti pubblicamente i loro morti affinché tutto il popolo italiano potesse rendersi conto di cosa siano davvero le disgrazie, ora doveva cominciare a gioire non fosse altro perché dentro a quelle bare non c’erano loro. Così, seguendo un copione già pronto per l’occasione da tempo, non si era più parlato delle condizioni dei feriti ricoverati in ospedale per le lesioni riportate durante il sisma e anche il numero esatto degli sfollati, era una notizia che non aveva più alcun bisogno di essere aggiornata e portata alla ribalta ogni santo giorno come pareva che fossero spariti nel nulla quegli sciacalli che nei giorni deputati all’orrore e al dolore, erano saliti in massa sul palcoscenico per scatenare nel pubblico, incubi sempre peggiori.

Perché quello che conta davvero nella vita sono le piccole cose, sono le signore che possono finalmente tornare a farsi i capelli sotto ad una tenda, sono le immagini di un prete che attacca un crocefisso nelle tende che verranno adibite ad aule scolastiche, sono i bambini che giovano per strada con un pallone e i bei sentimenti evocati dalla notizia che ad una terremotata erano stati restituiti i 10 mila eruo in contati rimasti seppelliti sotto alla macerie.

Piccole cose, ma come fai a non essere felice ed ottimista se sei vivo mentre potresti essere morto?
E così il postino che in mezzo alle macerie ti porta le bollette da pagare, diventa materiale per un lungo servizio sul senso più profondo della vita, il senso rappresentato dal ritorno alla normalità, quella normalità che in condizioni appunto normali, non riusciresti mai ad apprezzare.
E che dire del servizio sui bagni pubblici messi a disposizione degli sfollati? Le telecamere che nel corso di un altro servizio ne documentano la pulizia, non sono forse la manifestazione più toccante di come si possa tornare ad apprezzare le piccole cose quando le grandi ti sono crollate in testa in una notte di primavera?
E poi ci sono le storie commoventi della signora che grazie a Berlusconi ha potuto avere una dentiera nuova e quella della signora ultracentenaria scampata a decine di disgrazie e che grazie all’intervento dei soccorritori, può ancora sperare di scampare magari ad un tornado tropicale visto che quello ancora non lo ha mai provato..

Ma le belle notizie non finiscono qui e lo slittamento delle rate del muto sulla casa concesso ai terremotati dalle banche, è sufficiente a non domandarsi quale sarà il costo di questa agevolazione in termini di interessi, o cosa potrebbero mai pignorare le banche in caso di mancato pagamento di mutuo ipotecario su una casa che è diventato un cumulo di macerie. E poi hanno riaperto un paio di centri commerciali dove fare un po’ di shopping per ingannare il tempo tra una coda per pisciare e una per mangiare mentre gli impiegati comunali sono già tornati al lavoro a dimostrazione di come il desiderio di tornare alla normalità, sia più forte persino di quello di tornare la sera in una casa con le pareti di mattoni anziché di stoffa.

Perché non sono gli edifici da ricostruire la priorità, gli edifici vanno e vengono come castelli di carta, ma una vita di normalità con il postino che ti porta bollette da pagare, gli impiegati comunali al lavoro, un bel bagno chimico pulito e un centro commerciale perfettamente funzionante, sono quanto di più significativo si possa documentare nel tentativo di rassicurare una nazione intera sulle sue potenzialità di ripresa soprattutto in un momento storico nel quale la ripresa, in senso più ampio, è una speranza nella quale sono pochi a riporre fiducia.

E così mentre dalla coscienza degli italiani rischiano di affiorare le immagini delle baraccopoli ancora in essere dei precedenti terremoti, si rintuzza la capacità del loro cervello di immagazzinare immagini con le immagini di una normalità che tra le macerie di un ospedale crollato e quelle delle giovani vittime della casa dello studente, non potrà mai più essere tale.
Peccato non aver tirato fuori il medesimo copione per salvare la vita di Eluana Englaro, un lungo speciale di Porta a Porta sulle molte possibilità di acconciare i suoi lungi capelli neri, avrebbero forse convinto tanti potenziali “assassini” che la vita vale sempre la pena di essere vissuta.

Ma oggi per gli aquilani, loro malgrado deputati a rappresentare la capacità di recupero di una nazione intera, loro malgrado testimoni delle capacità di questo governo di essere vicino ai suoi cittadini nel momento del bisogno di una dentiera, è stato un giorno davvero speciale.
Non solo il Ministro Gelimini, come tutti i suoi colleghi, aveva dato segno di grande sensibilità garantendo che gli alunni non avrebbero perduto l’anno scolastico per le troppe assenze causate dall’impossibilità oggettiva degli studenti di recarsi presso gli edifici scolastici crollati, ma quest’oggi, accompagnata da un Berlusconi che ha promesso case per tutti entro la fine dell’estate, ha presenziato l’inizio del nuovo anno scolastico dei bambini aquilani. L’anno scolastico della rinascita, l’anno scolastico nel quale mentre le mamme possono fare shopping nei centri commerciali e i papà possono tornare a lavorare in un Comune anch’esso crollato sotto al terremoto, i bambini possono tornare a scuola in tenda, tra i banchi che per festeggiare il bel momento, sono stati colmati di fogli, matite colorate e caramelle.

Ora non resta che vendersi i monumenti crollati a una cordata di amici esteri di Berlusconi che, come per l’Alitalia, salveranno il destino delle nostre opere d’arte acquistandone la proprietà e lo sfruttamento in cambio dei costi di restauro che resteranno, come al solito, a carico del nostro Stato.

E poi , già, dimenticavo, mancherebbe anche la visita del Papa che nonostante risieda ad una manciata di chilometri dal luogo del disastro, non ha ancora trovato il tempo di portare una parola di conforto alle vittime di questo disastro. Vabbè dai, appena ha finito di festeggiare i suoi quattro anni di pontificato e il suo compleanno, ha detto che ci fa un salto, una visita lampo in una data non ancora ufficiale, giusto una comparsata per alzare l’audience eventualmente in ribasso dell’evento, nel caso in cui si tornasse a parlare di crisi economica, di disoccupazione o di stupidaggini simili.

Vogliamoci bene

Viscontessa, 14 aprile 2009

Se tu mi volessi anche soltanto un po’ di bene, mi chiederesti come sto.
Se tu mi volessi anche soltanto un po’ di bene, ti farebbe piacere sapere che sto bene e se invece non stessi bene, ti preoccuperesti per il mio bene.
Se tu mi volessi anche soltanto un po’ di bene e io ti dicessi che non sto tanto bene, anche tu non staresti tanto bene perché il bene che si può provare passa anche attraverso al bene delle persone a cui vuoi bene.
Se tu mi volessi anche soltanto un po’ di bene non staresti bene solo perché pensi che il motivo per il quale io non sto tanto bene è un futile motivo, perché se io non stessi bene anche soltanto per un futile motivo, non starei bene lo stesso e quindi non potresti stare bene neanche tu.
Se tu mi volessi anche soltanto un po’ di bene, cercheresti di convincermi che per un futile motivo non è giusto non stare bene e cercheresti di convincermi che lo dici per il mio bene anche se il bene sarebbe anche tuo visto che se mi vuoi anche soltanto un po’ di bene e io non sto bene, non potresti stare bene neanche tu.
Se tu mi volessi anche soltanto un po’ di bene e non fossi riuscito a convincermi che il motivo per il quale io non sto bene è un futile motivo, cercheresti di farmi stare bene accontentandomi. D’altronde se il motivo per il quale io non sto bene è un futile motivo, non dovrebbe esserti molto difficile rimuovere il problema.
Se tu mi volessi anche soltanto un po’ di bene e io non stessi bene per un futile motivo che si può risolvere, risolveresti il problema accontentandomi e se invece non stessi bene perché il futile motivo non si può risolvere, cercheresti almeno di starci male anche tu perché, non potendo fare altro, divideresti il non bene con me e il mal comune è mezzo gaudio.
Se tu mi volessi anche soltanto un po’ di bene finiresti per non stare troppo bene neanche tu e siccome io ti vorrei almeno un po’ di bene, non starei bene affatto perché anche tu non stai bene.
E quindi mi chiedevo, ma perché non la smettiamo di volerci bene e non ci accoppiamo spensieratamente sui prati primaverili in fiore?

p.s io comunque sto bene.

Pà, forse è l’ora

Viscontessa, 12 aprile 2009

Vinco sempre a filetto.
L’ho scaricato sull’IPood Touch che ho comprato a Londra. Così il mio IPood è diventato bilingue e so sempre che tempo fa a Londra. Almeno credo.
Però a filetto vinco sempre. Che stupida applicazione! ma era gratis. Ci sono un sacco di inutili applicazioni gratis e io le ho scaricate tutte. Poi le cancello. Ma sono gratis. Se qualcuno ti regala qualcosa pensi sempre di aver fatto un affare. Come se il gioco del filetto fosse un affare. Almeno penso.
Mi sono collegata all’ITunes Store di mezzo mondo. Su quello Estone e Giamaicano, per esempio, non ci sono canzoni da scaricare. Ma si può scaricare un programma che, credo, riproduca il suono delle scoregge. Come si dirà in estone o in giamaicano “petosuoneria”? Un’idea giamaicana ce l’ho ma Estone proprio no. Però, singolare. Chissà perché mi sono collegata proprio sullo store giamaicano e quello estone. Il primo motivo per il quale mi viene in mente siano conosciuti questi paesi, è la vendita del sesso.
Le estoni le importiamo invece i giamaicani li andiamo a trovare. Almeno così si dice.
Ecco, negli store si compra e si vende. Sesso venduto e comprato. Forse è una roba così in po’ freudiana. Almeno credo.
Ho comprato Bennato. Anzi, l’ho ricomprato in formato digitale. Almeno mi pare si dica così.
E’ stato il primo Lp che ho comprato e l’ho graffiato subito sul vecchio giradischi di mio padre.
Lui, mio padre dico, teneva tutti i 45 in vinile del primo cassetto del cassettone bello del salotto.
Stavano sulla destra ed erano tutti impilati in un angolo. Senza copertina.
Mi diceva che non avevo interessi. Mio padre dico. Per il mio decimo compleanno mi regala una macchina da scrivere. Ce l’ho ancora. Me la regala quell’anno che il giorno prima del mio compleanno andiamo a visitare una caserma perché era la festa delle forze armate. Non credo che a lui fregasse qualcosa delle caserme. Io avevo la gonnellina scozzese ed ero sopra un carro armato.
Ho iniziato ad usare la macchina da scrivere a 15 anni. A scuola dovevo studiare dattilografia. Pagine intere di lettere tutte uguali. Il mattino ha l’oro in bocca. Il mattino ha l’oro in bocca. Il mattino ha l’oro in bocca.
Bocca di rosa. Ma allora non la conoscevo. Burattini senza fili. Ho comprato il mio primo Lp e lui mi ha detto finalmente ti interessi a qualcosa!
Il disco mi si è graffiato sulla prima canzone. Il gatto e la volpe. Non l’ho mai sentita per intero dopo la prima volta. Allora ascoltavo Fata ma la mia amica Francesca diceva che non è era abbastanza snob. Lei ascoltava il primo Sorrento e aveva tradotto tutto il testo di “hotel California”. Lei era l’intellettuale della coppia, io la mente.
Suo babbo è morto di tumore qualche tempo dopo.
Ed è andato tutto a rotoli, la sua vita, la nostra amicizia, i miei genitori. Aveano l’età che abbiamo noi adesso ed era il primo amico che se lo portava via il tumore. Credo che si siano spaventati perché dopo sono cambiati, sono diventati più pensierosi, più tristi. Dopo mio padre non voleva più vedere i vecchi amici perché gli sembravano “vecchi” e mia madre invece avrebbe voluto che fossero rimasti tutti stretti intorno al dolore.
E non ci furono più le notte folli a tirar tardi con gli amici e anche gli amici non ci furono più come allora. Adesso c’erano amici nuovi che però non erano amici come una volta. Erano amici strani, artisti falliti, idealisti incalliti, fighetti peace and love, cartomanti zitellone con i capelli cotonati, maghi, preti, filosofi, geni e alternativi ad ogni costo. C’erano due che erano una coppia aperta. Erano una coppia così aperta che si aprivano con tutti per raccontare quanto fossero aperti. Così anche io, nei miei 15 16 anni, fui aperta ad una realtà che credevo fosse un fantasia. E ascoltavo tutto, ascoltavo mia madre che raccontava a tutte le sue amiche che aveva conosciuto una coppia aperta. Faceva finta di esserne scandalizzata ma sotto sotto era compiaciuta dall’idea di fare sapere alle sue amiche che lei era una donna di mondo.
Si – diceva lei confermando quel che mi era sembrato di capire dai discorsi della coppia aperta – a lei se gli piace uno ci va e basta ma prima lo dice a lui e lui fa lo stesso – Adoravo mia madre per quel suo modo di semplificare il sia il linguaggio che il concetto.
Poi la coppia aperta intellettuale di sinistra, scoppiò. Un notte lei ci chiamò perché andassimo a prenderla al pronto soccorso. Il marito l’aveva gonfiata di botte rimettendo a posto ogni cosa: le mie fantasie, le certezze di mia madre, le illusioni di mio padre.
E poi ce l’avevi con me. E io ce l’avevo con te. E ce l’avevamo per tanti di quegli anni che non sono sicura che non l’abbiamo ancora.
La mamma ti ha venduto i libri. Non tutti, solo quelli che avevano più valore. Te la ricordi l’asta di Sotheby’s? Volevi che ti aiutassi. E io ci ho provato. Avevo chiesto a Marco che telefonasse a Londra. Ma quella benedetta Prima Edizione del Vasari te la sei aggiudicata solo perché hai fatto l’offerta più alta. Una vita ad aspettare quel momento e qualche anno dopo non sapevi neanche chi fosse il Vasari.
Lo so che tu volevi che vendessimo tutte le tue cose. Per questo te lo dico, perché io non volevo vendere niente. Ci sono rimasta male. E non trovo un libro. C’era un libro nella tua libreria che non riesco proprio a trovare. Però, a proposito, la pendola dell’ingresso quella che ha scandito con i suoi colpi tutti i miei sonni di bambina (ma lo sai che quando veniva qualche amichetto a dormire da noi, si spaventava?), non funziona. Io ci ho provato, l’ho pulita come facevi tu, l’ho caricata con delicatezza come mi avevi insegnato tu, e l’ho guardata con la stessa attenzione e preoccupazione che avevi tu. Ma lei si è fermata insieme alla tua mano. E delle nostre non ne vuol sapere.
Ci si vede domani merdaiolo! (titolo, regista, e attore principale della scena, please!)

Non ho fatto in tempo a darmi lo smalto

Viscontessa, 9 aprile 2009

Ore 10.30 telefono alla Publiacqua.
- Chiamo per via di quell’avviso per il distaccamento della fornitura dell’acqua che ho trovato nella cassetta della posta.
- Lei è l’amministratore di condominio?
- No, sono solo un condomino moroso.
- Purtroppo non posso esserle utile, noi gestiamo solo il contatore generale dello stabile mentre i contatori dei singoli appartamenti sono gestiti dalle società appaltatrice.
- Si lo so, ma voi chiedete un fax con il bollettino pagato dell’acqua e io devo mandare il mio.
- Per tutta la somma?
- No, solo per la parte che mi riguarda e neanche tutta perchè come vi ho scritto per fax ieri, parte dell’acqua che mi viene addebitata dalla fantomatica ditta appaltatrice riguarda un presunto consumo di acqua su un contatore che non esiste più perchè l’ho sostituito.
- E ha avvisato la ditta appaltatrice?
- Si, gli ho inviato una mail all’indirizzo riportato sui loro documenti perchè sono aperti al pubblico solo dalle 9 a 12 e pretenderebbero che uno andasse personalmente nei loro uffici a mostrargli il contatore vecchio
- e cosa hanno risposto alla sua mail?
- Assolutamente niente, per questo mi rifiuto di pagare il residuo.
- Ah, e quindi?
- Quindi me lo dica lei, a chi devo inviare il fax?
- Ma se non è per tutto il debito del condominio a noi non serve a niente
- E secondo lei io dovrei pagare tutto il debito del condominio?
- Beh no, faccia avere il suo bollettino all’amministratore che poi ci farà avere tutto il saldo
- Allora non ci siamo capiti: primo non intendo pagare tutto il debito presunto dalla ditta appaltatrice che pretende che io vada da loro dalle 9 a 12 a portargli un contatore vecchio dell’acqua. Secondo non intendo pagare il debito altrui. Terzo non abbiamo un amministratore di condominio quindi non ho idea di chi sia l’altro debitore.
- Capisco.
- E quindi?
- Quindi francamente non so che dirle.
- Va bene, staccate l’acqua al condominio e vi faccio causa.

Ore 11.30 Agenzia delle Entrare ufficio di Firenze
- Telefono perchè ho ricevuto un avviso bonario per il pagamento di 4000 euro relativamente alla dichiarazione dei redditi del 2005.
- Mi dica
- Secondo quanto riportato dall’avviso bonario, ho trenta giorni di tempo per contestare la vostra contestazione.
- Si esatto, ma non deve chiamare noi, deve chiamare il numero verde dell’agenzia delle entrate e prendere un appuntamento tramite loro.
- Sono giorni che telefono e un disco mi risponde regolarmente che gli addetti sono tutti occupati in altre conversazione e attaccano.
- E lei richiami.
- Le ho detto che lo sto facendo da giorni senza successo, siccome poi tanto mi mandano da voi perchè sono anni che succede questa cosa e mi mandano sempre da voi, non potrei prendere un appuntamento direttamente con voi? Anche perchè le ultime due volte che ho preso appuntamento tramite il numero verde, sono venuta da voi e una volta eravate chiusi per sciopero, un’altra era in ferie proprio l’unico impiegato che poteva occuparsi della mia situazione. In entrambe i casi mi avete fissato voi un nuovo appuntamento.
- Signora non so che dirle, io gli appuntamenti non posso prenderli.
- Mi passi chi può prenderli
- Eh no, perchè dipende da cosa deve fare
- glielo dico.
- Noooo, deve dirlo agli addetti del numero verde e loro sanno a chi indirizzarla
- si, di solito mi indirizzano agli impiegati in sciopero o in ferie
- Ma dal call center di roma non possono mica sapere se un impiegato di firenze proprio quel giorno lì è in ferie.
- Appunto.
- Beh io non posso aiutarla.
- E i trenta giorni per la scadenza?
- Le ho detto che non posso aiutarla.

Ore 12, 00 apro la posta d’ufficio. Prima raccomandata.

In base all’articolo 6.5 del contratto di locazione (che prevede a carico del locatore spese per manutenzione dell’immobile per porte, finestre, pavimenti e affreschi fino ad un massimo di 6.000 euro all’anno) con la presente siamo a chiedervi 6.000 euro per l’anno 2008.
Gentile amministrazione dello stabile dei conti serbelloni mazzanti viendalmare, l’articolo 6.5 prevede appunto che dobbiamo effettuare eventuale manutenzione dello stabile a noi locato per un massimo di 6.000 euro all’anno e NON che dobbiamo corrispondere a VOI i 6.000 euro anche perchè, che accidenti di manutenzione sarebbe se vi do 6.000 euro che voi vi mettere in tasca? Con il vostro permesso, ora vado a ritoccar gli affreschi che mi paiono un po’ spentini.

Seconda raccomandata.
Gentile cliente, non ci risultano ad oggi pagate numero tre bollette telefoniche relative alle seguenti linee. Vi preghiamo di provvedere immediatamente altrimenti vi stacchiamo il telefono.
Gentilissima compagnia telefonica dei miei marroni, permettetemi di dirvi MAGARI! Le bollette delle quali ci chiedete il saldo, infatti, si riferiscono ad utenze per le quali vi abbiamo chiesto la disattivazione oltre un anno fa. Possiamo finalmente considerare la vostra minaccia come una promessa?

Terza raccomandata.
Scrivo in nome e per conto della società telefonica sti cazzi per chiedere l’immediato saldo delle fatture di cui allegata specifica. Nulla ricevendo entro dieci giorni, ci riserviamo di procedere per la tutela dei nosri diritti.
Gentilissimo avvocato della società sticazzi,la bolletta allegata è di 6.500 euro mentre lei me ne chiede 7.000. Non crede , visto che mi scrive da avvocato, di dover specificare cosa stracazzo sarebbero quei 500 euro in più? Crede davvero che facendo finta di niente le invieremo 500 euro solo per aver scritto questa cazzo di letterina? E poi guardi, gentilissimo avvocato, la società telefonica sticazzi in nome e per conto della quale scrive, ha già ricevuto una nostra raccomandata per contestare parte degli importi che ci ha addebitato in fattura. Io adesso potrei anche raccontarle che si sono rifiutati di accettare la nostra disdetta per i loro servizi perchè volevano convincerci che loro sono meglio e poi potrei raccontarle che quei quindici giorni di tempo nei quali il vostro agente a traccheggiato con proposte e fogliolini per supplicarci di rimanere con voi, alla nostra società, che guarda caso è un call center, ci sono costati molto più dei suoi pulciosissimi 500 che lei chiede per aver scritto questa letterina. Ma non le racconterò tutto ciò perchè oggi sono già abbastanza incazzata e preoccupata per tutto quello che mi sta accadendo da quando mi è caduta santa rita da cascia…. facciamo così, dica alla sua società telefonica di mandarci una nota di credito e noi paghiamo la differenza. Contrariamente faccia un po’ come le pare ma, consiglio personale, non fissi alle terme per pasqua contando sui nostri cinquecento euro perchè potrebbe ritrovarsi a fare il fango sulle chiappe di qualcuno.

Quarta raccomandata.
scrivo in nome e per conto delle poste italiane per chiedere immediato attestato di pagamento per le rate già scadute del piano di rientro concordato. Nulla ricevendo bla bla bla.
Gentilissimo avvocato piripicchio, anche lei oggi ci si mette? E pensare che dopo anni di conoscenza epistolare, io già le volevo un po’ di bene. Ma evidentemente mi sono sbagliata e anche lei è come tutti i suoi colleghi avvocati. Peccato perchè per un certo periodo di tempo mi ero illusa che tra noi potesse nascere qualcosa di importante, mi ero illusa che quel delicato sentimento di gratitudine che provavo per lei, potesse un giorno tramutarsi in un solido e duraturo rapporto epistolare fatto di moduli prestampati. Tuttavia, preso atto del dolore che mi ha creato, con la presente mi vedo costretta a farle nuovamente presente che gli attestati di pagamento da lei richiesti sono stati regolarmente inviati per fax al numero che a suo tempo ci ha segnalato anche se, visto che da quando ho pagato ad oggi sono passati dei mesi, le poste avrebbero già dovuto registrare il nostro pagamento. Ma d’altra parte per un anno intero mi avete chiesto il saldo delle fatture che non mi avete mai inviato perchè l’indirizzo del nostro recapito, ironia della sorte, era sbagliato. Tuttavia, null’altro volendo avere a che spartire con un avvocato insensibile come lei, si prenda l’ennesia copia di questi attestati di pagamento ma sappia che è l’ultima volta che le do questa prova d’amore. La prossima, l’avviso, le risponderò che come da accordi riportati sul piano di rientro sottoscritto da entrambe le parti, gli attestati li devo mandare per fax alle poste e non a lei. Comunque ti odio, ecco.

Ore 16.00 ospedale dove giovedì hanno ricoverato mio padre per una grave setticemia. Considerando le sue condizione generali di salute, la gravità della situazione e soprattutto l’inabilità mentale di mio padre, avevamo chiesto di essere tenuti al corrente telefonicamente per qualsiasi cambiamento. Lunedì avevamo parlato con il medico che ci aveva assicurato che le infermiere si sarebbero occupate di lui anche quando noi non fossimo state presenti in ospedale e ci aveva assicurato che fino al prossimo incontro, fissato per domani, le infermiere ci avrebbero tentuo al corrente delle condizioni, le terapie e gli esiti diagnostici effettuati a mio padre.
Entriamo in reparto e nel letto di mio padre troviamo un altro paziente. Mia madre, che soffre di cuore, ha un leggero malore. Mi precipito dalle infermiere e trovo proprio quella alla quale il primo giorno di ricovero, ho spiegato le condizioni di mio padre.
- scusi ma mio padre dov’è?
- Suo padre? Io sono entrata adesso….. lei chi è scusi?
- Si ricorda? Ci siamo viste l’altro ieri, mio padre era quello del letto 12 in setticemia, il paziente che lei pensava affetto da alzhaimer, quello che le ho spiegato, era solo vittima di un brutto incidente stradale che gli aveva procurato una emmoragia cerebrale, rammenta? Abbiamo parlato di incidenti stradali, di pericoli e dei rischi che si corrono anche attravarsando sulle strisce pedonali, signora mia.
- Ah si, certo, certo, il paziente con il diabete, l’epatite, l’artopatia, la probabile trombosi, la setticemia, la cardiopatia e cos’altro? E come sta adesso?
- Come sarebbe a dire come sta, mi aveva promesso di chiamarmi per qualsiasi cosa, ieri pomeriggio era ancora qui e adesso al suo posto c’è un altro! Si può sapere che fine ha fatto?
- Mi scusi ma io sono appena entrata in servizio e non ne so niente, aspetti controllo.

Torna dopo un po’.
- Allora tutto a posto, è in nefrologia.
- In nefrologia? E come mai? Cosa è successo?
- Questo non lo so, si vede che non stava bene.
- Maddddai?!? pensavo fosse andato a farci una passeggiata!

Arriviamo al reparto di nefrologia. Lui è lì, nel suo letto con le solite flebo attacate, ci vede arrivare e sorride. Lascio mia madre e vado a cercare qualcuno.
- Scusi, avete ricoverato qui mio padre, mi può dire come mai?
- Quando lo abbiamo ricoverato?
- Non lo so di preciso, ieri l’ho lascito al reparto di medicina interna, oggi lo ritrovo qui.
- Ah si quel signore del 4. io purtroppo però non so dirle niente.
- E a chi dovrei chiedere?
- Mah, adesso non lo so.
- Senta, mio padre non è in grado di capire per cui non possiamo chiedere a lui. Lo abbiamo lasciato ieri in medicina dove ci avevano detto che sarebber rimasto almeno fino a giovedì, oggi lo ritroviamo in nefrologia senza che nessuno ci abbia avvistai e noi non abbiamo la più pallida idea del motivo per il quale sia qui…..

Nel pronunciare queste parole devo aver alzato un po’ troppo la voce perchè si è affacciato un medico e mi ha detto che potevo parlare con lui.

- Dunque, allora, io sono entrato adesso e tra l’altro non sono neanche di questo reparto perchè io sono del reparto dialisi. Non ho ancora visto la cartella di suo padre ma se aspetta gli diamo un’occhiata…… accidenti, ma questa cartella è enorme…..comunque sia ecco, ce lo hanno mandato giù dal quarto per una sospetta infezione delle vie urinarie ma da quanto vedo, i reni sono a posto….. tuttavia, ecco, mi hanno lasciato un appunto, stamattina gli hanno fatto un elettrocardiogramma dal quale però non si capisce se c’è un embolo per cui io ho deciso di tenerlo ancora sotto calceparina.
- Un embolo? E che ci fa qui a nefrologia se il probelma non sono i reni ma una sospetta trombosi alle gambe che l’altro ieri avevano escluso con un ecodoppler e ieri confermato ma come pregressa e guarita?
- Ehm…. questo non lo so, sa sono arrivato adesso e poi non sono neanche di questo reparto. L’unica cosa che so è che potrebbe essere un embolo e allora lo tengo sotto calceparina.
- Ho capito, e quando lo trovo un medico? Vedo che qui ricevono il venerdì ma….
- Ma no, non si preoccupi, il medico lo trova anche domani, lei venga qui domattina e quando il medico ha finito il giro delle visite vedrà che le dice qualcosa.
- Domattina? Prima di domattina non posso sapere cosa accidenti ci fa mio padre in questo reparto? E poi domattina quando? A che ora?
- Purtroppo non so che dirle, fino a domani ci sono io ma non sono il medico del reparto e non so neanche dirle a che ora il professore finirà il giro di visite.
- Ah ho capito, io domattina vengo qui presto nella speranza che mio padre sia ancora ricoverato in questo reparto perchè se per caso cambiasse qualcosa e lei decidesse di spostarlo, io domattina verrei qui e non troverei nessuno se non un’infermiera che magari mi comunica che per un motivo che non conosce, mio padre è stato spostato magari in ginecologia dove potrei torvare un dermatologo di turno che mi dice che non ha idea del motivo per cui mio padre è stato ricoverato lì ma che tuttavia dobbiamo stare tranquillli perchè il travaglio non è ancora iniziato o almeno non crede visto che lui è un dermatologo e non un ginecologo!

Ore 18.00 veterinario degli uccelli.

- Mentre aspettiamo un ambulatorio libero per visitare la pappagallina, mi dica qualcosa di lei
- Tipo?
- Dunque, cos’ha?
- A parte il fatto che come vede è praticamente senza penne, direi che c’ha l’uovo, cioè ne ha fatto uno anche stamattina ma guardi come è gonfia…… ma quante uova può contenere una pappagalla?
- Speriamo poche. Mi diceva dell’uovo, quante uova ha fatto?
- Ecco appunto, è questo il problema, più che un pappagallo sembra una gallina ovaiola. Domenica ne ho tolte altre dodici
- Altre dodici? E uno lo ha fatto stamattina e a occhio ne ha almeno altre due dentro…… accidenti
- E poi dottore, ormai che siamo in confidenza….. io gli tolgo le uova e le metto in un cestino in giardino, poi arrivano i gatti e si mangiano le uova del pappagallo. Insomma una catena alimentare imbarazzante.
- Già. E come si chiama?
- Cosa scusi?
- La pappagalla
- la pappagalla? Cioè è una pappagalla, un inseparabile….
- si come si chiama….. titti, fuffi, cioppi…..
- Un nome? Cioè non ho mai pensato di darle un nome, io la chiamo la pappagalla ovaiola, dice che dovrei darle un nome?
- No, non è necessario, era per metterlo nella scheda, di solito danno un nome ai pappagalli.

Finalmente troviamo un ambulatorio libero, il veterinario la visita poi mi guarda e mi fa

- ha almeno tre uova dentro, non so se riusciamo a levarle tutte anche perchè ha una grave infiammazione e insomma, non è messa niente bene, dobbiamo ricoverarla e farle fare queste uova.
- Ah bene, voi almeno sapete come fare, ma lo sa che prima di portarla da lei ho telefonato al negozio di pappagalli e mi hanno detto che dovevo far bollire un pentolino d’acqua poi dovevo mettere la pappagalla sul vapore facendo molta attenzione a non bruciarla e quindi le dovevo fare un massaggio con un po’ di olio facendo attenzione a non rompere l’uovo dentro altrimenti, se non era morta per l’uovo incastrato e non l’avevo lessata con il vapore, sarebbe morta per l’uovo rotto.
- Beh, anche noi facciamo più o meno così…
- ah ecco….e funziona?
- Non sempre, e se non funziona e non muore….ecco, temo che dovremmo tirarle fuori le uova tramite una piccola incisione sull’addome.
- Ho capito, praticamente un cesareo. Avviso il dermatologo del reparto di ginecologia che oltre a mio padre domani le portiamo anche una pappagalla per un cesareo.

Mi è caduta Santa Rita da Cascia

Viscontessa, 4 aprile 2009

- Mbè e tu che ci fai per terra?
- Sono caduta.
- E come hai fatto a cadere?
- Sono o non sono una santa? Ho fatto un miracolo!
- Un miracolo?!?!
- Beh certo, sono anni che mi tieni su quella mensola a prendere polvere pensavo che fosse giunto il momento di mandarti un segnale.
- Volevi dirmi che dovrei spolverarti?
- Non capisci proprio niente tu. Volevo mandarti un segnale divino.
- Un segnale divino? Mi dispiace ma con me caschi proprio male.
- Infatti sono caduta malissimo, non lo vedi che si è rotta la palla di vetro che mi conteneva?
- Ma non in quel senso! Volevo dire che io non credo ai segnali divini.
- E allora che mi hai comprata a fare?
- Non ti ho comprata, ti ho ricevuta in regalo da mio marito una volta che è passato da Cascia…. insomma era uno scherzo! Chi mai si comprerebbe una palla di vetro con dentro Santa Rita da Cascia?
- Milioni di persone lo fanno e passano la vita in attesa di un nostro segnale!
- Ma non io.
- E quindi vorresti dirmi che io mi sono buttata di sotto alla liberia per niente? Lo sapevo che non dovevo fidarmi di Padre Pio!
- Ma che dici? Di cosa stai parlando?
- Sto dicendo che da quando è arrivato lui per noi santi della vecchia generazione non c’è più spazio. E’ colpa sua se mi sono buttata giù dalla tua libreria. Ce lo avevo proprio accanto nel negozio di Cascia dove tuo marito mi ha comprata e così’ per passare il tempo in attesa del nostro destino, un giorno gli chiedo come fa ad essere così famoso. Semplice – dice lui – tanto per cominciare curo il mio aspetto perché ai tempi d’oggi non basta più essere preparati, pii, devoti e martiri, bisogna anche prendersi cura del proprio corpo e il mio, modestia a parte, è conservato proprio benino…e poi per campare, con i tempi che corrono, bisogna fare salti mortali.
- Beh, non ha tutti i torti….a proposito lo sai che l’altro giorno mi ha suonato alla porta di casa un tipo che voleva vendermi un suo calendario?
- Un calendario di Padre Pio? Ecco lo vedi, da quando è arrivato lui per noi non c’è più posto
- Ma noi chi?
- Hai presente , per esempio, Sant’Antonio da Padova o Santa Caterina da Siena? Ecco, niente, nessuno ne parla più, nessuno li vuole più….. giusto San Gennaro riesce ancora a campare per via di quel miracolo che fa ogni anno a Napoli ma gli altri…..
- Beh la Madonna però…
- Vabbè dai, ma se adesso tu mi tiri fuori la Madonna….. che poi, se vogliamo dirla proprio tutta, cosa avrebbe mai fatto la Madonna per attirare tutta questa attenzione? Ma lo sai cosa ho dovuto passare io per guadagnarmi un posticino di Santa? Mi sono portata un spina conficcata nella fronte per quindici anni!…..e invece la Madonna cosa ha fatto? Niente, ha fatto un figlio come miliardi di altre donne sulla terra. E ti pare giusto che meriti tanta attenzione?
- Di certe cose non me ne intendo molto ma si dice che la Madonna fosse la madre di Cristo…. e poi si dice che sia rimasta incinta dello Spirito Santo…
- E tu credi ancora a certe cose? Allora io, secondo la leggenda, sono sono stata portata in monastero una notte in volo.
- Allora la tua è una mania quella di volare la notte!
- Beh me lo ha consigliato Padre Pio….. è vero che si da un sacco di arie ma in quanto a marketing ci sa fare!
- Ma che c’entra ancora Padre Pio?
- Si insomma quando gli ho chiesto dei salti mortali che avrei dovuto fare per mettermi in mostra lui mi ha detto che dovevo fare un miracolo, mi ha detto che adesso se non fai miracoli non sei nessuno, non vali niente….. così ci siamo messi a pensare, io gli ho raccontato la mia storia e lui ha detto – ci siamo! Devi cadere e conficcarti una spina nella fronte! Devi far conoscere la tua storia attraverso i miracoli, devi parlare di te e raccontarti – Un’altra spina nella fronte? – gli faccio io preoccupata, al che lui mi spiega che per avere successo, ai giorni nostri, bisogna farsi conoscere, bisogna mostrarsi al pubblico senza pudori e che poi, una volta raggiunto il successo, puoi fare quello che vuoi – in che senso? – gli dico io, e allora lui mi dice che quando sei un Santo davvero importante come lui, puoi fare anche miracoli meno impegnativi come, ad esempio, spargere profumo di violette intorno a te.
- Però ’sto Padre Pio……mi pare che dica sacrosante verità
- Ecco lo sapevo, invece di buttarmi giù dalla libreria dovevo conficcarmi una spina nella fronte!
- Ma no figurati! Io non avrei creduto al miracolo neanche se ti avessi trovata trafitta da centinaia di spine.
- Vabbè ma allora dimmi dove sbaglio, cosa dovrei fare per farmi credere da te? Eppure mi pareva che la scenografia che avevo messo in atto fosse davvero molto suggestiva. Guardami! Cado nella notte per terra, mi si rompe la palla di vetro e tutti i brillantini della palla mi cadono intorno illuminando la mia immagine….
- Effettivamente così stai molto bene ma io non sono la persona giusta per apprezzare…. ma che fai adesso? Ti metti a piangere? No dai non fare così vedrai che una soluzione la troviamo anche per te.
- Davvero mi aiuteresti? E cosa dovrei fare? Va bene se mi trafiggo di spine mentre volo per il tuo appartamento?
- No, meglio di no, ci sono tre gatti in questa casa e non vorrei che ti scambiassero per una preda. Fammi pensare…. per te ci vorrebbe qualcosa di diverso, qualcosa che ti facesse conoscere dal grande pubblico.
- Sai cantare?
- Si benissimo, conosco a memoria tutti i salmi
- No, lascia fare, è un genere che non interessa. Ballare? Come te la cavi con il ballo.
- Mah…. non so se sia il caso….una Santa che balla….
- Hai ragione….. ma lo sai che hai proprio un bel fisichetto?
- Stacci tu quarant’anni chiusa in un monastero a mangiare pane e acqua e poi vedrai che il fisichetto viene anche a te.
- Lo immagino però….. pensavo, per te ci vorrebbe proprio un reality show.
-Un reality cosa?
- Mah si! Una di quelle trasmissioni dove Star in disuso come te (senza offese eh!) sono costretti ad affrontare un sacco di prove difficili per vedere come reagiscono.
- Ancora le spine conficcate nella fronte?
- Mah no! Le cose sono cambiate adesso, basta che impari a mungere una capra o fai la lotta nel fango con un’altra Santa…. roba così, poi quando sei sfinita vai nel confessionale a raccontare i tuoi tormenti di fronte alle telecamere.
- E ottengo l’assoluzione?
- Più o meno anche se ad assolverti non sarò Cristo per mezzo di un sacerdote, ma il pubblico a casa per mezzo del televoto.
- Non ti seguo.
- Non ti preoccupare, l’importante è che ti seguano milioni di fedeli….
- Sei così buona con me….
- Ma figurati, per una che si butta da una libreria per far colpo su di me, questo e altro
- Devo dirti una cosa
-Cosa?
- Ti ho raccontato una bugia.
- Guarda, se ti sei rifatta le tette non importa, lo fanno tutte e poi non crederai davvero che Padre Pio si sia conservato così bene per miracolo….. certi miracoli ormai li fanno tutti, basta andare da un chirurgo estetico e dimostri subito 10 anni di meno.
- E io che me ne faccio di 10 anni di meno? Per rendermi presentabile dovrei dimostrarne almeno 500 di meno!
- Anche questo è vero….
- E poi comunque non è questo….. è che…..ecco……. non mi sono proprio buttata da sola dalla libreria.
- Ah no? E allora come hai fatto a cadere?
- Ehm….ecco, lo vedi quel libro sulla scrivania?
- Non ci avevo fatto caso….a proposito da dove viene questo vecchio libro?
- Ecco appunto, è stato lui a spingermi
- Come lui?
- Si, sono anni che siamo vicini e….. insomma ero così triste per la mia condizione e lui mi ha dato una mano.
- E come ha fatto lui a spingerti giù?
- Beh io sono solo una Santa che non ha mai combinato niente di buono ma lui…
- Lui cosa?
- Hai visto che libro è?
- Santa Madonna! Oh scusa… perbacco volevo dire, ma una vecchia edizione de Il Piccolo Principe, da dove viene fuori?
- Dalla tua libreria….
- E come ha fatto a spingerti giù?
- Non lo so ma mi ha raccontato che far volare la fantasia della gente è la sua specialità.
-Ma tu non sei la fantasia sei una Santa!
- Mah anche questo….. dipende dai punti di vista.

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