Tutto qui/11

Viscontessa, 27 febbraio 2009

Luigia ha ereditato una piccola somma di denaro e ha smesso di lavorare.
Vuole farsi operare ai piedi e poi vuole dedicarsi ai nipoti prima che siano troppo grandi per stringerli cone quelle sue braccia enormi.
Adriana ha preso il suo posto fino a quando il mio principale non troverà qualcuna che la sostituisca così per adesso fa il doppio turno e mette via un po’ di soldi per andare in Messico.
Sono anni che vuole andare in Messico. Quando gli ho chiesto perchè mi ha risposto “per fare esperienza”
“che esperienza?”
“un’esperienza all’estero, vorrei vivere in un paese molto diverso dall’Italia, vorrei imparare lo spagnolo, potrei trovare lavoro là e poi girare un po’ il Messico dove la vita costa molto meno di qui”
“ma lo spagnolo lo puoi imparare anche qui o in Spagna”
“ma la Spagna è troppo vicina, è troppo simile al nostro paese, in Messico invece è tutto diverso e poi è un paese molto bello. Mi piacerebbe vendere bibite sul mare invece che in questo bar. Stai sul mare tutto il giorno, nessuno che ti rompe i coglioni, nessuno che ti stressa perchè ha fretta, tu te ne stai lì a vendere cartoccini di pesce fritto e birre e non devi preoccuparti di niente”
“ma il mare ce lo abbiamo anche noi e poi di cosa ti devi preoccupare qui?”
“dell’autobus in ritardo, dell’affitto da pagare, di tutti gli stronzi e gli stupidi che ci sono in giro”
“si vabbè, perchè in Messico gli stronzi non ci sono…..”
“non dico questo ma è diverso, insomma io mi sono rotta di vivere qui, mi piacerebbe girare il mondo, vedere gente, fare esperienze, non vorrei fare caffè per tutta la vita, mi piacerebbe fare qualcosa di diverso ecco”
“vendere pesce fritto invece di caffè è diverso?”
“se la metti così no, ma insomma cambiare aria aiuta e poi magari fai anche qualcos’altro. E poi voglio conoscere gente nuova, vedere posti nuovi e fare cose nuove. Tu vuoi fare il barista tutta la vita? Possibile che tu non desideri altro che vivere con tua madre e fare il barista tutta la vita?”
“ma io sto bene con mia mamma e anche qui mi trovo bene”
“va bene, ma non avresti voglia di fare qualcosa di più?”
“tipo?”
“non lo so, io per esempio vorrei girare il mondo”
“A me piacerebbe fare un viaggio negli Stati Uniti”
“e magari andare a Disneyland…..”
“beh? Che c’è di male?”
“niente, figurati ma a parte Disneyland tu non hai voglia di scoprire qualcosa di nuovo nella tua vita o di fare qualcosa per gli altri? A me piacerebbe andare per un po’ in Messico, mi piacerebbe visitare paesi meno fortunati del nostro, conoscere gente, fare esperienze e potendo mi piacerebbe fare qualcosa per gli altri ”
“a me di andare a visitare un paese dove la gente sta male non mi interessa, che ci vai a fare a vedere la miseria? Poi volendo la gente la puoi aiutare anche da qua. Mia nonna per esempio, quando era più giovane, andava sempre con la parrocchia a portare i giocattoli usati ai bambini di un orfanatrofio”
“ma finchè non vai a vedere certi posti dove la miseria c’è davvero, non ti rendi conto di quanto sei fortunato a vivere in italia”
“ma io lo so di essere fortunato, non ho bisogno di vedere i paesi dove stanno male per sapere che io sto bene”
“insomma non sei curioso”
“no, non sono particolarmente curioso di vedere cose brutte, preferisco vedere cose belle”
“beh io invece voglio vedere, voglio conoscere, voglio cercare di capire”
“capire cosa?”
“capire perchè gli esseri umani sono così stupidi”
“perchè stupidi?”
“ma come perchè? Stiamo distuggendo la terra, la maggior parte della popolazione mondiale muore di fame e noi stiamo qui a fare il caffè macchiato ma mi raccomando con il latte scremato….. ma ti rendi conto che inutilità?”
“il latte scremato?”
“anche, la gente muore di fame e noi usiamo il latte scremato perchè quello intero fa ingrassare”
“vabbè, e che c’è di male a preferire il latte scremato? Non capisco perchè dovrei sentirmi in colpa se preferisco il latte scremato. Non è mica colpa mia se in Africa muoino di fame”
“in parte è anche colpa tua, è colpa della società nella quale vivi e di cui fai parte”
“io lavoro tutto il giorno, mi faccio un culo come una casa per vivere e non vedo perchè dovrei sentirmi in colpa se quel mendicante che sta sempre all’angolo non ha la macchina come me. Perchè invece di stare tutto il giorno a mendicare non va a lavorare come tutti? Poi i bambini dell’africa è un altro discorso ma se tanto quelli che possono lavorare cominciassero a lavorare, le cose andrebbero sicuramente meglio”
“forse quel mendicante non lavora come te perchè non può lavorare, tu glielo daresti lavoro ad uno così?”
“vestito così no, ma se si desse una pulita perchè non dovrei darglielo?”
“perchè la maggior parte della gente non lo fa, perchè ha paura”
“paura di cosa? Certo che se vengono nel nostro paese per rubare per forza che la gente ha paura”
“non è che arrivano pensando di rubare, vengono qui con la speranza di trovare un lavoro e poi alla fine gli tocca mendicare, ma lo sai che c’è una vera e propria tratta dei mendicanti come delle prostitute?”
“e che c’entrano le prostitute?”
“come che c’entrano, secondo te le prostiute vengono nel nostro paese per far le prostitute?”
“senti, secondo me la maggior parte dei mendicanti chiedono l’elemosia perchè non hanno nessuna voglia di lavorare e la maggior parte delle prostiute, a parte qualcuna, vengono nel nostro paese perchè a far la puttana si guadagna bene.”
“ma che dici?”
“dico che si guadagna meglio e si lavora meno a far la prostituta piuttosto che ad andare a far le pulizie. Secondo me se una fa la prostituta un motivo c’è. Non vorrai mica dirmi che sono tutte obbligare a farlo? Cioè qualcuna ci sarà anche ma la maggior parte secondo me lo fa perchè gli conviene”
“certo, così è più comodo”.
Poi si gira dall’altra parte e la conversazione finisce così.
Se non è il Messico o i mendicanti sono i precari o il consumo idrico, se non sono i precari e il consumo idrico ce l’ha con gli imprenditori e la Chiesa e una volta se l’è presa persino con gli uomini in generale.
“che ti hanno fatto gli uomini?”
“niente, ma sono tutti stronzi”
“io non sono stronzo sei tu che hai un sacco di idee strane per la testa”
“si va bene, guarda con te non ci voglio neanche discutere”
“perchè sai che ho ragione”
“beato te che pensi sempre di avere ragione, per te il mondo si divide in buoni e cattivi, in bianco e nero, in uomini e donne”
“cioè in uomini e donne di sicuro oppure hai da ridire anche su questo?”
“io non ho niente da ridire, dico solo che ci sono umoni e donne che per esempio sono nati nel corpo sbagliato”
“parli dei froci?”
“preferisco omosessuali”
“chiamali come ti pare sempre froci sono”
Queste conversazioni sono sempre uguali, lei si arrabbia e poi non mi rivolge più la parola per tutta la mattina. A volte la strozzerei, altre penso che non può avere un fidanzato perchè nessun uomo può sopportare una donna così.
Che vada in Messico ma ci resti, io preferisco le donne donne come Susanna che fa la prostituta per campare suo figlio e non fa tanti discorsi.

Tutto qui/10

Viscontessa, 24 febbraio 2009

Il mercoledì successivo torno al BellaBlu e rivedo Veronica. Ha una voce potente ma dolcissima e mi scopro ad invidiare l’uomo che possa godere nell’intimità di una voce così soave.
Mi viene in mente proprio il termine “soave” perchè Veronica mi ricorda la cantante del coro della parrocchia nella quale mi portava mia nonna subito dopo la morte di mio padre.
“nonna quella signora ha una voce bellissima…. cioè secondo me la Madonna quando cantava a Gesù Bambino aveva proprio quella voce lì”
“Una voce soave,”, rispose mia nonna, e quel termine da allora mi è rimasto in mente.

Mi siedo ad un tavolino da solo e l’ascolto pensando a mia nonna e a mia madre e poi al babbo e al nonno e a tutte quelle persone a cui ho voluto bene da bambino. Veronica pare non avermi neanche notato ma è sposata e io non sono lì per quello.
Poi, a fine spettacolo, Veronica scende dal palco e si siede al mio tavolo. “solo?”. Si solo, sono venuta per ascoltare te. “e che fai dopo di bello?”.
“niente, vado a casa”
“solo soletto?”
“beh si, e tu? Tuo marito non viene a prenderti stasera?”
“si, è già qui, lo vedi quel tipo seduto a quel tavolo? Beh è lui”
“è lui? E come mai allora tu sei qui seduta con me?”
“perchè volevo conoscerti”
“e tuo marito che dice?”
“niente”.
Poi fa una pausa e mi guarda diritto negli occhi “lui è contento quando conosco altri uomini”.
“contento? Io non lo sarei”
“ma lui lo sa che lo amo e non lo tradirei mai. Anche io sono contenta quando lui conosce altre donne”
“tu non sei gelosa?”
“no, perchè dovrei? Lui può fare l’amore con tutte le donne che vuole, nel sesso non c’è niente di male, l’importante è che ami solo me. E io lui”
“cioè anche tu fai l’amore con altri uomini e lui è contento?”
“certo, se sono contenta io è contento anche lui”.
“accidenti però”
“Lo sai che mi piaci? senti, ti va di venire a casa mia?”
“non lo so, cioè sei sicura che tuo marito sia contento?”
“certo che sono sicura”.

Veronica sta in uno dei quartieri più belli della nostra città. Ci andiamo con la sua auto perchè promette di riaccompagnarmi più tardi alla mia e durante il viaggio parla come se niente fosse, come se fossimo due colleghi che vanno a lavorare insieme.
Io gli racconto che vivo solo con mia madre, gli parlo di Luana e quando lei mi chiede cosa ne penso del sesso alternativo, mi viene in mente uno dei miei fumetti porno preferiti nei quali la protagonista si veste da suora e va a portare sollievo tra i carcerati di una colonia penale.
E gli parlo anche di quello.

Quando arriviamo a casa sua Veronica sa praticamente tutto della mia vita, con lei mi riesce facile parlare e poi ha quella voce dolce e “soave” che ti avvolge e ti fa sentire al sicuro.
Io invece della sua vita non so niente di più di quello che sapevo prima di uscire dal locale e quando lei apre la porta del suo appartamento e vedo suo marito, mi ricordo all’improvviso che è sposata e quasi quasi mi viene un colpo.
“Entra dai” mi dice il marito “non avere paura” mi giro per cercare conferme nello sguardo di Veronica e ritrovo nei suoi occhi tutta la dolcezza della sua voce.
“ciao” mi dice il marito “io sono Umberto” mi porge la mano in un gesto amichevole.
Forse, mi dico mentre mi accomodo su un grande divano nero in mezzo alla sala, ho capito male e Veronica vuole solo fare amicizia.
Ancora mi vergogno per aver frainteso le intenzioni di Andrea e della ragazza la settimana precedente. Per questo non dico niente.
Umberto è molto gentile, mentre Veronica prepara qualcosa da bere per tutti e tre, lui fa di tutto per mettermi a mio agio e quando finalmente sua moglie torna tra noi mi chiede se mi piace Veronica. Io mi sento un po’ a disagio ma poi mi dico che sono persone gentili e molto simpatiche e che probabilmente in un certo ambiente le cose funzionano così.
Anzi, quando Veronica mi dice che sono proprio simpatico, mi sento quasi gratificato da tante attenzioni e mi lascio andare parlando del mio lavoro e delle difficoltà a cui devo andare in contro quando il locale è pieno di gente e devi accontentare tutti in tempi rapidi. Loro mi ascoltano interessatissimi come se fare il barista fosse il lavoro più bello del mondo e nel frattempo Veronica si slaccia qualche bottone della camicetta e io adesso posso intravedere il suo seno e immaginarmi la sua voce nel mezzo. Poi si avvicina un po’ a me e mi appoggia una mano sulla coscia.
D’istinto guardo Umberto preoccupato per la sua reazione, ma lui mi sorride e con un cenno della testa mi invita a lasciarmi andare.
Forse ho frainteso ancora una volta e quello di Veronica è un gesto di affetto, un modo di fare tra amici in un certo ambiente ma lei mi slaccia la cerniera dei pantaloni e mi infila dentro una mano.. “ti piacerebbe fare l’amore con Veronica?” a parlare è Umberto e per quanto il mio cervello voglia rispondere no, non così, il mio cazzo parla per me e gli risponde “certo”.
“e ti dispiace se io guardo?” se guardi no, l’importante è che non tocchi brutto pervertito, ma mentre cerco le parole per rispondergli educatamente, Veronica è già sparita tra le mie gambe e l’unico suono che mi esce dalla bocca è un gemito. Cazzo che storia penso mentre lei mi fa impazzire con la lingua ma quando sto per esplodere lei si tira su, mi prende per la mano e mi porta in camera da letto. Umberto non ci segue, o almeno non subito, arriva poco dopo mentre io pompo su quella troia come un dannato. “Veronica, Veronica…. lo sai che non devi fare così” la voce ancora una volta è quella di Umberto e per un attimo mi si gela il sangue nelle vene ma poi mi dico che me lo ha chiesto lui e ricomincio “hai ragione paparino, sono stata cattiva, sono stata proprio cattiva, sono proprio una troia paparino”.
“e allora lo sai Veronica che ora ti devo punire” Ma che cazzo sta succedendo? Vuoi vedere che era tutto uno scherzo e ora il pervertito mi ammazza?
“Evaristo, dobbiamo propria punirla questa puttana che ne dici?” e che ne dico? E che cazzo ne so? Ma che vogliono da me questi? Ma che significa “paparino” ? Cazzo ma questo è suo padre?
Ma le domande non fanno in tempo a formularsi nella mia mente che Umberto tira fuori un frustino e Veronica sgusciandomi da sotto, si mette a culo all’aria.
“Evaristo che ne dici se la punissi tu? Tieni prendi questo frustino e colpisci le chiappe sode di quella puttana”.
“si dai Evaristo, frustami, puniscimi perchè io sono una bambina cattiva, una bambina tanto cattiva, sono una puttana, la tua puttana….”.

Quando esco da casa di quei due pervertiti sono così sconvolto da non accorgermi neanche di avere le mani leggermente sporche di sangue. Le ho frustato il culo a quella puttana fino a farle uscire il sangue mentre lei cantava con la voce più soave che avessi mai sentito. Più la frustavo più lei cantava e quando ho smesso mi sono accorto di esserle venuto sul quel culo rosso e gonfio mentre Umberto le infilava in bocca il suo cazzo.
Sono fuggito di corsa, ho preso un taxi e sono tornato al BellaBlu dove ho ripreso l’auto per tornare a casa e non tornare mai più in quel locale.

Osanna nell’alto del web

Viscontessa, 23 febbraio 2009

Non ho pagato il rinnovo del sito web entro la data di scandenza e il sito è andato giù, la viscontessa si è persa la propria identità per qualche giorno.
Un cazzo di niente. In questo giorni non è successo un cazzo di niente ma mi pareva importante ribadirlo anche perchè magari domani potrebbe succedere qualcosa di importante e “quei giorni in cui il sito era giù, ti ricordi?” potrebbero diventare una data di riferimento per rammentarmi quando è successa quella cosa importante.
Magari poi con gli anni i ricordi svaniscono un po’ e l’approssimazione “quei giorni in cui il sito era giù” mi disturba. E successo prima o dopo che il sito andasse giù? È successo dopo, me lo ricordo perchè ho scritto un post per certificare proprio che nei giorni nei quali il sito era giù non era successo un cazzo di niente. Ah già!
E poi c’ho Evaristo. Con lui non ho ancora finito ma se ne aveste voglia, sono graditi commenti.
Vado a svegliarlo perchè si rimetta a lavorare.

Tutto qui/9

Viscontessa, 18 febbraio 2009

La prima volta che sono uscito con Andrea siamo stati al Bella Blu un locale di periferia dove il mercoledì sera fanno musica dal vivo, e la figa, come diceva Andrea, pullula.
Lui frequentava la palestra ormai da quasi sei mesi e io allora lavoravo in un ristorante come cameriere. Al Bella Blu, come aveva promesso, era pieno di donne e molte di loro era da sole. Evidentemente cercavano compagnia e noi eravamo lì pronti a dargliela.

Veronica ha i capelli rossi e il culo grosso. Mentre guardo le ragazze sedute ai tavoli con le amiche, lei sale sul palco e attacca a cantare. Ha una voce potente che fa venire i brividi e quasi mi commuovo a sentirla cantare. E’ come se mi scioglesse qualcosa dentro e quando lei fa una pausa io mi avvicino e glielo dico.
“hai una voce bellissima”
“grazie”
“posso offrirti qualcosa da bere?”
“ti ringrazio ma devo tornare sul palco”
“e quando finisci?”
“fra un’ora circa ma viene a prendermi mio marito”
“ah sei sposata”
“già” e sorride.
“ma tu vieni sempre a cantare in questo locale? Voglio dire dove lavori di solito?”
“ho un contratto con il BellaBlu per due mesi. Canterò qui ogni mercoledì sera e se torni ad ascoltarmi mi fa piacere”
Quando torno al nostro tavolo trovo un paio di ragazze con le quali Andrea ha fatto amicizia durante la mia assenza. Gli sta parlando della vacanza che vorrebbe fare a Sharm el Sheik e una di loro sta dicendo che è un posto meraviglioso pieno di gente e con un mare bellissimo. Beviamo qualcosa e poi beviamo ancora, Veronica riattacca a cantare ma la sua voce, filtrata dall’alcool che ho in corpo, mi giunge ovattata e le sensazioni che ne ricevo sono meno intense.

Una delle ragazze seduta al tavolo con noi sta dicendo che i ragazzi di oggi a letto sono una frana. Ha bevuto parecchio, la sua voce è leggermente impastata, ride spesso e usa termini volgari che mi disturbano.
Andrea pare perfettamente in sintonia con la situazione e provoca la ragazza invitandola a spiegarci come dovrebbe essere un uomo a letto per soddisfarla.
Lei ride ancora, farfuglia qualcosa su un giusto equilibrio tra dolcezza e brutalità poi si rivolge all’amica e chiede conferme. L’amica sembra più timida, lì per lì non sa cosa rispondere poi si lascia andare e dice che gli uomini di oggi si tirano indietro.
“in che senso?” gli chiede con l’aria da finto ingenuo Andrea.
“nel senso che a parole son tutti bravi ma poi nei fatti la maggior parte degli uomini si tirano indietro”.
“io non mi tiro indietro” dice Andrea questa volta fintamente offeso.
“sicuro?” fa lei maliziosa
“se non ci credi mettimi alla prova”
Lei non risponde, finge di pensarci su mentre finisce di scolarsi da bere poi si avvicina ad Andrea e gli dice qualcosa piano. Parlano per un po’ tra loro, io chiedo all’altra ragazza cosa fa nella vita poi Andrea si alza e dice usciamo. Anche la ragazza si alza e mi dice dai vieni anche tu. La sua amica invece resta seduta al tavolo, vi aspetto e ordina ancora da bere. Cosa faccia nella vita non l’ho mai saputo.
Fuori l’aria è fredda e la ragazza ride sguaitamente. Andrea l’appoggia al muro e la bacia. Si stacca da lei e le appoggia la patta sul bacino. Posso vedere anche da distanza la sua erezione. Lei ride ancora e si lascia toccare da Andrea che adesso le mette una mano sul culo e la testa tra le tette. Fuori l’aria è fredda e la strada è illuminata, Andrea la prende per mano e dice andiamo. Si gira e mi fa l’occhiolino, giriamo l’angolo e l’apertura automatica della sua auto fa lampeggiare le frecce. Saliamo tutti e tre in macchina e io ho il cazzo duro e la testa che mi gira. Andrea apre il cruscotto della macchina e prende qualcosa. La ragazza canticchia il motivetto che poco prima cantava Veronica, io, seduto nel sedile di dietro, mi slaccio i pantaloni, Andrea si solleva leggermente sul sedile e armeggia con la patta, la ragazza si avvicina ad Andrea e le sussurra qualcosa nell’orecchio, poi si girano entrambe e mi guardano. “Evaristo, c’hai mica una cartina?”.
Quando scendiamo dalla macchina vomito sul marciapiede, mi gira la testa e sudo freddo, ho i brividi e la gola mi brucia. “Eva stai bene?” mi dice Andrea. Faccio cenno di si con la testa mentre la ragazza sembra persa dietro ai suoi pensieri. “ma non avevi mai fumato?”. Faccio cenno di no con la testa. Questa volta è lui a ridere. “ma dove cazzo hai vissuto fino ad oggi?”. Poi mi riporta in macchina e mi fa sedere accanto a lui mentre la ragazza si butta sui sedili di dietro e si rimette a canticchiare.

Quando torniamo nel locale Veronica non c’è già più. Ci sediamo al tavolo ma Andrea e la ragazza adesso sembrano assorti da altri pensieri. Ordinano una fetta di torta al ciccolato e la divorano in silenzio mentre il mio stomaco si rivolta un’altra volta. Vado in bagno e vomito ancora, quando torno al tavolo le ragazze se ne sono andate e Andrea mi accompagna a casa senza dire una parola.
“Eva” mi fa sotto casa prima di salutarmi “hai la patta slacciata”.

Tutto qui/8

Viscontessa, 15 febbraio 2009

La nonna è stata dimessa dopo una settimana.
Dopo la tentata fuga mia mamma non si è più mossa dall’ospedale. Tornava a casa soltanto la sera per qualche ora e in quelle ore andavo io a tener compagnia alla nonna.
Niente dentiera e gli occhiali non siamo più riusciti a trovarli.
Lei se ne stava lì in quel letto come se fosse morta. L’infermiera mi dice che è per colpa dei sonniferi che gli danno per farla dormire la notte. L’infermiera mi dice che a quell’età lì è normale soffrire di insonnia e quando io gli dico che mia nonna non ne ha mai sofferto, lei mi spiega che prima o poi doveva succedere. Forse è stato per colpa di quella botta in testa.
Mi torna in mente lo stura lavandini e la tentata fuga. Ma non dico niente.
La ferita comunque si sta rimarginando bene e gli fanno anche un sacco di analisi.
A volte mentre gli infilano aghi e flebo o mentre gli cambiano il sacchetto dell’urina e gli passano le medicine, ho come la sensazione che sai un modo per fargli il passare il tempo.
Lei è sempre piuttosto imbambolata ma le poche volte che parla si lamenta per un ago, per una posizione scomoda o per un dolore qui e lì.
Di tornare a casa non ne parla più come se si fosse rassegnata al suo destino di vecchia e quando una settimana dopo le dicono che può tornare a casa sembra quasi che la prospettiva non le interessi.
“A cosa servono tutte queste analisi?” avevo chiesto un giorno all’infermiera
“Sono analisi di controllo, sua nonna è molto anziana e prima di dimmetterla è meglio andare sul sicuro”.
Un giorno mi trovo lì anche quando passa il medico per il solito giro di visite.
“come sta signora oggi?” le urla usando un tono di voce molto alto e scandendo le parole come se parlasse con un sordo. Poi si rivolge a me e mi dice “lei è il nipote? La vedo bene oggi la nonna se continua così tra qualche giorno la mandiamo a casa”.
“E’ contenta signora di tornare a casa?” ma la nonna non risponde. Forse dorme.
“veramente” azzardo a quel punto “da quanto è stata ricoverata mi sembra un po’ mogia”
“ma è normale, vero signora? D’altra parte a questa età, prima di dimetterli, bisogna essere sicuri” poi prende la cartellina in fondo al letto della nonna e prima di leggere mi fa
“cosa ha avuto la signora?”
“è caduta e ha battuto la testa”
“mmmm, gli è andata bene che non si è rotta niente, e le lastre cosa dicono?”
“veramente non gliele hanno fatte”
“mmmm, si vede che non era niente di grave, e ora come sta?”
“bene, o almeno la ferita bene, poi lei è sempre addormentata”
“prende qualcosa per dormire?”
“a casa non prendeva niente ma qui so che la sera le danno un sonnifero”
“ah ma lei è quella signora che ha cercato di scappare?”
“già è lei”
“ad una certa età bisogna fare attenzione. La nonna dove vive?”
“a casa sua”
“da sola?”
“si”
“Avete già pensato a come organizzarvi quando esce di qui?”
“in che senso scusi?”
“non so se sia il caso di lasciarla a casa da sola”
“va mia mamma a trovarla tutti i giorni”
“ma la notte? Resta sola?”
“di solito si”
“io ci penserei, dopo quello che è successo forse sarebbe il caso di pensare ad un aiuto”
“dice che potrebbe ricadere?”
“anche, ma quello che mi preoccupa di più in questo momento è la possibilità che possa fare qualcosa di pericoloso per la sua incolumità”
“tipo accendere un fornello e dar fuoco alla casa?”
“speriamo di no ma se per esempio tentasse di uscire da sola come ha fatto l’altro giorno qui in ospedale…..”
“dice?”
“non lo so, io la nonna non la conosco ma ad un certa età le persone anziane vanno seguite e tenute sotto controllo”
“e quindi?”
“mah non so, io però comincerei a pensare ad una casa di riposo o, se sua madre sta con sua nonna tutto il giorno, a qualcuno che gli tenga compagnia la notte. Poi non conosco la vostra situazione familiare ma anche portarla a vivere a casa con sua figlia…. sua madre giusto?”
“si, è mia madre ma non so se la nonna vorrebbe venire a vivere con noi”
“lei vive con sua madre?”
“si, siamo io e la mamma”
“vabbè insomma, vedete voi, magari parli lei con sua madre e le faccia presente la situazione”
“senz’altro ma…. cosa gli devo dire che ha la nonna perchè non ho capito bene”
“guardi il quadro clinico nel complesso è buono, qualche acciacco dell’età, la pressione un po’ alta e il cuore affaticato ma a parte questo niente di particolare”
“ah, dice che però sarebbe meglio che non stesse da sola per quella cosa dell’età e che potrebbe farsi del male”
“glielo dico soprattutto perchè una certa demenza senile a questa età è da mettere in preventivo”
“demenza senile? Cioè praticamente vorrebbe dire che potrebbe come….. rincoglionirsi? Scusi il termine”
“non userei termini così forti, tutto sommato sua nonna sta bene, VERO SIGNORA CHE STA BENE? Però insomma, ecco, io ci penserei su”.

La sera stessa ne parlo a mia mamma.
“come demenza senile? Ma cosa ti ha detto di preciso il medico?”
“te l’ho detto, ha detto che la nonna soffre di demenza senile e che non possiamo più lasciarla da sola”
“ma da quando? Se fino a ieri stava benissimo e si ricordava le cose ancor meglio di me? A parte il fatto che è scivolata su quel tappetino del bagno (maledetto tappetino ma ora lo levo) non capisco da dove venga fuori questa cosa della demenza senile”
“si mamma però l’hai vista anche tu la nonna come sta, prima cade, poi le viene in mente quella cosa dello stura lavandini, infine tenta di scappare dall’ospedale e adesso è sempre lì che dorme o si lamenta per un’iniezione”
“madonnina che spavento, quando l’infermiera mi ha svegliato per chiedermi dov’era la nonna pensavo di morire”
“ma lei poi che ti ha detto?”
“mi ha detto che voleva tornare a casa, che stava bene e voleva tornare a casa, ma lo sai che si era tolta da sola la flebo, si era rivestita e aveva nascosto il sacchetto delle urine in borsa”
“ ti sembra una cosa normale?”
“gliel’ho detto anche io, ma dove credevi di andare? E lei mi ha risposto che voleva andare all’accettazione per firmare le dimissioni volontarie e poi voleva andare a casa”
“ e come pensava di fare?”
“dice che voleva prendere un taxi. E come lo avresti pagato? Gli ho detto. Bene, mi fa lei, una volta arrivati a casa gli dicevo al taxista di aspettare un attimo e andavo in casa a prendere i soldi. E il catetere? Se non me lo levava un’infermiera dell’ospedale prima di dimettermi, chiamavo il mio dottore e me lo facevo togliere.”
“in gamba però la nonnina”
“non dire sciocchezze, quando l’hanno riportata in corsia urlava contro le infermiere come un’aquila. Tu la sentissi! Mi sono vergognata come una ladra, poi per fortuna gli hanno fatto un’iniezione e si è addormentata”
“si ma da allora dorme sempre”
“ma no, non è che dorme, gli danno qualcosa per farla star tranquilla che altrimenti hanno paura che si faccia male. Comunque adesso il problema è un altro, come si fa quando la dimettono?”
“io di queste cose non me ne intendo, e poi sei tu che devi decidere visto che è tua madre”
“povera donna, mi si stringe il cuore all’idea di metterla in una casa di riposo, ma qui……come faccio a portarla qui? Non c’è posto e poi anche tu hai bisogno della tua libertà e con la nonna qui sarebbe tutto molto più difficile. Forse un giorno se almeno tu ti sistemassi…..”
“mamma, non è mica colpa mia se non riesco a trovarmi una fidanzata”
“lo so, lo so e non devi metterti fretta, non volevo certo dire questo, sei ancora giovane e hai tutta la vita davanti, vedrai che prima o poi una brava ragazza la trovi”
“e poi se non la trovo pazienza, io qui con te ci sto bene e se devo sposarmi con una che non ha voglia neanche di rifare un letto preferisco rimanere dove sono”
“Evaristo ma le ragazze di oggi lo sai come sono fatte, lavorano, escono con le amiche, vanno in palestra…. hanno mica più voglia di star dietro a certe cose”
“E allora che restino a casa loro, io una che invece di stare con me esce con le amiche non la voglio”
“ Questi sono i giovani di oggi, io non li capisco ma pensavo che almeno tu che sei giovane certe cose le capissi. A proposito, lo sai che giorni fa ho visto la Luana?”
“quella stronza”
“non mi è piaciuta per niente, era in compagnia di uno tizio che a te non ti lega neanche le scarpe. E poi vedessi come è invecchiata! Quasi quasi non la riconoscevo neanche”
“che si fotta”
“Evaristo! Ma come parli?”
“scusa mamma, hai ragione, che si mangia di buono per cena?”
“che ti preparo?”
“non lo so, che c’è?”
“niente perchè con questa storia della nonna in ospedale non son riuscita neanche a far la spesa, ma dimmi cosa vuoi e scendo giù dalla Marisa a prenderti qualcosa, ti vanno due tortellini?”
“no, meglio di no….. sai cosa mangerei volentieri? Un po’ di pesce”
“ti faccio due spaghetti con le vongole che quelle dovrei averle nel freezer? ”.
“ottimo, io tanto vado a farmi una doccia che sono stanco”.

Tutto qui/7

Viscontessa, 12 febbraio 2009

Alla fine è caduta davvero.
Non si è rotta il femore ma è inciampata sul tappetino del bagno ed è finita per terra.
Mia mamma l’ha trovata così con un taglio sulla fronte e in stato confusionale.
“Cercavo lo stura lavandini, l’hai preso tu?” questo le dice la nonna non appena la vede e adesso mia madre se ne va in giro ripetendo a tutti quella frase come se il problema fosse davvero lo stura lavandini perduto.
Al pronto soccorso le mettono un paio di punti sulla ferita e poi la ricoverano in corsia per tenerla in osservazione. Non le fanno la tac perchè dicono che non c’è bisogno nonostante la storia dello stura lavandini
“Signora sua mamma è una donna molto anziana, sicuramente lo shock della caduta è stato forte ma per fortuna non si è fatta niente di grave. Il taglio è molto superficiale, le abbiamo messo un paio di punti solo perchè non resti la cicatrice “.
“la cicatrice?” gli fa mia madre “ ma cosa vuole che le interessi ad una donna di quell’età di una cicatrice? Con tutte le rughe che ha la cicatrice non la si sarebbe neanche notata”
“Lo so” dice l’infermiera “ ma noi dobbiamo lo stesso seguire una proceduta e i punti dovevamo metterli.”
“E una tac o una lastra invece non sono previsti per una donna di quell’età che batte le testa? E poi quel discorso sullo stura lavandini….”
“Una tac o anche una lastra per una persona di quell’età possono essere molto stressanti. Comunque non si preoccupi, ora la ricoveriamo un paio di giorni e la teniamo in osservazione.”

Quando vado a prendere mia madre in ospedale sono le sette di sera. E’ l’ora del passo così salgo anche io in reparto per salutare mia nonna che in quel letto bianco sembra piccolissima come se si fosse rattrappita tutta.
Ha un odore sgradevole, un misto di disinfettanti, di urina e di vecchio. Ma mi chino ugualmente su di lei e le bacio una guancia.
“come sta?” faccio a mia madre
“mah, ora si è addormentata”
“e che dicono i dottori?”
“niente, dicono che non è niente di grave, solo un piccolo taglio sulla fronte. La tengono un paio di giorni in osservazione e poi la rimandano a casa”
“allora non c’è niente di che preoccuparsi?”
“non lo so, loro dicono di no ma che vuoi, alla sua età qualsiasi cosa può essere fatale”
“Dai mamma! come sei pessimista! Se i dottori hanno detto che non c’è di che preoccuparsi stai tranquilla”
Poi torniamo a casa in silenzio, lei è pensierosa, prepara la cena e ci sediamo a tavola. Sono le otto e mezzo quando usciamo di nuovo per tornare in ospedale. La lascio all’entrata, ci sentiamo domattina. Saluta la nonna e mi raccomando cerca di dormire un po’ magari senti l’infermiera se ti danno una brandina per riposare.
Torno a casa e me ne vado a letto.

Il secondo giorno la nonna sembrava stare meglio, aveva mangiato pochissimo per colazione e continuava a ripetere che voleva andare via ma sembrava perfettamente lucida. Mia mamma dopo aver parlato con i medici, era tornata a casa per riposarsi un po’ e prima di tornare in ospedale era passata da casa della nonna a prendere una camicia da notte pulita.
A mezzogiorno l’aveva aiutata a mangiare il suo semolino. La nonna voleva il pollo lesso ma era senza dentiera. L’infermiera dice che per motivi di sicurezza non possono rendergliela finchè è ricoverata. Un’ora dopo mia nonna aveva chiesto di essere accompagnata in bagno ma l’infermiera dice le porto la padella che non può alzarsi. Due ore dopo aveva chiesto i suoi occhiali ma nessuno sapeva dove fossero finiti, forse sono rimasti a casa o sull’ambulanza. Verso le cinque aveva chiesto di accendere la televisione ma l’infermiera dice che deve stare buona a letto e deve smettere di chiamare ogni cinque minuti che l’ospedale è pieno di gente che soffre. Poi si rivolge a mia madre e la invita a tenere buona la nonna. Verso le sei le medicano la ferita, la spogliano per metterle la camicia da notte pulita e le mettono il catetere.
Alle sei e mezzo quando arriva il carrello con la cena, mia mamma si era addormentata e mio nonna se n’era andata.
In ospedale succede il finimondo. L’infermiera sveglia mia madre e le chiede allarmata che fine abbia fatto la 22.
“la 22?” dice mia madre sorpresa dal brusco risveglio. Poi vede il letto n. 22 vuoto e sviene..
Cosa succede dopo non lo so, so che quando finisco gli allenamenti in palestra trovo cinque chiamate dall’ospedale e mi precipito lì dove trovo mia nonna addormentata nel suo letto e mia madre nella sala infermieri con una una tazza di caffè in mano.
“le infermiere sono state gentilissime, mi hanno offerto anche il caffè”
“ma la nonna come sta? Dove era andata?”
“l’hanno ritrovata nella hall, aveva preso l’ascensore da sola e voleva andarsene a casa”
“e ora?”
“ora dorme, le hanno dato un sonnifero e hanno detto che dormirà fino a domattina, ma tu sapessi che spavento che mi sono presa”
“e tu come stai?”
“ora meglio ma quando ho visto che tua nonna era sparita mi è preso un colpo”.

Poi, prima di riportare mia madre a casa, andiamo a salutare la nonna che dorme beata nel suo letto numero 22 al quale hanno applicato dei cancelletti laterali perchè non provi nuovamente a scappare.
Una volta a casa provo a chiamare Lucrezia ma è occupata. Ho bisogno comunque di distrarmi saluto mia mamma e vado a farmi un giro.

C’è una strada nella periferia della mia città nella quale è ancora possibile trovare delle prostitute decenti. Fino a qualche anno fa, oltre a qualche tossica che si vendeva per una dose e qualche travestito di solito brasiliano, le ragazze per strada erano poche ma ti potevi fidare di loro e poi sapevano il fatto loro. Adesso è pieno di prostitute ovunque, ce n’è di tutte le razze e per tutti i gusti ma la maggior parte di loro è scortese e frettolosa e soprattutto non sai mai da che paese vengono e che malattie si portino dietro. Delle nigeriane per esempio non mi fido, una volta sono stata con una di loro ma mi sono fatto fare solo un pompino perchè avevo paura che a chiavarmela mi sarei potuto prendere qualche brutta malattia. Aveva un culo enorme e per un attimo ho pensato di prendere quelle grosse chiappe tra le mani e infilarglielo dentro poi mi è venuta in mente mia madre e mi son chiesto cosa avrei potuto raccontargli se mi fossi beccato una malattia venerea. Non ne ho fatto di niente. Di solito, quando vado in cerca di compagnia per strada, preferisco comunque le puttane che danno meno nell’occhio. Con il tempo infatti mi sono accorto che quelle appena arrivate sono le più timide e le migliori perchè anche se non ci sanno fare come le loro colleghe con maggior esperienza, sono più gentili e qualche volta ti permettono di fare anche qualcosa fuori programma. Però basta davvero poco, un paio di settimane di marciapiede e anche loro diventano come tutte le altre.
Quando arrivo nella strada di periferia con le prostitute decenti, ci sono si e no una decina di ragazze. Sono quasi tutte giovanissime e provengono dai paesi dell’est Europa anche se non saprei dire esattamente da dove perchè alcune nazioni non sapevo neanche esistessero. Prima di scegliere, mi guardo in giro per un po’ e se non trovo nessuna che mi piaccia, aspetto che qualche cliente ne riporti indietro qualcuna ma stasera sono fortunato. Dietro ad un gruppo di ragazze con i capelli ossigenati e jeans attillatissimi, c’è una morettina che non ho mai visto. Ad occhio sembra molto giovane ma quando le chiedo l’età, mi dice che ha diciannove anni e io la faccio salire in macchina.
“da quanto sei in Italia?” le chiedo ma lei non parla molto bene la nostra lingua e sembra spaventata. “non devi avere paura” le dico allora “non ti faccio mica male, stai tranquilla e vedrai che ti diverti anche tu”. Lei sorride mostrandomi un dente d’oro e io la chiavo da dietro per non vederlo più.

Tutto qui/6

Viscontessa, 11 febbraio 2009

Carlo l’ho conosciuto nel bar dove lavoravo prima.
Lui allora studiava ancora e per guadagnare qualcosa veniva a lavorare nel bar all’ora di pranzo.
Oltre a lui la mattina c’era anche Maria una ragazza croata che si occupava della cucina. Cibi precotti da riscaldare e sistemare sui piatti da portata.
Quando non c’era gente andavo volentieri in cucina a parlare con lei che mi raccontava di suo figlio.
Suo marito era morto in guerra e lei era rimasta vedova e con un bambino piccolo da crescere in un paese martoriato dal conflitto.
“tu conosci la guerra?” ma io non sapevo neanche di che guerra stesse parlando
“la guerra è brutta, è molto brutta, ti porta via tutto e nessuno ti restituisce mai niente”
“per questo sei fuggita dal tuo paese? E perchè non hai portato tuo figlio con te?”
“perchè qui sono venuta a lavorare e lui non saprei dove metterlo”
“non puoi mandarlo all’asilo?” allora lei rideva, un riso amaro che mi metteva tristezza
“asilo? E tu pensi che potrei permettermi di pagare un asilo?”
“perchè costano cari?”
“molto cari. Ma tu Evaristo dove vivi?”
“qui ma non ho figli, cosa vuoi che ci capisca di queste cose?”
“e un giorno vorresti averli?”
“figli? Non lo so, se trovo la donna giusta direi di si”
“e com’è la donna giusta?”
“è una come te, senza tanti grilli per la testa, una ragazza semplice che voglia occuparsi di me e dei nostri figli”
“ma io come vedi lavoro, e poi ho già un figlio piccolo nel mio paese che mi aspetta.”
“potresti portalo qui….. se ci sposassimo.Per esempio io non ti farei lavorare”.
Con Maria mi ero spinto molto più in là di quanto avessi mai fatto con una donna dopo Luana.
Maria era molto diversa da Luana e forse proprio per questo avevo smesso di pensare all’una quando avevo conosciuto l’altra.
Che fosse una troia come tutte le altre, l’avevo capito solo qualche tempo dopo.
Una sera ero uscito per andare a prendermi una birra nel solito locale e lei era lì in compagnia di Carlo. Con Carlo avevamo fatto amicizia quasi subito, lui è un tipo in gamba e con le donne ci sa fare.
“ma come hai fatto a uscire con quella tipa?”
“gliel’ho chiesto”
“e lei ti ha detto subito di si?”
“certo”
“e che avete fatto? Te la sei scopata?”
“no, proprio scopata no perchè lei si faceva un sacco di problemi per un tipo che si son lasciati ma a lei piace ancora…”
“e allora?”
“allora l’ho ascoltata per un po’ poi gli ho detto “senti, non mi puoi mandare a casa in queste condizioni fammi almeno un pompino”
“nooo, e lei te lo ha fatto?”
“lei ha cominciato a dire no, che non le andava, che non voleva farlo, ma io mi son slacciato i pantaloni e ho cominciato a dirgli vabbè dagli almeno un bacino”
“e lei te lo ha dato?”
“prima si è incazzata mi ha detto che ero un porco, poi quando ha visto che io mi riallacciavo i pantaloni e gli ho detto che la riaccompagnavo a casa, si è convinta”
“e ti ha fatto un pompino? E come è stato?”
“secondo me non aveva mai fatto un pompino in vita sua, quando ha finito si è pure messa a piangere perchè ha detto che lei queste cose non le fa e chissà cosa penserò adesso di lei”
“e tu?”
“e io niente, gli ho detto che dovevo alzarmi presto e l’ho riaccompagnata a casa. Fanno tutte le sante e poi son tutte troie.”

Che mi piacesse Maria non lo avevo detto a nessuno ma pensavo che Carlo se ne fosse accorto e mi ero illuso che anche lei provasse qualcosa per me. E invece quella troia era lì al bar in compagnia del mio amico, e non la stessa Maria che conoscevo io sempre in jeans e scarpe da ginnastica, ma una Maria in un abitino corto e scarpe altissime che si strusciava a Carlo come una cagna in calore.

Qualche tempo dopo ho invitato Maria per una birra. Sono passato a prenderla e siamo andati in un locale dove ero sicuro non avrei incontrato Carlo. Lei aveva una gonna abbastanza lunga ma indossava una maglietta molto scollata che metteva in risalto il seno.
Ha cominciato quasi subito a parlarmi di suo figlio, della sua terra e di suo marito. Poi, dopo aver bevuto un paio di birre, mi dice che durante la guerra è stata violentata dallo zio e che per questo è scappata dal suo paese.
”… quel bastardo mi ha anche preso a schiaffi e mi ha spaccato un labbro, gli uomini sono tutti dei bastardi” e si mette a piangere come se fosse colpa mia per quello che le ha fatto lo zio. La gente ci guarda e io mi sento a disagio.
Quando usciamo dal locale lei barcolla e mi si appoggia sulla spalla. Saliamo in macchina e gli metto una mano tra le cosce.
“Che cazzo fai?” mi dice lei
“niente” dico io e tanto comincio ad accarezzargli le gambe.
“leva subito la mano di lì schifoso ” e mi prende per il polso. Schifoso? Come cazzo ti permetti di darmi dello schifoso?
“dai non farla tanto lunga fatti toccare” e mi libero della sua mano.
“Sei un bastardo pure tu! Io pensavo che tu fossi diverso, tutti quei discorsi su mio figlio e invece volevi solo una cosa. Meglio il tuo amico che almeno non fa finta di essere interessato ad altro”. Stronza, e io che ci ho perso anche tempo ad ascoltarla mentre lei si faceva sbattere da Carlo. “guarda che con il tuo amico non c’è stato niente! Ho detto di no anche a lui”.
Si vabbè, raccontamene un’altra troia.
“non fare la stronza, lo so che piace anche a te” le prendo un seno in mano e lo stringo.
Lei urla, “lasciami stare, ti ho detto di levarmi le mani di dosso” e cerca di scendere dall’auto.
“stronza, smettila di urlare che arriva gente”.
Gli tappo la bocca con una mano, tiro su la gonna e glielo infilo dentro. Lei non dice niente, resta lì immobile fino a quando non ho finito, poi si tira giù la gonna e mi dice “portami a casa”.
Ha ragione Carlo, dicono no ma pensano si. Mentre alla stronza, gli vengo dentro penso a suo zio che l’ha violentata e secondo me, in fondo, è piaciuto anche a lei. Troia.

Il giorno dopo lei fa finta di niente. Ha un livido sul braccio e gli occhi rossi come se non avesse dormito.
Io non sono più andato in cucina a parlare con lei.
Un mese dopo lei ha cambiato lavoro.

Tutto qui/5

Viscontessa, 10 febbraio 2009

Il babbo di Luigia è morto dieci giorni dopo. Come amava sempre raccontare mia madre a mia nonna per metterla in guardia dai pericoli del fuoco, il babbo di Luigia era scivolato per terra e si era rotto un femore. Per farlo non aveva avuto neanche bisogno di indossare le scarpe per andare a messa né di mettere sul fuoco un pentolino di brodo. Semplicemente aveva inavvertitamente premuto la leva per tirarsi su dalla sua poltrona speciale ed era caduto a terra rompendosi il femore. La poltrona gliel’aveva regalata proprio Luigia in occasione dell’ultimo Natale. Aveva visto la pubblicità in televisione e gliel’aveva regalata. Lui però non ne aveva mai capito bene il funzionamento. Passava sulla poltrona giornate intere e come un bambino giocava con le leve che servono per tirare giù lo schienale, tirare su la seduta o allungare i piedi. Una volta Luigia l’aveva trovato praticamente a testa in giù perchè dopo aver fatto scendere tutto lo schienale non era più riuscito ad arrivare alla leva per farlo tornare su e aveva attesto tutta la mattina che Luigia tornasse dal lavoro per aiutarlo ad alzarsi. Luigia quando lo raccontava, ci rideva ma si vedeva che era preoccupata. – ma ti rendi conto, pover’uomo, è rimasto a testa in giù tutto il giorno. Aveva gli occhiali sopra alla fronte e stava imprecando contro la televisione. Lui odia Baeautifull, dice che gli ricorda mia madre e invece quel giorno lì è caduto a tesa in giù prima di fare in tempo a cambiare canale. Quando sono entrata in casa c’era Ridge che dalla televisione diceva “per tutta la vita” e mio padre che gli rispondeva “speriamo che ti pigli un colpo e ti levi dai coglioni”. –
Il babbo di Luigia è morto di polmonite. Lo hanno ricoverato in ospedale per operarlo al femore ma non hanno fatto in tempo e dieci giorni dopo è morto di polmonite. – pover’uomo – mi ha detto Luigia quando è tornata al lavoro – era pieno di piaghe da decubito e non ce la faceva più a respirare neanche con la bombola di ossigeno, ma lo sai cosa ha voluto sapere prima di morire? Se Ridge e Brooke erano tornati insieme -.

Quando ho conosciuto Luana anche lei guardava sempre Beautyfull. Io non ho mai capito cosa ci trovasse ma a lei piaceva anche se non come piaceva alla mamma di Luigia che non si perdeva mai una puntata. Luana invece, ogni tanto si perdeva qualche puntata e poi se la faceva raccontare per telefono da sua madre che stava in un paesino vicino. Lei invece viveva con due amiche in un appartamentino in affitto e tornava al suo paese la domenica sera per andare al mercato con sua madre il lunedì. Ogni volta mi portava qualcosa; un maglione, una camicia, un paio di scarpe o un cappello e tutte le volte le cose che mi portava lei mi stavano benissimo. Non so come facesse a sapere la mia taglia ma indovinava sempre. Una volta, eravamo vicino a Natale, mi regalò un paio di mutande rosse con la scritta “pacco regalo” ma non so che fine abbiano fatto. Le ho messe una volta sola e poi sono sparite. Lei disse che le aveva buttate via mia madre ma io gliel’ho chiesto e lei mi ha detto di no.
Io invece non sapevo mai cosa regalarle. Una volta le avevo comprato anche io un completino di biancheria intima di colore bianco che secondo me era fantastico. Ma a lei non era piaciuto. Da quel giorno quando dovevo farle un regalo chiedevo a mia madre e ci pensava lei. Il completino invece Luana lo mise una volta sola perchè diceva che con quelle mutande sembrava una suora. Quella sera avevo tentato di farmi una sega pensando a lei che si sfilava quelle mutande bianche ma non riuscivo venire. Così avevo pensato a lei che indossava un paio di slip viola con il filo nel culo che avevo visto nel negozio di biancheria intima e dopo essere venuto, mi ero vergognato per quel pensiero.

Quando ho detto a mia mamma che il babbo di Luigia è morto, lei ha avuto una reazione che non mi aspettavo. Si è messa a piangere.
“ma se non lo conoscevi neanche perchè piangi?”
“perchè sono così preoccupata per tua nonna. E’ sempre da sola e non sta bene”
“ma non mi avevi detto che il dottore gli ha dato delle medicine?”
“si ma mi fa stare in pensiero lo stesso. E come è morto pover’uomo?”
“di polmonite”
“fortunatamente la nonna non ha problemi con i polmoni”
“non ne aveva neanche il babbo di Luigia ma dice Luigia che dieci giorni allettato sono stati fatali”
“e perchè era allettato?”
“era in ospedale per operarsi ad un femore”
“un femore?” e il suo tono di voce è salito di un’ottava.
“si è caduto da una poltrona di quelle con tutte le leve che ti aiutano a stenderti e ad alzarti, hai presente la pubblicità?”
“si certo, pensavo quasi di comprarne una per la nonna, questo mese c’è anche la promozione sul modello Buon Riposo e insieme alla poltrona ti regalano in omaggio un divanetto a due posti che pensavo di mettere in camera tua così puoi guardare la televisione più comodo. Ma lo sai che basta telefonargli e viene a casa un incaricato che ti consiglia sul modello più adatto alle tue esigenze?”
“ma com’è il divanetto in regalo? Perchè io lo voglio morbido”
“non lo so, però possiamo chiederlo all’incaricato e tra l’altro puoi scegliere anche il colore del tessuto”
“boh ma vedi tu, io di queste cose non ci capisco niente”
“mah….. certo ora che mi ha raccontato del babbo di Luigia non sono mica tanto convinta, tu che ne dici?”
“per la nonna dici? Boh, non lo so, io di queste cose non ci capisco molto, fai venire l’incaricato e vediamo cosa ci consiglia lui”.
Poi lei si è messa a stirare e io sono uscito con Carlo.

Tutto qui/4

Viscontessa, 8 febbraio 2009

Oggi mi ha telefonato mia mamma per chiedermi se ce la faccio a pranzare da solo perchè lei è ancora dalla nonna che le pare non si senta troppo bene. Le ho detto di si e lei mi ha spiegato che il pranzo è già pronto e che quando arrivo a casa devo solo premere il tasto “on” del microonde. Il programma lo ha già impostato lei – e non stare a preoccuparti dei piatti sporchi, quando torno ci penso io, tu fai pure quello che devi fare -.
Io non devo fare niente così sparecchio e le metto già i piatti sporchi nel lavello.

Luana diceva che sono troppo mammone. Lei non andava troppo d’accordo con mia madre anche se la mamma era sempre gentile con lei. Una volta la mamma è andata a trovare una sua amica al mare perchè io potessi rimanere solo due giorni con Luana. Prima di partire ha pulito la casa, ha cambiato le lenzuola e gli asciugamani e ha lasciato il frigo pieno.
Luana viene a trovarmi e mi dice che per cena ha fissato con certi suoi amici. – Mica vorrai rinchiuderti in casa per due giorni? – mi fa. Io gli dico che avremmo dovuto mangiare quello che c’era in frigo. Rimaniamo a casa ma lei è nervosa e non facciamo neanche l’amore.
La sera dopo sono andato con una puttana per la prima volta.

Nel pomeriggio sono andato in palestra, dovevo lavorare sulle gambe ma poi ho visto Angela e mi sono messo a fare i pettorali.
Lei era sulla cyclette, teneva le cuffie nelle orecchie e pedalava piano.
Io ho scelto la macchina per i pettorali che è proprio di fronte a lei e mi son messo a lavorare sodo. Ogni volta che lasciavo andare le maniglie la guardo fisso ma lei fa finta di non vedermi.
Allora provo con i dorsali, la spio dallo specchio per vedere se mi guarda mentre tiro su 60 chili. Alle donne piacciono gli uomini con le spalle larghe ma a lei sembrano non interessare. Pedala e basta.
Da qualche tempo ho cominciato a farmi la ceretta sul petto e sulle spalle perchè i peli mi fanno schifo. La prima volta che l’ho fatto mi sono messo a piangere per il dolore ma adesso ho imparato a sopportare e resisto in silenzio.
Ho i dorsali e i pettorali ben scolpiti, devo lavorare ancora un po’ sulle gambe e secondo me Angela è una stronza: fa finta di non vedermi e invece mi guarda.

Quando torno a casa mia mamma non è ancora rincasata. Le telefono e mi dice che sta arrivando. Mia nonna non si è sentita bene e hanno chiamato il dottore. Il cuore è affaticato e la pressione è troppo alta. Il dottore le ha aumentato la dose della cardio aspirina e le ha prescritto dei diuretici ma mia mamma non è tranquilla. Io le ho detto di non preoccuparsi ma lei non è tranquilla.
Dopo cena telefona alla nonna che le dice si sentirsi meglio e lei va a letto perchè è molto stanca.
Io mi metto davanti al computer, entro in una chat e mi metto a chattare con una tipa.
Ma non mi fido delle tipe conosciute su internet, di solito sono delle cozze.
Prima di andare a letto mi viene in mente mio padre, non ci penso quasi mai ma stasera ripensando alla faccia preoccupata di mia madre, mi è tornato in mente lui.
E’ morto quando avevo cinque anni, lavorava in un cantiere edile lontano dalla nostra città e tornava a casa solo il fine settimana.
Un giorno hanno telefonato a mia madre per dirle che era successo un incidente e lei mi ha lasciato dai miei nonni ed è partita.
Per qualche settimana ho vissuto con loro, mia mamma tornava a casa una volta alla settimana per fare il bucato e poi con i panni puliti tornava in ospedale da mio padre.
Quando la vedevo era sempre molto preoccupata come oggi poi un giorno è tornata prima del solito e ho capito che mio padre era morto. Prima di morire mi aveva mandato i suoi saluti, io non lo vedevo da prima che succedesse l’incidente perchè mia madre diceva che l’ospedale non è un posto per i bambini. Lui mi aveva mandato i suoi saluti ed era morto mentre io a casa dei miei nonni giocavo con una grossa betoniera di plastica che mi avevano regalato per il compleanno.
Allora mi piacevano molto le betoniere, i trattori, le gru e tutte le macchine da lavoro che si trovano nei cantiere. Mio padre non parlava mai del suo lavoro ma io me lo immaginavo sempre alla guida di uno dei quei grossi mezzi. Poi un giorno la sua betoniera si era capovolta e poco dopo lui era morto inviandomi i suoi saluti.
Io buttai via tutte le mie betoniere di plastica e tornai a casa con mia madre.
Al funerale vidi mio padre per l’ultima volta. Era steso dentro ad una bara vestito con un abito scuro che non avevo mai visto. Era bianchissimo e aveva le gambe coperte da una specie di telo.
- anche io ti saluto – gli avevo detto e poi ero corso via da mia madre e mi ero messo a piangere.
Dopo il funerale io e mia mamma andammo a stare per un po’ di tempo dai miei nonni.
Mia mamma in quei giorni piangeva spesso e se ne stava quasi sempre a letto.
Io avrei voluto consolarla ma mio nonno mi diceva sempre che non dovevo disturbarla.
“dove le hai messe le tue macchinine?”
“non sono macchinine sono macchine da lavoro”
“vabbè perchè non vai a giocare con le tue macchine da lavoro?”
“perchè non ho voglia, voglio stare con la mamma”
“la tua mamma adesso è molto triste devi lasciarla stare” ma io soffrivo della sua lontananza più di quanto avessi sofferto della morte di mio padre che non vedevo quasi mai. Con mio padre ci eravamo salutati da uomini e adesso tutto quello che volevo era solo stare con mia madre ma lei non c’era più.
Un giorno poi mia nonna mi portò in chiesa e mi disse che dovevo pregare per la mia mamma ma io non sapevo come si fa a pregare.
“devi metterti in ginocchio e chiedere a Gesù che faccia guarire la tua mamma”.
“ma la mia mamma non è malata”
“è come se lo fosse, tu prega Gesù e vedrai che lei starà meglio”
Avevo pregato tutto il pomeriggio e poi anche tutta la notte ma la mattina dopo mia madre era sempre a letto.
“nonna, io ho pregato ma non funziona”
“devi avere fede, Gesù ha tante cose da fare e deve pensare un po’ a tutti. Tu continua a pregare e vedrai che lui ti ascolta. Prima o poi ascolta sempre tutti”.
Avevo pregato anche il giorno dopo e quello successivo, pregavo tutto il giorno ma mia madre non sembrava stare meglio finchè un giorno aveva smesso di piangere, si era alzata dal letto e mi aveva detto “torniamo a casa”. Ma non era la stessa mamma che ricordavo. Pensai di aver sbagliato a pregare. Dovevo dirgli “Gesù rivoglio la stessa mamma di prima, la stessa vita di prima, le stesse cose di prima” e ricominciai a pregare.
Era tutto lì.

Tutto qui/3

Viscontessa, 4 febbraio 2009

Stamattina Luigia non è venuta al lavoro. Suo padre si è sentito male nella notte e lei ha dovuto accompagnarlo in ospedale. E’ ancora lì.
Me l’ha detto il mio principale ma mi ha assicurato che domani torna.
Per oggi è venuta ad aiutarmi Adriana e io son contento. Cioè mi dispiace per il babbo di Luigia ma son contento di aver visto Adriana anche se stamattina c’è stata più confusione del solito e un cliente si è arrabbiato perchè pare che abbia aspettato un caffè macchiato per dieci minuti. Hanno sempre tutti fretta, che si fottano.
Adriana oggi mi ha detto che sabato prossimo va al mare con delle amiche. Stava lavando delle tazzine e mi ha detto “sabato vado al mare con due amiche, tu che fai?”.

Adriana lavora al bar da un paio di anni.
Prima di lei c’era una signora sposata e con due figli piccoli che avevano sempre qualche problema. Una volta erano ammalati, un’altra c’era sciopero a scuola e un’altra volta ancora uno dei due doveva andare in gita scolastica e lei doveva accompagnarlo.
Anche quando era al lavoro teneva sempre il cellulare in tasca perchè non si sa mai cosa può succedere con due figli piccoli a giro, e siccome il principale non vuole che si parli al telefono quando si è al lavoro, lei lo teneva con la vibrazione e ogni tanto la vedevo sussultare come se fosse stata percossa dalla corrente. Poi andava in bagno di corsa e quando tornava a volte diceva che doveva andare via perchè il bambino aveva la febbre.
I suoi bambini si ammalavano sempre, lei diceva che era colpa dell’asilo ed era sempre molto preoccupata ma sui clienti non fa una bella impressione vedere una che è sempre preoccupata.
Poi un giorno uno dei suoi bambini è caduto e si è rotto un braccio.
Anche quel giorno lì l’avevo vista vibrare mentre prendeva le ordinazioni e quando era tornata dal bagno era bianca come un cencio.
“Matteo è caduto e hanno chiamato un’ambulanza, devo scappare”. Si era tolta il grembiule ed era andata via in ciabatte. Il mio principale non c’era, era uscito per andare in banca e quando era tornato e non l’aveva trovata aveva detto “ora basta”.
Il giorno dopo quando si era ripresentata al lavoro il mio principale le aveva detto che non poteva più tenerla. Lei si era messa a piangere ma una settimana dopo non c’era più.

Adriana invece non è sposata e non ha figli.
Anche lei tiene sempre il telefono in tasca con la vibrazione ma non ha mai fretta di vedere chi l’ha chiamata.
Quando il mio principale cercava qualcuno che sostituisse la signora con due figli, mi aveva chiesto se conoscevo qualcuno. Io gli avevo proposto il mio amico Carlo che in quel periodo cercava lavoro ma il principale mi aveva detto che voleva una donna perchè i clienti preferiscono vedere una donna piuttosto che un uomo. E la voleva libera da impegni familiari. Non troppo giovane perchè i giovani hanno sempre un sacco di grilli per la testa, ma neanche anziana perchè gli uomini preferiscono vedere una bella donna piuttosto che una vecchia. Io però non conoscevo nessuno.

“sapessi….” rispondo ad Adriana. Non so che dirle. Io il sabato di solito non faccio niente di speciale, qualche volta accompagno mia mamma al centro commerciale, altre, se Carlo è libero, andiamo insieme a farci un giro, a volte resto a casa a guardare la televisione o vado in palestra e la sera esco per andare in qualche locale.
“che farai mai di così importante?” quando Adriana mi stuzzica così le si arricciava l’angolo della bocca in una smorfia maliziosa.

La prima volta che avevo visto Adriana aveva una maglietta tutta strizzata che le metteva in risalto il seno e i fianchi. Mi aveva dato la mano per presentarsi e mi aveva detto “piacere Adriana” con la stessa espressione che aveva adesso sul viso per prendermi in giro. Io le avevo dato la mano e la sera, pensando a lei, mi ero fatto una sega.
“sapessi…. non te lo posso dire che sennò dopo ti monti la testa” forse mi sarei fatto una sega pensando a quella conversazione ma non voglio che lei lo pensi.
“figurati, te ne starai a casa a guardare la televisione”. Mi provoca, l’ho capito fin da quella prima volta che l’ho vista ma io non sono uno che si fa fregare dalle donne.
“e il tuo fidanzato che dice che te ne vai da sola a giro con le tue amiche?”
“niente, cosa vuoi che dica, io faccio quello che mi pare non devo render conto a nessuno”
“se tu fossi la mia fidanzata io non ti lascerei andare da sola”. Adesso cambia espressione, sembra irritata e una bicchiere le scivola dalle mani. Ma con chi crede di avere a che fare? Fosse stata la mia fidanzata le avrei impedito di uscire con le amiche.

Sono uscito dal lavoro sono andato in palestra ma Angela non c’è.
Sono tornato a casa e ho telefonato a Lucrezia.
Lucrezia è russa ma vive nel nostro paese da quasi dieci anni e parla molto bene la nostra lingua anche se le è rimasto quell’accento duro dei suoi luoghi di origine.
Il suo vero nome è Irina ma quando ha deciso di aprire un sito internet tutto suo, ha cambiato nome e ora si fa chiamare Lucrezia.
Non è giovanissima ma è ancora una bella donna e quando vado a trovarla non mi mette mai fretta.

Ho sempre avuto problemi a raggiungere l’orgasmo quando faccio sesso con una donna. Per un certo periodo avevo pensato che dipendesse dal fatto che mi masturbavo troppo e avevo smesso. Ma non è servito a niente e ho ricominciato.
A me le donne piacciono e anche parecchio ma difficilmente riesco a venire senza mani o senza bocca.
Sono fatto così, una volta ne ho parlato anche con il mio dottore che mi ha detto che devo imparare a lasciarmi andare ma io mi lascio andare, solo che non capisco mai cosa vogliano veramente le donne.
Io per esempio sono sempre stato un grosso consumatore di giornali e film pornografici, fin da ragazzino mi masturbavo su quei giornaletti pieni di donne nude che non vedevano l’ora di scoparsi chiunque. Io pensavo che le donne fossero come gli uomini sempre vogliose e in cerca di sesso, pensavo che come mi aveva detto mio nonno, le donne prima di sposarsi fossero tutte troie.
Poi si sa con i figli le donne cambiano e per questo pensavo esistessero le puttane, ma ero convinto che prima di sposarsi le donne fossero tutte come quelle dei giornalini porno che dicono no ma pensano si. Pensavo che, come le mie eroine pornografiche, le donne fossero tutte serie e composte solo prima che un uomo volesse scoparsele. Poi perdevano ogni freno inibitorio e ti facevano qualunque cosa.
Il mio sogno era stato negli anni di scuola media, quello di scoparmi la professoressa di ginnastica. Avevo visto su uno dei miei giornali la storia di una professoressa di ginnastica che si scopava tutti gli alunni. Una vera ninfomane. Grazie a lei da allora avevo cominciato a fantasticare sulla mia insegnate di educazione fisica. Certo la nostra prof non era bella come quella del mio giornaletto, era piccola tarchiata e aveva la pelle del viso rovinata, ma aveva una seno enorme e su quello mi concentravo ogni volta che pensavo a lei.
Una volta mi aveva messo le mani sulle spalle per mostrarmi la posizione corretta per fare un tiro di basket e a me mi era diventato subito duro. Su quell’episodio mi ero concentrato intere settimane.
Eravamo in palestra, lei si avvicina e mi metteva le mani sulle spalle, io mi giravo, gli strappavo la maglietta e cominciavo a succhiargli i capezzoli mentre lei urlava “si, si…. ancora”.
Oppure eravamo in palestra, lei si avvicinava e mi metteva una mano sul cazzo “devi tenerlo dritto se vuoi fare canestro”. Io mi tiravo giù i pantaloni e infilavo il mio uccello nel suo canestro.
Ancora. Eravamo in palestra, lei si avvicinava e io mi giravo di scatto e gli mettevo le mani sulle spalle, poi la buttavo sul materasso per fare i salti e la prendevo da dietro.
Questi erano i miei sogni ogni notte poi un giorno mentre eravamo davvero in palestra, lei si era avvicinata nuovamente e questa volta, per spiegarmi meglio la posizione, si era appoggiata con il suo corpo al mio. Era arrivata da dietro e aveva fatto aderire perfettamente il suo corpo al mio. Potevo sentire le sue enormi tette e persino i suoi capezzoli sulla mia schiena e poi più giù la sua pancia e infine il suo sesso che si appoggiavano alle mie natiche. Poi mi aveva stretto a se per la vita e io in quel momento eroo venuto sporcandomi tutti i pantaloni della tuta che per fortuna erano coperti da una maglia lunga.
La lezione successiva mi ero avvicinato a lei e l’avevo abbracciata da dietro come aveva fatto lei con me la volta precedente
“E’ questa vero la posizione corretta?” le avevo sussurrato nell’orecchio.
Lei non si è tirata giù i pantaloni pregandomi di penetrarla come avevo immaginato e non mi aveva neanche preso in mano l’uccello come avevo sperato.
Si era girata, mi aveva tirato uno schiaffo e mi aveva portato dal preside.
Chiamarono mia madre e quando le raccontarono l’accaduto invece di infuriarsi con me come avevo temuto, se la presa con la professoressa. “Evidentemente” aveva detto rivolto alla mia insegnante di ginnastica “il bambino sarà stato incoraggiato dai suoi atteggiamenti!”.
Poi mi aveva cambiato scuola.

Prima di andare da Lucrezia mi fermo al bar a prendere una confezione di cioccolatini e incontro Adriana. Oggi ha fatto il doppio turno e ha la faccia stanca ma non si risparmia lo stesso una frecciatina.
“Hai comprato i cioccolatini da portare alla mamma?”.
“Sièee, alla mamma, ho un appuntamento va bene?”
“certo che va bene, per me puoi fare quello che ti pare, figurati. Certo che se uscire con una donna ti fa questo effetto è meglio che stai a casa guardare la televisione”
“che effetto scusa?”
“sei acido come yogurt andato a male”
“acido io? Ma che dici?”
“niente, niente, lo so io, lascia perdere e divertiti”.
Me ne sono andato ma ero arrabbiato. Quando sono arrivata da Lucrezia pensavo che mi sarei fatto fare solo un pompino.
Lei invece si è accorta subito che ero arrabbiato e non ha detto niente. Mi ha chiesto se avevo voglia di spogliarmi per farmi massaggiare la schiena. Volevo dirgli slacciami i pantaloni e prendilo in bocca. Ma lei ci teneva a massaggiarmi. Mi sono spogliato e mi sono sdraiato sul suo letto. Però non mi sono tolto le mutande che non avevo voglia.
Lucrezia ha messo un telo sopra alla lampada del comodino e sotto fondo ha messo un po’ di musica. “Ti piace questa musica?”. Della musica non mi importava niente ma non gliel’ho detto.
Quando un’ora dopo sono uscito da casa sua mi sentivo meglio. “La tua piccola Lu sa come farti stare bene vero? Ti aspetto giovedì alla solita ora?”

Luigia non è venuta al lavoro neanche oggi. Il mio principale dice che suo padre è in fin di vita e per qualche giorno non potrà venire. Al suo posto verrà Adriana che si è offerta di fare il doppio turno tutta la settimana. Forse ha litigato con il fidanzato e viene per me.
Quando arriva, comunque, mi guarda subito con quel suo sorriso strano e mi chiede “ti sei divertito ieri sera?” e io mi vergogno un po’ al pensiero che ero con Lucrezia. Non mi vergogno di andare a puttane ma alle donne non piace sentirlo dire.
Non ci rivolgiamo più la parola per tutta la mattina. Prima di andar via gli dico solo “ciao stronza” e me ne vado senza neanche guardala.
Adriana non la conosco bene, so che vive da sola e che ha un gatto, del suo fidanzato non so quasi niente. Una volta ho provato a chiederglielo ma lei mi ha detto di farmi gli affari miei e si è messa a pulire le mensole dove teniamo i liquori. Dopo l’ultima ristrutturazione adesso le mensole sono tutte di vetro e la polvere si vede subito. Di solito ci pensa Adriana che è quella che la sera si occupa dei cocktail.
Qualche volta, quando Adriana era appena arrivata, la serata passavo dal bar per vedere come lavorava. Di solito ci andavo solo con Andrea perchè Carlo in quel periodo doveva studiare ma una volta è venuto anche lui. Carlo secondo me non è affatto bello, è secco, mingherlino e cammina un po’ gobbo ma alle donne piace molto.
A volte quando vedo che le ragazze si mostrano più interessate a lui che a me, sono un po’ geloso soprattutto perchè io per essere come sono mi do un sacco da fare mentre a lui non gliene frega niente. Io vado in palestra quasi tutti i giorni, non fumo, mangio sano e ultimamente ho iniziato anche a prendermi cura della mia pelle.
A dire il vero era stata Luana, la mia ex fidanzata, ad insegnarmi certe cose. Lei diceva sempre che dovevo darmi una crema per prevenire le rughe e che almeno una volta al mese dovevo fare la pulizia del viso. A volte quando andavo a casa sua, mi metteva di schiena e mi schiacciava i punti neri. “uh guarda questo come è grosso!” e io mi immaginavo che parlasse del mio uccello. Mi ha lasciato perchè ha detto che con me non si può parlare.
“in che senso?”
“nel senso che te pensi solo a scopare e poi ti addormenti”
“non mi piace quando dici scopare”
“si vabbè… stavamo parlando di un’altra cosa. Fare l’amore, va bene?
“ma lo sai che io ti amo”
“ecco, per esempio, che vuol dire secondo te ti amo?”
“in che senso?”
“nel senso che devi spiegarmi cosa vuol dire che mi ami”
“vuol dire che voglio stare sempre con te”
“si vabbè, questo lo so ma perchè vuoi stare sempre con me?”
“perchè ti amo”.
Quando mi ha lasciato ho pianto per una settimana ma non l’ho detto a nessuno.
Tutto qui.