così fan tutte

Viscontessa, 10 gennaio 2009

A me mi piacerebbe essere una donna molto culturale.
Non è stato sempre così ma invecchiando, per rendersi ancora interessante, tocca buttarsi sul culturale che altrimenti a rifarsi le tette si spende un sacco di soldi e non basta mai.
Io mi ci vedo bene come donna culturale che una volta c’era una tipa che mi immaginava girare per casa con lunghi abiti neri, lunghi capelli neri e fumanti tazze di tè nero. Immagino che per delicatezza avesse omesso che appesi al collo portassi anche un paio di occhiali da lettura con una lunga catenina nera.
Mi piacerebbe insomma essere una donna molto culturale di quelle che è sparita per un po’ di tempo e torna raccontando che ha avuto un sacco di impegni ovviamente molto culturali ma purtroppo l’unica cosa di culturale che ho fatto in questi giorni è stato informarmi sul principio attivo di un antidolorifico molto potente che mi ha prescritto il dottore e che non mi ha fatto una sega.
Vabbè, sega non è molto culturale ma anche la tonsillite come i bambini, la febbre alta, un mal di testa atroce, la lesione alla cornea del mio cane e i pidocchi di mia figlia, non sono affatto culturali e meno male che non mi son rifatta le tette che altrimenti mi sarei sudata persino il silicone.
L’altra sera per esempio me ne stavo seduta sul letto con un pigiama incollato addosso che mi supplicava di lasciarlo andare in lavatrice quando tra un giramento di testa e un bugiardino buttato sul comodino, mi sono ricordata che dovevo dare il collirio al cane. Io a dire il vero mi ero seduta sul letto perché vomitare nel mio letto-cuccia già pieno di briciole mi pareva davvero davvero poco igienico, ma è bastato che mi sedessi così sul bordo del letto con quell’aria un po’ intontita e il pensiero del collirio del cane, che si è formata subito una lunga processione. Prima è arrivato mio marito che vistami in ottima forma o almeno in posizione semi verticale, ne ha approfittato per sapere che cosa c’era per cena o meglio dove stessero le pentole per mettere un po’ d’acqua al fuoco per cucinare un piatto di pasta e poi, in rapida successione, dove fosse il rubinetto di cucina, dove la pasta, dove i fornelli e dove il frigo dal quale prelevare un condimento qualsiasi.
Subito dopo è arrivata mia figlia e prima che aprisse bocca gli ho detto di portarmi i colliri del cane e mentre cercavo il cane tra le lenzuola, lei mi ha detto che aveva i pidocchi e si è seduta sul bordo del letto perché le spidocchiassi il capo. Così me ne stavo seduta cercando con una mano il cane tra le lenzuola mentre con l’altra pettinavo mia figlia e con garbo spiegavo a mio marito che il frigo è quell’enorme elettrodomestico giallo che sta in cucina e ad un certo punto ho capito perché non potrò mai essere una donna culturale: non ho tempo.
Ho agguantato una cosa qualsiasi sotto alle lenzuola per la precisione un gatto e gli ho messo il collirio, poi ho consigliato a mia figlia di mettere la testa sotto le lenzuola che i pidocchi si sarebbero suicidati da soli per l’orrore, quindi ho detto a mio marito che il frigo era all’angolo, di prendere il carrello, la carta di credito, coprirsi bene e andare in frigo, infine sono svenuta tra briciole, gatti, cani, collirio e pidocchi.
E ho capito che per esser culturali bisogna rifarsi le tette.



11 commenti a “così fan tutte”

  1. Giulia Says:

    Lo sapevo che stirare due ore e poi abdicare alla serata fuori per stanchezza e mal di schiena avrebbe seriamente minato le mie possibilità di diventare una Donna Culturale (che va scritto con le maiuscole, secondo me).

  2. Delia Says:

    “A me mi” di apertura è spettacolare!Così si che si è una perfetta cultural uoman.Anche senza tette rifatte.

  3. Viscontessa Says:

    Delia, a dire il vero avevo cominciato con un “a me mi piacerebbe di molto etc…” poi ho tolto il “di” perchè mia pareva davvero eccessivo o almeno poco comprensibile per chi non è fiorentino come me (e molto avrei dovuto scriverlo con la “r” di morto”):-)

  4. Thumper Says:

    LOL!!!

  5. Plexar Says:

    E’ chiaro che hai la mania di spostare le cose e gli elettrodomestici. Il frigorifero, le pentole, la pasta ecc. non si trovano se le sposti continuamente.
    Dopo non ti puoi lamentare se i tuoi familiari non le trovano …
    Il mal di testa sparisce uscendo di casa (al tassista : “a Tunisi, subito!”)

  6. Riccardo Says:

    A che ora passo?

    Riccardo.

  7. Viscontessa Says:

    per tunisi? facciamo verso le 16 del 2015?

  8. Riccardo Says:

    Ma un giorno a caso del 2015?

    Dovrei essere libero!

    Riccardo.

  9. Plexar Says:

    Forse a VISS non piace il mare.
    Se preferisci la montagna suggerirei il Nepal. Considerando globalmente il blog, c’e’ gente che e’ andata 7 anni in Tibet per molto meno …
    Certo il taxi costa di piu’ …

    Plex

  10. prosaica Says:

    Mi hai fatto ridere fino alle lacrime. E grazie anche del commento: ispirata evidentemente dall’A me mi iniziale e dagli occhiali penzuli che non mi garantiscono i diecidecimi avevo letto “di moRto”. A quanto pare anche due decenni di lontananza da Firenze non fanno perdere l’orecchio per la lingua natia.

  11. Viscontessa Says:

    Potrei trovare una collina e andarci per sette giorni facendo finta di essere un cane che una volta si diceva che un anno umano corrisponde a sette anni canini.
    Dovrebbe costarmi meno del Tibet che tra l’altro, a dirla tutta, ultimamente non si sa più neanche se esista ancora.
    Adesso c’è Gaza City, c’è Kiev, c’è Guantanamo. Tibet, Cecenia, Congo….. roba vecchia, forse mai esistita.

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