Tutto qui/2

Viscontessa, 31 gennaio 2009

Oggi siamo andati a pranzo da mia nonna.
Mia mamma va a trovarla quasi tutti i giorni e qualche volta ci andiamo insieme di domenica.
Mia nonna ha 95 anni, si chiama Italia ed è vedova da quasi trenta. Mio nonno me lo ricordo poco. Quando era vivo andavamo a pranzo da loro tutte le domeniche ma con lui non ci ho mai parlato molto.
Faceva il benzinaio e aveva sempre le mani nere. A tavola spesso stava zitto e dopo pranzo andava in salotto a guardare la televisione.
Mia mamma invece rimaneva in cucina a dare una mano alla nonna e poi si metteva a parlare con lei di certi loro conoscenti che qualcuno era sempre morto, qualcuno si era sposato e qualcun altro aveva problemi con il marito, con i soldi o con i figli.
Mi ricordo che i problemi erano sempre gli stessi e che io allora pensavo che non sposarsi e non avere figli fosse la soluzione migliore. Così quello che guadagni te lo tieni per te e non devi litigare con nessuno.
Una volta, mentre mia mamma e mia nonna parlavano di una certa loro conoscente che tradiva il marito, avevo detto che io non mi sarei mai sposato.
Non dire sciocchezze, – aveva detto mia mamma – certo che ti sposerai e avrai dei figli come tutti.
Quella frase me la ricordo bene perché allora mi era suonata come una condanna a morte.
Poi lei e la nonna si erano messe a parlare sottovoce di come mia mamma aveva scoperto che questa loro conoscente tradisse il marito e io ero andato in salotto a cercare mio nonno.
Io allora avevo otto anni.
Mio nonno sarebbe morto esattamente un anno dopo accasciandosi sul piatto nel quale stava mangiando la sua minestrina. In silenzio come era vissuto.
Quel giorno però mio nonno stava ancora bene.
Era seduto sulla sua poltrona del salotto e sonnecchiava di fronte alla televisione.
“nonno” gli avevo detto “tu perché hai sposato la nonna?”.
Lui si era svegliato dal suo dormiveglia, si era grattato la testa con quelle sue grosse mani nere, poi mi aveva guardato torvo in faccia “che domande son queste?”.
“Volevo sapere perché hai sposato la nonna. Non vi vedo mai parlare”.
“e cosa vuoi che ci diciamo? Sono più di quarant’anni che viviamo insieme”
“ma la mamma e la nonna parlano sempre anche se si conoscono da una vita”
“ma son donne, quelle parlerebbero anche da morte, tu con i tuoi amici passate il tempo a parlare? lasciale fare le donne dai retta a me”
“io con i miei amici gioco a calcio, qualche volta litighiamo ma poi uno tira una spinta all’altro e si finisce per fare a botte. Le donne invece non si picchiano mai vero?….. Però adesso non so che fare, mi annoio un po’ e poi mi diverte ascoltare quello che dicono. Lo sai che la mamma ha appena raccontato alla nonna che una signora che lei conosce tradisce il marito? Che “troia” ha detto la mamma”
“certe parole non dovresti neanche conoscerle tu! E poi cosa vuoi che ne sappia la tua mamma di donne?”
“perché cosa sono le troie?”
“le troie non esistono, le donne son tutte uguali, all’inizio ti fanno credere che vivranno solo per esaudire ogni tuo desiderio poi dopo il matrimonio si ricordano di te solo quando hanno bisogno”
“bisogno di cosa?”
“di qualsiasi cosa, ma lasciamo perdere”
“allora le troie sono le donne prima di sposarsi?”
“non son discorsi da farsi alla tua età, quando sarai grande capirai da solo e ora torna da tua madre che ti starà cercando”
Poi si era rimesso a dormire e un anno dopo era morto.

Per pranzo abbiamo mangiato le lasagne che ha preparato mia mamma.
Mia mamma ha paura che mia nonna usi i fornelli e per questo quando andiamo a pranzo da lei prepara sempre qualcosa da portare già pronto e quando siamo a tavola le racconta sempre di qualche signora anziana che viveva da sola, che ha acceso il fornello per scaldarsi un po’ di brodo ed è morta. Qualunque sia il motivo per cui le vecchie dei suoi racconti accendono il fuoco alla fine muoiono tutte.
Qualche volta muoiono perché ha preso fuoco la casa, altre perché si è spento il fuoco e il gas le ha asfissiate e quando è più preoccupata del solito, perché sono scivolate, si sono rotte il femore e sono rimaste lì a terra a morire mentre l’acqua della pentola evaporava e la pentola si bruciava.
Questo passaggio le piace particolarmente.
Mentre per le vecchie morte per incendio o asfissia tira via, i suoi racconti sulle vecchie morte per un femore rotto sono piene di dettagli raccapriccianti.
- Una signora anziana…… Aveva più o meno la tua età, forse anche qualche anno meno…. ma era una donna ancora in gamba la vedessi! Poi quella mattina si è messa le scarpe per andare a messa e quando è tornata con le sue belle scarpe ai piedi è andata in cucina, ha preso il pentolino ed è andata al lavandino per riempirlo. Probabilmente gli tremava un po’ la mano e un po’ di acqua è finita per terra così dopo aver messo la pentola sul fuoco, dev’essere tornata indietro e dev’essere scivolata sull’acqua. Te lo immagini quella povera donna con il femore rotto e le sue scarpe ai piedi quanto avrà rimpianto di non essersele tolte subito appena rientrata in casa? Ma i vecchi sono così, sono come bambini, non sai mai cosa gli passa per la testa….. Guarda che morire per un femore rotto è dolorosissimo e molto lungo soprattutto se hai un pentolino sul fuoco e l’acqua evapora fino a bruciare la pentola e poi chissà cos’altro….. Povera donna, quando l’hanno trovata era morta da due giorni e se ne sono accorti solo perché dalla casa proveniva un puzzo di bruciato insopportabile.-
Mia nonna ogni volta sembra addolorata per il destino di queste povere vecchie ma i racconti di mia madre non suscitano in lei reazioni molto diverse da quelle di altri fatti di cronaca.
”e l’hai sentito di quei quattro ragazzi morti in un incidente?”
“certo che l’ho sentito, poveretti, ma adesso mamma stavamo parlando di un’altra cosa”
“si si ma anche quei ragazzi…. tu Evaristo mi raccomando vai piano quando sei in macchina”
“a proposito ma sai che uno di quei ragazzi era il figlio della Maddalena Argingrossi? te la ricordi la Maddalena? Era a scuola con il figlio della Maria, te la ricordi quella bella ragazza con i capelli rossi che passava dal forno della Maria a chiedere se c’era suo figlio? Ecco era lei, la Maddalena Argingrosso”.
E cambiano discorso, parlano della Maddalena, della Maria e del figlio della Maria.
Poi mia madre pare rammentarsi del motivo per cui era iniziata quella conversazione così si alza e conclude “mi raccomando mammina eh?! Non accendere i fornelli quando sei da sola che altrimenti lo sai io sto in pensiero”.

Dopo pranzo mia mamma si è messa rigovernare i piatti, mia nonna si è seduta sulla sua poltrona a guardare la televisione e io mi sono messo a sfogliare una rivista di moto che mi ero portato dietro.
Quando mia mamma ha finito, mia nonna dormiva di fronte ad un vecchio film in bianco e nero e noi ci siamo presi il caffè.
“Evarsito io sono un po’ preoccupata per la nonna”
“perché mamma? Sta benissimo”
“ma ormai è anziana, tutto il giorno qui da sola”
“ma non vieni tu tutti i giorni a vedere come sta?”
“ma comincio ad essere vecchia anche io, prendere quattro autobus per venire a trovarla comincia a pesarmi”
“ma che dici, tu sei ancora giovane!”.
“eh si, tu mi vedi ancora giovane ma gli anni passano anche per me”.

Ogni volta che veniamo a trovare la nonna la stessa conversazione.
Io l’ascolto e le dico di non preoccuparsi.
Non saprei cos’altro dire.

continua

Tutto qui/1

Viscontessa, 30 gennaio 2009

Mi chiamo Evaristo e ho trentanove anni.
Lavoro in un bar del centro dalle sei del mattino fino alle due del pomeriggio e quando esco vado in palestra ad allenarmi.
Ci tengo a mantenermi in forma, per questo vado in palestra quasi tutti i giorni.
Altri interessi non ne ho a parte il calcio ma non sono uno di quegli esagitati che vanno allo stadio tutte le domeniche. Preferisco guardare le partite in televisione e giocare la schedina.
Spesso gioco anche al Gratta e Vinci perché mi piacerebbe comprarmi la moto ma per adesso non ho mai vinto quasi niente.
Vivo con mia madre e non ho una fidanzata ma non mi importa.

Ho due colleghe di lavoro che si chiamano Luigia e Adriana.
Luigia lavora al mio stesso turno. Lei prende le ordinazioni e me le passa a voce.
“Evaristo due caffè normali, un macchiato freddo, uno lungo, un cappuccino con orzo e uno senza schiuma. I caffè sono diventati quattro e aggiungi un cappuccino normale. Quattro caffè normali, un macchiato freddo che eccolo qui, un macchiato caldo, il cappuccino con orzo e uno senza schiuma. Due caffè, due cappucci, un caffè ristretto, un orzo con limone e uno normale. E il caffè lungo? Ah eccolo. Allora siamo a…..” e così via tutta la mattina anche se i momenti peggiori sono dalle otto alle dieci.
A volte, quando piove, anche le 11.
Luigia ha sessantacinque anni e le braccia più grosse che abbia mai visto. Soffre di mal di piedi e quando mi urla le ordinazioni di schiena a volte mi eccito.
Non sempre, ma qualche volta se ascolto solo la sua voce senza pensare a lei mi capita di eccitarmi. Me la immagino mentre mi urla “Evaristo levami la camicetta, le mutande, il reggiseno e le calze. Leccami, togliti i pantaloni e chiamami la tua puttana”.

Adriana invece lavora nel turno del pomeriggio.
Adriana è più giovane e mi piacerebbe chiederle di uscire ma credo sia fidanzata.
Qualche volta lavoriamo insieme e la sua voce è molto più dolce di quella di Luigia. Spesso scherziamo insieme ma poi, senza farmi vedere dal mio principale, devo buttare via un sacco di ordinazioni sbagliate.

Ho anche due amici che si chiamano Andrea e Carlo.
Andrea lavora da un gommaio ed è sposato.
Carlo invece è laureato in statistica e da qualche mese lavora come operatore di un call center, uno di quei posti dove la gente telefona per chiedere informazioni.

Una volta sono anche stato fidanzato per quasi due anni.
Lei si chiamava Luana e faceva l’estetista.
Ci eravamo conosciuti in un locale ma poi lei mi ha lasciato e io sono stato molto male.

Altre storie importanti nella mia vita non ne ho avuto.
Le donne mi piacciono ma sono troppo complicate e io non riesco a capirle.

Adesso per esempio c’è una tizia nuova in palestra che mi piace molto. Si chiama Angela, ho letto di nascosto il suo nome sulla scheda con il suo programma di allenamento.
Mentre si allena io la guardo fissa per fargli capire che mi piace ma lei sembra non accorgersene neanche.
O forse è fidanzata.

Comunque sono un tipo tranquillo, mi piace il mio lavoro, mi piace fare sport e mi piace uscire con gli amici. Mi piacciono anche le donne e forse un giorno incontrerò quella giusta.

Tutto qui, di me non ho altro da dire.

continua

Intercettazioni

Viscontessa, 28 gennaio 2009

Un tempo, quando i telefoni erano ancora quei grossi apparecchi con i numeri a disco, si scherzava sulle intercettazioni telefoniche ogni qualvolta la conversazione venisse disturbata da fastidiosi rumori di sottofondo. “avrò il telefono sotto controllo” – si diceva – e poi si proseguiva tranquillamente la conversazione anche perché erano pochi coloro che pensavano di avere una vita così interessante da essere tenuta sotto controllo.
Quando poi arrivarono i cellulari si scoprì che inserendo un pezzetto di carta stagnola – se non ricordo male – dove la batteria faceva contatto con il telefono, era possibile captare le conversazioni telefoniche di tutti i cellulari in uso nelle vicinanze. Attività, a dire il vero, non molto interessante perché al solito, la gente normale, si dedica a conversazioni assolutamente normali.
Ora però che il telefono lo hanno davvero tutti, ora che non c’è più il solo telefono di casa ma ognuno, compreso vecchi e bambini, ha un suo telefonino personale, pare che il problema delle intercettazioni telefoniche sia diventata una priorità per tutti quanti i cittadini italiani compresi ovviamente i cittadini normali ovvero la maggior parte degli abitanti di questo paese. Si tratta di privacy, di quella privacy violata ogni giorno da migliaia di telecamere piazzate in ogni angolo della città, e della stessa privacy con la quale dobbiamo scontarci, come cittadini normali, ogni volta che andiamo a ritirare le analisi del sangue, ogni volta che dobbiamo chiedere un certificato, sottoscrivere un abbonamento o semplicemente ottenere una carta sconti per fare la spesa.
Da cittadina normale, insomma, se potessi dire la mia su questa legge sulla privacy, mi lamenterei di tutti gli inutili sprechi soprattutto di tempo a cui mi costringe questa legge che dovrebbe tutelare quel genere di riservatezza che non ho mai ritenuto in pericolo quando le analisi del sangue me le consegnavano senza bisogno di autorizzarli a farlo.
Non che mi faccia piacere sapere che qualcuno possa ascoltare le mie conversazioni telefoniche mentre magari svelo ad un’amica il mio segreto per preparare un’ottima parmigiana di melanzane, ma potendo dir la mia mi da ancor più fastidio sapere che qualcuno possa spiarmi con le telecamere mentre acquisto le melanzane per la parmigiana. E poi, non so perché, ma resto convinta del fatto che a nessuno importi niente di ascoltare le mie conversazioni telefoniche.

Pubblicato su Il Firenze

Due chiacchiere

Viscontessa, 26 gennaio 2009

Come al solito mi piacerebbe dire che scrivo poco sul blog perché ho una vita vera, emozioni vere, e qualcos’altro di vero che adesso non rammento.
La verità è che la cosa più vera che ho ultimamente è un sonno atavico, il sonno degli avi che sta ricadendo tutto sulle mie fragili spalle, il sonno degli uomini in battaglia, delle donne in fuga, del dolore e della gioia che ti leva il sonno per consegnarlo a me, testimone del sonno di intere generazioni di uomini e donne.
A dire il vero, giusto perché la responsabilità del sonno atavico mi pesa un tantino, ogni giorno mi dico che appena smette di piovere farò qualcosa di grandioso, uscirò di casa e vestita di soli stracci andrò per le strade del mondo a parlare della responsabilità del sonno atavico ma qui non smette proprio mai di piovere e anche per oggi mi farò martire domani.
Certo potrei parlare dei miei sogni e delle posizioni del sonno, potrei raccontarvi come dormire in piedi o sdraiati, di come dormire con gli occhi aperti o chiusi e di come dormire cerebralmente anche quando si risulta cerebralmente svegli. Un elettroencefalogramma piatto che vede gli unici movimenti degni di attenzione durante le lunghe ore di veglia propedeutiche al sonno di fronte alla televisione ma mettermi a parlare di La Russa che parla di un importante aumento della percezione di sicurezza o di Fazio che cola come melassa sulle parole di Carla Bruni, francamente mi pare un’inutile perdita di tempo soprattutto perché tutto ciò sottrarrebbe ore essenziali al mio sonno atavico.
Insomma, non faccio una sega di rilevante che poi non ho mai fatto una sega di rilevante in vita mia a parte quella volta che ho salvato un topolino di campagna da una ciotola di acqua del cane, ma la verità è che in questo periodo non capisco neanche bene cosa ci sia di divertente o anche solo di rilassante, nel raccontare che come al solito non faccio una sega di rilevante.
Tuttavia scoprire che ogni tanto la viscontessa ancora esiste almeno come icona di un tempo che fu, mi costringe a mettere fuori il nasino dal mio letargo invernale e siccome ogni tanto ancora qualcuno si ricorda di me (l’angolo vittimistico era d’obbligo) ecco che oggi è uscita questa simpatica intervista. Simpatica, ovviamente, perché insieme a me c’è Dania. Una donna tutta da godere.

Amore della mamma

Viscontessa, 23 gennaio 2009

- Amore mio, certo che sono orgogliosa di te, sei la mia bambina, rappresenti il futuro, il mio futuro e il futuro della nostra famiglia. Per questo devi studiare, perchè devi diventare una persona adulta e consapevole, devi diventare una giovane donna con un futuro davanti e la speranza di una vita migliore. Conto su di te, conto sulle tue capacità e sul tuo futuro, spero che riuscirai a realizzare tutti i sogni che io non sono riuscita a realizzare e sono sicura che riuscirai a rendermi orgogliosa di te e delle tue scelte.
Ho grandi progetti per il tuo futuro, devo ancora insegnarti tante cose e tante cose dovrai impararle da sola ma se riuscirai a capire la differenza tra il bene e il male (e io so che lo farai, so quanto vali e ho fiducia nelle tue possibilità) nella vita farai qualcosa di grande
- Non dirmi che vorresti farmi fare la Velina?!
- La Velina? Ma scherzi? E secondo te per fare la Velina bisogna studiare?
- Ah ecco, mi ero preoccupata, e allora cosa vorresti che diventassi da grande?
- Un ecoterrorista
-ah meno male…. per un attimo avevo temuto il peggio….. ma perchè esiste una scuola per diventare ecoterroristi?
- Non proprio ma tante cose posso insegnartele io….
- Tipo?
- Dovresti portare fuori il cane
- Lo sapevo che dietro a questo discorso c’era la fregatura.
- A proposito…. dovresti portarlo di fronte al numero civico 12 e farlo cagare proprio lì.
- Perchè?
- Perchè quella che ci vive ieri borbottava che lei i cani li ammazzerebbe tutti……
- Ah però, quindi non mi porto dietro i sacchettini…….
- Sono orgogliosa di te, impari velocemente
- Grazie mamma
- Prego amore

Sei un cretino

Viscontessa, 17 gennaio 2009

Sei un cretino.
Probabilmente non ci avevi mai pensato e ti chiedevi da una vita cosa non funzionasse in te. Non lo sapevo ma tutti abbiamo qualcosa che non funziona e se proprio non abbiamo niente dobbiamo inventarci qualcosa per renderci più interessanti.
D’altra parte vorresti dirmi che sei felice? No, lo vedi? Te lo avevo detto io che non sei felice e adesso non dirmi che però stai bene e sei sereno perchè non basta, dovresti essere felice perchè facciamo di tutto per renderti felice e se non lo sei allora significa che c’è qualcosa che non va.
E quel qualcosa che non va è che sei un cretino.
Pensaci. Ti abbiamo dato tutto, abbiamo esaudito ogni tuo desiderio e quando non sei stato più in grado neanche di formularne di nuovi ti abbiamo fornito anche quelli. Ma tu non sei felice lostesso e allora vedi che sei un cretino?
Si va bene, sei contento, stai ben, hai tutto quello che potresti desiderare e bla bla bla, ma non sei felice e questo non va bene affatto. Tu dovresti essere felice perchè non ti manca niente e se c’è sempre qualche cosa potrebbe andare meglio e qualcosa che potrebbe essere diversa ma non sai cosa sia allora sei un cretino.
Scusami se te lo dico ma lo faccio davvero per il tuo bene anche perchè non vorrei che un giorno tu mi dicessi perchè se lo sapevo non te l’ho detto. Quante volte capita di non dire qualcosa a qualcuno e poi quel qualcuno ti rinfaccia che non glielo hai detto. Ecco, io allora te lo dico, sei un cretino e non capisco perchè tu te la prenda a male.
Nessuno, se vuoi sapere chi sono io per dirti che sei un cretino, ti dico che io non sono nessuno però tu adesso devi dirmi in tutta onestà se esiste un solo essere umano dal quale accetteresti di sentirti dire che sei un cretino. Lo vedi? Eppure i cretini esistono e scommetto che ne conosci tanti anche tu.
Per questo sei cretino.
Si va bene vattene ma sei stato tu a chiedermi a cosa stavo pensando mentre leggevo le istruzioni per montare questa stramaledetto portakazzen Ikea.

Un fioretto

Viscontessa, 15 gennaio 2009

Io lo so che con i tempi che corrono sarebbe più opportuno che per far fronte alla promessa che ho fatto stamattina, fondassi su Facebook il gruppo “offri una fetta di torta di noci avvelenate alla postina” ma facebook proprio non lo sopporto e allora me ne resto dove sono.
Nell’attesa che comunque la bolla si sgonfi e la gente la smetta di sfrangiare i coglioni al prossimo con FB (wow, anche l’abbreviazione), me ne resto qui a coltivare il sogno segreto di avvelenare la postina della pubblicità di un collante per dentiere che con un foulardino al collo se ne va in bicicletta sotto al sole a consegnare la posta per il suo paese.
Sarà perchè poi va bene coltivare l’ottimismo, io, detto per inciso, anche se non sembra, provo ogni santo giorno ad essere ottimisma con l’esercizio del sorriso spontaneo un’attività che a dire il vero mi fa sembrare più colpita da un tic nervoso che non proprio felice, ma quando stamattina in ufficio ho visto arrivare la nostra postina vestita con una tuta da acqua gialla, un casco arancione, una pistola spara codici a barre appeso alla cintura e una radolina che gli gracchia non so dove, il mio sorriso si è congelato sul volto in una smorfia di dolore e non ho potuto fare a meno di chiederle se voleva una fetta di torta di noci.
Lei mi guarda sotto la visiera del casco appannata, la mandibola le cade in una espressione di stupore, poi si tocca non so dove per far tacere la radiolina gracchiante, infine mi sussurra con la voce rotta dal pianto “torta di noci? Ma lo sai che ogni santa mattina devo fare le corse per raggiungere la mia collega, quella che consegna le raccomandate perchè se arriva prima lei quando arrivo io e rispondo al citofono “posta!” la gente mi risponde che il postino è già passato e si rifiuta di aprire il portone? Hai idea di quanto tempo ci metto a convincere la gente ad aprirmi la porta? Altro che torta di noci! e tutto questo con un contratto a tempo determinato, sotto la pioggia e senza un euro in tasca per fare i resti dei contrasegni!”.
Non ha aggiunto niente, mi ha lanciato la posta sulla scrivania e poi si è fiondata giù per le scale.
E io ho promesso che avrei fondato il gruppo “offri una fetta di torta di noci avvelenate alla postina”.
Glielo devo.

Il camerino in multiproprietà

Viscontessa, 12 gennaio 2009

Dopo intere settimane che non si sente parlare d’altro che di saldi e di come comportarsi per acquistare proficuamente durante i saldi, ora che questi benedetti saldi sono cominciati anche a Firenze, mi sento in dovere di dare qualche consiglio anche io. Attestato che tutti, anche coloro ai quali dei saldi non frega assolutamente niente, hanno sicuramente appreso cosa e come fare prima di buttarsi nella grande avventura italiana del saldo di fine stagione, io vorrei dare qualche consiglio su come comportarsi durante gli acquisti perchè oltre agli appunti in tasca sui prezzi del prima e del dopo e oltre alle interminabili file di fronte ai negozi, anche ambientarsi in un negozio che fa i saldi è un’imprea davvero ardua. Che non si illudano insomma gli sprovveduti che il duro lavoro dell’acquirente in saldo si esaurisca nel momento in cui entra in un negozio, perchè il lavoro davvero duro, quello cattivo, quello per intendersi consacrato da centinaia di immagini cinematografiche di donne che acquistano per i saldi, è il momento peggiore.
Tanto per cominciare bisogna entrare con le idee chiare, anzi chiarissime e non tanto su ciò che si vuole acquistare ma su come procurarselo saltando commesse stanche e distratte e soprattutto sbaragliando la concorrenza. Indivduati con una rapida occhiati i capi che potrebbero anche solo lontanamente interessarci, è inutile perdere tempo a chiedersi se avremmo l’occasione di indossare quell’abito rosso fuoco con applicazioni in strass. Se l’abito vi piace, prendetelo subito, acchiappatelo al volo, possibilmente della vostra taglia ma va bene anche di una taglia inferiore o superiore perchè per porvi domande avrete tutto il tempo di attesa di fronte ad un camerino che, consiglio importantissimo, una volta consquistato, dovrà essere difeso ad ogni costo un po’ come il posto in fila alla cassa del supermercato. Se pensate di non poterlo difendere lasciando dentro la vostra roba, portatevi la nonna, la zia, la vicina di casa o se lo avete il cane perchè una volta usciti dal camerino per vedere come vi sta il capo appena indossato, è facile che una manica di probabili acquirenti senza fisso camerino, occupino velocemente il vostro per non rendervelo mai più.
Se poi siete un po’ più intraprendenti, provate anche la formula della multiproprietà: dividire un camerino in due, vi permetterà di trovare con più calma la taglia giusta per l’abito rosso con strass che magari con un po’ di fortuna, ha appena provato la vostra coninquilina di camerino.

Su Il Firenze di oggi

così fan tutte

Viscontessa, 10 gennaio 2009

A me mi piacerebbe essere una donna molto culturale.
Non è stato sempre così ma invecchiando, per rendersi ancora interessante, tocca buttarsi sul culturale che altrimenti a rifarsi le tette si spende un sacco di soldi e non basta mai.
Io mi ci vedo bene come donna culturale che una volta c’era una tipa che mi immaginava girare per casa con lunghi abiti neri, lunghi capelli neri e fumanti tazze di tè nero. Immagino che per delicatezza avesse omesso che appesi al collo portassi anche un paio di occhiali da lettura con una lunga catenina nera.
Mi piacerebbe insomma essere una donna molto culturale di quelle che è sparita per un po’ di tempo e torna raccontando che ha avuto un sacco di impegni ovviamente molto culturali ma purtroppo l’unica cosa di culturale che ho fatto in questi giorni è stato informarmi sul principio attivo di un antidolorifico molto potente che mi ha prescritto il dottore e che non mi ha fatto una sega.
Vabbè, sega non è molto culturale ma anche la tonsillite come i bambini, la febbre alta, un mal di testa atroce, la lesione alla cornea del mio cane e i pidocchi di mia figlia, non sono affatto culturali e meno male che non mi son rifatta le tette che altrimenti mi sarei sudata persino il silicone.
L’altra sera per esempio me ne stavo seduta sul letto con un pigiama incollato addosso che mi supplicava di lasciarlo andare in lavatrice quando tra un giramento di testa e un bugiardino buttato sul comodino, mi sono ricordata che dovevo dare il collirio al cane. Io a dire il vero mi ero seduta sul letto perché vomitare nel mio letto-cuccia già pieno di briciole mi pareva davvero davvero poco igienico, ma è bastato che mi sedessi così sul bordo del letto con quell’aria un po’ intontita e il pensiero del collirio del cane, che si è formata subito una lunga processione. Prima è arrivato mio marito che vistami in ottima forma o almeno in posizione semi verticale, ne ha approfittato per sapere che cosa c’era per cena o meglio dove stessero le pentole per mettere un po’ d’acqua al fuoco per cucinare un piatto di pasta e poi, in rapida successione, dove fosse il rubinetto di cucina, dove la pasta, dove i fornelli e dove il frigo dal quale prelevare un condimento qualsiasi.
Subito dopo è arrivata mia figlia e prima che aprisse bocca gli ho detto di portarmi i colliri del cane e mentre cercavo il cane tra le lenzuola, lei mi ha detto che aveva i pidocchi e si è seduta sul bordo del letto perché le spidocchiassi il capo. Così me ne stavo seduta cercando con una mano il cane tra le lenzuola mentre con l’altra pettinavo mia figlia e con garbo spiegavo a mio marito che il frigo è quell’enorme elettrodomestico giallo che sta in cucina e ad un certo punto ho capito perché non potrò mai essere una donna culturale: non ho tempo.
Ho agguantato una cosa qualsiasi sotto alle lenzuola per la precisione un gatto e gli ho messo il collirio, poi ho consigliato a mia figlia di mettere la testa sotto le lenzuola che i pidocchi si sarebbero suicidati da soli per l’orrore, quindi ho detto a mio marito che il frigo era all’angolo, di prendere il carrello, la carta di credito, coprirsi bene e andare in frigo, infine sono svenuta tra briciole, gatti, cani, collirio e pidocchi.
E ho capito che per esser culturali bisogna rifarsi le tette.

Non riesco a prender sonno

Viscontessa, 4 gennaio 2009

Stasera non riesco a prendere sonno. Pensavo dipendesse dalla zuppa inglese o dalla pasta al forno ma poi dopo un Alkaseltzer e un bottiglia di limoncello mi sono resa conto che il motivo è un altro.
Non bevevo il limoncello da anni da quando i suoi zuccheri hanno fatto a cazzotti con il mio stomaco ma questa è un’altra storia.

Stasera non riesco a prendere sonno. L’Alkaseltzer sta lavorando sugli zuccheri della zuppa inglese e le olive degli straccetti con verdure che a dire il vero mi erano venuti un po’ duri ma sicuramente meno duri dei carciofi che ho tenuto d’occhio tutto il pomeriggio mentre cuocevano per poi distrarmi un attimo, il famoso attimo fuggente e loro si sono attaccati in fondo alla pentola.
Carciofi duri e bruciati.
Ma anche questa è un’altra storia.

Stasera non riesco a prendere sonno. Pensavo dipendesse da mio cugino, in fondo erano molti anni che non ci vedevamo più e non immaginavo che fossimo già così vecchi da metterci ad ascoltare una vecchia musicassetta nella quale avevo registrato le nostre voci di bambini.
Per la prima comunione mi avevo regalato un registratore e io registravo ogni cosa.
Toccante il momento in cui si sente mio cugino piangere stizzito ed emozionante la mia voce di bambina che canta “agnello di Dio che togli i peccati del mondo”.
Avevo appena fatto la prima comunione ed era l’unica canzone che ricordavo per intero.
Ma anche questa, accidenti, è un’altra storia.

La vita è piena di storie alcune già raccontate altre da raccontare ed è piena di fraintendimenti, di ricordi, di buoni propositi e di zuppe inglesi.
Stasera la mia zuppa inglese con crema senza farina era particolarmente buona e mi è tornata in mente un’amica che non sento da un po’ di tempo e che vive in Germania come mio cugino.

Stasera non riesco a prender sonno. Vorrei riposarmi, ma riposarmi davvero e invece si riposa sempre con un pensiero a domani, dopodomani o domani l’altro e la mente si affatica al pensiero delle fatiche che ci attendono.
Domani ho in programmo il pattinaggio sul ghiaccio e un’amica che ha bisogno di parlarmi.
Poi devo finire di lavare i piatti e ci sono i compiti da finire, il bucato da stendere e quel libro che vorrei finire. Ma questa è ancora un’altra storia.

Tiro le somme del 2009 e non mi pare che se il buongiorno si vede dal mattino, qui fa davvero molto freddo, un vento gelido che ti taglia in due e l’Alkaseltzer si arrende di fronte al rollè di pollo. Io sbadiglio un po’ ma il rollè resta dov’è e l’Alkaseltzer va a mangiarsi il dolce.
Mi ha insegnato Marco a prendere l’Alkaseltzer, diceva che conteneva anche l’aspirina che serviva per attenuare il cerchio alla testa quando oltre ad aver mangiato troppo hai anche bevuto troppo.
Io per sicurezza lo prendevo con un Moment ma questo non gliel’ho mai detto e poi anche questa è un’altra storia.

Stasera non riesco a prender sonno. Dovrei programmare il riposo ma programmare il riposo è un controsenso e così il libro resta sul comodino inseme a quel tizio che era partito in guerra e non si è più saputo che fine avesse fatto. Forse era andato a trascorre un week end nella striscia di Gaza e non è più tornato.
Mi piacerebbe dire che anche questa è un’altra storia e invece mentre faccio cadere il latte caldo a filo sui tuorli lavorati con lo zucchero, mi rendo conto che è invece questa è proprio la nostra storia, storia di oggi, di adesso, di ora.

Stasera non riesco a prender sonno. Fino al sette qui a Firenze non iniziano i saldi e mi chiedevo se non fosse il caso di attendere sveglia il grande momento. Non che debba comprare qualcosa, non che debba mettermi in fila per acquistare a metà prezzo un paio di scarpe viola per dimostrare che la crisi non esiste. E’ solo che ascoltando i telegiornali pare che questa sia la notizia più importante della settimana e io vorrei davvero sentirmi coinvolta da questo evento.
E’ una questione di amor di patria, di dovere civico, di responsabilità morale.
Cazzo, devo pur trovare qualcosa da acquistare in saldo altrimenti non riesco a prender sonno.

ps. buon anno a tutti.