Dignitosamente vivi o morti
Viscontessa, 15 novembre 2008Definire una buona notizia la sentenza della cassazione sul destino di Eluana Englaro è molto difficile. In una situazione come questa non ci sono nè vinti né vincitori, non ci sono né buoni né cattivi ma solo lo smarrimento degli esseri umani chiamati a prendere una decisione su qualcosa di molto più grande di loro. I cattolici, a tal proposito, direbbero che la cosa più grande di noi è Dio, unica entità che tutto vede e tutto può ma io non credo in Dio mentre credo che sia inevitabile come esseri umani, accollarsi le responsabilità della nostra vita anche se questa resta quel meraviglioso e insondabile mistero a cui non sappiamo dare risposte.
Personalmente sono contenta di non dovermi trovare nella situazione di decidere per la vita o la morte di un altro, immagino che trovandomi di fronte ad un caso come quello di Eluana, le avrei concesso la pietà di una morte dignitosa, ma so anche bene che valutare certe situazioni senza essersene personalmente coinvolti, è difficilissimo.
Tuttavia ogni giorno decidiamo della vita e della morte di migliaia di persone, lo facciamo quando mettiamo a rischio la vita degli altri ma lo facciamo, in maniera ancor più colpevole perché come comunità non siamo visceralmente coinvolti, girandoci dall’altra parte di fronte ai milioni di persone che nel mondo muoiono di fame, di malattie, di miseria. Ci giriamo dall’altra parte ogni volta che lasciamo il rubinetto dell’acqua aperto, ogni volta che buttiamo via del cibo perché ci è scaduto dentro al frigo e ogni volta che prendiamo l’auto per andare a comprare il giornale all’angolo. Ogni giorno, i nostri comportamenti, incidono sulla vita degli altri e quando la vita è solo una labile speranza legata ad una ciotola di riso o un bicchier d’acqua, allora come comunità siamo colpevoli di omicidio non meno di quanto lo siano tutti coloro che hanno avuto o avranno un ruolo attivo nel concedere la morte alla Englaro.
La vita è un dono prezioso tanto quanto può esserlo la morte. Bando alle ipocrisie, la vita non è mai stata e non lo è tuttora un valore assoluto, ogni giorno uccidiamo migliaia di esseri umani e milioni di animali, ogni giorno, bene che vada, lasciamo che la morte vinca la sua battaglia contro la vita e ogni giorno, di fronte a vite spezzate, distrutte, devastate, pensiamo che la morte sia una salvezza. Lo pensa chi come me non crede in Dio, ma lo pensano anche coloro che sulla promessa di una vita dopo la morte, hanno costruito la loro fortuna.
Ora mi piacerebbe solo che sulla vita e la morte di Eluana Englaro calasse un sipario. Suo padre, sul corpo martoriato della figlia, ha condotto una battaglia di tutto rispetto. Difficile anche in questo caso valutare se abbia vinto il suo desiderio affermare le ultime volontà di Eluana o quello di affermare un principio, comunque sia non sta a noi giudicare. Ciò su cui invece vorrei spendere una parola, una preghiera nei confronti del padre della Englaro, sono le foto della figlia.
Basta, Eluana ha il diritto di morire a prescindere da come fosse prima dell’incidente o dopo. Le sue condizioni attuali non possono essere un incentivo alla nostra pietà e per non averle diffuse sono grata al signor Englaro, ma il suo diritto a morire dignitosamente non può passare neanche attraverso le immagini della sua giovinezza, della sua voglia di vivere, della sua vita prima che diventasse quello che è tutt’oggi.
Il diritto di vivere o di morire dignitosamente dovrebbero prescindere dalla propria immagine. Adesso per favore, che Eluana torni ad essere una vita senza volto, una vita sena immagine come, per il motivo diametralmente opposto, lo sarà la sua morte.





15 novembre 2008, 18:49
sono d’accordo con quello che hai scritto…
15 novembre 2008, 19:35
Tu non puoi passare dall’eros al thanatos in questo modo brusco, non è corretto, ma lo fai accettiamolo.
Penso che si sia parlato troppo e a sproposito, penso che chi parla in genere è quello che poi ne sa meno di chi tace, penso che la dignità sia un valore assoluto, come il pensare, cogito ergo sum ecco penso questo, il mio confine è questo, ma di più, un cogito dignitoso e non angoscioso, tu sai che non parlo sprovvedutamente di queste cose, che è stato parte della mia vita e per questo taccio su quello che accade veramente dentro le stanze, con il rumore dei respiratori a fare canto di grilli, dovrebbe tacere chi parla di famiglia senza averla, o di figli senza averne mai generati, ma se non parli non esisti, ed allora solo quando non esisti puoi fare quello che chi esiste non può, e qualche volta lo fai, nel silenzio e nella comprensione, perdendo l’ innocenza e diventando l’Achab che non ucciderà mai la sua balena.
Riccardo.
Però sarebbe anche carino, crepare in cucina sai…
15 novembre 2008, 23:43
Riccardo, quando ho pubblicato questo post ho pensato la stessa cosa: ma come cazzo faccio e mettere un post come questo sopra alla maionese? poi mi son detta che tanto questo blog è un po’ come una maionese impazzita e allora tanto vale.
Per il resto ne abbiamo già parlato e sai che sono d’accordo.
Luca, magra soddisfazione comunque:-)