Dedicato proprio a te

Viscontessa, 2 novembre 2008

A volte, quando la mattina porto i cani a spasso e vedo sulle finestre delle altre abitazioni i cuscini e le lenzuola a prender aria, mi dico che vorrei farlo anche io, mi dico che vorrei fare la casalinga, vorrei far prendere aria ai miei cuscini e poi vorrei andare al mercato a fare la spesa, vorrei scegliere ogni giorno mazzi di carciofi freschi e lamentarmi per il prezzo con il verduraio.
Non c’è niente di gratificante nel spostare le mie chiappe dalle sedia di cucina dove stati seduta a sgranare fagioli e quella dell’ufficio dove me ne sto a sgranare fatture. Certo, nei periodi nei quali mi è capitato di non lavorare ti rendi conto che il mondo è là fuori e che di fagiolo in fagiolo, se non fai attenzione, rischi di perdere il contatto con la realtà ma è aberrante pensare che per sentirti parte del mondo devi essere sempre stanca, indaffarata, incazzata, preoccupata, competitiva e sentirti perennemente in colpa per qualcosa, eppure questa pare la forma di più diffusa di emancipazione che siamo riuscite a costruire negli anni.
Tuttavia è ancora più deprimente che si associ la figura della casalinga a quella di una “donnetta”, di una poveretta che nella vita non ha saputo fare altro.
Non voglio con questo rivalutare il ruolo sociale della casalinga né aprire un dibattito sulla creatività necessaria alla preparazione di un coniglietto in pasta di sale, ma l’altra sera mi è capitato di sentire Magalli che raccontava come gli era venuta l’idea del famoso gioco dei fagioli della Carrà. Qualcuno lo ricorderà, altri ne avranno sentito parlare comunque sia si trattava di indovinare il numero esatto dei fagioli contenuti in un grosso contenitore di vetro. Un gioco stupido, un gioco più che altro di fortuna alla cui soluzione era possibile arrivare solo seguendo abbastanza fedelmente il programma tanto da escludere tutti i numeri sbagliati già proposti dagli altri telespettatori. Magalli insomma, ha raccontato che dovevano trovare un gioco semplice per il pubblico semplice di solito di fronte alla televisione a quell’ora, ovvero le casalinghe.
E allora ecco, questa associazione casalinga uguale persona sempliciotta, ignorante, poco dotata intellettualmente, mi ha un po’ disturbata e mi ha disturbata perché quest’associazione, tra l’altro molto frequente, da per scontato che se come donna vali poco più di un fagiolo, la tua scelta non può essere quella di startene a casa a rammendar calzini anche se l’alternativa è semplicemente quella di timbrar raccomandate per otto ore al giorno.
E poi ho pensato a mia madre e alle sue amiche che casalinghe lo erano perché quello era il ruolo a cui erano destinate ma che sicuramente non sapevano che quel gioco dei fagioli fosse dedicato a loro. E di questo sono davvero sicura perché ancora ricordo mia madre che di fronte a quei fagioli disse qualcosa tipo “e questo hanno il coraggio di chiamarlo “gioco? E a chi sarebbe rivolto questa specie di gioco?”.
Ecco mamma, bisogna che te lo dica, quel “gioco” era proprio dedicato a te.



3 commenti a “Dedicato proprio a te”

  1. Riccardo Says:

    Viss, hai idea di che pentola scopri , con questo post semplice semplice, eppure sembra innocuo perché in fondo, parli di un banale gioco di fagioli, nemmeno da contare ma solo da indovinare, anzi da seguire, spuntando numeri già detti e dicendone altri ancora da dire, il copia e incolla vecchia maniera.
    Però non è così, e forse non è nemmeno giusto accumunare la generazione di tua/mia madre a quella di oggi, forse lo ha fatto anche mia madre quel gioco, con il televisore acceso a fargli compagnia, mentre faceva mille cose in casa, mia madre era ed è una persona importante per me, mia sorella e mio padre, aveva ed ha un ruolo preciso, non era a disposizione affatto, ma era la risposta a tanti piccoli ma importanti problemi quotidiani, era ricchezza di disponibilità non obbligata e fiduciosa presenza.
    Non dico questo con nostalgia, ma solo come presa d’atto di una società che ha mangiato ruoli e situazioni quando è andata bene, adesso se non lavori in due non campi, i figli li parcheggi, i padri sono sempre meno padri , perché essere padre costa un sacco di fatica ed è meglio fare il Peter Pan con gli amici al calcetto, che poi ti rompi tutto, e le madri dopo il lavoro magari diventano complici. quando va bene, con le figlie grazie a “uomini e donne” della De Filippi, quindi quei fagioli da indovinare che prima erano una compagnia, oggi sono solo pura idiozia, ma sempre meno pericolose di altre proposte “intelligenti”.

    Riccardo.

  2. Annika Says:

    Io quando il sabato faccio la casalinga, togliendo le cacche di gatto dai vasi e concimando con altre cacche mi diverto e mi rilasso. Sono, insomma, sempre molto più serena che dopo una giornata di lavoro, sarà che non tutti i giorni e non tutti i lavori ti gratificano come un ragù ben fatto o un lavandino disincrostato.

  3. Lipodotata Says:

    Faccio l’agente immobiliare e dio solo sa come in questo periodo troverei assolutamente più rilassante e gratificante fare crostate o innaffiare ficus con i giochi di Magalli in sottofondo… :o )

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