Nodi

Viscontessa, 12 ottobre 2008

Non c’è niente di che dormir tranquilli, la costante sensazione di andar sempre più alla deriva subisce un’impennata al ribasso di pari passo con la borsa.
E’ tutto così angosciosamente precario che mi sento flessibile come una canna al vento.
Mi piego ma mi spezzerei volentieri se sapessi che può servire a qualcosa.
Ci avrei dovuto pensare tempo fa.
Nella tranquillità più stagnante incombe un futuro incerto per alcuni versi e fin troppo certo per altri, la sensazione è quella di sopravvivere nella serena attesa dei cambiamenti e la serenità alimenta angosce che in altri momenti non avrebbero trovato lo spazio per formarsi. Angosce allo stato embrionale che ti costringono a vivere nel presente per evitare un futuro nel quale è impensabile riporre una qualche speranza.
Non c’è niente in questo preciso istante che non vada. Sto bene, sono sul mio divano in compagnia del mio cane e non ho fretta di andare a letto perché domattina posso dormire un po’ di più. Oltre non mi spingo, non consapevolmente perché nella consapevolezza risiede il germe della conoscenza e io non voglio sapere del mio futuro niente di più dello stretto necessario.
Oggi pomeriggio mi sono trovata a passare per una stretta strada del centro, era quasi l’ora del tramonto e la gente passeggiava tra piccoli negozi illuminati e un orizzonte angusto come un corridoio. Passavo rapidamente tra altri destini chiedendomi quanto smarrimento fosse concesso portare a passeggio il sabato pomeriggio e quanto fosse rassicurante quel lieve smarrimento come compagno di viaggio. E’ come l’azalea del giardino che sta morendo. Ogni giorno un rametto se ne va mentre i restanti, rigogliosi e inconsapevoli, alimentano le loro foglio di un verde acceso. Io conosco il destino di quelle foglie ma non posso che voltarmi verso la aralia quando le vedo. Non posso fare niente per loro, domani si seccheranno e tra una settimana saranno morte anche loro.
E’ una sciocchezza, un’azalea, una passeggiata in centro, un cane che dorme, un negozietto illuminato. E’ tutto così prepotentemente radicato nel presente che del domani non voglio sapere. Mi giro metaforicamente verso qualsiasi aralia per non guardare ma la mente, ripulita dai rametti morti, trova ampi spazi per dedicarsi ad altro e c’è sempre un capitano dei bastoncini Findus che ti insegna a fare tanti nodi ma poi ti dice che esistono solo due tipi di nodi: quelli fati bene e quelli fatti male.
Tu non lo sai ma a guardare sane e rigogliose aralie invece di azalee morenti, finisce che il tuo nodo è sempre fatto male. E questo invece lo sai benissimo quando tramonta il sole.



5 commenti a “Nodi”

  1. Riccardo Says:

    Quando incontri una sincronia intellettuale ed emotiva, in genere è sempre un momento gioioso perchè è di conferma e partecipazione, in questo caso invece, leggendoti, è il contrario poichè è la conferma di una prospettiva tendente al meno, avrei preferito che fosse stato uno status solo mio, nella speranza di poter dire mi sono sbagliato, ma sembra che non sia così.

    Riccardo.

  2. ian Says:

    *

  3. Gianfranco Says:

    Apprezzo tantissimo la tua maestria nel descrivere e interpretare certe sensazioni e momenti che mi sembra di riconoscere.
    Ultimamente, mentre di giorno mi perdo facilmente fra i problemi della quotidianità, a sera trovo sovente rifugio e un certo calore.
    Messi a nanna anzitempo tutti gli interrogativi, fino al giorno dopo non può succedere niente, non ho niente da fare e nulla du cui aver timore.

  4. cinzia D'Amato Says:

    in Lei rivedo le mie scritture, la mia amara malinconia nell’esser sola. Scrivo da tempo per poi un domani avere un ricordo di me stessa e di quello che ho letto di Lei con le lacrime al volto,,,

  5. cinzia D'Amato Says:

    in Lei rivedo le mie scritture, la mia amara malinconia nell’esser sola. Scrivo da tempo per poi un domani avere un ricordo di me stessa e di quello che ho letto di Lei con le lacrime al volto,,,la saluto cordialmente

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