Vù cumprà/2
Viscontessa, 22 settembre 2008Il primo semaforo rosso.
Sono a cento metri dall’ufficio e sto tornando a casa con il mio scooter. Un scooter vecchio di otto anni, un 250 un po’ scassato con la carrozzeria tenuta insieme da una manciata di fascette.
I lavavetri ai semafori non ci sono più da oltre un anno spazzati via da un’ordinanza comunale che è stata una specie di anticipazione su ciò che sarebbe accaduto poi in tutta la nostra penisola. Firenze culla del Rinascimento qualunque cosa rinasca, anche quel venticello fascista che ultimamente va tanto di moda.
Da qualche settimana, però, ai semafori sono tornati i medicanti.
Sono ancora pochi, stanno nascosti dietro alle macchine e quando il semaforo diventa rosso si avvicinano guardinghi con le loro richieste scritte su un pezzo di cartone o affidate ad un bicchierino teso. Non hanno con se spazzolini e camminano sulle loro gambe, non contravvengono a nessuna ordinanza comunale perchè mendicare, per il momento, è ancora lecito e fino a quando qualche paladino dell’ordine pubblico non avrà il coraggio di vietare l’accattonaggio, fino a quando la pseudo informazione, la televisione, l’opinione pubblica manovrata e strumentalizzata, non ci avranno convinto che la miseria è il male assoluto, nessuna ordinanza mirata a rendere più difficoltoso l’accattonaggio, riuscirà a fermare quest’orda di disperati.
Finiremo per sprofondare nel ridicolo, nell’attesa che il processo di addomesticamento delle masse sia concluso, finiremo per diventare ridicoli, grotteschi, deformi dentro ma tanto belli e in forma fuori.
Vietato girare con un bicchierino di carta in mano, vietato per strada l’uso del cartone, vietato ai pedoni fermarsi con il semaforo rosso….. chissà quali altri divieti si inventeranno prima di vietare la miseria.
Mi si avvicina un ragazzino e mi mostra il suo cartello. Lo leggo distrattamente ma la parola FAME è scritta in grande e non posso non notarla anche se si vede che non ha fame e non è certo denutrito. Non ho niente, gli dico, ed è vero perchè la borsa l’ho messa nel bauletto al posto del casco. Guarda la mia mano, sto fumando e mi chiede una sigaretta. Non ho neanche quelle chiuse dentro alla borsa dentro al bauletto.
Si allontana di poco, cerca di raccimolare qualche spicciolo dall’automobilista che ho accanto poi torna. “ci vuole la patente per guidare questo?” e indica lo scooter. “si” gli dico e mi spiace dirgli quel si che suona come il no che mi dicevano i miei quando gli chiedevo di comprarmi il motorino.
Ha l’aria sconsolata, l’aria del ragazzino avvilito e mortificato che può guardare e non toccare, lo sguardo infantile senza compromessi per il quale un rifiuto è il rifiuto globale. “quanti anni hai?” gli chiedo “diciotto” mi risponde ma non gli credo. Ne avrà 15 o 16 e come tutti i ragazzini della sua età sogna un motorino anche se è scassato e vecchio e brutto come il mio.
“devi prendere la patente” gli dico e lui mi risponde che la patente non ce l’ha.
Poi da dietro l’angolo si affaccia un’adulto, intravedo la sagoma e i panni lerci.
Il ragazzino si allontana e torna al suo “lavoro” con gli automobilisti in coda.





23 settembre 2008, 7:33
“deformi dentro ma tanto belli e in forma fuori.” descrizione del processo di lobotomizzazione di massa intrapreso e forse, oramai, inarrestabile che trasforma la demo-crazia in media-crazia.
Lo hai descritto nella sua orribile essenza, grazie.
Riccardo.
23 settembre 2008, 12:58
A me sembra che stiamo diventando deformi dentro e deformi fuori. Il problema è forse che per affrontare e risolvere la miseria in cui versano tantissime persone in Italia ci vorrebbero degli amministratori capaci, una classe imprenditoriale capace, un paese capace. Forse queste cose ci mancano tutte e tre, allora nascondiamo la polvere sotto al tappeto e facciamo finta che la casa sia pulita
23 settembre 2008, 22:37
S.B il problema maggiore è che oltre a non avere amministratori capaci, questa generazione di politici alimenta pure il razzismo.
Riccardo, prego:-)