Vita da ufficio

Viscontessa, 30 settembre 2008

Sei libera domani?
Sono già passate due settimane?
Già. Allora, sei libera domani?
Per te sempre, lo sai
Non è vero, l’ultima volta non c’eri e mi son dovuto accontentare di un’altra, ma non è stata la stessa cosa.
Lo so scusa, avevo un mal di testa feroce
Sempre la solita vecchia scusa.
Ma domani ci sono, giuro, dove ci troviamo?
Dove vuoi, per me fa lo stesso, nei bagni, nel sottoscala, su da te o da me, scegli tu.
Anche per me fa lo stesso, tanto facciamo prestissimo come al solito vero?
Ehm, scusate, ma di che cazzo state parlando?
Della nostra sveltina bisettimanale
Sveltina bisettimanale?
Si, lui ogni 15 giorni mi manda i dati delle vostre performances e io gli faccio la fattura.
Non ho capito.
Neanche io ma per sicurezza stasera me la lavo.
La fattura?
Senti, siamo qui tutto il giorno a lavorare in mezzo ai numeri, facci almeno lavorare un po’ anche di fantasia.
Ecco.

Se fossi in un film

Viscontessa, 28 settembre 2008

Se fossi in un film adesso succedebbe qualcosa. Sarei qui seduta sul divano con i postumi di un cambio degli armadi mentre i titoli scorrono sullo schermo. Magari, visto che sono molto stanca, sarebbe un film francese e succederebbe qualcosa tra un po’ forse dopo aver fatto un pisolino con inquadrature infinite sul mio volto addormentato. Magari russerei anche ma c’è la colonna sonora sotto fondo e almeno questa umiliazione mi sarebbe risparmiata.
Se fossi in un film succederebbe comunque qualcosa. Nei film succede sempre qualcosa anche se non è successo niente nel corso di tutto il film.
C’è uno che si alza, si lava, si veste, esce, va a lavorare e poi torna a casa, mangia e va a letto. Si possono aggiungere particolari e dettagli ad una vita comune ma alla fine domani è uguale ad oggi e simile a ieri. Un film lento e noioso con questa tizia che si alza, si lava, si veste, esce, va a lavorare poi torna a casa, mangia e va a letto. Però prima si lava i denti e durante il giorno parla con altri tizi che si alzano, si lavano, si vestono, escono e così via.
Un film lentissimo e niosissimo nel quale gli spettatori brontolono e si lamentano. Qualcuno se ne va, qualche altro si compra i popcorn e una coca cola e rutta in silenzio per tutto il primo tempo. Uno si addoromenta un russa un po’, due in ultima fila si mettono a pomiciare e poi rossi in volto se ne vanno.
Se fosse un film lento, lentissimo e noioso, non dovrei fare attenzione al condizionale, al futuro e al futuro anteriore, sarebbe tutto al presente indicativo quello che mangio, bevo, dormo, lavoro e via dicendo. Un presente semplice semplice da vivere senza complicazioni perchè tanto se sei in un film succede sempre qualcosa e non devi chiederti se ti alzerai, ti laverai, ti vestirai, uscirai andrai a lavorare poi torneri a casa, mangerai e andrai a letto fino alla fine dei tuoi giorni. Qualcosa prima o poi succede così puoi concentrare le tue energie su quello che succederà anche se tanto gli spettatori si sono messi a parlare tra loro e quello della cocacola si è comprato anche le bomboniere dell’Algida e le liquirizze a rotella.
Se fossi in un film ti faresti tranquillamente la tua vita che tanto prima o poi qualcosa succede per forza. Magari muori senza aver usato il filo interdentale e poco dopo i batteri tra i denti si mettono a litigare con quelli della decomposizione. Una cosa così che anche nel suo piccolo in una bara ci sono ferocissime lotte intestine. O anche no.
Tanto questo non è un film e qui non succede niente.

L’amante geloso

Viscontessa, 25 settembre 2008

Questa settimana ho fatto un sacco di cose importanti cioè ho accudito il mio mal di testa che è più geloso, possessivo e vendicativo di un’amante respinto.
Ieri mattina per esempio, quando mi sono svegliata lo avevo tutto avvinghiato sulla tempia e quando zitta zitta sono andata in cucina a prepararmi un caffè, eccolo arrivare di corsa .
“che fai?”
“mi faccio un caffè” gli ho risposto, e lui “lo voglio anche io”.
Lo sapevo già e infatti mi son fatta un caffè doppio.
Abbiamo fatto colazione insieme poi lui è tornato a letto e io mi sono infilata in bagno per prepararmi. Quando ho abbassato la testa per lavarmi la faccia ecco che arriva lui.
“che fai?”
“mi preparo per andare in ufficio”
Bum, e mi tira un cazzotto sulla tempia che mi stende a terra.
Così me ne sono andata nello studio e mi sono stesa sul divano. Mi stavo quasi addormentando quando ho pensato che mi seccava buttar via tutta la giornata allora mi sono alzata e piano piano sono tornata in camera.
“che fai?”
“no, no, niente, mi vestivo tanto per non rimanere in pigiama tutto il giorno che…..”
“torna a letto” mi fa e per convincermi mi tira i capelli.
“senti facciamo una cosa, mi lavo, mi vesto e porto fuori i cani, faccio solo il giro dell’isolato, se vuoi venire anche tu…..”
Ma lui non ama le passeggiate, non ama perder tempo e soprattutto detesta le situazioni rilassate e tranquille. “vai tu” mi fa “ma torna presto e soprattutto non perder tempo ad andare a comprare il pane o a fare una di quelle cose utili che piacciono tanto a me altrimenti ti raggiungo subito”.
Ho promesso e sono uscita.
Fuori l’aria era fresca e il sole limpido, mi sono avviata verso il solito angolo quando da lontanto vedo Billo. Billo è un Golden Retriver che scappa dal cancello di casa sua e se ne va in giro ad importunare le cagnette a modo come la mia. Il problema è che la mia cagnetta non vuol confidenze e così ogni volta si rischia la baruffa.
Vedo Billo e faccio marcia indientro ma non avevo ancora finito di girarmi che mi ritrovo il mal di testa davanti. “Figo!” mi fa “torna indietro che andiato a litigare con Billo!” fortunatamente Billo aveva già cambiato strada e io son tornata a casa da sola.
Una volta a casa ho aspettatto che il mal di testa si addormentasse e per aiutarlo gli ho dato una pasticchina di quelle che lo stendono per un po’. Poi piano piano mi sono messa a pianificare la giornata e quando poco dopo lui si è svegliato, io avevo già tutto scritto su un foglio.
“che fai?”
“niente” gli ho risposto “esco un po’ a fare una passeggiata da sola che oggi è proprio una gran bella giornata e ho voglia di far colazione all’aperto”
“ma tu non vai mai a passeggiare senza i cani e la colazione la fai sempre a casa”. Era sospettoso.
“che vuoi che ti dica, se non posso fare altro, mi accontenterò di godermi la giornata”.
Mi ha lasciato andare, io sono uscita per passeggiare con il mio prezioso bigliettino. Non ho dovuto pensare a niente, era già tutto scritto lì e il cretino tanto per cambiare non se ne è accorto.
Certi mal di testa sono davvero stupidi, pensano di poterti mettere vincoli e lacciuli ma basta non pensare a niente e quelli se ne vanno annoiati. Tanto io mi scrivo tutto. tiè

Conversazioni

Viscontessa, 23 settembre 2008

- Si vabbè ma insomma di cosa parliamo quando parliamo di nuovo femminismo?
- Purtroppo direi di niente, non mi pare di vedere alcun movimento in giro.
- Ma sul giornale c’era scritto che tu sei l’artefice di un nuovo femminismo.
- Magari! Quello era un articolo che parlava di un blog sul quale scrivono donne che parlano di problemi di donne.
- Una roba tipo diete, assorbenti, scarpe e posta del cuore?
- Non pretendo che tu legga i blog ma vorrei sperare che non pensi davvero che gli assorbenti, la dieta, le scarpe o la posta del cuore possano rappresentare un “problema” femminile.
- No, non lo penso e allora questo blog cos’è, un luogo di femministe incazzose e sfigate che ce l’hanno con gli uomini?
- Vedo che ce ne andiamo tutti in stereotipi
- Che significa?
- Significa che per rendersi conto che la condizione femminile non è proprio paritaria a quella degli uomini come vogliono farci credere, non è necessario essere donne incazzose ma soprattutto sfigate.
- Cioè un po’ incazzose si ma sfigate non direi.
- Si vabbè ma tu cosa c’entri con loro? Voglio dire non ti ci vedo a urlare “col dito l’orgasmo è garantito” e non mi pare che abbia mai avuto neanche problemi a trovarti un compagno o anche solo un’avventura.
- Francamente non credo che nessuna delle donne che scrivono sul quel blog abbia problemi a trovarsi un compagno o anche solo un’avventura. Anzi direi il contrario.
- Ah ho capito, siete per la rivendicazione dell’uomo oggetto.
- Fammi un favore, smettila di ragionare per luoghi comuni. Gli uomini posso fare molto meglio che cercare una donna oggetto e anche le donne posso aspirare a molto di più. Stiamo parlando di esseri umani e di parità di condizioni ma soprattutto di dignità e non c’è niente di dignitoso nel considerare il sesso come un oggetto, chiunque lo faccia. Io direi che parliamo della prospettiva che un giorno il sesso non sia più una merce di scambio né qualcosa di cui le donne debbano vergognarsi.
- Non mi pare che le donne si vergognino del sesso.
- No ma non riescono a viverlo nella giusta dimensione. Alcune ne abusano usandolo come strumento di rivendicazione sul maschio, altre te lo sbattono in faccia ma dichiarano di credere nei sacri valori della famiglia tradizionale, altre ancora lo giustificano con innamoramenti tanto brevi da non durare neanche il tempo di ricordarsi il nome dell’innamorato. Ecco guarda diciamo così: il nuovo femminismo non è un movimento di protesta contro i maschi ma contro una mentalità maschilista condivisa a volte inconsapevolmente sia da uomini che da donne.
- Effettivamente sembra che tu ce l’abbia più con le donne che con gli uomini.
- Nessuno ce l’ha con nessuno, non è una guerra tra esseri umani, ma una guerra tra mentalità. Cioè una roba così, molto ideologica che a me questa storia che le ideologie sono diventate merce da buttar via mi sta anche piuttosto sul culo. E poi di cosa parliamo quando parliamo di mentalità maschilista riferendoci agli uomini lo sappiamo benissimo, ciò che è meno evidente è che sono proprio molte donne ad assecondare per prime questa mentalità. Personalmente ce l’ho, per esempio, con quelle che vanno a sculettare di fronte alle telecamere e poi ti raccontano che da grandi sognano di sposarsi e avere tanti bambini. Un po’ come quelle che la danno a chiunque ma ti raccontano che erano ubriache. Mi disturba l’ipocrisia di certi atteggiamenti che poi sono il succo di questa mentalità maschilista che non esiste.
- Come sarebbe a dire che non esiste? Allora se non esiste di che stiamo parlando?
- Esiste, ma nessuno lo ammette. Forse era più semplice prima quando gli uomini non avevano pudore a sostenere che le donne erano buone solo a stare a casa a fare figli. Adesso non trovi più nessuno che abbia il coraggio di ammetterlo ma di fatto si fa di tutto perchè ciò avvenga.
- Si vabbè però una cosa la devo dire anche io, voi parlate tanto di parità ma poi vi aspettate che siamo sempre noi uomini a pagare il conto.
- Si vabbè lo dico io, mi pare di sentire quelli che ce l’avevano con D’Alema che fa il comunista e poi c’ha la barca. Non stiamo parlando di annullare le differenze tra uomini e donne, anzi stiamo parlando di esaltare quelle che meritano di essere esaltate tra le quali le differenze di ruolo che favoriscano un buon rapporto di coppia. Prendersi cura dell’altro, essere galanti, gentili o disponibili mi pare una buona cosa. Magari il conto lo paghi tu e io mi occupo di caricare la lavatrice o piegarti i calzini.
- Si certo ma io non stavo parlando di un rapporto stabile, è ovvio che all’interno di una coppia consolidata ognuno fa quello che sa fare meglio e spesso il conto lo si paga a mezzo come entrambe si carica la lavastoviglie, ma il fatto è che se inviti fuori una donna a cena poi quella si aspetta che sia tu a pagare il conto.
- Beh certo se la “inviti” cosa ti aspetti poi? D’altra parte quando si invita qualcuno, uomo o donna che sia, è buona educazione anche pagare il conto.
- Certo, ma siamo sempre noi ad invitarvi a cena fuori, è difficile che una donna prenda questo genere di iniziativa
- Tu come ti sentiresti se una donna ti invitasse a cena fuori?
- Una che conosco poco?
- Beh certo altrimenti torna il discorso di prima sulla lavatrice e i calzini
- Forse mi metterebbe un po’ a disagio, cioè mi piacerebbe ma finirei per chiedermi se poi sarò
all’altezza delle sue aspettative oppure mi chiederei cosa si aspetta da me.
- Ecco appunto, ora hai perfettamente capito di cosa stiamo parlando.

Pubblicato su Sorelle d’Italia

Vù cumprà/2

Viscontessa, 22 settembre 2008

Il primo semaforo rosso.
Sono a cento metri dall’ufficio e sto tornando a casa con il mio scooter. Un scooter vecchio di otto anni, un 250 un po’ scassato con la carrozzeria tenuta insieme da una manciata di fascette.
I lavavetri ai semafori non ci sono più da oltre un anno spazzati via da un’ordinanza comunale che è stata una specie di anticipazione su ciò che sarebbe accaduto poi in tutta la nostra penisola. Firenze culla del Rinascimento qualunque cosa rinasca, anche quel venticello fascista che ultimamente va tanto di moda.
Da qualche settimana, però, ai semafori sono tornati i medicanti.
Sono ancora pochi, stanno nascosti dietro alle macchine e quando il semaforo diventa rosso si avvicinano guardinghi con le loro richieste scritte su un pezzo di cartone o affidate ad un bicchierino teso. Non hanno con se spazzolini e camminano sulle loro gambe, non contravvengono a nessuna ordinanza comunale perchè mendicare, per il momento, è ancora lecito e fino a quando qualche paladino dell’ordine pubblico non avrà il coraggio di vietare l’accattonaggio, fino a quando la pseudo informazione, la televisione, l’opinione pubblica manovrata e strumentalizzata, non ci avranno convinto che la miseria è il male assoluto, nessuna ordinanza mirata a rendere più difficoltoso l’accattonaggio, riuscirà a fermare quest’orda di disperati.
Finiremo per sprofondare nel ridicolo, nell’attesa che il processo di addomesticamento delle masse sia concluso, finiremo per diventare ridicoli, grotteschi, deformi dentro ma tanto belli e in forma fuori.
Vietato girare con un bicchierino di carta in mano, vietato per strada l’uso del cartone, vietato ai pedoni fermarsi con il semaforo rosso….. chissà quali altri divieti si inventeranno prima di vietare la miseria.
Mi si avvicina un ragazzino e mi mostra il suo cartello. Lo leggo distrattamente ma la parola FAME è scritta in grande e non posso non notarla anche se si vede che non ha fame e non è certo denutrito. Non ho niente, gli dico, ed è vero perchè la borsa l’ho messa nel bauletto al posto del casco. Guarda la mia mano, sto fumando e mi chiede una sigaretta. Non ho neanche quelle chiuse dentro alla borsa dentro al bauletto.
Si allontana di poco, cerca di raccimolare qualche spicciolo dall’automobilista che ho accanto poi torna. “ci vuole la patente per guidare questo?” e indica lo scooter. “si” gli dico e mi spiace dirgli quel si che suona come il no che mi dicevano i miei quando gli chiedevo di comprarmi il motorino.
Ha l’aria sconsolata, l’aria del ragazzino avvilito e mortificato che può guardare e non toccare, lo sguardo infantile senza compromessi per il quale un rifiuto è il rifiuto globale. “quanti anni hai?” gli chiedo “diciotto” mi risponde ma non gli credo. Ne avrà 15 o 16 e come tutti i ragazzini della sua età sogna un motorino anche se è scassato e vecchio e brutto come il mio.
“devi prendere la patente” gli dico e lui mi risponde che la patente non ce l’ha.
Poi da dietro l’angolo si affaccia un’adulto, intravedo la sagoma e i panni lerci.
Il ragazzino si allontana e torna al suo “lavoro” con gli automobilisti in coda.

Una giornata uggiosa

Viscontessa, 21 settembre 2008

Me ne stavo qui in cerca di qualche idea per un articolo.
Non che sia difficile trovare argomenti sui queli scrivere perchè anche se te ne stai tutto il giorno sdraiata sul divano a pisolare il mondo inspiegabilmente va avanti lo stesso.
Anzi quando ti decidi di aprire la finestra per vedere se è successo qualcosa, ti senti quasi in colpa per tutto quello che è accaduto mentre tu dormivi sul tuo divano.
E’ come quando ti svegli la mattina in una bella giornata di sole e un attimo dopo metti ordine nei tuoi pensieri per cercare di renderti conto se puoi essere felice del sole o era meglio la pioggia.
Io per esempio inizio a ritroso dalla sera prima, cerco di rammentare l’ultimo pensiero che ho avuto prima di addormentarmi e poi cerco di ricordarmi cosa ho fatto poco prima di andare a letto tipo se ho usato il filo interdentale o vaffanculo per stasera che non ne ho voglia.
C’è il sole e magari avevo in programma di indossare l’impermeabile e non c’è niente di bello nel sole di agosto che si appannerà sotto l’afa opprimente di una giornata d’estate.
Ma ormai è andata, l’estate è finita e gli amici se ne vanno. Non era proprio così ma il significato è quello e mentre per la prima volta mi chiedo se non potrei scrivere un articolo non articolo, mi imbatto in questa malinconia autunale anche se fuori c’è il sole e domani vorrei lavare i copri divani che puzzano un po’ di cagnetto.
Una leggera malinconia, dicevo, la malinconia della festa è finita e gli amici se vanno lasciandoti alle prese con una nuova stagione da programmare come un palinsesto televisivo. Qualche carrambata stantia come l’incontro con un vecchio amico che non hai visto per anni ma che da qualche tempo si è trasferito vicino a casa tua e una pioggia di fiction, di finzioni che devi indossare quotidianamente per sopravvivere ad un mondo che non piace a nessuno ma che non si capisce perchè accidenti allora sia così.
E poi molto sport che fa bene alla salute, partite di calcio e partite di calcio e partite di calcio inframezzate da dibattiti sul mondo del calcio malato, pure lui malato ma la malattia ormai sembra l’unica dimensione nella quale ci troviamo a nostro agio. Infine i film quelli che ti fai ogni giorno alimentando le tue speranze e le tue illusioni e i telegiornali, la cronaca impietosa dei tuoi brufoli o di quella dell’ultima Paris Hilton de noartri come gli omicidi sui quali ricamare corredi interi nelle lunghe e fredde notti invernali.
Tanto le idee non arrivano, mi lascio invadere da questa malinconia e mi convinco piano piano che si può scrivere senza dir niente pagine intere.
Forse parlerò di malinconia, comincerò con lo spiegare cosa significa, quale sia la sua etimologia e quanto sia alimentata dalla sindrome dello stress della fine delle vacanze. Un accenno ad una statistica americana, un consiglio di un esperto, un breve, sintetico ed insignificante ricordo personale sulla malinconia e un richiamo meterologico alla pioggia a far da sfondo. Magari ci piazzo anche Battisti con una giornata uggiosa che fa tanto attualità.

Vù cumprà?

Viscontessa, 19 settembre 2008

Sono fuori dall’ufficio a fumare una sigaretta.
Ho in mano due blocchetti di assegni.
Si avvicina un venditore ambulante di colore, un ragazzone giovane non oltre i venticinque anni e mi chiede di acquistare qualcosa.
“non ho soldi” gli dico, ed è vero, sono scesa solo con quella sigaretta e i libretti degli assegni che devo mettere in cassaforte.
“io ho fame, dammi almeno un ticket restaurant”.
Apperò, imparano svelti questi giovanotti.
“sono libretti degli assegni non sono ticket”.
Non capisce, parla a mala pena l’italiano e forse quel tanto di inglese ormai necessario a comunicare nel nostro paese. Gli mostro i libretti ma lui insiste, alla fine gli dico “assegni bancari”.
“ah” fa lui “ho capito, banca”.
Già, banca, un luogo pieno di soldi e privo di generi di conforto, il niente della nostra società.
Lui ha l’aria sconsolata, ci pensa un po’ e poi mi fa “sei sposata?”.
Sposata? Ci penso anche io perchè non capisco dove vuole arrivare
“si, sono sposata”.
“ah, beata te, io non sono sposato, sono solo, molto solo….. tu capisci quello che voglio dire?”
Temo di si ma non ne sono sicura “sei giovane, vedrai che anche tu troverai presto una moglie”.
Torno in ufficio di corsa lasciandolo lì con la sua misera mercanzia in mano.
Boh.

Il suo perchè

Viscontessa, 18 settembre 2008

Allora che vogliamo fare?
Di che parli?
Di questo blog, non scrivi niente da giorni
Si vede che non ho niente da scrivere
E cos’altro avresti da fare di bello?
E chi ha detto che ho qualcosa di bello da fare?
Vabbè, allora cosa hai fatto in questi giorni di non bello?
Niente, il solito, mi sono macerata nella mia autocommiserazione, ho preso in considerazione la possibilità di suicidarmi con classe e poi ho cominciato ad informarmi sulla ricettività delle case di riposo per il 2030, ma lo sai che ci sono già le liste di attesa?
Per le case di riposo per il 2030?
Certo! Guarda che il 1964 è stato l’anno più prolifico dal dopo guerra in poi, un vero casino! quando saremo vecchi non ci sarà posto per noi da nessuna parte tra l’altro abbiamo fatto pochi figli e siamo pure dei morti di fame il che significa che nessuno baderà a noi. Per questo mi sto informando sugli ospizi.
Ecco
Ecco cosa?
No niente, è meglio che continui a non scrivere.
Già

Una provinciale alla blogfest

Viscontessa, 15 settembre 2008

Alla fine ci sono le cose semplici di una volta come le lenzuola lavate con la cenere e gli uomini che giocavano a carte nel bar dopo una dura giornata di lavoro nei camp.
Nella vita basta poco per essere felici, basta la luce rosa di un tramonto o la risata cristallina di un bambino, basta una giornata invernale di sole o una giornata di pioggia con le scarpe da ginnastica che si infradiciano e poi puzzano come una cloaca. Piccole cose di cui abbiamo perduto il ricordo come un paio di stivali nuovi che sono le uniche altre calzature che ti sei portata dietro e ti hanno fatto dono delle stimmate ai piedi.
Ho camminato sulle acque di Riva del Garda, ho attraversato temporali e trombe d’aria, ho percorso una via crucis per le strade battute di pioggia e vento con vesciche sui talloni che spuntavano come funghi e funghi che spuntavano dalle scarpe da ginnastica. Ho visto la luce, ho visto le stelle, ho visto blogger divertirsi come bambini e bambini piangere in un parco divertimenti, ho sentito le voci alla BlogFest e ho chiamato a me i pargoli a Gardaland.
Ho visto cose che voi lettori non potete neanche immaginare e che non potevo immaginare neanche io quando ho detto al coiffeur offerto da Donna Moderna di fare ai miei capelli ciò che voleva.
Ho visto gente e ho fatto cose, poche, molto poche perché il mondo virtuale corre veloce verso punti zero per me sempre più lontani e irraggiungibili e io non ci capisco una sega o non c’entro una sega. Fate voi.
Così tra mediacamp, senior manager, sponsored, game, litcamp, girl geek dinner, location, comunication, team manager, podcast, social network, fashioncamp, e-book, senior manager, foodcamp, powered, country manager, digital service innovation, marketing director, advertising, e happening, sono tornata a casa con il mio welcome pack, il mio pass, e uno schema per lavorare a maglia che ho scoperto essere assolutamente out se fatto seguendo gli schemi di Mani di Fata perchè adesso si partecipa agli Stich`n Bitch.
Ma soprattutto son tornata a Firenze e ho trovato il bar sotto casa chiuso e con tutte le insegne coperte.
“Oh ragazzi” gli ho detto nel pomeriggio quando hanno riaperto “ma che siete grulli? Torno dopo due giorni e vi trovo chiusi e con le insegne coperte, ma che è successo? Ma lo sapete che ho vissuto momenti di vero panico?”
“niente” mi fa il barista “un s’è pagato la tassa per le insegne e ce le hanno coperte”.
“fack you!”
“come?”
“no, nulla, è che ti manca un director manager in grado di procurarti dei premimum sponsor o dei main sponsor perchè la location sarebbe anche ideale per organizzare dei foodcamp ma anche dei girl geek dinner ma senza innovation, senza una wireless free zone, senza un’organization non vai da nessuna parte!”
“eh????? ma di che stai parlando ? Ma non fo già l’happy hour il venerdì sera?”
“L’happy hour? Ma lo sai che ormai siamo nell’era del Campari Soda 2.0?! e poi quei panini con la mortadella…… sono almeno panini alla mortadella a chilometri 0?
“panini a chilometri 0? e che ci devo pagare anche l’assicurazione prima di metterli in vendita?”
“sai qual’è il tuo problema? È che sei terribilmente àgèe!”

Vado, torno ma vi lascio qualcosa

Viscontessa, 11 settembre 2008

Vado via un paio di giorni. Si comincia con Gardaland si prosegue con la BlogFest e si finisce con una girata in moto. Un giorno per uno. Mi pareva la soluzione migliore. Ad ognuno i suoi “divertimenti” e così la famigliola parte chi per incontrare il Mammut in un parco divertimenti, chi per incontrare un po’ di amici alla blogfest e chi per ritrovare gli amici motociclisti.
Però vi lascio qualcosa da leggere, qualcosa di bello che merita.

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