Mia sorella

Viscontessa, 31 agosto 2008

La mia collega dice di farti i complimenti per l’articolo dell’altro giorno su Il Firenze. Dice che ha riso come una matta.
Ringraziala da parte mia. A te è piaciuto?
Io non l’ho mica letto.

Un metro e settantatre? Ma sei sicura? Non è possibile, tu sei alta un metro e sessantotto
Si sono sicura e sono alta un metro e settantatre ormai da moltissimi anni
Vorresti dire che sei alta 10 centimetri più di me?
Senza offesa ma direi di si.
Ma io ho più tette di te.
Capisco

Ho finalmente rimesso in ordine tutti gli album fotografici, volevo farti vedere un paio di foto quando eravamo bambine.
Francamente non mi interessano proprio.

Tua figlia ha un sedere perfetto.
Fisicamente è identica a me quando avevo la sua età
Identica a te? Ma tu hai il culo piatto.
Vabbè con gli anni sarà calato
No guarda che tu hai sempre avuto il culo piatto
Senti, del mio culo non me ne frega niente e c’ho le tette piccole, i piedi brutti, gli occhi sorti e pure le spalle troppo larghe, ma è come per la storia dell’altezza: ti ricordi male
…… a parte il fatto che non sono affatto convinta che tu sia alta 1 metro e 73

Hai capito che la bambina deve mettere l’apparecchio per i denti?
Si ho capito
Possibile che tu non abbia niente da dire?
E che devo dire? Hai già detto tutto te, che dobbiamo fare? Una veglia di preghiera?
Sei proprio una stronza, speravo che tu avessi qualcosa di dirmi
effettivamente se mi lasciassi finire questo articolo ce l’avrei
io quel computer l’avrei già fatto volare dalla finestra
dici che sottrae tempo ad interminabili discussioni sull’apparecchio per i denti di tua figlia?
Anche! E comunque sei alta un metro e sessantotto.

Non corro il rischio che legga.

Ottimizzare i tempi, le risorse e le informazioni.

Viscontessa, 29 agosto 2008

La donna prese l’aspirapolvere e la passò sul tappeto del salotto.
Non fu un lavoro facile. I peli del cane che si confondevano con quelli della trama del tappeto opponevano al Dyson viola Turbo TDCI più resistenza del previsto e anche il cane non sembrava voler collaborare.
Poi la donna cambiò la spazzola e, non prima di aver risputato il cane nella sua cuccia, passò l’aspirapolvere anche sui pavimenti del resto dell’appartamento.
Fuori la giornata era molto calda per essere fine agosto ma la donna non pareva accorgersene. Quando ripose l’aspirapolvere e preparò il secchio pieno di acqua e detersivo per passarlo sui pavimenti, la colonnina di mercurio segnava quasi 42° ma sul termometro ci stava accovacciato un gatto.
Lo spazzolone con cui passare il cencio le provocò una vescica di cui si accorse quando infilando le mani senza guanti nel secchio pieno di acqua sporca e detersivo, un dolore lancinante le trafisse l’incavo tra il pollice e l’indice.
Urlò per il dolore e il pappagallo in giardino le fece il verso inondando la quiete dell’appartamento di un suono agghiacciante che grazie all’effetto eco durò abbastanza a lungo da svegliare il consorte.
La donna a quel punto prese un piumino per spolverare e uno spray antistatico e li mise entrambe tra le mani del marito “già che sei sveglio” le sussurò languida in un orecchio “datti da fare!”.
Quindi lei si diresse verso il bagno e si cosparse le gambe di crema depilatoria e la testa di una tinta scura e pastosa che cominciò a colargli sulle tempie. “Fortunatamente” pensò mentre stendeva sul viso una maschera di bellezza colore verdognolo “questi prodotti hanno colori diversi”. Una volta le era capitato di stendere la crema depilatoria in testa e la tinta scura per capelli sui peli delle gambe.
Quando uscì dal bagno così conciata, il consorte urlò “chiamate l’esorcista!” e brandendo il piumino come una spada, si chiuse a chiave nel salotto. “non fare lo spiritoso” le suggerì lei in tono perentorio da dietro l’uscio “esci immediatamente di lì o ti riempio il barattolo di schiuma da barba con la mousse di candeggina profumata che uso per pulire il cesso”.
Più tardi, dopo aver stanato il marito dal salotto e i batteri dalla tazza del water, si dedicò al giardino.
Da prima buttò via tutte le piante che grazie ad un errore nella programmazione dell’irrigatore automatico si erano seccate in un istante, quindi ripulì le aiuole dalle cacche dei cani che, ne fu certa, cagavano per dispetto almeno dieci volte al giorno.
Una però, purtroppo, sfuggì alla sua ricerca e si spiaccicò sotto alle dita del suo piede nudo sulle cui unghie, solo qualche minuto prima, aveva apposto uno strato di smalto rosso.
Togliersi il cordoncino di cotone idrofilo usato per distanziare le dita dei piedi con lo smalto ancora fresco e quella merda tutta spiaccicata tra il cotone e le dita del piede fu quel tipo di esperienze che non avrebbe mai dimenticato.
“Per un attimo” avrebbe raccontato poi ai cronisti di Studio Aperto accorsi sul luogo per testimoniare la tragedia “ho pensato di amputarmi un piede”.
Dopo una brillante relazione tra il problema della sicurezza nei nostri giardini e quella nelle periferie delle nostre città, il servizio si concluse con l’affermazione che quelle merde non sarebbero dovute essere lì.
La donne ne convenne e svenne.
I cani furono colpiti dal solito mandato di espulsione. Intestinale.

Sarebbe stato meno grave?

Viscontessa, 27 agosto 2008

Derubati, massacrati di botte e infine lei violentata. Vi direi scegliete voi la località e la nazionalità delle vittime e dei carnefici che tanto non cambia niente ma una differenza, una piccola e forse insignificante differenza tra il caso di Roma e quello di Torre Annunziata c’è.

E’ un dettaglio che forse nella tragedia non meriterebbe neanche di essere menzionato ma poi non posso fare a meno di pensare che sono proprio i dettagli come una precisazione di troppo a dare un significato diverso ad una storia, qualunque sia la storia anche la più atroce e la più cristallina nella sua brutalità .

Così si è venuti a sapere che la turista olandese, a differenza di quella tedesca, è stata violentata di fronte al marito, precisazione enfatizzata che in un contesto nel quale è la brutalità del gesto l’aspetto a cui si vuol dare maggior risalto, immagino volesse esserci fornita come ulteriore aggravante dell’accaduto.

Fortunatamente non so cosa si prova ad essere violentate, posso lontanamente immaginarlo ma la mia immaginazione non può comunque spingersi oltre certi limiti e quello del caso di Roma questo limite lo ha superato abbondantemente.

Tuttavia, nel mio piccolo, nella piccola e insignificante esperienza di ciascuno di noi, sappiamo che nei momenti più terribili della nostra vita abbiamo sperato di avere accanto le persone a cui vogliamo più bene.

Ogni esperienza, fantastica o terribile che sia, acquista un altro sapore se la si può condividere con qualcuno di cui ci fidiamo e a cui vogliamo bene e per questo immagino che anche in una situazione del genere sapere che il nostro compagno è lì, sapere che comunque è vivo e sta bene, possa lenire almeno in minima parte la nostra sofferenza. Forse sbaglio ma ogni giorno scegliamo o desideriamo partorire o morire accanto alle persone che ci sono più care e ogni giorno speriamo di poter essere di conforto e di aiuto, anche solo morale o spirituale, alle persone a cui siamo più legate. E preferiamo la verità, preferiamo la morte piuttosto di una scomparsa, preferiamo la cruda e impietosa realtà piuttosto di un prolungato oblio.

Mi metto nei panni di quella povera donna ma mi metto anche in quelli di quel povero uomo costretto non tanto ad assistere alla violenza sulla moglie ma a condividere con la sua compagna per tutta la vita il dolore di questa terribile esperienza a prescindere dal fatto che lui abbia o non abbia assistito alla violenza. E mi chiedo se avrebbe davvero sofferto meno se mentre violentavano e massacravano sua moglie, lui fosse stato altrove a torturarsi su ciò che stava accadendo.

Ma la mia ovviamente è una considerazione che parte dal presupposto che una violenza sessuale è una violenza terribile e devastante, un oltraggio al fisico ma soprattutto alla dignità di un essere umano e non un oltraggio alla morale come solo fino a pochissimo tempo fa era considerata la violenza sessuale nel nostro paese. Perchè un uomo costretto ad assistere alla violenza sessuale sulla propria donna, non è un bambino e non è un essere più debole della vittima a meno che non si ritenga che sia stata la sua dignità di maschio ad essere oltraggiata.

E allora mi chiedo, è davvero rilevante ai fini della gravità dell’accaduto che il marito sia stato costretto ad assistere?

Pubblicato su Sorelle d’Italia

Risiko

Viscontessa, 26 agosto 2008

Va bene, allora ditelo, che qualcuno mi spieghi le regole del gioco perchè così non vale. Che qualcuno infine mi spieghi come dobbiamo giocare che altrimenti non capisco più niente.
Allora, dice Alemanno che i ciclisti olandesi vittime dell’aggressione a Ponte Galiera lì non dovevano fermarsi. Dice che è stato imprudente da parte loro fermarsi proprio in quel posto abbandonato da Dio e dagli uomini ma non da un branco di pastori rumeni che forse di Dio, degli uomini e delle operazioni d’immagine se ne fregano.
Di sicuro, sempre secondo Alemanno, pare invece Giovanna Reggiani aggredita a Tor di Quinto circa un anno fa, lì potesse stare per via del fatto che essendoci una stazione ferroviaria non spettava a lei proteggersi con la carta della prudenza che invece toccava all’allora amministrazione locale.
Presidiato invece il centro delle nostre città dove insieme alla polizia, i carabinieri, i vigili e le squadre anti degrado adesso c’è pure l’esercito che a causa del suo ruolo pensavo dovesse stare altrove.
Forse, ma sono voci non confermate, pare che presto arriveranno a proteggere i cittadini per le strade del centro anche i corpi speciali dei Boy Scout.
Conquistati tanto dai Vigili Urbani anche i semafori cittadini. Dopo aver cacciato i lavavetri, adesso i vigili presidiano stabilmente le postazioni acquisite anche se i lavavetri mi parevano molto più utili.
Rivisto poi il ruolo dei venditori ambulanti che d’ora in avanti, se scoperti dall’avversario, dovranno rinunciare non solo alla propria misera merce ma anche alla propria dignità mentre permangono dubbi sulla collocazione delle prostitute che non si capisce se debbano stare per le strade, su quali strade, o eventualmente in cella a dormire nude un paio d’ore. Pare, ma anche su questo si tratta solo di voci ufficiose, che alcune possano essere collocate anche a Palazzo Chigi.
Poi ci sarebbe quella cosa dei cinesi che possono stare in Tibet e gli americani che hanno diritto di andare in Iraq mentre i russi pare che non possano andare in Georgia ma qui la faccenda si complica e il dubbio a questo punto sporge spontaneo, ma la Kamtchaka esiste ancora?

Voilà, je suis ici

Viscontessa, 24 agosto 2008

Finalmente sono tornata. Non che sia stata via molto ma avevo un sacco di cose da raccontare e temevo che me ne sarei dimenticata. Purtroppo un brutto pasticcio di prese elettriche mi ha impedito l’uso del computer per circa tutta la settimana e le cose belle e straordinarie di questa vacanza, temevo che si sarebbero dissolte prima che riuscissi a fermarle per sempre su questa tastiera.
D’altra parte un diario virtuale serve proprio per questo, serve per raccontare le proprie esperienze, per condividere le proprie emozioni e per descrivere le proprie sensazioni.
E una vacanza, cazzo, è proprio un concentrato di tutto ciò.
Posti incantevoli, natura incontaminata, cibo ottimo, gente del luogo cordiale.
E poi tanto relax, buone letture e tanto tempo da dedicare finalmente alla famiglia.
Mi pare di aver detto tutto. Sintetico, essenziale, esaustivo.
Praticamente un vademecum per il blogger alla page anche se mi son dimenticata di pubblicare la cartella con le 12.764 foto che grazie alle nuove tecnologie digitali ho potuto scattare, conservare e archiviare tutte.
Quelle che preferisco sono le 1.722 che ho scattato ad grillo che dormiva sotto ad un foglia e naturalmente le 9.527 con le quali ho documentato la vacanza della famiglia in spiaggia. Le più belle sono sicuramente le 7.222 nelle quali ritraggo mia figlia che prende il sole ma sono notevoli anche quelle di uno spazzino del luogo intento a vuotare un cassonetto. Purtroppo però mi si è scaricata la pila della macchina fotografica così le foto dello spazzino sono solo 1.498. Comunque appena posso le pubblico tutte così potete vederle anche voi.
E poi ho letto tanto. Tra un’emozione e un’altra ho divorato decine e decine di libri. Ma che dico, centinaia anche se il ricordo più emozionante è sicuramente quello di un vecchio pescatore del luogo intento a riparare la sua rete da pesca. L’odore di salmastro, la brezza serale, il tramonto e un vecchio che ripara la rete. Che bello riscoprire le antiche tradizioni di una volta e il piacere di una vita fatta di cose semplici e genuine come un vassoio di ostriche crude e una bottiglia di champagne gelato. Ehm, no, cioè volevo dire che bello riscoprire il piacere di una bella gita in bicicletta soprattutto se la bicicletta si rompe e tu devi tornare a casa a piedi portandoti la bicicletta in spalla. E poi il mare ghiacciato, gli aironi finti, le saline dove di smerdi le scarpe nuove che quando torni le devi buttare via e le passeggiate col cavallo sulla spiaggia anche se il cavallo a portarselo in braccio è più pesante della bicicletta. E il minigolf, il lunapark, le patatine fritte a tutte le ore del giorno, bambolero dall’alba al tramonto e infine il piacere di uno spettacolo unico e indimenticabile come la Corrida. Ma il toro non lo ammazzano mica, lo feriscono, lo stancano, lo spaventano e infine se vantano pure. Bastardi! Ho letto il volantino centinaia di volte ma non c’era scritto che lo ferivano. Bastardi! Che vadano affanculo loro e la loro tradizione del cazzo.

Ci si

Viscontessa, 16 agosto 2008

Che fai, leggi?
Leggo anche io.
Lui legge i Promessi Sposi e lei il Kamasutra. Finemente rilegati.
Io su questa pubblicità mollo, mi sono sorbita la raccolta dei Santini da collezionare, il rosario di Padre Pio, Pittura facile, Minerali dal mondo, costruisci il tuo orologio a cucù e crea da sola i tuoi lavori a maglia.
Vado.
Un settimana.
Non finitemi i santini.

in ufficio

Viscontessa, 13 agosto 2008

“Allora bene eh”
“già”
“sei contenta?”
“molto contenta”
“e adesso?”
“mah vedremo”
“già, goditi il momento, poi avrai temo per pensarci”
“già”
“però bene, no?”
“senti scusa, ma di cosa stiamo parlando di preciso?”
“ho letto”
“capisco. Di tanto in tanto lo faccio anche io”
“sarai contenta no?”
“di leggere?”
“no dell’articolo”
“beh si certo, molto contenta. Quale articolo?”
“ti ho vista sul giornale, quell’articolo sui blogger”
“ah ecco, ora ci sono”
“e ora?”
“ora cosa?”
“ora vorresti pubblicare qualcosa?”
“cioè scusa, cosa dovrei pubblicare? Un articolo? O qualcosa sul blog?”
“no dicevo, ora vorrai pubblicare il tuo blog”
“ehm no, veramente proprio no. Preferirei andare in ferie”
“ah no? Pensavo che adesso volessi pubblicare il blog”
“a parte il fatto che tempo fa ho pubblicato qualcosa preso dal blog ma no, adesso non voglio pubblicare proprio niente”
“peccato”
“anche no”
“no dicevo peccato che l’abbiamo letto solo noi”
“che vuoi dire?”
“No, no per carità, noi siamo in tanti ma il Corriere della Sera lo vendono solo a Firenze giusto? Pensa se a leggerlo fossero stati in tutta Italia, secondo me qualche casa editrice ti faceva pubblicare un libro.”
“mah non disperiamo dai, pare che il Corriere della Sera arrivi persino a Scandicci”.

Parliamone

Viscontessa, 6 agosto 2008

Parliamo. Cioè dai voglio dire parliamone. L’argomento se vuoi sceglilo tu ma qui fa caldo, è agosto, io devo lavorare, soffro di insonnia e le città si svuotano.
Certo non esistono più neanche le mezze stagioni ma adesso in compenso abbiamo l’esercito che veglia sulla nostra incolumità cittadina mentre noi siamo al mare. O almeno voi.
La prima giornata di guerra si conclude comunque con una vittoria. Fermati due sporchi negri che vendevano un paio di canne oppure fermati due magrebini in possesso di droga.
Io comunque mi sento molto più sicura, sarà che non sono al mare ma che soprattutto a Firenze l’esercito non ce l’hanno mandato.
Secondo me con tutte le buche e le voragini e i cantieri che abbiamo in città non avrebbero saputo dove parcheggiare il carro armato.
Però se vuoi parliamo di Berlusconi e non ti preoccupare non voglio farlo per parlarne male.
E come potrei? Dopo l’ennesimo intoppo su una figa che questa volta ha avuto la spudoratezza di nominare ministro, ha finalmente capito il valore della famiglia. O il valore dell’immagine della famiglia se preferite.
D’altra parte finchè le fighe le sistemava in televisione ci si poteva anche stare ma rivestirle e per giunta Armani e spedirle a Palazzo Chigi è stata davvero una mossa sbagliata.
Meno male ha capito i suoi errori.
Alla prossima se non altro non darà il portafoglio. O i vestiti.
Mi chiedo solo però, cosa accidenti avrà mai potuto promettere alla Veronica per convincerla, dopo tanti anni nei quali nella migliori delle ipotesi la si vedeva in compagnia di altri uomini, a farsi fotografare mano nella mano con lei.
Tutti i giornali di gossip riportano le foto di questi idilliaci fine settimana di Berlusconi in famiglia e oggi, forse perchè le prestazioni della Veronica sono a scadenza e lui comincia ad avere fretta, se ne è parlato pure al TG5: “se ho fatto la pace con mia moglie?” dice il Berlusca “no davvero, si fa pace solo se prima c’è stata guerra e noi non siamo mai stati in guerra”.
Ma solo io ho la sensazione che talvolta forse e magari solo per il nostro bene quest’uomo ci prende un po’ per il culo?
Va bene smetto, cerca di capirmi però, la stagione è quello che è e certe letture, anche se non ti interessano, te le trovi nella cassetta della posta come le bollette che tra l’altro, diciamolo, sono aumentate.
Aumenti paurosi e gli italiani sono alla frutta anche perchè la pasta e il pane sono aumentati.
Aumenti insopportabili per le famiglie italiane costrette, al rientro dalle ferie, a fare i conti con una ulteriore perdita del valore di acquisto dell’euro.
Maledetto Euro, per il precedente governo Berlusconi è stata tutta colpa sua ma se il cavaliere non è riuscito a far niente in cinque anni per annientarne gli effetti negativi, allora la colpa è del caro petrolio e delle banche.
Già, tutta colpa della banche che lucrano sulla miseria delle famiglie italiane.
La banca non ti da un mutuo perchè sei un precario? Eliminiamo i precari, semplice.
D’ora in avanti tutti stagisti senza stipendio che questo tipo di contratto qui ancora non lo abbiamo valorizzato abbastanza.
Aspetta dai non scappare, se Berlusconi non ti piace posso parlarti del Papa che sta in Val Badia a pregare per le Olimpiadi.
Oppure ti posso parlare delle Olimpiadi di Pechino che adesso ha un cielo terso come quello che splende sopra al K2. C’è lo smog? Prendi un miliardo di cinesi e mettili ad aspirare smog tutto il giorno. Tanto quel miliardo lì è disoccupato perchè prima di fargli aspirare smog gli hanno chiuso la fabbrica dove lavorano che inquina.
Diritti umani, anche Veltroni ormai rappresentante di tutte le anime perdenti in generale, ha detto che si che no.
D’altra parte un tizio di nome Gasparri che passava per caso dal parlamento oggi ha detto disertiamo le Olimpiadi. O qualcosa del genere che io quando parla non lo capisco neanche.
Ma perchè ci sono le Olimpiadi? Fa di rimando Brunetta che sulla scia dell’entusiasmo promette il ritorno dei Giochi senza Frontiere e della proiezione de La Corazzata Potekmin per tutti gli impiegati statali. “Ne resterà solo uno!” ha urlato l’highlander di Lilliput in piedi sulla sua poltrona da Ministro. E non si è capito se si riferiva ai lavoratori statali, agli atleti non dopati che parteciperanno alle Olimpiadi o alle teste di cazzo in generale. Si, rimarrà comunque sempre una testa di cazzo di troppo ma da una settimana fa molto caldo e ancora non ho visto le immagini di Via Manzoni a Milano soffocata dall’afa. O erano immagini del repertorio dell’85 per testimoniare l’esodo estivo?
Comunque vadano le cose è “una vera e propria emergenza”.
Che quelle semplici ce le siamo già giocate tutte.
Io invece non so se riesco ad riemergere.

Quale morte?

Viscontessa, 4 agosto 2008

Oggi mi è morto un piede, mi è morto il piede destro e presto dovrò seppellirlo insieme al pezzo di intestino che mi è morto l’anno scorso.
La mia voce invece è ancora viva ma langue in fondo a questa gola intasata dal grosso tubo che mi aiuta a respirare e questa mano che non mi appartiene più mi tiene compagnia durante la notte come l’orsacchiotto di peluche nel mio letto di bambina.
Oggi mi hanno truccata, mentre il mio piede moriva, le mie labbra si facevano di un rosa pallido, quasi timido, il rosa del giorno di festa e di questa donna che non conosco ma mi parla con tono confidenziale mentre sbircia l’orologio, richiude il rossetto e mi chiama amore per invitarmi a girarmi su un fianco.
Mi chiamano amore, tesoro, pulcino. Sono la loro bambola di pezza che giace in questo letto ormai da anni e da anni muore un pezzo per volta come una pianta a cui si avvizziscano lentamente le foglie, una bambola a cui domani dovranno amputare un piede che si è lasciato morire di inedia tra le lenzuola maleodoranti del mio letto.
I primi tempi avevo tanta paura, avevo paura di vivere, avevo paura delle infermiere e dei dottori, temevo il mio intestino e la mia vescica, mi terrorizzava quella mano che non conoscevo e quel tubo che mi impediva di parlare. Avevo paura dell’immediato e dei miei stupidi organi che mi avrebbero abbandonato un po’ per volta e osservavo con diffidenza il mio cervello chiedendomi se sarebbe riuscito a sopravvivere a tanta umiliazione.
Avevo paura di vivere, avevo paura di vivere in compagnia dei miei ricordi.
Adesso che mi rendo conto che i ricordi svaniscono quasi senza lasciare traccia, ho paura di morire.
Adesso mi sveglio nel cuore della notte e nell’oscurità fisso una macchia nella parete di fronte fino a quando non riesco a metterla a fuoco, a volte ci vogliono ore ma le ore sono un concetto di cui non ricordo più il significato mentre il contorno irregolare di quella macchia è il mio punto di riferimento, il mio compagno di vita, l’unica cosa per cui valga la pena vivere.
Una piccola macchia di muffa che con gli anni è andata ora scomparendo ora allargandosi, una muffa viva che chiama il mio sguardo e mi conferma nella sua evoluzione che ancora non sono diventata cieca. Vivo per lei, mi sveglio all’improvviso nella notte e la cerco come un neonato cerca il capezzolo della madre, vivo perchè lei è viva e non mi chiama pulcino mentre guarda l’orologio, vivo perchè posso vederla e osservarla e qualche volta sono persino riuscita ad annusarla e chiudendo gli occhi, anche ad accarezzarla con la mano morta che mi tiene compagnia.
Se potessi parlare mi direbbero che sono diventata matta ma io lo so di non essere matta ma solo troppo malata persino per morire.
L’altro giorno è venuto uno dei volontari del centro a leggermi il giornale. A me di cosa succede nel mondo esterno non mi importa più niente ma se posso osservare la mia macchia, ascoltare non mi da fastidio. Leggeva il giornale e poi mi spiegava le notizie come se non fossi in grado di capire, ma quando non hai modo di esprimerti gli altri finiscono per pensare che tu non sia neanche in grado di capire e ormai non me la prendo più.
Lo ascoltavo osservando la macchia che da qualche giorno si era fatta più sbiadita. Pensavo che doveva essere arrivato l’inverno e dovevano aver acceso i radiatori che seccano l’aria e si portano via le macchie di muffa per un po’. Lui tanto parlava di qualcosa che non mi interessava ma poi ad un certo punto ha posato il giornale sulle ginocchia e mi ha chiesto cosa ne pensassi io dell’eutanasia.
Non è la prima volta che qualcuno parla di eutanasia in mia presenza ma mai nessuno, sapendo che non posso rispondere, mi hai chiesto cosa ne pensassi io.
Lui mi ha guardato solo un attimo, non che io abbia visto i suoi occhi perchè i miei fissavano altrove, ma li ho sentiti posarsi inquieti ed angosciati su di me e ho capito quanta pena e quanta pietà dovevo fargli quel che è rimasto del mio corpo. Poi ha ripreso il giornale e si è rimesso a leggere.
Io tanto sono tornata a fantasticare sulla mia macchia.
Tanti anni fa avevo paura di vivere ma adesso ho paura di morire. Non sono matta ma non posso lasciare la mia macchia da sola e devo aspettare che torni la primavera per chiederle come sta.
La mia eutanasia è questa: la pietà per il mio corpo che gli uomini non mi hanno mai concesso, me l’ha offerta la mia mente. Io sono già morta, ero già morta molto prima che la morte si portasse via anche il mio piede destro.
Sono morta per sopravvivere, sono morta affogando dolcemente dentro ad una macchia di muffa.
Non sono matta.

Perchè ognuno abbia il diritto di scegliersi la sua morte.

Mi ha punto una zanzara

Viscontessa, 4 agosto 2008

Esistono due tipi di portatori sani di esempi.
Gli ingenui, quelli che quando ti punge una zanzara ti dicono che un loro amico è morto per una cosa simile.
I maligni, quelli che quando ti punge una zanzara ti dicono che avevano un amico che fingeva di essere allergico alle zanzare per lamentarsi e prendere tre giorni di malattia.
Con i primi ti tocchi, i secondi li schiacci.

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