Adalgiso
Viscontessa, 11 giugno 2008Ci sono un po’ di cose che devo segnalare perchè poi alla fine quando i rapporti si complicano e l’amato lo presenti ad amici e parenti, non puoi neanche tornare a casa un giorno e dire “l’ho lasciato”. C’è sempre una mamma tanto dispiaciuta perchè un po’ era come un figlio e gli piacevano tanto i miei involtini di cavolo verza e un po’ ci sono sempre gli amici e vi aspetto per cena che devo chiedere ad Adalgiso se mi installa piripicchio sul computer.
Così ecco, mentre io sono qui a godermi la libertà ritrovata, c’è qualcuno che invece ha bisogno di me e soprattutto di Adalgiso e il fatto che io abbia bisogno della mia libertà e dei miei spazi (che poi di solito significa che ti sei stufata di darla sempre al solito e non vedi l’ora di darla a chiunque) non significa che devi scordarti degli altri anche perchè il rischio che gli involtini di cavolo verza tocchino a te è davvero alto.
Insomma, Adalgiso qui presente con quell’aria sconsolata da cane bastonato, non è più soltanto la scappatella del momento ma con gli anni ha cominciato a diventare un’entità vera e propria con la sua personalità e soprattutto con le sue relazioni sociali del tutto indipendenti dalla tua volontà.
Io in questi giorni ci ho anche parlato, gli ho spiegato che non lo amavo più, gli ho raccontato tutte quelle fregnacce che si raccontano di solito in queste circostanze come che per me lui è stato davvero importante, che la colpa non è sua ma mia, che non lo dimenticherò mai e, come da copione, che mi piacerebbe che rimanessimo per sempre amici, e lui, come da copione, non ha aperto bocca e si è limitato a fissarmi con l’occhio languido e acquoso del cane abbandonato in autostrada ovvero esattamente quel genere di atteggiamento che se proprio insisti ti ammazzo con le mie mani per il tuo bene.
Non io però , così gli ho detto ok va bene, rimaniamo amici a patto che tu venga a cena da me tutte le volte che ci sono gli involtini di cavolo verza e che io possa uscire con le mie amiche tutte le volte che voglio e mentre lui già lasciava che due grosse lacrime cariche di riconoscenza gli solcassero le sue pagine abbandonate, già pentivo della mia promessa.
Cosa ne sarà di noi insomma non lo so, probabilmente, come da miglior tradizione, lui sarà sempre più disponibile nei miei confronti e io sempre più irritata e insofferente per la sua disponibilità fino a quando mi convincerò che in fondo gli involtini di cavolo verza sono tutto sommato meglio di lui che si è fatto insegnare da tua madre come si fanno.
Quindi, dopo questo pistolotto da adolescente che tu non puoi capire quanto rompe, ecco che vi porto Adalgiso a cena così può montarvi questa intervista, può farvi leggere questa rivista e può prepararvi gli involtini di cavolo verza per il pic nic di domenica tra compagni.
Io ovviamente me se sto in un angolo un po’ imbronciata e annoiata con quell’aria da “madonna che palle questo!”.
Siate comprensivi, prima o poi rimetto la testa a posto. O le mani sulla tastiera.





12 giugno 2008, 11:11
“Spero più nelle mani sulla tastiera, che nella testa a posto.”
Con affetto,
Adalgiso.
12 giugno 2008, 11:40
Io sono con l’Adalgiso, sempre e comunque. E’ l’unico a portarmi tue notizie
16 giugno 2008, 15:38
Ma Adalgiso si chiama proprio Adalgiso?
così per sapere..come hai potuto riuscire ad uscire con uno che si chiamava così, più che altro
Guiro Karelias
16 giugno 2008, 18:39
Qui piove. Il punto esclamativo non è d’obbligo perchè tanto piove tutti i giorni o quasi.
Qui piove e sono le ore 18.35: fra un pò spengo tutto ed esco.
Quando mi metto faccio dei discorsi profondi!!
Prenditi del tempo se vuoi, ma poi ritorna sulla tastiera.
Ciao Giò, a presto.