4 - Marco

Viscontessa, 6 Giugno 2008

Marco arriva sempre puntuale in un giorno a caso.
Mi telefona qualche giorno prima e mi chiede se ho posto per martedì alle 15.30 meglio le 16.00 anzi se avessi posto sarebbe meglio giovedì magari nel tardo pomeriggio verso le 19.00 oppure no, bisogna che ci vediamo prima. E’ urgente.
Marco ha 42 anni è felicemente sposato con una donna bella e intelligente con la quale ha due splendidi bambini che lui adora ma dei quali non sa praticamente niente. Lavora in proprio come consulente aziendale per le risorse umane, ha un’agenda sempre fitta di appuntamenti non solo di lavoro, pratica molto sport, ha una segretaria che lui chiama assistente e con la quale ha una relazione fissa, e si fa continuamente vanto della sua capacità di comprendere il genere umano e di aver saputo sfruttare questa sua capacità, per crearsi una famiglia e uno stile di vita invidiabili.
All’inizio, quando l’ho conosciuto, non riuscivo a capire perché cercasse del sesso a pagamento. Non gli mancavano le donne né pareva che fosse l’abitudine ad acquistare tutto quello che desiderava a rendere desiderabile una donna. Per un po’ avevo pensato che l’abitudine alla transazione economica lo facesse sentire più a suo agio anche in questo genere di rapporto: pagare una donna significa privarla di qualsiasi tipo di rivendicazione a cui invece è facile andare in contro se si è abituati a pagare tutto il resto, poi però mi ero resa conto che il suo successo era il frutto della paura profonda e inconfessabile di trovarsi solo con se stesso e con la sua mediocrità.
In me cercava la fuga, cercava una via di fuga dal suo mondo e dal suo personaggio, cercava un luogo, una situazione, del sesso che gli consentissero di dimenticarsi della sua paura per qualche ora. I nostri rapporti di solito erano frettolosi, deludenti, sciatti, degni di un adolescente alle prime armi. Gli piaceva trovarmi molto curata nell’aspetto fin nei minimi particolari. Mi voleva profumata, truccata, pettinata, voleva che interpretassi per lui quell’immagine di seduzione patinata a cui era abituato a rivolgere le sue attenzioni. Voleva che rimanessi un’immagine anche nell’intimità, era terrorizzato dall’idea che potessi diventare umana, che potessi essere una donna, una persona, un corpo.
Anche lui non si presentava mai senza essersi fatto prima una doccia, un genere di attenzione che non mi riservavano tutti i clienti. Con alcuni per esempio era stata costretta ad insistere perchè si lavassero prima di venire a trovarmi, per altri, i più generosi, preparavo personalmente un bagno caldo e profumato nel quale mi prendevo cura della loro sporcizia umana come una madre premurosa si prende cura del suo neonato.
Quando arrivava mi salutava sempre con una calorosamente carica di promesse, si sedeva sul mio divano, si occupava della mia vita, del mio futuro, delle mie potenzialità e di tutto quello che pensava potessi desiderare, io gli preparavo qualcosa da bere piano piano parlando e ammiccando e promettendo e bevendo, lui cominciava a lasciarsi andare prima nell’abbigliamento che si toglieva in modo casuale buttandolo sul pavimento e poi nei gesti, nelle parole, nei movimenti e infine nel sesso che spesso veniva consumato rapidamente, i suoi calzini ancora indosso, la mia biancheria ancora al suo posto e un orgasmo raggiunto in pochi minuti, senza una parola, senza un gemito da parte sua e senza neanche la muta richiesta di partecipazione da parte mia.
Marco nel sesso con me cercava lo squallore, lo squallore che sentiva essere la parte più intima di se stesso e di quella vita perfetta e vuota che si era creato.
Poi si faceva una doccia, si rivestiva con cura e rimaneva ancora un po’ a casa mia quel tanto che gli era sufficiente a riacquistare le caratteristiche del personaggio che si era costruito.

continua



2 commenti a “4 - Marco”

  1. La_Sposa Says:

    Un carico di tristezza quotidiana facilmente intercettabile: che sia un privilegio da puttana vederlo, resta un mistero.

  2. La_Sposa Says:

    che/se

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