1 – Martina e la maga
Viscontessa, 29 maggio 2008Martina e la maga
Rossana era diventata “cartomante” un notte di qualche anno prima quando abbassando lo sguardo flaccido si era accorta che i suoi capezzoli erano stanchi di mostrare la loro impertinenza al mondo..
Stanca di battere i denti e una piazzola di sosta fuori da un motel dell’autostrada, era entrata in autogrill e aveva stampato quei biglietti da visita alla macchinetta accanto alla toilette.
Di quella notte accanto alla toilette ricordava ogni particolare. Scegliere “cartomante” era stato semplice, di fronte alla scelta della professione la sua mano non aveva esitato un attimo tanto che negli anni aveva finito per convincersi che qualcuno, per la prima volta in vita sua, avesse guidato la sua mano verso il suo destino anzichè tra le cosce sudate di una squallida sessualità a pagamento. E Stella era il nome che aveva scelto per quella nuova vita che iniziava, come quasi sempre ogni vita, tra il dolore e la gioia di viscere squarciate dalle urla.
Stella sarebbe stato il suo nome come lo era stato quello di una vecchia cagna sempre gravida che quando lei era piccola cacava piccoli bastardi come stronzi che come stronzi finivano quasi sempre sotto alle ruote delle auto che sfrecciavano sulla statale dietro a casa sua..
Anche allora quel nome lo aveva scelto lei un giorno che portando a quel bastardo qualche crosta di pane avanzata, aveva notato sulla fronte del cane una piccola macchia bianca a forma di stella tanto che negli anni aveva conservato quel nome nella sua memoria, in attesa di poterlo usare quando fosse tornata a vivere.
Un giorno semplicemente la cagna sparì e con lei se ne andarono anche quei rari momenti di felicità di una bambina cresciuta troppo in fretta per le strade di un quartiere dimenticato da Dio ma non dagli uomini.
Stella guardò gli occhi della cagna che adesso aveva davanti e si commosse come le capitava da bambina. Non avrebbe dovuto scegliersi quel nome ma quando lo aveva fatto sapeva che ormai era troppo tardi per pensare che un giorno sarebbe potuta tornare a vivere e giurò a se stessa che almeno una volta nella vita avrebbe onorato i sentimenti che per la prima volta le avevano suggerito quel nome.
La donna che adesso aveva di fronte aveva paura.
La paura è questione di un attimo. Le sue aveva imparato a dominarle fin da piccola per non offrire il fianco alla vita di merda che le era toccata in sorte.
Afferrò lo sguardo della donna prima che la paura svanisse e quella bambina tornò a portare le croste di pane secco alla cagna che aveva davanti.
L’ultima carta dei tarocchi era stata la Morte.
Nella cucina di un modesto appartamento del centro, il futuro di uomini e donne si svelava su una vecchia tovaglia stinta dove antiche macchie di unto suggerivano un presente lacero come un mendicante.
La donna che un giorno in un autogrill si era fatta stampare “cartomante” sui biglietti da visita osservò senza farsi vedere l’espressione dell’altra. Poi decise come comportarsi.
– novità in arrivo – disse senza abbassare lo sguardo – la tua vita cambierà in meglio entro pochi giorni – e con quella penosa bugia saldò il suo vecchio debito con il destino tornando ad essere per un attimo la Rossana di cui fin troppi uomini non si erano mai scomodati di conoscere neanche il nome.
Mentre Stella, come un cane randagio, cercava un luogo qualunque dove appoggiare il suo sguardo, la donna tirò un sospiro di sollievo e giunse le sue piccole mani in segno di preghiera ringraziando forse le stelle, forse Stella o forse uno dei tanti Santi che a suo avviso la proteggevano ogni giorno.
Gli odori di quella cucina quel giorno le davano il voltastomaco. Le bacchette di incenso infilate dentro ad un limone quasi marcio bruciavano senza sosta ma l’odore di cibo stantio di cui erano impregnati tutti i mobili di quel fatiscente appartamento, riuscivano a sovrastare il lezzo di rosa canina dell’incenso.
O forse non era rosa canina ma soffritto di pancetta rancida, la provenienza di entrambe i prodotti dagli scaffali del medesimo supermercato forse ne confondeva gli aromi e il sapore.
Avrebbe vomitato sui tarocchi da un momento all’altro se non fosse arrivata la Morte a portarsi via la nausea serrandogli lo stomaco in una morsa d’acciaio che non le faceva più passare neanche il respiro.
Nell’attesa che Stella si pronunciasse aveva cercato un po’ di sollievo nella rassicurante convinzione che le carte non sono mai ciò che rappresentano ma sono soltanto dei pezzi di un puzzle di cui soltanto una vera cartomante poteva conoscere l’immagine finale e nel corso di quei due anni nei quali si era recata da Stella almeno un paio di volte alla settimana, non aveva mai avuto modo di dubitare delle sue capacità.
Una mosca si era posata sulla carta della Temperanza, si era pulita rapidamente le zampe anteriori ed era ripartita velocemente non appena Stella si era decisa ad emettere il suo verdetto.
Quando la donna uscì dal piccolo appartamento di Stella con gli abiti impregnati di un’essenza molto simile a quella del più comune disincrostante per la tazza del bagno, ebbe come la sensazione che quel cambiamento avrebbe avuto bisogno di un suo incoraggiamento. Per questo aveva cominciato ad attenderne i segnali fin da subito e mentre alla fermata dell’autobus aveva atteso trentacinque minuti il numero venti che l’avrebbe riportata a casa, si era convinta che cento euro su un ambo secco non potevano che essere il giusto prezzo dell’indicazione che avrebbe condotto a lei la fortuna.
Venti e trentacinque, nonostante fosse leggermente in ritardo, si fermò nella tabaccheria sotto casa e se li giocò.
Una volta a casa si tolse gli abiti puzzolenti che ora le procuravano anche un leggero senso di vertigine e dopo aver rivolto le sue preghiere alla Vergine Maria perchè perdonasse per i suoi peccati e a Padre Pio perchè vegliasse su di lei, si preparò per il lavoro con la solita cura.
continua…..





4 giugno 2008, 14:39
Ecco, io non volevo leggere perché sapevo cosa mi sarebbe successo:
io lo vorrei leggere tutto, subito, e vorrei una fine.