Giovinezza mon amour
Viscontessa, 22 Maggio 2008E pensare che una volta avevo anche tentato il suicidio per te.
Si va bene con trenta gocce di Valium forse non volevo proprio suicidarmi ma insomma mentre attendevo la morte vestita solo con la guepiere di pizzo bianco che mi avevi regalato tu, già ti immaginavo in lacrime ai piedi del mio letto di ospedale dove, come Cathy in Cime Tempestose, ti avrei concesso il mio perdono prima che un giovane e brillante medico follemente innamorato di me mi portasse via per farmi una lavanda gastrica.
Si va bene lo so, con trenta gocce di Valium avrei potuto sperare tutt’al più di dormire qualche ora di troppo ma se tu fossi passato a prendermi e io non avessi sentito il campanello, forse avresti chiamato i pompieri e prima che un giovane e aitante pompiere follemente innamorato di me mi prendesse tra le sue braccia per caricarmi su un’ambulanza, come Mimì ti avrei teso la mia gelida manina.
Ok d’accordo, non avresti chiamato i pompieri e avresti usato le chiavi di casa, ma trovandomi profondamente addormentata con in dosso solo la mia guepiere di pizzo bianco, come il Principe Azzurro mi avresti baciato appassionatamente e io come La bella Addormentata nel Bosco mi sarei risvegliata tra le tue braccia.
Invece quella sera non mi hai neanche telefonato e non lo hai fatto neanche il giorno successivo e neanche quello dopo, tanto che quando ti ho rivisto, circa una settimana dopo, ero così arrabbiata con te che il Valium te l’ho messo nell’aranciata amara quella che mi costringevi a comprare e tenere in frigo perchè a te piaceva tanto.
Tanto prima o poi avrei dovuto dirtelo e ormai sono passati tanti di quegli anni che forse non ti arrabbierai neanche più.
Si però non è stata tutta colpa mia, sei stato tu ad insidiarmi e il fatto che io abbia ceduto così facilmente alle tue avances, non significa che sia stata la sola responsabile di ciò che è accaduto dopo.
Si va bene dopo la fase Doris Day e quella Peace and Love volevo interpretare la Signora dalle Camelie ma anche tu che mi mandavi mazzi di lilium e mi portavi torte di cioccolato e Torcolato da consumare tra le lenzuola non facevi niente per smorzare certe mie piccole manie come quella di girare in piena notte per le pizzerie più squallide della città.
“voglio guardare l’umanità” ti dicevo
”si, mi è venuta fame” mi rispondevi e poco dopo eravamo seduti tra gli specchi fumè di qualche pizzeria di periferia gestita da un’annoiata signora con i capelli bruciati dalle permanente e le unghie con lo smalto rosso scrostato.
“se un giorno dovessi ridurmi così per favore sopprimimi”
“Perchè? Mi piace questo posto, quasi quasi lo compro e veniamo qui a vivere insieme, io mi metto a fare il pizzaiolo e tu indossi collant smagliati sull’alluce e vai a servire ai tavoli”.
Poi tornavamo a casa e tu diventavi più ombroso del solito.
Comunque volevo dirti che è finita proprio quel giorno nel quale ti ho messo il Valium nell’aranciata amara.
Eri arrivato a casa mia in lacrime perchè avevi rivisto la tua ex fidanzata e forse provavi ancora qualcosa per lei. Ti ricordi? Il giorno dopo dovevi partire per Boston e pareva che ogni decisione sulla tua vita futura dipendesse proprio da te e proprio quel giorno lì.
Naturalmente non era vera né una cosa né l’altra ma io quel giorno mi ero stufata di giocare alle Signore dalle Camelie e così per consolarti ti avevo portato un bicchiere di aranciata amara.
“E’ amara!” mi avevi detto
“certo che è amara, è un’aranciata amara come piace a te”.
“ma mi sembra più amara del solito” avevi aggiunto
“è perchè hai pianto, è l’amarezza di questa vita inutile che ti si incolla sul palato”.
Effettivamente dopo un’uscita così c’era poco da aggiungere e infatti di addormentasi quasi subito.
Che poi non è per il Valium nell’aranciata che in fondo era una sciocchezza come tante altre che avevamo fatto insieme, ma è che se te lo avessi detto subito forse avresti evitato tutte quelle interminabili telefonate da Boston nelle quali ti rifiutavi di credere che mi fossi fidanzata con Filippo.
Ci siamo incontrati oggi per caso, io uscivo con il mio casco in testa, lui entrava con il suo codazzo di assistenti dietro.
“che fai non saluti?”
“beh, se ti levi quell’orribile casco dalla testa magari faccio anche prima a riconoscerti”
“non è orribile e soprattutto era in saldo. Usi sempre il solito profumo”
“sempre. E tu hai sempre i soliti capelli morbidi”
“finchè durano. Che ci fai qui?”
“devo tenere una lezione”
“ah bene! Allora ricordati di parlare dell’importanza di mantenere i rapporti con i cittadini”
“in che senso?”
“nel senso che il tuo ufficio stampa fa schifo”
“perchè?”
“lascia perdere, è che son buona e non ne ho fatto di niente”
“ma di che parli?”
“volevo parlare con te prima di scrivere una cosa ma….lascia perdere dai”
“e perchè non mi hai cercato?”
“ci ho provato ma…. niente dai”
Tira fuori un biglietto da visita.
“chiamami”
“si vabbè”
“chiamami”
Ora vedo. Sono nella fase rivoluzionaria. Non so se.





23 Maggio 2008, 13:06
io una volta ho tentato il suicidio con la camomilla, a mo’ di barbiturico. Sei tazzone fumanti. Non sono morto, ma mi sono pisciato addosso nel sonno.
23 Maggio 2008, 15:35
Nonostante la tristezza che più o meno profondamente prima o poi ti prende, io non ho mai tentato il suicidio. Detta così sembra che sia una cosa facile come andare a prendere il caffè, e invece è una brutta cosa.
Però, a proposito di gocce, tisane e pozioni, una volta stavo per andarmene dall’altra parte del cielo senza manco accorgermene. E come avrei potuto poi?
Ero così piccolo. Mia mamma era andata in campagna e mi aveva lasciato da mia zia che all’epoca era una bella adolescente.
Aveva da fare un lungo lavoro di cucito e, dato che non dormivo mai per aiutarmi a fare buon riposino pomeridiano, a mezzodì mi aveva dato una tisana utilizzando tre teste di papavero.
La misura era tre teste piccole, due medie o una grande: lei aveva utilizzato tre teste di papavero grandi. Mi sono svegliato a notte fonda, ricevendo il benvenuto di tutti quelli che mi stavano vegliando, mia mamma spaventatissima, mia zia disperata, tanti vicini e il dottore che svelò solo dopo le sue preoccupazioni.
Ciao Giò, vedi, mi sono nascosto nella fanciullezza, che a parlar della giovinezza e più difficile e poi magari ti vien voglia di prendere una tisana.
Tornando a bomba. Hai il suo biglietto da visita! Che fai chiami? Ad orecchio direi di no.
Ciao e buon weekend.