La festa della mamma
Viscontessa, 12 Maggio 2008- Pronto Giovanna sono io! - me lo dice come sempre in tono allarmato come se avessimo lasciato in sospeso qualcosa di essenziale.
- Pronto mamma anche io sono io, dimmi – le rispondo con lo stesso tono ma non capisce.
- E’ successo qualcosa?
- No perchè?
- Ah no niente, mi pareva che tu avessi una voce strana, ma hai fretta? Ti disturbo?
- No mamma, scherzavo
- Ah si scusa, volevo dirti che è da mezz’ora che piango
- Piangi? Addirittura! Non è da te.
- Mi son detta, ma guarda che stronza, ma non ce l’ha una mamma? Poi stamattina mi son svegliata e ho capito benissimo. Mi son vestita di corsa e sono scesa a prendere il giornale. E ora son qui che piango come scema. Beh, ora anche se tu non facessi altro nella vita… posso morire contenta.
- Esagerata!
- No davvero grazie.
- Prego. Sapevo che lo avresti letto, volevo farti una sorpresa
- E’ stata una sorpresa bellissima.
Eppure c’è ancora qualcosa che rende la festa della mamma diversa da tutte le altre ricorrenze simili. La mamma certo, che senza stare a scomodare tutti i luoghi comuni su questo personaggio fondamentale nella vita di ciascuno di noi, è sempre qualcosa di più e di diverso rispetto a tutte le altre figure importanti della nostra vita. Qualcosa appunto, perchè oltre ad essere qualcuno, la mamma è anche qualcosa che ci portiamo dentro nostro malgrado e che a volte è un mal di pancia per una marachella altre un filo d’ansia per un una bugia, qualche volta una nostalgia infinita per una lontananza forzata e altre ancora una gioia improvvisa per una carezza. Tutte sensazioni che crescendo restano intatte e che quando riaffiorano anche se per motivi o con modalità diverse, ti fanno subito sentire inadeguato, mai abbastanza grande, mai sufficientemente autonomo o troppo poco riconoscente. Sensazioni insomma in grado di cancellare in un attimo il tuo lungo percorso per diventare adulto.
Per questo la festa della mamma è quasi una ricorrenza privata come potrebbe esserlo un anniversario di matrimonio, una ricorrenza che non è mai riuscita a diventare un’occasione pubblicitaria e che al di là delle iniziative benefiche che l’accompagnano, viene vissuta dalla maggior parte di noi con la delicatezza e l’intimità che merita. Un fiore, un dolce, una telefonata sono tutto ciò di cui ha bisogno per essere celebrata ed è proprio nella semplicità di questi gesti che talvolta tocca fermarsi a riflettere su questo rapporto indissolubile anche quando ci pare di essere riusciti a superare tutto il carico emotivo che esso comporta.
Io per esempio che fisicamente non assomiglio per niente a mia madre, ieri ho deciso di festeggiare la genitrice calzando un paio di sandali aperti. Ho sempre pensato di avere un piede talmente brutto da rifiutarne qualsiasi tipo di pubblica esposizione a maggior ragione quando l’ostentazione non fosse stata strettamente necessaria, tuttavia, ahimè, il piede brutto è l’unica cosa che fisicamente mi lega a mia madre e per questo ieri ho deciso di non vergognarmi, di non vergognarmene più e sono uscita con i piedi di fuori.
Perchè al di là di tutto mi piace pensare che la festa della mamma sia l’occasione per ritrovare, almeno per un giorno, quel conforto materno che non conosceva compromessi. Una carezza e per un attimo il mondo non ci fa più paura.
Su Il Firenze di oggi.
E io tanto non penso, non ci penso, è tutto sotto controllo. Non è il periodo giusto per soffrire.





13 Maggio 2008, 11:29
Sei una stronza. Sei riuscita a farmi piangere. Vedo che stai meglio.
14 Maggio 2008, 11:04
mia madre è ormai persa nella malattia mentale .e quando ero bambina sembrava solo “un po’ esaurita” ma quanto fosse lontana da una madre vera l’ho scoperto solo quando lo sono diventata a mia volta.
indulgo un po’nel patetico , me ne rendo conto… ma ogni tanto avrei voluto provare quel conforto di cui parli.
sono sempre stata madre e figlia mai
14 Maggio 2008, 18:35
“un po’ esaurita” di solito “di nervi”. Già fino a qualche anno fa si diceva così anche se verla chiamata “depressione” non ha aiutato a sconfiggerla.