Nella sezione B
Viscontessa, 1 Maggio 2008La prima volta che mi interrogò mi chiese quale fosse a mio avviso la funzione sociale dello studio della ragioneria. Iniziò così, con un meritato sette per una fantasiosa risposta ad una fantasiosa domanda e proseguì per un paio di anni fino a quando la nostra relazione sfumò in una affettuosa amicizia ed infine in una vecchia conoscenza.
Io allora avevo diciassette anni e lui trentasei, tutti e due reduci, per motivi diversi, da un periodo piuttosto burrascoso ed entrambe incastrati con quella materia così noiosa come la ragioneria.
Lui come professore nonché vice preside dell’istituto professionale che i miei genitori mi avevano concesso come ultima chance prima di mandarmi a lavorare in fabbrica, io come alunna nonché rappresentante di classe in quella scuola che lui aveva scelto come ripiego dopo una militanza politica attiva negli anni di piombo.
Un nemico comune: l’istituzione scolastica perchè se non puoi cambiare il mondo, né la gente e neppure la tua famiglia, ti resta dentro una rabbia che devi scaricare da qualche parte e la scuola, con il preside strabico e democristiano, gli insegnanti frustrati e ottusi, i bidelli spioni e lamentosi e gli alunni come un grosso branco di pecore, diventa il posto ideale.
Così c’erano quelle ore a scuola che dopo son da te, che dobbiamo fare oggi? Niente, avevi detto che avresti interrogato ma eri arrabbiato lascia fare. E la strada insieme per tornare a casa, i corsi pomeridiani e le passeggiate in macchina tra le campagne primaverili. Ci vieni in gita sul Lago di Como? Che posto del cazzo l’hai scelto tu? No il Preside perchè non ha accolto la tua domanda per accedere ai fondi della scuola destinati alle gite scolastiche. Che stronzo! Si vabbè ma anche tu gli hai proposto Ibiza per studiare il fenomeno sociologico della decadenza giovanile e poi lo sai che non posso espatriare. Ma lui voleva mandarci a Rimini a vedere l’Italia in Miniatura, ti rendi conto? Allora non andiamo nessun dei due e per protesta andiamo a scuola, sai sciare? Si perchè? Che ne dici di proporre la settimana bianca scolastica come occasione di approfondimento delle dinamiche che regolano le discipline sportive per favorire una crescita consapevole e responsabile dei giovani? Mavvafnaculo!
E poi c’erano gli altri, oggi il preside mi ha chiesto di te e a me hanno chiesto di te in assemblea, dobbiamo fare più attenzione, devo smetterla di indossare le minigonne? Si anche quello e all’esame per favore non metterti la maglietta verde che altrimenti mi distraggo, ma me l’hai regalata tu! A proposito cosa mi chiedi? Non te lo dico. Allora nei prossimi giorni non potremo vederci dovrò studiare ragioneria, sai quella cosa del dare e avere?
Un paio d’anni, qualcuno sapeva, la maggior parte sospettava, le chiacchiere, le allusioni, gli occhi sempre puntati addosso, le difficoltà. Che facciamo? L’anno prossimo mi hanno assegnato un’altra classe. Cazzo. L’anno prossimo ti hanno cambiato sezione. Cazzo. L’anno prossimo ti mettono in una classe nuova, da sola, non ci sarò io ma neanche nessuna delle tue amiche. Cazzo. Vai nella sezione B e non saranno teneri con te. Cazzo e tu che sezione prendi? Io me ne vado, lascio la scuola. Cazzo e a me mi lasci nella merda.
La sezione B, venticinque allievi che non conosco, un corpo professori che non conosco. Ah tu sei la famosa Viscontessa, bene, vediamo cosa hai imparato in questi anni dal professor Tizio.
E oggi, domani, dopo domani, un giorno dopo l’altro e in gita scolastica ci va chi se lo può permettere, la scuola è una cosa seria, bisogna rispettare le regole, bisogna studiare, imparare a memoria, fregare i professori quando si può ma senza farsene accorgere.
Ha vinto l’istituzione.
Intellettualoidi del cazzo, la ragioneria serve per imparare a fare i ragionieri e guadagnarsi un onesto stipendio, le vostre stronzate sulla funzione sociale dello studio della ragioneria sono solo seghe mentali.
Mi sento tanto nella sezione B.
E vaffanculo.





1 Maggio 2008, 8:21
Perfetto. Buon 1 maggio !
1 Maggio 2008, 8:29
Cara V,
io ci sono cresciuto nella “B”, al classico. E in qualche modo ha fatto di me quello che sono (nel bene e nel male).
Da me quelli della tua “B” erano quelli della “A”. Fasci col moccio al naso e professore di greco che li salutava alla mattina con “sieg heil” e parlava loro in tedesco.
Io invece nella “B” ho imparato, da un professore di filosofia, omosessuale e attore di teatro, l’importanza sociale di non essere nella “A”. MAI.
Visco
1 Maggio 2008, 12:37
sempre stato nella sez. A, ma nessuno mi ha mai salutato con sieg heil, anche se arrivavo dalla germania.
1 Maggio 2008, 12:41
io sono cresciuta nella sezione “c” dello scientifico, una classe piena di raccomandati figli di papà.Il primo giorno di scuola una tipa si è presentata “piacere Laura,sono fascista”,cinque anni d’inferno, escluso un grandissimo professore di Filosofia l’unico che ci trattava come persone e non come vestiti con un cartellino sopra.Io,per tutti gli altri, ero sempre nel reparto capi economici.
Cmq Buon primo maggio
2 Maggio 2008, 17:24
E’ mica la prima volta che scrivo un commento e poi mi accorgo che inizio a raccontare tante cose che mi sembrano fuori posto. Cestinato! Ho tanti bei ricordi del tempo della scuola ma stranamente ho dimenticato per esempio le sezioni! Ciao Giò, buon weekend.
4 Maggio 2008, 19:02
Mi sono innamorato anch’io di un mio professore..insegnava inglese ed era un supplente…che mi hai fatto ricordare..mi sembrava di vivere in una telenovela..ahimè lui non si accorse mai di me..
P.s.anch’io frequentavo un ragioneria ma nella serie a.
ps.2:grazie ancora per l’invito su grazia…mi sono sentita un pò come carrie di sex&thecity al suo primo giorno su vogue..
un bacio
tua santin
4 Maggio 2008, 22:11
Allora non sono da sola, anzi sono in buona compagnia:-) bene, bene, la prossima volta si parla dell’istruttore di tennis o di scii?
Santin, se ricordo bene la puntata l’esordio di carrie non fu proprio un successione, tu invece…. vai benissimo!
bacione
5 Maggio 2008, 14:33
Ragioneria, serie A
ops! SEZIONE “a”
una professoressa di tecnica bancaria rossa e incazzata socialmente come un peperoncino napoletano, a cui (parole sue) le facevo tirar fuori le sberle dalle mani
nell’altra sezione, suo marito a far ragioneria: pure lui rosso come un pomodoro (no, non era nepotismo: loro due non erano padre e figlia, infatti)
di italiano un finto prete che mandava sua figlia “al Maffei” di Verona, da cui ne è uscito di buono solo “I gatti di Vicolo Miracoli”
di ginnastica una rompi coglioni da cui sono stata mandata fuori dalla palestra (!)
ma di religione… aaah di religione sì, che avevamo un grande: Don Salamandra (sì, si chiamava proprio così)… un pretone ancora con la tunica ma che ci ha portato in gita a Venezia in borghese, perché si andava a mangiare “dall’Antonia”, e che rideva quando mi inventavo pure di pulire sotto il banco pur di non dire la preghiera a inizio lezione
io avevo una scuola prettamente “rossa”…
6 Maggio 2008, 13:23
Volevo fare il liceo linguistico, ma dalle mie parti erano tutti privati e la mia famiglia non navigava nell’oro. Istituto tecnico per il turismo. Andavo bene solo in francese, tedesco e algebra, così mi bocciarono in seconda. Mi fece abbastanza bene, imparai a studiare il minimo necessario tutte le materie tranne una, la ragioneria. Su quella ci passavo le ore, niente da fare, mai portato a casa più di un sei. Da allora m’è rimasto un senso di rispetto per quella materia, un oggetto per me del tutto inarrivabile e indecifrabile.
6 Maggio 2008, 13:56
Io invece nutro una profondissia ammirazione per coloro che hanno studiato le lingue. Se c’erano due materie che proprio non riuscivo a studiare erano l’inglese e il francese per il quale, una volta, ho avuto in pagella 1. E il professore specifiò che era soltanto perchè in pagella non si poteva dare 0.
6 Maggio 2008, 14:08
ma com’è possibile!?
… col cognome che ti ritrovi!?!
solo per pronunciarlo, devi sapere parlare in francese!
6 Maggio 2008, 14:20
ehm…. anche con l’italiano non me la cavavo affatto bene, nei compiti raramente raggiungevo la sufficienza ma fortunatamente ero molto brava nelle materie scientifiche tra le quali la matematica: la mia preferita:-)
6 Maggio 2008, 15:22
Quello non fa testo: la correzione dei temi d’italiano è ‘faziosa’ dalla notte dei tempi, le sue regole sono del tutto sfuggenti. Invidio il talento matematico, è un modo di pensare perfettamente strutturato che va ben aldilà delle equazioni che pure mi riuscivano, e dei calcoli spicci. Non so dove ho letto che le risposte ai grandi interrogativi filosofici risiederebbero proprio nella matematica.
6 Maggio 2008, 16:46
ecco perché non vado d’accordo con la filosofia…
… invece in italiano me la cavavo abbastanza bene.
tranne quella volta che ho scelto il titolo sul mandarino che va in paradiso e… ho parlato dell’agrume invece che dell’esponente della casta cinese.
cose che succedono…
[non vi dico le prese per il culo del prof. davanti a tutta la classe... è un trauma che solo di recente sto superando... ed è per questo che ci rimango tanto male quando poi scopro che non si parla di Lupin cartone, ma dell'originale...
ancora fuori tema, cazzo!:-(]
6 Maggio 2008, 21:22
Bancona, oddio cosa ho fatto, ma non potevo immaginare. Giuro di non dirti mai più la verità:-))))))
6 Maggio 2008, 21:23
La matematica è un bene (spirituale) rifugio.
7 Maggio 2008, 10:08
Grazie Viss, esempio concreto di umanità!