la prossima “ciliegina” protresti essere tu

Viscontessa, 15 Maggio 2008

La colpa è degli extra comunitari che vengono nel nostro paese e non rispettano le nostre regole. Anzi no, la colpa è dei rumeni che si comportano come pensavamo si comportassero gli extra comunitari che invece si comportano meno peggio di quanto si comportino i rumeni.
Anzi no, non va bene neanche così, la colpa è dei Rom che si comportano ancora peggio di quanto potrebbero comportarsi i rumeni che vivono e lavorano onestamente nel nostro paese come gli extra comunitari in regola che anzi sono brava gente come gli arabi che fino ad un paio di anni fa erano tutti presunti terroristi ma adesso del velo e dei crocefissi non importa più niente a nessuno che anche gli albanesi son tutti muratori e i filippini non hanno voglia di far niente ma son onesti anche se gli indiani sono più efficienti ma puzzano mentre i sudamericani sono sfaticati e chiattoni mica come i cinesi che vivono come bestie nei capannoni dove lavorano anche 25 ore al giorno mentre i cingalesi vendono ombrelli e i magrebini spacciano droga che poi insieme alle puttane degli albanesi, alle scarpe dei cinesi e alla refurtiva degli slavi, sono tutta roba che ci vendono a noi rispettabilissimi cittadini italiani.
E che ne sapevo io che quella aveva tredici anni? Ne dimostrava molti di più e le scarpe costano molto di meno e non potevo sapere che i cinesi le fanno cucire ai bambini quando escono di scuola. Punto.
E poi ci sono i mafiosi, i leghisti, i grillini gli Sgarbi, i Travaglio, i Papa Boys, i belsuconiani, i dalemani, i sacerdoti, i giornalisti, gli psichiatri, gli opinionisti, gli esperti.
Servire caldo con granella di donne finemente triturata e guarnire con show girls, vallette, tette, pretty woman o ministre a piacere.
Punto.
Nel nostro piccolo raptus di follia, stalking, bulli, stupratori, molestatori, bamboccioni, vitelloni, gioventù bruciata, grotte, pozzi, anfratti. Morte.
Morte della guarniture e della granella. Tre minorenni uccidono una ciliegina, oliva verde stuprata da un rumeno, fogliolina di insalata vittima della gelosia del fidanzato, giovane rapanello torturato e violentato per giorni da una banda di sedani coetanei. La colpa è degli extra comunitari che vengono nel nostro paese e bla bla bla.
No anzi la colpa è dei raptus di follia, stalking, bulli bla bla bla.

Se ne parla stasera con i mafiosi, i leghisti, i grillini gli Sgarbi, i Travaglio, i Papa Boys, gli psichiatri, i giornalisti bla bla bla in una speciale puntata di. dal titolo “gioventù bruciata”.
Ciliegine, olive e rapanelli a letto dopo i Cesaroni che ad indignarsi perchè gli uomini non rispettano più le donne come rispetterebbero gli uomini ci pensano gli uomini.

La prossima Velina potresti essere tu.

La festa della mamma

Viscontessa, 12 Maggio 2008

- Pronto Giovanna sono io! - me lo dice come sempre in tono allarmato come se avessimo lasciato in sospeso qualcosa di essenziale.
- Pronto mamma anche io sono io, dimmi – le rispondo con lo stesso tono ma non capisce.
- E’ successo qualcosa?
- No perchè?
- Ah no niente, mi pareva che tu avessi una voce strana, ma hai fretta? Ti disturbo?
- No mamma, scherzavo
- Ah si scusa, volevo dirti che è da mezz’ora che piango
- Piangi? Addirittura! Non è da te.
- Mi son detta, ma guarda che stronza, ma non ce l’ha una mamma? Poi stamattina mi son svegliata e ho capito benissimo. Mi son vestita di corsa e sono scesa a prendere il giornale. E ora son qui che piango come scema. Beh, ora anche se tu non facessi altro nella vita… posso morire contenta.
- Esagerata!
- No davvero grazie.
- Prego. Sapevo che lo avresti letto, volevo farti una sorpresa
- E’ stata una sorpresa bellissima.

Eppure c’è ancora qualcosa che rende la festa della mamma diversa da tutte le altre ricorrenze simili. La mamma certo, che senza stare a scomodare tutti i luoghi comuni su questo personaggio fondamentale nella vita di ciascuno di noi, è sempre qualcosa di più e di diverso rispetto a tutte le altre figure importanti della nostra vita. Qualcosa appunto, perchè oltre ad essere qualcuno, la mamma è anche qualcosa che ci portiamo dentro nostro malgrado e che a volte è un mal di pancia per una marachella altre un filo d’ansia per un una bugia, qualche volta una nostalgia infinita per una lontananza forzata e altre ancora una gioia improvvisa per una carezza. Tutte sensazioni che crescendo restano intatte e che quando riaffiorano anche se per motivi o con modalità diverse, ti fanno subito sentire inadeguato, mai abbastanza grande, mai sufficientemente autonomo o troppo poco riconoscente. Sensazioni insomma in grado di cancellare in un attimo il tuo lungo percorso per diventare adulto.
Per questo la festa della mamma è quasi una ricorrenza privata come potrebbe esserlo un anniversario di matrimonio, una ricorrenza che non è mai riuscita a diventare un’occasione pubblicitaria e che al di là delle iniziative benefiche che l’accompagnano, viene vissuta dalla maggior parte di noi con la delicatezza e l’intimità che merita. Un fiore, un dolce, una telefonata sono tutto ciò di cui ha bisogno per essere celebrata ed è proprio nella semplicità di questi gesti che talvolta tocca fermarsi a riflettere su questo rapporto indissolubile anche quando ci pare di essere riusciti a superare tutto il carico emotivo che esso comporta.
Io per esempio che fisicamente non assomiglio per niente a mia madre, ieri ho deciso di festeggiare la genitrice calzando un paio di sandali aperti. Ho sempre pensato di avere un piede talmente brutto da rifiutarne qualsiasi tipo di pubblica esposizione a maggior ragione quando l’ostentazione non fosse stata strettamente necessaria, tuttavia, ahimè, il piede brutto è l’unica cosa che fisicamente mi lega a mia madre e per questo ieri ho deciso di non vergognarmi, di non vergognarmene più e sono uscita con i piedi di fuori.
Perchè al di là di tutto mi piace pensare che la festa della mamma sia l’occasione per ritrovare, almeno per un giorno, quel conforto materno che non conosceva compromessi. Una carezza e per un attimo il mondo non ci fa più paura.

Su Il Firenze di oggi.

E io tanto non penso, non ci penso, è tutto sotto controllo. Non è il periodo giusto per soffrire.

Era crollata la casa! C’è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!

Viscontessa, 10 Maggio 2008

Era crollata la casa
Mi è svampato il computer. Avevo una tovaglia con un’orrenda macchia di sugo proprio nel centro così ho pensato di metterla a mollo nella varechina per una decina di minuti. Poi, visto che avevo la bottiglia della varechina in mano, mi son detta che già che c’ero potevo provare a lavarci il pavimento in cotto del giardino ma subito dopo aver buttato la varechina per terra, è suonato il campanello così ho mollato tutto lì e sono andata ad aprire. Posta da firmare e la solita postina mi consegna la solita multa contro alla quale come al solito farò ricorso. Stiamo parlando del ricorso della multa, quando suona il telefono e Luisa di Sky mi propone per la terza volta in una settimana una mese di prova gratuita. Ancora con Luisa al telefono e la postina sull’uscio, mi arriva un messaggio sul cellulare ma mentre vado a cercare di corsa il telefono che ricordavo di aver usato come zeppa per il tavolo nell’attesa che la colla con cui avevo attaccato la zampa si seccasse, sono inciampata nel cane che ululando ha infilato la porta aperta e si è scaraventato in strada. Al che ho messo la cornetta in mano alla postina perchè parlasse lei con Luisa e mi sono precipitata in strada a rincorrere il cane senza pensare che avevo un paio di pantaloncini corti e gli stivaloni di gomma. Morale, mi è svampato il computer.
No.

C’è stato un terremoto
Chiedo perdono a miei affezionati lettori per la latitanza di questi giorni ma sono appena tornata dalla Fiera del Libro di Torino e i giorni che hanno preceduto la mia partenza sono stati zeppi di impegni e di cose da fare. Ovviamente, come avrò modo di raccontarvi nei prossimi giorni, ne è valsa davvero la pena perchè ho fatto cose e ho visto gente ma nei prossimi giorni sarò più precisa e giuro di mettermi in pari anche con le mail. Tanto però sappiate che è andato tutto a gonfie vele e anche se per scaramanzia ancora preferisco non parlarne, ci sono grosse novità in arrivo.
Mmmmm

Una tremenda inondazione
Quest’anno mi è presa la primavera glamour. Parola d’ordine: balleria ton sur ton con il foulard ormai diventato accessorio indispensabile per nascondere le rughe del decoltè. Lo stile Jeckie Kennedy de noartri ho notato che mi si addice, tanto che ieri sera persino un rumeno ubriaco mi ha schifato perchè ha detto che sembravo un manichino con un palo in culo. Tuttavia ho finalmente acquisito una certa pratica nel farmi lo chignon e adesso passo abbastanza agevolmente dalle porte. Sappiate comunque che incollarsi con la lacca ad uno stipite della porta e rimanervi incastrata per tre giorni non è stato affatto piacevole. Per fortuna avevo con me il cellulare con il quale ho potuto chiamare il mio poucher di ballerine perchè me ne recapitasse urgentemente un paio da abbinare con il color testa di moro della porta in questione.
Mah

Le cavallette
Mi sono svegliata con la netta sensazione che il mondo mi fosse crollato addosso. Dev’essere stato per via di quel mal di testa a calotta che mi ha tenuto compagnia nei giorni scorsi e che quando provavo ad alzarmi dal letto, mi avvolgeva la testa come un polipo conficcandomi di tanto in tanto qualche tentacolo nell’occhio sinistro.
D’altra parte se non fosse stato per la piovra dell’occhio non mi sarei neanche accorta di avere qualche organo in più rispetto a quel cervello ribelle e maleducato che mi sbatteva sul cranio.
Sapere di avere un occhio, per quanto minacciato dai tentacoli della bestia infernale, è una gran bella comodità perchè quando hai quasi raggiunto definitivamente la consapevolezza di essere un’ameba, ecco che ti rammenti che le amebe non hanno occhi pertanto devi essere per forza un essere almeno leggermente più evoluto. Magari una mosca e ti torna in mente Kafka.
Si vabbè.

Non è stata colpa mia
- però non ti va bene niente!
- E tu chi accidenti sei?
- E che ne so io? Dimmelo tu chi dovrei essere a questo giro
- Nessuno per bacco!
- Ah ok, allora sono Nessuno
- No guarda che questa storia di Nessuno se l’era già inventata Ulisse quando aveva accecato il ciclope
- Ma perchè Bacco non c’è?
- Bacco? E che c’entra adesso Bacco?
- Uffa, ma cosa vuoi che ne sappia io! Sei stata tu a dirmi che ero Nessuno per Bacco.
- Oh Madonna!
- Madonna? Senti basta che decidi che non è che posso star qui una settimana a fare il solito teatrino con te che inventi le scuse e io che te le smonto.
- Ecco, allora vattene.
- Ok, ma almeno mi offri una sigaretta?
- Non ci penso neanche
- Bastarda te la farò pagare!
Per carità!

Lo giuro su Dio
Isaia 9:5-6
5 Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato,
e il dominio riposerà sulle sue spalle;
sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente,
Cavaliere, Presidente del Consiglio,
6 per dare incremento all’impero
e una pace senza fine a Palazzo Chigi e al suo regno,
per stabilirlo fermamente e sostenerlo
mediante il diritto e la giustizia,
da ora e per sempre:
questo farà lo zelo del SIGNORE degli eserciti.

Sto leggendo la Bibbia

Tutto il mondo è paese

Viscontessa, 5 Maggio 2008

Tutto il mondo è paese. Quando pensi di aver finito e aver finalmente trovato una soluzione per mettere tutto in ordine ecco che scopri nuove realtà dove bisogna ricominciare da capo. Prendi per esempio la tastiera di questo computer, i tasti sono apparentemente puliti ma se vai a guardare sotto c’è un mondo intero pieno di microrganismi che vivono, copulano, si riproducono e muoiono sotto alla A o sotto alla K.
Della K poi mi importerebbe anche poco tanto che avevo offerto al comitato della A degli alloggi popolari a buon prezzo sotto alla K. Ma poi quelli della Z hanno impugnato le graduatorie contestando l’ordine alfabetico con cui sono state stillate e quando egli ho spiegato che la mia offerta alla A non era dettata da una graduatoria in ordine alfabetico ma da una esigenza d’uso, quelli della Z si sono attaccati alle discriminazioni razziali e adesso è tutto fermo un’altra volta.
Che poi un po’ quelli della Z hanno anche ragione, effettivamente la Z è discriminata rispetto alla A tanto che l’altro giorno nel tentativo di dimostrargli che avevano torto ho cercato di scrivere usando parecchio la Z ma non mi è venuto fuori niente di buono se non una protesta dei sindacati della Z che hanno subito chiesto un aumento salariale e un rinnovo del contratto di lavoro che tenga presente dei rischi corsi dalla categoria.
Così ho cancellato tutto non prima però di aver fatto presente alla Z che zuzzerellone, insieme a precipitevolissimevolmente è la parola più famosa del dizionario italiano. Lo avessi mai fatto. A quel punto la barra spaziatrice, convinta da anni di essere la più vessata della categoria, ha chiesto immediatamente l’intervento delle istituzioni sostenendo che precipitevolissimevolmente mortifica la sua professionalità e che questa non può essere la soluzione. In una lettera aperta della barra spaziatrice non si legge niente: solo una pagina bianca piena di spazi rilevatori di un disagio che non potevo neanche immaginare.
Allora ho pigiato tutti i tasti F tanto per vedere se confondendo un po’ le acque si riusciva a placare gli animi ma quando ho finito di scrivere, la I ha detto che un simile atteggiamento non era tollerabile e che le vocali, riunite in un comitato autonomo, rivendicavano il diritto ad essere usate con i termini e le modalità con le quali vengono utilizzate nell’alfabeto italiano. Al che è intervenuta la M, che forte della sua posizione centrale, ha proposto di mettere fine a simili proteste ma per adesso, ci sarebbe da dire fortunatamente, non è ancora successo niente di nuovo.

Pubblicato su Il Firenze di oggi

Tutti gli animali sono uguali ma i maiali sono più uguali degli altri

Viscontessa, 4 Maggio 2008

- salve, volevo un etto di prosciutto crudo
- come lo vuole?
- Direi a fette
- si, ma quale vuole, le va bene questo?
- Mah, così ad occhio non mi piace tanto
- ma guardi che è San Daniele!
- E quindi?
- E’ un prosciutto crudo italiano garantito
- E quindi?
- Quindi significa che proviene da allevamenti italiani di maiali italiani
- E quindi?
- Quindi, per esempio quello che ha scelto lei, chi lo sa da dove viene?
- Scusi, proverrà comunque dalla Comunità Economica Europea
- Beh certo, però potrebbero essere maiali allevati in Francia o in Olanda
- E qual’è la differenza? Le norme di sicurezza sono le medesime
- Beh ma lo sa che i maiali allevati per il San Daniele sono certificati?
- Saranno contenti
- Chi?
- I maiali
- I maiali non lo so ma gli allevatori non di certo perchè il costo di mantenimento di questi maiali è superiore al rendimento
- E allora perchè li allevano?
- Ma come perchè? Per offrire ai consumatori un prodotto di qualità
- Perchè l’altro prodotto non è di qualità?
- Si certo, ma è diverso, il San Daniele è migliore
- Migliore in cosa?
- In qualità
- Sapore? Valore nutrizionale? Confezione? Che significa qualità?
- Significa che questi maiali sono allevati secondo alcuni standard che rendono le loro carni adatte a diventare un prosciutto di qualità
- Si vabbè, se è una questione di sapore le garantisco che a me piace anche quello lì, e quello accanto com’è?
- E’ sempre prosciutto italiano
- Ma non è San Daniele, dico bene?
- Beh no, i maiali provengono dagli stessi allevamenti dove allevano i maiali per il San Daniele ma questo prosciutto non è San Daniele
- E cos’è allora?
- Praticamente un San Daniele non garantito
- E che significa?
- Significa che i maiali usati per questo prosciutto non sono certificati
- ma sono gli stessi maiali dello stesso allevamento
- si
- E quindi verranno allevati come gli altri
- Questo non lo so
- Cioè mi vuol dire che nell’allevamento fanno un maiale si e uno no?
- Non lo so, dovrebbe chiedere a loro che sono in sciopero
- Ma chi i maiali?
- Ma no gli allevatori!
- E che significa?
- Significa che gli allevatori non consegnano più insieme ai maiali le certificazioni di qualità che consentono la commercializzazione della salumeria a marchio d’origine.
- Ah ecco e in sostanza che significa?
- Significa che i consumatori potrebbero non avere più la certezza del made in italy del prosciutto che mangiano.
- Mi scusi, ma con tutti gli stracazzo di problemi che abbiamo, ma le pare che può essere un problema dei consumatori anche il garantire agli allevatori un guadagno?
- Ma che c’entra! Tutelare il made in italy è un dovere di tutti
- E lo dice a me? Lo dica agli imprenditori italiani che spostano la produzione in Cina!
- Infatti bisognerebbe comprare solo prodotti made in italy
- Guardi, noi vediamo il problema da due punti di vista diversi. A me interessano i lavoratori che restano a piedi perchè si spostano le lavorazioni all’estero ma degli imprenditori francamente non me ne frega niente.
- Appunto! Per questo deve acquistare un prosciutto fatto con maiali italiani, altrimenti le nostre aziende chiudono.
- E i maiali restano senza lavoro?

Nella sezione B

Viscontessa, 1 Maggio 2008

La prima volta che mi interrogò mi chiese quale fosse a mio avviso la funzione sociale dello studio della ragioneria. Iniziò così, con un meritato sette per una fantasiosa risposta ad una fantasiosa domanda e proseguì per un paio di anni fino a quando la nostra relazione sfumò in una affettuosa amicizia ed infine in una vecchia conoscenza.
Io allora avevo diciassette anni e lui trentasei, tutti e due reduci, per motivi diversi, da un periodo piuttosto burrascoso ed entrambe incastrati con quella materia così noiosa come la ragioneria.
Lui come professore nonché vice preside dell’istituto professionale che i miei genitori mi avevano concesso come ultima chance prima di mandarmi a lavorare in fabbrica, io come alunna nonché rappresentante di classe in quella scuola che lui aveva scelto come ripiego dopo una militanza politica attiva negli anni di piombo.
Un nemico comune: l’istituzione scolastica perchè se non puoi cambiare il mondo, né la gente e neppure la tua famiglia, ti resta dentro una rabbia che devi scaricare da qualche parte e la scuola, con il preside strabico e democristiano, gli insegnanti frustrati e ottusi, i bidelli spioni e lamentosi e gli alunni come un grosso branco di pecore, diventa il posto ideale.
Così c’erano quelle ore a scuola che dopo son da te, che dobbiamo fare oggi? Niente, avevi detto che avresti interrogato ma eri arrabbiato lascia fare. E la strada insieme per tornare a casa, i corsi pomeridiani e le passeggiate in macchina tra le campagne primaverili. Ci vieni in gita sul Lago di Como? Che posto del cazzo l’hai scelto tu? No il Preside perchè non ha accolto la tua domanda per accedere ai fondi della scuola destinati alle gite scolastiche. Che stronzo! Si vabbè ma anche tu gli hai proposto Ibiza per studiare il fenomeno sociologico della decadenza giovanile e poi lo sai che non posso espatriare. Ma lui voleva mandarci a Rimini a vedere l’Italia in Miniatura, ti rendi conto? Allora non andiamo nessun dei due e per protesta andiamo a scuola, sai sciare? Si perchè? Che ne dici di proporre la settimana bianca scolastica come occasione di approfondimento delle dinamiche che regolano le discipline sportive per favorire una crescita consapevole e responsabile dei giovani? Mavvafnaculo!
E poi c’erano gli altri, oggi il preside mi ha chiesto di te e a me hanno chiesto di te in assemblea, dobbiamo fare più attenzione, devo smetterla di indossare le minigonne? Si anche quello e all’esame per favore non metterti la maglietta verde che altrimenti mi distraggo, ma me l’hai regalata tu! A proposito cosa mi chiedi? Non te lo dico. Allora nei prossimi giorni non potremo vederci dovrò studiare ragioneria, sai quella cosa del dare e avere?
Un paio d’anni, qualcuno sapeva, la maggior parte sospettava, le chiacchiere, le allusioni, gli occhi sempre puntati addosso, le difficoltà. Che facciamo? L’anno prossimo mi hanno assegnato un’altra classe. Cazzo. L’anno prossimo ti hanno cambiato sezione. Cazzo. L’anno prossimo ti mettono in una classe nuova, da sola, non ci sarò io ma neanche nessuna delle tue amiche. Cazzo. Vai nella sezione B e non saranno teneri con te. Cazzo e tu che sezione prendi? Io me ne vado, lascio la scuola. Cazzo e a me mi lasci nella merda.
La sezione B, venticinque allievi che non conosco, un corpo professori che non conosco. Ah tu sei la famosa Viscontessa, bene, vediamo cosa hai imparato in questi anni dal professor Tizio.
E oggi, domani, dopo domani, un giorno dopo l’altro e in gita scolastica ci va chi se lo può permettere, la scuola è una cosa seria, bisogna rispettare le regole, bisogna studiare, imparare a memoria, fregare i professori quando si può ma senza farsene accorgere.
Ha vinto l’istituzione.
Intellettualoidi del cazzo, la ragioneria serve per imparare a fare i ragionieri e guadagnarsi un onesto stipendio, le vostre stronzate sulla funzione sociale dello studio della ragioneria sono solo seghe mentali.
Mi sento tanto nella sezione B.
E vaffanculo.