Dio, Patria e Famiglia

Viscontessa, 18 Marzo 2008

Si anima la discussione intorno al carciofo. Pare che un aumento smodato della sua quotazione lo collochi ormai tra i prodotti definiti di lusso e destinati ad una fetta di mercato estremamente limitata ed esigente. Mangiar carciofi potrebbe diventare entro breve un capriccio per pochi intimi e non è escluso che nel giro di pochissimo tempo si potrebbe anche pensare di impiegarli per finalità molto diverse da quelle per le quali è stato usato fino ad adesso. Un bel mazzo di carciofi potrebbe assumere significati che fino a ieri si dava per esempio ad un mazzo di rose e le “mamme”, quei carciofi grossi e tondi il cui prezzo batte persino quello dei Morellini, potrebbe magari rappresentare il regalo floreale più adatto per una puerpera.
La guerra dei poveri e non solo economicamente, si combatte tutta lì. Mangiare, e mangiare bene senza badare a spese e calorie, pare che rappresenti ancora l’obbiettivo da raggiungere per dimostrare la propria agiatezza sociale e adesso che la Pasqua è alle porte, ecco che il disagio per ciò che potremo o non potremo presentare sulla nostra tavola, si fa più evidente.
Insieme all’increscioso “affaire” del carciofo, pare infatti che siano aumentate anche le uova di Pasqua, insopportabile eventualità che rischierebbe di compromettere la gioia pasquale persino dei bambini strumento ormai indispensabile per risvegliare le coscienze del popolo di fronte a qualsiasi battaglia si voglia portare avanti. Sarà che negli ultimi anni anche le quotazioni per mantenere un figlio sono solite di pari passo con quelle dei carciofi tanto da ritenere che ormai li si possano usare per finalità molto diverse da quelle per le quali sono stati creati ovvero fare i bambini.
Tuttavia, mentre si affida ai bambini l’onere di richiamare lo Stato al suo dovere di renderci tutti felici e pasciuti, all’agnello si affida quello di illustrare la penosa situazione economica nella quale siamo costretti a vivere. Il povero agnello a cui già la nostra religione aveva assegnato un alto valore simbolico, in occasione di questa Pasqua pare si debba anche accollare quella di rappresentare il termine di paragone tra ciò che è stato e ciò che sarà ovvero una Pasqua nella quale, per esigenze di prezzo, purtroppo non potrà far parte della nostra tavolata tra amici e parenti.
Una volta avevo sentito raccontare una storia simile sul vitello costretto a presenziare, per esigenze di immagine sociale, ad una degna tavolata con ospiti. Secondo una tradizione culturale tuttora molto diffusa nel nostro paese, è infatti ancora affidato al cibo il compito di dimostrare il prestigio sociale di una famiglia e rappresentato dalla capacità dell’uomo di produrre reddito e da quella della donna di essere un’abile cuoca.
Io tanto che mi ero anche dimenticata che domenica è Pasqua, continuo a pensare che le potenzialità dei carciofi dovrebbero interessarci più del valore simbolico di agnello, bambini e vitello perchè
Dio, Patria e Famiglia, non ci salveranno dal nostro destino di carciofi destinati all’estinzione se non ci ricicliamo in una veste più moderna.



2 commenti a “Dio, Patria e Famiglia”

  1. Bancona Says:

    Non potrò più mangiare un carciofo senza pensare ai fiori eduli.

    Grazie Viss!

    giusto per darti conferma del fatto che si misura l’agiatezza da ciò che si mette in bocca [evitiamo commenti, please]: ieri ho cenato a stuzzichini “a gratis”!

  2. Bancona Says:

    [giusto per: tu mi sai dire che differenza c'è tra un gallo e un pollo? ... ce lo chiedevamo ieri sera con il gestore del bar che mi stava sfamando a tartine]

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